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UMANITA' PIANTE E ANIMALI TECNOLOGIA AL NATURALE ALIMENTI ARTE E CULTURA PERSONAGGI
Arte e creatività sono parenti ma, mentre tutti hanno capacità creative, sia pure in grado diverso, relativamente pochi sanno esprimere arte, nella sua qualità di sintesi comunicativa.
Indice: L'arte sottile di Callesen Giuseppe Penone, l'artista della natura Il teatro più piccolo del mondo, Libri e film che aiutano a capire l'animo umano Banksy: la pittura murale che dà un senso ai luoghi, Alla radio di internet, Nuovi modi di fare arte, Mario Mariotti: utopie possibili, Il turismo della virtù, Il giardino della valle, Musei per capire il mondo, Museo delle farfalle
L'ARTE SOTTILE DI CALLESEN
Un semplice foglio bianco di carta in formato A4, usato comunemente per scrivere lettere e fare fotocopie, è sufficiente all'artista danese, Peter Callesen, per creare opere d'arte di grande finezza. Con precisione ritaglia figure che, quasi sempre, rimangono attaccate al foglio in una parte, lasciando un vuoto come effetto d'ombra. Qualunque sia il soggetto, alla grande bellezza formale è associata una profondità di significato che è data proprio dalla contrapposizione fra il soggetto ed il suo negativo. Spesso, alla parte positiva viene data una postura che la rende molto diversa rispetto a quella da cui ha avuto origine. Proprio in questo c'è un'espressività difficilmente ottenibile con altri mezzi. Voluto o no, il lavoro dell'artista manifesta la realtà della vita in un modo che invita a riflettere. Inutile aggiungere altre parole. Visitate il sito www.petercallesen.com dove troverete ben più immagini di quelle riportate qui sotto.



GIUSEPPE PENONE, L'ARTISTA DEGLI ALBERI
L'artista piemontese Giuseppe Penone, da vari decenni lavora usando materiali naturali, spesso tronchi d'albero, cortecce, rami, per realizzare le sue opere in un modo ben diverso dagli scultori del legno. E' stato forse il precursore di tanti artisti che sanno vedere nei corpi vegetali, l'anima che è loro propria e non la proiezione della nostra. La sua è stata chiamata "arte povera", differenziandosi notevolmente dai colleghi della stessa corrente.
Fra le sculture che meglio dimostrano la sua ricerca, quella della foto è fra i migliori esempi. Si vedono, all'interno di un tronco d'albero a cui erano stati tagliati i rami. la loro presenza ancora integra nel cuore del legno.

IL TEATRO PIU' PICCOLO DEL MONDO
IL TEATRINO DI VETRIANO - IL TEATRINO DI MONTE CASTELLO DI VIBIO - IL TEATRINO DI EGLIO -
L'illustre teatro di Vetriano si trova in zona di castagni della Toscana, non molto lontano da Borgo a Mozzano (LU) col suo bellissimo ponte del diavolo. Era stato costruito a fine ottocento all'interno di un fienile donato da un privato ad un gruppo di 18 persone, che si erano autotassate per avere anche loro un teatro come quelli di città. Aveva ben due piani di balconate ed era stato decorato in modo da essere degno delle rappresentazioni di qualità che intendeva ospitare. A quei tempi, per assistere alle rappresentazioni ciascuno si portava la sedia da casa, però. Una particolarità curiosa era ed è l'ingresso alle balconate attraverso una bella scala esterna.
L'industrializzazione dell'Italia ha provocato anche il suo abbandono, fino a renderlo inagibile. Gli abitanti e gli eredi, però, hanno sollecitato l'intervento del Fondo per l'Ambiente Italiano, FAI, che l'ha acquisito e restaurato, aggiungendo anche i camerini ed una saletta di ristoro per gli artisti.
Ritrovata tutta l'eleganza e la raffinatezza del passato, il teatro è stato dichiarato il più piccolo del mondo, inserito nel guinness dei primati. Accoglie 99 spettatori su sedie che sono state tutte offerte da personaggi illustri, tra cui la famiglia Kennedy. Prenotare allo 0583 358131

teatrino di Vetriano, esterno
In Umbria, vicino a Todi, anche il teatro della Concordia a Monte Castello di Vibio si dichiara il più piccolo del mondo, se pur nella capienza è all'incirca equivalente a quello di Vetriano: 99 posti. Contrariamente a lui, però, è stato costruito fin dall'inizio come teatro ed è più antico, terminato nel 1808. Ha una facciata da vero teatro, infatti, ed ha il posto d'onore in una piazza del paese. A volerlo erano state nove famiglie in epoca napoleonica e la concordia a cui allude il nome era quella dell'amministrazione di allora, con le sue speranze di fratellanza, oltre a quella fra i suoi promotori. Neppure a lui è stato risparmiato il temporaneo abbandono, seguito fortunatamente da un restauro impeccabile.

teatro della concordia
E' in un paesino della Toscana che si trova il teatrino di Eglio, nel comune di Molazzana, che è vicino a Barga, in provincia di Lucca E' stato costruito nel 1920 sulle macerie di un'abitazione distrutta da un terremoto, da parte dei reduci da qualcosa ben più distruttivo: la guerra del 15/18. Anche altri paesani avevano partecipato ad un lavoro che sarebbe diventato per tutti un punto d'incontro, di svago e di cultura. Palcoscenico, platea, un piano di balconata ed il tetto erano fatti di legno di castagno, l'albero che cresce abbondantemente in tutta la zona e che ha dato da mangiare, costruire e curare un gran numero di persone per tanti secoli.
Il teatro era l'orgoglio del paese. Poi, la seconda guerra aveva distrutto il tetto con una bomba, danneggiando anche l'interno. Eppure, gli abitanti di Eglio l'hanno restaurato nonostante le dure condizioni di vita che, in quei tempi, tutti avevano dovuto sopportare. Lavorando alla sua ripresa, sapevano di fare qualcosa di importante per la propria capacità di andare avanti con coraggio.
Il vero nemico del teatro era stato, più tardi, l'abbandono a cui l'emigrazione e poi gli stili di vita completamente cambiati, lo avevano costretto.
I pochi rimasti, però, hanno sentito la necessità di sostenere quel luogo che rappresentava il lavoro collettivo, un motivo di unione e di fierezza che non poteva essere lasciato decadere. Così sono iniziati di nuovo i restauri e finalmente il teatro ha ritrovato la sua semplice bellezza ed il carattere.
Per raggiungere Eglio bisogna salire a Molazzana, seguendo le indicazioni per il Rifugio, Eglio e Sassi, che si trovano a circa 700 m di altitudine. Il teatro è sulla sinistra, indistinguibile dalle abitazioni, lungo una ripida e stretta stradina da percorrere a piedi, in direzione della chiesa.
teatrino di Eglio
I tre teatri sono unici, ciascuno a suo modo e ugualmente meritevoli di condividere spettacoli che li rendano indimenticabili per i contenuti, oltre che per la forma.
LIBRI E FILM APPASSIONANTI
CHE AIUTANO A CAPIRE IL FUNZIONAMENTO DELL'ANIMO UMANO
L’ISOLA DI ARTURO, uno dei più bei romanzi di Elsa Morante, del 1957, ha la capacità di sollevare il lettore in un’atmosfera fatata, nonostante i rapporti umani molto conflittuali e frustranti che lo intessono interamente. Fa capire quanto il senso di inadeguatezza, la gelosia, l’invidia guastino la vita delle persone, deformino la visione delle cose, si traducano in tormento per tutti. Spesso sono mescolate all’amore ma l’avvelenano, facendogli prendere le forme dell’odio.
Lo spirito creativo e poetico del protagonista trasfigura, però, ogni cosa, dando anche alla sofferenza un’aura senza la quale tutto sarebbe solo rovina. Ogni tanto emerge la consapevolezza che, per un tempo breve riporta le cose al posto che compete loro, ma solo alla fine riesce a dare pace dove, altrimenti, ci sarebbe solo vendetta e fuga.
I pregiudizi di cui è intrisa l'atmosfera in cui nasce e cresce il protagonista, il modo di amare del padre, sempre con ruoli in cui di volta in volta si è schiavi o padroni, condizionano fortemente anche i sentimenti del ragazzo. Nonostante questo, a momenti riesce a guardare e dunque a vedere dentro sé stesso per capire ciò che veramente desidera e ad orientarsi meglio. Una volta sfuggito alla seducente schiavitù della casa paterna, riuscirà a farlo in modo più profondo usando il potente strumento creativo che è la scrittura.
IL CACCIATORE DI AQUILONI romanzo di Khaled Hosseini del 2004, fa sentire anzitutto il dolore di chi non è corrisposto nel suo amore, in questo caso quello del figlio per il padre. La gelosia ed il senso di inadeguatezza verso l’amico più caro e al tempo stesso misconosciuto, più amato dal padre, lo portano poi a compiere nei suoi confronti un atto dei più vili ed ingiusti. Avviene spesso, come in questo caso, che l’offeso sappia perdonare ma l’offensore, incapace di accettare la vergogna dei propri sentimenti ed azioni, trasformi in odio e ripulsa il proprio affetto. Solo col tempo emerge la consapevolezza e la capacità di riabilitarsi, sia pure per interposta persona.
L'aspetto più interessante della storia è proprio il mettere allo scoperto il bisogno di rivalsa che prova chi non sa essere all'altezza delle aspettative proprie ed altrui. La difficoltà nel trovare soddisfazione in sé, porta ad infierire su chi è più vulnerabile e a portata di mano. Inconsapevolmente, però, simili gesti gravano sulla coscienza ed oscurano la vita, per quanto fortemente lo si voglia negare. Quando il protagonista viene “punito” da un altro che, in modo ben più grave riproduce quegli stessi meccanismi, si sente finalmente liberato.
L’ANELLO DI RE SALOMONE di Konrad Lorenz, scritto nel 1967 dal celebre etologo austriaco, narra gli episodi della propria vita intrecciata a quella di molti animali allevati ed osservati da lui, facendo capire l’importanza dell’istinto e dell’apprendimento. Le intelligenti creature mostrano in varie occasioni di avere esse stesse una coscienza ed una consapevolezza, che le portano a riflettere prima di prendere una decisione che pone in conflitto i comportamenti codificati, utili ma non sempre adeguati, con quelli che derivano dall’educazione.
Leggendo le appassionanti vicende, possiamo renderci conto di quanto anche noi abbiamo molto spesso questo tipo di scelta da fare ma, non sapendo vedere e comprendere dove sta il sottile confine fra l’uno e l’altro, spesso subiamo pesanti condizionamenti, convinti invece di scegliere liberamente.
Osservare la natura permette di comprendere molte cose, acquisire consapevolezza e diventare più autonomi, procurandoci al tempo stesso un grande piacere.
LA STORIA INFINITA, del 1979 di Michael Ende, lo scrittore tedesco vissuto per diversi anni in provincia di Roma, è un romanzo per ragazzi ma bellissimo anche per qualsiasi adulti. Rivela una conoscenza molto sottile della vita e dell'animo umano, con ciò che c'è da sapere sul potere dell'immaginazione e della parola. Nella prima parte si evidenzia il loro ruolo fondamentale per capire la propria vera natura. Saperla poi realizzare è fondamentale non solo per sé stessi ma per il mondo intero. Occorre grande coraggio e chiarezza in sé stessi.
Nella seconda parte compaiono i pericoli di ogni posizione di potere. Raramente chi ne ha una qualsiasi forma, la sa usare bene. Per questo occorre una grande consapevolezza, che matura lentamente. Quando, come nel caso del protagonista del libro, si possiede all'improvviso una supremazia, si rischia di provocare con quella la propria e altrui rovina. Suprema saggezza è quella dell'imperatrice di Fantasia, dove si svolge la vicenda: lei che ha tutti i poteri non li usa mai, se non in casi di assoluta necessità.
I personaggi originali ed il modo in cui è condotta la vicenda, oltre ad essere appassionanti fanno capire molto bene cosa avviene quando c'è o non c'è coraggio e chiarezza interiore. Saper credere fino in fondo al “meraviglioso” richiede d'essere esploratori coraggiosi, ma anche profondi conoscitori dei propri punti di forza e di debolezza. Si capisce che la ricerca non termina mai e che in ogni momento si rischia di sbagliare. Se ci si accorge dell'errore, però, questo si trasforma in un utilissimo punto di riferimento.
In un secondo libro, perché in uno sarebbe stato troppo, Ende avrebbe potuto far conoscere anche il rovescio della medaglia, senza far piombare nella disperazione. Il prezzo che si paga in termini sociali, quando si procede soli sulla propria strada è molto alto, ma sarebbe giusto sapere che si può affrontare, se si continua ad aver ben chiara la propria meta. Non ho trovato nessun libro che narri questo, ma andrebbe scritto.
ANIMALI AL ROGO Questo saggio è stato scritto da Edward Payson Evans (1831-1917), studioso che, a proposito degli animali nel rapporto con l'uomo ha scritto ben tre libri. Quello in questione, pubblicato nel 1989 dagli Editori Riuniti, ha come sottotitolo "storie di processi e condanne contro gli animali dal Medioevo all'Ottocento". Infatti, per quanto la cosa abbia per noi oggi dell'incredibile, veri processi in tribunale, con tanto di avvocato difensore e notifiche scritte agli imputati, sono stati numerosi. Condanne all'esilio, alla maledizione, all'impiccagione o al rogo sono state eseguite contro insetti, vermi, mammiferi che avevano danneggiato le proprietà umane o ucciso bambini ed adulti. Gli atti dei processi sono conservati negli archivi delle diverse città del mondo, Italia compresa.
Da simili fatti si comprende quanto l'uomo, convinto di ragionare lucidamente, non faccia che travestire di razionalità impulsi ed istinti che, proprio perché non riconosciuti come tali, tutt'oggi continuano a far commettere assurdità, diverse semplicemente nella forma. In un certo senso, potrebbe sembrare che un tempo si avesse degli animali una ben maggior considerazione rispetto ad oggi, dato che erano trattati allo stesso modo delle persone. In realtà è molto difficile valutare un simile comportamento, soprattutto considerando che anche gli oggetti subivano processi e condanne. Si tratta di atti psico-magici ed hanno validità come tali.
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FILM
IL DISCORSO DEL RE
Questo bel film di Tom Hooper del 2010, interpretato da Colin Firth e Geoffrey Rush aiuta a capire vari aspetti dell'animo umano, oltre a raccontare bene una storia interessante e realmente accaduta. E' quella del futuro re d'Inghilterra, (Giorgio VI, padre dell'attuale regina Elisabetta) che appena si trovava in una situazione di turbamento anche minimo, balbettava e, addirittura, ammutoliva. A niente erano servite le varie terapie tentate da medici paludati, mentre quella di un terapeuta empirico era riuscita ad ottenere buoni risultati, attenuando un problema che per un re era quanto di più penoso potesse esserci.
Il film mette in evidenza quanto il lato affettivo e istintivo di una persona segua percorsi irraggiungibili dalla sola ragione e quanto il corpo sia un importante comunicatore. La balbuzie, infatti, è una reazione fisica ad un disagio affettivo e la razionale buona volontà serve solo a perseverare nella ricerca di qualcosa che possa portare un po' di sollievo, niente di più. Il miglioramento può venire solamente da un approccio che lavori su più fronti del lato affettivo, vale a dire quello che tocca sentimenti, istinti, creatività, corporeità. La comprensione di questo aspetto, negli anni '30 in cui inizia l'ambientazione della storia, era ancora poco diffusa, ma aveva convinto il futuro re quando era riuscito a declamare senza problemi, mentre era stata attivata la parte creativa del cervello con l'ascolto di un pezzo musicale. Il lavoro fatto con empatia da parte del terapeuta, coinvolgendo il corpo insieme alla psiche, era riuscito a far superare almeno in parte un problema che altrimenti avrebbe annichilito il protagonista. Parlare in pubblico era, infatti, il compito principale del suo ruolo di rappresentanza.
Solo qualcuno proveniente da una cultura in cui le distanze sociali erano e sono poco marcate, l'Australia, poteva avere la capacità di superare le rigide barriere inglesi e questo era stato di aiuto.
Non c'è esortazione razionale o minaccia che possa riuscire a far cambiare le persone, a meno che non siano già convinte per proprio conto e manchi una virgola al compimento del passo. I cambiamenti possono avvenire solo con grande pazienza, empatia e lavorando su più fronti, avendo come base un'opportuna conoscenza della psiche.
INVICTUS
Film del 2009 di Clint Eastwood, che ha dimostrato come regista una grande comprensione dell'animo umano. In questo suo lavoro fa conoscere un episodio importante della vita di Nelson Mandela, che nella sua lotta all'apartheid in Sud Africa ha capito quanto la violenza produca solo altra violenza. E' stato capace di assimilare tanto a fondo questa realtà che, una volta diventato presidente della sua nazione, ha cercato giustizia nel modo più evoluto che si possa immaginare con i tribunali della riconciliazione (ne parlo nella sezione personaggi). Qui la neo-eletta guida del Sud Africa, interpretata da Morgan Freeman, applica la sua lungimirante visione su come favorire una convivenza pacifica fra bianchi e neri, in un settore nel quale la gente trova facilmente la coesione: lo sport. Correndo il rischio di alienarsi subito il suo stesso elettorato, infatti, si oppone all'umano desiderio di rivalsa, espresso all'unanimità, di cambiare nome e divisa ai giocatori di rugby in crisi e tutti, meno uno, di pelle bianca. Spiega con chiarezza, però, che un simile gesto avrebbe offeso irrimediabilmente la popolazione che si identificava in loro, creando una nuova occasione di scontro, anziché di conciliazione. Fortunatamente viene capito in questo come nel suo volere come collaboratori, tanto i suoi alleati di sempre quanto gli antichi avversari. La sua azione, però, non si limita a questo, ma si impegna a fondo nell'incoraggiare concretamente la fiducia dei giocatori e del loro capitano.
Il risultato è triplice: la vittoria ai mondiali di rugby della squadra sudafricana, un'attenuazione dei conflitti fra bianchi e neri, un grande lustro per l'immagine del Sud Africa.
LA PAROLA AI GIURATI film in commercio in DVD
Questa storia è stata il soggetto di un celebre film del 1957, diretto da Sidney Lumet. I 12 membri di una giuria devono decidere riguardo alla colpevolezza di un ragazzo accusato di aver ucciso il padre.
E’ un afoso pomeriggio d’estate e gli uomini riuniti in una sala del tribunale pensano di poter concludere i lavori molto rapidamente, dato che le prove contro il giovane sembrano non lasciare dubbi. Di condizione sociale molto modesta, aveva litigato col padre prima di andare al cinema. Al suo rientro aveva scoperto l’omicidio e la polizia, accorsa per una denuncia dei vicini, lo aveva trovato col coltello in mano.
Per poter emettere una sentenza, i giurati devono essere tutti d’accordo e, in caso il giudizio sia sfavorevole, avrà come pena la morte. Uno di loro non è del tutto convinto e preferisce discutere, prima di prendere una decisione tanto grave. I compagni sono molto seccati di dover riesaminare il caso, in una giornata dal clima così pesante, mentre già pregustavano la libertà. L’uomo suggerisce allora di votare la sua proposta. Esaminando con attenzione le testimonianze e le deboli prove, i giurati si renderanno conto che i pregiudizi, le frustrazioni sociali, i rancori personali hanno distorto la verità, portando a conclusioni affrettate ed ingiuste.
AMAZING GRACE,
film di Michael Apted 2006
Lord William Wilberforce, (1759 – 1833) parlamentare inglese, nel 1807, dopo vent'anni di incessante lotta, era riuscito ad ottenere l'abolizione della tratta degli schiavi e, ventisei anni dopo, nel 1833, anche la soppressione della schiavitù. La sua opera per ottenere questo risultato era stata utile nei confronti dell'opinione pubblica e di alcuni parlamentari, ma si era sempre scontrata con il muro invalicabile dell'ipocrisia dei più. Questi, infatti, si dichiaravano moralmente a favore dell'abolizione del commercio schiavista, ma affermavano che, se fosse cessato, l'economia inglese sarebbe crollata in mancanza del lucro che ne derivava. Il guadagno era basato sul commercio di uomini ma anche sullo sfruttamento del loro lavoro nelle piantagioni di zucchero oltremare.
In quei tempi, le navi francesi che trasportavano gli schiavi battevano bandiera americana, così da essere considerate neutrali nei confronti delle altre nazioni europee e non essere assalite dalle loro navi corsare. Gli abolizionisti, che inutilmente avevano lottato per far cessare il vergognoso commercio, hanno allora usato lo stratagemma di far approvare una legge che dichiarasse sottoposte a sequestro le navi francesi che usavano la bandiera americana. Dato che la stessa bandiera era, però, usata anche dagli inglesi, dopo una simile legge non lo hanno più potuto fare perché si sarebbero trovati nel continuo pericolo degli assalti corsari francesi. Questo aveva fatto cessare di colpo la convenienza della tratta e dunque tutto il parlamento poteva fare la bella figura di abolire il commercio schiavista.
Il temuto crollo economico non è avvenuto.
Ecco un esempio di come l'astuzia sia necessaria per vincere l'ipocrisia, aggirando un ostacolo che il confronto diretto non riesce a vincere. Essere onesti non deve significare essere ingenui.
TESTIMONE D'ACCUSA
Il film di Billy Wilder, del 1957 con Tyrone Power e Marlene Dietrich, tratto da un racconto di Agatha Christie, narra di un avvocato di successo che, dopo una malattia vuole riprendere la sua appassionante attività. Gli viene proposto il caso un giovane e affascinante squattrinato, accusato di aver ucciso una ricca vedova per incassare l'eredità in suo favore. Le prove sembrano accusare l'uomo, ma la convivente che gli fornisce un alibi, convincono l'avvocato a difenderlo.
In aula, però, quando a sorpresa proprio l'accusa chiama a testimoniare la donna, questa ribalta la precedente versione, incolpando l'imputato in modo del tutto convincente.
Questo film è una buona dimostrazione di quanto la verità spesso non sia creduta, mentre le formule che ci si aspetta sono accettate anche quando sono false.
SOMMERSBY
Il film di Jon Amiel del 1993, interpretato da Richard Gere e Jody Foster, è una storia che tratta l'effetto potente che ha sulle persone il cambiamento del ruolo, del modo in cui si vedono e vengono viste. Inoltre è messo in evidenza quanto le risorse insufficienti di un singolo, se messe in comune con quelle altrettanto scarse degli altri, possono diventare un capitale che risolleva le sorti di tutti.
Riprende una storia già diventata film in Francia nel 1981 e che pare fosse vera: il ritorno di Martin Guerre
Questo film è invece ambientato in America, in seguito alla guerra di secessione, dal giorno in cui un militare torna dalla guerra dopo sei anni, quando tutti lo credevano ormai morto. Ha ancora una casa ed i terreni, ma niente più soldi o beni mobili. Gli rimane il prestigio di uomo spregiudicato, un figlio e la moglie. Lei lo accoglie con una certa freddezza, dato che i loro rapporti all'inizio della guerra erano molto compromessi, a causa del comportamento arrogante e impietoso dell'uomo. Sembra, però, cambiato in meglio e i due si riavvicinano, nonostante la donna avesse un corteggiatore che l'aveva molto aiutata nel momento della necessità.
L'uomo sembra davvero cambiato, e c'è chi afferma sia in realtà un sosia del vero Sommersby. Il nuovo ruolo, però, riunisce le qualità di entrambi, facendogli guadagnare l'amore e la stima incondizionata di tutti. A questo, l'uomo non vorrà rinunciare a nessun costo, nonostante il prezzo estremo.
KAGEMUSHA
Altro film che tratta il tema della potenza del ruolo sulla vera personalità è Kagemusha, di Akira Kurosawa, del 1980. Ambientato nel Giappone del 500, racconta di un ladro somigliante in modo straordinario ad un signore della guerra appena morto. Gli si fa assumere la sua identità, per evitare un attacco dei nemici che approfitterebbero della vulnerabilità del feudo senza capo. L'uomo scampa così alla pena di morte ed impara rapidamente il ruolo con tanta efficacia da ingannare anche le persone più vicine a colui che interpreta.
Entrando nella parte, anche il suo comportamento più istintivo cambia, diventando degno in tutto. Alla fine viene, però, scoperto e scacciato. Morirà in modo consono alla sua nuova identità.
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BANKSY: LA PITTURA MURALE CHE DA' UN SENSO AI LUOGHI
I luoghi degradati feriscono, tolgono luce alla vita. Spesso il loro stato viene aggravato col pretesto dei precedenti, perché é ben più facile distruggere che costruire. A meno che posti simili non siano frequentati da qualcuno che sappia dare all’oscurità un ruolo diverso. E’ questo che si può sentire vedendo le figure dipinte da Banksy su muri inetti di Londra e altri posti. I suoi interventi clandestini rivelano al luogo un senso che pareva impossibile. Lo illumina, con le sue sagome fatte a stencil.
L’autore rimane nascosto dietro lo pseudonimo, ma lo stile si riconosce nel sorriso che la sorpresa fa spuntare, sulla bocca di chi guarda. La sua è arte “di strada”, illegale, ma l’intelligente ironia lo rende il contrario di un vandalo.
E’ intervenuto anche nei musei, camuffandosi sempre, per non farsi arrestare ed ha lasciato sul posto le sue opere che irridono, ma con misura e senso estetico, a certa arte che per diversi motivi è diventata indigesta.
Addirittura ha acquistato, manomesso e ricollocato nel negozio, dei CD di Paris Hilton, che la mettono in ridicolo.
Alla violenza che la stupidità esercita sull’animo umano si può controbattere con l’intelligenza e l’equilibrio. Banksy li possiede ancora e c’è da augurarsi che li mantenga nel difficile percorso della vita, in cui si può finire con servirsi di mezzi altrettanto nocivi di ciò che viene combattuto.
opera murale stradale di Banksy
opera murale di Banksy
ALLA RADIO DI INTERNET
Una compagnia costruttiva, creativa, cooperativa: trovarla tra le frequentazioni quotidiane è difficile. Si può provare a cercarla in una radio che, se non permette un contatto diretto, dà in certi casi almeno la possibilità di ascoltare cose non banali. Adesso che le emittenti archiviano su internet i loro programmi o li rendono disponibili per essere scaricati, crescono le possibilità di seguirli con attenzione nel momento più adatto e nelle condizioni migliori.
Una delle radio che offre programmi culturali degni di rispetto è senz’altro Radio 3.
PRIMA PAGINA, dalle 7.15 alle 8.35 invita ogni settimana un giornalista diverso a leggere e commentare quotidianamente gli articoli dei principali giornali. Le notizie sono spesso indigeste e dipende dal conduttore farne uscire qualcosa che non sia del tutto negativo. La parte più interessante è tuttavia quella in cui gli ascoltatori, negli ultimi 35 minuti, pongono domande spesso molto acute, che costringono anche i giornalisti a vedere le cose da punti di vista diversi. Aiuta ad essere informati senza precipitare nella depressione
RADIO TRE SCIENZA alle 11 è importante per la quantità e la qualità di informazioni scientifiche aggiornate che arrivano ad un pubblico che, altrimenti, ne sarebbe in gran parte all’oscuro. La scienza viene messa alla portata di tutti, senza essere mai banalizzata. Dalla psicologia al comportamento animale, dalla chimica agli alberi, rende partecipi dell’intelligenza del mondo.
Ad ALTA VOCE, ogni giorno c’è la lettura di un buon romanzo, fatta da attori e attrici fra i più esperti. Nel corso degli anni sono stati lette e archiviate sul sito moltissime opere della letteratura dall’ottocento agli anni più recenti. Ascoltare i brani, alternati da pezzi musicali ben scelti, calma e mette di buon umore, aiutando ad affrontare la giornata col cuore più leggero.
FAHRENEIT, dalle 15 alle 18, propone tutto ciò che ha a che fare coi libri. E’ un buon programma, con conduttori dall’autocontrollo formidabile.
Con SEI GRADI, tra le 18 e le 18.45 si ascolta musica molto originale, da tutto il mondo e da diverse epoche, con gli stili più vari, combinati in modo straordinariamente bello.
Gli altri programmi di questa radio potranno essere scoperti man mano, guardando sul sito o ascoltando in diretta. Non c’è che da scegliere
ARTE VICINA ALLA NATURA
Il grande pregio dell’arte contemporanea è quello di utilizzare materiali, luoghi, tecniche e modi tanto vari da dare uno spazio estremamente ampio all’inventiva umana. Negli ultimi decenni l’uso di materiali naturali o di riciclo, in giardini e boschi, ha reso possibile unire il piacere di visitare i luoghi naturali, con quella di fare o realizzare opere d’arte.
LAND ART, ART IN NATURE, ARTE AMBIENTALE sono alcune delle diverse espressioni di questo cammino.
Ci sono opere realizzate con la neve ed il ghiaccio e con la sabbia, assolutamente effimere e visibili nei luoghi turistici nella stagione più adatta. Oppure lavori realizzati per resistere ancora meno, come le sculture da bruciare nella notte di San Giovanni. Altre sono appena un poco più durature, come quelle di fieno. Ci sono poi quelle di terra di campo e altre di materiali naturali quali il legno o le pietre.
Delle opere più effimere rimangono solo le foto, visibili sui siti come:
www.fienarte.com www.pietrarte.org www.artinice.org di Livigno
Invece, opere che resistono per un certo numero di anni si trovano in Trentino nella Val di Sella www.artesella.it
In Lombardia, da Canzo salire a fonte Gajum e poi a piedi a Prim'Alpe dove c'è il sentiero dello spirito del bosco, di Alessandro Cortinovis
Nel veneto a Lusiana www.parcodelsojo.it
Quelle di pietre naturali assemblate sono in Toscana http://devamanfredo-stoneart.com
Ci sono poi parchi di sculture tematici come il Giardino dei Tarocchi, a Capalbio
http://www.provincia.grosseto.it/tarocchi/tarocchi_hm.htm
E ci sono parchi con sculture di artisti diversi come quello di Daniel Spoerri, in Toscana www.danielspoerri.org , oppure il giardino di Celle, sempre in Toscana
http://www.po-net.prato.it/artestoria/contemp/htm/celle.htm
Nel Lazio, a Calcata www.operabosco.com
In Italia, verso gli anni ’70 si era diffusa l’ARTE POVERA, di cui un rappresentante dalle idee particolarmente originali è stato Giuseppe Penone, che ha spesso usato materiali naturali per opere piene di poesia. Da allora questo tipo di arte si è espresso in modo particolare nelle installazioni di land art e arte nella natura.
Per altri articoli sull’arte contemporanea, vedere http://www.ascuoladaglialberi.net/scrittura amici.htm
e http://www.ascuoladaglialberi.net/scrittura.htm
per siti davvero interessanti sulla creatività, cliccate www.2leep.com e www.oddee.com
Opera di Deva Manfredo
MARIO MARIOTTI, UTOPIE POSSIBILI
Mario Mariotti viveva a Firenze. Era pittore, grafico, designer, uomo di spirito, di grande immaginazione e lungimiranza, generoso, sincero e capace di trattare con la gente di qualsiasi livello. Trovare tutte queste qualità in un solo uomo è rarissimo.
E’ ciò che l’ha portato a realizzare per la sua città eventi artistici originali, facendo partecipare una gran quantità di colleghi di tutte le età. Quello che è riuscito a fare per l’estate del 1980 ha riunito in sé i pregi che può avere un evento collettivo.
La piazza Santo Spirito, sul lato sinistro dell’Arno, nel quartiere più caratteristico e antico della città, prende il nome dalla chiesa progettata nel ‘400 da Brunelleschi, con la facciata di cui il profilo rivela un potenziale irrealizzato. E’ un muro sbiadito, vuoto, con tre porte di entrata del tutto ordinarie. Sembrava e sembra chiedere di continuo una vita che solo nell’estate del 1980 gli è stata data.
Mario Mariotti aveva invitato gli artisti di sua conoscenza, che avevano poi passato parola fino a diventare circa 300, per disegnare una facciata liberamente ispirata a qualsiasi cosa che quel profilo suggerisse. Poi, durante due serate memorabili, sono state proiettate in diapositiva una dopo l’altra le possibili facciate, rivestendo quella nudità da cenerentola di 300 abiti di luce. Fantasie possibili per un futuro che non ci sarebbe mai stato, ma che niente impediva di sognare.
Piazza della Palla, era stato chiamato l’evento, che in questo titolo richiamava il gioco ma anche lo stemma con 5 palle, della famiglia Medici dominatrice di Firenze dal ‘400 al ‘700. E’ stato tra i più begli spettacoli dell’immaginazione che Firenze abbia avuto in epoca contemporanea. Ma è stato anche fra i più riusciti lavori collettivi su larghissima scala. Chiunque abbia esperienza di quanto sia difficile riunire cose estremamente diverse fra loro in un insieme ben riuscito, se lo può figurare. E chi conosce la riluttanza di Firenze per l’arte contemporanea non può che rimanere a bocca aperta ancora oggi al ricordo. Sono rimaste le fotografie, in parte ancora esposte in un caffè della piazza e dentro le pagine del catalogo. E’ rimasto il ricordo fortissimo di un artista morto a 60 anni, nel 1997 e rimasto unico.

una delle possibili facciate per Santo Spirito
IL TURISMO DELLA VIRTU’
Una condizione inizialmente svantaggiata può rivelarsi spesso il vero vantaggio, perché pungola a ricercare una via d’uscita. Uno dei tanti casi in cui questo è avvenuto è stato a Gussing, una cittadina austriaca di 4.000 abitanti, al confine con l’Ungheria. La mancanza di particolari attrattive di lavoro l’aveva fatta spopolare fino a che, alla fine degli anni ’80, il sindaco consapevole di quanto il tema ambientale fosse importante, ha deciso di investire nella produzione di energia da fonti rinnovabili. Con la fermentazione degli scarti legnosi e del mais, grassi vegetali e rifiuti, ha avviato centrali di biogas che soddisfano le necessità del posto oltre a diventare fornitore dei vicini, con un guadagno subito re-investito in nuovi progetti. Così la cittadina si è trasformata nel maggior produttore di gas naturale, riducendo le emissioni nocive del 90%. Infatti, dalle auto al riscaldamento, all’elettricità, tutto ne è alimentato.
Non solo la gente del posto ha trovato lavoro in quel tipo di industria, ma a questa si è aggiunto il turismo di chi, richiamato dalla fama inconsueta, viene in visita per imparare: circa 5.000 persone l’anno. I signori Krammer e Koch, sindaco e ingegnere lungimiranti, hanno arricchito sé stessi e la loro cittadina, dando un po’ di sollievo al pianeta. Sembra, però, che inizialmente abbiano avuto difficoltà a convincere i loro cittadini che l’energia pulita fosse altrettanto potente di quella sporca. Un episodio che mostra bene le debolezze del modo di pensare umano.
Un’altra cittadina austriaca, Wefenweg nei pressi di Salisburgo, attira invece molti turisti interessati al trasporto eco-sostenibile. Qui, infatti, i mezzi pubblici potenziati al massimo sono elettrici. Chi deve proprio usare l’auto fa car-sharing, ovvero la noleggia, altrimenti usa la bici, per la quale ci sono ottime piste ciclabili, o va a piedi.
Gleisdorf, invece, si visita per il l’energia solare che, oltre ad essere usata per gran parte degli edifici, ha un percorso dimostrativo, lungo 3 chilometri, in cui si possono vedere in funzione 80 oggetti fotovoltaici. C’è inoltre un albero/scultura a pannelli solari che capta l’energia per l’illuminazione pubblica.
costruzione eco-solare a Gleisdorf
IL GIARDINO DELLA VALLE
Vedere un bel posto profanato dalle immondizie suscita ira e tristezza. Eppure, questo stato d’animo nella maggior parte dei casi non è abbastanza forte da provocare un’azione contraria. Anzi, addirittura molte persone finiscono con l’accrescere l’offesa, ritenendo ciò che altri hanno iniziato, una giustificazione alla passività o al proprio contributo negativo. Se ribellarsi è faticoso, farlo in positivo è doppiamente difficile. Una sola persona su tantissime sa trarre dalla frustrazione una forza capace di sovvertire le cose.
A Cernobbio, raffinata, elegante e piccola città sul lago di Como, un torrente che si era ritrovato a far da confine fra il parco di uno dei più begli alberghi d’Italia e il centro abitato, era stato ridotto ad una discarica. Negli anni ’80, Pupa Frati, vedendolo tutti i giorni nell’andare a casa, se ne sentiva tanto indignata da chiedere l’autorizzazione al Comune per ripulire a sue spese quella piccola valle. Voleva trasformarla nel giardino di cui intuiva la vocazione, nascosta sotto i rovi e la spazzatura.
Altre donne si sono unite poi a lei per aiutarla e, un po’ alla volta, una pianta dopo l’altra, il giardino si è formato, con sentieri e passaggi fra gli alberi che sono cresciuti in fretta, chiudendo piccole stanze verdi intorno alle radure. Quando si entra dal minuscolo cancello a monte, ci si trova subito circondati dallo spirito libero del verde su cui il controllo è ridotto all’essenziale. Il suono dell’acqua che scorre sulle pietre del torrente, l’umidità profumata del fogliame fitto sopra, sotto e intorno al sentiero appena accennato, danno il senso di intimità che si può trovare ben raramente in un giardino aperto al pubblico. C’è qualche panchina, per sedersi con calma a contemplare la volta disegnata dalle foglie. Si scende più a valle, sfiorati alle gambe dalla lonicera nitida, alle braccia dal calicanto. Il solco scavato dall’acqua, quando ancora certo era abbondante, ha lasciato una forma adatta ad accogliere. Bisogna fermarsi presto, perché pochi passi portano fuori dall’abbraccio verde; le piante si diradano, gli alberi si fanno più piccoli, l’acqua sparisce. Le pietre del torrente sono asciutte e non ci si può immaginare che solo venti metri più su, canti ancora. Si vedono i muri di confine, si sentono i rumori degli automezzi. Si esce sulla strada secondaria e insignificante. La vegetazione diventa scarsa, trascurata. Qualche lattina, qualche sacchetto di plastica, l’asfalto. Si vede il parco dell’albergo, tutte le recinzioni, i cancelli, i divieti. Il dominio dell’uomo, insomma.
il giardino della valle
MUSEI PER CAPIRE IL MONDO
Musei sorprendenti per le forme degli oggetti che vi si trovano e per le storie che rivelano sono senz’altro quelli etnografici, che vengono chiamati anche musei delle tradizioni contadine. Ce ne sono molti ma i visitatori sono scarsi. Eppure, partendo dalle attività esercitate in passato ed ormai in gran parte in disuso, si scoprono aspetti interessanti non solo della storia, ma anche della psicologia umana, oltre che della natura.
Ad esempio, la produzione della seta fa scoprire un’attività secondaria per ogni famiglia contadina, che permetteva un miglioramento delle condizioni di vita a moltissime persone. Dato che questo filato era prodotto da insetti che si nutrivano esclusivamente di foglie di gelso, ci si accorge di quanto quell’albero abbia cambiato il paesaggio agricolo. Si viene a sapere quali aspetti storici vi sono stati coinvolti, dapprima nelle importazioni dalla Cina, poi dalla produzione locale, per tornare infine al punto di partenza. Si vedono gli oggetti usati per questa attività, i bozzoli e i filati, i tessuti, gli abiti, i colori, come questi si ottenevano e via via, tirando un filo si trova un mondo.
NORD
Ogni museo etnografico è una sorpresa perché, pur avendo aspetti in comune con gli altri, ne offre sempre di nuovi. Molto belli quelli di Teodone a Brunico (BZ), San Michele all’Adige (TN), di Malé (TN), di San Vito al Tagliamento (PN), di Tolmezzo (UD), di Susegana (TV), di Vigo di Fassa (TN), di Galbiate (LC), di Santarcangelo di Romagna (Rimini). Il fine-settimana è aperto quello bellissimo di Cesiomaggiore (BL). Sono tutti davvero interessanti e riguardano la cultura italiana. Uno che, invece, propone quella dei popoli di montagna del mondo, si trova al castello di Brunico (BZ). E' uno dei cinque a cura di Messner ed è davvero interessantissimo. Vicinissimo al castello, in un boschetto di larici c'è il luogo di sepoltura fra i più belli. Ciascuna delle croci sotto cui sono i soldati morti nelle due guerre mondiali, sono realizzate con grande fantasia e tenerezza, in legno di pino silvestre e abete ancora con la corteccia.
Musei altrettanto affascinanti sono quelli scientifici perché scoprire le leggi della natura è vera magia. Un museo interattivo, dove si possono fare piccoli esperimenti è quello vicino a Trieste, a Grignano, aperto solo la domenica al pubblico comune.
In Alto Adige si trovano i musei più numerosi, curati ed interessanti, che fanno conoscere aspetti più diretti della natura, come il Centro Visite del comune di Trodena (BZ), che, oltre ad essere molto bello, avvicina in modo suggestivo agli alberi, agli animali e alla geologia. Quello della frutticoltura di Lana (BZ) e quello del vino di Caldaro offrono una visione sorprendente di una delle attività più diffuse nella regione. Il museo venostano di Sluderno (BZ) fa capire le particolarità del clima e le difficoltà per carenza d’acqua, a cui l’uomo ha saputo rispondere con efficacia. Al centro visite del parco a Campo Tures (BZ), tra l'altro si possono vedere tronchi tagliati che consentono di valutare la differenza di colore e tessitura del legno di vari alberi. Il museo di scienze naturali di Bolzano é specializzato nella geologia e mineralogia alpina. E' molto bello, curato, con mostre temporanee originali. Possiede anche un suggestivo acquario tropicale, abitato da pesci e coralli numerosi e ben assortiti.
Un museo di minerali bellissimo non solo per la collezione che ospita ma anche per le spiegazioni, è quello di Tiso, in val di Funes (BZ). Vi si trovano geodi di ogni tipo, tra cui i rari geodi/nidi, che sembrano proprio nidi d'uccello con uova al loro interno. Sono invece pietre formate e levigate dall'acqua, Altro museo di mineralogia che vale la pena di vedere si trova a San Giovanni di valle Aurina (BZ)
Un museo incantatore è quello dell’apicoltura a Costalovara, vicino a Soprabolzano. Si trova in un antichissimo maso, restaurato ma non snaturato, così che è possibile vedere come viveva la gente molti secoli fa. Bello anche l’orto ed il bosco, con percorsi didattici. Sulle api le cose da sapere sono così numerose che potrete trovarne ancora anche al museo del miele di Lavarone (TN), pur essendo molto più piccolo e semplice.
Un museo scientifico dedicato alla macchina da scrivere si trova sempre in Alto Adige, a Parcines, perché è stato un suo abitante, Peter Mitterhofer nel 1864, ad inventare la prima, senza trovare comprensione per il suo ingegno. Le forme delle macchine realizzate dall’ottocento in poi sono talmente fantasiose e belle, sorprendenti ed ingegnose da rendere la visita un grande piacere.
E’ piacevole anche scoprire l’evoluzione della bicicletta nel museo di Cesiomaggiore (BL), patria di campioni ciclisti. Nelle vicinanze c'è quello etnografico, fra i più interessanti e curati che si possano visitare.
Il piccolissimo museo di scienze naturali di Voghera (PV) ha nidi di uccelli particolarmente belli.
Il museo di storia naturale di Ferrara ha un po' di tutto, anche bellissimi coleotteri, delle specie più fantasiose.
A Schio (VI) c'è il museo delle farfalle a cui ho dedicato l'ultimo articolo in fondo alla pagina.
In Lombardia, seguire il corso dell'Adda che esce dal lago di Como, a Lecco, è bello per la natura e per l'archeologia industriale. Se si possiede una bicicletta è possibile percorrere chilometri dapprima lungo il lago di Garlate, che diventa Adda. L'eco-museo del parco Adda Nord comprende vari punti tra cui, molto suggestivo, Paderno, dove un ponte di ferro ottocentesco ad una sola corsia, unisce le due sponde ad 80 metri sopra il fiume. Al di sotto si possono vedere le varie chiuse per la produzione di elettricità e la formazione dei navigli., molto ben integrate al paesaggio miracolosamente integro in quella fenditura naturale. A Trezzo d'Adda c'è una centrale idroelettrica ottocentesca, armoniosamente inserita e fatta costruire dall'industriale del cotone Crespi, di cui si può visitare l'ex fabbrica ed il villaggio operaio, oggi protetto dall'UNESCO,
A Cesenatico è ben fatto il museo della marineria, che si trova lungo il porto canale. Proprio nel canale sono ancorate le barche della zona, di varia dimensione ed epoca, con le vele colorate, come museo all'aperto. All'interno ce ne sono altre e ci sono interessanti spiegazioni che aiutano un poco a capire la vita di mare.
pergola del museo
etnografico di Cesiomaggiore
CENTRO
A Firenze il Museo di Storia della Scienza, quanto ad oggetti di grande fascino soddisfa ampiamente l’immaginazione, mostrando attraverso di loro i progressi della conoscenza e della tecnica. Quello della Specola si interessa più direttamente delle natura, mostrando molti animali impagliati e modelli in cera del corpo umano.
Sempre a Firenze, il Museo Antropologico è ricchissimo di oggetti, di foto, di strumenti musicali di molti popoli della terra. All'inizio delle scale, è curiosa la statua di un patagone alto 2,43 m., ricostruito secondo le dichiarazioni dell'esploratore Byron del diciottesimo secolo, che aveva esagerato parecchio, come spesso facevano coloro che entravano in contatto con popolazioni, fauna e flora prima sconosciute.
A Prato c'è il Centro di scienze naturali che, oltre ad avere sale con esposizione di insetti, coralli, animali impagliati ed un planetario, mostra anche animali vivi, accolti e salvati da situazioni incresciose per loro. Infatti questo centro si occupa del soccorso agli animali feriti e alla loro riabilitazione. Anche quelli sequestrati in seguito ad acquisti illegali o quelli in pericolo di abbandono perché diventati imbarazzanti (pirana, iguane, tartarughe e via dicendo) trovano accoglienza qui fino a poter essere messi in libertà, quando possibile. Il museo ha un parco con cervi e altri animali, visitabile tutti i giorni tranne lunedi e martedi. Il sito è www.csn.prato.it
A Greve in Chianti c'è il Museo del Vino, particolarmente interessante per la ricchezza di oggetti e strumenti usati per la produzione del vino. C'è anche una collezione di cartoline augurali tra otto e novecento che sorprenderà
In provincia di Pisa, nel centro di Montefoscoli, c’è una casa-museo che mostra gli attrezzi che servivano per fare il vino e l’olio, oltre a svolgere tutte le attività necessarie alla conduzione di una fattoria, nei locali dove effettivamente avvenivano. Si visita su appuntamento. 0587 657014 – 349 2435179 petrialex@libero.it
A Badia Prataglia, nel Casentino, c’è un arboreto di 120 anni che permette di vedere alberi locali ed esotici e c’è un interessante museo dedicato agli alberi, dove ci sono anche insetti. Combinando la sua visita con le sale del vicino centro visite si potrà avere qualche idea in più sull’argomento. A Stia si trova il museo del bosco e della montagna, con una sezione ornitologica, una con gli oggetti ed attrezzi usati un tempo nei boschi e nelle case, una dedicata allo sci. A Raggiolo c’è invece quello della castagna, con un mulino. Sempre a Stia c’è il museo del tessuto casentinese. Per tutti bisogna prenotare la visita.
In Garfagnana, a Colognora c’è il museo del castagno, dove si possono vedere gli attrezzi e ciò che era legato all’utilizzo dell’albero da parte dell’uomo, compreso il lavaggio dei panni con la sua cenere.
Prima di arrivare a Colognora c'è Vetriano, col suo teatrino (vedi il primo articolo in questa pagina)
A San Pellegrino in Alpe c’è il museo etnografico con una notevole esposizione di oggetti d’uso di un tempo, anche per attività come la fabbricazione delle candele.
Nel Mugello, a Marradi, 600 m slm, zona di castagni marroni, nel centro del paese c’è il centro di documentazione del castagno dove una serie di pannelli fotografici con didascalie spiegano vari aspetti interessanti della castanicoltura.
A Fabriano c'è un museo di grande interesse per chi voglia conoscere quanto la bicicletta sia stato un mezzo di trasporto efficace per ogni tipo di lavoratore. Nel museo dei mestieri in bicicletta ci sono, infatti, oltre 70 biciclette adattate al trasporto degli attrezzi del mestiere di pompieri e maestri, cantastorie e gelatai, caldarrostai e lustrascarpe, pescivendoli, panettieri, lattai, fotografi, parroci e via in una serie di professioni in parte scomparse, ma qui rappresentate nel periodo fra le due guerre e poco oltre. Complete degli accessori, dimostrano quanto l'essenziale possa essere ben organizzato in uno spazio esiguo come quello di una bicicletta. Aperto sabato e domenica.
A nord di Cupra Marittima, nelle Marche, lungo l'Adriatica e appena prima del centro abitato c'è un museo malacologico con conchiglie da tutto il mondo, davvero bellissime
Nel bosco vicino a Torre Alfina, nel Lazio, c'è il Museo del fiore, che illustra molti aspetti interessanti al riguardo, organizza escursioni e laboratori per bambini ed eventi culturali.
A Cellere, nella zona del lago di Bolsena, si trova il Museo del brigantaggio, dedicato in particolare ad un leggendario brigante locale.
A Pesaro c'è il piccolo osservatorio meteorologico per l'agricoltura, con strumenti ottocenteschi ancora funzionanti e in situ, come all'epoca della fondazione, nell'ottocento.
SARDEGNA
In Sardegna, a Carbonia c’è il museo dell’ormai dismessa miniera, dove ci si può rendere conto non solo del modo di vivere e di lavorare dei minatori e delle loro famiglie, ma si imparano aspetti interessanti che riguardano la chimica e la fisica. Ad esempio si viene a sapere il motivo delle altissime temperature nelle miniere di carbone, mentre normalmente sotto terra sono moderate e costanti. A contatto con l’aria e dunque con l’ossigeno, infatti, il carbone brucia, sia pure in modo impercettibile. Mentre per questo il calore aumenta, il minerale si sbriciola e si consuma, diventando polvere di tale infiammabilità da diventare esplosiva.
A Bitti c’è un museo delle tradizioni contadine in antiche case dalle travi di ginepro ed i soffitti di canne palustri. Il robustissimo ginepro, inattaccabile dai tarli e dal marciume è molto diffuso nelle leccete di cui è ricca la Sardegna: è usato anche per il tetto conico delle capanne dei pastori. Nelle case si usava il sughero per fare grandi vassoi in cui mettere i cibi, secchielli per fare lo yogurt, bugni per le api (le arnie, prima che si facessero quelle squadrate coi telaietti estraibili), sgabelli per sedersi intorno al fuoco in una fossa del pavimento o alla minuscola tavola bassa. Le querce da sughero sono ovunque in quella zona, per molti chilometri dove si vedono quasi tutte con la parte bassa del tronco privata della bellissima corteccia riccioluta, che ci mette 10 anni a riformarsi. Nei primi mesi dopo che è stata tolta, il tronco rimane di un colore rosso bordeaux molto intenso e bello. Vale la pena di andare a visitare la zona archeologica di Romanzesu, a 13 chilometri da Bitti, dove il suggestivo luogo di culto è reso incantevole dal muschio e dai licheni che rivestono le pietre w dalle sughere che li circondano in un insieme toccante. In inverno i toni di verde sono magnifici.
Sempre nel museo di Bitti ci sono due stanze dedicate al canto dei famosi tenores sardi, coi loro canti pastorali a quattro voci.
Nel museo di Santu Lussurgiu, tra le tante cose si viene a sapere che la ferula, pianta che assomiglia al finocchio, produce un lungo, robusto fusto cilindrico e legnoso in cima al quale sbocciano i suoi fiori. Il fusto con la radice rizomatosa, una volta seccato veniva usato come primitivo cavallino giocattolo dai bambini. A carnevale c’è una corsa che ancora i piccoli fanno con simili cavalcature. Un impiego pratico era anche quello di farne sgabelli. Dato che il midollo si può far bruciare dentro il fusto, la mitologia antica dice che Prometeo avesse rubato il fuoco a Giove portandolo dentro un fusto di ferula. Nel passato storico era usata per bastonare gli alunni. Ferula è anche il nome che indica un bastone liturgico che termina con una sfera, perché ricorda la pianta che forse era usata originariamente.
Nel museo del vino di Berchidda si conoscono le applicazioni del sughero, che può essere tagliato in fogli tanto sottili, eppure robusti, da poterci confezionare il costume dei maestri vinai.
Altro museo interessante è quello di Aritzo, dove si scopre un modo ingegnoso per realizzare i sorbetti fatti con acqua, zucchero e succo di limone. Il ghiaccio messo nel secchiello in cui era immerso il contenitore del sorbetto, veniva sciolto cospargendolo di sale. In quel modo, pur conservando la bassissima temperatura avvolgeva completamente il contenitore con effetto di raffreddamento veloce. Nelle sale ci sono poi molti oggetti che aiutano a conoscere certe qualità dei vegetali, come il potere calorifico delle radici d’erica o quello affumicante del fungo “isprene” per allontanare le api.
SUD
Quando ci si trova a Matera, nel complesso delle interessanti case/grotte se ne trovano due arredate come nel passato, dove si vede che, come avveniva in molti altri luoghi tra cui la Valle d’Aosta, l’asino e magari anche la mucca vivevano in casa, in un angolo riservato con accomodamenti igienici tipici della stalla. In questo modo gli animali erano al sicuro e in inverno contribuivano al riscaldamento dei locali col calore del loro grande corpo.
In Sicilia, vicino a Modica si trova la cava di Ispica, con grotte abitate anticamente. Nei pressi si trova un mulino ad acqua con ruota orizzontale, secondo l’uso arabo. Si visita anche la casa con gli oggetti usati comunemente dai contadini siciliani, tra cui i para-dita per falciatori, fatti con canne palustri.
IL MUSEO DELLE FARFALLE
Già a Febbraio, le prime farfalle escono dalla loro crisalide nelle isole, ma anche all’estremità occidentale della Liguria e sul lago di Garda. Altre rispuntano dai nascondigli dove avevano passato l’inverno nel Sud Italia ma anche fra il lago di Como e quello Maggiore come nei pressi di Gorizia. Le prime informazioni ci fanno sapere che quei frammenti d’Italia hanno un clima tanto mite da permettere ai delicati fiori volanti di annunciare una primavera che altrove dovrà aspettare ancora.
Nel grandissimo museo delle farfalle di Schio, la voce appassionata di Giancarlo Paglia, che lo ha ideato e realizzato, fa conoscere un poco del carattere del nostro Paese insieme a quello degli insetti belli come i fiori su cui si posano. La stretta dipendenza fra la temperatura, il tipo di vegetazione e la salute dei luoghi, con la vita di queste creature è continuamente messo in rilievo per far comprendere quanto i fili che legano tutte le forme di vita siano numerosi, sottili e delicati. L’ambiente e tutti i suoi abitanti sono un insieme che sempre come tale va considerato, per potergli evitare qualcuno dei traumi a cui continuamente è sottoposto.
Sapere che gli odori, le farfalle li percepiscono infinitamente meglio di noi con le antenne, che i suoni li sentono nella pancia, che i sapori li gustano con le zampe, permette di comprendere quanto il metro umano per valutare le cose sia molto parziale e limitato.
Sapere che quando sono bruchi si nutrono delle foglie di erbe selvatiche o alberi, ma dopo aver messo le ali sorbiscono il nettare dei fiori di piante o i succhi di frutti di tutt’altro tipo, dà la misura di quanto sia vasto l’ambiente di cui hanno bisogno.
Sapere che i bruchi destinati a diventare farfalle diurne formano la propria crisalide con secrezioni della pelle, mentre quelli che saranno le falene notturne emettono dalla bocca un lungo filo di seta dentro cui si avvolgono è un’altra delle grandi differenze che è interessante conoscere.
Proprio imparare a distinguere le differenze sottili, che producono spesso grandi effetti è qualcosa che in questo museo si può imparare. Come ad esempio, l’abitudine di rasare continuamente i prati li rende comodi come moquettes ed elimina insetti nocivi, si, ma al tempo stesso distrugge moltissime varietà di erbe importanti e di fiori, insieme ad insetti utili e belli. Le lucciole, i grilli, le farfalle e infine le api, che sono fondamentali per la sopravvivenza delle piante, degli animali e dell’uomo perché sono loro che fecondano i fiori degli alberi da frutto.
Ogni porta che si apre ne mostra altre da aprire. Questa è una delle riflessioni che si portano con sé dopo aver visitato il museo.

falena Saturnia del pero, larga fino a 22 cm
UMANITA' PIANTE E ANIMALI TECNOLOGIA AL NATURALE ALIMENTI ARTE E CULTURA PERSONAGGI