I miei articoli

La tacchina e la puzzola

by 3 febbraio 2007

puzzola leggera 

 

Una tacchina aveva avuto da poco la soddisfazione di veder uscire dalle sue uova tutti i pulcini. Cominciavano già a becchettare e lei li seguiva nel cortile,  accorrendo in soccorso di chi faceva sentire con più forza il suo pigolio. Solo uno, più debole, stava zitto e restava in disparte. Lei aveva finito con l’aggredirlo, non perché fosse una cattiva madre, ma perché il suo comportamento seguiva quello delle sue antenate, quando milioni di anni prima vivevano libere e dovevano essere sempre attente ai pericoli della vita selvatica. Anche se lei viveva in un pollaio, ben protetta dal suo padrone, continuava ad essere spinta da un istinto che, dato il grande cambiamento delle condizioni di vita, oramai non avrebbe più motivo di essere.

Il padrone della tacchina, che era uno studioso, lo sapeva bene: aveva osservato sempre gli animali ed anche gli uomini, scoprendo quanto si assomigliassero nei comportamenti pur credendosi, invece, sempre superiori. Basano l’orgoglio della parola “umanità” sulla coscienza e la protezione dei più deboli, senza far caso a quanto, con i fatti, contraddicano molto spesso questo ideale. Come gli animali, fanno fatica a distinguere e scegliere fra diversi segnali in contrasto e spesso seguono impulsi antichi, anche quando non sono adeguati alla situazione.

Lo studioso voleva fare un esperimento in proposito con la tacchina, che riconosce con la vista ciò che ha intorno ma l’udito, in certi casi, prende un’importanza molto più grande. Ci sono buone ragioni per questo, perché nel buio o nella confusione i suoi pulcini li  trova ben più facilmente seguendo il loro richiamo che cercando di vederli.  L’uomo si era procurato una puzzola impagliata. Lei forse non ne aveva mai vista una prima di quel momento ma, quando le era stata davanti, riconoscendo nella forma pelosa il pericolo, aveva cercato di aggredirla a beccate.

Lo sperimentatore glie l’aveva tolta dintorno e, registrato il pigolio del pulcino più vivace, lo aveva inserito in un piccolo apparecchio dentro la  puzzola impagliata. Quindi glie l’aveva avvicinata nuovamente. La tacchina, sentendo la nemica fare cip cip era rimasta interdetta; poi, non più aggressiva, dopo aver ascoltato per un poco si era fatta benevola. Sembrava che l’aspetto della cacciatrice fosse cancellato dal suono familiare, più netto, più antico, meglio inciso nella sua memoria di difesa, al punto da annullare l’avvertimento della vista. L’aveva addirittura presa sotto la sua ala, senza far caso alla gigantesca differenza fra i suoi piccoli e quella che, di loro, aveva solo la voce.

La tacchina, aggressiva verso tutti quelli che si avvicinano ai suoi piccoli come possibile pericolo, non li distingue con la vista, che pure funziona, ma con l’udito che il suo antico sistema di difesa ha reso per lei molto più importante quando diventa madre.

I messaggi contraddittori dei sensi li risolve dando ragione al più forte, invece che al più utile per l’occasione. Così funziona l’istinto, profondo come il solco che lasciano le ruote su una strada di terra. Così avviene anche negli esseri umani. Solo se prendono il tempo per riflettere, conoscere e distinguere, evitano di comportarsi allo stesso modo.

 

Tratto dal mio libro Viaggiare come la luna – per conoscere chi e cosa fa il mondo migliore, che ha ripreso la storia da Le armi della persuasione

 

 

Intelligenza collettiva

by 3 febbraio 2007

 

L’intelligenza individuale è molto importante, ma il suo sviluppo ha bisogno del contributo di altri. La natura con tutte le sue creature vegetali e animali, quanto gli esseri umani, nutrono la mente di ciascuno di noi, mostrandosi in azione.

Raramente, purtroppo, gli uomini sono disposti a condividere il loro patrimonio di conoscenza o ad accogliere quello altrui. Perdono, in questo modo, una possibilità di accrescerlo e di moltiplicare le proprie possibilità di riuscita nel raggiungimento dei propri obbiettivi. Se da una parte questo atteggiamento ha una sua giustificazione nel cattivo uso che altri fanno dei nostri sforzi, vale la pena di essere generosi, scegliendo magari con attenzione i destinatari, per poter accrescere l’energia dei nostri pensieri e del nostro coraggio. Il risultato di un lavoro collettivo ben fatto, è molto superiore alla somma dei singoli interventi, anche perché non deve sprecare energie nella difesa dagli attacchi.

Anche il semplice esprimere ad un’altra persona un’idea, permette di renderla più chiara a noi stessi, senza che l’altro debba pronunciarsi. Se invece, l’interlocutore fa un commento appropriato, ecco che possiamo fare un passo avanti, molto prima di quanto avverrebbe se ci dovessimo arrivare da soli. A volte anche un commento banale serve, perché ci fa capire come la nostra idea viene recepita e ci permette di adeguarla alle necessità.

Allargando questo principio a più persone, in molte aziende da anni si fa il “brain storming” che significa “far scoccare lampi di genio”. Ci si riunisce intorno ad una questione da risolvere e tutti esprimono i loro punti di vista in piena libertà, senza nessuna censura. Infatti, anche un’idea strampalata può avere in sé qualcosa di buono. Si continua così, prendendo nota dei vari suggerimenti che, man mano, si arricchiscono degli spunti forniti da tutti. Ecco che, in un tempo relativamente breve, sfruttando l’energia collettiva si arriva ad una o più conclusioni adeguate. Coltivare riccamente la propria intelligenza permette di non aver paura se qualcuno ci ruba qualche idea. Chi ha sviluppato le proprie capacità non teme il furto di qualche spicciolo.

E’ importante avere ben chiari gli scopi da raggiungere: spesso, per puntiglio, vengono fatti naufragare i migliori progetti, così che per soddisfare uno scopo che vale 1 si perde un obbiettivo che vale 100. Superare le piccinerie che affossano i più bei sogni è possibile quando si allargano le proprie vedute, conoscendo altri mondi, altri modi di vivere. In particolare quello della natura, lungimirante e generosa, che pur avendo delle inevitabili crudeltà, sono molto inferiori a quelle dell’uomo. Spesso è pronto a soccorrere chi sta soccombendo, ma farà di tutto per portarlo a quel punto di disperazione in cui la persona avrà bisogno di aiuto.

 

 

Fantasia vincente: Antanas Mockus

by 3 febbraio 2007

mockus

 

Pare un sogno che un sindaco, per di più di una grande e difficile città come Bogotà, capitale della Colombia, si sia fatto ricordare per aver dato un concreto sollievo ai gravi problemi locali, grazie alla sua creatività umoristica. Antanas Mockus Sivikas, di origine lituana, oltre ad aver fatto innovazioni concrete, infatti, ha cambiato il modo di comunicare puntando sull’accrescimento dell’autostima delle persone e sul loro bisogno di alleggerire il peso della vita. Una bella risata o un bel pianto liberatorio hanno la capacità di smuovere i macigni più duri. Così, dopo aver costruito una grande rete di piste ciclabili ed aver potenziato notevolmente i mezzi pubblici, il sindaco ha ridotto notevolmente l’indisciplina degli automobilisti grazie all’intervento di 420 clowns ai semafori. Là dove si concentravano gli incidenti e le aggressioni, invece di severi vigili ha messo dei buffi giovanotti che mimavano sdegno o contentezza, mettendo in ridicolo o gratificando gli autisti, a seconda dei casi. Dove l’intimidazione aveva fallito, trionfava la risata.

In una manifestazione contro la criminalità, ha sfilato portando un giubbetto anti-proiettile con un buco a forma di cuore sul petto. Mettendo l’educazione e l’esempio al centro del suo progetto, in un periodo di siccità si è fatto filmare mentre faceva la doccia al risparmio. Infatti, quando si insaponava e si strofinava, teneva chiusa l’acqua, aprendola solo quando era davvero necessario. Ha dato ai cittadini il modo di esprimersi a favore o contro il comportamento dei loro simili in modo pacifico, con dei cartellini di colori diversi. Questo ha permesso loro di evitare atteggiamenti aggressivi, pur potendo manifestare disapprovazione.

Per premiare i meritevoli anche fatto identificare i tassisti migliori, creando i CAVALIERI DELLA ZEBRA.

Matematico e filosofo, figlio di un artista, ha inteso guidare educando la sua classe di sei milioni e mezzo di abitanti. Tutto questo mentre provvedeva a molte azioni concrete. Dopo ben due mandati come sindaco si è candidato a presidente della repubblica, ma ancora non ce l’ha fatta. Speriamo avvenga la prossima volta.

 

 

Il dirigente che tutti vorremmo

by 3 febbraio 2007

semler

 

Ogni essere umano desidera eccellere, anche se non tutti se ne accorgono né lo ammettono. Questo, invece dovrebbe essere tenuto presente, anzitutto per evitare le invidie e le prevaricazioni che degradano chi le fa e mortificano chi le subisce. Ridotto questo ostacolo, ogni persona può dimostrare le capacità che le permettono di elevare anche di molto la qualità della propria vita, contribuendo al tempo stesso a quella della comunità.

C’è un direttore d’azienda, in Brasile, Ricardo Semler che con quest’idea in testa ha cambiato enormemente la situazione di un’azienda che vent’anni fa era in crisi: la Semco. E’ allora che il giovanissimo figlio di un industriale austriaco emigrato in Brasile ha iniziato a dirigere la fabbrica di elettrodomestici del padre. Ha cominciato un po’ alla volta a smantellare il modo gerarchico di trattare i dipendenti, a favore di uno che li facesse sentire motivati al miglioramento della ditta, grazie al miglioramento delle condizioni di lavoro. Ascoltando le osservazioni di ciascuno, Semler ha gradualmente affidato ai lavoratori la possibilità di innovare, assumendosene la responsabilità, con il sostegno di tutti. L’orario e anche la quantità di lavoro sono state adattate alle esigenze personali, in accordo coi colleghi. La scelta dei dirigenti ed il loro stipendio sono avvenuti di concerto coi sottoposti, le spese sono state ridotte grazie al ridimensionamento della burocrazia e di tutto ciò che appesantisce la giornata. Lo scambio delle mansioni e la formazione hanno elevato la qualità del lavoro e le proposte per nuove attività e prodotti da parte dei dipendenti sono state realizzate. Il profitto è in tanto aumentato, che l’azienda è passata dai 90 ai 3.000 dipendenti, diventando un modello che adesso è studiato ed applicato dalle scuole per dirigenti e le università di ricerca.

 

Fonte primaria di energia: calore umano

by 3 febbraio 2007

 

JacopoFo

Jacopo Fo

 

 

Anche i più sinceramente impegnati nei progetti umanitari dimenticano spesso che il primo fattore di reale successo risiede nella qualità dei rapporti umani. Tutti presi dagli impegni, spesso respingono senza nemmeno rendersene conto, persone e idee esterne alla loro cerchia e al loro sistema. Nemmeno uno sguardo a chi incrociano per la strada e solo cortesia di natura professionale nella maggior parte degli altri casi, sono un sistema per difendersi dall’eccessiva pressione di persone e cose. Questo potrebbe essere irrilevante se non fosse ripetuto da un gran numero di persone che, in questo modo, finiscono col creare un clima generalizzato di freddezza e di rifiuto sociale. E’ così che si abbassa la qualità della vita, danneggiando con una mano ciò che si sta costruendo con l’altra. E’ buona cosa difendersi, ma facendo le opportune distinzioni. Distinguere e selezionare ciò che vale davvero la pena, dal resto, permette di eliminare una quantità notevole di pesi inutili e di trovare tempo per sé, oltre che per gli imprevisti meritevoli di attenzione. Questo è un lavoro profondo e lungo, che può essere iniziato con piccole azioni per poi estendersi man mano che si acquista la capacità.

Buona parte dei problemi psicologici e delle conseguenti malattie fisiche, sarebbero evitate semplicemente lasciando fluire il calore della propria umanità attraverso piccolissimi gesti che possono dar voglia ad altri di ripeterli ed estenderli fino a cambiare il clima sociale in modo significativo. Questo è possibile, però, se ci si ferma a pensare, a riflettere su ciò che è davvero buono per noi, in modo da eliminare il superfluo. Si potrà così iniziare pian piano ad essere di nuovo liberi e disponibili per attività e persone che corrispondano davvero a ciò di cui abbiamo necessità.

Una buona occasione la offre il MOVIMENTO ABBRACCI GRATIS, che organizza periodicamente nelle piazze cittadine la semplice elargizione di questo gesto significativo. L’idea è nata in Australia, a Sidney nel 2004, quando Juan Mann, desideroso di un po’ di affetto disinteressato, si è proposto per strada come donatore di abbracci. L’iniziativa si è diffusa fino ad arrivare in Italia dove, per questo tipo di semplice e gratificante tipo di effusione pubblica si possono organizzare eventi in qualsiasi periodo dell’anno, come una scintilla che inneschi altre occasioni per sciogliere la freddezza dei rapporti umani.

Un sostenitore di questa iniziativa e altre di sua invenzione è Jacopo Fo, che da molti anni ha creato in Umbria un centro di promozione per tutto ciò che fa bene all’umanità: vita a contatto con la natura, sviluppo di iniziative ecologiche, diffusione di pratiche a sostegno della vita interiore più soddisfacente possibile. Dimostrando grande generosità ed ampie vedute, Jacopo ha creato un sito in cui tratta con umorismo questi temi che sono approfonditi negli spettacoli e nei libri.

Un argomento che ben pochi sanno proporre con il suo spirito è la sessualità, argomento che varrebbe la pena di trattare con ampiezza e frequenza. Ha fondato la libera UNIVERSITA’ DI ALCATRAZ dove si impara ciò che è ben raro apprendere altrove.
Chi vuole può ricevere giornalmente nella sua posta la newsletter di Jacopo, piena di informazioni e spunti interessanti.

 

 

Conflitti e gerarchie

by 3 febbraio 2007

piramidi egizie – foto da Travel365

 

I conflitti sono causati molto spesso dalla mancanza di consapevolezza di quanto le gerarchie influenzino il modo di pensare e i comportamenti. Inconsciamente noi tendiamo a seguire delle scale di valore che tengono conto dello status, come succede presso gli animali sociali. Chi ha più potere comanda sugli altri e, quando tutto va bene e chi sta al vertice è anche il più capace e giusto, questo semplifica e rende più efficiente la vita della comunità. Purtroppo spesso non è così, anche perché noi umani abbiamo due diversi tipi di gerarchie: quelle istintive, immediate e consolidate da millenni e quelle della coscienza, molto più recente e più lenta, oltre che più faticosa perché alla sua efficienza e aggiornamento viene dedicato ancora un tempo insufficiente. Presi dalle correnti dei comportamenti di massa o comunque dalle attività più facilmente valutabili, che riguardano il mondo famigliare, sociale e materiale, molti trascurano di occuparsi di quanto concerne il mondo interiore. Un buon numero di persone ritiene che basti la religione a colmare i vuoti, ma questo vale se degli insegnamenti religiosi si coglie lo spirito su cui sono fondati. Per farlo occorre però dedicare tempo allo studio e alla riflessione, con sincerità e coraggio. Se invece si seguono i riti come una sorta di pratica assicurativa e sociale o peggio, se ne  sfruttano certi principi travisandoli, si è ben lontani da qualcosa di buono.

Ecco perché è importante conoscere e distinguere le gerarchie di valori che seguiamo, per farle convivere armoniosamente..

GERARCHIE UMANE

Grosso modo, le gerarchie umane istintive sono organizzate così:

         al vertice sta un uomo ricco e potente, circondato da altri appena al di sotto di lui. Ricchezza e potere sono universalmente riconosciuti come alti in grado, perché rappresentano abbondanza e sicurezza che molti vorrebbero avere e sperano di potere almeno avvicinare. A chi sta al vertice delle gerarchie sociali si riconosce autorevolezza. Si tiene dunque a dargli fiducia ed eventualmente a tentare di imitarlo.

         La donna legata da parentela all’uomo ricco e potente ha una certa autorevolezza, pur essendo considerata inferiore: madre, moglie, figlia. Se, però, questa stessa donna scioglie il legame, decade dal suo ruolo. La morte o la separazione del figlio, del marito, del padre, se non è rimpiazzata da un altro uomo dello stesso livello, abbassa la posizione femminile a cui, al di fuori dei suoi ruoli tradizionali, manca ancora il riconoscimento che le spetterebbe. Se una donna vive in autonomia, viene considerata con sospetto, nonostante si affermi il contrario, anche perché subentra la gelosia delle altre donne e le congetture più bizzarre degli uomini.

         Anche le categorie professionali hanno forti gerarchie. Le capacità ma anche la fama ottenuta attraverso relazioni sociali, portano di solito in alte posizioni, più presto e più facilmente rispetto al reale merito. La gerarchia, quando manchi una sufficiente consapevolezza, viene riconosciuta nei segni esteriori prima che nella sostanza. Le donne ancora oggi faticano a trovare un posto di rilievo nella professione, sia per l’importanza che danno agli affetti e alla cura dei figli e del marito, sia per la grande fatica che comporta occuparsi di lavoro e famiglia, sia perché gli uomini tendono ad ostacolare le possibilità di affermazione.

Si riconoscono i diversi livelli della gerarchia sociale dalle proprietà possedute, dalla fama, dal potere. Molto importanti sono anche l’abbigliamento, il tono di voce e i gesti, oltre a un qualcosa di indefinibile che fa riconoscere la forza o la debolezza. Spesso, però, questo esprime solo una parte della realtà, perché in ogni elemento ed in ogni essere vivente ci sono rapporti e proporzioni mobili, di difficile valutazione. Inoltre, chi osserva e valuta è a sua volta complesso e condizionato dalle proprie capacità di comprensione. E’ per questo che le truffe, gli inganni ed i tradimenti hanno tanto successo.

Serpente nel Parco di Pinocchio a Collodi (PT)

 

CONFLITTO TRA GERARCHIA ISTINTIVA E GERARCHIA DELLA COSCIENZA

Nell’essere umano quanto in molte specie di animali sociali  il senso gerarchico ha ragione di esistere per far funzionare la società e i gruppi. Tuttavia, l’uomo è molto più complesso, più ambizioso, più resistente e più longevo di altri animali. Non accontentandosi di una situazione relativamente statica, ha avuto bisogno di poter affrontare le novità per ampliare le sue possibilità di vita e benessere. Per poterlo fare è stato necessario sviluppare una funzione che gli permettesse di valutare di volta in volta ciò che non è previsto nella lunga esperienza del suo istinto. E’ la coscienza. E’ piuttosto lenta, perché deve esaminare moltissimi elementi sconosciuti. Questo richiede tempo, energia e fatica.

Nell’istinto, ogni novità (e dunque ogni diversità) è considerata come potenziale pericolo e la reazione, come negli animali, può essere la fuga o l’aggressione. Naturalmente, in questo modo ci si perdono molte occasioni, perché spesso il nuovo non è pericoloso ma, anzi, piacevole ed utile. Questo riconoscimento richiede coraggio, capacità di valutazione e di scelta. Richiede anche il superamento di forti resistenze dovute a cattive esperienze passate, al carattere, all’educazione. E’ un lavoro impegnativo.

L’uomo, però, ben raramente si rende conto di quando è l’istinto a reagire e quando è  la coscienza. Per esempio, la repulsione per un cibo può essere dovuta ad un suo effettivo pericolo, perché magari è guasto o velenoso o può essere invece dovuto a un rifiuto che viene dalla mente, a causa di una cattiva esperienza. Più complessa è la reazione nei confronti delle persone. Se qualcuno ci mette a disagio, può essere perché effettivamente qualcosa in lui è fastidioso o nocivo per noi, oppure solo perché tocca un nostro punto debole, anche in modo del tutto indiretto. Ad esempio, il senso di inadeguatezza e disparità che le persone provano nei confronti di altre e che diventa invidia, rivalità, odio, con i conseguenti conflitti. Raramente, però, le persone riconoscono di provare simili sentimenti e mascherano le vere cause con pretesti di ogni genere.

La gerarchia della coscienza, che si è andata affermando man mano che l’uomo si è civilizzato è basata sui valori interiori: intelligenza, onestà, coraggio, generosità, cultura, creatività. Per i valori interiori è lo stile di vita, le azioni che si compiono, il comportamento, lo sguardo, la voce a farli risaltare.

Quando i segni di riconoscimento sono in contrasto, vale a dire che ad una persona intelligente, coraggiosa, onesta e colta non corrispondono fama, onori e soldi, di solito nasce un serio imbarazzo. Le contraddizioni fra segnali diversi diventano conflitto e nel conflitto spesso vince il più forte, anziché il più giusto. A questo proposito vale la pena di leggere l’esperimento descritto nell’articolo La tacchina e la puzzola.

Alla fine prevale il segnale che ha maggior valore per il tipo di consapevolezza che si possiede. Questo sarà capace di cancellare gli altri. Perciò, pur esprimendo inizialmente ammirazione per qualcuno che ha doti interiori, facilmente lo si terrà a distanza, spesso inconsapevolmente, a favore di chi brilla nella sfera sociale e materiale, di chi ha successo o almeno di chi è meglio riconoscibile e classificabile, come l’essere sposato, avere figli, lavoro, una bella casa e una situazione economica agiata. La disparità di condizione crea conflitti.

Dunque, pur ammirando l’intelligenza molti preferiscono la furbizia, mentre la nobiltà d’animo tanto decantata a parole, viene accantonata a favore della prevaricazione, se porta al successo. Oppure si difendono i principi etici quando non ci toccano direttamente, tornando a reazioni trogloditiche appena si è coinvolti in prima persona. Questo perché la coscienza ha bisogno di tempo, di calma, di grande capacità nel distinguere le cose. Sono tutti aspetti difficili, soprattutto quando viene toccato un punto dolente del proprio carattere, del proprio passato o del presente. Per saper distinguere occorre prima di tutto conoscere, poi elaborare e quindi applicare con molto tatto. Questo si ottiene sviluppando il mondo interiore, in modo da farlo entrare gradualmente in contatto con gli aspetti più profondi della propria personalità e renderlo abituale. E’ ciò che chiamiamo educazione.

 

L’IMITAZIONE DEL VINCENTE E IL COMPORTAMENTO DI GRUPPO

A questo punto intervengono i comportamenti di gruppo. Quando la maggioranza fa una cosa, istintivamente si è portati a ritenerla giusta, anche se non lo è affatto. Un gruppo o una folla hanno una forza ben superiore a quella del singolo e anche questo conta. Valutare per conto proprio è faticoso e anche pericoloso, perché la moltitudine potrebbe schiacciare chi va in senso contrario. Dunque, nei comportamenti sociali si sommano due gerarchie: quella di chi detiene effettivamente il potere e quella del gruppo.

Il sovraccarico di impegni da cui è afflitta l’umanità, spesso è solo imitazione negli stili di vita di chi ha più potere, più soldi, più cose. Una persona qualunque si sente più vicina ai potenti anche avendo in comune solo lo stress. Prendere molti impegni è comunque un modo per non affrontare cose che sono ritenute sgradevoli o difficili. Se dunque si è circondati da modelli di vita incoerenti, ben difficilmente si dà retta ai pochissimi che ne propongono altri, sia pure più piacevoli e meno costosi, se sono modelli meno popolari e richiedono impegno.

 

CONTRADDIZIONI NELLE CONTRADDIZIONI

Fra quelli che si schierano per i valori interiori per professione o per hobby, molti nella vita quotidiana continuano a seguire il tipo di gerarchia dei valori esteriori, perché sono molto più facilmente quantificabili. Soldi, oggetti, ricchezze sono calcolabili e tangibili. Intelligenza, lealtà, affidabilità, sincerità sono ben più difficili da riconoscere. Ecco uno dei motivi per cui si riproducono sistemi di prevaricazione anche presso gruppi che dichiarano intenti umanitari ed etici. Tra singole persone, la gerarchia continua a contare: ci si può rallegrare per la fortuna di chi è famoso ma lontano dalla propria cerchia, mentre si sente malevolenza per la stessa fortuna capitata ad una persona vicina, che si ritiene di pari condizione o addirittura inferiore. Con inferiore, a livello istintivo si intende chi è lontano da successo, potere, alleanze, protezioni, amicizie. Una persona sola è sospetta sempre, anche se questo può significare semplicemente che le circostanze e il rifiuto delle ipocrisie abbiano provocato un simile isolamento.Comunque le capacità superiori di qualcuno di pari status sociale o addirittura inferiore, vengono spesso respinte, anche se potrebbe essere vantaggioso seguirle.  Vedere l’articolo I rischi per chi va controcorrente.

Amicizie, protezioni, amore, non hanno niente a che vedere con la nobiltà d’animo, l’onestà, l’intelligenza, il coraggio, il buon carattere. Anzi, anche i peggiori possono essere amati e seguiti, magari perché più ricchi, potenti, famosi o perché il seguirli non comporta la fatica di distinguere, selezionare, scegliere. Inoltre, non si rischia di sentirsi inferiori a chi ha un comportamento disdicevole, mentre questo avviene nei confronti di chi ha fatto scelte difficili da imitare.

L’attesa – opera di Raffaele Fiorella

 

LE CONTRADDIZIONI PIU’ PROFONDE

Qui l’argomento si fa davvero delicato. Infatti, chi non è riuscito a raggiungere un livello elevato con i propri meriti, cerca di farlo sminuendo quelli altrui. Questo può avvenire con la calunnia, con il sabotaggio, ma anche con la beneficenza. Dare qualcosa, spesso non è dovuto solo al desiderio di aiutare, ma è mescolato al bisogno di sentirsi uno o più gradini più in alto rispetto al beneficiato, oltre allo scaricarsi facilmente la coscienza.

Spesso certe persone sono premurose e disponibili verso chi è in condizioni di estremo disagio, tuttavia fanno di tutto per osteggiare (magari subdolamente) questa stessa persona quando riacquista autonomia. Oppure si hanno comportamenti altruisti ma facendo in modo da evidenziare la propria momentanea superiorità. Altre volte offrono il loro aiuto ma in modo sciatto, dando gli scarti, facendo le cose in modo approssimativo, dato che ritengono sufficiente il solo fatto di fare qualcosa, senza rendersi conto che ciò che è mal fatto può danneggiare anziché portare beneficio. Anche nel volontariato, spesso si mescolano comportamenti generosi con quelli micragnosi. Oppure, per il solo aver aiutato qualcuno, ci si sente in diritto di imporre la propria volontà sul beneficiato.

 

L’IMPORTANZA DEI COMPORTAMENTI INNATI

Come in tutte le cose, è il modo in cui viene trattato un soggetto a dargli un valore positivo o negativo. I comportamenti istintivi sono indispensabili anche nelle scelte consapevoli. Infatti, l’istinto è molto spesso di grande aiuto, purché si sappia distinguere quando è il caso di lasciarlo fare e quando no. Comunque occorre un equilibrio fra aspetti opposti, per una soluzione ottimale.

Il giorno inaridirebbe la terra senza la notte. La notte la farebbe marcire senza il giorno.

E’ dunque importante saper riconoscere le forze opposte per poter dar loro poi il giusto spazio. Questa è una questione di consapevolezza e di esercizio.

SODDISFARE LE VERE NECESSITA’ AIUTA A RIDURRE IL CONFLITTO

Saper distinguere di cosa abbiamo davvero bisogno, cosa desideriamo davvero è il primo passo per potere poi soddisfare questo bisogno. Se ci si riesce, cessa l’impulso di rubare ad altri ciò che non si sa costruire da soli. Per molti è difficile capire ciò che realmente desiderano ma individuare chiaramente i propri obbiettivi e poi realizzarli è il più forte deterrente per la violenza, la prevaricazione, lo sfruttamento e la discriminazione. Infatti sono l’insoddisfazione, la paura, la rabbia a rendere malevoli gli umani, a meno che non abbiano vere e proprie malattie della personalità. Chi è profondamente soddisfatto è anche ben disposto verso le altre persone e le altre forme di vita.

RISPETTO DI SE’ E RISPETTO DEGLI ALTRI

Il rispetto per le altre persone e per l’ambiente dipende dal rispetto che si ha per se stessi. Dunque, la prima cosa da fare per risolvere i problemi esterni è occuparsi contemporaneamente di quelli interiori, salvo urgenze immediate. Conoscere se stessi, con i propri punti di forza e di debolezza è la premessa per poterli gestire adeguatamente. Il tempo impiegato in questo compito è quello meglio speso, perché porta luce anche verso tutte le altre attività.

Questo si può fare attraverso l’osservazione diretta, l’educazione e la cultura. Stimoli adatti sono in grado di innescare comportamenti nuovi.

Per saperne di più, oltre ai vari articoli di questa rubrica, è utile visitare quella dei Libri selezionati (che aiutano a capire ‘animo umano) e dei Film selezionati (che aiutano a capire l’animo umano)