I miei articoli

LE DONNE DEGLI ALBERI

by 6 febbraio 2007

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Wangari Maathai, biologa keniota, nel 2004 ha vinto il premio Nobel per la pace e l’ambiente, dopo aver dedicato la vita alla difesa del territorio, realizzata secondo modalità femminili. Ha fatto piantare 30 milioni di alberi là dove il disboscamento stava provocando un’erosione che avrebbe danneggiato immensamente il suo Paese. Ha creato il Green Belt Movement, col quale ha dato modo alle famiglie contadine, ed in particolare alle donne, di piantare e sorvegliare la crescita degli alberi. Questo ha offerto loro la possibilità di sentirsi gratificate moralmente ed economicamente, dato che questa attività dava anche un piccolo e gradito reddito supplementare.

E’ riuscita a coinvolgere la popolazione per sventare la distruzione dell’unico parco cittadino di Nairobi, dove sarebbe dovuto sorgere un enorme centro commerciale. Le sue attività le hanno valso la fine del suo matrimonio, l’imprigionamento e attacchi alla sua stessa vita. Entrata in politica, ha fondato il Mazingira Green Party, oltre ad aver avuto varie cariche importanti per la protezione dell’ambiente e della pace.

E’ possibile leggere la sua auto-biografia, uscita in Italia nel 2006.

 

Julia Butterfly Hill

Julia Butterfly Hill è invece una giovane statunitense poco più che trentenne, diventata celebre per aver vissuto durante due anni su una sequoia, evitando che venisse abbattuta e che il bosco fosse distrutto. Nel 1997, un gruppo di attivisti aveva deciso di installarsi sugli alberi rimasti in una zona già parzialmente disboscata e che, per questo, era già franata distruggendo diverse case. Per poter resistere più a lungo, in una notte di luna piena era stata costruita una piattaforma su una grande sequoia, chiamata da allora Luna. Julia non pensava di rimanerci tanto tempo, ma alla fine sono stati necessari due anni per attirare un’attenzione sufficiente sulla questione. Naturalmente, hanno cercato di farla scendere spaventandola e tagliandole i viveri. Lei ha resistito ed ha ottenuto un grande risultato. Ha poi fondato l’associazione Circle of Life. Si occupa da allora di difendere l’ambiente e di diffondere la cultura vegana. “Ognuno può fare la differenza” è il titolo del libro che racconta la sua esperienza.

NELSON MANDELA e i tribunali per la verità e la riconciliazione

by 6 febbraio 2007

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Nelson Mandela nato nel 1918, che ha passato in prigione 25 anni della sua vita a causa della lotta contro l’apartheid del Sudafrica, dopo esserne uscito nel 1990 è diventato nel 1994 il primo presidente nero del suo Paese. Insieme a De Klerk, che lo è stato prima di lui, nel 1993 ha avuto il Nobel per la pace.

Ciò che lo ha fatto brillare per saggezza è stata l’istituzione della commissione per la verità e la riconciliazione nel 1996, sotto la presidenza del vescovo anglicano Desmond Tutu Era necessario rendere giustizia a chi era stato vittima delle più terribili torture, repressioni, violenze ed uccisioni da parte dei bianchi. La cosa più importante emersa dalle discussioni fra Mandela e quelli che avevano subito i torti era il poter cambiare qualcosa nello stato d’animo delle vittime quanto dei carnefici. Questo si poteva fare verso i primi con la consolazione del loro dolore, non con la vendetta. Riconoscere la sofferenza delle persone è un buon modo per lenirlo. Per ottenere questo è necessario che i carnefici ammettano tutte le loro colpe e le descrivano, per rendersi conto appieno di quanto hanno fatto. Dato che, in cambio, i loro giudici sudafricani avevano deciso di non punirli, questo li aveva aiutati senz’altro a confessare.

L’ammissione dei torti commessi ha il potere di attenuare la sofferenza di chi è stato rinnegato attraverso le ingiustizie. Chi subisce un torto, infatti, vede calpestato un suo diritto e spesso la sua stessa esistenza. La presa di coscienza di quanto hanno fatto i colpevoli ha più valore di qualsiasi altra cosa per entrambe le parti. La negazione delle azioni, dei pensieri e dei sentimenti negativi genera nell’animo umano un rancore inestinguibile e prima o poi si traduce in qualcosa di molto pericoloso. I carnefici possono redimersi confessando i loro torti, per mettersi nelle condizioni di pentirsene, avendone preso coscienza. Nascondere in sé la violenza genera non solo tormento, ma anche la rovina dell’anima. L’istituzione della confessione che c’è nella religione cattolica ha questo significato, non il potersi alleggerire la coscienza a buon mercato.

Di fatto, però, è stato in Sud Africa che questo principio ha avuto applicazione significativa ed ufficiale. Per anni ci sono stati i processi che hanno permesso di digerire il grande peso che altrimenti avrebbe impedito una vera pacificazione. Questo ha fatto capire qualcosa in più su cosa succede nell’animo umano.

 

Dal mio libro Viaggiare come la luna -per conoscere chi e cosa fa il mondo migliore

 

AUGUSTO BOAL e il Teatro dell’oppresso

by 6 febbraio 2007

augusto-boalAugusto Boal, nato nel 1931 in Brasile, dove è morto nel 2009, dopo essere diventato direttore del teatro Arena aveva approfondito ciò che l’educatore Paulo Friere aveva elaborato a proposito delle possibilità che ha la parola di aiutare l’uomo a liberarsi dalle oppressioni.

Nel 1971, dopo aver subito un arresto ed essere stato torturato durante la dittatura, a causa delle sue idee politiche che si traducevano nelle opere teatrali, era espatriato in Argentina e poi in Perù. Lì si era occupato di alfabetizzazione, mettendo a punto il Teatro dell’Oppresso, spiegato nel 1974 nel suo primo libro sull’argomento. Nel 76 era arrivato in Portogallo e poi a Parigi dove aveva fondato il Centro Teatrale dell’Oppresso. Nel 1986, terminata la dittatura in Brasile, Boal era stato invitato a tornare e a fondare lì il suo teatro. Nel 1992, era stato spinto a candidarsi in politica per far conoscere il suo lavoro e quindi eletto consigliere comunale. Nel 1995 a Rio c’erano 50 gruppi del TDO ma quello stesso anno la carica non era stata riconfermata ed i finanziamenti erano cessati.

Il Teatro dell’Oppresso, che mette in scena problemi sociali con attori professionisti, prevede l’intervento del pubblico nella soluzione finale. Sperimentando con l’improvvisazione una conclusione positiva di un dramma, lo spettatore diventato momentaneamente attore, avvia dentro di sé ciò che lo potrà portare a realizzare nella sua vita quanto ha fatto sul palco.

Infatti, per liberarsi da comportamenti dannosi per sé e per gli altri, è necessario trovare autonomamente la forza e l’idea. Gli altri possono solo offrire lo stimolo. Questo è la messa in scena del teatro di Boal che si realizza nelle piazze, nelle comunità, nei luoghi dove è diffuso un tipo di problematica. Si chiama teatro forum.

Ad esempio, in un villaggio dove si sa che i genitori non mandano i figli a scuola, si rappresenta in piazza quella situazione fino a che qualcuno degli spettatori, disturbato dal vedere la sottolineatura di ciò che lui stesso fa, interviene interpretando una soluzione diversa. C’è in questa fase anche l’aiuto di un operatore e del resto del pubblico, una partecipazione per la messa a punto di una soluzione soddisfacente. Le persone che non riescono a riconoscere in sé realmente e dunque nemmeno a correggere un comportamento dannoso, arrivano meglio a vederlo se commesso da altri. Poter vivere nella finzione il raddrizzamento dell’errore ne aiuta il riconoscimento e per questo può portare alla sua modifica reale.

Una forma con funzioni analoghe è il teatro invisibile. In questo caso nessuno degli spettatori è al corrente della finzione, ma interverrà ugualmente. La scena va rappresentata mescolandosi alla gente, come può succedere in una metropolitana, su un tema adatto al luogo, come le aggressioni, le molestie sessuali o il razzismo. Gli inconsapevoli spettatori sono così portati a rendersi conto dei loro comportamenti scorretti e ad interpretare un miglioramento.

Il TDO nasce come teatro politico ma, in realtà, si traduce in teatro umano. Capire l’animo umano è indispensabile per migliorarne il comportamento e ridurre la violenza verso di sé e verso gli altri.

 

ALEJANDRO JODOROWSKY e la psicomagia

by 6 febbraio 2007

jodorowsky

Negli anni ottanta Alejandro Jodorowsky ha dato avvio a Parigi al Cabaret Mystique. La gente era invitata ad esporgli un tormento da cui volesse liberarsi, sapendo che lui avrebbe suggerito una messinscena spettacolare per farlo. Scrittore e artista, aveva scoperto con la propria esperienza di vita e la sua frequentazione di abilissimi guaritori, quanto la parte più antica, profonda ed oscura della nostra psiche sia modellata ed influenzata dalle suggestioni. E’ lei, di gran lunga la più potente nel condizionare la vita ed è dunque a lei che bisogna rivolgersi per attenuare la tirannia che spesso esercita.

Fin dalla nascita in Cile, nel 1929 da genitori russi ebrei, aveva sofferto molto per i loro problemi interiori che si traducevano in comportamenti opprimenti per il figlio. Aveva avuto però la fortuna di conoscere persone tra cui vari artisti, che avevano contribuito alla trasformazione in atti creativi, di ciò che sarebbe potuta essere tragedia. Dai guaritori aveva capito quanto i trucchi da maghi fossero fondamentali per ritrovare la salute del corpo quanto dello spirito. Gli erano stati utili per elaborare e digerire le proprie sofferenze, incanalando l’energia distruttiva nella creazione scenica. Infatti, ciò che conta per l’inconscio è la suggestione che le azioni creano, più della loro verità. Come attore, regista e scrittore ha realizzato ottimi lavori, diffondendo al tempo stesso la propria conoscenza di ciò che avviene nell’animo umano. I contatti avuti con moltissime discipline artistiche, psicologiche e religiose dalle varie parti del mondo gli hanno fatto capire quanto forme diverse riconducano ad una stessa essenza.

La Psicomagia è il suo metodo sincero per aiutare chi ne abbia bisogno, attraverso i trucchi che l’inconscio crede reali, nonostante gli avvertimenti della ragione. Se non fosse così non sarebbe possibile neppure cadere nelle infinite trappole delle immagini mentali e dunque essere vittime di truffe e inganni di ogni tipo. Ben raramente gli esseri umani si rendono conto di decidere in base ad impulsi arcaici anziché attraverso la ragione.

Conoscere l’animo umano permette di capirlo, almeno in parte e capendolo si può amarlo, dunque anche migliorarlo.

 

 

GIORGIO NARDONE e la psicologia strategica

by 6 febbraio 2007

giorgio nardoneGiorgio Nardone e Paul Watzlawick, che avevano condotto ricerche nel celebre Centro di Studi Mentali di Palo Alto, in California, hanno aperto insieme ad Arezzo una ventina d’anni fa il centro di terapia strategica.

Avendo sperimentato e compreso le forme mentali che portano a molti tipi di disturbi del sentire e dunque del comportamento, hanno messo a punto le strategie che permettono di modificarle con successo. Attacchi di panico, manie, anoressia, bulimia, dipendenze e comportamenti molesti possono essere neutralizzati attraverso terapie brevissime, basate su strategie efficaci, capaci di sorprendere e dunque sviare comportamenti disfunzionali. Anche gli innumerevoli problemi di comunicazione che portano ad incomprensioni apparentemente irrisolvibili, trovano giovamento con questo metodo. Gli psicologi specializzati riescono in poche sedute a capovolgere molte situazioni.

La comunicazione, intesa in senso profondo, è alla base del problema e della soluzione. Tra sentire e pensare, tra passato e presente, tra persona e persona i ponti che permettono la connessione e dunque l’intesa sono pochi e mal fatti.

La vera difficoltà nell’applicazione personale degli interessanti principi su cui si basa la comunicazione strategica è il cambiamento graduale di mentalità necessario a chi vuol lavorare su di sé. Infatti, ciascuno deve fare i conti con i propri limiti, le proprie ferite interiori, la propria solitudine nell’utilizzare metodi che la stragrande maggioranza delle persone ignora. La comunicazione strategica si basa sul saper entrare nelle logiche della controparte, anziché contrapporvisi. Questo richiede una grande consapevolezza ed autocontrollo, che si raggiungono col tempo, la pazienza ed il coraggio. Tutta la società umana è basata sulla contrapposizione ed andare controcorrente è una grande impresa.

Per chi non ha mezzi economici che gli permettano di pagare le prestazioni dei professionisti della psicologia strategica, esiste una onlus che offre prestazioni gratuite. Su internet si trovano gli indirizzi dei professionisti in molte città, capaci di capire l’animo umano ed aiutarlo ad emanciparsi dalle difficoltà.

 

GIANNI RODARI e la fantasia

by 6 febbraio 2007

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 Gianni Rodari, che era nato ad Omegna sul lago d’Orta nel 1920, da giornalista aveva iniziato a scrivere filastrocche e storie per bambini. Erano creazioni che sapevano mantenere un tono umoristico anche quando trattavano i temi più seri. Lo scrittore dava grande importanza al potere della parola, che nella fantasia aiuta ad alleggerire l’uomo dalle sue schiavitù. Aveva contatti frequenti con i ragazzi, sia dentro che fuori dalle scuole, esortandoli a fare grandi progetti, a credere nelle utopie, per poter contribuire in positivo alla società. Aveva creato una rivista per loro e il suo successo era grandissimo anche con gli adulti. I suoi libri sono stati usati come testi delle scuole elementari dagli insegnanti entusiasti per i risultati che l’intelligenza giocosa faceva realizzare agli allievi. Sapeva capire l’animo umano e per questo lo sapeva stimolare nel modo giusto.

E’ stato il più famoso ed amato pedagogo italiano, molto popolare anche all’estero. Sergio Endrigo ha cantato alcune sue canzoni di grande bellezza e profondità, anche se in forma leggera. CI VUOLE UN FIORE è un esempio che mostra i legami che ci sono fra le attività anche apparentemente più lontane.

E’ morto a 60 anni ma ad Omegna è stato creato il Parco della Fantasia che continua a diffondere il suo metodo attraverso molte attività tutto l’anno.