I miei articoli

COMUNICAZIONE TRA PIANTE E ANIMALI

by 2 febbraio 2007

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Gli alberi più antichi, come le conifere (abeti, pini, larici, cipressi, tuje, sequoie e tutti quelli che hanno per frutti delle pigne legnose, dentro cui ci sono i semi) per riprodursi rilasciano grandi quantità di polline che il vento porta dai fiori maschili a quelli femminili di un altro albero. La comunicazione degli alberi fra loro e con gli animali avveniva principalmente attraverso le sostanze chimiche che si disperdevano nell’aria. Radici e foglie degli alberi ne decifravano il significato, nasi e antenne degli animali facevano altrettanto.

Poi, fra i centotrentacinque e i sessantacinque milioni di anni fa, dalla frequentazione di insetti, uccelli e piccoli mammiferi con gli alberi è nato un tipo di comunicazione nuova, che avrebbe rivoluzionato il mondo: i colori. Fiori a corolla e frutti con polpa colorata e profumata hanno cominciato ad essere prodotti dagli alberi per ottenere la collaborazione degli animali in una più efficace riproduzione. Api, bombi e farfalle, sensibilissimi ai colori, oltre che agli odori, sono stati da allora richiamati con fiori che nel fondo del calice hanno il nettare, dolce e nutriente bevanda prodotta dall’albero come benvenuto. Anche il polline, sistemato in cima alle antere (le ciglia dentro il fiore) è abbondante in modo da poter essere mangiato dagli insetti. Questi, nel prelevarlo ne rimangono immancabilmente impolverati, così che nell’entrare in un fiore della stessa specie ma su un altro albero, ne lasciano accidentalmente cadere uno che viene accolto nell’ovaio. Le api non consumano sul posto che una piccola quantità di cibo e portano il resto all’alveare. Col nettare fanno il miele e col polline altro cibo. Gli insetti impollinatori visitano tutti i fiori di una stessa specie, prima di passare ad un’altra. C’è un accordo anche in questo perché il polline di un ciliegio non potrebbe fecondare un biancospino.

A questo punto, il fiore si può trasformare in frutto, fatto per essere consumato da specifici animali. Molti sono uccelli, ma anche pipistrelli ed altri mammiferi sono coinvolti. I frutti, colorati e profumati secondo i gusti dei destinatari, vengono mangiati con i semi, che il giorno seguente sono rilasciati con le feci in un terreno magari favorevole alla loro germinazione, così che nasca un nuovo albero.

Gli alberi profumano i fiori ed i frutti soprattutto nelle ore in cui i fruitori li cercano e, per l’impollinazione, alcuni hanno rapporti con un solo insetto, tanto da aver modellato i propri organi sessuali in modo da permetterne l’accesso in esclusiva, come fanno il fico, la vaniglia e la yucca. Ci sono alberi che davvero hanno una comunicazione molto spinta con gli impollinatori, come per esempio l’ippocastano, che avverte cambiando il colore del fondo dei propri fiori dal giallo al rosa acceso, quando sono già stati fecondati e non hanno più nettare né polline.

In questo modo, gli alberi ottengono un vantaggio in cambio di un altro, lasciando ancora un buon margine per altre creature che non danno contributo immediato ma con cui si crea una relazione favorevole ad un ambiente ricco e vario, con possibilità aperte verso altri scambi.

 

 

PIANTE CHE RESISTONO ALLA SICCITA’

by 2 febbraio 2007
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Gli alberi attirano le piogge, grazie all’umidità che portano dal terreno verso l’aria e che poi richiamano, beneficiando altre piante ed il clima in questo scambio. Tuttavia, le alterazioni provocate da scavi, lo sterminio degli alberi, l’agricoltura intensiva, gli sprechi d’acqua sono ormai tali da mettere in crisi persino i fiumi.  E’ dunque necessario piantare alberi capaci di sopportare la siccità.

Relativamente piccoli e sempreverdi come l’alloro o frugali ma alti come il bagolaro e, se il clima è abbastanza caldo, l’oleandro e l’olivo. Per il prato ci sono tipi di erba che hanno bisogno di poca acqua, come la gramigna a cui ne serve la metà, rispetto ad un altro tipo di prato. Inoltre, con i suoi rizomi che sprofondano fino a 3 metri, è ottima per consolidare le scarpate.  Per quanto riguarda le piante, quelle con le foglie argentate e pelose sono poco esigenti. Rosmarino e salvia, lavanda e camedrio possono formare grandi cespugli molto belli, tutti con fioriture azzurre e lilla. Alloro, rosmarino, salvia e lavanda, fortemente aromatici hanno anche molte proprietà curative che potrete sperimentare. La gramigna ha eccellenti effetti risanatori sul sistema urinario, quando se ne beva il decotto.

Bei cespugli possono essere ottenuti col cisto dai fiori rosa, dall’erica arborea o dalla ginestra, particolarmente frugale e adatta a consolidare e arricchire i terreni. Forse meno virtuosi ma comunque adatti sono lentaggine ed il lauroceraso, sempreverdi o l’agnocasto, deciduo. La robinia e la mimosa, che perdono le foglie in inverno e sono entrambe straniere, resistono bene alla siccità. Il carpine, europeo, è adatto anche per le siepi. Il fico resiste persino ai venti salini. Il biancospino ed il mirto, con i loro delicati fiori bianchi ed i piccoli frutti sono molto consigliati. Il corniolo che fiorisce a marzo e dà piccoli ed ottimi frutti d’estate. Il corbezzolo sempreverde, coi fiori e frutti invernali è particolarmente piacevole. Per chi tollera l’odore del bosso, è solitamente un cespuglio che cresce molto lentamente, fino a diventare al massimo un alberello.

Piantare alberi europei sempreverdi avrà il vantaggio di mantenere quel poco di personalità locale che ancora rimane al nostro paesaggio. Il tasso, cresce lentamente, resiste benissimo  all’inquinamento, accetta di buon grado anche di stare all’ombra. Se non avete bambini che possano mangiarsi le foglie velenose, è davvero un bel sempreverde. Se si vive in montagna il ginepro o il pino mugo sono adatti, mentre nei climi temperati del centro-sud Italia potrete ospitare dal leccio al mirto, dal lentisco al ligustro, dal corbezzolo al carrubo. In posizione riparata è bellissimo anche l’arancio amaro, che resiste meglio al freddo rispetto agli altri agrumi e farà un bell’effetto. Sono tutti alberi relativamente piccoli (salvo il leccio ed il carrubo), adatti a  giardini contenuti, in modo che facciano ombra al giusto, abbiano piccole radici e foglie. Così potranno essere sempre ben visti anche dal vicinato poco comprensivo e, da sempreverdi, smaltiranno l’inquinamento anche d’inverno.

 

 

PIANTE DA BUCATO

by 2 febbraio 2007

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Fino a cinquant’anni fa d’estate, come ogni mattina dell’anno, per cucinare e scaldare l’acqua occorreva accendere il camino o la stufa di ghisa. Che fosse per il bagno settimanale o per il bucato ogni quindici giorni, il pentolone veniva riempito e messo sul grande ripiano riscaldato dalla legna di faggio o di quercia, di preferenza. La cenere che si raccoglieva nel cassetto più basso era setacciata per farne lisciva o era aggiunta al letame e al compost, per rendere poi alla terra i suoi minerali.

Le lenzuola dovevano essere messe in ammollo nel mastello. Si gettava la cenere setacciata nell’acqua bollente e si mescolava, per sciogliere la potassa. Si filtrava con un telo e si versava bollente, col mestolo, sulle lenzuola, fino a che erano tutte ben inzuppate.

Dopo qualche ora, si apriva il buco sul fondo (ecco perché si chiama bucato!) per raccogliere l’acqua raffreddata, scaldarla di nuovo e rovesciarla sui panni due o tre altre volte. Poi venivano lavati con una spazzola di saggina sull’asse di legno e si andava al lavatoio del paese per sciacquarli nell’acqua gelida di fonte. D’estate si stendevano sull’erba per farli sbiancare dal sole. Adesso, per non inquinare, anche in lavatrice si può usare nuovamente la lisciva, che si compera in polvere ed è ottenuta dal salgemma.

Chi vuole fare le pulizie senza usare prodotti che sporcano la natura, può invece coltivare piante saponifere.

L’albero di Sapindus Mukorossi, che viene dall’India e protegge le sue noci dai parassiti con la saponina, a 9  anni già dà i primi frutti, se nei dintorni cresce un suo simile con cui abbia potuto fare uno scambio di polline. Allora basta prenderne  alcuni gusci da mettere nella lavatrice perché l’acqua ne sciolga il necessario al lavaggio. Per la pelle o i capelli se ne può fare un decotto e, dato che il sapone fa orrore ai parassiti, anche per liberare le piante dell’orto o del giardino, si può fare loro una doccia con lo stesso prodotto. Durante 90 anni c’è di quanto lavare le persone e gli animali, utilizzando i frutti di quell’albero che, con il lavoro quotidiano delle sue foglie, ripulisce l’aria dai gas e dalle polveri. Le sue noci sono comunque in vendita anche su internet.

Si possono fare belle aiuole con la saponaria dai fiori rosa per bollirne le foglie, in caso di necessità, e ricavarne altro sapone. Se necessario, dalla cenere di felci del bosco si può ottenere una lisciva ottima, come fanno in Irlanda. Il re del giardino è, però, l’ippocastano, con i rami  che sembrano zampilli d’acqua, nel loro alzarsi e poi ricadere in una bella curva.  D’estate, la sua magnifica cupola di foglie fa ombra sufficiente a ristorarsi anche nei giorni più caldi, mentre i bei fiori si trasformavano in frutti da cui si può ricavare ancora sapone. Sono tradizionalmente usate anche per curare la tosse dei cavalli ed un tempo, quando si viaggiava a cavallo e in carrozza, gli ippocastani erano piantati presso le stazioni di posta, in modo da essere a portata di mano per quest’uso (ippo=cavallo).

Per profumare la biancheria e tener lontane le tarme, la lavanda è l’ideale. Questa è comunque una sola delle sue straordinarie virtù, che la rendono preziosa per curare le malattie della pelle e degli organi interni.

 

 

LA MIMOSA E LE DONNE

by 2 febbraio 2007

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L’8 Marzo del 1908, quindicimila operaie avevano marciato attraverso New York chiedendo la diminuzione delle ore di lavoro, l’aumento dei salari ed il diritto di voto. Alla giornata della donna, in ricordo di quella data e delle lotte che le donne sostengono per i loro diritti, sono associati i fiori di mimosa. Si aprono proprio nei primi giorni del mese e suggeriscono, riuniti in grappoli piumosi di un giallo vivace, l’idea di vitalità, di tenacia, di delicatezza femminile. Forse, però, è una coincidenza la scelta di un albero dalle proprietà curative che sarebbero state utili dopo un evento tragico del 25 Marzo 1911: un incendio in cui erano morti in una fabbrica 148 fra uomini e donne, per mancanza di misure di sicurezza.

Nella corteccia della mimosa tenuifolia ci sono tannini particolarmente efficaci per la cura delle ustioni, così che il suo significato in relazione alla ricorrenza è accresciuto. Queste sostanze amare delle cortecce di molti alberi, a loro servono da insetticida, come repellente per gli animali che le vogliono strappare e in parte contro le fiamme. Per noi sono astringenti, curano varie malattie e sono utili per conciare le pelli.

La mimosa è un’acacia dell’Australia e dell’America e, come le sorelle africane o quelle statunitensi conosciute da noi col nome di robinie, dai bei fiori bianchi profumati, ha le spine per difendersi dalle troppe brucature degli erbivori. Resiste bene alla siccità perché ha profonde radici con cui cerca l’acqua lontano e, come le altre leguminose, cioè le piante che hanno per frutto dei baccelli,  sulle sue radici si installano i batteri che fissano nel terreno l’azoto catturato dalle foglie. Così diventa più fertile e adatto ad accogliere altre piante. Una ragione in più per essere associata alla femminilità.

 

 

MESSAGGI ODOROSI

by 2 febbraio 2007

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Un fitto tappeto di cellule nelle foglie e i petali delle creature vegetali riconosce i fili, le strisce, i brandelli, i teli di aromi trasportati dall’aria o nell’acqua per metri, per chilometri, fino a che si sfilacciano, si polverizzano e poco a poco scompaiono. Allo stesso modo in cui noi distinguiamo le parole di un discorso, con i suoi significati evidenti e sottintesi, i toni e le sfumature che ne esaltano o appiattiscono il significato, le piante comprendono i messaggi odorosi che arrivano loro da distanze impensabili per la vista ed il suono. Rispondono emanando a loro volta effluvi dalla composizione chimica che renderà le loro risposte altrettanto riconoscibili.

Dalle antenne degli insetti, la pelle dei pesci, le lingue dei rettili, le mucose nei nasi dei mammiferi, il più antico, immediato ed efficace sistema di comunicazione viene riconosciuto e suscita reazioni altrettanto rapide nei corpi delle creature dotate di ali o di zampe, quanto in quelli che hanno radici e foglie.

Molto minore è la sensibilità nella mucosa del nostro naso, che riconosce solo gli odori più forti da quando l’uomo ha abbandonato in buona parte questo modo di comunicare e di esprimersi, a favore delle forme, dei colori, delle parole.

Eppure, nella parte più antica del nostro cervello, simile a quella dei rettili e che risponde solo all’istinto, il linguaggio degli odori arriva ancora e il nostro corpo vi risponde. Odori che la nostra coscienza non riconosce, sono avvertiti e provocano reazioni, a nostra insaputa, là dove siamo uguali agli animali e ai vegetali.

E’ così che i cani, almeno quaranta volte più sensibili degli uomini nell’olfatto, sanno di noi ciò che la nostra consapevolezza ignora. Capiscono in questo modo le nostre sensazioni e, addirittura, il nostro stato di salute.

L’attenzione su questo aspetto si è attivata quando alcuni anni fa, in Inghilterra, il cane di una signora che aveva una piccola macchia scura sulla gamba, aveva iniziato ad annusarla con insistenza. Dal dermatologo ha scoperto un melanoma ad uno stadio non ancora pericoloso, che è stato eliminato.

Da allora sono iniziate le ricerche e l’addestramento dei cani per le diagnosi precoci di certe malattie. Così come vengono abituati a rintracciare persone scomparse, a riconoscere droghe ed esplosivi, adesso aiutano i medici in modo molto più rapido, economico e non invasivo oltre che, sicuramente, più simpatico di qualsiasi macchina.

Anche l’udito nei cani ha possibilità ben più ampie, rispetto alle nostre.

Infatti, mentre noi siamo insensibili agli ultrasuoni, che hanno una frequenza indecifrabile dal nostro orecchio, molti animali li percepiscono con chiarezza. Sono quelli emessi dalla terra prima dei terremoti o delle eruzioni vulcaniche, che in questo modo danno il tempo di correre ai ripari.

 

 

ALBERI CHE IMPEDISCONO LE FRANE

by 2 febbraio 2007

radici ecco un esempio di radici diverse di alberi, tratto dal sito riportato qui sotto, dove si trovano esaurienti spiegazioni
www.regione.lazio.it/binary/web/ingnat_argomenti/Capitolo_02.1225814284.pdf

 

Gli argini di molti fiumi e canali uniformi, monotoni, spogli, mostrano spesso cedimenti, a cui in certi casi si cerca di mettere una fallace pezza con del cemento o compattando la terra. Tutto questo per spendere meno nello sfalcio delle rive con le macchine e per dare l’illusione di far scorrere meglio l’acqua. In caso di piena, però, fa franare la terra intasando i canali e fa cedere le strade che si trovano a ridosso, invadendo poi le campagne e gli abitati. Eppure, gli alberi che crescono proprio lungo i corsi d’acqua sono i più adatti a trattenere il terreno, naturalmente a condizione che siano del tipo giusto, nella quantità giusta e tenuti sotto controllo. Infatti, se è bene non lasciare che invadano l’alveo, è male che li si tolgano del tutto. Se sono troppi tolgono spazio all’acqua, se sono troppo pochi non riescono a rallentarla abbastanza da ridurne un po’ la violenza devastatrice, che porta via tutto ciò che trova sul suo percorso. Voler far scorrere l’acqua troppo in fretta può renderla micidiale. Un camion che investe una casa a 30 km all’ora le farà qualche danno, ma se arriva a 150 km/h la demolisce. Così fa l’acqua, che oltretutto scava come una trivella.

Occorre lasciar fare il loro lavoro ad arbusti di salice ripaiolo e purpureo, che si propagano poi anche da soli con le radici avventizie, vale a dire quelle che si espandono sotto terra facendo spuntare molte nuove piante, senza bisogno di seminarle. E’ meglio, invece, evitare gli altri tipi di salice, meno adatti. Gli ontani fanno un lavoro egregio. I pioppi vanno mantenuti nelle zone dove servono ad asciugare il terreno, più che trattenere le rive.

Lungo certi canali dove non si possono lasciare alberi basterebbe piantare almeno delle erbe che abbiano radici profonde, capaci di trattenere meglio il terreno, per ottenere un risultato già più accettabile rispetto alla povera erbetta che si vede troppo spesso. L’erba medica, con le sue radici profonde e resistenti, è di bell’aspetto e, quando viene tagliata, può essere impiegata come foraggio. Un ottimo servigio lo rende anche la gramigna, che in inverno ingiallisce ma è comunque medicamentosa, oltre che robustissima.

Un’erba esotica molto efficace per impedire le frane è il vetiver (Vetiveria zizanoides). Dalle sue radici si estrae la celebre essenza usata nei dopobarba e nei profumi. Cresce nei Paesi dell’Oceano Indiano anche se un tempo esisteva intorno al Mediterraneo. E’ adattabile sia nei deserti, dove è utilizzata per rendere stabili le dune mobili e frenare l’avanzata della sabbia, sia nelle paludi. Le sue radici affondano fino a 5 metri e sono talmente robuste da svolgere un’azione importante nell’impedire le frane, anche in caso di terremoto. Non è infestante perché non si riproduce con i semi e neppure estendendo le sue radici, che vanno solo in profondità, mentre gli steli arrivano a due metri di altezza. E’ commestibile per gli animali e può essere foraggio gradito soprattutto agli ovini. E’ anche un ottimo disinquinante dell’aria e dell’acqua, utilizzabile anche per la fito-depurazione. Si adatta ad ogni tipo di terreno, addirittura quello salino.

Volendo curare l’aspetto estetico delle zone franose, anche lontane dai fiumi, si può utilizzare una bella varietà di piante, il sempreverde alloro, la sanguinella che in inverno dà un bel tocco di colore coi suoi rametti rossi, la lentaggine ed il cappello da prete sono cespugli adatti anche a rallentare l’acqua in caso di piena.

Avendo la possibilità di piantare alberi, i frassini ed i tigli hanno le radici più salde e profonde, insieme ai già citati tipi di salice e all’alloro, che da cespugli possono diventare alberi.

In luoghi molto caldi ed aridi il fico d’India è molto efficace per mantenere compatto ma permeabile il terreno, in modo che l’acqua delle piogge possa penetrarvi e non scorrere via causando disastri, ma dato che si riproduce con molta facilità, è bene tenerlo sotto controllo per impedirgli di diventare infestante.

Questo è solo un articolo che dà uno spunto ed è utile solo per dare un’idea di massima. Poi va tutto verificato e adattato ai diversi casi, che possono richiedere interventi mirati e specifici. Risparmiare sulla conoscenza fa poi sprecare enormi quantità di soldi, energie, vite.