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UMANITA' PIANTE E ANIMALI TECNOLOGIA AL NATURALE ALIMENTI ARTE E CULTURA PERSONAGGI

 

  

NOTA: Molti nostri comportamenti sono simili a quelli animali, anche quando ci sembra di seguire la razionalità. Utilizziamo invece degli schemi codificati, molto efficaci e rapidi in situazioni standard ma controproducenti in casi che vi si discostano. Certi articoli che ho inserito nel settore dedicato alle piante e agli animali, sono molto utili per capire i comportamenti umani

 

Indice:  Illusioni sensoriali,   Cosa distorce la realtà,    Il problema, a volte non è dove sembra essere.     Paura della libertà,     Piove sul bagnato,    Dipendenza e autonomia,     Il funzionamento del cervello,    Le parole del possibile,    La tacchina e la puzzola,    Intelligenza collettiva,      Fantasia Vincente,   Il dirigente che tutti vorremmo,    Calore umano,     Conflitti e gerarchie,   Cosa impedisce di migliorare,     Film e libri per capire meglio l'animo umano,   Chi sta dentro e chi sta fuori,   Il cervello della pancia,    L'apparente indifferenza alle aggressioni,     Soluzioni coraggiose ed inconsuete: Mandela ed i tribunali della riconciliazione, Boal ed il Teatro dell'Oppresso, Jodorowsky e la psicomagia, Nardone e la comunicazione strategica, Rodari e la fantasia sono nel settore PERSONAGGI.

 

 

ILLUSIONI SENSORIALI

 

Chi è attento si è certo accorto di quanto si possa cadere facilmente nelle trappole mentali e commettere sciocchezze. I motivi sono tanti ed uno di questi sono le illusioni sensoriali. Il nostro cervello, infatti, cerca di riempire i vuoti di informazione nel modo più coerente secondo ciò che è abituato a vedere e fare. Non sempre, però, questo è corretto e a volte completa le informazioni in modo clamorosamente sbagliato. Il contesto in cui avvengono dei fatti può cambiare completamente la loro percezione ed uno degli esempi più noti è verificabile con l'esperimento che segue.

In una bacinella si metta acqua calda, in una acqua fredda ed in un'altra acqua tiepida. Si immerga la mano destra nell'acqua calda e la sinistra in quella fredda. Dopo qualche minuto, si immergano entrambe in quella tiepida. La destra la sentirà come se fosse fredda, mentre la sinistra avrà la sensazione che sia calda. Entrambe sbagliano, perché condizionate dalle opposte esperienze precedenti.

Anche gli occhi ci possono far credere cose sulle quali saremmo pronti a giurare, sbagliando. Basta guardare le due immagini riportate qui sotto. Nella prima coppia, le foto sono identiche, ma sembrano invece avere una prospettiva del tutto diversa. Nella seconda, le due sfere sembrano di colore opposto, mentre sono identiche. E' solo lo sfondo differente a farci cadere nell'illusione. E' buona cosa essere convinti di ciò che si fa, ma sempre consapevoli della facilità con cui ci si sbaglia. Un buon sistema per evitarlo è fare continue verifiche. Oneste, naturalmente.

 

foto da Pion Unlimited (Londra)

 

foto di Akiyoshi Kitaoka

 tratte dalla rivista Mente e cervello del Dicembre 2010

 

 

 

COSA DISTORCE (E RIEQUILIBRA) LA REALTA'

Tutti abbiamo frustrazioni e sentimenti negativi, ma il riconoscerli come normali permette di far fronte alla sofferenza che provocano, fino a trovare un modo di usarne l’energia per cercare e trovare sbocchi positivi.

Molti, però, trascurano di dare spazio e voce a ciò che viene dal profondo, restando inconsapevoli di parecchie cose. In aggiunta a questo, censurano i propri sentimenti negativi, col risultato che agiscono come una pentola a pressione con la valvola di sfogo intasata.

Così, invece di realizzare ciò che vogliono davvero, rasserenandosi, fingono persino con sé stessi di essere contenti, mentre accumulano veleno in dosi tossiche. Possono essere anche amabili e allegri, ma ogni volta che incontrano qualcuno che incarna ciò che sotto sotto vorrebbero essere e non sono, l’invidia e la gelosia fanno sentire un doloroso pungiglione. Spesso provano sentimenti  in contraddizione fra loro: odiano ed amano allo stesso tempo. Riuscendo loro impossibile accettare un simile stato di cose, finiscono con l’agire odiosamente, in un modo che sfugge di mano. Succede spesso che per gelosia si arrivi a tormentare per anni una persona che pure si ama o si ammira e si stima, finendo magari addirittura con l’ucciderla. L’invidia acceca allo stesso modo.

Invece di agire sulle cause (vale a dire cercando di realizzare altri desideri a cui non si dà ascolto) si agisce sull’effetto (cioè sul disagio e la sofferenza provocata dalla gelosia). A tratti, dunque, si vede  chi si invidia come un mostro e si finisce col rivoltare la frittata in modo plateale. Anche se la persona odiata/amata ha dato moltissimo del suo tempo, affetto e beni, la si tratta come una sanguisuga accaparratrice, contro ogni evidenza. Niente di ciò che quella persona farà sarà visto con favore, perché si è accecati dalla propria frustrazione. E' impossibile agire direttamente su questo, ma occorre fare un lungo percorso che collochi in un punto di vista diverso.

Ecco perché è tanto importante conoscere sé stessi, ascoltare i propri desideri, concedersi di avere sentimenti contraddittori. Tutto, in natura, ha ombra e proprio dall’alternarsi continuo degli opposti deriva un equilibrio che va ricostruito in continuazione. Se fosse sempre notte tutto morirebbe nel gelo e se fosse sempre giorno ogni cosa brucerebbe. Nel continuo succedersi dell’uno e dell’altra c’è la vita.

Un modo fra i più efficaci e piacevoli per trovare equilibrio è la conoscenza del funzionamento della natura, almeno nei suoi aspetti fondamentali. L’argomento è appassionante ed il risultato ha effetti positivi su di sé e al tempo stesso su tutto ciò che si ha intorno. Vale la pena di provare.

Il ponte della ferrovia di Lagonegro, irrimediabilmente impraticabile

 

 

 

IL DENTRO ED IL FUORI

Molte persone cresciute  subendo un po' troppo i modi autoritari di genitori, religiosi o insegnanti, riescono male a valutare le necessità interiori. L'obbedienza e la sottomissione, infatti, presuppongono una mortificazione del proprio giudizio, a favore di quello di chi riesce ad imporlo, giusto o sbagliato che sia. Diventa allora sempre più difficile lasciar esprimere ciò che si prova e si desidera, soprattutto se è tale da poter essere criticato, cioè quasi sempre. Infatti, i giudizi sbrigativi dell'autoritarismo evitano di attardarsi sulle sfumature, che invece determinano il valore delle cose, delle azioni, dei pensieri, dei sentimenti. Così, anche persone fondamentalmente ben disposte, si trovano nell'impossibilità di valutare ciò che è meno definibile, come le esigenze interiori e si concentrano su quelle più facilmente quantificabili e valutabili, come quelle esteriori e materiali. Capita spesso, che simili persone siano disposte a dare aiuti economici, ma si trovino in grande difficoltà se si tratta di offrire solidarietà morale, comprensione, ascolto. Non lo danno neppure a sé stessi; come potrebbero darlo ad altri?

 

 

 

 

IL PROBLEMA, A VOLTE NON E' DOVE SEMBRA ESSERE

 

Nelle questioni psicologiche, come in quelle fisiche, un dolore o un disagio sembrano provocati da qualcosa, che è solo l'effetto di un problema situato altrove. Un esempio fisico può essere l'unghia incarnita di un alluce. Dato che il dolore e l'infiammazione si manifestano nel punto in cui l'unghia si inserisce nella carne, appare come un difetto dell'unghia o comunque qualcosa che la riguarda ad essere responsabile (la pressione delle scarpe, per esempio ). Spesso, invece, il problema si evidenzia lì perché è una zona delicata, ma la causa non risiede nell'unghia, bensì in un accumulo di tossine dovute per esempio, soprattutto nell'adolescenza, al funzionamento imperfetto dell'ipofisi, la ghiandola a cui corrisponde quel punto e che lo rendono  vulnerabile. Come è noto, mani, piedi, orecchi, occhi, hanno dei terminali in risonanza con le diverse parti del corpo e degli organi. La riflessologia si occupa proprio questo, trattando con massaggi la zona riflessa, per stimolare l'organo coinvolto.

Il rimedio, dunque, va ricercato in ciò che provoca l'accumulo di tossine. Togliere l'unghia farà scomparire la manifestazione del male, che però continuerà ad esserci e potrà causare danni di cui non si saprà ritrovare la causa.

Altro esempio: una nevralgia ai denti può essere causata da una contrazione muscolare alla guancia per un colpo di freddo, magari da aria condizionata. Oppure potrà dipendere da un'infiammazione diffusa, provocata da tensione nervosa. Il dente può non essere al meglio delle sue condizioni, perché potrebbe avere la radice scoperta, ma non è quello la causa del dolore. Adoperarsi per sfiammare la guancia e l'intero corpo sarà il giusto rimedio, anziché togliere il dente!

Così il disagio o l'attrito con le persone possono venire da una causa molto diversa da quello che si crede. Cercare sinceramente di capire ciò che viene dal profondo si può fare in molti modi ed uno è la scrittura. Tralasciare del tutto il voler scrivere con correttezza formale ed esprimere invece con libertà ciò che emerge, descrivendo anche lo svolgimento dei fatti, può aiutare molto a capire quanto la realtà a volte sia in gran parte distorta dai pregiudizi e dalle apparenze ingannevoli. Occorre lasciar sedimentare ciò che si è scritto. Rileggere dopo qualche tempo, che può andare da alcune ore a giorni o mesi, aiuta a vedere le cose come sono e dunque a capire dove si trova il problema.

 

 

 

 

 

PAURA DELLA LIBERTA'

 

L'essere umano desidera essere libero, ma poi della libertà ha paura. Di quella vera, naturalmente, che comporta il dover continuamente fare scelte e prendersi responsabilità. Quella per la quale è necessario saper procedere da soli a lungo, su una strada solitaria. E' difficile, anche se bello. Molti, invece, usano quel poco di libertà che hanno per cercare di dominare gli altri, creando tutto un sistema di dipendenze che impedisce a ciascuno di fare ciò che desidera veramente. Le relazioni affettive sono spesso condizionate a forzature, che danno la sensazione di essere importanti per qualcuno. Si preferisce la compagnia di chi dà l'impressione di essere forte, con le prepotenze più o meno velate che esercita, a qualcuno che vuole stare su un piano di parità, ponendo di fronte a scelte piccole e grandi. Qualcuno che dice cosa si deve fare, anche se lo si trova in parte sgradevole, libera dalla fatica di capire, distinguere e scegliere. Diventa un alibi. Così, quando capita l'occasione di autonomia, l'uomo commette clamorosi errori, perché non sa come agire, non è abituato al difficile ruolo e spesso scambia l'arbitrio con la libertà.

Quando capita di incontrare una persona libera, sul momento si prova attrazione e voglia di imitarla, ma subito incomincia la paura. Ci si trova di fronte alla prova che si può essere indipendenti, ma non si è capaci di fare altrettanto. Si accarezza l'idea di seguire l'esempio ma ci si sente davanti ad un baratro di incognite. Si prova disagio, che viene dal profondo e che ben raramente si riconosce per quello che è. Quando nessun fatto disdicevole giustifica una simile sensazione, lo sconcerto è ancora più forte. Allora ci si comporta come se si avesse a che fare con un grave pericolo, mantenendo un contatto minimo e a distanza con chi si teme, senza ammetterlo neppure con sé stessi.

Se poi quella persona libera è una donna, la si vede come una Lilith, la prima moglie di Adamo creata come sua pari, che non voleva sottometterglisi e lo aveva dunque lasciato, diventando simbolo di perdizione. Questo pezzo del mito ebraico è stato addirittura cancellato dalla religione che ha voluto ricominciare con Eva, la donna che, comunque, ha scelto la conoscenza e che, per questo, ha perso la beatitudine fallace dell'ignoranza. Sapere rende liberi, se non felici.

Le persone libere sono una ristretta minoranza e, per di più, ciascuno è isolato. La maggioranza si fa forte del numero, ma si sente comunque schiacciata, senza capire come fare per liberarsi. Così resta con una buona parte di impotenza. Non sapendo ribellarsi alla rete di costrizioni che li ingabbia e con cui a loro volta cercano di ingabbiare, i più respingono ogni proposta di miglioramento, che li obbligherebbe a prendersi delle responsabilità di cui non sono capaci. Per fare le scelte giuste occorre saper distinguere con finezza, raggiungibile con un lungo allenamento alla conoscenza

 

 

 

"PIOVE SUL BAGNATO"

 

In America esistono agenzie che procurano agli uomini delle ragazze, al solo scopo di farsi vedere in pubblico con loro, fingendo di esserne le fidanzate. Infatti, contrariamente alla logica, una persona sola non attira le attenzioni positive di chi voglia trovare un compagno. L’istinto suggerisce che chi è solo, probabilmente ha gravi difetti, mentre chi è molto ricercato sia ben migliore. Certamente ha successo chi possiede pregi attraenti per molte persone, ma questo non significa che siano di buona qualità. Chi è solo può esserlo per molti motivi, fra cui un'intelligenza o una sensibilità superiori alla media, che rendono difficile trovare una compagnia adeguata.

Spesso, persone disoneste hanno molti amici, riuscendo ad avere ricchezze e potere nonostante non lo meritino affatto. Siccome, poi, raramente qualcuno è totalmente negativo, anche dei criminali possono avere affetti e amici. Certamente hanno ammiratori e seguaci, dato che la prepotenza è spesso scambiata per forza e la forza rassicura.

L'istinto porta a scegliere ciò che molti scelgono, perché ci sono buone probabilità che questo convenga. Basta sapere che il criterio è valido solo in certi casi e non in altri.

Ecco perché può essere una buona idea farsi vedere con una bella ragazza, che in America si chiama wingwoman.

In Italia questo tipo di professione non ha avuto fortuna, forse perché è sentito come avvilente pagare questo servizio.

 

 

 

 

DIPENDENZA ED AUTONOMIA

Se non conoscete la fantastica collaborazione che c'è fra le api e in gruppi di altri animali quando è necessario,  consiglio di leggere anzitutto l'articolo che vi accenna: "L'IMPORTANZA DEL SINGOLO", settore PIANTE E ANIMALI. Ogni individuo agisce senza che alcuno gli dia ordini o suggerimenti, appena si accorge della necessità del proprio intervento. Questo avviene perché si riconosce, grazie all'odore, come membro di una comunità. Per istinto, sente che il proprio interesse dipende da quello di tutti gli altri. Questo istinto c'è anche nell'uomo, che è, però, molto più complesso. E' la ragione per cui non si comporta nello stesso modo virtuoso. Anzitutto perché la maggioranza, il gruppo, la comunità a cui appartiene agisce in modo contraddittorio, sempre a causa della complessità dell'animo umano che ha sviluppato la coscienza, vale a dire la capacità di analizzare e affrontare situazioni nuove, non ancora assimilate dall'istinto.

La coscienza ha bisogno di tempo ed attenzione per capire cosa sia bene fare di volta in volta. E' difficile e faticoso, perciò la sua educazione viene spesso trascurata. Per questo è molto spesso impreparata ed è poco capace di discernere, scegliere e mettere in pratica ciò che richiede sottigliezza di giudizio. Finisce col piegarsi a ciò che fa la maggioranza o il gruppo, o comunque chi ha un qualsiasi potere, (con un comportamento istintivo) anche quando non sia affatto la cosa migliore né per sé né per la comunità. L'istinto è eccellente in certi casi e non in altri. Purtroppo, poche persone si rendono conto di seguire condizionamenti atavici anziché la ragione e lo si constata ogni giorno anche solo nei comportamenti contradditori: si fanno molto spesso promesse che non si mantengono e si agisce in modo contrario a quanto si professa. Per non parlare dei comportamenti violenti e spropositati.

Essere autonomi dipende dal saper distinguere di volta in volta se sia o meno il caso di seguire un comportamento codificato, come quello di adeguarsi al gruppo o chi ha un forte ascendente, oppure trovare una propria soluzione ed avere il coraggio e la forza di seguirla. I metodi per raggiungere una simile consapevolezza sono tanti, ma quello che preferisco perché a disposizione di tutti è: la conoscenza della natura. Sapere almeno le cose più semplici che la riguardano, fa scoprire l'impulso creativo del mondo, di cui tutti facciamo parte e in cui tutti abbiamo un ruolo importante, anche se non sembra. E' vero che il coraggio e la virtù di una sola persona, cambia poco intorno a sé. Perseverando grazie alla consapevolezza di essere parte di un insieme davvero straordinario, però, può arrivare ad affinare le proprie capacità ed influenzare positivamente individui che lo possono a loro volta trasmettere ad altri, fino a diventare una vera forza. Conoscendo la natura si vede che funziona così, sempre che la si guardi da una prospettiva positiva. Altrimenti non si nota che sopraffazione.

Chi è davvero autonomo ha anche uno spiccato senso di responsabilità e agisce in modo da soddisfare le proprie esigenze senza danneggiare gli altri. Trova il proprio spazio senza rubare quello altrui. Viene spesso disapprovato e contrastato, ma solo perché agisce in modo inconsueto, difficile da capire da parte di chi manca della stessa sua autonomia e consapevolezza.

Coltivare la propria forza interiore e al tempo stesso il senso di appartenenza al mondo nel suo insieme, più che ad un gruppo ristretto, rende capaci di sottrarsi alle imposizioni della maggioranza, quando sono irragionevoli o anche solo inutili. Senza sviluppare una simile autonomia, ci si corrompe facilmente appena si presenti l'occasione. Questo è successo a molti popoli, impreparati ad affrontare le influenze negative di altri. Succede anche ad animali virtuosi come le api. Infatti, i laboriosi e cooperativi insetti, se subiscono tali interferenze nelle loro abitudini da accorgersi che possono procurarsi il miele saccheggiando altri alveari, invece di produrlo da sole con fatica, aggrediscono e rubano.

Educando ed allargando il proprio mondo interiore, anche attraverso un vero avvicinamento alla natura, rende più autonomi nei confronti delle persone e capaci di trattare la televisione, il computer o qualsiasi altro strumento, cibo o sostanza, come mezzi che si possono utilizzare per ciò che offrono di buono, lasciando ciò che non lo è.

 

 

IL FUNZIONAMENTO DEL CERVELLO

Una delle cause dei conflitti fra esseri umani e del fallimento di molti buoni progetti è l’ignoranza sul funzionamento del cervello e dunque della psiche. Conoscerli almeno a grandi linee è un primo passo verso la consapevolezza, dunque verso la comunicazione fra forze opposte e complementari. Senza comunicazione restano solo opposte e si intralciano a vicenda. Come un architetto ed un muratore che non si parlino.

Si può guardare al cervello come ad un frutto, nel modo estremamente semplificato che ho usato per la mia illustrazione. Lo stelo che lo sorregge è la parte più antica ed indispensabile alla sopravvivenza, il midollo spinale, che presiede ai movimenti indipendenti dalla volontà come il battito cardiaco. Poi viene il cervelletto, che lo aiuta. Nella parte più interna e profonda ci sono il talamo e l’amigdala, antichissimi, dove convergono le sensazioni, comuni a tutti i viventi e le emozioni, che sono la spinta primaria per l’azione. La parte più recente e superficiale del cervello è la corteccia, molto sviluppata negli esseri umani e che presiede alle attività più raffinate. Si può dire che sia il centro dell’intelligenza o della qualità della vita, perché lì arrivano gli stimoli da ogni parte del corpo e da quelle più antiche del cervello. Lì avvengono le distinzioni e le scelte.

La corteccia cerebrale è divisa in due metà che presiedono anche a ciò che avviene nelle delle due metà opposte del corpo ed ha funzioni complementari. Le distinzioni non sono nette: sottigliezze, sfumature e scambi di ruolo sono numerosi ma, in una divisione sia pur approssimativa, possiamo riconoscere una metà con funzioni di sintesi ed una con funzioni di analisi. Dato che nel valutare qualsiasi cosa c’è bisogno che entrambe collaborino, se questo non succede si commettono molti errori. Perché avvenga il coordinamento e la collaborazione occorre scioltezza ed allenamento. Ogni rigidità, da qualsiasi parte venga, è un ostacolo.

Un passo importante per il coordinamento è la conoscenza: per qualsiasi attività umana, conoscere l’argomento è di indubbio aiuto, anche se non è risolutivo. Sapere che la corteccia cerebrale, quella che si occupa della qualità della vita, è più recente e dunque meno potente ed esperta delle parti più antiche ed efficienti, legati alle sensazioni ed emozioni, è un aiuto per iniziare una migliore gestione della vita. In caso contrario, anzitutto ci sono le comunissime contraddizioni fra ciò che si dice e ciò che si fa, poi il lasciarsi trascinare dagli istinti e dalle emozioni anche nei casi in cui occorrerebbe usare la ragione. Sensazioni, sentimenti ed istinti sono utilissimi ma spesso sono male informati. La loro esperienza è fondamentale nei casi standard ma, nelle innumerevoli situazioni nuove che si presentano, hanno bisogno di essere educati e guidati, in modo che prendano la strada giusta.

 

 

 

 

EMISFERI DEL CERVELLO OPPOSTI E COMPLEMENTARI

I due emisferi della corteccia cerebrale, stimolati dai sensi percepiscono il mondo e gli rispondono. L’emisfero sinistro comanda anche la parte destra del corpo, quello destro lo fa con la sinistra. Con approssimazione, possiamo definire la parte destra del cervello capace di cogliere l’insieme e quella sinistra specializzata nell’analizzare i dettagli.

Entrambe le parti sono capaci di capire le parole e parlare, ma con modalità diverse: la sinistra capisce quelle espresse in modo razionale, mentre la destra coglie quelle cantate, narrate nelle storie, espresse in modo artistico. Una persona colpita da ictus nella parte sinistra, cioè la destra del corpo, sarà incapace di parlare e capire razionalmente ma potrà cantare e comprendere le canzoni, non saprà chiedere ciò di cui ha bisogno ma saprà bestemmiare per la rabbia. Infatti l’emisfero destro del cervello è quello sensibile a ciò che tocca l’emozionalità.

Nelle persone di mente elastica, la parte emozionale e quella razionale comunicano bene fra di loro ed i conflitti fra sentimento e ragione, come fra il dire ed il fare, saranno ridotti. In quelle più rigide sarà più facile farsi trascinare dall’istinto, credendo invece di seguire la ragione. In quelle troppo deboli saranno quasi inattuabili le decisioni razionali, anche se si crede che sia così.

Come sempre, è l’equilibrio fra i due opposti quello che permetterà di comportarsi in modo da poter di volta in volta decidere le cose più appropriate e dar poi seguito alle decisioni. Allo stesso modo sarà possibile distinguere fra sentimenti che derivano da oggettive sintonie o distonie, oppure quelle che derivano da impulsi profondi e nascosti.

Per riuscire a far dialogare le due parti di sé è importante cercare di lasciarle esprimere senza censure, pur tenendole sotto controllo. La repressione e la negazione, infatti, fanno rispuntare la questione in modo mascherato, che rende poi difficile riconoscerla e reindirizzarla.

Un modo molto efficace per lasciar esprimere qualcosa che si ritiene negativo consiste nel trasformarlo in atto creativo, come ad esempio nel teatro, nel canto o in altra forma simbolica. Per questo la creatività è efficace anche nelle terapie di malattie mentali gravi. E’ comunque potente quanto l’amore, perché ne condivide la natura.

 

 

 

PERCHE L’ESSERE UMANO E’ ATTRATTO DALLE NOTIZIE DI CATASTROFI, VIOLENZA E TRAGEDIA

 

L’attrazione che molti provano per le notizie di violenza in ogni sua forma, a parte le motivazioni caratteriali è dovuto anche all’istinto di sopravvivenza. Infatti, sapere dell’esistenza di un pericolo, nell’immediato è più utile rispetto a conoscere qualcosa che è andato a buon fine. Anche l’emozione che rompe la monotonia della quotidianità ha una sua attrattiva. Inoltre, ciò che è violento ha effetti immediati e visibili, mentre un evento pacifico è molto più lento e discreto.

Lasciarsi attrarre da questo, però, ha una reale utilità solo in qualche caso: ad esempio, se se viene a sapere che è in arrivo un’inondazione, un esercito nemico, una vera emergenza. In tutti gli altri casi è una perdita di tempo e di energia, che si potrebbe invece impiegare per qualcosa che serva realmente ad un miglioramento delle proprie prospettive e ad emozioni più profonde e soddisfacenti.

Chi abbia sviluppato sufficiente consapevolezza da sapersi sottrarre a stimoli non funzionali saprà distinguere di volta in volta se sia il caso o meno di prestare attenzione. Imparare a distinguere per poter scegliere è il compito della ragione che ha bisogno di tempo e di calma per analizzare le informazioni in arrivo. Tempo e calma mancano alla maggior parte delle persone con motivazioni spesso solo apparenti. Infatti, se analizzassero la reale utilità delle attività da cui sono prese, scoprirebbero che in buona parte sono superflue. E’ dunque un cerchio che ha bisogno di essere aperto. A volte sono le circostanze esterne che lo fanno, come una malattia che costringe all’immobilità e fa scoprire quanto il correre appresso a cento cose sia dovuto solo ad un condizionamento.

Ogni funzione ha una sua utilità quando è ben impiegata. La capacità di fare del male è utile nella legittima difesa così come quella di fare il bene è importante per vivere meglio. Basta sapere come e quando utilizzare una cosa o l’altra e questo è possibile nella misura in cui si diventa consapevoli. Il primo passo è conoscere come funziona l’animo umano.

 

LE PAROLE DEL POSSIBILE

Dove si parla di cultura per uno sviluppo innovativo e sostenibile, un posto importante spetterebbe alla difficile psicologia  dell’umanità, perché cultura e sviluppo sono nelle sue mani. Anche le migliori idee non possono avere successo se non trovano condivisione e le minacce di catastrofi incombenti non sono di grande aiuto per slegarsi da un modo di vivere inadeguato, da cui è difficile liberarsi con la sola buona volontà. Si ribadisce l’importanza del dialogo ma, come si faccia a realizzarlo, è spesso un enigma per chi non sia naturalmente dotato in questo senso. Si parla di tolleranza e rispetto senza sfiorare l’argomento su come favorirli con metodi non violenti e laici.

La comunicazione fra esseri umani è una delle imprese più difficili della vita, anche a causa della quasi totale ignoranza sul suo funzionamento. Appena si tocca un argomento che abbia un poco di complessità, nella maggior parte delle persone si trova resistenza non solo a capirlo, ma addirittura a volerlo conoscere. Si alzano barriere di difesa che vengono dalla parte più antica del cervello: quella degli istinti che diffidano di ogni novità in quanto possibile pericolo. Solo nella misura in cui c’è consapevolezza, coraggio e libertà avviene il contrario: la diversità e la complessità vengono allora percepite come maggiore possibilità di successo. La consapevolezza dipende dalla predisposizione quanto da un lungo allenamento all’ascolto e all’osservazione, all’autonomia e alla generosità. Presuppone la conoscenza di sé e degli altri, nel sapere riconoscere e distinguere. Raramente la gente si rende conto di agire in modo istintivo, anziché razionale e di rispondere a dinamiche di gruppo, invece di fare scelte individuali. E’ grazie a questo che si diventa vittime di truffe e inganni di ogni tipo, si commettono ingiustizie e violenze anche senza averne l’intenzione.

 

SOLUZIONI CREATIVE

Un modo tra i più creativi per ottenere buoni risultati, soprattutto dove la violenza privata e pubblica era molto forte, è stato sviluppato dal direttore di teatro Augusto Boal in Brasile, circa 40 anni fa con il Teatro dell’Oppresso, arrivato poi anche in Europa. Attento meno all’aspetto artistico che a quello sociale, prevede per il pubblico la possibilità di intervenire nell’azione scenica. Infatti attraverso la “prova” di come risolvere i problemi causati dai propri lati oscuri, si arriva più facilmente a sperimentare come farlo nella realtà. Dalla violenza fisica a quella psicologica, l’oppresso e l’oppressore possono così riuscire ad indebolire l’invisibile catena che li tiene legati.

Alejandro Jodorowsky, scrittore, attore e regista di origine russa e nato in Cile ha dato forma, invece, alla “psicomagia”, espediente molto efficace e teatrale per intervenire positivamente nei drammi su cui la ragione non ha potere. Anche in questo caso la finzione, pur riconosciuta come tale, agisce sulla realtà interiore più di qualsiasi “oggettività”. Attraverso l’esercizio di azioni adatte a comunicare con quel lato di noi stessi che è come si trovasse al di là di un vetro, si arriva ad una maggiore serenità e ad un conseguente miglior rapporto con il mondo.

C’è poi è la terapia strategica per cui Giorgio Nardone e Paul Watzlawick hanno creato ad Arezzo il centro omonimo. Dalla rapida terapia per i casi acuti si passa al dialogo strategico per tutti, semplice nei principi ma che richiede parecchio esercizio nell’applicazione della tecnica. Il merito di Giorgio Nardone è di aver spiegato il metodo con chiarezza nei suoi libri. Si basa su un principio all’opposto di quello con cui si viene allevati e da cui siamo continuamente circondati e bersagliati; inizialmente sembra impossibile riuscirci. Tuttavia, se si vuole trovare un’intesa con l’interlocutore, occorre saperlo dapprima seguire nella sua logica, (qualunque sia) per arrivare insieme a conclusioni soddisfacenti per entrambi. Senza un vincitore ed un perdente, dunque, e di conseguenza senza la quasi inevitabile ritorsione, magari inconsapevole. Il prof. Nardone, fa conoscere diverse varianti per le più diverse applicazioni, ma il principio è quello usato fino dall’antichità ed in tutte le culture ai fini della persuasione.

L’approfondimento dell’aspetto empatico del metodo, che ha analogie con il dialogo strategico e la programmazione neo-linguistica, lo presenta il prof. Marshall B. Rosenberg, direttore dei servizi educativi del Center for Nonviolent Communication. Nei suoi libri insegna come trasformare la conflittualità provocata dai giudizi, (in cui siamo immersi) in espressione di sentimenti, bisogni e richieste.. La trasformazione delle parole trascina quella dei pensieri e dei sentimenti, intervenendo gradualmente sullo stile di vita.

Nella sezione PERSONAGGI ho dato più spazio a queste persone e ad altre che hanno saputo realizzare proposte davvero utili, contando sulle proprie forze di pionieri.

Senza bisogno di anni di analisi, di costosi e complicati sistemi, si può usare con profitto la creatività, verbale o di qualsiasi altro genere, gratuita, non inquinante e presente in tutti, sia pure in misura diversa.  Anche quando sia riconosciuta come grande risorsa, pochi ne comprendono i meccanismi e, di conseguenza, non le vengono concessi i mezzi necessari al suo sviluppo: tempo, anzitutto. Proprio la cosa che manca di più nei paesi ricchi, dove invece avrebbe i mezzi per essere messo a frutto. Attenzione e concentrazione, altro bene che si dilegua nel correre dietro a cose di cui si potrebbe fare a meno.

Ma da qualche parte bisogna pur cominciare...

 

leoni a Todi

 

LA TACCHINA E LA PUZZOLA

Questo è il racconto di un esperimento fatto molti anni fa per verificare le priorità che hanno certi segnali nella percezione degli animali. Il loro funzionamento è lo stesso per gli esseri umani. Solo attraverso la consapevolezza è possibile sfuggire a comportamenti codificati, utili nei casi standard ma spesso contro-producenti in situazioni diverse. Le truffe, in particolare, hanno effetto proprio sfruttando i comportamenti istintivi.

 

Una tacchina aveva avuto da poco la soddisfazione di veder uscire dalle sue uova tutti i pulcini. Cominciavano già a becchettare e lei li seguiva nel cortile,  accorrendo in soccorso di chi faceva sentire con più forza il suo pigolio. Solo uno, più debole, stava zitto e restava in disparte. Lei aveva finito con l’aggredirlo, non perché fosse una cattiva madre, ma perché il suo comportamento seguiva quello delle sue antenate, quando milioni di anni prima vivevano libere e dovevano essere sempre attente ai pericoli della vita selvatica. Anche se lei viveva in un pollaio, ben protetta dal suo padrone, continuava ad essere spinta da un istinto che, dato il grande cambiamento delle condizioni di vita, oramai non avrebbe più motivo di essere.

Il padrone della tacchina, che era uno studioso, lo sapeva bene: aveva osservato sempre gli animali ed anche gli uomini, scoprendo quanto si assomigliassero nei comportamenti pur credendosi, invece, sempre superiori. Basano l’orgoglio della parola “umanità” sulla coscienza e la protezione dei più deboli, senza far caso a quanto, con i fatti, contraddicano molto spesso questo ideale. Come gli animali, fanno fatica a distinguere e scegliere fra diversi segnali in contrasto e spesso seguono impulsi antichi, anche quando non sono adeguati alla situazione.

Lo studioso voleva fare un esperimento in proposito con la tacchina, che riconosce con la vista ciò che ha intorno ma l’udito, in certi casi, prende un’importanza molto più grande. Ci sono buone ragioni per questo, perché nel buio o nella confusione i suoi pulcini li  trova ben più facilmente seguendo il loro richiamo che cercando di vederli.  L’uomo si era procurato una puzzola impagliata. Lei forse non ne aveva mai vista una prima di quel momento ma, quando le era stata davanti, riconoscendo nella forma pelosa il pericolo, aveva cercato di aggredirla a beccate.

Lo sperimentatore glie l’aveva tolta dintorno e, registrato il pigolio del pulcino più vivace, lo aveva inserito in un piccolo apparecchio dentro la  puzzola impagliata. Quindi glie l’aveva avvicinata nuovamente. La tacchina, sentendo la nemica fare cip cip era rimasta interdetta; poi, non più aggressiva, dopo aver ascoltato per un poco si era fatta benevola. Sembrava che l’aspetto della cacciatrice fosse cancellato dal suono familiare, più netto, più antico, meglio inciso nella sua memoria di difesa, al punto da annullare l’avvertimento della vista. L’aveva addirittura presa sotto la sua ala, senza far caso alla gigantesca differenza fra i suoi piccoli e quella che, di loro, aveva solo la voce.

La tacchina, aggressiva verso tutti quelli che si avvicinano ai suoi piccoli come possibile pericolo, non li distingue con la vista, che pure funziona, ma con l’udito che il suo antico sistema di difesa ha reso per lei molto più importante quando diventa madre. I messaggi contraddittori dei sensi li risolve dando ragione al più forte, invece che al più utile per l’occasione. Così funziona l’istinto, profondo come il solco che lasciano le ruote su una strada di terra. Così avviene anche negli esseri umani. Solo se prendono il tempo per riflettere, conoscere e distinguere, evitano di comportarsi allo stesso modo.

 

 

puzzola

 

 

INTELLIGENZA COLLETTIVA

L’intelligenza individuale è molto importante, ma il suo sviluppo ha bisogno del contributo di altri. La natura con tutte le sue creature vegetali e animali, quanto gli esseri umani, nutrono la mente di ciascuno di noi, mostrandosi in azione.

Raramente, purtroppo, gli uomini sono disposti a condividere il loro patrimonio di conoscenza o ad accogliere quello altrui. Perdono, in questo modo, una possibilità di accrescerlo e di moltiplicare le proprie possibilità di riuscita nel raggiungimento dei propri obbiettivi. Se da una parte questo atteggiamento ha una sua giustificazione nel cattivo uso che altri fanno dei nostri sforzi, vale la pena di essere generosi, scegliendo magari con attenzione i destinatari, per poter accrescere l’energia dei nostri pensieri e del nostro coraggio. Il risultato di un lavoro collettivo ben fatto, è molto superiore alla somma dei singoli interventi, anche perché non deve sprecare energie nella difesa dagli attacchi.

Anche il semplice esprimere ad un’altra persona un’idea, permette di renderla più chiara a noi stessi, senza che l’altro debba pronunciarsi. Se invece, l’interlocutore fa un commento appropriato, ecco che possiamo fare un passo avanti, molto prima di quanto avverrebbe se ci dovessimo arrivare da soli. A volte anche un commento banale serve, perché ci fa capire come la nostra idea viene recepita e ci permette di adeguarla alle necessità.

Allargando questo principio a più persone, in molte aziende da anni si fa il “brain storming” che significa “far scoccare lampi di genio”. Ci si riunisce intorno ad una questione da risolvere e tutti esprimono i loro punti di vista in piena libertà, senza nessuna censura. Infatti, anche un’idea strampalata può avere in sé qualcosa di buono. Si continua così, prendendo nota dei vari suggerimenti che, man mano, si arricchiscono degli spunti forniti da tutti. Ecco che, in un tempo relativamente breve, sfruttando l’energia collettiva si arriva ad una o più conclusioni adeguate. Coltivare riccamente la propria intelligenza permette di non aver paura se qualcuno ci ruba qualche idea. Chi ha sviluppato le proprie capacità non teme il furto di qualche spicciolo.

E’ importante avere ben chiari gli scopi da raggiungere: spesso, per puntiglio, vengono fatti naufragare i migliori progetti, così che per soddisfare uno scopo che vale 1 si perde un obbiettivo che vale 100. Superare le piccinerie che affossano i più bei sogni è possibile quando si allargano le proprie vedute, conoscendo altri mondi, altri modi di vivere. In particolare quello della natura, lungimirante e generosa, che pur avendo delle inevitabili crudeltà, sono molto inferiori a quelle dell’uomo. Spesso è pronto a soccorrere chi sta soccombendo, ma farà di tutto per portarlo a quel punto di disperazione in cui la persona avrà bisogno di aiuto.

 interventi umani su carpine e pietra, in Friuli

 

 

FANTASIA VINCENTE

Pare un sogno che un sindaco, per di più di una grande e difficile città come Bogotà, capitale della Colombia, si sia fatto ricordare per aver dato un concreto sollievo ai gravi problemi locali, grazie alla sua creatività umoristica. Antanas Mockus Sivikas, di origine lituana, oltre ad aver fatto innovazioni concrete, infatti, ha cambiato il modo di comunicare puntando sull’accrescimento dell’autostima delle persone e sul loro bisogno di alleggerire il peso della vita. Una bella risata o un bel pianto liberatorio hanno la capacità di smuovere i macigni più duri. Così, dopo aver costruito una grande rete di piste ciclabili ed aver potenziato notevolmente i mezzi pubblici, il sindaco ha ridotto notevolmente l’indisciplina degli automobilisti grazie all’intervento di 420 clowns ai semafori. Là dove si concentravano gli incidenti e le aggressioni, invece di severi vigili ha messo dei buffi giovanotti che mimavano sdegno o contentezza, mettendo in ridicolo o gratificando gli autisti, a seconda dei casi. Dove l’intimidazione aveva fallito, trionfava la risata.

In una manifestazione contro la criminalità, ha sfilato portando un giubbetto anti-proiettile con un buco a forma di cuore sul petto. Mettendo l’educazione e l’esempio al centro del suo progetto, in un periodo di siccità si è fatto filmare mentre faceva la doccia al risparmio. Infatti, quando si insaponava e si strofinava, teneva chiusa l’acqua, aprendola solo quando era davvero necessario. Ha dato ai cittadini il modo di esprimersi a favore o contro il comportamento dei loro simili in modo pacifico, con dei cartellini di colori diversi. Questo ha permesso loro di evitare atteggiamenti aggressivi, pur potendo manifestare disapprovazione.

Per premiare i meritevoli anche fatto identificare i tassisti migliori, creando i CAVALIERI DELLA ZEBRA.

Matematico e filosofo, figlio di un artista, ha inteso guidare educando la sua classe di sei milioni e mezzo di abitanti. Tutto questo mentre provvedeva a molte azioni concrete. Dopo ben due mandati come sindaco si è candidato a presidente della repubblica, ma ancora non ce l’ha fatta. Speriamo avvenga la prossima volta.

 

Antanas Mockus (foto da El Tiempo)

 

 

IL DIRIGENTE CHE TUTTI VORREMMO

 

Ogni essere umano desidera eccellere, anche se non tutti se ne accorgono né lo ammettono. Questo, invece dovrebbe essere tenuto presente, anzitutto per evitare le invidie e le prevaricazioni che degradano chi le fa e mortificano chi le subisce. Ridotto questo ostacolo, ogni persona può dimostrare le capacità che le permettono di elevare anche di molto la qualità della propria vita, contribuendo al tempo stesso a quella della comunità.

C'è un direttore d'azienda, in Brasile, Ricardo Semler che con quest'idea in testa ha cambiato enormemente la situazione di un'azienda che vent'anni fa era in crisi: la Semco. E' allora che il giovanissimo figlio di un industriale austriaco emigrato in Brasile ha iniziato a dirigere la fabbrica di elettrodomestici del padre. Ha cominciato un po' alla volta a smantellare il modo gerarchico di trattare i dipendenti, a favore di uno che li facesse sentire motivati al miglioramento della ditta, grazie al miglioramento delle condizioni di lavoro. Ascoltando le osservazioni di ciascuno, Semler ha gradualmente affidato ai lavoratori la possibilità di innovare, assumendosene la responsabilità, con il sostegno di tutti. L'orario e anche la quantità di lavoro sono state adattate alle esigenze personali, in accordo coi colleghi. La scelta dei dirigenti ed il loro stipendio sono avvenuti di concerto coi sottoposti, le spese sono state ridotte grazie al ridimensionamento della burocrazia e di tutto ciò che appesantisce la giornata. Lo scambio delle mansioni e la formazione hanno elevato la qualità del lavoro e le proposte per nuove attività e prodotti da parte dei dipendenti sono state realizzate. Il profitto è in tanto aumentato, che l'azienda è passata dai 90 ai 3.000 dipendenti, diventando un modello che adesso è studiato ed applicato dalle scuole per dirigenti e le università di ricerca.

Ricardo Semler

 

 

 

FONTE PRIMARIA DI ENERGIA: CALORE UMANO

Anche i più sinceramente impegnati nei progetti umanitari dimenticano spesso che il primo fattore di reale successo risiede nella qualità dei rapporti umani. Tutti presi dagli impegni, spesso respingono senza nemmeno rendersene conto, persone e idee esterne alla loro cerchia e al loro sistema. Nemmeno uno sguardo a chi incrociano per la strada e solo cortesia di natura professionale nella maggior parte degli altri casi, sono un sistema per difendersi dall’eccessiva pressione di persone e cose. Questo potrebbe essere irrilevante se non fosse ripetuto da un gran numero di persone che, in questo modo, finiscono col creare un clima generalizzato di freddezza e di rifiuto sociale. E’ così che si abbassa la qualità della vita, danneggiando con una mano ciò che si sta costruendo con l’altra. E’ buona cosa difendersi, ma facendo le opportune distinzioni. Distinguere e selezionare ciò che vale davvero la pena, dal resto, permette di eliminare una quantità notevole di pesi inutili e di trovare tempo per sé, oltre che per gli imprevisti meritevoli di attenzione. Questo è un lavoro profondo e lungo, che può essere iniziato con piccole azioni per poi estendersi man mano che si acquista la capacità.

Buona parte dei problemi psicologici e delle conseguenti malattie fisiche, sarebbero evitate semplicemente lasciando fluire il calore della propria umanità attraverso piccolissimi gesti che possono dar voglia ad altri di ripeterli ed estenderli fino a cambiare il clima sociale in modo significativo. Questo è possibile, però, se ci si ferma a pensare, a riflettere su ciò che è davvero buono per noi, in modo da eliminare il superfluo. Si potrà così iniziare pian piano ad essere di nuovo liberi e disponibili per attività e persone che corrispondano davvero a ciò di cui abbiamo necessità.

Una buona occasione per cominciare lo offre il MOVIMENTO ABBRACCI GRATIS, che organizza periodicamente nelle piazze cittadine la semplice elargizione di questo gesto significativo. L’idea è nata in Australia, a Sidney nel 2004, quando Juan Mann, desideroso di un po’ di affetto disinteressato, si è proposto per strada come donatore di abbracci. L’iniziativa si è diffusa fino ad arrivare in Italia dove, per questo tipo di semplice e gratificante tipo di effusione pubblica si possono organizzare eventi in qualsiasi periodo dell’anno, come una scintilla che inneschi altre occasioni per sciogliere la freddezza dei rapporti umani.

Un sostenitore di questa iniziativa e altre di sua invenzione è Jacopo Fo, che da molti anni ha creato in Umbria un centro di promozione per tutto ciò che fa bene all’umanità: vita a contatto con la natura, sviluppo di iniziative ecologiche, diffusione di pratiche a sostegno della vita interiore più soddisfacente possibile. Dimostrando grande generosità ed ampie vedute, Jacopo ha creato un sito in cui tratta con umorismo questi temi che sono approfonditi negli spettacoli e nei libri.

Un soggetto che ben pochi sanno proporre con il suo spirito è il sesso, argomento che varrebbe la pena di trattare con ampiezza e frequenza. Ha fondato la libera UNIVERSITA’ DI ALCATRAZ dove si impara ciò che è ben raro apprendere altrove.

Chi vuole può ricevere giornalmente nella sua posta la newsletter di Jacopo, piena di informazioni e spunti interessanti.

 

www.abbraccigratis.it  www.jacopofo.com

 

 

CONFLITTI E GERARCHIE

 

LA GERARCHIA NELLE SOCIETA’ ANIMALI

Presso tutti gli animali sociali c’è una gerarchia nei ruoli, così che i compiti necessari al buon funzionamento della comunità siano svolti da individui adatti, in modo rapido ed efficiente. Le api appena nate hanno certi compiti e, man mano che invecchiano e si specializzano, passano attraverso tutte le attività. Qualsiasi problema viene risolto rapidamente perché ciascun’ape fa spontaneamente ciò che corrisponde al suo compito del momento. Non ci sono ordini ma, in un certo senso, una consapevolezza fisica del bene comune, che non viene mai meno. La gerarchia non è un pretesto per la prevaricazione ed il potere, ma solo una distribuzione funzionale delle mansioni, corrispondente a condizioni fisiche adatte.

Quando c’è bisogno di un intervento eccezionale, appena l’ape regina ne avverte la necessità emette un odore, i feromoni, che fanno parte del modo di esprimersi per animali e vegetali. Ad esempio, quando è il momento di dividere il gruppo a causa del sovraffollamento, la regina che di solito non esce all’aperto, dopo aver emanato un particolare aroma  vola fuori, seguita da un certo numero di operaie e raggiunge un albero prescelto. Da lì le esploratrici si impegnano a trovare un nuovo alveare. Tutto con grande ordine.

Se non ci fosse una gerarchia tutto questo sarebbe impossibile. Ogni individuo sa riconoscere il ruolo di un altro da segni esterni come l’odore, la forma, il comportamento.

 

ISTINTO E COSCIENZA

Anche l’essere umano ha profondamente radicato in sé il senso gerarchico, che continua ad agire in lui ed ha, in certi casi, ottime ragioni di esistere. Tuttavia, l’uomo è molto più complesso, più ambizioso, più resistente e più longevo di altri animali. Non accontentandosi di una situazione relativamente statica, ha avuto bisogno di poter affrontare le novità per ampliare le sue possibilità di vita e benessere. Per poterlo fare è stato necessario sviluppare una funzione che gli permettesse di valutare di volta in volta ciò che non è previsto nella lunga esperienza del suo istinto. E’ la coscienza. E’ piuttosto lenta, perché deve esaminare moltissimi elementi sconosciuti. Questo richiede tempo, energia e fatica.

Nell’istinto, ogni novità è considerata come potenziale pericolo e la reazione, come negli animali, può essere la fuga o l’aggressione. Naturalmente, in questo modo ci si perdono infinite occasioni, perché spesso il nuovo non è pericoloso ma, anzi, piacevole ed utile. Questo riconoscimento richiede coraggio, capacità di valutazione e di scelta. Richiede anche il superamento di forti resistenze dovute a cattive esperienze passate, al carattere, all’educazione. Un lavoro impegnativo.

L’uomo, però, ben raramente si rende conto di quando è l’istinto a reagire e quando la coscienza. Per esempio, la repulsione per un cibo può essere dovuta ad un suo effettivo pericolo o invece a un rifiuto che viene da molto lontano, nella mente. Ancora più complessa è la reazione nei confronti delle persone. Se qualcuno ci mette a disagio, può essere perché effettivamente qualcosa in lui è fastidioso o nocivo per noi, oppure solo perché tocca un nostro punto debole, anche in modo del tutto indiretto. Ad esempio, il senso di inadeguatezza e disparità che le persone provano nei confronti di altre e che diventa invidia, rivalità, odio, con i conseguenti conflitti.

Qui entra in gioco la gerarchia. Infatti, mentre è facile adattarsi senza problemi ad un ruolo inferiore rispetto a qualcuno che è riconoscibile da segni esterni come gerarchicamente superiore, non lo è quando queste apparenze non sono chiaramente identificabili o sono contraddittorie.

 

GERARCHIE UMANE

Grosso modo, la gerarchia umana dell’epoca attuale è ancora così:

-         al vertice sta un uomo molto ricco e potente, circondato da altri appena al di sotto di lui. Ricchezza e potere sono universalmente riconosciuti come autorità, perché rappresentano cibo e sicurezza.

-         La donna legata da parentela legale all’uomo ricco e potente ha una certa autorevolezza, pur essendogli inferiore. Madre, moglie, figlia. Se, però, questa stessa donna scioglie il suo legame, immediatamente decade dal suo ruolo. La morte o la separazione del figlio, del marito, del padre, se non è rimpiazzata da un altro uomo dello stesso livello, abbassa molto la posizione della donna che, al di fuori dei suoi ruoli tradizionali, non ha ancora il valore che le spetterebbe.

-         Ci sono le categorie nella finanza, nella politica, nella cultura, molto potenti. I titoli onorifici, accompagnati da adeguata posizione economica, sono rispettati. Che poi chi ha questi titoli non sia affatto capace, ma li abbia ottenuti nei modi più vili, non conta. La gerarchia, quando non ci sia sufficiente consapevolezza, viene riconosciuta nei segni esteriori e non nella sostanza.

-         La professione stabilisce un altro tipo di gerarchia. La donna ha ancora un ruolo più basso rispetto ad un uomo con identiche caratteristiche. L’essere comunque all’interno di un sistema importante trasferisce sui singoli individui parte del suo potere.

-         Inoltre, il comportamento di gruppo ha valore molto più forte di quello individuale.

Si riconoscono i diversi livelli della gerarchia sociale dalle proprietà possedute, dalla fama, dal potere dall’abbigliamento. Molto importanti sono anche il tono di voce ed i gesti, oltre ad un qualcosa di indefinibile che fa riconoscere la forza o la debolezza. Spesso, però, questo esprime solo una parte della realtà, perché in ogni elemento ed in ogni essere vivente ci sono rapporti e proporzioni mobili, di difficile valutazione. Inoltre, chi osserva e valuta è a sua volta complesso e condizionato dalle proprie capacità di comprensione. E' per questo che le truffe, gli inganni ed i tradimenti hanno tanto successo.

 

LE CONTRADDIZIONI

Parallelamente a questo tipo di gerarchia ce n’è una nuova, che si è andata affermando man mano che l’uomo si è civilizzato: è quella basata sui valori interiori: intelligenza, onestà, coraggio, generosità, cultura, creatività.

Per i valori interiori è lo stile di vita, le azioni che si compiono, il comportamento, lo sguardo, la voce a farli risaltare.

Quando i segni di riconoscimento sono in contrasto, vale a dire che ad una persona intelligente, coraggiosa, onesta e colta non corrispondono fama, onori e soldi, di solito nasce un serio imbarazzo.

Alla fine prevale il segnale più forte per il tipo di consapevolezza che si possiede. Questo sarà capace di cancellare gli altri. Perciò, pur esprimendo inizialmente ammirazione per qualcuno che ha doti interiori, facilmente lo si emarginerà, spesso inconsapevolmente, a favore di chi brilla nella sfera puramente materiale o di successo. Oppure si preferirà qualcuno inferiore o pari a sé, in modo da non sentirsi inadeguati nel confronto. La disparità di condizione crea conflitti.

Dunque, pur ammirando l’intelligenza molti preferiscono la furbizia, mentre la nobiltà d’animo tanto decantata a parole, viene accantonata a favore della prevaricazione. Oppure si difendono i principi etici quando non ci toccano direttamente, tornando a reazioni trogloditiche appena siamo coinvolti in prima persona. Spesso, ad un rapporto paritario si preferisce uno in cui c'è gerarchia, anche se spiacevole, perché l'autonomia del rapporto paritario comporta responsabilità, impegno, attenzione.

Questo perché la coscienza ha bisogno di tempo, di calma, di grande capacità nel distinguere le cose. Tutte azioni molto difficili, soprattutto quando viene toccato un punto dolente del nostro carattere, del nostro passato o del presente.

 

L’IMITAZIONE DEL VINCENTE ED IL COMPORTAMENTO DI GRUPPO

Qui agisce ancora la gerarchia. Infatti, la grande rincorsa a tante attività, il sovraccarico di impegni, il desiderio di tanti beni materiali, che tolgono tempo ed impediscono la riflessione tranquilla, sono spesso un’imitazione dei modelli ritenuti superiori e spesso non corrispondono a reali necessità individuali. Sono però anche frutto dell’incapacità di distinguere e di organizzare da soli, dunque di dare una gerarchia alle proprie necessità per non disperdere le energie ed il tempo in cose di scarsa soddisfazione.

A questo punto intervengono anche i comportamenti di gruppo. Quando la maggioranza fa una cosa, istintivamente si è portati a ritenere giusta quella cosa, anche se non è affatto così. Un gruppo o una folla hanno una forza ben superiore a quella del singolo e anche questo conta. Valutare per conto proprio è faticoso e anche pericoloso, perché la moltitudine potrebbe schiacciare chi va in senso contrario. Dunque, nei comportamenti sociali si sommano due gerarchie: quella di chi detiene effettivamente il potere e quella del gruppo.

Il sovraccarico di impegni da cui è afflitta l’umanità, spesso è solo imitazione negli stili di vita di chi ha più potere, più soldi, più cose. Una persona qualunque si sente più vicina ai potenti anche avendo in comune solo lo stress.

Se dunque si è circondati da modelli di vita incoerenti, ben difficilmente si dà retta ai pochissimi che ne propongono altri, sia pure più piacevoli e meno costosi, nel caso in cui siano meno popolari.

 

CONTRADDIZIONI NELLE CONTRADDIZIONI

Tra quelli che, invece, si schierano per i valori interiori, molti continuano a seguire il tipo di gerarchia dei valori materiali, come se l’energia nell’andare contro-corrente si esaurisse tutta nella prima distinzione. Ecco perché si riproducono sistemi di prevaricazione anche presso gruppi che dichiarano intenti umanitari ed etici. Tra singole persone, la gerarchia continua a contare: ci si può rallegrare per la fortuna di chi è famoso, dunque riconosciuto di livello socialmente elevato e verso cui si tende, mentre si sente malevolenza per la stessa fortuna capitata ad una persona che si ritiene di pari condizione o addirittura inferiore. Con inferiore, a livello istintivo si intende chi è lontano da successo, potere, alleanze, protezioni, amicizie. Una persona sola è sospetta sempre, anche se questo può significare semplicemente che le circostanze e il rifiuto delle ipocrisie abbiano provocato una simile condizione.

Amicizie, protezioni, amore, non hanno niente a che vedere con la nobiltà d’animo, l’onestà, l’intelligenza ed il coraggio. Anzi, spesso sono i peggiori ad essere i più amati e seguiti. Innanzitutto perché di solito sono più ricchi e potenti, poi perché il seguirli non comporta la fatica di distinguere, selezionare, scegliere. Inoltre, non si rischia di sentirsi inferiori a chi ha un comportamento disdicevole, mentre questo avviene nei confronti di chi ha fatto scelte etiche, difficili da imitare.

 

LE CONTRADDIZIONI PIU’ PROFONDE

Anche quando si fanno azioni meritevoli, tuttavia, anziché usare i criteri più rispettosi ed adeguati, spesso si impiegano quelli che fanno sentire superiori.

Qui l’argomento si fa davvero delicato. Infatti, chi non è riuscito a raggiungere un livello elevato con i propri meriti, cerca di farlo sminuendo quelli altrui. Questo può avvenire con la calunnia, con il sabotaggio, ma anche con la beneficenza. Dare, spesso non è dovuto solo al desiderio di aiutare, ma è mescolato al bisogno di sentirsi uno o più gradini più in alto rispetto al beneficiato, oltre allo scaricarsi facilmente la coscienza.

Spesso certe persone sono premurose e disponibili verso chi è in condizioni di estremo disagio, tuttavia faranno di tutto per osteggiare (magari subdolamente) questa stessa persona quando avrà riacquistato autonomia. Oppure sono molto generose ma facendo in modo da evidenziare la propria superiorità. Altre offriranno il loro aiuto ma in modo sciatto, dando gli scarti, facendo le cose in modo approssimativo, dato che ritengono sufficiente il solo fatto di fare qualcosa per gli altri ed in realtà producendo un danno. Anche nel volontariato, spesso si mescolano comportamenti davvero generosi con quelli micragnosi.

 

L’IMPORTANZA DEI COMPORTAMENTI INNATI

Come in tutte le cose, è il modo in cui viene trattato un soggetto a dargli un valore positivo o negativo. I comportamenti istintivi sono indispensabili anche nelle scelte consapevoli. Infatti, l’istinto è molto spesso di grande aiuto, purché si sappia distinguere quando è il caso di lasciarlo fare e quando no. Comunque occorre un equilibrio fra aspetti opposti, per una soluzione ottimale.

Il giorno inaridirebbe la terra senza la notte. La notte la farebbe marcire senza il giorno.

E’ dunque importante saper riconoscere le forze opposte per poter dar loro poi il giusto spazio. Questa è una questione di consapevolezza e di esercizio.

 

SODDISFARE LE VERE NECESSITA’

Saper distinguere di cosa abbiamo davvero bisogno, cosa desideriamo davvero è il primo passo per potere poi soddisfare questo bisogno. Se ci si riesce, cessa l’impulso di rubare ad altri ciò che non si sa costruire da soli. Per molti è difficile capire ciò che realmente desiderano ma individuare chiaramente i propri obbiettivi e poi realizzarli è il più forte deterrente per la violenza, la prevaricazione, lo sfruttamento e la discriminazione. Infatti sono l’insoddisfazione, la paura, la rabbia a rendere malevoli gli uomini, a meno che non abbiano vere e proprie malattie della personalità. Chi è profondamente soddisfatto è anche ben disposto verso le altre persone e forme di vita.

 

RISPETTO DI SE’ E RISPETTO DEGLI ALTRI

Il rispetto per le altre persone e per l’ambiente dipende dal rispetto che si ha per sé stessi. Dunque, la prima cosa da fare per risolvere i problemi esterni è occuparsi contemporaneamente di quelli interiori, salvo urgenze immediate. Conoscere sé stessi, con i propri punti di forza e di debolezza è la premessa per poterli gestire adeguatamente. Il tempo impiegato in questo compito è un guadagno nei risultati.

Questo si può fare attraverso l’osservazione diretta, l’educazione e la cultura. Stimoli adatti sono infatti in grado di innescare comportamenti nuovi.

 

 

 COSA IMPEDISCE DI MIGLIORARE

L’espressione “sbagliando si impara”, presa nel suo significato migliore è un riconoscimento delle alte probabilità di errore che ci sono in ogni apprendimento. Anche la persona più attenta e sensibile sbaglia ma, se riconosce in questo semplicemente il segno che permette di capire dove e come ciò che sta facendo va migliorato, risolverà i problemi con maggiore facilità.

Quanto più una cosa è nuova e difficile, tanto più si realizza attraverso innumerevoli aggiustamenti, anziché con un balzo perfetto. Osservazione e verifica riducono gli errori a piccole imperfezioni. Così, anche se sono numerose provocano poco danno.

Osservazione e verifica sono, però, rare. Pochi sono consapevoli di quanto ogni cosa sia modificata nella percezione umana dalle circostanze, dallo stato d’animo, dalle idee preconcette, dalle influenze esterne, da buone o cattive esperienze precedenti.

Ad esempio, di un testo che tratta un argomento scottante o difficile, ad una prima lettura si potranno capire o meno delle cose. Ad una seconda lettura potrà essere già possibile notare qualche differenza. Una terza volta, magari dopo un’ora o un giorno, darà un’altro risultato. A seconda del contenuto, potranno man mano apparire o sparire significati che erano sembrati lampanti.

La fretta, però, impedisce queste verifiche capaci di risparmiare tanti dolori. Così (ci) si infligge una pena ben più grande, dovuta ad un abbaglio.

La fretta, spesso, non è causata da una reale necessità di far presto, ma a mille fallaci motivi dietro cui si nasconde l’incapacità di affrontare le proprie debolezze. Questo perché non si ha comprensione per loro, non le si considera come normali per ogni essere umano, ma inconsapevolmente le si temono come aberrazioni.

Nella cultura autoritaria e punitiva che ancora impera, nonostante i miglioramenti rispetto al passato, è forte la paura di aver commesso una colpa e di doverne essere puniti. Al tempo stesso non ci si accorge del proprio timore e lo si maschera dietro presunte cause esterne. Invece di vedere qualcosa che si può correggere cambiando qualcosa, chi è più condizionato da rapporti autoritari teme ciò che potrebbe scoprire. Cerca dunque in tutti i modi di mascherare la verità dietro i più fallaci nascondigli. E’ come ignorare una malattia, invece di cercarne le cause per poterla guarire.

Per trovare le cause, però, bisogna avere dimestichezza con l’argomento ed esercizio.

 

 

LIBRI E FILM APPASSIONANTI

CHE AIUTANO A CAPIRE IL FUNZIONAMENTO DELL'ANIMO UMANO

 

L’ISOLA DI ARTURO, uno dei più bei romanzi di Elsa Morante, del 1957, ha la capacità di sollevare il lettore in un’atmosfera fatata, nonostante i rapporti umani molto conflittuali e frustranti che lo intessono interamente. Fa capire quanto il senso di inadeguatezza, la gelosia, l’invidia guastino la vita delle persone, deformino la visione delle cose, si traducano in tormento per tutti. Spesso sono mescolate all’amore ma l’avvelenano, facendogli prendere le forme dell’odio.

Lo spirito creativo e poetico del protagonista trasfigura, però, ogni cosa, dando anche alla sofferenza un’aura senza la quale tutto sarebbe solo rovina. Ogni tanto emerge la consapevolezza che, per un tempo breve, riporta le cose a posto ma solo alla fine riesce a dare pace dove, altrimenti, ci sarebbe solo vendetta e fuga.

I pregiudizi di cui è intrisa l'atmosfera in cui nasce e cresce il protagonista, il modo di amare del padre, sempre con ruoli in cui di volta in volta si è schiavi o padroni, condizionano fortemente anche i sentimenti del ragazzo. Nonostante questo, a momenti riesce a guardare e dunque a vedere dentro sé stesso per capire ciò che veramente desidera e ad orientarsi meglio. Una volta sfuggito alla seducente schiavitù della casa paterna, riesce a farlo in modo più profondo usando il potente strumento creativo che è la scrittura.

 

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IL CACCIATORE DI AQUILONI romanzo di Khaled Hosseini, del 2004, fa sentire anzitutto il dolore di chi non è corrisposto nel suo amore, in questo caso quello del figlio per il padre. La gelosia ed il senso di inadeguatezza verso l’amico più caro e al tempo stesso misconosciuto, più amato dal padre, lo portano poi a compiere nei suoi confronti un atto dei più vili ed ingiusti. Avviene spesso, come in questo caso, che l’offeso sappia perdonare ma l’offensore, incapace di accettare la vergogna dei propri sentimenti ed azioni, trasformi in odio e ripulsa il proprio affetto. Solo col tempo emerge la consapevolezza e la capacità di riabilitarsi, sia pure per interposta persona.

L'aspetto più interessante della storia è proprio il mettere allo scoperto il bisogno di rivalsa che prova chi non sa essere all'altezza delle aspettative proprie ed altrui. La difficoltà nel trovare soddisfazione in sé, porta ad infierire su chi è più vulnerabile e a portata di mano. Inconsapevolmente, però, simili gesti gravano sulla coscienza ed oscurano la vita, per quanto fortemente lo si voglia negare. Quando il protagonista viene “punito” da un altro che, in modo ben più grave riproduce quegli stessi meccanismi, si sente finalmente liberato.

 

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L’ANELLO DI RE SALOMONE di Konrad Lorenz, scritto nel 1967 dal celebre psicologo ed etologo austriaco,  narra gli episodi della propria vita intrecciata a quella di molti animali allevati ed osservati da lui, facendo capire l’importanza dell’istinto e dell’apprendimento. Le intelligenti creature mostrano in varie occasioni di avere esse stesse una coscienza ed una consapevolezza, che le portano a riflettere prima di prendere una decisione in conflitto coi comportamenti codificati, utili ma non sempre adeguati, rispetto a quelli che derivano dall’educazione.

Leggendo le appassionanti vicende, possiamo renderci conto di quanto anche noi abbiamo molto spesso questo tipo di scelta da fare ma, non sapendo vedere e comprendere dove stia il sottile confine fra l’uno e l’altro, spesso subiamo pesanti condizionamenti, convinti invece di scegliere liberamente.

Osservare la natura permette di comprendere molte cose, acquisire consapevolezza e diventare più autonomi, procurandoci al tempo stesso un grande piacere.

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LA STORIA INFINITA, del 1979 di Michael Ende, lo scrittore tedesco vissuto per diversi anni in provincia di Roma, è un romanzo per ragazzi ma bellissimo anche per qualsiasi adulto. Rivela una conoscenza molto sottile della vita e dell'animo umano, con ciò che c'è da sapere sulla potenza dell'immaginazione e della parola. Nella prima parte si evidenzia l'importanza del saper comprendere quanto contino nel capire la propria vera natura. Saperla poi realizzare è fondamentale non solo per sé stessi ma per il mondo intero. Occorre grande coraggio e chiarezza in sé stessi.

Nella seconda parte compaiono i pericoli di ogni posizione di potere. Raramente chi ne ha una qualsiasi forma, la sa usare bene. Per questo occorre una grande consapevolezza, che matura lentamente. Quando, come nel caso del protagonista del libro, si possiede all'improvviso una supremazia, si rischia di provocare con quella la propria e altrui rovina. Suprema saggezza è quella dell'imperatrice di Fantasia, dove si svolge la vicenda: lei che ha tutti i poteri non ne fa mai uso, se non in casi di assoluta necessità.

I personaggi originali ed il modo in cui è condotta la vicenda, oltre ad essere appassionanti fanno capire molto bene cosa avviene quando c'è o non c'è coraggio e chiarezza interiore. Saper credere fino in fondo al “meraviglioso” richiede d'essere esploratori coraggiosi, ma anche profondi conoscitori dei propri punti di forza e di debolezza. Si capisce che la ricerca non termina mai e che in ogni momento si rischia di sbagliare. Se ci si accorge dell'errore, però, questo si trasforma in un utilissimo punto di riferimento.

In un secondo libro, perché in uno sarebbe stato troppo, Ende avrebbe potuto far conoscere anche il rovescio della medaglia, senza far piombare nella disperazione. Il prezzo che si paga in termini sociali, quando si procede soli sulla propria strada è molto alto, ma sarebbe giusto sapere che si può affrontare, se si continua ad aver ben chiara la propria meta. Non ho trovato nessun libro che narri questo, ma andrebbe scritto.

 

ANIMALI AL ROGO Questo saggio è stato scritto da Edward Payson Evans (1831-1917), studioso che, a proposito degli animali nel rapporto con l'uomo ha scritto ben tre libri. Quello in questione, pubblicato nel 1989 dagli Editori Riuniti, ha come sottotitolo "storie di processi e condanne contro gli animali dal Medioevo all'Ottocento". Infatti, per quanto la cosa abbia per noi oggi dell'incredibile, veri processi in tribunale, con tanto di avvocato difensore e notifiche scritte agli imputati, sono stati numerosi. Condanne all'esilio, alla maledizione, all'impiccagione o al rogo sono state eseguite contro insetti, vermi, mammiferi che avevano danneggiato le proprietà umane o ucciso bambini ed adulti. Gli atti dei processi sono conservati negli archivi delle diverse città del mondo, Italia compresa.

Da simili fatti si comprende quanto l'uomo, convinto di ragionare lucidamente, non faccia che travestire di razionalità impulsi ed istinti che, proprio perché non riconosciuti come tali, tutt'oggi continuano a far commettere assurdità, diverse semplicemente nella forma. In un certo senso, potrebbe sembrare che un tempo si avesse degli animali una ben maggior considerazione rispetto ad oggi, dato che erano trattati allo stesso modo delle persone. In realtà è molto difficile valutare un simile comportamento, soprattutto considerando che anche gli oggetti subivano processi e condanne.

 

 

 

 

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F I L M

 

IL  DISCORSO DEL RE

Questo bel film di Tom Hooper del 2010, interpretato da Colin Firth e Geoffrey Rush aiuta a capire vari aspetti dell'animo umano, oltre a raccontare bene una storia interessante e realmente accaduta. E' quella del futuro re d'Inghilterra, (Giorgio VI, padre dell'attuale regina Elisabetta) che appena si trovava in una situazione di turbamento anche minimo, balbettava e, addirittura, ammutoliva. A niente erano servite le varie terapie tentate da medici paludati, mentre quella di un terapeuta empirico era riuscita ad ottenere buoni risultati, attenuando un problema che per un re era quanto di più penoso potesse esserci.

Il film mette in evidenza quanto il lato affettivo e istintivo di una persona segua percorsi irraggiungibili dalla sola ragione e quanto il corpo sia un importante comunicatore. La balbuzie, infatti, è una reazione fisica ad un disagio affettivo e la razionale buona volontà serve solo a perseverare nella ricerca di qualcosa che possa portare un po' di sollievo, niente di più. Il miglioramento può venire solamente da un approccio che lavori su più fronti del lato affettivo, vale a dire quello che tocca sentimenti, istinti, creatività, corporeità. La comprensione di questo aspetto, negli anni '30 in cui inizia l'ambientazione della storia, era ancora poco diffusa, ma aveva convinto il futuro re quando era riuscito a declamare senza problemi, mentre era stata attivata la parte creativa del cervello con l'ascolto di un pezzo musicale. Il lavoro fatto con empatia da parte del terapeuta, coinvolgendo il corpo insieme alla psiche, era riuscito a far superare almeno in parte un problema che altrimenti avrebbe annichilito il protagonista. Parlare in pubblico era, infatti, il compito principale del suo ruolo di rappresentanza.

Solo qualcuno proveniente da una cultura in cui le distanze sociali erano e sono poco marcate, l'Australia, poteva avere la capacità di superare le rigide barriere inglesi e questo era stato di aiuto.

Non c'è esortazione razionale o minaccia che possa riuscire a far cambiare le persone, a meno che non siano già convinte per proprio conto e manchi una virgola al compimento del passo. I cambiamenti possono avvenire solo con grande pazienza, empatia e lavorando su più fronti, avendo come base un'opportuna conoscenza della psiche.

 

 

 

INVICTUS

Film del 2009 di Clint Eastwood, che ha dimostrato come regista una grande comprensione dell'animo umano. In questo suo lavoro fa conoscere un episodio importante della vita di Nelson Mandela, che nella sua lotta all'apartheid in Sud Africa ha capito quanto la violenza produca solo altra violenza. E' stato capace di assimilare tanto a fondo questa realtà che, una volta diventato presidente della sua nazione, ha cercato giustizia nel modo più evoluto che si possa immaginare con i tribunali della riconciliazione (ne parlo nella sezione personaggi). Qui la neo-eletta guida del Sud Africa, interpretata da Morgan Freeman, applica la sua lungimirante visione su come favorire una convivenza pacifica fra bianchi e neri, in un settore nel quale la gente trova facilmente la coesione: lo sport. Correndo il rischio di alienarsi subito il suo stesso elettorato, infatti, si oppone all'umano desiderio di rivalsa, espresso all'unanimità, di cambiare nome e divisa ai giocatori di rugby in crisi e tutti, meno uno, di pelle bianca. Spiega con chiarezza, però, che un simile gesto avrebbe offeso irrimediabilmente la popolazione che si identificava in loro, creando una nuova occasione di scontro, anziché di conciliazione. Fortunatamente viene capito in questo come nel suo volere come collaboratori, tanto i suoi alleati di sempre quanto gli antichi avversari. La sua azione, però, non si limita a questo, ma si impegna a fondo nell'incoraggiare concretamente la fiducia dei giocatori e del loro capitano.

Il risultato è triplice: la vittoria ai mondiali di rugby della squadra sudafricana, un'attenuazione dei conflitti fra bianchi e neri, un grande lustro per l'immagine del Sud Africa.

 

 

HABEMUS PAPAM

Film di Nanni Moretti. Il peso delle responsabilità, le pressioni di tutto un gravoso apparato di potere, l'incapacità di risolvere i problemi di un'estesa comunità, incombono sul neo-eletto papa che se ne sente schiacciato. Il tentativo di aiutarlo, mette in luce anche l'inadeguatezza di una scienza sfuggente come quella della psicoanalisi e di chi dovrebbe rappresentarla al meglio. Nanni Moretti ha scelto un soggetto importante e dei protagonisti originali per sollevare la questione, trattata con molto tatto e bravura. La psiche deve inevitabilmente rispondere da sola, con coraggio e sincerità, alle proprie domande. Ci sono dei mezzi a disposizione e li deve sondare per aiutarsi, mentre il potere e tutte le sue implicazioni snaturano ciò a cui apparentemente vogliono dare soddisfazione. Un film profondo e molto bello.

 

 

 

A VOCE ALTA (the reader)

Film del 2008 di Stephen Daldry, con Kate Winslet Ralph Fiennes David Kross, tratto dal romanzo di Bernardt Schlink del 1995

La protagonista, ignorante e rude, ma molto bella, nell'intensa e breve relazione con un adolescente, cede all'amore. La profonda vergogna per essere analfabeta è, però, tale da farla rinunciare per questo al sentimento e al posto di lavoro. Se ne sente tanto umiliata da addossarsi per intero una responsabilità che sarebbe toccata anche ad altri, pur di non confessarlo. Subisce, per questo, una condanna pesante, dopo un processo per i crimini commessi come sorvegliante ad Auschwitz, di cui non ha mai compreso la gravità. Una simile mostruosa inconsapevolezza, sembra dipendere anche dall'aggrapparsi all'unico punto di riferimento della propria vita: il dovere dell'obbedienza ad ordini superiori. La debolezza interiore, la mancanza di fiducia nella propria coscienza incolta sono tali, da impedirle di seguire inclinazioni di umanità, che pure possiede. Non sa leggere né scrivere, ma anela ad ascoltare letture fatte da altri per lei. E' l'ascolto di opere della grande letteratura a spingerla, finalmente, in carcere, ad una parziale, quanto ormai inutile alfabetizzazione.

 

 

IL RAGAZZO SELVAGGIO

Questo film del 1970 di Truffault fa conoscere un fatto realmente accaduto nel 1789: la cattura di un ragazzo selvaggio in un bosco dell'Aveyron, una regione francese. Aveva l'apparente età di 12 anni, era nudo e camminava a quattro zampe. Era stato creduto sordomuto e anche idiota, ma un medico di Parigi, Jean Itard, aveva voluto provare ad educarlo. L'aver vissuto per molti anni in totale isolamento, dopo essere stato abbandonato intorno ai tre anni (prima non sarebbe stato capace di sopravvivere) aveva acuito anzitutto il suo olfatto ed il gusto, ma aveva tolto sensibilità all'udito ed al tatto. Non avendo di che coprirsi, era diventato notevolmente insensibile al freddo e al caldo e, senza contatti uditivi, vi reagiva ben poco. Si nutriva di ghiande, funghi, bacche, erbe e dunque non aveva bisogno dell'attenzione acustica indispensabile ai cacciatori. Un po' alla volta, però, il dottore con l'aiuto della paziente e materna governante, aveva compreso che il ragazzo era intelligente ed udiva i suoni, ai quali aveva cominciato a fare attenzione. Non aveva mai imparato a parlare, perché quella funzione occorre attivarla da piccoli. Era rimasto col medico per sei anni, facendo enormi progressi. Fino alla morte, a 41 anni, era rimasto con la governante M.me Guérin, diventata sua tutrice.

E' molto commovente seguire in modo così drammatico quanto l'essere umano si plasmi a seconda dell'ambiente che lo circonda e quanto l'educazione sia fondamentale nello sviluppo delle sue qualità.

Questo caso ricorda in parte il celebre caso tedesco di Kaspar Hauser, il ragazzo tenuto prigioniero e totalmente isolato in una cantina, per essere liberato solo a 17 anni. Il film che lo riguarda è stato girato nel 1975 da Werner Herzog.

 

 

LA PAROLA AI GIURATI

Questa storia è stata il soggetto di un celebre film del 1957, diretto da Sidney Lumet. I 12 membri di una giuria devono decidere riguardo alla colpevolezza di un ragazzo accusato di aver ucciso il padre.

E’ un afoso pomeriggio d’estate e gli uomini riuniti in una sala del tribunale pensano di poter concludere i lavori molto rapidamente, dato che le prove contro il giovane sembrano non lasciare dubbi. Di condizione sociale molto modesta, aveva litigato col padre prima di andare al cinema. Al suo rientro aveva scoperto l’omicidio e la polizia, accorsa per una denuncia dei vicini, lo aveva trovato col coltello in mano.

Per poter emettere una sentenza, i giurati devono essere tutti d’accordo e, in caso il giudizio sia sfavorevole, avrà come pena la morte. Uno di loro non è del tutto convinto e preferisce discutere, prima di prendere una decisione tanto grave. I compagni sono molto seccati di dover riesaminare il caso, in una giornata dal clima così pesante, mentre già pregustavano la libertà. L’uomo suggerisce allora di votare la sua proposta. Esaminando con attenzione le testimonianze e le deboli prove, i giurati si renderanno conto che i pregiudizi, le frustrazioni sociali, i rancori personali hanno distorto la verità, portando a conclusioni affrettate ed ingiuste.

 

AMAZING GRACE,

 film di Michael Apted 2006

Lord William Wilberforce, (1759 – 1833) parlamentare inglese, nel 1807, dopo vent'anni di incessante lotta, era riuscito ad ottenere l'abolizione della tratta degli schiavi e, ventisei anni dopo, nel 1833, anche la soppressione della schiavitù. La sua opera per ottenere questo risultato era stata utile nei confronti dell'opinione pubblica e di alcuni parlamentari, ma si era sempre scontrata con il muro invalicabile dell'ipocrisia dei più. Questi, infatti, si dichiaravano moralmente a favore dell'abolizione del commercio schiavista, ma affermavano che, se fosse cessato, l'economia inglese sarebbe crollata in mancanza del lucro che ne derivava. Il guadagno era basato sul commercio di uomini ma anche sullo sfruttamento del loro lavoro nelle piantagioni di zucchero oltremare.

In quei tempi, le navi francesi che trasportavano gli schiavi battevano bandiera americana, così da essere considerate neutrali nei confronti delle altre nazioni europee e non essere assalite dalle loro navi corsare. Gli abolizionisti, che inutilmente avevano lottato per far cessare il vergognoso commercio, hanno allora usato lo stratagemma di far approvare una legge che dichiarasse sottoposte a sequestro le navi francesi che usavano la bandiera americana. Dato che la stessa bandiera era, però, usata anche dagli inglesi, dopo una simile legge non lo hanno più potuto fare perché si sarebbero trovati nel continuo pericolo degli assalti corsari francesi. Questo aveva fatto cessare di colpo la convenienza della tratta e dunque tutto il parlamento poteva fare la bella figura di abolire il commercio schiavista.

Il temuto crollo economico non è avvenuto.

Ecco un esempio di come l'astuzia sia necessaria per vincere l'ipocrisia, aggirando un ostacolo che il confronto diretto non riesce a vincere. Essere onesti non deve significare essere ingenui.

 

 

 

TESTIMONE D'ACCUSA

Il film di Billy Wilder, del 1957 con Tyrone Power e Marlene Dietrich, tratto da un racconto di Agatha Christie, narra di un avvocato di successo che, dopo una malattia vuole riprendere la sua appassionante attività. Gli viene proposto il caso un giovane e affascinante squattrinato, accusato di aver ucciso una ricca vedova per incassare l'eredità in suo favore. Le prove sembrano accusare l'uomo, ma la convivente che gli fornisce un alibi, convincono l'avvocato a difenderlo.

In aula, però, quando a sorpresa proprio l'accusa chiama a testimoniare la donna, questa ribalta la precedente versione, incolpando l'imputato in modo del tutto convincente.

Questo film è una buona dimostrazione di quanto la verità spesso non sia creduta, mentre le formule che ci si aspetta sono accettate anche quando sono false.

 

 SOMMERSBY

Il film di Jon Amiel del 1993, interpretato da Richard Gere e Jody Foster, è una storia che tratta l'effetto potente che ha sulle persone il cambiamento del ruolo, del modo in cui si vedono e vengono viste. Inoltre è messo in evidenza quanto le risorse insufficienti di un singolo, se messe in comune con quelle altrettanto scarse degli altri, possono diventare un capitale che risolleva le sorti di tutti.

Riprende una storia già diventata film in Francia nel 1981 e che pare fosse vera: il ritorno di Martin Guerre

Questo film è invece ambientato in America, in seguito alla guerra di secessione, dal giorno in cui un militare torna dalla guerra dopo sei anni, quando tutti lo credevano ormai morto. Ha ancora una casa ed i terreni, ma niente più soldi o beni mobili. Gli rimane il prestigio di uomo spregiudicato, un figlio e la moglie. Lei lo accoglie con una certa freddezza, dato che i loro rapporti all'inizio della guerra erano molto compromessi, a causa del comportamento arrogante e impietoso dell'uomo. Sembra, però, cambiato in meglio e i due si riavvicinano, nonostante la donna avesse un corteggiatore che l'aveva molto aiutata nel momento della necessità.

L'uomo sembra davvero cambiato, e c'è chi afferma sia in realtà un sosia del vero Sommersby. Il nuovo ruolo, però, riunisce le qualità di entrambi, facendogli guadagnare l'amore e la stima incondizionata di tutti. A questo, l'uomo non vorrà rinunciare a nessun costo, nonostante il prezzo estremo.

 

 

KAGEMUSHA

Altro film che tratta il tema della potenza del ruolo sulla personalità è Kagemusha, di Akira Kurosawa, del 1980. Ambientato nel Giappone del 500, racconta di un ladro somigliante in modo straordinario ad un signore della guerra appena morto. Gli si fa assumere la sua identità, per evitare un attacco dei nemici che approfitterebbero della vulnerabilità del feudo senza capo. L'uomo scampa così alla pena di morte ed impara rapidamente il ruolo con tanta efficacia da ingannare anche le persone più vicine a colui che interpreta.

Entrando nella parte, anche il suo comportamento più istintivo cambia, diventando degno in tutto. Alla fine viene, però, scoperto e scacciato. Morirà in modo consono alla sua nuova identità.

 

 

 

CHI STA DENTRO E CHI STA FUORI

 

Le persone che si trovano all’interno di un sistema, soprattutto se ci sono sempre state, fanno spesso molta fatica ad immaginarsi le condizioni di chi ne è al di fuori. Forse non si pongono neppure il problema, perché è difficile anche immaginare, ciò che non si conosce.

Chi ha fatto studi di un certo tipo, poi ha lavorato nel settore che vi corrisponde, anche se svolge il suo lavoro bene, tende ad usare un linguaggio, un tipo di comunicazione e soluzioni adatte solo a chi si trova all’interno o attorno a quel settore. Ha magari la sensazione di essere estremamente aperto perché, comunque, in ogni cerchia ci sono persone, informazioni, stimoli che arrivano. Vengono, però, sempre dalla stessa parte.

Per chi, invece, appartiene ad un altro settore, le porte sono chiuse, senza che ce ne sia vera consapevolezza. Questo finisce, non solo col rendere poco accessibile la conoscenza del tema al di fuori del proprio ambiente, ma anche col soffocarlo, nel tempo, perché impermeabile a punti di vista e apporti che lo rinnovino.

Nella cultura, che dovrebbe far evolvere, rendere capaci di collaborare, di elevarsi spiritualmente, un simile comportamento è molto negativo.

Si può paragonare chi è all’interno di un sistema, ad un automobilista che parte da Palermo per andare a Milano, prendendo l’autostrada. Se la imbocca nel senso giusto e la segue senza uscire e fare deviazioni per strada secondarie, arriva presto a destinazione. Trova le indicazioni più o meno corrette e, nonostante qualche inevitabile difficoltà, ci riesce. In questo modo, però, capisce ben poco di tutto ciò che si trova al di fuori di quell'itinerario.

Se, invece, parte da un paese lontano dalle rotte comuni, deve compiere una notevole fatica a trovare l’autostrada, anzitutto perché le indicazioni stradali sono confuse e mal messe. Se addirittura vuole prendere vie nuove per capire meglio il senso del percorso fino a Milano, ci deve mettere moltissimo tempo ed impegno. Arriva a destinazione ben più tardi dell'altro, ma si rende conto di molte più cose.

Un mondo degno di essere chiamato civile, dovrebbe conciliare entrambe le modalità per ottenere i risultati che si prefigge. Questo vale in particolar modo per l'epoca attuale, con una popolazione tanto numerosa da influire fortemente, anche solo per questo, sull'andamento del mondo. E' indispensabile che le persone possano educarsi, per poter vivere bene ed evitare di tagliare il ramo su cui stanno sedute.

Porto ad esempio le biblioteche, luoghi meravigliosi che potrebbero avere un ruolo molto più importante per alzare il livello culturale della comunità, senza aumentare il numero dei libri che possiedono. Hanno un’impostazione valida soprattutto per i frequentatori abituali e per chi, entrando, conosce già l’argomento, gli autori, i titoli dei libri che cerca. Se vuole spaziare e scoprire cose di cui non è a conoscenza, dovrà passare tantissime ore ad esplorare palmo palmo gli scaffali ed i cataloghi, o trovare qualcuno dalla cultura molto sfaccettata che lo indirizzi con pazienza.  Per usufruire davvero del patrimonio di una biblioteca, occorrerebbero almeno altri sistemi di catalogazione, da affiancare a quello principale. Inoltre, andrebbe come minimo messa un'insegna ben evidente dalla strada, così che anche chi è di passaggio e chi non conosce neppure l'esistenza di un luogo simile e delle sue opportunità, possa essere invogliato ad entrarci. In tutta l'Italia, non c'è quasi mai altro che una targa, visibile solo a chi è già vicino all'ingresso,  perciò destinata solo ai visitatori abituali.

Eppure è stato provato che l'innalzamento della cultura nei cittadini, fa diminuire le spese sociali, quelle per l'ordine pubblico e per il danneggiamento dei beni comuni. I risultati hanno bisogno di tempo per manifestarsi, come per qualsiasi buon progetto.

 

 

IL CERVELLO DELLA PANCIA

Anni di studi hanno confermato che nell'apparato digerente ci sono neuroni e batteri in grado di farlo funzionare come un vero e proprio cervello che decide e comunica con quello che abbiamo in testa, oltre che con tutto il resto del corpo. Del resto, già nell'antichità si identificavano certi organi con tratti del carattere. Avere fegato, vuol dire da sempre avere coraggio, tanto che la collera e l'impeto hanno notevoli effetti su di lui. La paura ha a che fare coi reni e la vescica e urinarsi addosso è un tipico effetto della paura. La stitichezza è espressione di chi manca di libertà interiore e non si concede abbastanza, neppure a sé stesso. E via di questo passo.

Il tipo di alimentazione influisce sul comportamento ed è a sua volta influenzato dal carattere della persona. La pancia influisce sulla testa e viceversa, coinvolgendo tutti gli organi ed ogni singola parte del corpo. I cinesi praticano da secoli una medicina che tiene in gran conto questi aspetti.

 

 

 

 

L'APPARENTE INDIFFERENZA ALLE AGGRESSIONI

Ogni tanto si sente la notizia di una persona aggredita per la strada, senza che i passanti intervengano per difenderla. Immediatamente compaiono articoli sui giornali e dibattiti ovunque, sul degrado dell'umanità e la vergognosa indifferenza della gente. Non sento mai qualcuno che citi una delle cause fondamentali per il mancato soccorso da parte di chi assiste ad un'aggressione. Eppure, studi approfonditi sono stati fatti e resi pubblici anche da Piero Angela molti anni fa a Superquark. Aveva mostrato un filmato in cui una telecamera nascosta riprendeva il comportamento indifferente delle persone, di fronte ad un caso di emergenza e poi il cambiamento che avveniva, mutando dei particolari. Ci può essere senz'altro una parte di viltà o cinismo nelle persone, ma una parte è semplicemente incapacità di decidere autonomamente. Le condizioni in cui si svolgono i fatti influiscono molto sull'animo umano: le prese di posizione autonome sono più facili quando si è soli e molto più difficili se ci sono altri intorno, per le ragioni già descritte nel capitolo COMUNICAZIONE. Come questo avvenga, risultava chiaro in un esperimento fatto con persone in una sala di attesa, dove ad un certo punto veniva fatto filtrare del fumo da sotto una porta chiusa, simulando un incendio. Tutti i presenti, tranne uno, erano attori e mostravano di non dare importanza a quel fumo. Allora anche quella persona, pur essendosi messa in agitazione inizialmente, vedendo l'indifferenza degli altri era rimasta a lungo ferma e zitta. Questo esperimento era stato ripetuto e solo in pochi casi il soggetto dell'esperimento prendeva la decisione di dare l'allarme e scappare. Quando poi il finto incendio era stato simulato in presenza di un solo individuo, quello aveva reagito come era logico che facesse: scappando subito.

Erano stati fatti esperimenti anche con persone a terra per la strada, cambiando le varie circostanze e vedendo quanto le reazioni siano fortemente condizionate da molti fattori che sfuggono alla razionalità. Inconsapevolmente, si esita a fare qualcosa che gli altri non fanno, col risultato che nessuno agisce, tranne chi è molto autonomo nelle decisioni.

L'ultimo esperimento mostrato nel filmato era il più impressionante: in una stanza si trovava chi si prestava ad un test, insieme ad un operatore davanti ad un apparecchio. Al di là di uno schermo, invisibile ai primi due, c'era un attore. Il soggetto dell'esperimento doveva porre domande all'altro, nascosto. In caso di risposta sbagliata, il primo era autorizzato a premere un pulsante che infliggeva al secondo una lieve scossa elettrica. Man mano che le risposte continuavano ad essere errate, però, la scossa aumentava. Il soggetto dell'esperimento ignorava che, in realtà, quella scossa era simulata e l'attore emetteva lamenti falsi. Quando  cominciavano a diventare grida di dolore, il soggetto dell'esperimento cominciava a guardare dubbioso l'operatore che, però, lo incitava a continuare. Ben pochi si sono sottratti a quell'incitamento, rifiutandosi di continuare. Molti proseguivano, nonostante dimostrassero disapprovazione. Questo perchè l'autorevolezza di chi si ritiene più importante è almeno momentaneamente, più forte della propria coscienza.

Tornando alla presunta indifferenza dei passanti di fronte alle aggressioni a cui assistono, è importante sapere che un forte ostacolo ad intervenire è l'incapacità di agire con sufficiente prontezza, perchè ogni decisione autonoma, se non è abituale, richiede tempo alla coscienza. Quel tempo può essere fatale. Se, invece, l'aggredito riesce a rivolgersi direttamente, nelle sue grida di aiuto, ad una persona specifica, otterrà con più facilità il soccorso. Qualsiasi dettaglio che chiami in causa direttamente, sblocca più facilmente l'esitazione. Ad esempio “lei con la borsa, mi aiuti!” E' certo difficile in un momento di emergenza, ma è importante che tutti sappiamo su cosa fare leva in qualsiasi circostanza.

 

 

 

 

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