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I MIEI LIBRI

 

 

In questo volume di 15 x 21 cm. si trovano descritte le qualità di 98 alberi, fra europei e tropicali, che fanno capire quanto ci possono essere utili per rimediare ai vari guai provocati finora all'ambiente. 182 pagine con "raccontarticoli" e 180 foto in bianco e nero.         15 euro pagabili con bonifico bancario. Facendolo via internet o dallo sportello bancomat è rapido e costa solo 50 centesimi.

PERCHE' COMPERARE QUESTO LIBRO?

Anzitutto perché ci si accorge di quanto l'argomento sia appassionante.                                                              Poi perché per sapere tutte le cose che racconto dovreste cercare in un'infinità di libri.                             Infine perché uso il risparmio energetico anche con le parole: poche ma buone.

 

ecco qui di seguito un "raccontarticolo" dimostrativo:

IL FICO

Sessantacinque milioni di anni fa, le piante della nuova era stavano preparando qualcosa che avrebbe portato grandi progressi alla loro vita ed a quella della terra intera: i fiori con petali e calice. Ben presto il mondo si sarebbe riempito di colori, di forme e di profumi nuovi con le corolle che li avrebbero rivestiti nella stagione dell’amore. Tutto questo, per piacere a certi insetti alati e agli uccelli. Loro li avrebbero aiutati a diffondere la specie con maggior efficacia di quanto facesse il vento  per i modesti fiori e frutti di piante più antiche, spargendo nuvole di polline da un albero all'altro e, più tardi, facendone volar via i semi.

La bellezza e l’aroma dei petali, il nettare e il polline nutriente erano per api, bombi e farfalle che rendessero possibile a quelle delicate meraviglie il farsi frutti. Al loro interno sarebbero stati nascosti i semi perché gli uccelli, mangiandoli, l’indomani li rilasciassero lontano, a germogliare su terre nuove. 

Fra i primi a realizzare la lungimirante impresa c’erano la magnolia ed il fico.

Mentre l’americana magnolia, però, aveva fatto grandi fiori disposti ad accogliere ogni visitatore, il mediorientale caprifico aveva preferito accordarsi con un solo, piccolissimo insetto, che si occupasse di lui e di lui soltanto. Era disposto a favorirlo in tutti i modi, addirittura a costruire dei nidi confortevoli per ospitarlo. Ecco che, allora, in autunno già faceva spuntare sui suoi rami  dei minuscoli fichi verdi e duri, con un forellino sul fondo dentro cui la piccola vespa Blastophaga Psenes poteva mettere al sicuro le sue uova. A primavera si aprivano e i piccoli se ne volavano via per deporre, a Giugno, altre uova nei nuovi fichi più grandi, che noi crediamo frutti. Sono invece fiori rosa simili a tubicini, riuniti e nascosti dentro un sacchetto morbido. Quelli pronti in piena estate potevano essere finalmente fecondati dalla terza generazione di vespine, col polline che trasportavano nell’entrare ed uscire da quei singolari nidi, pieni di dolce nettare. I frutti sono quelli che noi prendiamo per semi.

Gli uomini li trovavano ottimi e avevano cominciato a coltivarli perché sono molto nutrienti, si possono mangiare freschi o essiccati e dalla loro fermentazione si ottiene vino. Ai tempi degli antichi romani, per trasportarli freschi senza che si guastassero, venivano tuffati in una soluzione di acqua e propoli.

Il fico era considerato “albero di Dio”, sacro in molti paesi per la forza  delle radici. Capaci di trovare vene umide nei luoghi più aridi, quando le raggiungono l’acqua può risalire seguendone il percorso a ritroso fino a creare una sorgente, un bene fra i più grandi.

L’albero chiede soprattutto calore, profumando allora l’aria con le sue foglie a forma di grandi mani. Si accontenta della pochissima terra e umidità che trova fra il pietrame e arriva addirittura ad installarsi sui muri, resistendo anche al vento salino insieme al fico d’India, che pure non gli è parente tranne nel nome.

Così come le conifere curano le proprie ferite con la resina, lui lo fa col latice bianco, che sulla pelle umana brucia le piccole escrescenze.

Tutti quelli della sua famiglia, sparsi nei paesi tropicali, sono tenaci e adattabili in tal misura da attecchire dappertutto, anche su altri alberi. Basta un punto dove aggrapparsi e le loro radici si allungano come capelli per metri e metri fino a che trovano la terra in cui sprofondare e installarsi saldamente.

fiori all'interno del fico

 

 

 

 

Questo volume di 15 x 21 cm. con 282 pagine in bianco e nero con 68 acquerelli e 68 disegni. fa conoscere moltissimi  alberi monumentali  che nobilitano le 109 provincie italiane. 68 di loro sono presentati in "raccontarticoli" che ne fanno comprendere il carattere, la vita, la storia. Di loro c'è anche un ritratto ad acquerello, come quello in copertina e dei disegni con foglie, fiori, frutti.  20 euro pagabili con bonifico bancario. Se lo fate dallo sportello bancomat o su internet, è rapido e costa solo 50 centesimi.

 

PERCHE' COMPERARE QUESTO LIBRO?

Anzitutto perché indica dove trovare alberi tanto belli da superare di gran lunga ogni opera umana.                 Poi perché finalmente potrete sapere molte cose su ciascun albero ed il suo rapporto con gli abitanti animali, vegetali o umani che si trovano nelle sue vicinanze o in relazione con lui.                                                      Infine perché conoscerete anche alberi originari di Paesi tropicali, senza muovervi dall'Italia.

 

ecco qui di seguito un "raccontarticolo" dimostrativo

 

I TIGLI DI VILLA WELSPERG (TN)

 

Montagne luminose come le Pale di San Martino sullo sfondo, il torrente dalle acque turchesi che scorre fra i sassi bianchi, il bosco tutt’intorno alla villa che è adesso la casa del parco regionale, fanno venire voglia di metterci radici come i due tigli più grandi e belli del giardino. Sono stati a dimora con lei dal 1853  per la famiglia Welsperg, austriaca in terra che allora era Austria. Come tradizione loro ma anche degli sloveni, dei tedeschi, dei francesi, si piantava un tiglio per assicurarsi la protezione della natura. Meglio ancora se erano due come qui: uno selvatico di forma slanciata, foglie piccole e scure, fioritura precoce, che rappresenta l’uomo e l’inverno accanto a quello nostrano dalla chioma espansa, foglie grandi e chiare, dalla fioritura più tarda, che ricorda la donna e l’estate. Le api che li aiutano a trasformare i fiori dall’intenso profumo in frutti, fanno col nettare un miele tra i migliori e a volte si prendono la melata rilasciata dagli afidi, i minuscoli insetti che succhiano la linfa dalle foglie. Spesso sono le formiche a trasportarli fin lì, per avere poi il liquido zuccherino che rilasciano. Per liberarsene ci si può far aiutare dalle coccinelle, che se li mangiano molto volentieri.

I fiori si possono seccare per farne squisite tisane d’inverno, contro gli spasimi delle malattie da freddo o da cattivo umore. Le foglie giovani sono buone in insalata o come foraggio per gli animali e coi frutti si può fare un olio delicato. I tigli hanno qualità emollienti e disintossicanti, al punto che mangiare il carbone fatto col legno dei loro rami è fra i più efficaci rimedi per salvarsi dagli avvelenamenti. Per questo, fin dall’antichità hanno avuto il titolo di grandi guaritori.

Fra i rami di tigli secolari, in Germania si faceva suonare la banda cittadina o i musicisti durante le feste. Del resto, il loro legno fibroso e indeformabile, da cui viene l’aggettivo tiglioso, è stato usato spesso per costruire strumenti musicali.

Sotto la loro protezione si tenevano riunioni importanti per la comunità, come a Cavalese dove c’è ancora il “banco de la reson”, il doppio anello di sedili di pietra con al centro un piccolo tavolo circolare e grandi tigli tutt’intorno. Il carattere dolce e insieme tenace è quello più adeguato ad ispirare le decisioni.

 

 

 

Potete richiedere i libri scrivendomi una mail ad      annacassarino2002@yahoo.fr