I miei articoli

FITO-DEPURAZIONE: COME LAVORANO LE PIANTE

by 2 febbraio 2007
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impianto di fito-depurazione realizzato negli anni 70 a Berlino

 

Tutti i vegetali sanno trasformare elementi di scarto di varia natura, rendendoli utili come nutrimento per sé e per l’ambiente circostante. Applicando questa conoscenza alle necessità pratiche di depurare le acque reflue domestiche e, a volte, industriali, si sono utilizzate le piante che normalmente vivono in ambiente umido. Creando vicino alle abitazioni, un percorso che renda possibile la raccolta, la sedimentazione e il deflusso delle acque grigie e nere, si sono realizzati impianti non solo rispettosi dell’ambiente, ma anche dell’estetica. Occorre un bacino impermeabilizzato e riempito di ghiaia, dove far crescere piante palustri, che coi loro rizomi sono particolarmente efficaci nell’assorbire sostanze inquinanti e nell’ossigenare l’acqua. Infatti trasportano ossigeno dalle foglie alle radici, sulle quali aderiscono i microrganismi che partecipano alla trasformazione di azoto e fosforo del refluo, in gas. Questi, nell’aria vengono catturati con le foglie da altre piante e trasformati in cibo.

Un simile sistema è consigliabile in modo particolare per case singole che si trovino fuori dal centro abitato. E’ però possibile realizzarlo anche in città, come è successo a Berlino, già negli anni ’80. Qui, un ampio spazio di terreno fra condomini è stato riservato, con risultati estetici molto gradevoli, ad un sistema elegante e discreto di depurazione delle acque di scarico, tramite il lavoro delle piante. Diecimila metri quadrati mossi da rilievi, alberi, arbusti, sono un piccolo parco in cui la conservazione e depurazione delle acque piovane ha permesso di realizzare laghetti in cui vivono pesci e nuotano bambini. Le stesse vengono utilizzate anche per certi usi domestici come sciacquoni e lavatrici, irrigazione del giardino e lavaggio delle auto.

La natura, comunque, ci aiuta in ogni modo quando ci impegnamo a conoscerla. I lombrichi sono ottimi depuratori di acque fognarie, così come i batteri, messi in condizione di lavorare. Il costo iniziale di ogni impianto innovativo viene ripagato dalla riduzione delle spese successive, dando un importante contributo alla sostenibilità ambientale e alla qualità della vita di tutti.

 

 

 

IL PULITO CHE SPORCA

by 2 febbraio 2007

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L’ordine e la pulizia, che in sé sono positive, in certe persone finiscono col diventare un’ossessione dannosa e perversa. Non mi riferisco solo a quelli che puliscono sul pulito e riordinano ossessivamente, ma anche a chi, in buona fede, crede di seguire norme igieniche solo perché l’apparenza è tale. Ad esempio, chi fa la spesa e avvolge tutto in sacchetti di plastica, compresi i vasetti di yogurt, o che acquista le verdure già dentro le vaschette di polistirolo, sigillate da fogli adesivi. Apparentemente la praticità nel maneggiare e trasportare queste cose con imballaggi supplementari sembra giustificare un simile atteggiamento, che sarebbe comprensibile se si dovessero trasportare in un carro bestiame o se i bambini si divertissero a giocarci a palla. Invece, appena uscite dal supermercato, le persone che hanno fatto la spesa in questo modo la caricano subito in auto e la scaricano a casa loro. La precauzione è inutile ai fini igienici ma dannosa per l’ambiente.

Oltre al fatto che le verdure e la frutta così confezionate si deteriorano molto rapidamente già nel supermercato, a causa della mancanza d’aria, c’è spreco di materiale che costa ed inquina quando si deve produrre, quando si deve trasportare e quando si deve smaltire.

Anche l’uso di disinfettanti nelle case per rendere tutto asettico, inquina per il dover produrre quelle sostanze e successivamente per la loro presenza nelle acque di scarico, dove inibiscono un naturale processo di purificazione per vie naturali (ossigeno, raggi ultravioletti, radici e rizomi di piante). Pure l’effetto sulle persone è negativo perché, togliendo loro l’abitudine alle sostanze comuni nell’ambiente, si diminuiscono le difese naturali. Appena accidentalmente ci sarà un contatto con germi che in dose normale non provocano danni, chi se ne sarà tenuto troppo lontano, si ammalerà.

Ancora peggiore è il considerare sporcizia la presenza di foglie e ramoscelli caduti dagli alberi, che si depositano a terra. Se è vero che le foglie umide sono scivolose ed intasano, perciò vanno tolte dai marciapiedi e dalle strade, dai tetti e dalle grondaie, lasciarle sul terreno è bello, oltre a proteggere le radici delle piante dagli eccessi del freddo e concimarlo quando si decompongono. Se non si vuole rovinare il prato, si possono sminuzzare nell’apposita macchina e riversarle di nuovo dov’erano, dato che in quel modo svolgono la loro azione protettrice e nutriente e si decompongono abbastanza rapidamente da non danneggiare l’erba per la primavera.

Molti tagliano bellissimi alberi solo perché infastiditi dal dover continuamente spazzare sotto di loro. Sono quelli che considerano pulito l’asfalto ed il cemento solo perché richiedono poca manutenzione e non ci cresce niente sopra. Sono quelli che non riflettono neppure un instante su quanto un albero pulisca l’aria, mantenga sano il terreno, mite il clima, bello l’ambiente e via in una numerosa serie di virtù che giustificano ampiamente il lavoro che danno se si trovano presso le case. Conoscere le qualità degli alberi fa in modo che ci si rallegri di averli vicini. L’ignoranza in materia fa vedere solo gli svantaggi immediati e non i vantaggi a breve e lungo termine, così come il non conoscere una persona impedisce di apprezzarla. Se se ne ignorano le qualità, anche un sapiente o un benefattore dell’umanità può essere valutato solo per il suo bisogno di mangiare e di cambiarsi d’abito.

La sostenibilità ambientale e la qualità della vita dipendono da tante piccole azioni, apparentemente irrilevanti ma che, ripetendosi e sommandosi, creano effetti vistosi.

 

TRASPORTI COLLETTIVI

by 2 febbraio 2007
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el camello, trasporto pubblico cubano

 

In Italia, dove l’espressione BENE COMUNE stenta parecchio a farsi accettare e la macchina è una compagna di vita, condividere dei servizi come i trasporti con auto private è problematico.

Da qualche anno esiste il car-sharing, vale a dire l’uso della stessa auto da parte di più persone, gestita da compagnie di trasporti che mettono a disposizione veicoli adatti a diverse necessità. Sono parcheggiati in punti prestabiliti, a cui gli iscritti al servizio li possono prelevare quando ne abbiano bisogno, per riconsegnarli a fine servizio. Il costo del noleggio lo rende conveniente rispetto ad avere un’auto propria, se non si percorrono più di 10.000 km l’anno. In più si può cambiare mezzo a seconda delle diverse necessità e si riduce il numero di auto in circolazione, dunque anche i parcheggi. Si ha una tessera di riconoscimento e si conoscono le disponibilità prenotando telefonicamente presso il gestore.

Un mezzo simile ma più snello ed economico è quello ideato dagli studenti di Salerno e chiamato Mercurio, ma come sistema è un car-pooling. In questo caso, il proprietario di un’auto trasporta chi faccia il suo stesso percorso, in cambio del contributo alle spese di carburante, usura, assicurazione ecc. Per conoscere le disponibilità c’è un servizio internet ed sms. Nei paesi oltralpe il sistema funziona da tempo ed ha pure dei cartelli stradali.

Infine c’è il taxi collettivo, che fa risparmiare in media il 45 per cento del costo della corsa, condividendo il mezzo con altri che facciano lo stesso percorso. Esiste anche in alcune città italiane.

In Paesi meno ricchi dei nostri, come il Messico, i taxi collettivi sono comuni, passano spesso e sono convenienti.

La sostenibilità ambientale e la qualità della vita si ottengono anche riducendo il numero degli automezzi in circolazione. Articoli interessanti sul tema in questo sito sono: Jaime Lerner e la città di Curitiba e Antanas Mockus e la città di Bogotà

 

CASE DI TERRA E TETTI D’ERBA

by 2 febbraio 2007

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il tetto-giardino di uno degli edifici a Bad Blumau

 

Terra di campo, acqua, paglia, sole. Ecco di cosa erano fatte molte case di una volta. Ecco di cosa sono fatte ancora oggi in buona parte del mondo. A volte sono realizzate con cura, coi muri spessi, intonacate e decorate: allora sono molto belle e resistenti. In altri casi sono costruite in modo approssimativo, senza fare una buona manutenzione e per questo sono brutte e fragili. Erano le case dei poveri, perché la gente ricca se le faceva con materiali costosi per far vedere che potevano spendere, proprio come adesso. Eppure, le case di terra seccata al sole sono robuste, più calde d’inverno e più fresche d’estate. Sono anche le più ecologiche, perché si può usare la terra dei campi che si hanno intorno o comunque quella che non ha bisogno di essere cotta né trasportata lontano. Dunque non consuma altra energia che quella delle braccia e delle gambe che la lavorano. Ecco un ottimo esempio di sosteniblità ambientale.

Ancora adesso in certe regioni d’Italia come l’Abruzzo e la Sardegna ci sono case fatte in questo modo che, restaurate, non si distinguono dalle altre se non per il fatto che dentro ci si sta meglio. Basta costruirle nel posto adatto, dar loro buone fondamenta e un buon tetto, intonacarle bene e fare una buona manutenzione. Possono resistere per centinaia di anni. Si possono modellare in tante belle forme e rifinirle artisticamente. Per questo, adesso sono i più ricchi a volerle per sé e sono i poveri ad usare il cemento.

In Italia come nel resto del mondo, si costruivano insieme a tutti i paesani, per farle meglio divertendosi anche un po’. Si possono fare con dei mattoni seccati al sole o ammonticchiando la terra e pigiandola man mano lungo tutto il perimetro della casa.

In Africa e nei paesi caldi, dove c’è molto sole e piove in stagioni fisse, hanno il tetto a terrazza, per dormirci di notte quando è bel tempo, stendere la biancheria ad asciugare o aiutare l’acqua piovana a raccogliersi per ricadere in una cisterna ed essere utilizzata in seguito.

 

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Africa – palazzi in terra cruda foto da Ilmondoallarovescia

 

In altri paesi può avere il tetto di paglia a spioventi.

In quelli più a Nord del nostro, le case hanno avuto e hanno ancora i tetti che oltre ad essere rivestiti di terra, sono rifiniti con un bel prato. Questo è un ottimo isolamento contro il freddo ed il caldo, al punto che oggigiorno, in città moderne come Tokyo, New York, Città del Messico,dove ci sono condomini altissimi, il comune stanzia finanziamenti affinché si trasformino i tetti piani in giardini pensili. Infatti, il cemento e l’asfalto che prendono sempre più spazio, togliendolo al verde, riverberano il calore del sole d’estate. A questo, si aggiungono le lamiere delle auto che si arroventano. Si accendono i condizionatori d’aria che raffreddano dentro ma buttano all’esterno altro calore. Il risultato è che la temperatura della città si alza troppo, diventando spiacevole e richiedendo un grande consumo di energia che inquina ed è costosa.

Basta lasciar crescere alberi ed erba per abbassare la temperatura ma, dato che i palazzoni sono uno vicino all’altro, non rimane che fare i giardini sui tetti dei condomini che, in questo modo, non solo danno un buon isolamento dal calore e dal freddo, ma contribuiscono a rinfrescare i dintorni, oltre ad essere molto belli ed a smaltire anidride carbonica e altri veleni.

Per spingere ancora più lontano quest’idea, si può scavare una collina per costruirci dentro un’abitazione quasi invisibile da fuori, eppure molto luminosa, se si usa l’accorgimento di lasciare tutte le stanze lungo la facciata. In una casa del genere non serve riscaldamento né condizionamento d’aria, perché lo spessore di terra, erba e alberi è come un abbraccio contro gli sbalzi termici.

Un altro materiale naturale e poco costoso che si può usare per costruire le casa è la paglia. Dopo aver fatto una struttura di legno, le pareti sono riempite di balle a forma di parallelepipedo che, una volta ricoperte di terra e intonacate come si deve, sono robuste e molto isolanti. Ecco come migliorare la qualità della vita.

Consultare www.casediterra.it e www.skygardenproject.it

 

Parcheggi verdi

by 2 febbraio 2007
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parcheggio ombreggiato a Borgo Valsugana (TN)

 

I parcheggi sono spesso dei brutti squarci nella città e nel paesaggio, che abbassano la qualità della vita con il loro squallore. Moltiplicano il calore dell’estate sulle lamiere e l’asfalto, obbligando chi ha l’impianto di condizionamento d’aria ad accenderlo a tutto gas. Aumentano il calore e l’inquinamento esterno, ma anche i consumi energetici. Si rischia il colpo di calore, con conseguenze sulla salute e sull’umore.

Eppure, anche i parcheggi possono essere spazi discreti e piacevoli come giardini. Dipende da come li si fa. Se la pavimentazione, invece che di asfalto, cemento o pietra è fatta con auto-bloccanti che lasciano crescere l’erba fra i trafori, oltre al vantaggio estetico ce ne saranno altri due. In estate, infatti, la temperatura sarà moderata e le piogge potranno essere assorbite sul posto per beneficiare il terreno, anziché intasare i tombini ed essere sprecate nelle fogne. Si potranno piantare alberi che facciano ombra e nascondano le auto alla vista, mantenendole fresche e abbassando la temperatura di tutta la zona. Il parcheggio di Borgo Valsugana (TN) è un esempio davvero molto bello.

Anche l’Istituto Agrario di San Michele all’Adige (TN) ha un parcheggio che offre la preziosa ombra. Lo fa con la rampicante vite americana che occupa poco spazio a terra e in inverno perde le foglie, lasciando allora passare il sole che nei mesi freddi è benvenuto.

Un parcheggio verde e bello serve da esempio civico per i cittadini, per le pubbiche amministrazioni che ben raramente sanno guardare lontano, sono un gesto di accoglienza e intelligenza.

 

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parcheggio ombreggiato a San Michele all’Adige (TN)

 

 Un terzo esempio di parcheggio ombreggiato è quello della villa Reale di Monza, dove alti alberi mantengono bassa la temperatura e schermano i raggi del sole. Quest’ultimo esempio vale, però, solo per parcheggi dove c’è a disposizione moltissimo spazio. Invece, per quelli di dimensioni più modeste occorre mettere a dimora alberi con queste caratteristiche:

DECIDUI, ovvero che perdono le foglie in inverno, perché in quel periodo il sole è benvenuto, RELATIVAMENTE PICCOLI, per essere meno soggetti ai danni dei forti temporali, FRUGALI, perché non soffrano a causa delle cattive condizioni del terreno, che in un parcheggio sono davvero cattive, POCO SOGGETTI AI PARASSITI, in modo che le vetture non ne subiscano con loro le conseguenze.

Alberi con queste caratteristiche possono essere CARPINI NERI, ACERI ITALICI, ORNIELLI, ROBINIE. Occorre però SEMPRE lasciare il maggior spazio possibile intorno al fusto, libero dal calpestio delle ruote. Un metro di diametro può andare.

 

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parcheggio della villa Reale di Monza

 

Se poi si vogliono costruire dei garage, meglio rivestirli con uno spesso strato di terreno su cui far crescere l’erba e le piante, magari di quelle che hanno bisogno di poca acqua. In questo modo, la temperatura della costruzione rimane fresca d’estate e  calda d’inverno, grazie all’isolamento della terra. Inoltre si sarà guadagnato dello spazio verde su cui passeggiare o sedersi. A questo si aggiunge il vantaggio di una facilitazione per la concessione edilizia.

Ormai si costruiscono sempre più spesso bellissime case con uno spesso manto di terra su cui cresce il verde. Basta un buon isolamento e una solida struttura per avere ottimi risultati. Ecco dunque che, se proprio si deve edificare, si può scegliere il modo che fa meno male.

 

 

RIFIUTI ORGANICI CONVERTITI

by 2 febbraio 2007

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Il classico uso per i rifiuti organici è sempre stato quello di concimare la terra, data la quantità di minerali che contengono. Nei paesi più poveri, però, la cacca dei bovini che al suolo si appiattisce in un cerchio e secca facilmente, è tuttora impiegata come combustibile, per il suo ricco contenuto di fibre vegetali. Siccome, però, contiene anche caseina, una volta diluita in acqua, mescolata ad altra terra e spalmata come intonaco, serve ad impermeabilizzare i muri di terra cruda con cui sono costruite le case o le recinzioni. Dopo qualche tempo l’odore sparisce ed i muri resistono meglio alle abrasioni e al dilavamento.

Da quando i problemi ambientali hanno iniziato a farsi importanti, è stata utilizzata in modi anche più sorprendenti. In USA quanto in Cina e altri Paesi, le feci degli erbivori, compresi panda e canguri, ma soprattutto elefanti, servono per produrre carta, sempre grazie all’elevato contenuto di fibre vegetali.

Quella di ogni specie può essere usata per produrre biogas, una volta che si sia aggiunta acqua e sia avvenuta la fermentazione, anche grazie al calore del sole. Questo, in Italia è il caso dell’ippodromo delle Capannelle dove la quantità prodotta da 1000 cavalli dava dei problemi, fino a che non si è trovato il modo di trasformarli in vantaggi. L’urina, invece, oltre a concimare la terra è utile per conciare le pelli. Nei paesi più poveri, come il Messico, nelle campagne si produce gas autonomamente, mettendo le feci, più una certa quantità d’acqua, in damigiane ben chiuse, ma con un tubo per l’uscita del gas che i batteri espellono dopo il consumo.

In molti Paesi poveri, le deiezioni liquide sono tenute separate dai solidi, passando da canali diversi. In questo modo i processi di scomposizione naturale avvengono in modo più rapido e semplice ed il loro uso è molto più redditizio. Oltralpe di producono già WC moderni che seguono questo principio, in modo da poter smaltire o riutilizzare i nostri scarti in modo efficace.

Dalle feci si può ricavare anche benzina e ricaricare le pile.

Ormai si può produrre gas e combustibili con molti scarti vegetali, ma se ne può fare anche ottima carta. Le alghe che nella laguna di Venezia devono essere tolte, perché eccessive, diventano “algacarta”, molto bella e resistente. Torsoli e scarti di mele dell’Alto-Adige diventano “cartamela”, di ottima qualità. Ormai, visti gli impieghi redditizi che si possono fare con rifiuti di ogni genere, non ha davvero più senso distruggerli.

Rifiuti organici di origine vegetale possono poi essere scomposti col metodo della pirolisi, che avviene con un riscaldamento senza ossigeno, in modo da dimezzare gli inquinanti e ottenere oli da riutilizzare come combustibili.