I miei articoli

FONTE PRIMARIA DI ENERGIA: CALORE UMANO

by 3 febbraio 2007

 

JacopoFo

Jacopo Fo

 

 

Anche i più sinceramente impegnati nei progetti umanitari dimenticano spesso che il primo fattore di reale successo risiede nella qualità dei rapporti umani. Tutti presi dagli impegni, spesso respingono senza nemmeno rendersene conto, persone e idee esterne alla loro cerchia e al loro sistema. Nemmeno uno sguardo a chi incrociano per la strada e solo cortesia di natura professionale nella maggior parte degli altri casi, sono un sistema per difendersi dall’eccessiva pressione di persone e cose. Questo potrebbe essere irrilevante se non fosse ripetuto da un gran numero di persone che, in questo modo, finiscono col creare un clima generalizzato di freddezza e di rifiuto sociale. E’ così che si abbassa la qualità della vita, danneggiando con una mano ciò che si sta costruendo con l’altra. E’ buona cosa difendersi, ma facendo le opportune distinzioni. Distinguere e selezionare ciò che vale davvero la pena, dal resto, permette di eliminare una quantità notevole di pesi inutili e di trovare tempo per sé, oltre che per gli imprevisti meritevoli di attenzione. Questo è un lavoro profondo e lungo, che può essere iniziato con piccole azioni per poi estendersi man mano che si acquista la capacità.

Buona parte dei problemi psicologici e delle conseguenti malattie fisiche, sarebbero evitate semplicemente lasciando fluire il calore della propria umanità attraverso piccolissimi gesti che possono dar voglia ad altri di ripeterli ed estenderli fino a cambiare il clima sociale in modo significativo. Questo è possibile, però, se ci si ferma a pensare, a riflettere su ciò che è davvero buono per noi, in modo da eliminare il superfluo. Si potrà così iniziare pian piano ad essere di nuovo liberi e disponibili per attività e persone che corrispondano davvero a ciò di cui abbiamo necessità.

Una buona occasione per cominciare lo offre il MOVIMENTO ABBRACCI GRATIS, che organizza periodicamente nelle piazze cittadine la semplice elargizione di questo gesto significativo. L’idea è nata in Australia, a Sidney nel 2004, quando Juan Mann, desideroso di un po’ di affetto disinteressato, si è proposto per strada come donatore di abbracci. L’iniziativa si è diffusa fino ad arrivare in Italia dove, per questo tipo di semplice e gratificante tipo di effusione pubblica si possono organizzare eventi in qualsiasi periodo dell’anno, come una scintilla che inneschi altre occasioni per sciogliere la freddezza dei rapporti umani.

Un sostenitore di questa iniziativa e altre di sua invenzione è Jacopo Fo, che da molti anni ha creato in Umbria un centro di promozione per tutto ciò che fa bene all’umanità: vita a contatto con la natura, sviluppo di iniziative ecologiche, diffusione di pratiche a sostegno della vita interiore più soddisfacente possibile. Dimostrando grande generosità ed ampie vedute, Jacopo ha creato un sito in cui tratta con umorismo questi temi che sono approfonditi negli spettacoli e nei libri.

Un soggetto che ben pochi sanno proporre con il suo spirito è il sesso, argomento che varrebbe la pena di trattare con ampiezza e frequenza. Ha fondato la libera UNIVERSITA’ DI ALCATRAZ dove si impara ciò che è ben raro apprendere altrove.
Chi vuole può ricevere giornalmente nella sua posta la newsletter di Jacopo,
piena di informazioni e spunti interessanti.

 

 

Conflitti e gerarchie

by 3 febbraio 2007

piramidi egizie – foto da Travel365

 

I conflitti sono causati molto spesso dalla mancanza di consapevolezza di quanto le gerarchie influenzino il modo di pensare e i comportamenti. Ecco perché è importante conoscerle.

GERARCHIE UMANE

Grosso modo, le gerarchie umane istintive sono organizzate così:

         al vertice sta un uomo ricco e potente, circondato da altri appena al di sotto di lui. Ricchezza e potere sono universalmente riconosciuti come autorità, perché rappresentano cibo e sicurezza.

         La donna legata da parentela all’uomo ricco e potente ha una certa autorevolezza, pur essendo considerata inferiore: madre, moglie, figlia. Se, però, questa stessa donna scioglie il legame, immediatamente decade dal suo ruolo. La morte o la separazione del figlio, del marito, del padre, se non è rimpiazzata da un altro uomo dello stesso livello, abbassa molto la posizione femminile che, al di fuori dei suoi ruoli tradizionali, non ha ancora il riconoscimento che le spetterebbe.

         Anche le categorie professionali hanno forti gerarchie. Le capacità ma anche la fama ottenuta senza capacità, bensì soprattutto attraverso relazioni sociali, portano in alte posizioni. La gerarchia, quando manchi una sufficiente consapevolezza, viene riconosciuta nei segni esteriori prima che nella sostanza. Le donne ancora oggi faticano a trovare un posto di rilievo nella professione, sia per l’importanza che danno agli affetti e alla cura dei figli e del marito, sia perché gli uomini tendono a chiudere loro le possibilità di affermazione.

Si riconoscono i diversi livelli della gerarchia sociale dalle proprietà possedute, dalla fama, dal potere, dall’abbigliamento. Molto importanti sono anche il tono di voce e i gesti, oltre a un qualcosa di indefinibile che fa riconoscere la forza o la debolezza. Spesso, però, questo esprime solo una parte della realtà, perché in ogni elemento ed in ogni essere vivente ci sono rapporti e proporzioni mobili, di difficile valutazione. Inoltre, chi osserva e valuta è a sua volta complesso e condizionato dalle proprie capacità di comprensione. E’ per questo che le truffe, gli inganni ed i tradimenti hanno tanto successo.

Serpente nel Parco di Pinocchio a Collodi (PT)

 

CONFLITTO TRA GERARCHIA ISTINTIVA E GERARCHIA DELLA COSCIENZA

Nell’essere umano quanto in molte specie di animali sociali  il senso gerarchico ha ragione di esistere per far funzionare la società e i gruppi. Tuttavia, l’uomo è molto più complesso, più ambizioso, più resistente e più longevo di altri animali. Non accontentandosi di una situazione relativamente statica, ha avuto bisogno di poter affrontare le novità per ampliare le sue possibilità di vita e benessere. Per poterlo fare è stato necessario sviluppare una funzione che gli permettesse di valutare di volta in volta ciò che non è previsto nella lunga esperienza del suo istinto. E’ la coscienza. E’ piuttosto lenta, perché deve esaminare moltissimi elementi sconosciuti. Questo richiede tempo, energia e fatica.

Nell’istinto, ogni novità (e dunque ogni diversità) è considerata come potenziale pericolo e la reazione, come negli animali, può essere la fuga o l’aggressione. Naturalmente, in questo modo ci si perdono molte occasioni, perché spesso il nuovo non è pericoloso ma, anzi, piacevole ed utile. Questo riconoscimento richiede coraggio, capacità di valutazione e di scelta. Richiede anche il superamento di forti resistenze dovute a cattive esperienze passate, al carattere, all’educazione. E’ un lavoro impegnativo.

L’uomo, però, ben raramente si rende conto di quando è l’istinto a reagire e quando è  la coscienza. Per esempio, la repulsione per un cibo può essere dovuta ad un suo effettivo pericolo, perché magari è guasto o velenoso o può essere invece dovuto a un rifiuto che viene dalla mente, a causa di una cattiva esperienza. Più complessa è la reazione nei confronti delle persone. Se qualcuno ci mette a disagio, può essere perché effettivamente qualcosa in lui è fastidioso o nocivo per noi, oppure solo perché tocca un nostro punto debole, anche in modo del tutto indiretto. Ad esempio, il senso di inadeguatezza e disparità che le persone provano nei confronti di altre e che diventa invidia, rivalità, odio, con i conseguenti conflitti. Raramente, però, le persone riconoscono di provare simili sentimenti e mascherano le vere cause con pretesti di ogni genere.

La gerarchia della coscienza, che si è andata affermando man mano che l’uomo si è civilizzato è basata sui valori interiori: intelligenza, onestà, coraggio, generosità, cultura, creatività.

Per i valori interiori è lo stile di vita, le azioni che si compiono, il comportamento, lo sguardo, la voce a farli risaltare.

Quando i segni di riconoscimento sono in contrasto, vale a dire che ad una persona intelligente, coraggiosa, onesta e colta non corrispondono fama, onori e soldi, di solito nasce un serio imbarazzo. Le contraddizioni fra segnali diversi diventano conflitto e nel conflitto vince il più forte, anziché il più giusto. A questo proposito vale la pena di leggere l’esperimento descritto nell’articolo La tacchina e la puzzola.

Alla fine prevale il segnale più forte per il tipo di consapevolezza che si possiede. Questo sarà capace di cancellare gli altri. Perciò, pur esprimendo inizialmente ammirazione per qualcuno che ha doti interiori, facilmente lo si emarginerà, spesso inconsapevolmente, a favore di chi brilla nella sfera puramente materiale, di chi ha successo o almeno di chi è socialmente meglio riconosciuto, come l’essere sposato e avere figli. La disparità di condizione crea conflitti.

Dunque, pur ammirando l’intelligenza molti preferiscono la furbizia, mentre la nobiltà d’animo tanto decantata a parole, viene accantonata a favore della prevaricazione, se porta al successo. Oppure si difendono i principi etici quando non ci toccano direttamente, tornando a reazioni trogloditiche appena si è coinvolti in prima persona.

Questo perché la coscienza ha bisogno di tempo, di calma, di grande capacità nel distinguere le cose. Sono tutti aspetti difficili, soprattutto quando viene toccato un punto dolente del proprio carattere, del proprio passato o del presente.

 

L’IMITAZIONE DEL VINCENTE E IL COMPORTAMENTO DI GRUPPO

A questo punto intervengono i comportamenti di gruppo. Quando la maggioranza fa una cosa, istintivamente si è portati a ritenerla giusta, anche se non lo è affatto. Un gruppo o una folla hanno una forza ben superiore a quella del singolo e anche questo conta. Valutare per conto proprio è faticoso e anche pericoloso, perché la moltitudine potrebbe schiacciare chi va in senso contrario. Dunque, nei comportamenti sociali si sommano due gerarchie: quella di chi detiene effettivamente il potere e quella del gruppo.

Il sovraccarico di impegni da cui è afflitta l’umanità, spesso è solo imitazione negli stili di vita di chi ha più potere, più soldi, più cose. Una persona qualunque si sente più vicina ai potenti anche avendo in comune solo lo stress. Prendere molti impegni è comunque un modo per non affrontare cose che sono ritenute sgradevoli o difficili.

Se dunque si è circondati da modelli di vita incoerenti, ben difficilmente si dà retta ai pochissimi che ne propongono altri, sia pure più piacevoli e meno costosi, se sono modelli meno popolari.

 

CONTRADDIZIONI NELLE CONTRADDIZIONI

Fra quelli che si schierano per i valori interiori per professione o per hobby, molti nella vita quotidiana continuano a seguire il tipo di gerarchia dei valori esteriori, perché sono molto più facilmente quantificabili. Soldi, oggetti, ricchezze sono calcolabili e tangibili. Intelligenza, lealtà, affidabilità, sincerità sono ben più difficili da riconoscere. Ecco uno dei motivi per cui si riproducono sistemi di prevaricazione anche presso gruppi che dichiarano intenti umanitari ed etici. Tra singole persone, la gerarchia continua a contare: ci si può rallegrare per la fortuna di chi è famoso ma lontano dalla propria cerchia, mentre si sente malevolenza per la stessa fortuna capitata ad una persona vicina, che si ritiene di pari condizione o addirittura inferiore. Con inferiore, a livello istintivo si intende chi è lontano da successo, potere, alleanze, protezioni, amicizie. Una persona sola è sospetta sempre, anche se questo può significare semplicemente che le circostanze e il rifiuto delle ipocrisie abbiano provocato un simile isolamento.

Amicizie, protezioni, amore, non hanno niente a che vedere con la nobiltà d’animo, l’onestà, l’intelligenza, il coraggio, il buon carattere. Anzi, spesso sono i peggiori ad essere i più amati e seguiti. Innanzitutto perché di solito sono più ricchi e potenti, poi perché il seguirli non comporta la fatica di distinguere, selezionare, scegliere. Inoltre, non si rischia di sentirsi inferiori a chi ha un comportamento disdicevole, mentre questo avviene nei confronti di chi ha fatto scelte difficili da imitare.

L’attesa – opera di Raffaele Fiorella

 

LE CONTRADDIZIONI PIU’ PROFONDE

Qui l’argomento si fa davvero delicato. Infatti, chi non è riuscito a raggiungere un livello elevato con i propri meriti, cerca di farlo sminuendo quelli altrui. Questo può avvenire con la calunnia, con il sabotaggio, ma anche con la beneficenza. Dare qualcosa, spesso non è dovuto solo al desiderio di aiutare, ma è mescolato al bisogno di sentirsi uno o più gradini più in alto rispetto al beneficiato, oltre allo scaricarsi facilmente la coscienza.

Spesso certe persone sono premurose e disponibili verso chi è in condizioni di estremo disagio, tuttavia fanno di tutto per osteggiare (magari subdolamente) questa stessa persona quando riacquista autonomia. Oppure molti hanno comportamenti altruisti ma facendo in modo da evidenziare la propria momentanea superiorità. Altre offrono il loro aiuto ma in modo sciatto, dando gli scarti, facendo le cose in modo approssimativo, dato che ritengono sufficiente il solo fatto di fare qualcosa per gli altri, senza rendersi conto che qualcosa di mal fatto può danneggiare anziché portare beneficio. Anche nel volontariato, spesso si mescolano comportamenti generosi con quelli micragnosi. Oppure, per il solo fatto di aver aiutato qualcuno, ci si sente in diritto di imporre la propria volontà sul beneficiato.

 

L’IMPORTANZA DEI COMPORTAMENTI INNATI

Come in tutte le cose, è il modo in cui viene trattato un soggetto a dargli un valore positivo o negativo. I comportamenti istintivi sono indispensabili anche nelle scelte consapevoli. Infatti, l’istinto è molto spesso di grande aiuto, purché si sappia distinguere quando è il caso di lasciarlo fare e quando no. Comunque occorre un equilibrio fra aspetti opposti, per una soluzione ottimale.

Il giorno inaridirebbe la terra senza la notte. La notte la farebbe marcire senza il giorno.

E’ dunque importante saper riconoscere le forze opposte per poter dar loro poi il giusto spazio. Questa è una questione di consapevolezza e di esercizio.

SODDISFARE LE VERE NECESSITA’ AIUTA A RIDURRE IL CONFLITTO

Saper distinguere di cosa abbiamo davvero bisogno, cosa desideriamo davvero è il primo passo per potere poi soddisfare questo bisogno. Se ci si riesce, cessa l’impulso di rubare ad altri ciò che non si sa costruire da soli. Per molti è difficile capire ciò che realmente desiderano ma individuare chiaramente i propri obbiettivi e poi realizzarli è il più forte deterrente per la violenza, la prevaricazione, lo sfruttamento e la discriminazione. Infatti sono l’insoddisfazione, la paura, la rabbia a rendere malevoli gli uomini, a meno che non abbiano vere e proprie malattie della personalità. Chi è profondamente soddisfatto è anche ben disposto verso le altre persone e le altre forme di vita.

RISPETTO DI SE’ E RISPETTO DEGLI ALTRI

Il rispetto per le altre persone e per l’ambiente dipende dal rispetto che si ha per se stessi. Dunque, la prima cosa da fare per risolvere i problemi esterni è occuparsi contemporaneamente di quelli interiori, salvo urgenze immediate. Conoscere se stessi, con i propri punti di forza e di debolezza è la premessa per poterli gestire adeguatamente. Il tempo impiegato in questo compito è quello meglio speso, perché porta luce anche verso tutte le altre attività.

Questo si può fare attraverso l’osservazione diretta, l’educazione e la cultura. Stimoli adatti sono in grado di innescare comportamenti nuovi.

Per saperne di più, oltre ai vari articoli di questa rubrica, è utile visitare quella dei Libri selezionati (che aiutano a capire ‘animo umano) e dei Film selezionati (che aiutano a capire l’animo umano)

COSA IMPEDISCE DI MIGLIORARE

by 3 febbraio 2007
MANO

acquerello di Anna Cassarino

 

 

L’espressione “sbagliando si impara”, presa nel suo significato migliore è un riconoscimento delle alte probabilità di errore che ci sono in ogni apprendimento. Anche la persona più attenta e sensibile sbaglia ma, se riconosce in questo semplicemente il segno che permette di capire dove e come ciò che sta facendo va migliorato, risolverà i problemi con maggiore facilità.

Quanto più una cosa è nuova e difficile, tanto più si realizza attraverso innumerevoli aggiustamenti, anziché con un balzo perfetto. Osservazione e verifica riducono gli errori a piccole imperfezioni. Così, anche se sono numerose provocano poco danno.

Osservazione e verifica sono, però, rare. Pochi sono consapevoli di quanto ogni cosa sia modificata nella percezione umana dalle circostanze, dallo stato d’animo, dalle idee preconcette, dalle influenze esterne, da buone o cattive esperienze precedenti.

Ad esempio, di un testo che tratta un argomento scottante o difficile, ad una prima lettura si potranno capire o meno delle cose. Ad una seconda lettura potrà essere già possibile notare qualche differenza. Una terza volta, magari dopo un’ora o un giorno, darà un’altro risultato. A seconda del contenuto, potranno man mano apparire o sparire significati che erano sembrati lampanti.

La fretta, però, impedisce queste verifiche capaci di risparmiare tanti dolori. Così (ci) si infligge una pena ben più grande, dovuta ad un abbaglio.

La fretta, spesso, non è causata da una reale necessità di far presto, ma a mille fallaci motivi dietro cui si nasconde l’incapacità di affrontare le proprie debolezze. Questo perché non si ha comprensione per loro, non le si considera come normali per ogni essere umano, ma inconsapevolmente le si temono come aberrazioni.

Nella cultura autoritaria e punitiva che ancora impera, nonostante i miglioramenti rispetto al passato, è forte la paura di aver commesso una colpa e di doverne essere puniti. Al tempo stesso non ci si accorge del proprio timore e lo si maschera dietro presunte cause esterne. Invece di vedere qualcosa che si può correggere cambiando qualcosa, chi è più condizionato da rapporti autoritari teme ciò che potrebbe scoprire. Cerca dunque in tutti i modi di mascherare la verità dietro i più fallaci nascondigli. E’ come ignorare una malattia, invece di cercarne le cause per poterla guarire.

Per trovare le cause, però, bisogna avere dimestichezza con l’argomento ed esercitarsi.

CHI STA DENTRO E CHI STA FUORI

by 3 febbraio 2007

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Le persone che si trovano all’interno di un sistema, soprattutto se ci sono sempre state, fanno spesso molta fatica ad immaginarsi le condizioni di chi ne è al di fuori. Forse non si pongono neppure il problema, perché è difficile anche immaginare, ciò che non si conosce.

Chi ha fatto studi di un certo tipo, poi ha lavorato nel settore che vi corrisponde, anche se svolge il suo lavoro bene, tende ad usare un linguaggio, un tipo di comunicazione e soluzioni adatte solo a chi si trova all’interno o attorno a quel settore. Ha magari la sensazione di essere estremamente aperto perché, comunque, in ogni cerchia ci sono persone, informazioni, stimoli che arrivano. Vengono, però, sempre dalla stessa parte.

Per chi, invece, appartiene ad un altro settore, le porte sono chiuse, senza che ce ne sia vera consapevolezza. Questo finisce, non solo col rendere poco accessibile la conoscenza del tema al di fuori del proprio ambiente, ma anche col soffocarlo, nel tempo, perché impermeabile a punti di vista e apporti che lo rinnovino.

Nella cultura, che dovrebbe far evolvere, rendere capaci di collaborare, di elevarsi spiritualmente, un simile comportamento è molto negativo.

Si può paragonare chi è all’interno di un sistema, ad un automobilista che parte da Palermo per andare a Milano, prendendo l’autostrada. Se la imbocca nel senso giusto e la segue senza uscire e fare deviazioni per strada secondarie, arriva presto a destinazione. Trova le indicazioni più o meno corrette e, nonostante qualche inevitabile difficoltà, ci riesce. In questo modo, però, capisce ben poco di tutto ciò che si trova al di fuori di quell’itinerario.

Se, invece, parte da un paese lontano dalle rotte comuni, deve compiere una notevole fatica a trovare l’autostrada, anzitutto perché le indicazioni stradali sono confuse e mal messe. Se addirittura vuole prendere vie nuove per capire meglio il senso del percorso fino a Milano, ci deve mettere moltissimo tempo ed impegno. Arriva a destinazione ben più tardi dell’altro, ma si rende conto di molte più cose.

Un mondo degno di essere chiamato civile, dovrebbe conciliare entrambe le modalità per ottenere i risultati che si prefigge. Questo vale in particolar modo per l’epoca attuale, con una popolazione tanto numerosa da influire fortemente, anche solo per questo, sull’andamento del mondo. E’ indispensabile che le persone possano educarsi, per poter vivere bene ed evitare di tagliare il ramo su cui stanno sedute.

Porto ad esempio le biblioteche, luoghi meravigliosi che potrebbero avere un ruolo molto più importante per alzare il livello culturale della comunità, senza aumentare il numero dei libri che possiedono. Hanno un’impostazione valida soprattutto per i frequentatori abituali e per chi, entrando, conosce già l’argomento, gli autori, i titoli dei libri che cerca. Se vuole spaziare e scoprire cose di cui non è a conoscenza, dovrà passare tantissime ore ad esplorare palmo palmo gli scaffali ed i cataloghi, o trovare qualcuno dalla cultura molto sfaccettata che lo indirizzi con pazienza.  Per usufruire davvero del patrimonio di una biblioteca, occorrerebbero almeno altri sistemi di catalogazione, da affiancare a quello principale. Inoltre, andrebbe come minimo messa un’insegna ben evidente dalla strada, così che anche chi è di passaggio e chi non conosce neppure l’esistenza di un luogo simile e delle sue opportunità, possa essere invogliato ad entrarci. In tutta l’Italia, non c’è quasi mai altro che una targa, visibile solo a chi è già vicino all’ingresso,  perciò destinata solo ai visitatori abituali.

Eppure è stato provato che l’innalzamento della cultura nei cittadini, fa diminuire le spese sociali, quelle per l’ordine pubblico e per il danneggiamento dei beni comuni. I risultati hanno bisogno di tempo per manifestarsi, come per qualsiasi buon progetto.

 

 

IL CERVELLO DELLA PANCIA

by 3 febbraio 2007

noce interna

 

Anni di studi hanno confermato che nell’apparato digerente ci sono neuroni e batteri in grado di farlo funzionare come un vero e proprio cervello che decide e comunica con quello che abbiamo in testa, oltre che con tutto il resto del corpo. Del resto, già nell’antichità si identificavano certi organi con tratti del carattere. Avere fegato, vuol dire da sempre avere coraggio, tanto che la collera e l’impeto hanno notevoli effetti su di lui. La paura ha a che fare coi reni e la vescica e urinarsi addosso è un tipico effetto della paura. La stitichezza è espressione di chi manca di libertà interiore e non si concede abbastanza, neppure a sé stesso. E via di questo passo.

Il tipo di alimentazione influisce sul comportamento ed è a sua volta influenzato dal carattere della persona. La pancia influisce sulla testa e viceversa, coinvolgendo tutti gli organi ed ogni singola parte del corpo. I cinesi praticano da secoli una medicina che tiene in gran conto questi aspetti.

 

 

Comportamenti disumani: ecco perché

by 3 febbraio 2007

 

 

aggressioni

 

La violenza che continuamente colpisce l’essere umano da parte dei suoi simili, è oggetto di discussioni e dibattiti che attribuiscono alle cause più diverse simili risultati. Spesso si dà all’epoca storica, alle condizioni sociali o altro la responsabilità, evitando di affrontare in modo più coraggioso le vere cause. L’animale umano ha commesso atrocità in ogni tempo e ha assistito con indifferenza alle ingiustizie peggiori, prima di tutto perché tratta la sua complessa interiorità in modo rozzo, nella più totale ignoranza, mentre invece per funzionare bene ha bisogno di continua attenzione, comprensione e CONOSCENZA. Purtroppo, da sempre, gli argomenti basilari e indispensabili per una vita degna, che sono il conoscere se stessi e la natura, sono quasi del tutto esclusi dalla nostra istruzione ed educazione. A questo si aggiunge la scarsa disponibilità a migliorarsi, a riconoscere le proprie debolezze e mancanze.

Eppure esistono studi approfonditi, tantissimi libri, tanta dedizione da parte di molti, che però raggiungono solo chi prende l’iniziativa di sua spontanea volontà: una ristretta minoranza. Piero Angela molti anni fa a Superquak ha dedicato un’intera puntata all’argomento, invitando il dottor Philip Zimbardo, dell’università di Stanford, dove si sono fatti già negli anni 70 del novecento, studi ed esperimenti sul comportamento umano. Una telecamera nascosta riprendeva il comportamento indifferente delle persone di fronte a casi di emergenza e poi il cambiamento che avveniva, mutando dei particolari. Ci può essere senz’altro una parte di viltà o cinismo nelle persone, ma una parte è semplicemente incapacità di decidere autonomamente in modo corretto, a causa della mancanza di consapevolezza.

La consapevolezza si raggiunge solo con un lavoro costante che chiunque può fare, purché lo voglia e abbia gli strumenti adatti. Questo comporta però anche di accettare i propri limiti, sapere che tutti sbagliamo e per questo abbiamo bisogno di migliorare continuamente le nostre capacità. Invece, proprio chi è più intollerante verso se stesso accetta meno di correggersi ed essere più comprensivo verso gli altri. Non si rende conto di quanto comportamenti privati influiscano enormemente sulla comunità, in un modo che sfugge al controllo e si manifesta quando le circostanze lo provocano. Violenza sulle donne, sui bambini, sulle minoranze vengono esercitate spesso da persone miti e tranquille in certe circostanze e spietate in altre.

 

Scultura di Anne e Patrick Poirier a villa Demidoff (FI)

 

Le condizioni in cui si svolgono i fatti influiscono molto sull’animo umano: le prese di posizione autonome sono più facili quando si è soli e molto più difficili se ci sono altri che interferiscono. Inconsapevolmente, si esita a fare qualcosa che gli altri non fanno, col risultato che nessuno agisce, tranne chi è molto autonomo nelle decisioni. Oppure si fa qualcosa soprattutto perché lo fanno altri, senza chiedersi se sia giusto o meno.

Nella puntata di Superquark si mostrava un esperimento su quanto si deleghi troppo spesso ad altri il compito di decidere se un comportamento sia corretto oppure no. Era diventato celebre ed era stato descritto dettagliatamente in vari articoli anche su internet, fra cui  Wikipedia. Era stato fatto su studenti volontari che dovevano interpretare la parte di prigionieri e di carcerati, obbligati a seguire le rigide regole di un penitenziario. I risultati erano stati sconvolgenti perché, una volta entrati nel ruolo dell’obbedienza a dei superiori e avuta la garanzia dell’impunità, il comportamento da parte di chi interpretava il ruolo delle guardie era stato atroce. Un film tratto da una storia vera, che mostra questo tipo di comportamento è L’Onda.

L’ultimo esperimento, a cura di Stanley Milgram, mostrato nel filmato era il più impressionante e si può leggere cliccando questo articolo di Wikipedia

Nella rubrica UMANITA’ di cui fa parte questo mio articolo se ne possono trovare molti altri per approfondire l’argomento e vedere quali sono i mezzi per affrontare il lato oscuro della vita. Nella rubrica FILM SELEZIONATI e LIBRI SELEZIONATI ci sono molte recensioni utili a questo scopo.