I miei articoli

PREGIUDIZI ALIMENTARI

by 4 febbraio 2007

bilancia

Un tempo, non solo i poveri mangiavano i cibi nella condizione più grezza, ma si dovevano accontentare degli scarti e di tutto ciò che era di bassa qualità, avanzati dai ricchi. Questi, spingevano le loro manie fino agli eccessi più insensati. Loro, che si volevano distinguere anche per la pelle bianca, per meglio segnare la differenza con i contadini scuriti dal sole, volevano avere anche il cibo più bianco e raffinato che fosse possibile: il riso, lo zucchero, la farina e dunque il pane. In quelle condizioni, i cibi erano anche apparentemente più facili da digerire, visto che erano stati privati di tutto ciò che li rendeva scuri e duri. Che il procedimento per raggiungere il candore, li privasse del meglio della loro sostanza, aggiungendo addirittura parti tossiche, non lo sapevano né volevano saperlo. Così, il gusto per questi cibi impoveriti, ma di aspetto seducente, quando le condizioni sociali sono cambiate, è passato alle classi popolari.

Un motivo in più per la preferenza di cibi candidi, può essere anche la suggestione del loro aspetto, simile alla neve. Un paesaggio appena ricoperto dei suoi soffici e scintillanti cristalli nobilita qualsiasi cosa e alleggerisce l’animo. Le impressioni visive, sono molto importanti nelle scelte.

Da qualche decennio, sono le persone di cultura più elevata ad aver riconosciuto che i cibi grezzi, entro limiti ragionevoli, sono molto più nutrienti, gustosi e, cosa non da poco, meno inquinanti già per il fatto di subire molti passaggi in meno rispetto a quelli cosiddetti raffinati.

Lo zucchero, però, grezzo o no, è molto mal visto non tanto perché ciò che è dolcificato ingrassa, ma per una sua presunta tossicità. In realtà, è la quantità e la frequenza con cui lo si consuma ad essere negativa. Chi si nutre in modo sano, comunque, non ha bisogno di zucchero aggiunto, dato che la frutta contiene quello naturale, il fruttosio e i cibi ricchi di amidi, come riso, pasta, pane, ceci, fagioli ecc., sono naturalmente vagamente dolci. Il miele, invece, per le sue molte virtù può essere mangiato, sempre che questo avvenga con moderazione.

Un altro tipo di cibo molto mal visto da certi macrobiotici è l’insieme delle solanacee: pomodori, peperoni, patate, melanzane. E vero che sono parenti del giusquiamo, della belladonna, dello stramonio e del tabacco,  tossici, ma in parte anche curativi. Contengono solanine, di cui le piante si servono per respingere i parassiti, ma in dosi che a noi umani non fanno assolutamente niente di male, soprattutto se ci siamo abituati. Si dice che questa sostanza interferisca con certe funzioni dell’organismo, ma non è stato provato. Mangiare con moderazione e variando spesso, è il modo migliore per rendere innocuo anche ciò che potrebbe avere qualche contro-indicazione. Un vantaggio di questa modalità è l’abituare il corpo a far fronte a diversi pericoli, rendendolo molto più forte rispetto ad uno troppo protetto.

Il caffè è aborrito da certi salutisti perché la caffeina che contiene e gli serve da insetticida, è dunque un veleno. E’ possibile che, chi non ne abbia mai bevuto, la prima volta possa subire un’eccitazione fuori dal comune. Bere una o due tazzine di caffè al giorno, comunque, oltre ad essere un notevole piacere e proprio per questo agire positivamente su di noi, ben difficilmente può nuocere a chi sia sano.

Le bevande alcoliche sono considerate in certi casi addirittura demoniache, ma un bicchiere di vino o di birra, soprattutto durante un pasto con abbondanza di grasso, aiuta a digerire meglio, oltre ad esercitare le sue molte virtù stimolanti e rilassanti. Il piacere, poi, di bere qualcosa che abbia buon sapore e sia di qualità, ha notevoli effetti positivi anche sulle funzioni fisiche. Anche in questo caso, salvo particolari malattie, è solo la quantità, l’associazione con altro e le circostanze a determinare il buono o cattivo esito su di noi.

I funghi, che contengono chitina, la sostanza di cui sono fatti gli esoscheletri degli insetti, non sono fra i cibi più leggeri. Piccole quantità di funghi commestibili, ben cucinati, si possono mangiare senza problemi.

 

AIUTARE IL FEGATO

by 4 febbraio 2007

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Chi ha un carattere appassionato, spesso è anche collerico. L’indifferenza non sa cosa sia. Non sopporta gli ostacoli, le lungaggini, l’ipocrisia, tutto ciò che soffoca il
fuoco vitale. E’ facile, dunque, che una simile persona affronti imprese difficili e pericolose, pur di liberarsi dall’oppressione che prova di fronte alle ingiustizie. Tutto ciò produce molta adrenalina, che lascia scorie da smaltire. A questo provvede il fegato, il grande trasformatore e disintossicatore.
E’ il motivo per cui, di una persona coraggiosa si dice che ha fegato. Per il tanto lavoro è l’organo più grande che abbiamo ed anche il più caldo. Continuamente impegnato nello smaltimento dei fumi dell’animo, ma anche dallo stress fisico come la fame o il freddo, che incidono negativamente sulla psiche, ha bisogno di non essere sovraccaricato da cibi pesanti, o il risultato sarà il mal di testa. Verdure crude o appena
scottate, condite con olio d’oliva e limone, frutta fresca e croccante come le mele, riso alle erbe e tutto ciò che è leggero e il più vicino possibile al suo stato naturale, aiuta il fegato nel suo grande lavoro. Anche verdure amare come carciofi, cardi e catalogna, che stimolano la secrezione della bile, sono molto indicate, purché cucinate nel modo più leggero, ovviamente.
Il fegato, così alleggerito nei suoi compiti, permette di avere un buon umore ed energia. E’ l’unico organo che si rigenera quando è danneggiato, tagliato, amputato. Il mito di prometeo, coraggioso e ribelle, che aveva rubato il fuoco agli dei per donarlo agli uomini, rappresenta molto bene quest’organo. Infatti, una volta scoperto e acciuffato, il titano creatore e benefattore degli uomini era stato legato ad una roccia dove, ogni giorno un’aquila gli mangiava il fegato, che continuamente si rigenerava. Un altro
coraggioso, Ercole, lo ha liberato dopo aver ucciso il grande uccello.

IL RISO E LA RISATA

by 4 febbraio 2007

 

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Il riso è un’ottima medicina, sia in senso figurato (l’atto del ridere) che in quello fisico (i chicchi di riso cucinati).

Il cereale, di origine asiatica e portato in Europa prima del medioevo, è il più digeribile fra tutti. Per questo è consigliato ai malati, specialmente a quelli dell’intestino, da cui viene assimilato con una facilità superiore agli altri. Dato che non contiene glutine (presente invece nel frumento) è ottimo anche per i celiaci. Nel caso di malattie esotiche come l’ameba, che si prende bevendo acqua inquinata, una dieta stretta di riso è migliore di qualsiasi medicina. Così è per altre malattie. Il suo apprezzamento da parte dell’intestino è particolarmente importante perché è quest’organo che lavora al sistema immunitario. Chi è esposto alle infezioni se ne ricordi.

Il riso viene assorbito con gradualità, così che dà energie per un tempo molto più lungo di altri alimenti. Gli zuccheri prodotti dall’amido di riso garantiscono la durata della prestazione, quelli dello zucchero vero e proprio, solo lo sprint.

Dato che contiene poco sodio e molto potassio, assorbe l’acqua in eccesso nei tessuti, con vantaggi per la bellezza e la salute.

In passato, quando i cibi “bianchi” erano considerati più raffinati e le conoscenze scientifiche erano più ridotte, il riso quanto il frumento e lo zucchero, invece di essere lasciati il più possibile integri, con la loro buccia bigia, glie la si toglieva. E’ però nella buccia che si trova buona parte delle sostanze benefiche ed anche del gusto. Dunque, un riso nutriente, saporito ed anche piacevole da sentire sotto i denti è quello integrale, a cui sia stata tolta solo la buccia più dura ed indigesta.

Il rischio di buttare via il meglio c’è anche nel modo di cucinarlo. Va messo a freddo in una pentola (possibilmente con fondo spesso) e ricoperto d’acqua che lo oltrepassi di un centimetro se è riso che si cuoce in 20 minuti. Per quello integrale ce ne vuole di più. Appena inizia a bollire, si abbassa la fiamma e si lascia cuocere fino a che l’abbia completamente assorbita. Per le persone attente sarà facile non lasciar oltrepassare questo momento, che darà un riso squisito, anche se condito con semplice olio e delle erbe.

Le qualità medicinali del riso figurato, cioè l’atto del ridere, sono eccellenti e da accompagnare al cereale. Niente eguaglia la risata nello sbloccare le situazioni più pericolose e drammatiche. Anche la qualità del ridere va però ricercata. Un riso svuotato dei suoi migliori contenuti è un grande spreco.

 

BUONO COME IL SALE

by 4 febbraio 2007
sale

salina, foto wickimedia

 

Lungo le coste dei paesi caldi l’acqua marina intrappolata nelle pozze, col sole ed il vento evapora lentamente, lasciando sulla sabbia grossi cristalli bianchi di sale. Uomini ed animali lo hanno sempre leccato, rispondendo alla richiesta del corpo che  ne ha bisogno per trattenere l’acqua indispensabile al suo funzionamento. Sono state create, allora, le saline.  Nelle cittadine costiere si era attenti a non ostacolare il vento che aiutava l’evaporazione dell’acqua, evitando costruzioni troppo alte o in punti inopportuni alla sua libera circolazione. Oppure si accelerava artificialmente l’evaporazione scaldando l’acqua marina in contenitori, che in passato erano vasi o pentoloni, in fondo a cui restavano i cristalli fini. Quella che defluisce dai bacini dove si è formato il sale è chiamata “acqua madre”. È maleodorante, fangosa, ricca ancora di cloruri e solfati di sodio, potassio e magnesio, di sostanze radioattive terapeutiche, che guariscono molte malattie quando vi si immerge o se ne inalano i vapori.

In passato come adesso, in mancanza di frigoriferi gli alimenti si conservano a lungo quando sono cosparsi di sale, perché toglie l’umidità ai batteri che provocano la putrefazione, facendoli morire. Se ne conciavano le pelli, si facevano trattamenti medicinali e cerimonie religiose. Era tanto prezioso da diventare la paga dei legionari dell’antica Roma, da cui deriva la parola salario e la via salaria, dall’Adriatico verso la capitale.

Montagne intere di sale si sono formate per il prosciugamento dei mari in un passato lontano. Si scavavano per estrarre il salgemma, usato anche come materiale da costruzione, in luoghi dove è sovrabbondante. Ci sono deserti di sale, immense distese piatte, asciutte, bianche e dure quanto la roccia come a Bonneville salt flats negli Stati Uniti, di 412 chilometri quadrati. Ci sono laghi chiusi in cui la concentrazione di sale è altissima e l’acqua che non lo può più contenere, lo fa precipitare sul fondo. Si forma così una crosta, che viene continuamente raschiata.

Nelle miniere di sale ben sigillate e a clima secco, tra cui sono celebri quelle polacche ed austriache, si ha beneficio per la respirazione e per il rafforzamento della salute. Gli operai che vi lavorano sono più sani degli altri. In altre miniere con fessure e crepe, invece, dato che il sale è buon conduttore di calore, man mano che si scende in profondità la temperatura si fa sempre più elevata e sgradevole.

Il cloruro di sodio è necessario agli esseri viventi per mantenere l’idratazione del corpo e per far aumentare la pressione del sangue, perché trattendendo l’acqua ne aumenta il volume e dunque la tensione.

Quello marino, con  iodio, cura la malattia della tiroide chiamata gozzo, che ingrossa enormemente il collo. Mancano di iodio i cavoli, le verze e le rape, mentre il sale è contenuto già in tutti gli alimenti. La proprietà salina di assorbire l’umidità lo rende adatto a ridurre i  gonfiori, come quelli ai piedi dovuti al calore ed alla stanchezza: un pediluvio in acqua salata è di aiuto. Se si ha un’infiammazione alle gengive con conseguente mal di denti, gli sciacqui con acqua e sale sono utili.

Si usano piccoli cuscini imbottiti di sale da scaldare o raffreddare, per lenire raffreddori, contrazioni, ematomi e altri problemi. È sempre stato usato anche come disinfettante sulle ferite, perchè rende impossibile lo svilupparsi dei batteri, per lo stesso principio che impedisce la putrefazione dei cibi. Scarsità di sale nella dieta rende più difficile la guarigione dei tagli.

Abbassa il punto di congelamento dell’acqua, ed è per questo che si sparge sul ghiaccio, in modo da scioglierlo. È dannoso per i vegetali, però, quando l’acqua salata finisce nel terreno.

Nell’acqua molto salata possono vivere dei cianobatteri, le microscopiche alghe che la colorano in varie tinte, come succede nel lago Retba, in Senegal, di colore rosa. Il giallo domina invece nelle fantastiche e bollenti saline della Dancalia, in Eritrea.

Fissa i colori ai tessuti, se lo si aggiunge all’acqua bollente in cui vengono tinti.

Il sale, ingrossando le molecole dell’acqua, la rende più pesante e per questo sostiene meglio i corpi che vi sono immersi.

I mari sono salati perchè i fiumi che li alimentano portano continuamente verso la foce ciò che dilavano alle rocce e alle terre. Fino a pochi secoli fa questo non si era capito, perchè i fiumi portano acqua dolce, che solo per la continua, lunghissima evaporazione diventa salata, soprattutto vicino al caldo equatore. Mediamente ce ne sono trentacinque grammi per litro.

montagna di sale a Napoli
foto Laboratorio Napoletano

I laghi hanno acqua dolce perchè i fiumi la ricambiano continuamente, uscendo dalla parte opposta a dove sono entrati

Nei mari relativamente chiusi come il Mediterraneo ed il Mar Rosso c’è più sale che negli oceani e in quelli che lo sono completamente, come il Mar Morto, la concentrazione è altissima, tanto che nessuna forma di vita è possibile.

Tra altre sostanze, dal sale si estrae il cloro, disinfettante e sbiancante e il cloroformio, usato anche come narcotico.

Se si beve pochissima d’acqua di mare per dissetarsi, può andare bene, altrimenti ci si disidrata perchè si inverte l’osmosi fra le membrane degli organi. È possibile quando l’acqua è relativamente dolce, perché le sue molecole le attraversano, ma se diventano più grosse a causa della mescolanza col sale, non solo non ci riescono, ma attirano quelle poche ancora presenti nel corpo e tutto viene evacuato. Ad una persona disidratata occorre far bere acqua con un poco di sale, per non provocare un trauma nel troppo veloce assorbimento, che fa gonfiare le cellule.

Il sale nell’acqua rende possibile il passaggio dell’elettricità, anche quella che si produce nel nostro corpo e che fa comunicare  i neuroni, senza cui non ci sarebbe attività di alcun tipo.

L’allevamento degli animali si giova del sale e, nella transumanza delle pecore, i pastori sceglievano, quando possibile, dei luoghi vicino alle paludi e alle saline.  Il latte e la lana delle bestie, miglioravano la loro qualità.

Quando il sale brucia, dà un colore giallo. Il carbonato di sodio è  usato per questo colore nei fuochi artificiali.

Dato che il sale assorbe l’umidità, sulle piste dei circhi se ne spande abbastanza da mantenere la terra umida, altrimenti con i molti movimenti di uomini e animali, si solleverebbe un’inopportuna polvere.

Acidi ed alcali, sostanze opposte per natura, come l’acido cloridrico e la soda caustica, estremamente corrosivi, se mescolati in dosi opportune, pari al loro numero atomico (23 e 35,5), nello scontrarsi si riscaldano fino a bollire e spumeggiare. Quanto tutto si calma e si raffredda, però, si ha la sorpresa di trovare semplicemente acqua salata.

ACETO TUTTOFARE

by 4 febbraio 2007

 

 

Nel ‘600, quando c’era la peste, certi ladri erano riusciti a depredare gli ammalati e le loro case, senza mai essere contagiati, grazie all’aceto in cui avevano fatto macerare rosmarino, salvia, timo e lavanda e con cui si bagnavano polsi e tempie. Da allora quel tipo di aceto, dai molti impieghi, è chiamato ACETO DEI QUATTRO LADRI. Se il vino ha molte proprietà benefiche sull’organismo, quando si trasforma in acido acetico grazie all’ossigeno e ai batteri, ha ottime proprietà medicamentose, antisettiche e stimolanti, digestive, antidolorifiche, sfiammanti. E’ utile contro il mal di testa, di gola e di denti, contro le punture di insetti e bruciature di meduse, contro i virus e le infezioni. Contiene molti minerali e la vitamina A, che mantiene giovane la pelle, l’intestino e l’apparato respiratorio, la B1 e 2, utili al sistema nervoso, la C che rafforza i capillari, il sistema immunitario e le ossa. E’ sgrassante e lucidante, deodorante, emolliente, fissativo dei colori.

Per mangiare i cetrioli senza problemi digestivi, basta condirli con aceto (o limone). Una bevanda dissetante e digestiva si può fare con un cucchiaio di aceto ed una tazza d’acqua, con un po’ di miele. In inverno calda, in estate fredda.

Oltre che dal vino si può ottenere dal sidro e altre bevande a base di frutta. Ci si possono aggiungere erbe ed essenze diverse a seconda degli scopi che si vogliono ottenere. Già quello più semplice fatto col vino bianco ha impieghi interessanti anche per problemi con gli animali: per dissuadere un gatto dal farsi le unghie su certi legni di casa o dal lasciare le sue tracce territoriali, basta spruzzare aceto bianco nei luoghi da salvare. Per evitare che le galline si azzuffino tra loro, mettere dell’aceto nella loro acqua da bere. Per sviare delle formiche dalle visite in casa, spruzzarlo sul loro percorso. Serve alle piante che non gradiscono acqua e terreno calcareo. E’ un ottimo anticalcare in casa.

Moltissimi altri consigli si trovano sul sito www.uominicasalinghi.it

 

L’INDISPENSABILE BICARBONATO

by 4 febbraio 2007

Se i contadini più poveri delle pianure del Nord Italia, nell’ottocento, avessero conosciuto i pregi del bicarbonato di sodio, avrebbero evitato la terribile malattia che ne ha sfigurati e portati al manicomio in tanti: la pellagra. Mangiavano, infatti, sempre e solo polenta di mais, l’unico cibo che si potessero permettere, nelle dure condizioni in cui vivevano. I medici sapevano che era quella misera dieta a causare il male, pur ignorandone il motivo. Il granoturco, infatti, era stato il solo alimento anche per molti contadini nativi del Nuovo Continente, da cui il cereale proveniva. Loro, però, non si ammalavano e nessuno si era preoccupato di chiedere come mai. Eppure la soluzione era semplice ed economica. Avevano sempre aggiunto all’acqua di cottura del mais un pizzico di soluzione alcalina, come lo è il bicarbonato e la cenere, per rendere assimilabile dallo stomaco umano la vitamina PP.

Il carbonato di sodio si trova sciolto in alcuni laghi e nelle saline, oltre ad essere presente negli animali quanto nelle piante. Per questo, lo si può ottenere dalle loro ceneri. E’ una polvere innocua, dalle proprietà  sorprendenti. La più spettacolare è quella di spegnere il fuoco, perché col calore sviluppa anidride carbonica, che agisce in modo contrario all’ossigeno. E’ da ricordare in caso di incendio se non c’è acqua a disposizione o ci sono cavi elettrici.

La sua reazione alle alte temperature o a sostanze acide, che lo fanno gonfiare, lo rende prezioso in cucina per far lievitare la pasta del pane o le pastelle da frittura. Sciolto in acqua facilita la digestione. La sua alcalinità lo rende utile per abbassare la durezza dell’acqua calcarea, per trattare le olive da mangiare, per ammorbidire i legumi secchi da cucinare ma anche per sciogliere l’adesione dello sporco a frutta e verdura. E’ ottimo per pulire i tessuti a secco e si usa per fare il sapone. Pulisce il lavello, togliendo sporco e calcare, potenzia lavastoviglie e lavatrice. Sempre il suo carattere alcalino contrasta la putrefazione, dunque elimina gas e cattivi odori, oltre a sgrassare. E’ utile per sturare le tubature, aiutato da aceto ed acqua calda. Elimina i cattivi odori dal frigo, dalle scarpiere e ovunque si annidi. Basta metterlo in un recipiente e rinnovarlo ogni tanto. Aggiunto all’acqua calda del bagno, ammorbidisce la pelle ed attenua la stanchezza, perché favorisce la micro-circolazione venosa della pelle e stabilizza il suo ph. Si usa anche per fare il vetro e la carta.

Il primo bicarbonato è stato prodotto nel 700 da Nicolas Le Blanc che aveva trovato un metodo per estrarlo dal sale. Nel 1863 Ernest Solvay ha elaborato un metodo di produzione ecologico e meno costoso, dando avvio alla celebre fabbrica toscana.