I miei articoli

TRASPORTI COLLETTIVI

by 2 febbraio 2007
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el camello, trasporto pubblico cubano

 

In Italia, dove l’espressione BENE COMUNE stenta parecchio a farsi accettare e la macchina è una compagna di vita, condividere dei servizi come i trasporti con auto private è problematico.

Da qualche anno esiste il car-sharing, vale a dire l’uso della stessa auto da parte di più persone, gestita da compagnie di trasporti che mettono a disposizione veicoli adatti a diverse necessità. Sono parcheggiati in punti prestabiliti, a cui gli iscritti al servizio li possono prelevare quando ne abbiano bisogno, per riconsegnarli a fine servizio. Il costo del noleggio lo rende conveniente rispetto ad avere un’auto propria, se non si percorrono più di 10.000 km l’anno. In più si può cambiare mezzo a seconda delle diverse necessità e si riduce il numero di auto in circolazione, dunque anche i parcheggi. Si ha una tessera di riconoscimento e si conoscono le disponibilità prenotando telefonicamente presso il gestore.

Un mezzo simile ma più snello ed economico è quello ideato dagli studenti di Salerno e chiamato Mercurio, ma come sistema è un car-pooling. In questo caso, il proprietario di un’auto trasporta chi faccia il suo stesso percorso, in cambio del contributo alle spese di carburante, usura, assicurazione ecc. Per conoscere le disponibilità c’è un servizio internet ed sms. Nei paesi oltralpe il sistema funziona da tempo ed ha pure dei cartelli stradali.

Infine c’è il taxi collettivo, che fa risparmiare in media il 45 per cento del costo della corsa, condividendo il mezzo con altri che facciano lo stesso percorso. Esiste anche in alcune città italiane.

In Paesi meno ricchi dei nostri, come il Messico, i taxi collettivi sono comuni, passano spesso e sono convenienti.

La sostenibilità ambientale e la qualità della vita si ottengono anche riducendo il numero degli automezzi in circolazione. Articoli interessanti sul tema in questo sito sono: Jaime Lerner e la città di Curitiba e Antanas Mockus e la città di Bogotà

 

Case di terra e tetti d’erba

by 2 febbraio 2007

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il tetto-giardino di uno degli edifici a Bad Blumau

 

Terra di campo, acqua, paglia, sole. Ecco di cosa erano fatte molte case di una volta. Ecco di cosa sono fatte ancora oggi in buona parte del mondo. A volte sono realizzate con cura, coi muri spessi, intonacate e decorate: allora sono molto belle e resistenti. In altri casi sono costruite in modo approssimativo, senza fare una buona manutenzione e per questo sono brutte e fragili. Erano le case dei poveri, perché la gente ricca se le faceva con materiali costosi per far vedere che potevano spendere, proprio come adesso. Eppure, le case di terra seccata al sole sono robuste, più calde d’inverno e più fresche d’estate. Sono anche le più ecologiche, perché si può usare la terra dei campi che si hanno intorno o comunque quella che non ha bisogno di essere cotta né trasportata lontano. Dunque non consuma altra energia che quella delle braccia e delle gambe che la lavorano. Ecco un ottimo esempio di sosteniblità ambientale.

Ancora adesso in certe regioni d’Italia come l’Abruzzo e la Sardegna ci sono case fatte in questo modo che, restaurate, non si distinguono dalle altre se non per il fatto che dentro ci si sta meglio. Basta costruirle nel posto adatto, dar loro buone fondamenta e un buon tetto, intonacarle bene e fare una buona manutenzione. Possono resistere per centinaia di anni. Si possono modellare in tante belle forme e rifinirle artisticamente. Per questo, adesso sono i più ricchi a volerle per sé e sono i poveri ad usare il cemento.

In Italia come nel resto del mondo, si costruivano insieme a tutti i paesani, per farle meglio divertendosi anche un po’. Si possono fare con dei mattoni seccati al sole o ammonticchiando la terra e pigiandola man mano lungo tutto il perimetro della casa.

In Africa e nei paesi caldi, dove c’è molto sole e piove in stagioni fisse, hanno il tetto a terrazza, per dormirci di notte quando è bel tempo, stendere la biancheria ad asciugare o aiutare l’acqua piovana a raccogliersi per ricadere in una cisterna ed essere utilizzata in seguito.

 

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Africa – palazzi in terra cruda foto da Ilmondoallarovescia

 

In altri paesi può avere il tetto di paglia a spioventi.

In quelli più a Nord del nostro, le case hanno avuto e hanno ancora i tetti che oltre ad essere rivestiti di terra, sono rifiniti con un bel prato. Questo è un ottimo isolamento contro il freddo ed il caldo, al punto che oggigiorno, in città moderne come Tokyo, New York, Città del Messico,dove ci sono condomini altissimi, il comune stanzia finanziamenti affinché si trasformino i tetti piani in giardini pensili. Infatti, il cemento e l’asfalto che prendono sempre più spazio, togliendolo al verde, riverberano il calore del sole d’estate. A questo, si aggiungono le lamiere delle auto che si arroventano. Si accendono i condizionatori d’aria che raffreddano dentro ma buttano all’esterno altro calore. Il risultato è che la temperatura della città si alza troppo, diventando spiacevole e richiedendo un grande consumo di energia che inquina ed è costosa.

Basta lasciar crescere alberi ed erba per abbassare la temperatura ma, dato che i palazzoni sono uno vicino all’altro, non rimane che fare i giardini sui tetti dei condomini che, in questo modo, non solo danno un buon isolamento dal calore e dal freddo, ma contribuiscono a rinfrescare i dintorni, oltre ad essere molto belli ed a smaltire anidride carbonica e altri veleni.

Per spingere ancora più lontano quest’idea, si può scavare una collina per costruirci dentro un’abitazione quasi invisibile da fuori, eppure molto luminosa, se si usa l’accorgimento di lasciare tutte le stanze lungo la facciata. In una casa del genere non serve riscaldamento né condizionamento d’aria, perché lo spessore di terra, erba e alberi è come un abbraccio contro gli sbalzi termici.

Un altro materiale naturale e poco costoso che si può usare per costruire le casa è la paglia. Dopo aver fatto una struttura di legno, le pareti sono riempite di balle a forma di parallelepipedo che, una volta ricoperte di terra e intonacate come si deve, sono robuste e molto isolanti. Ecco come migliorare la qualità della vita.

Consultare www.casediterra.it e www.skygardenproject.it

Correlato a questo articolo troverete: aria condizionata naturale: covoli, crotti, stanze dello scirocco e sassi di Matera

 

Parcheggi verdi

by 2 febbraio 2007
parcheggio verde

parcheggio ombreggiato a Borgo Valsugana (TN)

 

I parcheggi sono spesso dei brutti squarci nella città e nel paesaggio, che abbassano la qualità della vita con il loro squallore. Moltiplicano il calore dell’estate sulle lamiere e l’asfalto, obbligando chi ha l’impianto di condizionamento d’aria ad accenderlo a tutto gas. Aumentano il calore e l’inquinamento esterno, ma anche i consumi energetici. Si rischia il colpo di calore, con conseguenze sulla salute e sull’umore.

Eppure, anche i parcheggi possono essere spazi discreti e piacevoli come giardini. Dipende da come li si fa. Se la pavimentazione, invece che di asfalto, cemento o pietra è fatta con auto-bloccanti che lasciano crescere l’erba fra i trafori, oltre al vantaggio estetico ce ne saranno altri due. In estate, infatti, la temperatura sarà moderata e le piogge potranno essere assorbite sul posto per beneficiare il terreno, anziché intasare i tombini ed essere sprecate nelle fogne. Si potranno piantare alberi che facciano ombra e nascondano le auto alla vista, mantenendole fresche e abbassando la temperatura di tutta la zona. Il parcheggio di Borgo Valsugana (TN) è un esempio davvero molto bello.

Anche l’Istituto Agrario di San Michele all’Adige (TN) ha un parcheggio che offre la preziosa ombra. Lo fa con la rampicante vite americana che occupa poco spazio a terra e in inverno perde le foglie, lasciando allora passare il sole che nei mesi freddi è benvenuto.

Un parcheggio verde e bello serve da esempio civico per i cittadini, per le pubbiche amministrazioni che ben raramente sanno guardare lontano, sono un gesto di accoglienza e intelligenza.

 

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parcheggio ombreggiato a San Michele all’Adige (TN)

 

 Un terzo esempio di parcheggio ombreggiato è quello della villa Reale di Monza, dove alti alberi mantengono bassa la temperatura e schermano i raggi del sole. Quest’ultimo esempio vale, però, solo per parcheggi dove c’è a disposizione moltissimo spazio. Invece, per quelli di dimensioni più modeste occorre mettere a dimora alberi con queste caratteristiche:

DECIDUI, ovvero che perdono le foglie in inverno, perché in quel periodo il sole è benvenuto, RELATIVAMENTE PICCOLI, per essere meno soggetti ai danni dei forti temporali, FRUGALI, perché non soffrano a causa delle cattive condizioni del terreno, che in un parcheggio sono davvero cattive, POCO SOGGETTI AI PARASSITI, in modo che le vetture non ne subiscano con loro le conseguenze.

Alberi con queste caratteristiche possono essere CARPINI NERI, ACERI ITALICI, ORNIELLI, ROBINIE. Occorre però SEMPRE lasciare il maggior spazio possibile intorno al fusto, libero dal calpestio delle ruote. Un metro di diametro può andare.

 

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parcheggio della villa Reale di Monza

 

Se poi si vogliono costruire dei garage, meglio rivestirli con uno spesso strato di terreno su cui far crescere l’erba e le piante, magari di quelle che hanno bisogno di poca acqua. In questo modo, la temperatura della costruzione rimane fresca d’estate e  calda d’inverno, grazie all’isolamento della terra. Inoltre si sarà guadagnato dello spazio verde su cui passeggiare o sedersi. A questo si aggiunge il vantaggio di una facilitazione per la concessione edilizia.

Ormai si costruiscono sempre più spesso bellissime case con uno spesso manto di terra su cui cresce il verde. Basta un buon isolamento e una solida struttura per avere ottimi risultati. Ecco dunque che, se proprio si deve edificare, si può scegliere il modo che fa meno male.

 

 

RIFIUTI ORGANICI CONVERTITI

by 2 febbraio 2007

torsolo

 

Il classico uso per i rifiuti organici è sempre stato quello di concimare la terra, data la quantità di minerali che contengono. Nei paesi più poveri, però, la cacca dei bovini che al suolo si appiattisce in un cerchio e secca facilmente, è tuttora impiegata come combustibile, per il suo ricco contenuto di fibre vegetali. Siccome, però, contiene anche caseina, una volta diluita in acqua, mescolata ad altra terra e spalmata come intonaco, serve ad impermeabilizzare i muri di terra cruda con cui sono costruite le case o le recinzioni. Dopo qualche tempo l’odore sparisce ed i muri resistono meglio alle abrasioni e al dilavamento.

Da quando i problemi ambientali hanno iniziato a farsi importanti, è stata utilizzata in modi anche più sorprendenti. In USA quanto in Cina e altri Paesi, le feci degli erbivori, compresi panda e canguri, ma soprattutto elefanti, servono per produrre carta, sempre grazie all’elevato contenuto di fibre vegetali.

Quella di ogni specie può essere usata per produrre biogas, una volta che si sia aggiunta acqua e sia avvenuta la fermentazione, anche grazie al calore del sole. Questo, in Italia è il caso dell’ippodromo delle Capannelle dove la quantità prodotta da 1000 cavalli dava dei problemi, fino a che non si è trovato il modo di trasformarli in vantaggi. L’urina, invece, oltre a concimare la terra è utile per conciare le pelli. Nei paesi più poveri, come il Messico, nelle campagne si produce gas autonomamente, mettendo le feci, più una certa quantità d’acqua, in damigiane ben chiuse, ma con un tubo per l’uscita del gas che i batteri espellono dopo il consumo.

In molti Paesi poveri, le deiezioni liquide sono tenute separate dai solidi, passando da canali diversi. In questo modo i processi di scomposizione naturale avvengono in modo più rapido e semplice ed il loro uso è molto più redditizio. Oltralpe di producono già WC moderni che seguono questo principio, in modo da poter smaltire o riutilizzare i nostri scarti in modo efficace.

Dalle feci si può ricavare anche benzina e ricaricare le pile.

Ormai si può produrre gas e combustibili con molti scarti vegetali, ma se ne può fare anche ottima carta. Le alghe che nella laguna di Venezia devono essere tolte, perché eccessive, diventano “algacarta”, molto bella e resistente. Torsoli e scarti di mele dell’Alto-Adige diventano “cartamela”, di ottima qualità. Ormai, visti gli impieghi redditizi che si possono fare con rifiuti di ogni genere, non ha davvero più senso distruggerli.

Rifiuti organici di origine vegetale possono poi essere scomposti col metodo della pirolisi, che avviene con un riscaldamento senza ossigeno, in modo da dimezzare gli inquinanti e ottenere oli da riutilizzare come combustibili.

PASSI ENERGETICI

by 2 febbraio 2007
foto da www.dforcesolar.com

foto da www.dforcesolar.com

 

Ormai la tecnologia è talmente avanzata, che vivere in modo più rispettoso dell’ambiente è sempre meno una questione di mezzi economici e sempre più una questione di apertura mentale, di volontà, di senso del bene comune. Le cose più difficili da ottenere, appunto. Ma tutti vogliamo una più alta qualità della vita e possiamo ottenerla conoscendo alcune cose importanti sulle risorse che ci offre la natura, a cui applicare la tecnologia.

A Londra, è stato sperimentato con successo il modo di produrre energia sfruttando quella dei passi che ogni giorno calpestano i pavimenti della stazione Victoria. Questo stesso sistema sarà applicato ai gradini della Spinnaker Tower di Portsmouth, alta 170 metri.

Anche le vibrazioni dei treni e delle automobili producono energie mettendo sotto i ponti delle turbine, come è avvenuto per una galleria nelle Midlands.

A Parigi, al Salon Planète Durable è stata presentata la pista da ballo che utilizza il vigore dei ballerini scatenati sopra di lei, per il suo fabbisogno elettrico. Farà parte del Sustainable Dance Club con sede a Rotterdam.

Anche il passaggio delle automobili lungo le autostrade, con i suoi spostamenti d’aria può far girare delle turbine. A questo ha pensato Mark Oberholzer di Houston che le ha messe nelle barriere spartitraffico New Jersey.

Ci sono poi le mini ventole di plastica assemblate in un muro che possono svolgere contemporaneamente la funzione di separazione degli spazi e di accumulatori di energia.

Se si abita in un posto passabilmente ventilato, in Inghilterra sono in commercio piccole pale eoliche da installare sul tetto di casa o in giardino a circa 2.000 euro.

 

IMPIANTI FOTO-VOLTAICI IN MULTI-PROPRIETA’

by 2 febbraio 2007
ponte fotovoltaico

ponte con scultura fotovoltaica a Bressanone

 

Un’idea davvero intelligente per promuovere la produzione di energie rinnovabili nonostante lo scarso interesse dello stato, è quella sviluppata in Toscana già nella prima metà del 2009, su modello spagnolo. A volte non è possibile installare sul proprio tetto dei pannelli fotovoltaici perché si vive in condominio o in un centro storico. In questo caso, si può far installare altrove, su un terreno scelto appositamente, ma anche su tetti di edifici, dei pannelli in multiproprietàM in gestione alla CNA (Confederazione Nazionale dell’Artigianato) Toscana.

E’ augurabile che venga cercata anche una soluzione per rendere esteticamente accettabile quello che ancora, decisamente, ha un aspetto sgradevole. Questo è un punto importante da risolvere, perché qualcosa di veramente rispettoso dell’ambiente, lo dovrebbe essere anche in questo senso. La natura trova soluzioni che soddisfano al tempo stesso la funzione e la forma. La bellezza ha un’importante influsso sul nostro umore e dunque sul nostro comportamento, con conseguenze sulla vita di tutti. La presunta neutralità di certe soluzioni è invece spesso solo bruttezza.

Qualcuno ha sfruttato i pannelli come tettoie sotto le quali parcheggiare le auto all’ombra. Altri li hanno installati al posto delle tegole, rivestendo tutto il tetto. E’ possibile trovare anche una soluzione estetica e simbolica al tempo stesso, realizzando opere come quella di Bressanone, installata nel 2001 alla confluenza del fiume Isarco col Rienza. In occasione del millenario dalla fondazione della città, nel punto dove un doppio ponte collega le quattro rive, un ponte aereo in vetro, con cellule fotovoltaiche su tutta la sua superficie, è stato collocato ortogonalmente. Ha una potenza di 779 watt che immette nella rete cittadina.

La sostenibilità ambientale e la qualità della vita si ottengono grazie a tanti piccoli tasselli che si sommano e finiscono poi col moltiplicarsi.