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Alberi monumentali della Toscana, provincia di Firenze

by 9 gennaio 2009
leccio delle Cascine

leccio delle Cascine

 

PER VISITE BOTANICHE AI GIARDINI E AI PARCHI in italiano, francese, spagnolo, inglese e tedesco,

CONTATTATEMI al 329 3787557

Il percorso inizia a Firenze, all’Orto Botanico, dove si trovano alcuni alberi monumentali, fra cui il TAXODIUM MUCRONATUM. Ha 115 anni: è chiamato anche cipresso di Montezuma perché originario del Messico dove si trova il suo parente, il tule di Santa Maria de Oaxaca, dalla circonferenza di 58 metri, l’altezza di 40 e l’età di 2000 anni: è l’albero con la maggior circonferenza al mondo. Le foglioline ricordano vagamente quelle del tasso ma sono più chiare, più corte e più sottili. Nello stesso Orto Botanico si trova appunto un TASSO di 265 anni. Ugualmente sempreverde, questo albero velenoso di cui solo le bacche rosse sono innocue, è di origine europea. Cresce molto lentamente e, di conseguenza, ha un legno resistente e vive a lungo. Anticamente veniva usato per fare scudi e lance, ma anche archi. Sopporta bene i tagli e gli piace l’ombra, dunque può crescere sotto altri alberi. Verso il fondo del giardino c’è una SUGHERA di circa 200 anni. E’ simile al leccio, nelle foglie piccole, sempreverdi e scure, ma si distingue da lui nella spessa corteccia spugnosa, il sughero, che nell’Orto Botanico è sempre stato lasciato intatto. In Sardegna, dove cresce abitualmente, ogni dieci anni lo si preleva per utilizzarlo commercialmente, facendone tappi per bottiglie, isolanti, salvagente, ecc. Vicino alla recinzione sulla via La Pira c’è una bella ZELKOVA SERRATA di 120 anni. Di origine giapponese, si riconosce per la sua corteccia dai bei disegni, che si stacca ogni anno dal tronco a grosse placche. Più vicino alla serra fredda c’è una ZELKOVA CRENATA di 185 anni, danneggiata da eventi naturali.

Prima di arrivare in piazza Pier Vettori da via Pisana, c’è l’Esselunga che, nel piazzale, ha la testimonianza di un giardino e di una villa ottocentesche, nel magnifico GLICINE di circa 200 anni, col tronco principale dalla circonferenza di 2 metri ed una gran chioma. L’assedio di carrelli e biciclette non gli impedisce di fare bella figura.

Nel parco delle Cascine, sul Pratone, c’era un PINO DOMESTICO ultracentenario, altissimo, con la ciconferenza di circa 4,5 metri e una lunga cicatrice lasciata da un fulmine. Purtroppo il terribile vento del Marzo 2015 lo ha abbattuto. Questa conifera in gioventù ha la chioma sferica, che poi prende la forma di ombrello. La sua diffusione è stata favorita dall’uomo, per poter prendere i semi che si trovano dentro le sue grosse pigne, i pinoli o pinocchi, usati per salse e dolci. Lì vicino, accanto a un edificio caratteristico da campagna c’è un magnifico BAGOLARO dal gran tronco dalla circonferenza di circa 5 m. a cui, dopo il vento devastatore del marzo 2015 hanno tagliato vari rami, mortificandone la bellezza. I bagolari sono fra gli alberi più belli anche in inverno, perché la loro chioma sembra un grande soffione, sempre che non l’abbiano mutilata come spesso accade. Alle Cascine e sui viali principali di Firenze se ne trovano molti. Anche i PLATANI cho costeggiano la strada hanno età e dimensioni ragguardevoli.  Ce n’è uno davvero imponente all’inizio del viale che porta verso l’ex ippodromo, con una circonferenza del tronco di almeno 6 m. All’inizio del viale che costeggia l’Arno risalendo dal ponte della tramvia, dove il martedì c’è il mercato, si trova un bellissimo LECCIO centenario, con la circonferenza del tronco di oltre 4 metri sotto la cui chioma ci sono un paio di panchine per un piacevole riposo. Il leccio è una quercia sempreverde dalle piccole foglie a punta di lancia, di colore scuro e la pagina inferiore chiara. Di fronte, oltre la siepe, c’è una QUERCIA  ROVERELLA che oltrepassa gli altri alberi ed è all’incirca sua coetanea, oltre che parente.

Anche nel cinquecentesco giardino di Boboli ci sono alberi monumentale di 200 anni: è un PINO DOMESTICO nella parte alta, vicino agli edifici di servizio e dove inizia la discesa verso la grande vasca del Nettuno. Alcuni PLATANI dell’emiciclo tra la vasca dell’Isolotto e l’ingresso di Porta Romana, piantati all’inizio dell’ottocento, hanno tronchi di circa 5 metri di circonferenza e sono alti intorno ai 40 metri. Nel giardino della botanica inferiore, a cui si accede al museo della Specola, c’è un CEDRO DEL LIBANO molto bello, circondato  da palme nane. Un GINKGO BILOBA, una ROVERELLA e una CATALPA si trovano nella parte più bassa.

Nel giardino della villa Torrigiani (7 ettari) c’è il GINKGO BILOBA più grosso e antico della Toscana, con una circonferenza del tronco di circa 6 metri ed un’altezza di 20, piantato all’inizio dell’800. Decapitato da una granata tedesca nel settembre 1944, si è ripreso benissimo. Vari PLATANI hanno tronchi della stessa circonferenza, ma un’altezza intorno ai 30 metri e un TASSO femmina dalla bella forma con rami ricadenti e un tronco dalla circonferenza di circa 3 m. Per visitare il giardino occorre prenotare e pagare un biglietto. Per visita botanica contattatemi al 329 3787557

Il bel giardino di villa Vogel, nella parte che confina con la sede del Quartiere 4 ha un LECCIO armonioso, col tronco dalla circonferenza di circa 4 metri e un PINO DOMESTICO con la circonferenza di 3.

In via del monte alle croci, quasi all’incrocio con via di Giramonte giganteggia un LECCIO dal tronco di circa 4,50 m. di circonferenza che, stando sul confine con la strada, si allarga per sorreggere la sua gran chioma.

All’incrocio tra viale Righi e via lungo l’Affrico, c’è un magnifico SPINO DI GIUDA (Gleditsia triachantos) con un tronco di circa 6 metri di circonferenza. A ridosso c’è un’edicola. Quest’albero dalle lunghe triplici spine è di origine americana e la sua specie è arrivata in Italia nel settecento, per il consolidamento dei pendii. Ha infatti profonde radici che, oltretutto, fertilizzano il terreno con l’azoto assorbito dalle foglie e fissato dai batteri che vivono in simbiosi con le radici delle leguminose. I suoi baccelli contengono una polpa dolce commestibile,

Nella zona di San Salvi, dove nei primi anni del novecento si era realizzato un centro per accogliere i malati di mente, adesso adibito ad altri usi, ci sono BAGOLARI con tronchi dalla circonferenza di oltre 4 metri e magnifiche chiome a globo, come quello dello spazio all’aperto della compagnia teatrale Chille de la Balanza. Nei paraggi c’è anche un PINO DOMESTICO alto, bello, con un tronco dalla circonferenza di 3,50 metri.

In via Jacopone da Todi, 12, che si prende da via san Domenico, prima della prima curva, nel giardino della casa per ferie Villa La Stella c’è un MIRTO che dicono risalga all’epoca di Dante, di cui c’è un busto commemorativo. Pur essendo improbabile l’età attribuita, la pianta è grossa per essere un arbusto, con vari fusti dalla circonferenza fino a 50 cm., che fiorisce e fruttifica regolarmente.

Poco fuori città, a Sesto Fiorentino, ci sono dei CIPRESSI monumentali, a dimora da vari secoli nella proprietà che era stata della famiglia Medici, nella villa di Castello. Se ne vedono anche lungo il muro di recinzione ai lati della villa. Una bella QUERCIA ROVERELLA si trova al di sopra del muro con la grotta e le scale, in fondo al giardino all’italiana.

bagolari fioriti alle Cascine di Firenze

bagolari fioriti alle Cascine di Firenze

 

Nella villa vicina, La Petraia, appena si entra nel giardino si vede un gran LECCIO col tronco dalla circonferenza di 4 metri e, dalla parte opposta alla fontana, una parente QUERCIA ROVERELLA di trecento anni con una circonferenza del tronco di 4,5 metri. Nel parco dietro la villa ci sono alcuni antichi cipressi malandati, di cui uno millenario dal tronco enorme ma dalla chioma ormai esigua.

A Campi Bisenzio, nel giardino esterno della villa Montalvo, sede della biblioteca comunale, c’è un bellissimo PLATANO della possibile età di 200 anni, col tronco dalla circonferenza di 6 metri ed un’altezza di oltre 20. I platani sono fra gli alberi più grandi e robusti, con ampie foglie palmate, che spesso restano, secche, in parte sui rami in inverno, insieme ai frutti rotondi e duri come legno. La corteccia è bianca e liscia, con chiazze gialle, beige, verdi che si sfaldano e che fanno un effetto a pelle di leopardo. Davanti all’ingresso della biblioteca c’è una grande CATALPA l’albero che fiorisce in bianco a primavera ed ha per frutti dei lunghi baccelli a forma di sottili sigari. Coricato e sostenuto da un tutore metallico, un ALBERO DI GIUDA, che fiorisce in rosa acceso verso Pasqua, anche lungo il tronco. Un PINO DOMESTICO con circonferenza di circa 3 metri è vicino al cancello di accesso al giardino dove si fanno le manifestazioni, in cui due TIGLI allargano una bellissima chioma. Nel viale c’è un grande TASSODIO, o cipresso calvo, che prende acqua dal fosso dato che la sua specie nelle paludi della Florida vive abitualmente nelle paludi, riuscendo a respirare anche con le radici sommerse, grazie agli pneumatofori, tronchetti conici sottili che si innalzano emergendo dall’acqua. In autunno diventa di un colore fulvo spettacolare, prima che le foglioline cadano.

A Pratolino, nel parco della villa Demidoff ci sono molti begli alberi e grandi QUERCE (cerri e roveri). Sul grande prato davanti alla Paggeria c’è una QUERCIA FARNIA dal tronco con una circonferenza di circa 7 metri, anche se di altezza modesta. Risale al 1700.  Su un fianco c’è un TIGLIO ARGENTATO con circonferenza di 4,50 m. e in fondo al prato un PLATANO coi rami bassi che si appoggiano a terra e una circonferenza del tronco di 7 metri, piantato nel 1850.

A Calenzano, sul confine con Sesto Fiorentino c’è il parco del Neto, realizzato per una villa nobiliare ottocentesca non più esistente, in una zona paludosa. Per questo, fra i suoi alberi spiccano dei bei TASSODI dai tronchi con circonferenza di 6 metri e altezza intorno ai 40, dato che l’età di alcuni oltrepassa il secolo (vedi decrizione sopra). Ci sono anche bei PLATANI e un PINO D’ALEPPO dalla sagoma fra le più belle che si possano trovare e una circonferenza del tronco di oltre 4 metri. Questo tipo di pino si trova generalmente in zone più asciutte, ha gli aghi più lunghi e morbidi del pino domestico e pigne più piccole e sottili.

A Lastra a Signa, nel parco della villa Bellosguardo appartenuta a Caruso, dove dominano i sempreverdi, nello spazio in fondo ai terrazzamenti frontali della villa c’è un TIGLIO col la circonferenza del tronco di circa 4,50 m e l’età di circa 100 anni. Su un lato dello stesso spiazzo, che ha una piccola vasca con una scultura, c’è un LECCIO con circonferenza del tronco di circa 4 metri e un’età ultracentenaria.

Per vedere il più bel MANDORLO centenario, andate al km 16 della sp 26, nei pressi di Castelfalfi. A fine Febbraio lo vedrete vestito di fiori rosa sul prato che costeggia la strada, con un ramo appoggiato ad una costruzione diroccata in mattoni. Ha la circonferenza del tronco di 3 metri. I mandorli sono fra i primi alberi a fiorire ed hanno corolle rosa o bianche. In Sicilia e Sardegna questo avviene a Dicembre/Gennaio. In Toscana un mese dopo.

 

sequoie sempreverdi a Sammezzano

sequoie sempreverdi a Sammezzano

 

Nel comune di Reggello, a Leccio, c’è il parco del neogotico castello di Sammezzano, abbandonato in attesa di riqualificazione. E’ stato realizzato dopo l’unità d’Italia dal marchese Ferdinando Panciatichi Ximenes d’Aragona, appassionato d’architettura e natura. Non c’è alcuna indicazione ma, nel territorio di Leccio, a monte della rotonda del centro commerciale The Mall, c’è uno spiazzo sterrato vicino a un piccolo edificio semi-nascosto dalla vegetazione, dove parcheggiare. Si sale per la stradina sulla sinistra, dopo poco si oltrepassa la sbarra rossa e si sale lungo la strada nel bosco, orlata di SEQUOIE SEMPREVERDI, di cui alcune davvero notevoli, con tronchi che arrivano a 6 metri di circonferenza, con altezze che sfiorano i 50 metri e un’età di circa 150 anni. Altre sono molto più piccole. In totale ce ne sono circa 250. Grandi LECCI, TIGLI ma anche CEDRI DEL LIBANO si mescolano ad altri alberi boschivi. In un grande prato si vedrà un CIPRESSO DI LAWSON, UN LIBOCEDRO, UNA SEQUOIA GIGANTE. Si arriva in cima dove il bel castello viene aperto in pochissime occasioni dal comitato FPXA. Il grande prato che ha davanti è orlato di grandi CEDRI DEL LIBANO. Si torna indietro per un breve tratto e, invece di continuare lungo il viale precedente, si scende a sinistra, passando attraverso quello che un tempo doveva essere stato un cancello. Si arriva in fondo, dove una stradina asfaltata porta nel paesino di Leccio. Si continua, però, a sinistra e, camminando per 10 minuti si arriva ad uno slargo dove due SEQUOIE SEMPREVERDI sono unite per circa 2 metri, per poi dividersi. Il tronco doppio ha una circonferenza di oltre 8 metri. Si torna fino alla stradina per il paese ma si prosegue diritti fino a che si ritrova la sbarra rossa sulla destra. Si scende a sinistra e si arriva al punto di partenza. Contare un paio d’ore di passeggiata. Le sequoie sono il genere d’albero fra i più grandi e longevi del mondo. Raggiungono i 100 metri di altezza e superano i 2000 anni di età. Sono originarie della California, ma in tempi lontanissimi c’erano anche in Italia. Le sequoie sempreverdi hanno foglioline che somigliano a quelle dei tassi, mentre quelle delle giganti (sempreverdi anche loro) ricordano maggiormente i cipressi.

A Vallombrosa, a 1000 m slm. c’è un arboreto fra i più grandi antichi (1880) ed importanti d’Italia, che permette di vedere da vicino alberi di provenienza anche esotica e, ormai ultracentenari. Tra questi un LIBOCEDRO (detto Cedro della California, dalla corteccia color ruggine e foglie simili a quelle del cipresso) con la circonferenza del tronco di circa 7, 50  metri una TUJA PLICATA di oltre 6 (simile al libocedro ma con tronco più liscio e di un marrone tendente al grigio, con piccolissime pigne tonde con spuntoncini), una SEQUOIA GIGANTE di 8, due DOUGLASIE gemelle, ciascuna con un tronco di circa 5 metri ciascuna, unite alla base,(sono grandi abeti con la corteccia tendente al rossiccio e le pigne con dei filetti che spuntano fra le scaglie) un PINO LAMBERTIANO di 6 metri, che fa pigne grosse come piedi, ma anche una bellissima CRYPTOMERIA JAPONICA GLOBOSA NANA. L’altezza di questi alberi, esclusa la cryptomeria, è tra i 40 e i 50 metri. Si visita liberamente solo in estate il sabato e la domenica, altrimenti occorre prenotare.. Altissimo e dal tronco possente è anche un OLMO CAMPESTRE vicino alla casetta nei pressi della grande vasca che è davanti al monastero dei benedettini vallombrosani, che in passato avevano realizzato boschi di abeti bianchi. Sono numerosi anche i TIGLI dai tronchi con circonferenze di 4 metri e altezza di 30, ACERI DI MONTE, ABETI DI DOUGLAS, (americani, con foglioline più lunghe dei nostri abeti, pigne relativamente piccole con ciuffetti che escono dalle scaglie) così come di ABETI BIANCHI (tronco chiaro, righina bianca nella pagina inferiore delle foglioline, pigne che restano sui rami alti e si sfaldano, facendo volar via i semi). Sono così numerosi che è inutile elencarli qui. Basta guardarsi intorno. C’è anche una SEQUOIA GIGANTE col tronco dalla circonferenza di circa 7 metri, nel giardino dell’albergo di fronte al monastero

Vicino a Vinci, a Faltognano, una stradina sale verso la piccola chiesa con un grande prato al cui centro vive un LECCIO di circa 200 anni, dal tronco con circonferenza di 5 metri ed una chioma che era molto ampia. L’albero è però in cattivo stato, nonostante le cure.

A Palazzuolo sul Senio, circa 800 m slm, si può fare una suggestiva escursione per andare a vedere uno dei più integri CASTAGNI MARRONI che possa capitare di vedere. Dal bellissimo paese salire verso Firenzuola e dopo 3 km circa, al km 14,700 si trova sulla sinistra una strada sterrata e impervia che sale per 2 km circa. Dopo il primo chilometro prendere a sinistra. Si troveranno dopo 200 m delle case con davanti un pioppo e dopo altri 200 m. altre case con davanti un bel noce. Continuando a salire fra i carpini, si arriverà ad un grande prato, in località Prati Piani. Sulla destra, al margine di un boschetto c’è l’albero di 400 anni e dalla circonferenza di circa 8 metri. I MARRONI, varietà selezionata dall’uomo, producono frutti più grandi di quanto facciano i CASTAGNI, ma hanno bisogno di qualcuno di loro nelle vicinanze per fecondare i fiori femminili. Infatti i loro fiori maschili sono molto scarsi.

 

 

Alberi monumentali della Toscana, provincia di Grosseto

by 8 gennaio 2009
sughera di Roselle

sughera di Roselle

 

Nel comune di Roccastrada, frazione di Sassofortino, prima di uscire dal paese in direzione ovest, sulla sinistra si vede un enorme CASTAGNO col tronco dalla circonferenza di circa 5 metri ma non molto alto, dato che la parte vigorosa è quella dei vari tronchi giovani nati intorno a lui, dalle radici, come polloni. E’ comunque molto bello, nel prato recintato lungo la strada. Salendo verso la zona boschiva si trovano subito molti castagni secolari di grandi dimensioni.

Nella successiva frazione di Roccatederighi, in cima al paese antico su rocce suggestive, si trova un TIGLIO selvatico di 106 anni, ma che ne dimostra meno della metà, probabilmente a causa delle difficili condizioni in cui è cresciuto. Merita di essere visto per il suo significato: è stato messo a dimora su richiesta di un uomo invalido che abitava nella casa di fronte a lui, che non potendo andare nel bosco aveva voluto almeno qualche albero che glie lo ricordasse. Salendo per la stradina che porta allo stadio, si trova un bosco di CASTAGNI secolari.

Appena arrivati a Magliano, sulla destra si vede una chiesetta romanica con le indicazioni per visitare un OLIVO antichissimo, pare di 3000 anni, all’interno del podere parrocchiale, sempre aperto. La parte vitale non ne ha più di 200 ma quella antica, anche se morta è molto suggestiva e sembra formare il corpo di un quadrupede. Peccato che la recinzione per proteggere l’albero sia così brutta. L’olivo è detto “della strega” per le solite superstizioni a proposito dei sabba intorno a lui.

Da Manciano, prendere la direzione per Viterbo e continuare per circa 5 chilometri fino a che, prima che inizi una discesa, si prende sulla destra una strada sterrata e si continua per circa 1,4 chilometri. Sulla sinistra percorrere il breve tratto che porta alla fattoria Zambernardi dove si vede subito una bellissima QUERCIA ROVERE col tronco dalla circonferenza di circa 4 metri ed un’altezza di almeno 20. L’età è valutabile tra i 200 ed i 300 anni.

Nel comune di Montieri, a Travale, si trova un CORNIOLO di circa 300 anni d’età. Al bivio lungo la strada che dalle Galleraie va a Travale si vede l’indicazione per l’albero a sinistra. Si scende e poi si risale, prima del luogo dove c’è un soffione boracifero incanalato. Dato che il corniolo è un arbusto, le dimensioni sono ridotte e sembrano quelle di un comune albero. Pur trovandosi su una proprietà privata, è accessibile e si trova vicino alla casa, sostenuto da un pergolato e da tiranti. Fiorisce a febbraio, con fiorellini gialli visibili da lontano, quando ancora non ci sono foglie.

 Tra il chilometro 24 e 25 della strada provinciale che da Grosseto va a Roccalbegna, sulla destra in un prato accanto ad un rustico più in alto rispetto alla carreggiata, si vede l’amplissima chioma di una magnifica QUERCIA ROVERELLA di almeno 200 anni, col tronco dalla circonferenza di circa 5 metri.

 Oltrepassata la bella Roccalbegna, salire fino a che, sulla sinistra, facendo molta attenzione si vede il cartello che indica la riserva naturale del Pescinello. Si sale per la strada sterrata fino al punto dove si può parcheggiare. Telefonando al 333 1350610 di giorno e lo 0564 989176 la sera, si può essere accompagnati alla visita agli alberi monumentali della zona, in un ambiente selvaggio e bellissimo: QUERCE, TIGLI, CARPINI, CORNIOLI, ACERI hanno qui forme inconsuete in luoghi molto suggestivi.

 Dallo spiazzo che si trova davanti all’ingresso della zona archeologica di Roselle, si vede all’interno una magnifica SUGHERA con la corteccia intatta ed un tronco dalla circonferenza di circa 4 metri.

 

 

alberi monumentali della Toscana, provincia di Livorno

by 7 gennaio 2009
pino livornese

pino della via aurelia

 

Appena si svolta dalla via Aurelia verso Bolgheri, inizia il viale di CIPRESSI più celebre d’Italia, di 4,5 km. Citato da Carducci, è ancora molto suggestivo, nonostante gli alberi, di cui qualcuno ancora antico di 170 anni, non siano molto grossi. I cipressi, che crescono sui terreni più aridi, sono stati usati in passato come frangivento per proteggere i campi. Grazie alle profonde radici che li ancorano bene al terreno e alla forma affusolata, quando sono piantati vicini come in questo viale, rallentano efficacemente il vento.

Dall’uscita della superstrada al viale di cipressi, si vedono molti bei PINI DOMESTICI, dalla caratteristica forma ad ombrello che prendono con l’età, dopo averla avuta a globo. Un chilometro più a sud dell’imbocco del viale di cipressi, intorno allo spiazzo di sosta di un ristorante ce ne sono di molto massicci, più che centenari, col tronco dalla circonferenza di 4 metri e l’altezza di 20. I pini domestici sono stati diffusi dall’uomo per i semi contenuti nelle sue pigne: i pinoli che servono per dolci e salse.

Vicino al cancello d’ingresso al Museo di Storia Naturale di Livorno, un bellissimo PINO DOMESTICO tiene aperto il suo ombrello sopra i due vialetti. Oltre l’edificio principale, la settecentesca villa Henderson, due PLATANI ragguardevoli e probabilmente coetanei (250 anni) del pino e della villa, danno una gradevole ombra.

 

Alberi monumentali della toscana, provincia di Lucca

by 6 gennaio 2009
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tiglio di Lucca

 

PER VISITE BOTANICHE in italiano, francesce, spagnolo, inglese e tedesco AI GIARDINI DELLE VILLE DI MARLIA E SEGROMIGNO, NEL COMUNE DI CAPANNORI, CONTATTATEMI AL 329 3787557

A Capannori in località Marlia e Segromigno ci sono le splendide ville rinascimentali e barocche dai grandi parchi all’inglese, ma con parti all’italiana e alberi monumentali di notevole bellezza e dimensioni. CAMELIE, LIRIODENDRI, PLATANI, QUERCE, MAGNOLIE e SEQUOIE, ma anche LECCI e TIGLI, GINKGO, FAGGI e TASSI, disposti in scenari di grande suggestione. I parchi delle ville Torrigiani, Grabau e Reale sono i più ampi, per i quali vale la pena calcolare almeno un’ora di visita ciascuno. Anche le altre ville offrono però una vista molto piacevole e istruttiva.

Da Montecarlo alta, continuare in piano per 2,5 km ed imboccare la stradina sulla destra in curva, nella frazione di San Martino in Colle. Da lì continuare in discesa per la stradina principale, che diventa sterrata ma ben praticabile in auto, per circa 500 metri. Si arriverà ad un incrocio dove una magnifica QUERCIA FARNIA di almeno 500 anni estende enormi rami laterali, in buona parte rivestiti di muschio. Il tronco ha una circonferenza di 4 metri e l’altezza è di 20. E’ chiamata Quercia delle streghe. Il suo tronco basso ed i rami tanto lunghi dimostrano che è cresciuta senza concorrenti nelle vicinanze. Alberi molto vicini gli uni agli altri diventano altissimi, nella ricerca della luce.

In Garfagnana, a Seravezza, si può prendere la strada verso Castelnuovo Garfagnana, che sale attraverso un paesaggio fra i più belli, verso cave di marmo che sembrano un castello scolpito nella montagna poi oltre fra rocce, vegetazione e punti d’acqua incantevoli, qualche antico mulino di fiaba e qualche fabbrica da incubo.

A Bagni di Lucca, di fronte alla biblioteca comunale, nel giardino di una villa c’è un altissimo TIGLIO SELVATICO, di almeno 25 metri, dal tronco rivestito di muschio. Il tiglio ha il tronco ed i rami color marrone scuro, scanalato. Si riconosce al profumo a Maggio, quando i suoi fiori color giallo chiaro attirano le api. Presto diventano frutti: piccole sferette appese ad un’ala che, più tardi li farà vorticare volando in cerca di un terreno dove attecchire.

Nell’Orto Botanico di Lucca c’è un CEDRO DEL LIBANO di 190 anni, con la circonferenza del tronco di circa 5 metri. E’ basso ma molto bello. Si nota bene la mancanza della punta, caratteristica di questi alberi dopo i 100 anni, quando la appiattiscono. Valgono il colpo d’occhio 3 GINKGO BILOBA maschi che si trovano nel recinto delle serre. Sono molto grossi pur avendo solo 60 anni, perché la pianta originaria del 1880, nel 1950 era stata incenerita da un fulmine. Dalle radici sono nati i bellissimi alberi che hanno usufruito del vigore ed estensione di questa base.

In un angolo ci sono anche quattro piante di ALLORO, di cui 2 maschi e due femmine, vicinissime e molto alte. E’ eccezionale trovare questo albero con tali dimensioni e probabile età avanzata, perché di solito è un arbusto.

Fra le mura di Lucca e la stazione ferroviaria ci sono due bellissimi TIGLI dalla chioma a candelabro, sui lati della stradina che porta alle mura.

Da Barga, salire per 11 chilometri verso la frazione di Renaio a 1000 m. slm. Qui si trovano grossi CASTAGNI di oltre 600 anni, tanto vicino alle case quando lungo il ripido pendio. Solo sul crinale ci sono dei faggi, che generalmente crescono proprio dai mille metri di altitudine in su. I castagni sono molto diffusi in questa zona. Sul versante opposto ci sono quelli tagliati a ceduo, per l’estrazione del tannino da parte di una fabbrica a fondovalle.

A Varliano, sull’ampio prato della chiesa, ci sono vari CASTAGNI monumentali, intorno ai quali si celebra ogni anno la festa del Maggio.

 

alberi monumentali della Toscana, provincia di Massacarrara

by 5 gennaio 2009
cedri di Pontremoli

cedri di Pontremoli

 

In Lunigiana, ci sono bellissimi CASTAGNETI, con esemplari ultracentenari. A Vinca, un paesino in un paesaggio meraviglioso, oltrepassato l’abitato, trovato uno slargo con la statua della Madonna, si può lasciare l’automezzo e salire a piedi in un bosco di CASTAGNI molto grossi e belli. Si trova Vinca percorrendo la strada che congiunge Aulla a Castelnuovo Garfagnana, non lontano da Fivizzano e da Equi Terme.

Un castagneto di pianura, e dunque insolito, dato che questo tipo di albero cresce abitualmente verso i 400-600 metri di altezza, si trova a Filetto, vicino a Villafranca, sulla strada che va da Aulla a Pontremoli.

A Cervara, raggiungibile da Pontremoli, in un bosco si trova uno degli esemplari più antichi e più grossi d’Italia. E’ possibile visitarlo solo con la bella stagione. Chiedere al bar di Cervara.

A Pontremoli, fuori dall’abitato si può fare una passeggiata fino alla villa Dosi (proprietà privata). Si potranno vedere, oltre il cancello. Due imponenti e monumentali CEDRI DEL LIBANO.

Sempre a Pontremoli, nel giardinetto pubblico vicino alla torre ed al ponte pedonale più a Sud, si trova un enorme SALICE BIANCO, tanto grande da sembrare un pioppo, del quale è parente. Il tronco ha una circonferenza di circa 5 metri.

 

Alberi monumentali della Toscana, provincia di Pistoia

by 3 gennaio 2009

 

bagolaro di Pistoia

bagolaro di Pistoia

 

Nel centro storico di Pistoia, vicino all’ingresso del Bastione Mediceo c’è un BAGOLARO centenario dalla forma a soffione perfetta. All’interno del bastione, nel cortile, c’è un CILIEGIO probabilmente della stessa età.

Verso l’Abetone, deviando in direzione di Piteglio, che occorre oltrepassare, salendo per alcuni chilometri, fino alla Macchia Antonini dove c’è, proprio prima di una chiesetta, un bell’esemplare antico di ABETE BIANCO, vicino ad altri di età e dimensioni poco inferiori. L’abete bianco ha questo aggettivo perché sulla pagina inferiore degli aghi ha venature chiare. Guardandolo di sotto in su, dunque, ha un aspetto un poco argentato. Inoltre si riconosce per i rametti rigidi, con gli agli disposti a pettine e le pigne verticali. Al contrario l’abete rosso, che gli assomiglia, ha il legno dei rametti rossicci, gli aghi più sciolti, i rametti in parte penduli, come larghe maniche di un abito. Anche le pigne sono pendule.

Altri begli alberi sono gli ACERI MONTANI dalla corteccia grigia che, staccandosi, mostra un bel legno rosato dai disegni in rilievo. Dall’Abetone scendendo verso Pistoia, lungo la strada ce ne sono di molto grandi. Poco dopo la casa cantoniera, su una curva a esse, verso valle, c’è un ABETE BIANCO di 260 anni. La corteccia e le pigne, ma non il legno di questo tipo di abete, sono resinosi. Dalle foglie si ricava un olio essenziale curativo delle vie respiratorie. Le  conifere, che hanno come frutti dei coni legnosi, sono gimnosperme (gymnos, in greco significa nudo e sperma, seme). I coni (pigne), infatti, contengono i semi non protetti dall’ovario, sotto le squame. Il polline delle infiorescenze maschili viene così trasportato dal vento e fatto cadere sulle quelle femminili dentro cui si insinua. Gli alberi più evoluti, angiosperme (da angeion, involucro), hanno fiori con corolle, colori e profumi per attirare gli insetti che vi entrano e vi portano il polline raccolto in un altro fiore, facendolo arrivare agli ovuli, protetti dall’ovario. Le pigne dell’abete bianco non cadono a terra ma lasciano cadere le scaglie e volar via i semi, mantenendo sui rami solo il perno centrale, che sembra una candelina.

A Cutigliano, vicino alla chiesa c’è un grande ACERO DI MONTE della possibile età di 200 anni. Il tronco ha una circonferenza di 5 metri e l’altezza è di circa 30. E’ però molto provato.