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ALBERI DI CUBA

 

LA PALMA CON LA PANCIA

 

Nelle zone carsiche di Cuba, il fusto della palma Colpothrinax Wightii, a metà circa della sua altezza comincia ad allargarsi, come per pinguedine, prendendo l‘aspetto che hanno certe donne dalle gambe esili e dal tronco sovrabbondante. Poi si assottiglia nuovamente, ma in modo irregolare e infine torna snella, come avesse un lungo collo, fino al ciuffo di foglie che da lontano sembrano una capigliatura in disordine.

Per trovare l’acqua lei, a volte, deve allungare le sue radici come serpenti, fino a che scovino una fessura nelle rocce e, di là, si avventurino nelle vene umide. Durante la stagione piovosa, si crea una riserva di liquido come un baobab o un cammello, nel rigonfiamento che la fa sembrare un’intemperante.

Non si può permettere neppure foglie lunghe, che disperderebbero l’acqua faticosamente guadagnata e la sua testa ha, con i suoi ventagli disordinati, un aspetto ribelle.

Le sue capacità fanno pensare alla vittoria che la palma simboleggia, fin dal tempo degli antichi greci, per il suo legno tanto resistente da non piegarsi, nemmeno sotto le più forti pressioni.

Per ironia, è stata un’altra palma, la Roystonea Regia, con il nome e l’aria aristocratica, ad essere considerata simbolo dell’isola che è sinonimo di rivoluzione.

 

 

 

LA PALMA CHE FA L’UOVO

I bellissimi alberi tropicali dall’alto fusto ad anelli, con un unico grande ciuffo di lunghe foglie, li chiamiamo palme. Alcuni di loro, sono invece cycas, una specie antichissima e molto longeva dell’epoca dei dinosauri. Sono di sesso distinto e, invece dei fiori, le  femmine fanno una grande pigna che sembra un uovo vegetale, nella raggiera di foglie in cima al tronco. Se sono maschi,  hanno una pigna a forma di pene pieno di polline, che il vento sparge sull’uovo e i suoi semi.

La cubana microcycas calocoma, che in greco significa “piccola cycas dai bei capelli” per il suo fogliame, è chiamata palma corcho perché la sua scorza, quando invecchia, diventa come sughero (corcho in spagnolo) e resiste bene, così, anche agli incendi. Si è fatta rara, tuttavia, millenni fa, quando la sua specie era la più diffusa sulla terra, gli uomini non c’erano ancora e l’isola, probabilmente, non era tale. Adesso, cresce nella zona di Pinar del Rio, da dove viene il miglior tabacco per i sigari. Quando Cristoforo Colombo arrivò qui, le foreste erano ancora fitte e il tabacco, sconosciuto agli europei, era usato dagli stregoni indigeni per inalazioni che servivano a predire il futuro

 

IL TABACCO

Quando quattrocento anni fa, il valletto di sir Walter Raleigh ha visto che dalle narici e dalla bocca del padrone usciva del fumo, credendo  stesse incendiandosi gli ha gettato addosso l’acqua di una brocca. Era la prima volta in cui vedeva fumare il responsabile di questa nuova abitudine,  da lui importata in Inghilterra e caratteristica del Nuovo Mondo.

La pianta dalle grandi foglie coltivata a Cuba, che può crescere oltre il metro e mezzo, nasce da minuscoli semi che un tempo costavano molto più dell’oro. Le sue foglie essiccate, bruciate in una pipa, emettevano un fumo aspirato poi attraverso il naso. Le sostanze che volavano dentro gli uomini, aprivano nella loro mente gli spiragli che fanno intravedere il mondo immenso in cui presente e futuro non sono distinti. Bastava poco, ad un popolo che sentiva il grande valore della natura, per entrare nei suoi segreti. Se i poteri curativi e stimolanti del tabacco facessero  lo stesso effetto anche agli europei di allora non si sa, ma il suo uso è diventato presto molto popolare. Triturato in fine polvere da fiuto o arrotolato in sigari, il tabacco ha finito col diventare solo un vizio, come succede con le cose di cui si abusa, trascurando di conoscerne la vera natura. Straordinarie queste piante lo sono senz’altro anche per una loro virtù che è stata scoperta solo da poco tempo. Quando, infatti, nel campo sono attaccate da insetti, producono in poche ore una sostanza il cui odore arriva ai predatori di quegli insetti.

Questi, accorrono per cibarsene liberando dal pericolo le piante  aiutate  dalle vicine illese che hanno ripetuto lo stesso allarme.

Il nome nicotina, principio attivo del tabacco,  deriva da Jean Nicot, erudito francese in Portogallo, che ha portato l’uso del fumo alla corte parigina di Caterina de’ Medici. Quello del sigaro viene dalla parola sik’ar degli antichi Maya, che significava fumare.

E’ della famiglia delle solanacee, di circa 2.000 specie, tra cui molte usate nell'alimentazione: pomodoro, patata, peperoncino, tutte importate dall’America.

 

 

STELLE DI CARTA

Per sapere che tempo farà entro breve, a Cuba basta guardare in che posizione stanno le grandi foglie della yagruma, robuste e ruvide. Con i loro lobi disposti a ventaglio, su un lato di colore verde, sull’altro  grigio/argento, vellutate al tatto, a seconda delle condizioni meteorologiche, si alzano o si abbassano, mostrando una faccia o l’altra.

Questo  l’ha resa simbolo, presso gli uomini, di opportunismo.

Contro l’azzurro del cielo, le foglie sembrano grandi stelle di carta, all’estremità di steli innalzati per gioco o per qualche cerimonia religiosa.

La yagruma, che ha il nome scientifico di cecropia, ha stretto alleanza con le formiche, che abitano dentro i suoi rami e la difendono da altri animali, soprattutto dalle formiche taglia-foglie.

I gambi cavi possono essere usati anche come condutture per l’acqua o trombe per comunicare a distanza, le foglie per moltissimi scopi medicinali e pratici in tutti i Paesi dell’America Latina, fin dai secoli lontani.