comportamento animali e piante

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PSICOLOGIA PIANTE E ANIMALI TECNOLOGIA AL NATURALE ALIMENTI ARTE E CULTURA PERSONAGGI

 

PIANTE E ANIMALI

NOTA Molti nostri comportamenti sono simili a quelli animali, anche quando ci sembra di seguire la razionalità. Utilizziamo invece degli schemi codificati, molto efficaci e rapidi in situazioni standard ma controproducenti in casi che vi si discostano. Certi articoli che ho inserito in questo settore, sono molto utili per capire i comportamenti umani

Indice:    Il risparmio energetico per mezzo degli alberi,     Il sistema nervoso ed il cervello delle piante,      sensazioni vegetali,     comunicazione fra piante ed animali,        l'importanza del singolo,       piante che resistono alla siccità,        piante da bucato,                La tacchina e la puzzola (per questo, vedi alla voce PSICOLOGIA),           pecore d'oggi,          moderni impieghi dell'asino,      informazioni nell'aria,        potare gli alberi,         radici per evitare frane,          chiome per rallentare il vento,          acqua che torni,      fito-depurazione (vedi tecnologia al naturale),    giardini pensili (vedi tecnologia naturale),      i colori vegetali sono ben più che colori  (vedi tecnologia al naturale)

 

 

 

IL RISPARMIO ENERGETICO PER MEZZO DEGLI ALBERI

La discrezione con cui lavorano gli alberi, sommata alla scarsa cultura in ciò che li riguarda, rende invisibile il lavoro importante che fanno anche per il risparmio energetico. Eppure, cominciando dalle spese sanitarie, dove ci sono alberi a sufficienza da risanare almeno in parte l’aria dai gas tossici e dalle polveri sottili, le spese per curare malattie respiratorie sono senz’altro ridotte. Anche quelle per i tranquillanti si abbassano quando ci si trova in un ambiente piacevole per gli occhi, oltre che per i polmoni.

Dove ci sono alberi, in estate la temperatura scende di vari gradi. Basta sentire la differenza quando dalla città si va verso la campagna. Averne a ragionevole vicinanza dalle case e dai negozi, nei parcheggi e davanti ai capannoni industriali, riduce il bisogno di ricorrere al condizionamento d’aria, oltre ad essere un altro vantaggio sanitario ed estetico. Quante brutture edilizie ci sarebbero nascoste pietosamente!

Naturalmente occorre piantare gli alberi giusti, più che mai dove ci sono pendii ed argini di corsi d’acqua. Alberi ed arbusti dalle profonde radici a fittone e fascicolate trattengono il terreno meglio e con minor spesa di qualsiasi opera ingegneristica, senza contare il ben migliore effetto estetico. Anche le spese dovute ai danni per gli allagamenti e gli smottamenti possono essere ridotte dagli alberi, che con le foglie evitano l’erosione del terreno e le frane provocate dalle piogge violente. Lungo le gallerie scavate dalle radici, le piogge penetrano nel terreno, invece di scorrerci sopra.

Per depurare le acque fognarie, le piante tipiche delle zone umide sono specializzate. Salici, ontani e pioppi oltre a questo compito, asciugano e rassodano un terreno troppo umido.

Il valore commestibile e medicinale di frutti, fiori e foglie è quasi del tutto dimenticato tranne per le specie più note, mentre le famiglie potrebbero ancora trarne dei vantaggi.

Purtroppo, chi si occupa di urbanistica, di architettura, di ecologia, raramente conosce le qualità degli alberi, col risultato di sprecare enormi possibilità. Invece di favorire la loro presenza, li danneggia in continuazione, partendo dalle scriteriate potature fatte come se gli alberi fossero oggetti o comunque presenze pericolose e fastidiose da relegare nei parchi. Si guarda solo alla minor spesa immediata, ignorando l’enorme spesa che ne sarà la conseguenza

E’ proprio nei luoghi dove si genera l’inquinamento ed il consumo energetico che vanno piantati. L’ossigeno e la bellezza dei boschi non riesce a risolvere i problemi delle città. Sempre che i boschi ci siano, poi.

Imparare a conoscere gli alberi dà un’importante carta in mano a ciascuno di noi, perché direttamente o indirettamente, tutti possiamo fare qualcosa per loro, dunque per noi.

il rogolone di Codogna (CO)

 

 

IL SISTEMA NERVOSO ED IL CERVELLO DELLE PIANTE

Il giornalista americano Peter Tompkins, uomo colto che faceva ricerche a proposito di storia e natura, da bambino era vissuto in Italia e vi era tornato durante l’ultima guerra mondiale, per preparare la liberazione come agente segreto. Conosceva dunque il funzionamento della macchina della verità, usata per riconoscere attraverso le variazioni di pressione, del battito cardiaco, della respirazione di persone sospette, il loro stato emotivo nel rispondere a certe domande. Applicando gli elettrodi alle mani, le variazioni fisiologiche si trasmettono ad un diagramma che segnala con buona approssimazione se una persona mente o no.

Un giorno, mentre ci stava lavorando in una stanza dove si trovava una pianta d’appartamento, aveva provato ad applicarle gli elettrodi alle foglie, per vedere se sarebbe successo qualcosa. Gli era stato possibile, allora, notare che lei mostrava chiare reazioni a ciò che succedeva e a quello che lui le faceva. E’ così che sono iniziati gli esperimenti di Tompkins con l’amico Christopher Bird, che si occupava di fenomeni scientifici anti-convenzionali. Hanno scoperto che le piante percepiscono perfettamente ciò che succede intorno a loro e vi rispondono con efficacia, grazie ai colori e agli odori. Infatti, sono creature capaci di assorbire i gas attraverso le foglie, di scomporli e trasformarli in cibo con l’energia della luce, nella fotosintesi clorofilliana. Sanno egualmente produrre sostanze chimiche ed emetterle in forma gassosa per la stessa via. Il linguaggio degli odori è quello che viene usato con grande profitto anche dagli animali, che hanno un olfatto molto più efficiente del nostro, ma meno sensibile di quello delle piante, in grado di vedere e sentire con organi molto più raffinati. Dato che ogni emozione produce delle sostanze chimiche odorose, le piante si accorgono e sanno distinguere addirittura le nostre intenzioni. Sono loro stesse più efficaci delle macchine della verità.

I due americani, entusiasti della scoperta, hanno scritto il libro, pubblicato anche in Italia nel 1973, dal titolo LA VITA SEGRETA DELLE PIANTE. Naturalmente sono stati accusati di millanteria, nonostante già agli inizi del ‘900 uno scienziato indiano avesse cominciato a studiare il loro sistema nervoso ed altri studiosi lo abbiano fatto in seguito.

L’esistenza della loro sensibilità, comunque, è stata provata con i più vari e moderni metodi scientifici tanto che, tre anni fa a Firenze e poi a Bonn sono stati fondati i primi centri di neuro-biologia vegetale. Il loro sistema nervoso ed il cervello sono diversi dai nostri. Infatti si trovano nelle parti terminali delle radici, dei rami e delle foglie.

Ancora oggi molti botanici e naturalisti, per non parlare della gente comune, ignorano queste importantissime qualità dei vegetali e continuano a considerarli degli oggetti di cui si può fare qualsiasi cosa. Ignorano il carattere e l’utilità assoluta dei vegetali, tutto quello che hanno sempre fatto e continuano a fare per il nostro benessere. Eppure conoscere la natura fa impallidire qualsiasi altro argomento e ci fa capire anche moltissime cose di noi stessi. E conoscere è il primo passo per amare.

radici scoperte

 

SENSAZIONI VEGETALI

Da parecchi anni già, il verbo vegetare non dovrebbe essere riferito a chi non è più in grado di provare sensazioni e di reagire, perché i vegetali lo sanno fare. Quando le prime piante si sono installate sulla terra, il suolo era instabile ed aveva bisogno di essere rinsaldato. Per questo i primi alberi, comparsi circa 345 milioni di anni fa si sono ancorati con le radici. La funzione meccanica è però solo una delle tante che svolgono. Infatti, le giovani radici sono sensibilissime per poter superare gli ostacoli, assorbire acqua e minerali, percepire dove questi si trovano, cercare soluzioni ottimali per la sopravvivenza. Sono capaci di rispondere agli stimoli in modo adeguato e variato, quindi di apprendere. Man mano che invecchiano, le cellule morte si trasformano in legno che protegge e sostiene l’albero, ma sempre nuove cellule nascono e si estendono per chilometri, formando lunghi filamenti sottili come capelli.

Dato che i vegetali si nutrono assorbendo le sostanze gassose dall’aria e trasformandole in linfa attraverso la fotosintesi, le loro capacità chimiche sono eccezionali. I recettori delle foglie e delle parti giovani e permeabili a

                                                    

 

 

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PSICOLOGIA PIANTE E ANIMALI TECNOLOGIA AL NATURALE ALIMENTI ARTE E CULTURA PERSONAGGI

 

Indice articoli:  Il risparmio energetico per mezzo degli alberi,      il sistema nervoso ed il cervello delle piante   sensazioni vegetali,       comunicazione fra piante e animali,     L'importanza del singolo,     Piante che resistono alla siccità,       Piante da bucato,        pecore d'oggi,             moderni impieghi dell'asino,         messaggi odorosi,        potare gli alberi,           radici per evitare frane,          chiome per rallentare il vento,             evitare la siccità

 

 

RISPARMIO ENERGETICO PER MEZZO DEGLI ALBERI

La discrezione con cui lavorano gli alberi, sommata alla scarsa cultura in ciò che li riguarda, rende invisibile il lavoro importante che fanno anche per il risparmio energetico. Eppure, cominciando dalle spese sanitarie, dove ci sono alberi a sufficienza da risanare almeno in parte l’aria dai gas tossici e dalle polveri sottili, le spese per curare malattie respiratorie sono senz’altro ridotte. Anche quelle per i tranquillanti si abbassano quando ci si trova in un ambiente piacevole per gli occhi, oltre che per i polmoni. Dove ci sono alberi, in estate la temperatura scende di vari gradi. Basta sentire la differenza quando dalla città si va verso la campagna. Averne a ragionevole vicinanza dalle case e dai negozi, nei parcheggi e davanti ai capannoni industriali, riduce il bisogno di ricorrere al condizionamento d’aria, oltre ad essere un altro vantaggio sanitario ed estetico. Quante brutture edilizie ci sarebbero nascoste pietosamente! Naturalmente occorre piantare gli alberi giusti, più che mai dove ci sono pendii ed argini di corsi d’acqua. Alberi ed arbusti dalle profonde radici a fittone e fascicolate trattengono il terreno meglio e con minor spesa di qualsiasi opera ingegneristica, senza contare il ben migliore effetto estetico. Anche le spese dovute ai danni per gli allagamenti e gli smottamenti possono essere ridotte dagli alberi, che con le foglie evitano l’erosione del terreno e le frane provocate dalle piogge violente. Lungo le gallerie scavate dalle radici, le piogge penetrano in profondità, invece di scorrere via.  Salici, ontani e pioppi, piante tipiche delle zone umide, oltre a depurare le acque fognarie asciugano e rassodano il suolo.

Il valore commestibile e medicinale di frutti, fiori e foglie è quasi del tutto dimenticato tranne per le specie più note, mentre se ne potrebbero ancora trarne dei vantaggi. Purtroppo, chi si occupa di urbanistica, di architettura, di ecologia, raramente conosce le qualità degli alberi, col risultato di sprecare enormi possibilità. Invece di favorire la loro presenza, li danneggia in continuazione, partendo dalle scriteriate potature fatte come se gli alberi fossero oggetti o comunque presenze pericolose e fastidiose da relegare nei parchi. Si guarda solo alla minor spesa immediata, ignorando l’enorme spesa che ne sarà la conseguenza, E’ proprio nei luoghi dove si genera l’inquinamento ed il consumo energetico che vanno piantati. L’ossigeno e la bellezza dei boschi non riesce a risolvere i problemi delle città. Sempre che i boschi ci siano. Imparare a conoscere gli alberi dà un’importante carta in mano a ciascuno di noi, perché direttamente o indirettamente, tutti possiamo fare qualcosa per loro, dunque per noi.

 

 

 

IL SISTEMA NERVOSO ED IL CERVELLO DELLE PIANTE

Il giornalista americano Peter Tompkins, uomo colto che faceva ricerche a proposito di storia e natura, da bambino era vissuto in Italia e vi era tornato durante l’ultima guerra mondiale, su incarico della CIA, per preparare la liberazione. Conosceva dunque il funzionamento della macchina della verità, usata per riconoscere attraverso le variazioni di pressione, del battito cardiaco, della respirazione di persone sospette, il loro stato emotivo nel rispondere a certe domande. Applicando gli elettrodi alle mani, le variazioni fisiologiche si trasmettono ad un diagramma che segnala con buona approssimazione se una persona mente o no.

Lo scienziato Cleve Baxter aveva provato a faro lo stesso alle foglie di piante d'appartamento, per vedere se sarebbe successo qualcosa. Gli era stato possibile, allora, notare che mostravano chiare reazioni a ciò che succedeva e a quello che lui faceva. E’ così che sono iniziati gli esperimenti che poi Tompkins con l’amico Christopher Bird, che si occupava di fenomeni scientifici anti-convenzionali hanno riportato in un libro. Era la scoperta che le piante percepiscono perfettamente ciò che succede intorno a loro e vi rispondono con efficacia, grazie ai colori e agli odori. Infatti, sono creature capaci di assorbire i gas attraverso le foglie, di scomporli e trasformarli in cibo con l’energia della luce, nella fotosintesi clorofilliana. Sanno egualmente produrre sostanze chimiche ed emetterle in forma gassosa per la stessa via. Il linguaggio degli odori è quello che viene usato con grande profitto anche dagli animali, che hanno un olfatto molto più efficiente del nostro, ma meno sensibile di quello delle piante, in grado di vedere e sentire con organi molto più raffinati. Dato che ogni emozione produce delle sostanze chimiche odorose, le piante si accorgono e sanno distinguere addirittura le nostre intenzioni. Sono loro stesse più efficaci delle macchine della verità.

Pubblicato anche in Italia nel 1973 col titolo LA VITA SEGRETA DELLE PIANTE, tutti sono stati accusati di millanteria, nonostante già agli inizi del ‘900 uno scienziato indiano avesse cominciato a studiare il loro sistema nervoso ed altri studiosi lo abbiano fatto in seguito.

L’esistenza della loro sensibilità, comunque, è stata provata con i più vari e moderni metodi scientifici tanto che, quattro anni fa a Firenze e poi a Bonn sono stati fondati i primi centri di neuro-biologia vegetale. Il loro sistema nervoso ed il cervello sono diversi dai nostri. Infatti si trovano nelle parti terminali delle radici, dei rami e delle foglie.

Ancora oggi molti naturalisti, per non parlare della gente comune, ignorano queste importantissime qualità dei vegetali e continuano a considerarli degli oggetti di cui si può fare qualsiasi cosa. Ignorano il carattere e l’utilità assoluta dei vegetali, tutto quello che hanno sempre fatto e continuano a fare per il nostro benessere. Eppure conoscere la natura fa impallidire qualsiasi altro argomento e ci fa capire anche moltissime cose di noi stessi. E conoscere è il primo passo per amare.

 

 

SENSAZIONI VEGETALI

Da parecchi anni già, il verbo vegetare non dovrebbe essere riferito a chi non è più in grado di provare sensazioni e di reagire, perché i vegetali lo sanno fare. Quando le prime piante si sono installate sulla terra, il suolo era instabile ed aveva bisogno di essere rinsaldato. Per questo i primi alberi, comparsi circa 345 milioni di anni fa si sono ancorati con le radici. La funzione meccanica è però solo una delle tante che svolgono. Infatti, le giovani radici sono sensibilissime per poter superare gli ostacoli, assorbire acqua e minerali, percepire dove questi si trovano, cercare soluzioni ottimali per la sopravvivenza. Sono al tempo stesso sistema nervoso e cervello delle piante, capaci di rispondere agli stimoli in modo adeguato e variato, quindi di apprendere. Man mano che invecchiano, le cellule morte si trasformano in legno che protegge e sostiene l’albero, ma sempre nuove cellule nascono e si estendono per chilometri, formando lunghi filamenti sottili come capelli. Dato che i vegetali si nutrono assorbendo le sostanze gassose dall’aria, trasformandole in linfa attraverso la fotosintesi, le loro capacità chimiche sono eccezionali.

I recettori delle foglie e delle parti giovani e permeabili assorbono e decodificano la composizione delle sostanze che si trovano nell’aria, nell’acqua e sotto terra, comprendendone la provenienza e la funzione. Ad esempio, se sentono nell’aria delle sostanze che contengono tannini o altro, provenire da altre piante, di volta in volta potranno capire che un parassita sta assalendo le compagne o un erbivoro sta mangiando troppe foglie, col rischio di farle morire. Allora, pur essendo ancora integre, le piante iniziano a produrre la stessa sostanza, avvertendo le vicine. In questo modo si è verificato che le acacie della savana, che pur hanno lunghe spine, quando sono troppo mangiate dalle giraffe dalle lingue prensili e durissime, producono dei tannini per rendersi sgradevoli. Le compagne, avvertite, fanno la stessa cosa. Tuttavia, le giraffe che conoscono questo sistema si spostano nella direzione opposta a quella in cui soffia il vento, in modo da approfittare della comunicazione imperfetta più che possono. Addirittura, il tabacco riesce ad attirare i predatori di certi suoi parassiti, per farsene liberare.

Da qualche anno, nei migliori vigneti toscani si ascolta musica classica, a vantaggio delle viti che producono uva migliore. Infatti i suoni producono vibrazioni gradite alle piante che, come gli animali, apprezzano i suoni armoniosi e sono disturbati da quelli stridenti.

Una prova visibile della sensibilità vegetale la danno proprio le viti, ma anche le piante di fagiolo, coi loro viticci. Quando sentono un appiglio raggiungibile, cominciano a dondolarsi per poi slanciarsi verso di lui ed aggrapparsi.

Per chi ha sempre osservato gli alberi non è stata una sorpresa scoprire questa straordinaria comunicazione fra le piante, perché la loro sensibilità è evidente. Naturalmente occorre osservare un anno dopo l’altro, in tutte le stagioni ed in varie situazioni per scoprire la raffinatezza e la lungimiranza del popolo vegetale. Infatti, le piante sanno ottenere ciò di cui hanno bisogno, creando le condizioni ideali affinché questo avvenga spontaneamente e con vantaggio per tutti. Basta vedere il rapporto che hanno instaurato con gli insetti e gli uccelli. Gli alberi, in particolare, sono quelli fra i viventi che provvedono largamente a tutti gli altri, contrariamente a quanto fanno gli animali e, soprattutto, gli uomini. E’ vero che lo fanno per sopravvivere, ma c’è modo e modo e loro usano quello più delicato.

 

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i viticci quando sentono un aggancio nelle vicinanze, dondolano e si slanciano verso di lui, aggrappandosi

 

 

COMUNICAZIONE FRA PIANTE ED ANIMALI

Gli alberi più antichi, come le conifere (abeti, pini, larici, cipressi, tuje, sequoie e tutti quelli che hanno per frutti delle pigne legnose, dentro cui ci sono i semi) per riprodursi rilasciano grandi quantità di polline che il vento porta dai fiori maschili a quelli femminili di un altro albero. La comunicazione degli alberi fra loro e con gli animali avveniva principalmente attraverso le sostanze chimiche che si disperdevano nell’aria. Radici e foglie degli alberi ne decifravano il significato, nasi e antenne degli animali facevano altrettanto.

Poi, circa sessantacinque milioni di anni fa, dalla frequentazione di insetti, uccelli e piccoli mammiferi con gli alberi è nato un tipo di comunicazione nuova che avrebbe rivoluzionato il mondo: i colori. Fiori a corolla e frutti con polpa colorata e profumata hanno cominciato ad essere prodotti dagli alberi per ottenere la collaborazione degli animali in una più efficace riproduzione. Api, bombi e farfalle, sensibilissimi ai colori, oltre che agli odori, sono stati da allora richiamati con fiori che nel fondo del calice hanno il nettare, dolce e nutriente bevanda prodotta dall’albero come benvenuto. Anche il polline, sistemato in cima alle antere (le ciglia dentro il fiore) è abbondante in modo da poter essere mangiato dagli insetti. Questi, nel prelevarlo ne rimangono immancabilmente impolverati, così che nell’entrare in un fiore della stessa specie ma su un altro albero, ne lasciano accidentalmente cadere uno che viene accolto nell’ovaio. Le api non consumano sul posto che una piccola quantità di cibo e portano il resto all’alveare. Col nettare fanno il miele e col polline altro cibo. Gli insetti impollinatori visitano tutti i fiori di una stessa specie, prima di passare ad un’altra. C’è un accordo anche in questo perché il polline di un ciliegio non potrebbe fecondare un biancospino.

A questo punto, il fiore si può trasformare in frutto, fatto per essere consumato da specifici animali. Molti sono uccelli, ma anche pipistrelli ed altri mammiferi sono coinvolti. I frutti, colorati e profumati secondo i gusti dei destinatari, vengono mangiati con i semi, che il giorno seguente sono rilasciati con le feci in un terreno magari favorevole alla loro germinazione, così che nasca un nuovo albero.

Gli alberi profumano i loro frutti soprattutto nelle ore in cui i consumatori li cercano e, per l’impollinazione, alcuni hanno rapporti con un solo insetto, tanto da aver modellato i propri organi sessuali in modo da permettere l’ingresso in esclusiva: ad esempio il fico, la vaniglia e la yucca. Ci sono alberi che hanno una comunicazione davvero molto spinta con gli impollinatori, come ad esempio l'ippocastano, che avverte cambiando il colore del fondo dei propri fiori da giallo in rosa acceso, quando sono già stati fecondati e non hanno più nettare né polline.

In questo modo, gli alberi ottengono un vantaggio in cambio di un altro, lasciando ancora un buon margine per altre creature che non danno contributo immediato ma con cui si crea una relazione favorevole ad un ambiente ricco e vario, con possibilità aperte verso altri scambi.

 

 

L'IMPORTANZA DEL SINGOLO

Animali sociali come le api, certi uccelli e mammiferi, vivono in gruppi di centinaia o migliaia di individui. Senza che qualcuno dia ordini o decida per tutti, sanno affrontare anche gravi problemi ed emergenze con grande efficienza perché si riconoscono (all’odore) come parte di una comunità anziché come individui separati. Per questo, il bene di tutti è sentito come proprio.

Così, seguendo l’istinto che sa come agire, nei casi sperimentati per millenni, ogni individuo compie le attività necessarie a risolvere una situazione appena se ne accorge e spontaneamente. Al tempo stesso ciascuno è attento a ciò che fanno i vicini, per coordinarsi con loro, accogliendo e passando le informazioni utili allo scopo comune.

Quando le api cercano il nettare e il polline dei fiori, di cui si nutrono, quelle adatte all’esplorazione escono dall’arnia, si guardano intorno per memorizzare il posto in modo da ritrovarlo, esplorano, trovano, tornano. Portano un campione e lo fanno assaggiare ad alcune compagne. Poi, danzando nell’aria, descrivono coi movimenti la posizione esatta del luogo in cui si sono rifornite. Altre entrano nell’arnia e si muovono ritmicamente in una celletta. Al buio, le vibrazioni sono un linguaggio altrettanto espressivo della danza e le compagne, così informate, partono sicure.

Se nell’alveare fa troppo caldo, col pericolo di danni alla salute delle larve quanto delle adulte, le api presenti si mettono a battere le ali per far circolare aria fresca. Altre spruzzano acqua. Tutte, spontaneamente agiscono con prontezza, così migliaia di alucce trasparenti fanno l’azione di un bel ventilatore ed il problema si risolve. Raggiunto lo scopo, smettono.

L’importanza del singolo spicca anche quando un predatore attacca uno stormo di uccelli ed il primo che se ne accorge si muove secondo lo schema previsto. I compagni, attenti, in un lampo fanno altrettanto e confondono il nemico che, se avrà successo, sarà con fatica, con il più debole e meno pronto.

Non ci sono imposizioni e l’unica competizione è quella fra i maschi per la fecondazione della femmina, mentre l’aggressività viene usata solo per difendersi dai nemici che minacciano la vita o che lo fanno credere.

 

termitaio

 

LE PIANTE DEL SOLE (che resistono alla siccità)

Gli alberi attirano le piogge, grazie all’umidità che portano dal terreno verso l’aria e che poi richiamano, beneficiando altre piante ed il clima in questo scambio. Tuttavia, le alterazioni provocate da scavi, lo sterminio degli alberi, l’agricoltura intensiva, gli sprechi d’acqua sono ormai tali da mettere in crisi persino i fiumi.  E’ dunque necessario piantare alberi capaci di sopportare la siccità. Relativamente piccoli e sempreverdi come l’alloro o frugali ma alti come il bagolaro e, se il clima è abbastanza caldo, l’oleandro e l’olivo. Per il prato ci sono tipi di erba che hanno bisogno di poca acqua, come la gramigna a cui ne serve la metà, rispetto ad un altro tipo di prato. Inoltre, con i suoi rizomi che sprofondano fino a 3 metri, è ottima per consolidare le scarpate.  Per quanto riguarda le piante, quelle con le foglie argentate e pelose sono poco esigenti. Rosmarino e salvia, lavanda e camedrio possono formare grandi cespugli molto belli, tutti con fioriture azzurre e lilla. Alloro, rosmarino, salvia e lavanda, fortemente aromatici hanno anche molte proprietà curative che potrete sperimentare. La gramigna ha eccellenti effetti risanatori sul sistema urinario, quando se ne beva il decotto.

Bei cespugli possono essere ottenuti col cisto dai fiori rosa, dall’erica arborea o dalla ginestra, particolarmente frugale e adatta a consolidare e arricchire i terreni. Forse meno virtuosi ma comunque adatti sono lentaggine ed il lauroceraso, sempreverdi o l’agnocasto, deciduo. La robinia e la mimosa, che perdono le foglie in inverno e sono entrambe straniere, resistono bene alla siccità. Il carpine, europeo, è adatto anche per le siepi. Il fico resiste persino ai venti salini. Il biancospino ed il mirto, con i loro delicati fiori bianchi ed i piccoli frutti sono molto consigliati. Il corniolo che fiorisce a marzo e dà piccoli ed ottimi frutti d'estate. Il corbezzolo sempreverde, coi fiori e frutti invernali è particolarmente piacevole. Per chi tollera l'odore del bosso, è solitamente un cespuglio che cresce molto lentamente, fino a diventare al massimo un alberello.

Piantare alberi europei sempreverdi avrà il vantaggio di mantenere quel poco di personalità locale che ancora rimane al nostro paesaggio. Il tasso, cresce lentamente, resiste benissimo  all’inquinamento, accetta di buon grado anche di stare all’ombra. Se non avete bambini che possano mangiarsi le foglie velenose, è davvero un bel sempreverde. Se si vive in montagna il ginepro o il pino mugo sono adatti, mentre nei climi temperati del centro-sud Italia potrete ospitare dal leccio al mirto, dal lentisco al ligustro, dal corbezzolo al carrubo. In posizione riparata è bellissimo anche l’arancio amaro, che resiste meglio al freddo rispetto agli altri agrumi e farà un bell’effetto. Sono tutti alberi relativamente piccoli (salvo il leccio ed il carrubo), adatti a  giardini contenuti, in modo che facciano ombra al giusto, abbiano piccole radici e foglie. Così potranno essere sempre ben visti anche dal vicinato poco comprensivo e, da sempreverdi, smaltiranno l’inquinamento anche d’inverno.

L'elegante camedrio

 

PIANTE DA BUCATO

Fino a cinquant’anni fa d’estate, come ogni mattina dell’anno, per cucinare e scaldare l’acqua occorreva accendere il camino o la stufa di ghisa. Che fosse per il bagno settimanale o per il bucato ogni quindici giorni, il pentolone veniva riempito e messo sul grande ripiano riscaldato dalla legna di faggio o di quercia, di preferenza. La cenere che si raccoglieva nel cassetto più basso era setacciata per farne lisciva o era aggiunta al letame e al compost, per rendere poi alla terra i suoi minerali.

Le lenzuola dovevano essere messe in ammollo nel mastello. Si gettava la cenere setacciata nell’acqua bollente e si mescolava, per sciogliere la potassa. Si filtrava con un telo e si versava bollente, col mestolo, sulle lenzuola, fino a che erano tutte ben inzuppate.

Dopo qualche ora, si apriva il buco sul fondo (ecco perché si chiama bucato!) per raccogliere l’acqua raffreddata, scaldarla di nuovo e rovesciarla sui panni due o tre altre volte. Poi venivano lavati con una spazzola di saggina sull’asse di legno e si andava al lavatoio del paese per sciacquarli nell’acqua gelida di fonte. D’estate si stendevano sull’erba per farli sbiancare dal sole. Adesso, per non inquinare, anche in lavatrice si può usare nuovamente la lisciva, che si compera in polvere ed è ottenuta dal salgemma.

Chi vuole fare le pulizie senza usare prodotti che sporcano la natura, può invece coltivare piante saponifere.

L’albero di Sapindus Mukorossi, che viene dall’India e protegge le sue noci dai parassiti con la saponina, a 9  anni già dà i primi frutti, se nei dintorni cresce un suo simile con cui abbia potuto fare uno scambio di polline. Allora basta prenderne  alcuni gusci da mettere nella lavatrice perché l’acqua ne sciolga il necessario al lavaggio. Per la pelle o i capelli se ne può fare un decotto e, dato che il sapone fa orrore ai parassiti, anche per liberare le piante dell’orto o del giardino, si può fare loro una doccia con lo stesso prodotto. Durante 90 anni c’è di quanto lavare le persone e gli animali, utilizzando i frutti di quell’albero che, con il lavoro quotidiano delle sue foglie, ripulisce l’aria dai gas e dalle polveri. Le sue noci sono comunque in vendita anche su internet.

Si possono fare belle aiuole con la saponaria dai fiori rosa per bollirne le foglie, in caso di necessità, e ricavarne altro sapone. Se necessario, dalla cenere di felci del bosco si può ottenere una lisciva ottima, come fanno in Irlanda. Il re del giardino è, però, l’ippocastano, con i rami  che sembrano zampilli d’acqua, nel loro alzarsi e poi ricadere in una bella curva.  D’estate, la sua magnifica cupola di foglie fa ombra sufficiente a ristorarsi anche nei giorni più caldi, mentre i bei fiori si trasformavano in frutti da cui si può ricavare ancora sapone. Sono tradizionalmente usate anche per curare la tosse dei cavalli ed un tempo, quando si viaggiava a cavallo e in carrozza, gli ippocastani erano piantati presso le stazioni di posta, in modo da essere a portata di mano per quest'uso (ippo=cavallo).

Per profumare la biancheria e tener lontane le tarme, la lavanda è l’ideale. Questa è comunque una sola delle sue straordinarie virtù, che la rendono preziosa per curare le malattie della pelle e degli organi interni.

saponaria

 

 

PECORE D’OGGI

Nessuno usa più la lana delle pecore italiane per farci le maglie o i tessuti: è troppo dura, troppo rustica per la nostra pelle ormai abituata alle raffinatezze. E’ quella delle straniere ad essere filata per rivestirci in inverno. Adesso che neppure i materassi si fanno più con questa fibra, quella delle poche pecore rimaste in Italia può diventare un cappotto per i muri delle case. Il mantello ovino appena tosato, viene trasformato in pannelli per impedire che i muri lascino entrare il freddo o sfuggire il calore dalle stanze, facendole però respirare con agio. E’ diventato importante risparmiare il combustibile per riscaldarle in inverno, o l’elettricità per il condizionamento estivo, a causa dell’inquinamento che la produzione di energia costa all’ambiente.

La modernità, che per qualche decennio sembrava dover scacciare i materiali e i metodi naturali, per fortuna è costretta a ricredersi e le pecore cominciano a trovare anche un altro impiego: quello di falciatrici d’erba che, al tempo stesso, rendono compatto il terreno, calpestandolo e lo concimano. Per di più, il loro carburante è l’erba stessa; quale macchina potrebbe fare altrettanto ed essere anche silenziosa e simpatica?

In Trentino/Alto Adige brucano sui prati abbandonati e che, senza di loro, potrebbero perdere la bellezza. In una regione che vive in buona parte di turismo, grazie alla sua natura, i prati ripidi hanno bisogno di un trattamento delicato e competente. Alle pecore, però, serve qualcuno che le curi e le porti agli indirizzi giusti. E’ a questo punto che si trova la sorpresa più grande: una pastora diplomata! La professione che fino a cinquant’anni fa era per uomini semplici, adesso può essere affidata a donne con studi di scuola media superiore. In Francia a Germania ci si specializza in tre anni, imparando applicazioni nuove per un lavoro antichissimo. Una pastora non si occupa solo di pecore ma di osservare la natura, dove può fare interventi competenti quando necessario. La sera può occuparsi della mungitura per poi fare un buon formaggio. Può realizzare piccoli oggetti di artigianato o dare informazioni ai visitatori. Ecco trasformato e modernizzato un lavoro che sarà certo impegnativo, ma di maggior soddisfazione di quanto non si sarebbe mai potuto immaginare!

La modernità delle pecore è stata provata anche a Torino, dove pare che si sia stipulato un contratto con un pastore per lo sfalcio dei prati fatto dai loro denti. Il vantaggio è di tutti: il pastore non deve spendere per far mangiare le sue bestie, il comune non deve spendere per tagliare i prati e le pecore, si spera che vengano viste con maggior riguardo per il loro lavoro.

 

per informazioni in merito: info.tn@stelviopark.it , per la scuola di pastorizia: www.agromontpellier.fr

per isolamento termico: www.bioville.it

 

 

 

MODERNI  IMPIEGHI  DELL'ASINO

Sono passati 6000 anni da quando l’asino selvatico, che viveva libero nell’Africa centrale come i suoi parenti zebre e cavalli, è stato addomesticato dall’uomo Un po’ di cibo, un riparo, qualche volta un po’ di affetto in cambio del suo lavoro, la sua sottomissione. Da allora il paziente e robusto animale è entrato nei miti, nelle religioni, costretto a prendere su di sé anche il basto delle necessità psicologiche dell’uomo. La stupidità e la malvagità si sono servite delle sue lunghe orecchie per farsi riconoscere in molte nazioni, opprimendo il pur simpatico animale con pesanti pregiudizi.

Lui, paziente, ha trasportato pesi di ogni genere sulla sua groppa fino a che, nei paesi ricchi, le macchine da lavoro e da trasporto lo hanno sostituito.

I sentieri e le strade sterrate dove camminava con discrezione sono stati allargati per far passare i grossi, rumorosi e puzzolenti animali di ferro che hanno rimpiazzato, col costante e prepotente rombo dei motori, i suoi occasionali ragli. L’erba, le foglie, il foraggio che lui mangiava con poca spesa, sono disdegnati dai bestioni meccanici che si ubriacano di liquidi tossici, spandendo in giro una nauseabonda e velenosa nube. In qualche posto, allora, hanno cominciato a rimpiangere i servizi dell’animale che, di taglia piccola o grande, in armonia con il carattere del suo territorio, viene riabilitato per i suoi giusti meriti.

Invece delle falciatrici meccaniche, nella provincia di Treviso si è voluto lasciare il taglio dell’erba ai denti degli asini, in tutti gli angoli ed i pendii irraggiungibili per le macchine quanto lo è il vistoso risparmio di denaro, inquinamento e stress. Intanto, invece dei mostri assordanti in certe strade di Sicilia, i sobri erbivori hanno adesso l’incarico di trasportare la spazzatura con più classe e ben minor spesa. Stanno tornando con onore all’antico mestiere di aiutanti dell’uomo, che un attore piemontese ricorda, nelle sue storie all’aria aperta assieme alla sua asina, incrociando magari i viaggiatori delle associazioni di trekking, che fanno i loro percorsi a piedi, lungo i sentieri e le strade mulattiere, accompagnati e aiutati nel trasporto dei bagagli, dalle bestie di accomodante compagnia.

 

 

MESSAGGI ODOROSI

Un fitto tappeto di cellule nelle foglie e i petali delle creature vegetali riconosce i fili, le strisce, i brandelli, i teli di aromi trasportati dall’aria o nell’acqua per metri, per chilometri, fino a che si sfilacciano, si polverizzano e poco a poco scompaiono. Allo stesso modo in cui noi distinguiamo le parole di un discorso, con i suoi significati evidenti e sottintesi, i toni e le sfumature che ne esaltano o appiattiscono il significato, le piante comprendono i messaggi odorosi che arrivano loro da distanze impensabili per la vista ed il suono. Rispondono emanando a loro volta effluvi dalla composizione chimica che renderà le loro risposte altrettanto riconoscibili.

Dalle antenne degli insetti, la pelle dei pesci, le lingue dei rettili, le mucose nei nasi dei mammiferi, il più antico, immediato ed efficace sistema di comunicazione viene riconosciuto e suscita reazioni altrettanto rapide nei corpi delle creature dotate di ali o di zampe, quanto in quelli che hanno radici e foglie.

Molto minore è la sensibilità nella mucosa del nostro naso, che riconosce solo gli odori più forti da quando l’uomo ha abbandonato in buona parte questo modo di comunicare e di esprimersi, a favore delle forme, dei colori, delle parole.

Eppure, nella parte più antica del nostro cervello, simile a quella dei rettili e che risponde solo all’istinto, il linguaggio degli odori arriva ancora e il nostro corpo vi risponde. Odori che la nostra coscienza non riconosce, sono avvertiti e provocano reazioni, a nostra insaputa, là dove siamo uguali agli animali e ai vegetali.

E’ così che i cani, quattrocento volte più sensibili degli uomini nell’olfatto, sanno di noi ciò che la nostra consapevolezza ignora. Capiscono in questo modo le nostre sensazioni e, addirittura, il nostro stato di salute.

L’attenzione su questo aspetto si è attivata quando alcuni anni fa, in Inghilterra, il cane di una signora che aveva una piccola macchia scura sulla gamba, aveva iniziato ad annusarla con insistenza. Dal dermatologo ha scoperto un melanoma ad uno stadio non ancora pericoloso, che è stato eliminato.

Da allora sono iniziate le ricerche e l’addestramento dei cani per le diagnosi precoci di certe malattie. Così come vengono abituati a rintracciare persone scomparse, a riconoscere droghe ed esplosivi, adesso aiutano i medici in modo molto più rapido, economico e non invasivo oltre che, sicuramente, più simpatico di qualsiasi macchina.

Anche l’udito nei cani ha possibilità ben più ampie, rispetto alle nostre.

Infatti, mentre noi siamo insensibili agli ultrasuoni, che hanno una frequenza indecifrabile dal nostro orecchio, molti animali li percepiscono con chiarezza. Sono quelli emessi dalla terra prima dei terremoti o delle eruzioni vulcaniche, che in questo modo danno il tempo di correre ai ripari.

 

 

 POTARE GLI ALBERI

Gli alberi hanno un loro modo di equilibrarsi e spesso non hanno affatto bisogno di potature. I nuovi rami sono più deboli di quelli originari e costringono a sempre nuove potature. I tagli vanno fatti quando sono davvero necessari e valutati di caso in caso a seconda del tipo di albero, della situazione, della stagione, del tempo. Sono creature sensibili, non oggetti. Il fatto che il loro legno sia usato come materiale, ha purtroppo distorto la mentalità, finendo col far considerare loro stessi alla stessa stregua di cose inanimate. Invece percepiscono sensazioni, soffrono, si ammalano. Sono creature formate 345 milioni di anni fa e per questo sono molto diversi da noi che, volendo largheggiare, abbiamo solo 4 milioni di anni, ma origini comuni.

Così come non dobbiamo ferirli nella parte fuori terra, è necessaria grande attenzione anche per le radici. A parte quelle legnose, che servono da sostegno e da conduzione, possiedono chilometri di sottili filamenti che sono il loro sistema nervoso e cervello diffuso, oltre che mezzo di assorbimento dell'acqua e dei minerali.

Coprire con troppo materiale le radici, calpestare troppo il terreno, scavare senza riguardo, sono tutte cose che le danneggiano e fanno ammalare gli alberi, che sono l'unico mezzo per smaltire l'inquinamento.

La potatura la deve fare chi si è specializzato con corsi appositi. I criteri per riconoscere la competenza dell'operatore sono anzitutto che disinfetti sempre gli strumenti, per non trasmettere malattie, e che gli abbiate visto fare i tagli nel modo che riporterò qui sotto

 NO                                             SI

                           

I tagli che purtroppo si vedono eseguiti come nella prima figura, creano molte grandi ferite da cui passano parassiti e malattie, deformano la struttura dell'albero, fanno crescere rami in concorrenza e polloni dappertutto, in particolare se sono tigli.

Fatti come nella seconda figura, asportando con un taglio raso solo i rami che possono ostacolare. riduce le ferite e lascia all'albero l'equilibrio di cui ha bisogno.

NO                                           SI

                   

Se si devono ridurre rami sporgenti verso il traffico, basta togliere con un taglio raso solo i rami più bassi o sbilanciati, lasciando la chioma integra. L'albero ha bisogno delle foglie per nutrirsi e per respirare. Obbligarlo al grande sforzo di rifare i rami e le foglie lo indebolisce e lo fa ammalare.

NO                                     SI

                  

Mai lasciare monconi o rami tagliati lontani dall'ascella, mai lasciare strappi che non cicatrizzano o lo fanno male, perché oltre ad infettarsi possono nascere molti rami in concorrenza fra loro, che crescono deboli e più tardi si spezzano.

NO                                                    SI

                           

Per contenere la crescita, dopo aver capito quali sono i rami principali, tagliare all'ascella quelli secondari, che poi non dovranno essere cimati. Se dovesse essere indispensabile, farlo seguendo il criterio illustrato meglio qui sotto

Dopo aver disinfettato la sega, tagliare con nettezza, senza slabbrature, vicino al colletto, come nell'illustrazione, in modo da dare all'albero le migliori possibilità di ripresa.

 

Per trovare bravi potatori anche per piante alte, potete cercare su internet sotto la voce treeclimber: si tratta di abili potatori che salgono sugli alberi e vi si assicurano con le corde. Possono così fare un lavoro accurato, senza uso di macchinari costosi.

Se volete fare dei corsi on line, per imparare voi stessi, cliccate sul sito www.vivaioclorofilla.it

 

 

RADICI  PER EVITARE LE FRANE

Gli argini di molti fiumi e canali uniformi, monotoni, spogli, mostrano spesso cedimenti, a cui in certi casi si cerca di mettere una fallace pezza con del cemento. Tutto questo per spendere meno nello sfalcio delle rive con le macchine. Se dovesse esserci un’alluvione, però, la terra franerebbe interrando i canali e facendo cedere le strade che si trovano a ridosso. Eppure, basterebbe piantare almeno delle erbe che abbiano radici profonde, capaci di trattenere meglio il terreno, per ottenere un risultato già più accettabile rispetto alla povera erbetta che si vede troppo spesso. L’erba medica, con le sue radici profonde e resistenti, è di bell’aspetto e, quando viene tagliata, può essere impiegata come foraggio. Un ottimo servigio lo rende anche la gramigna, che in inverno ingiallisce ma è comunque medicamentosa, oltre che robustissima.

Avendo più spazio, si possono piantare arbusti di salice ripaiolo e quello purpureo, che si propagano poi anche da soli con le radici avventizie, vale a dire quelle che si espandono facendo spuntare molte nuove piante, senza bisogno di seminarle. E’ meglio, invece, evitare gli altri tipi di salice, meno adatti.

Volendo curare l’aspetto estetico con una bella varietà di piante, il sempreverde alloro, la sanguinella che in inverno dà un bel tocco di colore coi suoi rametti rossi, la lentaggine ed il cappello da prete sono cespugli adatti anche a rallentare l’acqua in caso di piena. Infatti, la velocità dell’acqua, che può sembrare augurabile per sbarazzarsene più velocemente, è in realtà pericolosa per la sua forza, capace di svellere e trascinare via ciò che, con una minore velocità, può rimanere sul posto.

Avendo la possibilità di piantare alberi, i frassini ed i tigli hanno le radici più salde e profonde, insieme ai già citati tipi di salice e all’alloro, che da cespugli possono diventare alberi. Anche le robinie sono ottime e aggiungono il miglioramento del terreno grazie all'azoto che vi portano, nella loro qualità di leguminose.

ecco un esempio di radici diverse di alberi, tratto dal sito riportato qui sotto, dove si trovano esaurienti spiegazioni

 www.regione.lazio.it/binary/web/ingnat_argomenti/Capitolo_02.1225814284.pdf 

Un’erba esotica molto efficace è il Vetiver (vetiveria zizanoides). Dalle sue radici si estrae la celebre essenza usata nei dopobarba e nei profumi. Cresce nei Paesi dell’Oceano Indiano anche se un tempo esisteva intorno al Mediterraneo. E’ adattabile sia nei deserti, dove è utilizzata per rendere stabili le dune mobili e frenare l’avanzata della sabbia, sia nelle paludi. Le sue radici affondano fino a 5 metri e sono talmente robuste da svolgere un’azione importante nell’impedire le frane, anche in caso di terremoto. Non è infestante perché non si riproduce con i semi e neppure estendendo le sue radici, che vanno solo in profondità, mentre gli steli arrivano a due metri di altezza. E’ commestibile per gli animali e può essere foraggio gradito soprattutto agli ovini. E’ anche un ottimo disinquinante dell’aria e dell’acqua, utilizzabile anche per la fito-depurazione. Si adatta ad ogni tipo di terreno, addirittura quello salino.

lunghissime radici di vetiver

 

 

 

CHIOME PER RALLENTARE IL VENTO

Per impedire che il terreno dei campi o dei giardini si asciughi troppo, per far rallentare il vento troppo invadente che inaridisce e si porta via la terra, per evitare l’avanzata dei deserti, non serve un muro. Infatti, una barriera così rigida crea, una volta oltrepassato l’ostacolo, dei turbini che accrescono il potere distruttivo del vento.

Occorre invece una barriera graduale, che lasci passare una parte dell’impeto e ne assorba il resto. Questo lo possono fare gli alberi. Naturalmente occorre scegliere quelli giusti e dispormi in modo corretto. Possono essere sempreverdi come i cipressi o a foglia caduca come i carpini che, però, mantengono le foglie secche sui rami fitti e sottili anche d’inverno. E’ bene che abbiano radici a fittone, come appunto i cipressi, i tassi, i lecci e gli allori o fascicolate, come i carpini bianchi. Devono avere tra di loro una distanza sufficiente a lasciarli crescere senza entrare in competizione con le radici e, una volta adulti, a lasciare un poco di spazio fra loro, in modo da non fare muro. Devono essere disposti in file parallele ed in ordine crescente nella parte che fronteggia il vento, poi decrescente il senso opposto.

Naturalmente la specie va scelta a seconda delle diverse caratteristiche del luogo in cui si impiantano, preferendo alberi locali e tenendo conto delle loro dimensioni da adulti

 

 

ACQUA CHE RITORNI, ciò che ciascuno può fare per attenuare i problemi di scarsità d'acqua

Perché l’acqua torni ad occupare falde più alte nel terreno, così che si attenuino i problemi di approvvigionamento che in futuro si faranno sentire sempre di più, ciascuno può fare qualcosa per suo conto. Questo permetterà intanto di far fronte alle difficoltà immediate dei periodi di siccità, poi di contribuire al miglioramento della situazione comune.

Oltre a sprecare meno acqua negli sciacquoni, lavatrici e rubinetti anche grazie agli appositi riduttori di flusso, se si abita fuori città è possibile recuperare anche le acque di scarico con la fito-depurazione alla quale ho già dedicato un articolo in questa sezione. Il costo iniziale si ammortizza con una certa rapidità e permette di avere riserve d’acqua per attività nelle quali non serve quella potabile: ad esempio per la lavatrice, l’irrigazione del giardino e dell’orto. Poi si può realizzare una cisterna per il recupero dell’acqua piovana. Queste sono tutte pratiche già largamente in uso da anni oltralpe. Un intervento significativo viene, però, dagli alberi, che portano in superficie l’acqua sotterranea e la fanno ritornare nelle falde per la stessa via, lungo le radici. Un prato senza alberi la lascia scorrere via o evaporare, oltre a disseccarsi con rapidità a causa della mancanza d’ombra e ad impoverirsi ed imbruttirsi a causa dell’assenza di tanti piccoli animali, come gli insetti e gli uccelli, che sono fondamentali per l’equilibrio della natura con mille piccoli interventi concatenati. Basti pensare al fatto che, senza api, le piante da frutto non produrrebbero più niente e così moltissime altre.

Anzitutto è bene privilegiare alberi che di acqua ne richiedano poca, così che possano resistere ai periodi critici. (vedi articolo più sopra LE PIANTE DEL SOLE) Poi vanno piantati nel posto giusto, in modo che facciano ombra senza togliere la luce quando serve. Inoltre devono essere di un genere che cresca nelle proporzioni adatte a non diventare pericolosi per l’incolumità, in caso di forti temporali. Inoltre bisogna sapere che tipo di radici hanno, affinché non danneggino le strutture edilizie. Infine è opportuno conoscere che tipo di fiori e frutti fanno, perché alcuni possono essere fastidiosi. In questo modo non occorrerà fare potature, spesso realizzate in modo barbaro ed incompetente, che indebolisce ed imbruttisce gli alberi.

Il loro buon funzionamento, così come di qualsiasi altra cosa, dipende dall’equilibrio fra controllo e libertà. Gli eccessi in un senso o nell’altro sono fortemente controproducenti. Il lavoro che danno, nello spazzare le foglie, i fiori ed i frutti che cadono, è largamente ricompensato dai vantaggi nella soddisfazione di vedere i buoni risultati non solo in termini pratici, ma anche estetici e psicologici.

Gli alberi adatti dovrebbero essere piantati nei parcheggi, intorno ai capannoni industriali, intorno al perimetro dei campi. Questo dipende in gran parte dall’impegno dei privati. E’ un’azione lungimirante, che dà risultati nel tempo e che può essere realizzata dando lavoro ai propri famigliari disoccupati oppure a persone in attesa di impiego. Naturalmente occorre una formazione in merito, per la quale basta un tempo relativamente breve per le basi, che si potranno allargare man mano che il lavoro procede.

Nel settore pubblico poi andrebbero messi a dimora alberi nei parcheggi cittadini, lungo gli argini dei corsi d’acqua e in tutti i luoghi possibili. Purtroppo sono pochi i responsabili di questo settore che abbiano una cultura naturalistica appropriata. Così vengono prese decisioni pessime, come se la natura non avesse alcun ruolo nel benessere delle città. Per questo gli allagamenti, le frane, i crolli sono frequenti. Per questo i consumi per il condizionamento dell’aria sono sempre più forti e le spese sanitarie causate dall’inquinamento aumentano. Non si vedono subito, ma sono forti.

 

 

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