I miei articoli

LA MIMOSA E LE DONNE

by 2 febbraio 2007

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L’8 Marzo del 1908, quindicimila operaie avevano marciato attraverso New York chiedendo la diminuzione delle ore di lavoro, l’aumento dei salari ed il diritto di voto. Alla giornata della donna, in ricordo di quella data e delle lotte che le donne sostengono per i loro diritti, sono associati i fiori di mimosa. Si aprono proprio nei primi giorni del mese e suggeriscono, riuniti in grappoli piumosi di un giallo vivace, l’idea di vitalità, di tenacia, di delicatezza femminile. Forse, però, è una coincidenza la scelta di un albero dalle proprietà curative che sarebbero state utili dopo un evento tragico del 25 Marzo 1911: un incendio in cui erano morti in una fabbrica 148 fra uomini e donne, per mancanza di misure di sicurezza.

Nella corteccia della mimosa tenuifolia ci sono tannini particolarmente efficaci per la cura delle ustioni, così che il suo significato in relazione alla ricorrenza è accresciuto. Queste sostanze amare delle cortecce di molti alberi, a loro servono da insetticida, come repellente per gli animali che le vogliono strappare e in parte contro le fiamme. Per noi sono astringenti, curano varie malattie e sono utili per conciare le pelli.

La mimosa è un’acacia dell’Australia e dell’America e, come le sorelle africane o quelle statunitensi conosciute da noi col nome di robinie, dai bei fiori bianchi profumati, ha le spine per difendersi dalle troppe brucature degli erbivori. Resiste bene alla siccità perché ha profonde radici con cui cerca l’acqua lontano e, come le altre leguminose, cioè le piante che hanno per frutto dei baccelli,  sulle sue radici si installano i batteri che fissano nel terreno l’azoto catturato dalle foglie. Così diventa più fertile e adatto ad accogliere altre piante. Una ragione in più per essere associata alla femminilità.

 

 

MESSAGGI ODOROSI

by 2 febbraio 2007

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Un fitto tappeto di cellule nelle foglie e i petali delle creature vegetali riconosce i fili, le strisce, i brandelli, i teli di aromi trasportati dall’aria o nell’acqua per metri, per chilometri, fino a che si sfilacciano, si polverizzano e poco a poco scompaiono. Allo stesso modo in cui noi distinguiamo le parole di un discorso, con i suoi significati evidenti e sottintesi, i toni e le sfumature che ne esaltano o appiattiscono il significato, le piante comprendono i messaggi odorosi che arrivano loro da distanze impensabili per la vista ed il suono. Rispondono emanando a loro volta effluvi dalla composizione chimica che renderà le loro risposte altrettanto riconoscibili.

Dalle antenne degli insetti, la pelle dei pesci, le lingue dei rettili, le mucose nei nasi dei mammiferi, il più antico, immediato ed efficace sistema di comunicazione viene riconosciuto e suscita reazioni altrettanto rapide nei corpi delle creature dotate di ali o di zampe, quanto in quelli che hanno radici e foglie.

Molto minore è la sensibilità nella mucosa del nostro naso, che riconosce solo gli odori più forti da quando l’uomo ha abbandonato in buona parte questo modo di comunicare e di esprimersi, a favore delle forme, dei colori, delle parole.

Eppure, nella parte più antica del nostro cervello, simile a quella dei rettili e che risponde solo all’istinto, il linguaggio degli odori arriva ancora e il nostro corpo vi risponde. Odori che la nostra coscienza non riconosce, sono avvertiti e provocano reazioni, a nostra insaputa, là dove siamo uguali agli animali e ai vegetali.

E’ così che i cani, almeno quaranta volte più sensibili degli uomini nell’olfatto, sanno di noi ciò che la nostra consapevolezza ignora. Capiscono in questo modo le nostre sensazioni e, addirittura, il nostro stato di salute.

L’attenzione su questo aspetto si è attivata quando alcuni anni fa, in Inghilterra, il cane di una signora che aveva una piccola macchia scura sulla gamba, aveva iniziato ad annusarla con insistenza. Dal dermatologo ha scoperto un melanoma ad uno stadio non ancora pericoloso, che è stato eliminato.

Da allora sono iniziate le ricerche e l’addestramento dei cani per le diagnosi precoci di certe malattie. Così come vengono abituati a rintracciare persone scomparse, a riconoscere droghe ed esplosivi, adesso aiutano i medici in modo molto più rapido, economico e non invasivo oltre che, sicuramente, più simpatico di qualsiasi macchina.

Anche l’udito nei cani ha possibilità ben più ampie, rispetto alle nostre.

Infatti, mentre noi siamo insensibili agli ultrasuoni, che hanno una frequenza indecifrabile dal nostro orecchio, molti animali li percepiscono con chiarezza. Sono quelli emessi dalla terra prima dei terremoti o delle eruzioni vulcaniche, che in questo modo danno il tempo di correre ai ripari.

 

 

ALBERI CHE IMPEDISCONO LE FRANE

by 2 febbraio 2007

radici ecco un esempio di radici diverse di alberi, tratto dal sito riportato qui sotto, dove si trovano esaurienti spiegazioni
www.regione.lazio.it/binary/web/ingnat_argomenti/Capitolo_02.1225814284.pdf

 

Gli argini di molti fiumi e canali uniformi, monotoni, spogli, mostrano spesso cedimenti, a cui in certi casi si cerca di mettere una fallace pezza con del cemento o compattando la terra. Tutto questo per spendere meno nello sfalcio delle rive con le macchine e per dare l’illusione di far scorrere meglio l’acqua. In caso di piena, però, fa franare la terra intasando i canali e fa cedere le strade che si trovano a ridosso, invadendo poi le campagne e gli abitati. Eppure, gli alberi che crescono proprio lungo i corsi d’acqua sono i più adatti a trattenere il terreno, naturalmente a condizione che siano del tipo giusto, nella quantità giusta e tenuti sotto controllo. Infatti, se è bene non lasciare che invadano l’alveo, è male che li si tolgano del tutto. Se sono troppi tolgono spazio all’acqua, se sono troppo pochi non riescono a rallentarla abbastanza da ridurne un po’ la violenza devastatrice, che porta via tutto ciò che trova sul suo percorso. Voler far scorrere l’acqua troppo in fretta può renderla micidiale. Un camion che investe una casa a 30 km all’ora le farà qualche danno, ma se arriva a 150 km/h la demolisce. Così fa l’acqua, che oltretutto scava come una trivella.

Occorre lasciar fare il loro lavoro ad arbusti di salice ripaiolo e purpureo, che si propagano poi anche da soli con le radici avventizie, vale a dire quelle che si espandono sotto terra facendo spuntare molte nuove piante, senza bisogno di seminarle. E’ meglio, invece, evitare gli altri tipi di salice, meno adatti. Gli ontani fanno un lavoro egregio. I pioppi vanno mantenuti nelle zone dove servono ad asciugare il terreno, più che trattenere le rive.

Lungo certi canali dove non si possono lasciare alberi basterebbe piantare almeno delle erbe che abbiano radici profonde, capaci di trattenere meglio il terreno, per ottenere un risultato già più accettabile rispetto alla povera erbetta che si vede troppo spesso. L’erba medica, con le sue radici profonde e resistenti, è di bell’aspetto e, quando viene tagliata, può essere impiegata come foraggio. Un ottimo servigio lo rende anche la gramigna, che in inverno ingiallisce ma è comunque medicamentosa, oltre che robustissima.

Un’erba esotica molto efficace per impedire le frane è il vetiver (Vetiveria zizanoides). Dalle sue radici si estrae la celebre essenza usata nei dopobarba e nei profumi. Cresce nei Paesi dell’Oceano Indiano anche se un tempo esisteva intorno al Mediterraneo. E’ adattabile sia nei deserti, dove è utilizzata per rendere stabili le dune mobili e frenare l’avanzata della sabbia, sia nelle paludi. Le sue radici affondano fino a 5 metri e sono talmente robuste da svolgere un’azione importante nell’impedire le frane, anche in caso di terremoto. Non è infestante perché non si riproduce con i semi e neppure estendendo le sue radici, che vanno solo in profondità, mentre gli steli arrivano a due metri di altezza. E’ commestibile per gli animali e può essere foraggio gradito soprattutto agli ovini. E’ anche un ottimo disinquinante dell’aria e dell’acqua, utilizzabile anche per la fito-depurazione. Si adatta ad ogni tipo di terreno, addirittura quello salino.

Volendo curare l’aspetto estetico delle zone franose, anche lontane dai fiumi, si può utilizzare una bella varietà di piante, il sempreverde alloro, la sanguinella che in inverno dà un bel tocco di colore coi suoi rametti rossi, la lentaggine ed il cappello da prete sono cespugli adatti anche a rallentare l’acqua in caso di piena.

Avendo la possibilità di piantare alberi, i frassini ed i tigli hanno le radici più salde e profonde, insieme ai già citati tipi di salice e all’alloro, che da cespugli possono diventare alberi.

In luoghi molto caldi ed aridi il fico d’India è molto efficace per mantenere compatto ma permeabile il terreno, in modo che l’acqua delle piogge possa penetrarvi e non scorrere via causando disastri, ma dato che si riproduce con molta facilità, è bene tenerlo sotto controllo per impedirgli di diventare infestante.

Questo è solo un articolo che dà uno spunto ed è utile solo per dare un’idea di massima. Poi va tutto verificato e adattato ai diversi casi, che possono richiedere interventi mirati e specifici. Risparmiare sulla conoscenza fa poi sprecare enormi quantità di soldi, energie, vite.

 

ALBERI FRANGIVENTO

by 2 febbraio 2007

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Per impedire che il terreno dei campi o dei giardini si asciughi troppo, per far rallentare il vento troppo invadente che inaridisce e si porta via la terra, per evitare l’avanzata dei deserti, non serve un muro. Infatti, una barriera così rigida crea, una volta oltrepassato l’ostacolo, dei turbini che accrescono il potere distruttivo del vento.

Occorre invece una barriera graduale, che lasci passare una parte dell’impeto e ne assorba il resto. Questo lo possono fare gli alberi. Naturalmente occorre scegliere quelli giusti e dispormi in modo corretto. Possono essere sempreverdi come i cipressi o a foglia caduca come i carpini che, però, mantengono le foglie secche sui rami fitti e sottili anche d’inverno. E’ bene che abbiano radici a fittone, come appunto i cipressi, i tassi, i lecci e gli allori o fascicolate, come i carpini bianchi. Devono avere tra di loro una distanza sufficiente a lasciarli crescere senza entrare in competizione con le radici e, una volta adulti, a lasciare un poco di spazio fra loro, in modo da non fare muro. Devono essere disposti in file parallele ed in ordine crescente nella parte che fronteggia il vento, poi decrescente il senso opposto.

Naturalmente la specie va scelta a seconda delle diverse caratteristiche del luogo in cui si impiantano, preferendo alberi locali e tenendo conto delle loro dimensioni da adulti.

Sono sempre gli alberi che possono impedire la desertificazione, ma naturalmente occorre piantare quelli dalle radici più profonde e dalla maggiore resistenza alla siccità. Occorre aiutarli quando sono piccoli, con accorgimenti che favoriscono la formazione di condensa dell’umidità notturna, che poi sgocciola verso le radici. Si possono utilizzare per questo scopo dei cumuli di pietre come i turat, oppure dei dischi scanalati posti intorno al tronco sul terreno.

 

 

ACQUA: MANTENERLA E FARLA TORNARE PER MEZZO DEGLI ALBERI

by 2 febbraio 2007
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baobab malgascio a forma di bottiglia

 

Perché l’acqua torni ad occupare falde più alte nel terreno, così che si attenuino i problemi di approvvigionamento che in futuro si faranno sentire sempre di più, ciascuno può fare qualcosa per suo conto. Questo permetterà intanto di far fronte alle difficoltà immediate dei periodi di siccità, poi di contribuire al miglioramento della situazione comune.

Oltre a sprecare meno acqua negli sciacquoni, lavatrici e rubinetti anche grazie agli appositi riduttori di flusso, se si abita fuori città è possibile recuperare anche le acque di scarico con la fito-depurazione alla quale ho già dedicato un articolo. Il costo iniziale si ammortizza con una certa rapidità e permette di avere riserve d’acqua per attività nelle quali non serve quella potabile: ad esempio per la lavatrice, l’irrigazione del giardino e dell’orto. Poi si può realizzare una cisterna per il recupero dell’acqua piovana. Queste sono tutte pratiche già largamente in uso da anni oltralpe. Un intervento significativo viene, però, dagli alberi, che portano in superficie l’acqua sotterranea e la fanno ritornare nelle falde per la stessa via, lungo le radici, durante le piogge. Un prato senza alberi la lascia scorrere via o evaporare, oltre a disseccarsi con rapidità a causa della mancanza d’ombra e ad impoverirsi ed imbruttirsi per l’assenza di tanti piccoli animali, come gli insetti e gli uccelli, che sono fondamentali per l’equilibrio della natura con mille piccoli interventi concatenati. Basti pensare al fatto che, senza api, le piante da frutto non produrrebbero più niente e così moltissime altre.

 

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Anzitutto è bene privilegiare alberi che di acqua ne richiedano poca, così che possano resistere ai periodi critici. (vedi articolo piante che resistono alla siccità) Poi vanno piantati nel posto giusto, in modo che facciano ombra senza togliere la luce quando serve. Devono essere di un genere che cresca nelle proporzioni adatte a non diventare pericolosi per l’incolumità, in caso di forti temporali. Inoltre bisogna sapere che tipo di radici hanno, affinché non danneggino le fondamenta delle case e l’asfalto delle strade. Infine è opportuno conoscere che tipo di fiori e frutti fanno, perché alcuni possono essere fastidiosi. In questo modo non occorrerà fare potature, spesso realizzate in modo barbaro ed incompetente, che indebolisce ed imbruttisce gli alberi.

Il loro buon funzionamento, così come di qualsiasi altra cosa, dipende dall’equilibrio fra controllo e libertà. Gli eccessi in un senso o nell’altro sono fortemente controproducenti. Il lavoro che danno, nello spazzare le foglie, i fiori ed i frutti che cadono, è largamente ricompensato dai vantaggi nella soddisfazione di vedere i buoni risultati non solo in termini pratici, ma anche estetici e psicologici.

Gli alberi adatti dovrebbero essere piantati nei parcheggi, intorno ai capannoni industriali, intorno al perimetro dei campi. Questo dipende in gran parte dall’impegno dei privati. E’ un’azione lungimirante, che dà risultati nel tempo e che può essere realizzata dando lavoro ai propri famigliari disoccupati oppure a persone in attesa di impiego. Naturalmente occorre una formazione in merito, per la quale basta un tempo relativamente breve per le basi, che si potranno allargare man mano che il lavoro procede.

Nel settore pubblico poi andrebbero messi a dimora alberi nei parcheggi cittadini, lungo gli argini dei corsi d’acqua e in tutti i luoghi possibili. Purtroppo sono pochi i responsabili di questo settore che abbiano una cultura naturalistica appropriata. Così vengono prese decisioni pessime, come se la natura non avesse alcun ruolo nel benessere delle città. Per questo gli allagamenti, le frane, i crolli sono frequenti. Per questo i consumi per il condizionamento dell’aria sono sempre più forti e le spese sanitarie causate dall’inquinamento aumentano. Non si vedono subito, ma sono forti.

 

 

I MAESTRI D’ACQUA

by 2 febbraio 2007

 

 

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E’ nel Sahara che si trovano i grandi esperti d’acqua, discendenti di quelli che hanno fatto nascere le oasi, secoli fa. La consapevolezza di quanto sia prezioso quel liquido trasparente, è forte in chi l’ha saputo ottenere lavorando in armonia con la natura, dopo averla osservata e capita. Con pazienza, creando canali e cisterne per trattenerla quando una volta l’anno, ogni tre anni, ma a volte anche dieci, un grande acquazzone scarica tutto in una volta il peso delle nuvole. E poi distribuendola con sapienza, centellinandola, facendola scorrere in rivoletti attraverso gli orti all’ombra delle palme da dattero, che proteggono gli alberi da frutto e le verdure. Il maestro d’acqua è un saggio che sa amministrarla con oculatezza per fare in modo che duri a sufficienza, per poi recuperarne una parte anche dopo che sia evaporata. E’ in questa raffinata operazione che brilla l’ingegno umano. Quando viene la notte, col freddo l’umidità dell’aria si condensa sulle dune di sabbia e scivola piano dentro le aperture scavate con cura. Cola nelle parti più fresche, dove una rete di canali la guida nelle cisterne, per poter essere di nuovo portata agli orti e ai giardini. Nel deserto, le oasi sono nate grazie a questo metodo, chiamato foggara, a cui deve la vita anche la città di Ghardaia, dell’undicesimo secolo, in Algeria.

Dove c’è abbondanza di acqua, viene comunque valorizzata ed usata per raffrescare l’aria attraverso le fontane, nei cortili delle case e dei palazzi. (vedere ARIA CONDIZIONATA NATURALE in questa stessa sezione).

Recuperare l’acqua piovana convogliandola in cisterne, togliere l’impermeabilizzazione di cortili e parcheggi per lasciarla penetrare nel terreno, depurare quella degli scarichi col metodo della fito-depurazione (vedere nella sezione PIANTE) sono azioni che consentono di rallentare il danno all’ambiente causato dalle nostre attività.

Anche piantare nel proprio giardino alberi e piante ornamentali che abbiano bisogno di poca acqua è un modo per ridurre le irrigazioni estive ed evitare che, nei periodi di siccità, addirittura muoiano. (vedere PIANTE CHE RESISTONO ALLA SICCITA’ nella sezione PIANTE)

Mettere un riduttore di flusso ai rubinetti e qualche mattone negli sciacquoni per evitare che ogni volta buttino via una gran quantità d’acqua potabile, saranno altri contributi positivi. Infine, evitare il consumo di quella in bottiglia risparmierà la produzione e lo smaltimento della plastica, l’inquinamento col trasporto via camion e soprattutto lo spreco di 10 volte tanto nelle fasi della lavorazione. Ormai quella dell’acquedotto è migliore e più controllata.

 In molte città ci sono ormai fontanelle con acqua liscia e gassata, che permettono di rifornirsi gratis o con poca spesa, riutilizzando le bottiglie di plastica che, altrimenti, dovrebbero essere prodotte e poi smaltite, oltre che trasportate, con notevole inquinamento e costi inutili.

Se vogliamo che chi prende decisioni per tutti abbia sensibilità per la sostenibilità ambientale e la qualità della vita, è bene che ciascuno di noi faccia per primo lo sforzo di crearsi una cultura in questo senso, perchè le idee e la mentalità sono contagiose.