I miei articoli

IL PROBLEMA, A VOLTE NON E’ DOVE SEMBRA

by 4 febbraio 2007
mascheraleg

maschera di Anna Cassarino

 

 

Nelle questioni psicologiche, come in quelle fisiche, un dolore o un disagio sembrano provocati da qualcosa, che è solo l’effetto di un problema situato altrove. Un esempio fisico può essere l’unghia incarnita di un alluce. Dato che il dolore e l’infiammazione si manifestano nel punto in cui l’unghia si inserisce nella carne, appare come un difetto dell’unghia o comunque qualcosa che la riguarda (la pressione delle scarpe, per esempio ). Spesso, invece, il problema si evidenzia lì perché è una zona delicata, ma la causa non risiede nell’unghia, bensì in un accumulo di tossine dovute per esempio, soprattutto nell’adolescenza, al funzionamento imperfetto dell’ipofisi, la ghiandola a cui corrisponde in riflessologia quel punto e che lo rendono  vulnerabile. Come è noto, mani, piedi, orecchi, occhi, hanno dei terminali in risonanza con le diverse parti del corpo e degli organi. La riflessologia si occupa proprio questo, trattando con massaggi la zona riflessa, per stimolare l’organo che vi corrisponde.

Il rimedio, dunque, va ricercato in ciò che provoca l’accumulo di tossine. Togliere l’unghia farà scomparire la manifestazione del male, che però continuerà ad esserci e potrà causare danni di cui non si saprà ritrovare la causa.

Altro esempio: una nevralgia ai denti può essere causata da una contrazione muscolare alla guancia per un colpo di freddo, magari da aria condizionata. Oppure potrà dipendere da un’infiammazione diffusa, provocata da tensione nervosa. Il dente può non essere al meglio delle sue condizioni, perché potrebbe avere la radice scoperta, ma non è quello la causa del dolore. Adoperarsi per sfiammare la guancia e l’intero corpo sarà il giusto rimedio, anziché togliere il dente!

Così il disagio o l’attrito con le persone possono venire da una causa molto diversa da quello che si crede. Cercare sinceramente di capire ciò che viene dal profondo si può fare in molti modi ed uno è la scrittura. Tralasciare del tutto il voler scrivere con correttezza formale ed esprimere invece con libertà ciò che emerge, descrivendo anche lo svolgimento dei fatti, può aiutare molto a capire quanto la realtà a volte sia in gran parte distorta dai pregiudizi e dalle apparenze ingannevoli. Occorre lasciar sedimentare ciò che si è scritto. Rileggere dopo qualche tempo, che può andare da alcune ore a giorni o mesi, aiuta a vedere le cose come sono e dunque a capire dove si trova il problema.

PAURA DELLA LIBERTA’

by 4 febbraio 2007
occhioleg

acquerello di Anna Cassarino

 

 

L’essere umano desidera essere libero, ma poi della libertà ha paura. Di quella vera, naturalmente, che comporta il dover continuamente fare scelte e prendersi responsabilità. Quella per la quale è necessario saper procedere da soli a lungo, su una strada solitaria. E’ difficile, anche se bello. Molti, invece, usano quel poco di libertà che hanno per cercare di dominare gli altri, creando tutto un sistema di dipendenze che impedisce a ciascuno di fare ciò che desidera veramente. Le relazioni affettive sono spesso condizionate da forzature, che danno la sensazione di essere importanti per qualcuno. Un esempio comune è la gelosia.

Si preferisce la compagnia di chi dà l’impressione di essere forte, con le prepotenze più o meno velate che esercita col proprio carattere autoritario, a qualcuno che vuole stare su un piano di parità, ponendo di fronte a scelte piccole e grandi. Si accetta più facilmente qualcuno che dice cosa si deve fare, anche se lo si trova in parte sgradevole, perché libera dalla fatica di capire, distinguere e scegliere. Diventa un alibi. Così, quando capita un’occasione di autonomia, l’uomo commette clamorosi errori, perché non sa come agire, non è abituato al difficile ruolo e spesso scambia l’arbitrio con la libertà.

Quando capita di incontrare una persona libera, sul momento si prova attrazione e voglia di imitarla, ma inconsapevolmente se ne ha paura, perché ci si trova di fronte alla prova che si può essere indipendenti, ma non si è capaci di fare altrettanto. Si accarezza l’idea di seguire l’esempio ma ci si sente davanti ad un baratro di incognite. Si prova disagio, che viene dal profondo e che ben raramente si riconosce per quello che è. Quando nessun fatto disdicevole giustifica una simile sensazione nei confronti di una persona libera, lo sconcerto è ancora più forte. Allora ci si comporta come se si avesse a che fare con un grave pericolo, allontanando la persona con pretesti banali, senza ammettere neppure con se stessi la vera ragione: la paura e il senso di inferiorità.

Se poi quella persona libera è una donna, la si vede come una Lilith, la prima moglie di Adamo creata come sua pari, che non voleva sottometterglisi e lo aveva dunque lasciato, diventando simbolo di perdizione. Questo pezzo del mito ebraico è stato addirittura cancellato dalla religione sostituendo Lilith con Eva, la donna che, comunque, ha scelto la conoscenza e che, per questo, è stata caricata di un ruolo negativo. Volersi sottrarre all’ignoranza e alla sottomissione è bollato come colpa, perché comporta il prendersi responsabilità.

Chi è libero è una ristretta minoranza e, per di più, spesso è isolato. La maggioranza delle persone si fa forte del numero, ma se ne sente anche schiacciata, senza capire come fare per liberarsi. Così resta nel mucchio, con una sensazione di impotenza. Non sapendo ribellarsi alla rete di costrizioni che li ingabbia e con cui a loro volta cercano di ingabbiare, i più respingono ogni proposta di miglioramento, che li obbligherebbe a prendersi delle responsabilità di cui non sono capaci. Per fare le scelte giuste occorre saper distinguere con finezza, raggiungibile con un lungo allenamento alla conoscenza

PIACE CHI PIACE AD ALTRI

by 4 febbraio 2007

miranoleg

 

In America esistono agenzie che procurano agli uomini delle ragazze, al solo scopo di farsi vedere in pubblico con loro, fingendo di esserne le fidanzate. Infatti, contrariamente alla logica, una persona sola non attira le attenzioni positive di chi voglia trovare un compagno. L’istinto suggerisce che chi è solo, probabilmente abbia gravi difetti, mentre chi è molto ricercato sia ben migliore. Certamente ha successo chi possiede pregi attraenti per molte persone, ma questo non significa che siano di buona qualità. Chi è solo può esserlo per molti motivi, fra cui un’intelligenza o una sensibilità superiori alla media, che rendono difficile trovare una compagnia adeguata.

Spesso, persone disoneste hanno molti amici, riuscendo ad avere ricchezze e potere nonostante non lo meritino affatto. Siccome, poi, raramente qualcuno è totalmente negativo, anche dei criminali possono avere affetti e amici. Certamente hanno ammiratori e seguaci, dato che la prepotenza è spesso scambiata per forza e la forza rassicura.

L’istinto porta a scegliere ciò che molti scelgono, perché ci sono buone probabilità che questo convenga. Occorre essere consapevoli che il criterio è valido solo in certi casi e non in altri. In troppi, però, non si accorgono neppure di subire un condizionamento atavico, perché oltre a non essere sufficientemente riflessivi, non hanno gli strumenti per comprendere, a causa della diffusa ignoranza sulla psiche.

Ecco perché può essere una buona idea farsi vedere con una bella ragazza, che in America si chiama wingwoman, traducibile con donna-ala, donna-appoggio o donna-specchietto per le allodole.

In Italia questo tipo di professione non ha avuto fortuna, forse perché è sentito come avvilente pagare questo servizio.

 

DIPENDENZA E AUTONOMIA

by 4 febbraio 2007

serpleg

 

Se non conoscete la fantastica collaborazione che c’è fra le api e in gruppi di altri animali quando è necessario,  consiglio di leggere anzitutto l’articolo che vi accenna: “L’IMPORTANZA DEL SINGOLO“, settore ANIMALI. Ogni individuo agisce senza che alcuno gli dia ordini o suggerimenti, appena si accorge della necessità del proprio intervento. Questo avviene perché si riconosce, grazie all’odore, come membro di una comunità. Per istinto, sente che il proprio interesse dipende da quello di tutti gli altri. Questo istinto c’è anche nell’uomo, che è, però, molto più complesso. E’ la ragione per cui non si comporta nello stesso modo virtuoso. Anzitutto perché la maggioranza, il gruppo, la comunità a cui appartiene agisce in modo contraddittorio, sempre a causa della complessità dell’animo umano che ha sviluppato la coscienza, vale a dire la capacità di analizzare e affrontare situazioni nuove, non ancora assimilate dall’istinto.

La coscienza ha bisogno di tempo ed attenzione per capire cosa sia bene fare di volta in volta. E’ difficile e faticoso, perciò la sua educazione viene spesso trascurata. Per questo è molto spesso impreparata ed è poco capace di discernere, scegliere e mettere in pratica ciò che richiede sottigliezza di giudizio. Finisce col piegarsi a ciò che fa la maggioranza o il gruppo, o comunque chi ha un qualsiasi potere, (con un comportamento istintivo) anche quando non sia affatto la cosa migliore né per sé né per la comunità. L’istinto è eccellente in certi casi e non in altri. Purtroppo, poche persone si rendono conto di seguire condizionamenti atavici anziché la ragione e lo si constata ogni giorno anche solo nei comportamenti contradditori: si fanno molto spesso promesse che non si mantengono e si agisce in modo contrario a quanto si professa. Per non parlare dei comportamenti violenti e spropositati.

 

albero della civiltà leggeromodificata copia

 

Essere autonomi dipende dal saper distinguere di volta in volta se sia o meno il caso di seguire un comportamento codificato, come quello di adeguarsi al gruppo o chi ha un forte ascendente, oppure trovare una propria soluzione ed avere il coraggio e la forza di seguirla. I metodi per raggiungere una simile consapevolezza sono tanti, ma quello che preferisco perché a disposizione di tutti è: la conoscenza della natura. Sapere almeno le cose più semplici che la riguardano, fa scoprire l’impulso creativo del mondo, di cui tutti facciamo parte e in cui tutti abbiamo un ruolo importante, anche se non sembra. E’ vero che il coraggio e la virtù di una sola persona, cambia poco intorno a sé. Perseverando grazie alla consapevolezza di essere parte di un insieme davvero straordinario, però, può arrivare ad affinare le proprie capacità ed influenzare positivamente individui che lo possono a loro volta trasmettere ad altri, fino a diventare una vera forza. Conoscendo la natura si vede che funziona così, sempre che la si guardi da una prospettiva positiva. Altrimenti non si nota che sopraffazione.

Chi è davvero autonomo ha anche uno spiccato senso di responsabilità e agisce in modo da soddisfare le proprie esigenze senza danneggiare gli altri. Trova il proprio spazio senza rubare quello altrui. Viene spesso disapprovato e contrastato, ma solo perché agisce in modo inconsueto, difficile da capire da parte di chi manca della stessa sua autonomia e consapevolezza.

Coltivare la propria forza interiore e al tempo stesso il senso di appartenenza al mondo nel suo insieme, più che ad un gruppo ristretto, rende capaci di sottrarsi alle imposizioni della maggioranza, quando sono irragionevoli o anche solo inutili. Senza sviluppare una simile autonomia, ci si corrompe facilmente appena si presenti l’occasione. Questo è successo a molti popoli, impreparati ad affrontare le influenze negative di altri. Succede anche ad animali virtuosi come le api. Infatti, i laboriosi e cooperativi insetti, se subiscono tali interferenze nelle loro abitudini da accorgersi che possono procurarsi il miele saccheggiando altri alveari, invece di produrlo da sole con fatica, aggrediscono e rubano.

Educando ed allargando il proprio mondo interiore, anche attraverso un vero avvicinamento alla natura, rende più autonomi nei confronti delle persone e capaci di trattare la televisione, il computer o qualsiasi altro strumento, cibo o sostanza, come mezzi che si possono utilizzare per ciò che offrono di buono, lasciando ciò che non lo è.

IL FUNZIONAMENTO DEL CERVELLO

by 4 febbraio 2007

 

cervelloleg

 

Una delle cause dei conflitti fra esseri umani e del fallimento di molti buoni progetti è l’ignoranza sul funzionamento del cervello e dunque della psiche. Conoscerli almeno a grandi linee è un primo passo verso la consapevolezza, dunque verso la comunicazione fra forze opposte e complementari. Senza comunicazione restano solo opposte e si intralciano a vicenda. Come un architetto ed un muratore che non si parlino.

Si può guardare al cervello come ad un frutto, nel modo estremamente semplificato che ho usato per la mia illustrazione. Lo stelo che lo sorregge è la parte più antica ed indispensabile alla sopravvivenza, il midollo spinale, che presiede ai movimenti indipendenti dalla volontà come il battito cardiaco. Poi viene il cervelletto, che lo aiuta. Nella parte più interna e profonda ci sono il talamo e l’amigdala, antichissimi, dove convergono le sensazioni, comuni a tutti i viventi e le emozioni, che sono la spinta primaria per l’azione. La parte più recente e superficiale del cervello è la corteccia, molto sviluppata negli esseri umani e che presiede alle attività più raffinate. Si può dire che sia il centro dell’intelligenza o della qualità della vita, perché lì arrivano gli stimoli da ogni parte del corpo e da quelle più antiche del cervello. Lì avvengono le distinzioni e le scelte. Solo gli esseri umani l’hanno tanto sviluppata da aver assunto tutte quelle pieghe. Gli animali l’hanno relativamente liscia.

La corteccia cerebrale è divisa in due metà che presiedono anche a ciò che avviene nelle delle due metà opposte del corpo ed ha funzioni complementari. Le distinzioni non sono nette: sottigliezze, sfumature e scambi di ruolo sono numerosi ma, in una divisione sia pur approssimativa, possiamo riconoscere una metà con funzioni di sintesi ed una con funzioni di analisi. Dato che nel valutare qualsiasi cosa c’è bisogno che entrambe collaborino, se questo non succede si commettono molti errori. Perché avvenga il coordinamento e la collaborazione occorre scioltezza ed allenamento. Ogni rigidità, da qualsiasi parte venga, è un ostacolo.

Un passo importante per il coordinamento è la conoscenza: per qualsiasi attività umana, conoscere l’argomento è di indubbio aiuto, anche se non è risolutivo. Sapere che la corteccia cerebrale, quella che si occupa della qualità della vita, è più recente e dunque meno potente ed esperta delle parti più antiche ed efficienti, legati alle sensazioni ed emozioni, è un aiuto per iniziare una migliore gestione della vita. In caso contrario, anzitutto ci sono le comunissime contraddizioni fra ciò che si dice e ciò che si fa, poi il lasciarsi trascinare dagli istinti e dalle emozioni anche nei casi in cui occorrerebbe usare la ragione. Sensazioni, sentimenti ed istinti sono utilissimi ma spesso sono male informati. La loro esperienza è fondamentale nei casi standard ma, nelle innumerevoli situazioni nuove che si presentano, hanno bisogno di essere educati e guidati, in modo che prendano la strada giusta.

Nell’articolo che riguarda i due emisferi, ci sono più dettagli

 

 

FUNZIONAMENTO DEL CERVELLO 2

by 4 febbraio 2007

emisferi cervello

EMISFERI OPPOSTI E COMPLEMENTARI

 

I due emisferi della corteccia cerebrale, stimolati dai sensi percepiscono il mondo e gli rispondono. L’emisfero sinistro comanda anche la parte destra del corpo, quello destro lo fa con la sinistra. Con approssimazione, possiamo definire la parte destra del cervello capace di cogliere l’insieme e quella sinistra specializzata nell’analizzare i dettagli.

Entrambe le parti sono capaci di capire le parole e parlare, ma con modalità diverse: la sinistra capisce quelle espresse in modo razionale, mentre la destra coglie quelle cantate, narrate nelle storie, espresse in modo artistico. Una persona colpita da ictus nella parte sinistra, cioè la destra del corpo, sarà incapace di parlare e capire razionalmente ma potrà cantare e comprendere le canzoni, non saprà chiedere ciò di cui ha bisogno ma saprà bestemmiare per la rabbia. Infatti l’emisfero destro del cervello è quello sensibile a ciò che tocca l’emozionalità.

Nelle persone di mente elastica, la parte emozionale e quella razionale comunicano bene fra di loro ed i conflitti fra sentimento e ragione, come fra il dire ed il fare, saranno ridotti. In quelle più rigide sarà più facile farsi trascinare dall’istinto, credendo invece di seguire la ragione. In quelle troppo deboli saranno quasi inattuabili le decisioni razionali, anche se si crede che sia così.

Come sempre, è l’equilibrio fra i due opposti quello che permetterà di comportarsi in modo da poter di volta in volta decidere le cose più appropriate e dar poi seguito alle decisioni. Allo stesso modo sarà possibile distinguere fra sentimenti che derivano da oggettive sintonie o distonie, oppure quelle che derivano da impulsi profondi e nascosti.

Per riuscire a far dialogare le due parti di sé è importante cercare di lasciarle esprimere senza censure, pur tenendole sotto controllo. La repressione e la negazione, infatti, fanno rispuntare la questione in modo mascherato, che rende poi difficile riconoscerla e reindirizzarla.

Un modo molto efficace per lasciar esprimere qualcosa che si ritiene negativo consiste nel trasformarlo in atto creativo, come ad esempio nel teatro, nel canto o in altra forma simbolica. Per questo la creatività è efficace anche nelle terapie di malattie mentali gravi. E’ comunque potente quanto l’amore, perché ne condivide la natura.