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ALBERI DEL MADAGASCAR
PRIMA DI PRESENTARE GLI ALBERI, VORREI SOTTOLINEARE L’IMPORTANZA DELLE MODESTE PIANTE CHE SONO I CEREALI,
SENZA I QUALI L’UMANITA’ NON SI SAREBBE POTUTA SVILUPPARE.
CIASCUNA TERRA OFFRE QUELLO PIU’ GIUSTO PER IL CLIMA E PER IL TERRENO IN CUI VIVE

Questa è una pianticella di riso, che può essere coltivato dove c’è acqua in abbondanza: sugli altipiani del Madagascar, per esempio, per i cui abitanti è l’alimento di base. Richiede un lavoro piuttosto impegnativo, con l’allagamento delle risaie e la piantumazione.
E’ molto nutriente e sano. Con la sua fermentazione si può ottenere il rum.
E’ il cereale che caratterizza le popolazioni asiatiche. I malgasci, come popolo, derivano in parte dall’Asia e in parte dall’Africa.
iIl riso si può coltivare anche senza risaie allagate, con tecniche più adatte agli attuali problemi di siccità
IL SIGNOR PANDANUS

Se ne stava davanti alla sua casetta col tetto di foglie di pandanus e guardava davanti a sé. Di quegli alberi che sembrano al tempo stesso palme e mangrovie ce n’erano tanti, in giro. Gli piaceva il riso insaporito con le loro foglie giovani, che lo colorano di un verde tenero e le mangiava anche come verdura che sua moglie gli cucinava spesso. Quelle della varierà a foglia larga le usava per avvolgerci il cibo da cuocere e gli servivano anche da piatto.
Stranamente, non erano tanto i frutti ad essere la parte più gradita di quell’alberello che ha maschio e femmina, come gli animali e gli esseri umani. Quelli venivano usati come decorazione, più che essere mangiati. Se ne prendeva, invece, l’olio dei fiori per insaporire i piatti.
Con le foglie ci faceva stuoie, ventagli, cappelli da vendere. Lo avrebbero potuto chiamare “signor pandanus”, soprattutto da quando l’ombiasy gli aveva dato la linfa della stessa pianta per curarsi un disturbo.
Per tanti anni gli era sembrato così normale servirsene, che non ci aveva mai fatto caso. Adesso che aveva una certa età, però, vantando le qualità degli oggetti che vendeva al mercato, si era accorto di quanto quella pianta lo avesse sostenuto tutta la vita.
I pandani, hanno le loro radici ad archetto fuori terra, che li tengono in piedi anche quando c’è troppa acqua e, sopra i lunghi, esili tronchi, le foglie a raggiera sembrano penne d’uccello in parata.
Come uccelli erano venuti dalle isole più lontane dell’oceano Pacifico e anche lì, in Madagascar, avevano fatto il nido.
IL BAOBAB SACRO

I baobab, re della vegetazione africana, in Madagascar sono altissimi, oltre che massicci. Nascono dove fa più caldo e c’è meno acqua, come dalle parti di Morondava e crescono con la necessaria lentezza per diventare maestosi e longevi. Mentre gran parte degli altri alberi, a 20 anni ha già raggiunto una taglia apprezzabile, loro sono ancora alberelli di cui non si sospetterebbe il futuro e la cui crescita continua lenta nei secoli, in larghezza ed in altezza, al di sopra di tutti gli altri esseri del regno vegetale.
Fra di loro c’è il venerabile baobab sacro, immenso con i suoi sette metri di diametro e trenta di altezza. Era già centenario all’epoca di Gesù e nella sua lunga vita ha assorbito dal suolo e dall’aria, tutta l’esperienza che con la sua saggia lentezza ha trasformato in sapienza. Il suo corpo spugnoso è un enorme serbatoio d’acqua e di conoscenza, che comprende la natura di tutte le creature venute presso di lui per trovare riparo e conforto.
Gli umani intuiscono che la loro mente è come un baobab, a cui servono secoli di vita per diventare grande, perché nella loro esistenza affannosa, dai propri errori imparano ben poco e devono morire tante volte prima che l’esperienza si faccia saggezza. Si avvicinano a lui con rispetto, riconoscendo un modello, vedendo nella sua grandezza ciò che un giorno, in un’altra vita ancora lontana, potranno essere essi stessi. Gli fanno offerte di rum e di riso, per onorarlo e chiedergli protezione.
LA MUSICA DEL BAMBU’

La musica più delicata e che meglio corrisponde al carattere mansueto dei malgasci, si suona con la Valiha, una cetra tubolare da cui viene il nome del bambù usato per la sua costruzione. E’ uno strumento semplice e bello di origine asiatica, chiamato Vadya ed usato nelle cerimonie sacre. Su una canna lunga un metro e larga dieci centimetri sono tese le corde fatte con fibre della stessa pianta e ponticelli di legno. Nella foresta di Ranomafana, dove cresce l’endemica Valiha Diffusa, il raro apalemure aureo si nutre delle sue foglie. Il bambù, leggero e resistente, che cresce rapido e fitto, ha il più misterioso dei legami con la sua varietà, ovunque sia nel mondo. Quando fiorisce per l’unica volta, prima di morire, lo fa contemporaneamente a qualsiasi latitudine, quale che sia la stagione e l’età. Può succedere a 30, a 50 o a 100 anni. I suoi frutti maturano e i semi cadono attirando eserciti di topi in visibilio, che terminato il banchetto si avventano sui campi coltivati. I lemuri sono costretti a fuggire per cercarsi un nuovo rifugio e gli uomini, un altro lavoro. Qualche seme si sarà salvato infilandosi per tempo sotto terra e passerà un anno prima che il bosco dell’erba gigante torni a nascere. Come gli animali, gli uomini ne mangeranno i germogli, dagli steli lisci, cerosi e cavi ricaveranno tubature per l’acqua, costruiranno impalcature e ponti, travi e muri, pavimenti e mobili. Li faranno suonare come strumenti musicali, frusciare come carta e se avranno bisogno di fuoco, sarà ancora il bambù che brucerà per loro.
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