I giardini storici di Varese

 

Exif_JPEG_PICTURE

dacia ungherese di villa Baragiola

 

Varese è chiamata a ragione Città Giardino. Di giardini ce ne sono dappertutto, dal centro storico alla periferia, moderni o appartenuti in passato a facoltose famiglie e approdati nella gestione del Comune della Provincia o delle Associazioni, insieme alle ville attorno a cui erano stati creati. I più belli e celebri sono ben dieci, partendo da quelli maggiormente scenografici e sontuosi in pieno centro, annessi al Municipio: I Giardini Estensi e di Villa Mirabello. A ragionevole distanza c’è il giardino di Villa Recalcati, sede della Provincia e quello di villa Augusta, sede dell’ASPEM (igiene ambientale), quello di villa Panza, museo di arte contemporanea gestita dal FAI, quello delle ville Ponti, sede congressuale. Spostandosi verso Ovest in direzione di Gavirate c’è il più grande, quello di villa Mylius, poi il parco Mantegazza sotto il castello di Masnago e quello di villa Baragiola, sede del Museo tattile e di uffici comunali. Più a nord c’è invece il giardino di villa Toeplitz, sede del museo Castiglioni.

Il più elegante e scenografico è quello dei sette-ottocenteschi Giardini Estensi e Villa Mirabello, con lunghe, serpeggianti e rampicanti gallerie di carpini piantati nel settecento e guidati affinché i rami e i tanti ramoscelli secondari si intrecciassero fino a formare un riparo dal sole estivo e dagli sguardi altrui. E poi parterre, scalinate, stagni, sentieri fra alberi bellissimi di cui molti monumentali.

Il parco di villa Mylius è il più grande e vario, con molti alberi monumentali, tra cui una quinta di platani che in inverno, coi tronchi chiarissimi, è di effetto.

Exif_JPEG_PICTURE

faggio di villa Mylius

 

Quello di villa Baragiola ha fra i suoi alberi una sequoia gigante armoniosa e di dimensioni notevoli, oltre ad una Tsuga canadiensis, difficile da trovare altrove. Sorprendente è una dacia ungherese ottocentesca nel punto più alto del parco, tutta costruita in legno. L’ingresso al parco ha i limiti di orario imposti dal Museo Tattile con sede nell’edificio principale a livello della strada.

Il parco di villa Augusta ospita una sughera elegante e notevolmente inclinata. Dato che è un albero da climi più caldi e asciutti, in Lombardia è relativamente rara e meno attraente di questa. Qui ci sono anche due cedri enormi e ammirevoli: uno del Libano e uno dell’Himalaya. Giovani ma rare altrove sono due Parrotia persica.

 

Exif_JPEG_PICTURE

sughera di villa Augusta

 

Nel parco del Castello di Masnago è di particolare originalità un albero dei fazzoletti da vedere fiorito ad Aprile, che ha per frutti delle belle noci durissime scanalate, visibili dopo aver tolto il mallo.

Il parco di villa Toeplitz è molto scenografico nella sua parte centrale e ha vari begli alberi. In un piccolo padiglione ospita il museo etnografico Castiglioni.

Villa Panza, sede del museo di arte contemporanea, nel suo parco ha una galleria di carpini sicuramente bella ma diritta e ben più corta rispetto a quelle dei giardini estensi. Ha un corbezzolo e una magnolia sempreverde monumentali.

Villa Recalcati, sede della provincia, ha un giardino settecentesco con galleria di carpini e forme in topiaria.

Per trovare i link a tutti gli articoli pubblicati finora nella categoria PIANTE, cliccare qui

 

 

 

Disinnescare il conflitto (seconda parte)

Exif_JPEG_PICTURE

Dopo le premesse della prima parte di questo articolo, ci si può attivare.

Molto importante è liberare la propria mente e il corpo, trasformando l’energia negativa con attività fisiche per sciogliere i movimenti, fra cui il ballo è forse il più completo dato che, con la musica è un elemento in più per migliorare l’umore e di conseguenza anche l’atteggiamento mentale. Se si balla in coppia o in gruppo, poi, riuscire a muoversi in armonia anche con le persone, porta i benefici al massimo. Meglio evitare di farlo per esibirsi o per gareggiare. Uno spunto per trovare ritmi diversi e molto significativi si trova negli articoli Il ritmo del diverso sentire e Cantanti del ritmo: Africa e America latina La biodanza è una pratica simile consigliabile. Attività del genere mettono allegria e ispirano buone soluzioni, oltre ad alimentare il senso dell’umorismo che serve sempre a sbloccare le situazioni più difficili.

Mentre si dà al corpo un buon influsso sulla mente, è opportuno aprire ai pensieri ampie prospettive, come quelle che derivano dalla conoscenza di come funziona la natura, (compresa quella umana) almeno nei suoi aspetti basilari e comprensibili da tutti, o quasi. Avverranno schiarite con molti aspetti piacevolmente sorprendenti, facendo percepire come possibili anche per sé la grande varietà di soluzioni trovate dalla natura per superare le difficoltà. (vedi articolo Perché la conoscere la natura rende migliori). Si vedrà finalmente il mondo negli aspetti che prima erano nascosti e separati da limiti angusti.

 Exif_JPEG_PICTURE

POSSIBILI SOLUZIONI

Per favorire l’intesa con persone con cui si entra facilmente in contrasto, occorre anzitutto ascoltarle e cercare di comprendere le loro ragioni, evitando di esprimere giudizi e dare consigli improvvisati. (articolo Di cosa ha bisogno chi è in difficoltà). Varie volte i due contendenti hanno entrambi buone ragioni e dunque occorre trovare un modo per essere giusti. E’ utile cercare delle alternative a una proposta che non piace, anziché rifiutarla e chiudere ogni possibilità di continuare la ricerca di una soluzione. Cercando, qualcosa si trova.

Prima di discutere qualsiasi tema difficile è bene fare un’attività piacevole insieme, per trovare una sintonia dapprima su qualcosa di facile.

E’ importante provare a mettersi nei panni altrui e considerare i fatti nella loro intera sequenza, chiarendo bene IL PERCHE’ sono avvenuti. Se li si considerano isolati dal contesto, li si fraintendono completamente. Lo stesso fatto cambia enormemente di valore se avviene accidentalmente, intenzionalmente, per ignoranza o fomentato da altri.

Anche se si prova amarezza, nel caso in cui vogliamo fare pace è bene evitare di esprimerla in un modo che può ferire l’interlocutore (vedere l’articolo Risolvere il problema o prevalere?). Anche se si ritiene con onestà di avere davvero ragione, occorre tenere presente che c’è sofferenza anche da parte dell’interlocutore e acuirgliela è controproducente. Meglio portare l’argomento sullo scopo comune di lenire il dolore, collaborando.

 

Exif_JPEG_PICTURE

 

Molte persone pensano di conoscere l’animo umano, quando invece ne sanno solo una frazione, spesso negativa. La conoscenza ha bisogno di tempi lunghi e di esercizio. Altrimenti succede come nei disegni dei bambini, che loro ritengono somigliantissimi pur non essendolo affatto, anche se hanno la vista acuta quanto quella degli adulti. A parte il valore affettivo e simbolico dei disegni, risulta impossibile identificare chi è stato rappresentato. Per fare ritratti davvero fedeli alla realtà, i bambini hanno bisogno di affinare lo sguardo, trovare buoni insegnanti ed esercitarsi molto. Lo stesso è necessario per tracciare un quadro corretto del proprio animo, delle persone o delle situazioni.

Provare sentimenti negativi è comune a tutti. L’importante è riconoscerli, altrimenti portano verso le ingiustizie più crudeli (vedere l’articolo Quale libertà?), impedendo di scusarsi e di rimediare per quanto possibile, placando il conflitto e aprendo delle possibilità di intesa. Nelson Mandela, diventato presidente del Sudafrica, al momento dei processi per i crimini dell’apartheid era riuscito ad evitare una guerra civile grazie al valore dato a molti aspetti menzionati in questo articolo (vedere l’articolo Come si fa la pace). Il bellissimo film Invictus di Clint Eastwood, con Morgan Freeman e Matt Damon dà un assaggio di quanto ha fatto lui e di quanto potremmo fare tutti noi.

 

 

Disinnescare il conflitto (prima parte)

Exif_JPEG_PICTURE

 

Se si vogliono ridurre i conflitti che in famiglia, sul lavoro o in politica rendono tanto difficile la pace, occorre anzitutto tener conto del modo con cui si considerano i fatti. Il senso di responsabilità suggerisce che sbagliare può succedere a tutti e si fa del proprio meglio per rimediare o prevenire quando ancora è possibile. Il senso di colpa nega l’errore per paura (della punizione, della vergogna, del senso di nullità) e cerca di addossare il fardello ad altri. Questo secondo modo di sentire deriva dalla mentalità autoritaria dominante, che si basa sulla competizione e dunque sul prevalere dell’uno sull’altro. Va d’accordo col sistema militare in cui c’è chi comanda, anche se a volte ne è indegno, e chi è costretto ad obbedire, anche se a volte meriterebbe di stare dalla parte opposta. E’ basata su premi e punizioni, sui tagli netti fra bene e male, fra superiore e inferiore. E’ utile in caso di pericolo immediato grave, ma è anche la base dell’incomprensione, del litigio, della vendetta, della faida e della guerra. (vedi l’articolo Perché la prepotenza è sempre in auge)

 

COME PREDISPORSI

Il primo passo da fare per disinnescare i motivi di scontro è il prendere coscienza di quanto l’errore sia sempre in agguato, osservando alcuni aspetti della vita quotidiana. Cominciando dalle illusioni sensoriali, (vedere l’articolo Illusioni sensoriali), ci si accorge di quanto sia facile essere ingannati dai propri sensi. Si giurerebbe che una cosa sia in un modo, ma invece è in un altro. Nell’articolo Gli arti fantasma e Le parole cambiano i colori, ci si rende conto di quanto il cervello a volte falsifichi le cose, nel tentativo di trovare coerenza.

Anche le macchine più precise sbagliano e un esempio si trova nell’articolo Il dubbio e l’informazione alleati del buon giudizio.

Le emozioni sono poi un fattore di altissimo rischio per gli errori. Quante volte nei momenti in cui siamo scossi da qualche tema sensibile, prendiamo per il verso sbagliato anche la cosa più innocente? Per averne la prova si può verificare cosa avviene negli scritti (articolo: Sappiamo leggere e scrivere davvero?). Si legge una lettera che tratta un tema delicato e ci si sente offesi. Subito si risponde con parole dure e così si innesca un litigio o peggio. Se invece si rilegge più volte, meglio se a distanza di ore o di giorni, spesso ci si accorge (se si è onesti) che ad una prima lettura si era capito male o si aveva dato un valore sproporzionato alle cose. Allo stesso modo, quando si scrive qualcosa, soprattutto se su un tema sensibile, occorre guardarsi dal mandare subito il messaggio. E’ difficile, perché l’impulso spinge a scaricare la tensione con l’invio, ma se si rilegge più e più volte a distanza di ore o di giorni quanto è stato scritto, ci si può accorgere di avere usato parole improprie che arrivano ad essere offensive e a scatenare lo scontro.

 

scimmia-collodi

 

L’emozione falsa enormemente la percezione delle cose, a tal punto che i testimoni oculari degli incidenti stradali, delle rapine, delle aggressioni, spesso dichiarano di aver visto cose molto diverse dalla realtà, sia pure in buona fede.

Rendersi conto di quanto sia facile sbagliare, da una parte serve a sdrammatizzare gli errori, dall’altra ad ammorbidire le posizioni intransigenti e granitiche che molti hanno rispetto ai propri giudizi.

 Continua

 

I signori alberi del Museo Giovio a Como

 

Exif_JPEG_PICTURE

Ippocastano del Museo Giovio

 

Nella bella Como vivono alberi ultracentenari che, soprattutto da Aprile a Novembre, esprimono al meglio la loro grazia. Semi-nascosti oltre il cortile del museo Giovio, in cima a via Vittorio Emanuele II, un ippocastano e un platano, ai lati opposti di una fascinosa scalinata barocca, sono i meglio custoditi. Il momento migliore per apprezzare l’ippocastano è Aprile, quando distribuisce equamente sulla chioma i suoi fiori disposti a pannocchia, coi calici bianchi che all’interno hanno una macchia color giallo brillante. Serve alle api per trovare più facilmente il nettare nel fondo e a farsi impolverare di polline. Dopo la fecondazione la macchia diventa rosa acceso, come segnale che lì tutto è già stato compiuto e sta avvenendo la trasformazione in castagne per noi immangiabili, ma buon foraggio per i cavalli, oltre che medicinali. Fino a cinquecento anni fa la specie si trovava principalmente nei Balcani, poi è stata portata da noi, come tanti altri alberi naturalizzati italiani. Il platano lo avevano importato gli antichi romani dalla Grecia, che si onora di averne uno di duemila anni. E’ fra le specie d’alberi più alta e robusta delle nostre regioni, dove Napoleone e la famiglia Savoia hanno contribuito a diffonderlo. Resiste bene all’inquinamento ma le scriteriate mutilazioni che vengono spacciate per potature, lo indeboliscono e lo fanno ammalare.

 

Exif_JPEG_PICTURE

platano del Museo Giovio

 

I due alberi, oltre a rendere molto più bello il cortile, fanno da filtro all’inquinamento e al rumore del traffico che, al di là del muro di cinta, aggredisce la città. In estate, contribuiscono con gli altri alberi a mitigare anche il calore del sole e degli automezzi, riducendo la necessità di condizionatori d’aria, che raffrescano gli interni ma aumentano il calore esterno.

Quanti sanno che le piante sono esseri viventi sensibili e capaci di interagire con altre piante, con gli animali e con i fenomeni naturali?

Conoscere gli alberi permette di piantare quelli giusti nel posto giusto e trattarli adeguatamente, in modo che svolgano il loro importante lavoro al meglio. In città ce n’è tanto bisogno.

 

 

Per conoscere quali begli alberi monumentali ci sono a Como e provincia, cliccare qui

Per quelli di tutte le altre provincie italiane, cercare nel menu di sinistra la voce Alberi monumentali

Per conoscere le caratteristiche affascinanti e utili degli alberi, imparando anche a distinguerli, acquistate il mio libro ALBERI DELLA CIVITA’

Per trovare i link a tutti gli articoli pubblicati finora nella categoria PIANTE, cliccare qui

 

Super animali

rana-volante-da-national-geografic

rana volante – foto da National Geografic

 

Avere delle ali, per spaziare liberi ovunque come gli uccelli è certamente un desiderio umano e l’attributo che noi immaginiamo per chi ha super poteri. Ci sono animali terrestri e acquatici che hanno qualcosa di simile alle ali, anche se ai loro congeneri mancano, come avviene per la rana volante, che ha la particolarità di vivere sugli alberi e che, per potersi muovere meglio tra l’uno e l’altro non si è accontentata della sua grande abilità nel salto. Fra le lunghe dita ha teso delle membrane in modo da poter usare le estremità come piccole ali con cui planare, se non proprio volare.

Plana anche lo scoiattolo volante, che pur essendo già rapidissimo nelle sue corse e nelle arrampicate, si è dotato di una membrana fra le zampe anteriori e quelle posteriori che spalanca quando si lancia, offrendo resistenza all’aria con quello che sembra un mantello, così da compiere lunghi tratti e atterrare morbidamente.

 

scoiattolo-volante-giapponese-da-idee-green

scoiattolo volante – foto da Idee Green

 

Per sfuggire ai predatori, i pesci volanti hanno vere ali in modo che, balzando fuori dall’acqua, riescono a compiere tratti piuttosto lunghi in aria prima di tornare di nuovo dentro il mare, sempre che nel frattempo gli uccelli non li abbiano afferrati per mangiarseli. Anche le mante (manta, in spagnolo significa coperta) volano servendosi degli ampi lembi che danno loro la forma romboidale.

Ci sono però alcuni pesci che, invece, hanno preferito avere zampe per camminare e arrampicarsi, come fa il pesce arboricolo delle mangrovie, che respira con le branchie quando è in acqua e coi polmoni quando si installa su di un albero per aspettare che la marea riporti l’acqua.

Un altro pesce con le mani si trova nel mare della Tasmania e gli servono per camminare sul fondale dove troverebbe di che nutrirsi.

 

 

La città di pan di zenzero

citta-di-pan-di-zenzero

 

Libro di Jennifer Steil, 2012 E’ la storia vera di una giornalista newyorkese trentasettenne che viene assunta per riorganizzare un giornale a San’a in Yemen, durante un anno. Affascinata dall’atmosfera della città dalle bellissime case di terra cruda decorate a calce, che la fanno somigliare a pan di zenzero, accetta la sfida. Affrontare la mentalità autoritaria e teocratica di quel Paese, si rivela subito un’impresa molto difficile. Pur avendo l’incarico di capo-redattore, deve accettare che ufficialmente questo non appaia, dato che a una donna non è permesso avere un ruolo di comando. E l’uomo che ha l’incarico ufficiale, pur essendo spesso di piacevole compagnia, la ostacola in molti modi e le fa pesare continuamente la sua condizione di “intrusa” in quanto di sesso femminile. Questo, naturalmente, ricade negativamente sulla qualità del settimanale e sul lavoro degli altri giornalisti. Per tutta la durata del suo incarico, Jennifer si deve accollare anche la formazione del personale e deve superare lo sdegno per le continue vessazioni del potere maschile, a cui può ribellarsi solo in parte.

Da una parte si tengono le donne a distanza, ma al tempo stesso ci si permette di molestarle e mancar loro di rispetto, quando cercano di rendersi autonome e di fare carriera. Solo nel ruolo di madri e di casalinghe, possono esercitare a loro volta un potere su altre donne e, in una certa misura, sugli uomini.

Il potere su chi è più vulnerabile è l’ambizione suprema, la ricchezza desiderata anche dai più inetti. E’ un’arma che si riesce a spuntare solo con la pazienza e la diplomazia, oltre che con il coraggio e la conoscenza dell’animo umano, come fa la protagonista.

Questo libro fa seguire ai lettori giorno per giorno il percorso affascinante di una donna capace in un luogo incantevole, con gente molto cordiale e disponibile, ma al tempo stesso chiusa nei pregiudizi più opprimenti.

 

Questa recensione è la più recente della rubrica Libri Selezionati (menu a sinistra) che aiutano a comprendere l’animo umano.

Con lo stesso scopo sono state fatte le recensioni a film, che trovate nella sezione Film Selezionati

Articoli che aiutano a conoscersi sono nella rubrica Umanità

 

Frutti di legno, belli come fiori (seconda puntata)

Exif_JPEG_PICTURE

parte superiore del frutto di cedro deodara che ha già rilasciato i semi

 

In certi autunni, sotto le chiome dei cedri del Libano, dei deodara o dell’Atlante, si trovano quelle che sembrano camelie o rose di legno. Sono le parti superiori dei loro frutti (coni), che si sono spezzate e sono cadute, mentre il resto è rimasto sui rami sfaldandosi. Lasciano cadere solo le scaglie e volar via i piccoli semi alati, che erano stati custoditi in ciascuno strato. Le conifere, che pure sono alberi generalmente molto grandi, hanno semi minuscoli.

 

Exif_JPEG_PICTURE

frutti della Tsuga canadiensis

 

La tsuga di origine canadese, con una chioma leggera e sempreverde fino all’autunno, quando i rami più esposti alla luce prendono un colore rugginoso, la troviamo in certi parchi storici ornata di minuscole pigne lunghe due o tre centimetri. Come le altre conifere, quando ha i semi maturi allarga le scaglie col bel tempo, per lasciar volar via i semi. Con l’umidità le richiude per proteggerli.

 

 

Exif_JPEG_PICTURE

frutti del Cipresso di Lawson

 

I cipressi di Lawson sono spesso molto belli, con una sagoma conica sempreverde e i grandi rami che dalla base del tronco si allargano per poi alzarsi formando un cono. Ornano i parchi storici e hanno frutti minuscoli, piccole sfere di meno di un centimetro di diametro, che aprendosi sembrano roselline.

 

Exif_JPEG_PICTURE

frutti di nocciolo turco

 

Il Corylus colurna, nocciolo di origine turca, è relativamente difficile da trovare nei parchi ma i suoi frutti sono davvero di grande effetto, coi tentacoli lunghi, rigidi e graffianti.

 

Exif_JPEG_PICTURE

frutti dell’ontano

 

L’ontano, che cresce vicino ai fiumi o comunque dove abbonda l’acqua, è l’unico albero deciduo (che perde le foglie in autunno) ad avere per frutti delle pigne, che comunque sono minuscole, lunghe al massimo due centimetri, su ramoscelli fragilissimi.

 

Exif_JPEG_PICTURE

frutti di eucalipto

 

Anche il sempreverde eucalipto cresce dove c’è molta acqua nelle nostre regioni più calde e i suoi frutti sembrano sonaglini.

 

Exif_JPEG_PICTURE

frutti di quercia rossa

 

L’americana quercia rossa che in autunno dà spettacolo col suo fogliame colorato, ha per frutti delle grandi ghiande molto belle.

 

Exif_JPEG_PICTURE

frutti alati di tiglio

 

I tigli, dopo l’abbondante e profumata fioritura di maggio, portano ben presto minuscole sferette appese in gruppo ad un’ala che le fa volar via a volte già a giugno, ma altre volte solo a fine inverno.

 

Un precendente articolo sui bei frutti legnosi degli alberi lo trovate qui.

Uno sui frutti che sembrano di carta lo trovate qui.

 I link a tutti gli articoli pubblicati finora li trovate qui

 

 

Sensibilità vegetale: le piante soffrono se vengono mangiate?

Exif_JPEG_PICTURE

 

E’ noto da tempo che le piante sono molto sensibili, capaci di percepire ciò che avviene intorno a loro e di rispondervi efficacemente. Il dottor Stefano Mancuso del Centro di Neurobiologia Vegetale di Sesto Fiorentino lo ha ampiamente documentato con libri e video, nei quali spiega che le piante hanno funzioni estese in tutto il corpo, anziché concentrate in organi specifici come avviene negli animali e negli umani. Non potendo spostarsi per sottrarsi ai pericoli o alimentarsi, si sono sviluppate fin dall’inizio con possibilità adeguate, come il rigenerarsi di rami, foglie e radici tagliate che hanno capacità fondamentali e multiple. In particolare, le hanno i sottilissimi e innumerevoli apici delle radici, con funzioni simili a quelle dei nostri neuroni.

Le piante, contrariamente agli animali e agli umani, invece di nutrirsi di altri esseri viventi, trasformano l’aria in cibo, elaborandola nelle foglie con l’aggiunta dell’acqua e dei minerali portati dalle radici. Loro, però, vengono continuamente mangiate direttamente e indirettamente, perché gli animali di cui molti si alimentano, si sono cibati di piante o di chi se ne è nutrito.

Chi vuole evitare di far soffrire gli altri esseri viventi, oltre ad evitare di mangiare animali, come si deve regolare con i vegetali?

 

Exif_JPEG_PICTURE

 

Le piante si sono co-evolute con molti animali e quindi hanno messo in conto che una parte del loro fogliame venga mangiato. Se questo avviene con moderazione, dunque, è possibile che non ci sia dolore e presto nuove foglie sostituiscono quelle mancanti. Solo se la perdita diventa importante e mette in pericolo la vita della pianta, questa si difende producendo sostanze che la rendono indigesta e che, col loro odore, avvertono anche le vicine di fare altrettanto.

Ciò che certamente viene prodotto dalla pianta per essere mangiato, però, è il frutto, che contiene i semi da disperdere nell’ambiente, per poter dar origine a una nuova pianta. Questo lo fanno gli animali, che con le feci lasciano i semi inghiottiti con la polpa, su terreni dove hanno possibilità di germogliare. Noi umani di solito non facciamo così, ma recuperiamo una parte dei semi per piantarli nei nostri giardini o nei frutteti.

Dunque mangiare la frutta dolce come le mele, quella dell’orto come i pomodori, i semi dei cereali o quelli chiamati “frutta secca” come le noci, lo può fare con tranquillità anche la persona più sensibile.

 

I link a tutti gli articoli pubblicati finora li trovate qui 

 

A cosa serve conoscere gli alberi

Exif_JPEG_PICTURE

 

Nel conoscere gli alberi si vengono a sapere caratteristiche stupefacenti che li presentano in continua interazione con altre piante, animali e fenomeni naturali. Ci si rende conto dell’importanza di distinguerli, come avviene con le persone, per poter dare a ciascuno la possibilità di esprimersi al meglio e svolgere le sue funzioni con buoni risultati. Gli alberi e la maggior parte delle piante anche semplici sono indispensabili per la salute del pianeta e di tutti i suoi abitanti e ignorando le loro qualità succede come nel mondo umano, dove si forzano spesso le persone a svolgere lavori per cui sono negate, con pessimi risultati.

Man mano che conoscerete gli alberi, anche se non avete un terreno sentirete man mano diventare un po’ vostri i giardini altrui e quelli pubblici. Il mondo si farà più ampio, più bello, più vario, perché vedrete molte cose che prima vi erano sfuggite anche se le avevate sotto il naso. Il verde che prima era indistinto si definirà come avviene con le immagini sfocate con un obbiettivo usato correttamente.

Nel vostro giardino o sul terrazzo imparerete a piantare gli alberi che fanno ombra d’estate e a lasciano passare tanta luce in inverno verso la casa. Saranno delle dimensioni proporzionate alla loro futura crescita rispetto allo spazio disponibile, con un effetto estetico più piacevole. Questo eviterà che i poveri alberi siano accusati di fare danni, quando la responsabilità è interamente di chi ha sbagliato specie e non ha pensato agli sviluppi futuri. Con gli alberi giusti non si fanno potature inopportune ed eccessive.

 

Exif_JPEG_PICTURE

 

Con una conoscenza generale di base sulle piante e sulle loro interazioni con gli elementi naturali, si otterranno i risultati citati qui sopra anche per gli spazi pubblici o per lo meno si riuscirà a dare l’incarico al professionista più competente nella materia. Molte volte i geometri, gli ingegneri e gli architetti che li progettano o che fanno dei lavori, mancano della conoscenza sufficiente in fatto di natura e commettono errori che provocano danni anche gravi. Giardini pubblici, viali, parcheggi privati e di supermercati, zone industriali, se dotati degli alberi giusti a cui si dà un buon trattamento, riducono l’inquinamento dell’aria e dell’acqua, mitigano la temperatura e i rumori, riducono gli allagamenti in caso di grandi piogge, rendono più bello e sano l’ambiente cittadino. Le città hanno bisogno di tanti alberi per diventare più vivibili in ogni senso e per distribuire su un numero maggiore di piante la fatica di dover sopportare condizioni sempre più difficili.

 

37

 

Sarà possibile capire se ciò che fanno altri riguardo alla natura ha senso oppure no. Si eviteranno potature che sarebbe meglio chiamare mutilazioni, perché fatte come se gli alberi fossero legname inerte. Se proprio si dovranno ridurre le chiome, lo si farà nei punti in cui sarà meno dannoso per loro. Potature scriteriate, taglio o soffocamento delle radici fanno ammalare gli alberi e li indebolisce rendendoli pericolosi, mentre invece si crede di renderli più sicuri. La potatura va fatta solo in caso di necessità e da veri esperti, non da chi fa solo il lavoro al prezzo più basso.

Man mano che si conosceranno gli alberi, si incroceranno argomenti altrettanto interessanti sugli animali, sui fenomeni naturali, sull’umanità e, di conseguenza, sul cibo, oltre che sui metodi più ecologici per ridurre i consumi di energia e di acqua.

Si troverà così anche un modo migliore per rapportarsi al mondo e a tutti i suoi abitanti e si creerà un ambiente sociale adatto a portare ai ruoli di comando, persone più sensibili al bene comune e più competenti. I difetti e i pregi dei governanti di un popolo dipendono dai difetti e dai pregi della maggioranza di quel popolo. La vera democrazia è quella di chi comincia da se stesso a realizzare ciò che vorrebbe vedere negli altri.

Nelle diverse rubriche del menu di sinistra nella pagina, sono disponibili tanti articoli utili.

I link a tutti gli articoli pubblicati finora li trovate qui

 

 

 

 

 

Gli alberi belli in inverno

thuja-occidentalis-rheingold-da-donnadipiante

Thuja varietà Rheingold – foto da donnadipiante.com

 

Nei mesi più bui dell’anno, i rami spogli degli alberi e il tono spento di vari sempreverdi mettono proprio tristezza. Ci sono alberi, però, che quando perdono le foglie sono addirittura più belli. E’ il caso del salice da vimini, che coi suoi ramoscelli fitti e sottili, color arancio o rosso riscalda l’umore di chi lo vede. Anche l’arbusto di corniolo della varietà Winter Flame fa lo stesso e così il corniolo bianco, il siberiano Cornus alba. Rami rosa molto belli sono quelli dell’Acer palmatum corallinum e per bordure di un rosso vivace come pochi c’è la Nandina firepower

 

corniolo-winter-flame-da-rosai-e-piante-meilland

corniolo winter flame – foto da rosai e piante Meilland

 

A rompere la monotonia di certi sempreverdi, provvede la Cryptomeria japonica della varietà elegans, che in estate ha una chioma verde leggera e morbida ma col freddo prende una tinta rossa, sfumata in molti punti così da movimentare l’effetto. Cambiano colore anche le tuje: la varietà aurea nana diventa color bronzo, la danica si fa bruna e la Rheingold ha uno splendido tono dorato che in inverno diventa color bronzo. La thuja è detta anche Albero della Vita perché i suoi rametti contengono molta vitamina C e pare che il suo infuso venisse somministrato dai nativi americani ai marinai francesi che avevano lo scorbuto, dopo i lunghi viaggi compiuti senza mangiare cibi freschi. L’albero ha anche molte altre proprietà curative.

In Messico cresce l’albero che da noi viene venduto come pianta d’appartamento, soprattutto a Natale è ed la Poinsettia o Euphorbia pulcherrima, che solo quando le giornate si accorciano tinge di rosso vivo le foglie intorno ai piccoli, insignificanti fiori, per segnalarli agli insetti impollinatori. Anche i colori della bouganville sono quelli di foglie intorno a fiorellini. Il motivo per cui di solito le piante prendono colori caldi dal giallo al rosso, è la lunghezza d’onda della luce in quei toni, che nel rosso è minima e può essere assorbita con maggiore facilità quando la luminosità è scarsa.

 

vi-tezze-sophora-p-leg

Sophora japonica pendula

 

Ci sono anche alberi che, una volta spogli, mostrano una struttura molto bella, che vale quanto il colore. Uno è un grande albero molto comune, il bagolaro. Se non viene potato e gli si lascia mantenere la sua forma naturale, espande una chioma tonda e leggera come un soffione che, in un giardino, può prendere il posto più importante. Un albero dalle forme stupefacenti ma frutto di un’anomalia, favorita dall’uomo, è la Sophora japonica pendula che in estate si ricopre di foglie fitte come scaglie di un armadillo, mentre d’inverno rivela rami contorti come serpenti, che nell’assottigliarsi prendono la forma di piccoli archi perfetti. Questo albero non diventa mai molto grande e quindi adatto ai giardini con poco spazio.

 

bagolaro-leg

bagolaro

 

Sono belle le betulle, col loro elegante fusto bianco e i ramoscelli rossi come gli amenti. Se il terreno è umido e nelle vicinanze c’è un corso d’acqua, è bellissimo anche il pioppo bianco, che però diventa presto molto grande, come la betulla e il bagolaro. Attenzione a calcolare le proporzioni.

 

betulla-tronchi-leg

betulle

 

 

 

 

 

I link a tutti gli articoli pubblicati finora sul tema PIANTE li trovate qui 

 

Il museo dei mezzi di Castelletto Ticino (NO)

Exif_JPEG_PICTURE

camion dei pompieri

 

Lungo la strada principale che da Castelletto Ticino va verso Arona, battelli, aerei, moto, auto, macchine agricole d’epoca accompagnano la vista per un piccolo tratto, affacciati da un ampio giardino. Sono quelli del museo Gottard Park, voluto da Aldo Gottardo, appassionato di meccanica nato nel 1923, che li ha acquistati in varie parti del mondo e li espone al pubblico da circa vent’anni. Ci sono molte moto per far felici gli appassionati, ma tanti altri mezzi agricoli e di trasporto del passato lo fanno sembrare un museo di giocattoli, perché una volta le funzioni più semplici di quelle attuali, lasciavano a vista il loro percorso fantasioso e colorato di tubi e serbatoi, ruote e pedali, manovelle e accessori. Così le grandi mietitrebbia americane sembrano carrozzoni di teatranti, il frantoio per olive tedesco assomiglia a una piccola locomotiva ottocentesca, un’auto cecoslovacca ha il muso simile al becco di un pellicano.

 

Exif_JPEG_PICTURE

frantoio per olive

 

Questo è anche il regno della fantasia per ogni età, perché quasi ad ogni passo si trova una sorpresa nell’uso dei materiali, nella decorazione o nella forma. Nei padiglioni coperti c’è persino qualche vecchia stufa e se invece si fa una passeggiata nel boschetto, si sbocca nel punto in cui un camion dei pompieri, con la sua lunghissima scala telescopica che sale oltre i rami degli alberi, fa arrivare fra le nuvole i pensieri di chiunque abbia immaginazione. Del resto, fra i primi pezzi acquistati per il museo del signor Gottardo, ci sono stati gli schiacciasassi come quelli che lui aveva visto da bambino e che lo avevano tanto impressionato mentre lasciavano dietro di sé dei nastri d’asfalto lisci come tappeti, srotolati nella campagna o fra le case per poterci fare sopra delle corse favolose.

Ecco perché questo museo è scelto spesso per feste di battesimi, comunioni e matrimoni.

 

Exif_JPEG_PICTURE

trattore

 

Per gli amanti delle biciclette d’epoca, utilizzate per ogni tipo di mestiere, è bellissimo quello di Fabriano AN

Per biciclette d’epoca e da corsa, andate a Cesiomaggiore BL

Alcune biciclette d’epoca sono anche al Museo del legno di Cantù CO e al Museo del falegname di Almenno san Bartolomeo BG.

Altre belle biciclette antiche si trovano a Stia al Museo dell’Arte della Lana AR

Per i mezzi aerei c’è il Museo dell’aria PD

 

 

Profumi animali – seconda puntata

capodoglio

capodoglio – foto da aulascienze.scuola.zanichielli.it

 

Sulle coste dell’oceano Atlantico capita di vedere masse grigiastre grosse come palloni da calcio, che galleggiano e poi si arenano. Sono fatte di una sostanza cerosa e profumano di terra o di legno. Eppure, appena espulse dai capodogli che continuamente lo producono, puzzano come ovvio, essendo passate nel loro intestino per proteggerlo dalle ferite, che i becchi dei calamari giganti di cui si nutrono, potrebbero infliggere. Il sale e l’aria, però, ossidando quei resti ne cambiano a tal punto l’odore, da renderlo attraente per noi ed indispensabile nel fissare e migliorare i profumi che indossiamo. Si chiama ambra grigia ed un tempo si credeva che fosse afrodisiaca, ricostituente, utile ad allontanare da sé il contagio delle pestilenze. Ancor oggi è usata per dare un particolare sapore a liquori e cioccolato ma, rara e costosa com’è, in profumeria è spesso sostituita da un prodotto sintetico che la imita. Il nome la accomuna odorosamente all’ambra gialla, la resina fossile con cui si fanno i gioielli e che si è sempre usata anche come incenso.

Dal capodoglio viene un’altra sostanza cerosa e profumata, che col calore diventa oleosa: lo spermaceti. Nonostante si trovi nella testa, in passato lo si era creduto sperma e questo nome è rimasto. È invece una materia che pare serva a facilitare l’immersione in profondità e le eco-localizzazioni. Ha profumo gradevole ed è piacevole da toccare. Per questo era usato nei cosmetici e nei tanti impieghi possibili per una sostanza molto lubrificante, che brucia bene. Il nome del più grande mammifero marino coi denti è dovuto proprio all’olio che occupa buona parte della sua voluminosa testa. Preferisce vivere in zone calde e temperate, ma i grossi maschi passano diverso tempo anche vicino ai poli, dove l’acqua più fredda e ricca di ossigeno, offre maggior cibo.

La prima puntata di questo articolo si trova qui