I miei articoli

SAPPIAMO LEGGERE E SCRIVERE DAVVERO?

by 4 febbraio 2007

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A volte si legge qualcosa che ci turba e, nell’emozione del momento, ciò che arriva alla nostra mente non sono le parole scritte, ma quelle che la nostra mente distorce. In altri casi è la fretta con cui scorriamo sulle frasi a travisare il significato. E’ umano, è un rischio che corriamo tutti. Per evitare il danno che deriva da uno stravolgimento delle parole altrui possiamo fare una cosa semplice ma efficace: RILEGGERE. Se ciò che è scritto ci tocca in modo particolare, occorre ripetere la lettura anche più volte e a distanza di ore o di giorni, a seconda dei casi. Succede, allora, che ci si accorga di aver cambiato, aggiunto o tolto parole e significati che nel testo non c’erano.

Anche la mentalità e le aspettative con cui si legge, ovviamente, producono modifiche arbitrarie.

La stessa cosa avviene quando si scrive. Se lo si fa con troppa fretta o troppa emozione, rischiamo di comunicare cose molto diverse rispetto a ciò che vorremmo davvero. La tentazione di inviare immediatamente una replica è forte, ma rischiamo di mandare qualcosa che rispecchia il turbamento e non la realtà. Le conseguenze possono essere gravi. Meglio aspettare ore o giorni fino a che, dopo molte riletture, il risultato rispecchi il modo con cui vorremmo che ci si rivolgesse a noi per chiarire una questione.

 

COSA DISTORCE (O RIEQUILIBRA) LA REALTA’

by 4 febbraio 2007

 

 

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Tutti abbiamo frustrazioni e sentimenti negativi, ma il riconoscerli come normali permette di far fronte alla sofferenza che provocano, fino a trovare un modo di usarne l’energia per cercare e trovare sbocchi positivi.

Molti, però, trascurano di dare spazio e voce a ciò che viene dal profondo, restando inconsapevoli di parecchie cose. In aggiunta a questo, censurano i propri sentimenti negativi, col risultato che agiscono come una pentola a pressione con la valvola di sfogo intasata.

Così, invece di realizzare ciò che vogliono davvero, rasserenandosi, fingono persino con sé stessi di essere contenti, mentre accumulano veleno in dosi tossiche. Possono essere anche amabili e allegri, ma ogni volta che incontrano qualcuno che incarna ciò che sotto sotto vorrebbero essere e non sono, l’invidia e la gelosia fanno sentire un doloroso pungiglione. Spesso provano sentimenti  in contraddizione fra loro: odiano ed amano allo stesso tempo. Riuscendo loro impossibile accettare un simile stato di cose, finiscono con l’agire odiosamente, in un modo che sfugge di mano. Succede spesso che per gelosia si arrivi a tormentare per anni una persona che pure si ama o si ammira e si stima, finendo magari addirittura con l’ucciderla. L’invidia acceca allo stesso modo.

Invece di agire sulle cause (vale a dire cercando di realizzare altri desideri a cui non si dà ascolto) si agisce sull’effetto (cioè sul disagio e la sofferenza provocata dalla gelosia). A tratti, dunque, si vede  chi si invidia come un mostro e si finisce col rivoltare la frittata in modo plateale. Anche se la persona odiata/amata ha dato moltissimo del suo tempo, affetto e beni, la si tratta come una sanguisuga accaparratrice, contro ogni evidenza. Niente di ciò che quella persona farà sarà visto con favore, perché si è accecati dalla propria frustrazione. E’ impossibile agire direttamente su questo, ma occorre fare un lungo percorso che collochi in un punto di vista diverso.

Ecco perché è tanto importante conoscere se stessi, ascoltare i propri desideri, concedersi di avere sentimenti contraddittori. Tutto, in natura, ha ombra e proprio dall’alternarsi continuo degli opposti deriva un equilibrio che va ricostruito in continuazione. Se fosse sempre notte tutto morirebbe nel gelo e se fosse sempre giorno ogni cosa brucerebbe. Nel continuo succedersi dell’uno e dell’altra c’è la vita.

Un modo fra i più efficaci e piacevoli per trovare equilibrio è la conoscenza del funzionamento della natura, almeno nei suoi aspetti fondamentali. L’argomento è appassionante ed il risultato ha effetti positivi su di sé e al tempo stesso su tutto ciò che si ha intorno. Vale la pena di provare.

INTERIORITA’ ED ESTERIORITA’

by 4 febbraio 2007

 

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disegno di Anna Cassarino

 

 

Molte persone cresciute  subendo un po’ troppo i modi autoritari di genitori, religiosi o insegnanti, riescono male a valutare le necessità interiori. L’obbedienza e la sottomissione, infatti, presuppongono una mortificazione del proprio giudizio, a favore di quello di chi riesce ad imporlo, giusto o sbagliato che sia. Diventa allora sempre più difficile lasciar esprimere ciò che si prova e si desidera, soprattutto se è tale da poter essere criticato, cioè quasi sempre. Infatti, i giudizi sbrigativi dell’autoritarismo evitano di attardarsi sulle sfumature, che invece determinano il valore delle cose, delle azioni, dei pensieri, dei sentimenti.

Così, anche persone fondamentalmente ben disposte, si trovano nell’impossibilità di valutare ciò che è meno definibile, come le esigenze interiori e si concentrano su quelle più facilmente quantificabili e valutabili, come quelle esteriori e materiali. Capita spesso, che simili persone siano disposte a dare aiuti economici o comunque materiali, ma si trovino in grande difficoltà se si tratta di offrire solidarietà morale, comprensione, ascolto. Non lo danno neppure a sé stessi; come potrebbero darlo ad altri?

IL PROBLEMA, A VOLTE NON E’ DOVE SEMBRA

by 4 febbraio 2007
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maschera di Anna Cassarino

 

 

Nelle questioni psicologiche, come in quelle fisiche, un dolore o un disagio sembrano provocati da qualcosa, che è solo l’effetto di un problema situato altrove. Un esempio fisico può essere l’unghia incarnita di un alluce. Dato che il dolore e l’infiammazione si manifestano nel punto in cui l’unghia si inserisce nella carne, appare come un difetto dell’unghia o comunque qualcosa che la riguarda (la pressione delle scarpe, per esempio ). Spesso, invece, il problema si evidenzia lì perché è una zona delicata, ma la causa non risiede nell’unghia, bensì in un accumulo di tossine dovute per esempio, soprattutto nell’adolescenza, al funzionamento imperfetto dell’ipofisi, la ghiandola a cui corrisponde in riflessologia quel punto e che lo rendono  vulnerabile. Come è noto, mani, piedi, orecchi, occhi, hanno dei terminali in risonanza con le diverse parti del corpo e degli organi. La riflessologia si occupa proprio questo, trattando con massaggi la zona riflessa, per stimolare l’organo che vi corrisponde.

Il rimedio, dunque, va ricercato in ciò che provoca l’accumulo di tossine. Togliere l’unghia farà scomparire la manifestazione del male, che però continuerà ad esserci e potrà causare danni di cui non si saprà ritrovare la causa.

Altro esempio: una nevralgia ai denti può essere causata da una contrazione muscolare alla guancia per un colpo di freddo, magari da aria condizionata. Oppure potrà dipendere da un’infiammazione diffusa, provocata da tensione nervosa. Il dente può non essere al meglio delle sue condizioni, perché potrebbe avere la radice scoperta, ma non è quello la causa del dolore. Adoperarsi per sfiammare la guancia e l’intero corpo sarà il giusto rimedio, anziché togliere il dente!

Così il disagio o l’attrito con le persone possono venire da una causa molto diversa da quello che si crede. Cercare sinceramente di capire ciò che viene dal profondo si può fare in molti modi ed uno è la scrittura. Tralasciare del tutto il voler scrivere con correttezza formale ed esprimere invece con libertà ciò che emerge, descrivendo anche lo svolgimento dei fatti, può aiutare molto a capire quanto la realtà a volte sia in gran parte distorta dai pregiudizi e dalle apparenze ingannevoli. Occorre lasciar sedimentare ciò che si è scritto. Rileggere dopo qualche tempo, che può andare da alcune ore a giorni o mesi, aiuta a vedere le cose come sono e dunque a capire dove si trova il problema.

PAURA DELLA LIBERTA’

by 4 febbraio 2007
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acquerello di Anna Cassarino

 

 

L’essere umano desidera essere libero, ma poi della libertà ha paura. Di quella vera, naturalmente, che comporta il dover continuamente fare scelte e prendersi responsabilità. Quella per la quale è necessario saper procedere da soli a lungo, su una strada solitaria. E’ difficile, anche se bello. Molti, invece, usano quel poco di libertà che hanno per cercare di dominare gli altri, creando tutto un sistema di dipendenze che impedisce a ciascuno di fare ciò che desidera veramente. Le relazioni affettive sono spesso condizionate da forzature, che danno la sensazione di essere importanti per qualcuno. Un esempio comune è la gelosia.

Si preferisce la compagnia di chi dà l’impressione di essere forte, con le prepotenze più o meno velate che esercita col proprio carattere autoritario, a qualcuno che vuole stare su un piano di parità, ponendo di fronte a scelte piccole e grandi. Si accetta più facilmente qualcuno che dice cosa si deve fare, anche se lo si trova in parte sgradevole, perché libera dalla fatica di capire, distinguere e scegliere. Diventa un alibi. Così, quando capita un’occasione di autonomia, l’uomo commette clamorosi errori, perché non sa come agire, non è abituato al difficile ruolo e spesso scambia l’arbitrio con la libertà.

Quando capita di incontrare una persona libera, sul momento si prova attrazione e voglia di imitarla, ma inconsapevolmente se ne ha paura, perché ci si trova di fronte alla prova che si può essere indipendenti, ma non si è capaci di fare altrettanto. Si accarezza l’idea di seguire l’esempio ma ci si sente davanti ad un baratro di incognite. Si prova disagio, che viene dal profondo e che ben raramente si riconosce per quello che è. Quando nessun fatto disdicevole giustifica una simile sensazione nei confronti di una persona libera, lo sconcerto è ancora più forte. Allora ci si comporta come se si avesse a che fare con un grave pericolo, allontanando la persona con pretesti banali, senza ammettere neppure con se stessi la vera ragione: la paura e il senso di inferiorità.

Se poi quella persona libera è una donna, la si vede come una Lilith, la prima moglie di Adamo creata come sua pari, che non voleva sottometterglisi e lo aveva dunque lasciato, diventando simbolo di perdizione. Questo pezzo del mito ebraico è stato addirittura cancellato dalla religione sostituendo Lilith con Eva, la donna che, comunque, ha scelto la conoscenza e che, per questo, è stata caricata di un ruolo negativo. Volersi sottrarre all’ignoranza e alla sottomissione è bollato come colpa, perché comporta il prendersi responsabilità.

Chi è libero è una ristretta minoranza e, per di più, spesso è isolato. La maggioranza delle persone si fa forte del numero, ma se ne sente anche schiacciata, senza capire come fare per liberarsi. Così resta nel mucchio, con una sensazione di impotenza. Non sapendo ribellarsi alla rete di costrizioni che li ingabbia e con cui a loro volta cercano di ingabbiare, i più respingono ogni proposta di miglioramento, che li obbligherebbe a prendersi delle responsabilità di cui non sono capaci. Per fare le scelte giuste occorre saper distinguere con finezza, raggiungibile con un lungo allenamento alla conoscenza

PIACE CHI PIACE AD ALTRI

by 4 febbraio 2007

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In America esistono agenzie che procurano agli uomini delle ragazze, al solo scopo di farsi vedere in pubblico con loro, fingendo di esserne le fidanzate. Infatti, contrariamente alla logica, una persona sola non attira le attenzioni positive di chi voglia trovare un compagno. L’istinto suggerisce che chi è solo, probabilmente abbia gravi difetti, mentre chi è molto ricercato sia ben migliore. Certamente ha successo chi possiede pregi attraenti per molte persone, ma questo non significa che siano di buona qualità. Chi è solo può esserlo per molti motivi, fra cui un’intelligenza o una sensibilità superiori alla media, che rendono difficile trovare una compagnia adeguata.

Spesso, persone disoneste hanno molti amici, riuscendo ad avere ricchezze e potere nonostante non lo meritino affatto. Siccome, poi, raramente qualcuno è totalmente negativo, anche dei criminali possono avere affetti e amici. Certamente hanno ammiratori e seguaci, dato che la prepotenza è spesso scambiata per forza e la forza rassicura.

L’istinto porta a scegliere ciò che molti scelgono, perché ci sono buone probabilità che questo convenga. Occorre essere consapevoli che il criterio è valido solo in certi casi e non in altri. In troppi, però, non si accorgono neppure di subire un condizionamento atavico, perché oltre a non essere sufficientemente riflessivi, non hanno gli strumenti per comprendere, a causa della diffusa ignoranza sulla psiche.

Ecco perché può essere una buona idea farsi vedere con una bella ragazza, che in America si chiama wingwoman, traducibile con donna-ala, donna-appoggio o donna-specchietto per le allodole.

In Italia questo tipo di professione non ha avuto fortuna, forse perché è sentito come avvilente pagare questo servizio.