Category Archives: Italia inconsueta

INDICE DEGLI ARTICOLI CHE TROVERETE ALLA FINE DI QUESTO ELENCO:Il Giardino Heller di Gardone Riviera (BS)…. Coccodrilli nei santuari mariani…..Torri passerere e rondonare …. Proposte di escursioni per un giorno in Lombardia, … Ponti di barche e traghetti fluviali:…. il sentiero sospeso verso l’eremo di san Romedio (TN),….. Lugo (RA): la rocca dei fiori di cappero,….. Sant’Agata Feltria (RN), paese del Natale e delle fiabe, …..Le fontane di Tonino Guerra, …..Casoni veneti: edilizia rurale di qualità, ….. Fioriture a distesa, …..Chiavenna: il lavoro dell’acqua,….. Tabià: architettura rurale di qualità (BL),….. Il Monte Nuovo (NA),….. Isola ferdinandea (TP), …..L’orto botanico di Chiavenna si chiama Paradiso (SO), …..Villa della Torre a Fumane (VR): potenza degli elementi,….. Antichi caseifici, i caselli reggiani,….. Il bosco dei licheni,….. La colombaia di Crespellano (BO),….. Saporiti fiori d’Ottobre: i Crocus sativus da zafferano,….. La repubblica creata dalla sorte: Cospaia (PG), …..Orti dipinti a Firenze, …..Officina Profumo-farmaceutica di Santa Maria Novella (FI),…… Musei del miele in Trentino/Alto Adige,….. La Phytolacca dioica di Ostuni (BR), …..le sorprese del museo della frutticoltura di Lana (BZ), …..Bagni di San Filippo (SI),….. la casa dei bagolari di Prato (PO), …..il principe arancio di Pantelleria (TP), ….. la ghiacciaia della via modenese (PT), ….. i mirti monumentali della Kolymbetra (AG), …..i castelli di Cannero (VA),….. il cimitero di guerra di Brunico (BZ), …..Il museo degli orsanti della val di Taro (PR), ….. il teatro più piccolo del mondo LU, PG, IM,….. il giardino della valle CO),….. Aria condizionata naturale VI, SO, PA

Il Giardino Heller di Gardone Riviera (BS)

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André Heller è un artista della parola, della musica, del teatro e delle arti figurative, ma anche dei giardini perché nel suo, aperto al pubblico da Marzo ad Ottobre, ha profuso una generosità che ad ogni passo ha lasciato qualcosa di nuovo, che trascina i visitatori nei sentieri come una corrente. Nel 1988 ha preso posto a Gardone Riviera nella villa e nel giardino che erano stati fin dal 1912 di Arthur Hruska, suo conterraneo austriaco. E’ un ettaro di terreno in leggera pendenza dove scorre l’acqua che alimenta sette specchi e rinfresca l’aria, già gradevole per i tanti alberi dalle ali sempre aperte su qualche parte dello spazio bisognoso di requie dal sole estivo. Ci sono piante antichissime come la felce arborea, la cicadina, l’araucaria, l’euforbia e il ginkgo, scampate al cataclisma del cretaceo che ha sterminato persino i dinosauri, ma a cui loro sono sopravvissute e che qui sono rappresentate da giovani discendenti. Ci sono piante da tutti i continenti, comprese diverse specie di bambù, di cui ancora non si conosce la ragione della misteriosa fioritura.

 

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Sculture e installazioni di artisti locali e internazionali, a momenti sono appena visibili fra gli steli, le foglie, le corolle. Fra gli alti fusti dei bambù, due figure in bronzo lanciano dalla bocca getti d’acqua che a giudicare dalle loro facce potrebbero essere insulti, ma hanno l’effetto di scherzi. Sono di André Heller, il padrone di casa. Si fa notare l’opera di Rudolph Hirt che sbuca da un’impenetrabile vegetazione, l’enorme drago serpente, dio delle acque babilonesi. La casetta dei giochi, di Edgar Tezak, sospesa sopra i ciuffi d’erbe tropicali che circondano il cipresso calvo, sintonizza chi la guarda sulle avventure esotiche di fantasia. E poi ci sono i minuscoli tuffatori di Mariano Fuga in cima alle colonne e alle rocce, le figurine di Roberto Ciroli che cercano uscire dal soffione di rete, la tavola apparecchiata di piante e acqua di Sandro Bolpagni.

 

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Le sculture degli autori più celebri tengono un po’ le distanze e altre si confondono fra le forme vegetali, dove il fiore creativo della natura offre il suo nettare all’ape umana, venuta a cercarlo fin qui.

 

 

 

Coccodrilli nei santuari mariani

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coccodrillo nel santuario della Madonna delle Grazie – foto del Comune di Curtatone MN

 

In alcuni santuari italiani dedicati alla Madonna, capita di vedere un coccodrillo tassidermizzato sospeso sotto la volta. Succede a Curtatone in Santa Maria delle Grazie, a Ponte Nossa presso la Madonna delle Lacrime, a Verona alla Regina della Pace, a Rapallo da Nostra Signora di Montallegro, a Macerata in Santa Maria delle Vergini. Solo a Ragusa si trova nella chiesa di San Giorgio. Un tempo questi rettili si appendevano sopra i banconi degli speziali, quando ancora si credeva che certi animali pericolosi, che avevano il potere di uccidere gli uomini, avessero anche quello di guarirli. Nella mente umana la suggestione è capace di compiere miracoli e prima che la scienza sfatasse molte credenze, poteva bastare la vista di un tale mostro per sbloccare certi ostacoli alla guarigione. Lui che vive nelle acque torbide ma rimane a crogiolarsi al sole e colpisce all’improvviso con rapidità, rappresentava il mistero della vita e della morte. Il suo legame con l’acqua, da cui dipende l’esistenza di ogni creatura, nei Pesi tropicali lo rendeva simbolo di fecondità vegetale e ne collegava il significato a quello simile delle ninfee, radicate nella melma degli stagni e numerose a pelo d’acqua.

 

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interno del santuario mariano di Curtatone, foto da www.dellumanoerrare.it

 

I rilievi duri come pietre del suo dorso facevano credere che la terra poggiasse sulla schiena di un immenso coccodrillo, che ogni sera divorava il sole ma ogni mattina lo risputava intatto. Per gli antichi aztechi la terra era nata da un coccodrillo e dalla sua testa  nascevano le erbe medicinali. Da noi, dove non ce ne sono mai stati, era probabilmente ritenuto parente del drago, che rappresentava il male da sconfiggere ed essendo rettile appartiene alla stessa famiglia del serpente, che nella nostra iconografia religiosa è simbolo del demonio. La Vergine che esprime il bene e la compassione, infatti, è spesso raffigurata col piede sopra la sua testa, dunque la presenza di coccodrilli ormai innocui proprio in alcuni suoi santuari e in quello di San Giorgio si deve ad un simile significato. Probabilmente erano stati portati vari secoli fa in Italia da viaggiatori che ne avevano avuta grande impressione o addirittura erano stati aggrediti e si erano salvati.

 

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il dio Mercurio col caduceo – foto da www.libero-arbitrio.it

 

Il serpente nelle farmacie è ancora raffigurato avvolto in coppia intorno al caduceo di Mercurio, messaggero degli dei e guida degli esseri che cambiano condizione, come avviene ai malati che guariscono. Molti serpenti sono velenosi, ma è noto che il loro veleno in dosi opportune può essere medicina. Oltretutto, siccome cambiano la pelle, evocano la trasformazione della condizione del malato in modo eccellente. I due serpenti significavano le forze contrarie che si equilibravano. Il caduceo, come albero della vita, era simbolo antichissimo a cui in epoca greca erano state aggiunte due due ali a significare la sintesi. Il corpo rigorosamente essenziale del serpente ne aveva fatto l’espressione della forza vitale nel suo erompere dalla terra e ne significava la continuità infinita, quando la linea del suo corpo si chiudeva in un cerchio, tenendo la coda in bocca. Il rettile che ha la tana sotto terra era per questo anche simbolo di morte e rigenerazione, che conosceva i segreti dell’esistenza e dunque il futuro: le profetesse erano dette anche pitonesse.

 

Torri passerere e rondonare

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passerera di villa Conti Carletti a Codogna, frazione di Grandola ed Uniti (CO)

 

Nella parte alta delle torri di alcuni castelli nel centro-nord italiano, a volte si vedono varie file sovrapposte di fori relativamente piccoli, realizzati per attirare i piccoli uccelli che in natura fanno i propri nidi nei fori degli alberi e nei paesi e città si adattano alle piccole cavità degli edifici. Le chiamano passerere o rondonare, perché spesso sono i passeri o i rondoni ad occuparle. Anche ballerine gialle, cinciallegre, codirossi, picchi muratori, storni, balestrucci, gradiscono questa soluzione per deporre e covare le uova, poi allevare i piccoli e in autunno lasciarli vuoti.

Nei giardini di certe ville si costruivano torrette passerere con l’unico scopo di attrarre i piccoli uccelli, che con la loro presenza rallegravano gli abitanti. Nei periodi ci carestia, però, i nidiacei venivano mangiati.

 

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Torre passerera in un vigneto di Villa, frazione di Gussago (BS) -
foto di Angelo Cartella da Gussago News

 

Gli ospiti più insoliti sono sempre stati i rondoni, che a forza di vivere in aria hanno quasi perso l’uso dei piedi per camminare. Per questo il nome scientifico è apus, cioè senza piedi, anche se sono molto efficaci per aggrapparsi a sporgenze verticali. Assomigliano alle rondini, ma al contrario di loro sono quasi del tutto neri e e sono parenti dei colibrì. Migrano alla fine di ogni estate verso l’Africa, per tornare a primavera da noi a fare i nidi, deporvi le uova e poi accudire i piccoli. Solo allora le loro deboli ed inefficaci zampette si posano su appigli alti, da dove possano lanciarsi, perché non potrebbero decollare da terra. Sono così veloci da non avere altri nemici che i falchi lodolai, altrettanto rapidi. Di giorno volano in alto con il becco aperto a velocità che sfiorano i duecento chilometri orari per nutrirsi di insetti o accoppiarsi e di notte restano ancora nell’aria, sfruttando le correnti calde, quando dormono con una sola metà del cervello per vigilare con l’altra, mentre salgono a grandi altezze per poi scendere lentamente, planando in grandi cerchi e ricominciare daccapo fino all’alba.

 

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rondonara del borgo vecchio di Carmagnola (TO) foto di M.Ferri

 

La passerera di villa Conti Carletti si potrà vedere in occasione di una visita ad un notevole monumento naturale qual’è il “rogolone”, quercia gigantesca di 300 anni di età. Rivolgendosi ai volontari dell’ecomuseo della Val Sanagra www.museovalsanagra.it si potrà visitare anche il museo della civiltà contadina e interessanti manufatti storici della zona.

Sul sito www.monumentivivi.it dove si possono trovare le segnalazioni di rondonare. Per gli amanti degli uccelli sarà interessante partecipare al festival dei rondoni in Italia e Svizzera www.festivaldeirondoni.info

 

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rondone – foto da brisighellaospitale.it

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Proposte di escursioni in Lombardia

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Chiavenna – i crotti di piazza Pratogiano

 

Nei viaggi che presento verrete trasportati nel mondo fantastico che si trova dietro le apparenze imperturbabili delle piante. Scoprirete i diversi linguaggi che usano per comunicare fra di loro e con gli animali, le strategie che impiegano per ingrandire le proprie famiglie, le innumerevoli collaborazioni che intrecciano con altre forme di vita. L’inventiva umana si confronta qui con quella della natura e se ne nutre.

 

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dettaglio dellambiente naturale dei crotti lungo il fiume Mera a Chiavenna

 

CHIAVENNA – LA NATURA CHE SORPRENDE

Chiavenna è piena di sorprese. Faremo la conoscenza prima di tutto coi crotti, tipiche baite costruite a ridosso dei massi ciclopici caduti dalle montagne in epoca glaciale, dentro cui filtra tutto l’anno l’aria delle grotte a dieci gradi centigradi, che risulta freschissima in estate e tiepida in inverno. Nei crotti si sono sempre conservati i cibi, che si mangiavano poi con la famiglia o gli amici, soprattutto in estate. Vedremo da fuori quelli di Prata di Camportaccio, quelli del centro di Chiavenna e quelli lungo il fiume Mera, nella frazione di Prosto. Sarà come entrare in villaggi di elfi, pieni di alberi, di felci, di muschi. Alcuni sono stati adattati a ristoranti e in uno di loro pranzeremo, dopo aver visitato centro storico, attraversato dal fiume Mera.

Visiteremo quindi l’orto botanico più scenografico d’Italia, che svetta al di sopra della città, su massi ciclopici. Qui avvicineremo piante originarie di tanti Paesi stranieri e le celebri “marmitte dei giganti”, bacini scavati dall’acqua quando ancora la zona era coperta dai ghiacciai. Infine visiteremo le vicine cascate dell’Acquafraggia, dove l’acqua che precipita a valle scorre verso il fiume Mera dopo essersi raccolta in vasche in cui fare un bagno rinfrescante.

Per approfondimenti su Chiavenna cliccare qui ,  sull’Orto Botanico cliccare qui , sul Mulino Bottonera cliccare qui

 

 

 

SULLE TRACCE DEI CERCATORI DI PIANTE NELLA CITTA’ GIARDINO

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giardino di villa Toepliz

 

 

Varese ospita ben 10 giardini storici aperti al pubblico, con alberi che arrivano ai duecento anni di età e di cui la maggior parte viene dall’America e dall’Asia. Alcuni di loro sono tuttora sacri nei Paesi di provenienza, altri lo erano in Europa e sarà possibile sapere quali straordinarie virtù li hanno resi tali.

Si visiterà quello di villa Mylius, con molti alberi ultrasecolari originari dell’oltremare, poi quello di villa Baragiola che ospita una sequoia gigante e dove un secolo e mezzo fa è stata costruita dai proprietari di allora una dacia ungherese in legno, ancora ben conservata. Pausa pranzo libero e infine si passeggerà nel più spettacolare, il Giardino Estense, con le settecentesche gallerie di carpini e, nella continuazione della villa Mirabello, un incomparabile cedro del Libano fra molti altri giganti vegetali.

 

LA FIORITURA DEL LOTO SUL LAGO DI MANTOVA

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Un’escursione poetica per navigare in mezzo ai grandi fiori e foglie che ogni anno si aprono, emergendo dalle acque poco profonde che il fiume Mincio ha formato intorno a Mantova. Prima della navigazione in battello si visiterà il santuario della Beata Vergine Maria delle Grazie, che ha un coccodrillo tassidermizzato sospeso sotto il soffitto. Alla fine dell’escursione fluviale si potrà visitare la Mantova serale e cenare prima del rientro. Spiegazioni e narrazioni sull’affascinante vita dei fiori di loto, delle piante e degli animali acquatici, compresi i coccodrilli che venivano appesi nelle antiche farmacie o, come qui, nel santuario della Madonna.

 

GIARDINI HELLER DI GARDONE RIVIERA

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Quando alla bellezza delle piante si allea quella delle opere umane, la sensazione che si prova nel vederle e starci in mezzo è di vera beatitudine. Con questo scopo André Heller, artista austriaco che, come molti suoi conterranei ha un debole per l’Italia e in particolare per il Lago di Garda, si è preso cura dal 1989 di un giardino del genere davanti alla sua villa a Gardone Riviera, dove fra piante da tante parti del mondo hanno un posto ideale le opere di artisti altrettanto vari. Gardone Riviera è la piacevolissima città con un centro storico ben conservato e dove i giardini pubblici e privati ispirano il desiderio di pace. Molto interessante è anche la visita al Vittoriale, con la casa e il parco di Gabriele d’Annunzio.

 

NATURA E GENIO DAL PARCO DI MONZA AL TRAGHETTO DI IMBERSAGO

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l’ottocentesco ponte in ferro di Paderno (BG)

 

Il parco pubblico più esteso e ricco della regione è quello della villa reale di Monza, voluta da Napoleone Bonaparte per il figlio adottivo, Eugenio di Beauharnais. Vedremo il grande roseto multicolore davanti al palazzo per poi andare nel parco con laghetti e ruscelli, a conoscere l’albero delle lanterne e quello dei ventagli, quello della vita e quello della morte, fra i tanti altri che hanno trascorso qui già quasi due secoli e di cui molti vengono da Paesi lontani.

Andremo poi per una ventina di chilometri verso il fiume Adda, che porta l’acqua del lago di Como verso Milano e il Po, dove il bellissimo ponte in ferro ottocentesco sul fiume si innalza come un arcobaleno a 80 metri di altezza, sopra i navigli progettati da Leonardo da Vinci nel cinquecento. Con un altro piccolo spostamento vedremo infine il traghetto di Imbersago, costruito secondo il sistema ideato dallo stesso artista ingegnere che molto ha lavorato nella regione.

 

 

ALBERI MONUMENTALI LUNGO LA VIA REGINA

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il rogolone – foto da streghe cattive del nord

 

Partendo da Como e viaggiando in pullman lungo la via Regina, la strada panoramica che costeggia la sponda occidentale del Lago di Como, conosceremo splendidi alberi monumentali: il cedro del Libano e l’ippocastano di villa Olmo, la magnolia sempreverde a Mezzegra, il canforo, i calocedri e cedri deodara all’interno del Parco pubblico Olivelli-Meier di Tremezzo, due imponenti platani antistanti la Villa Carlotta, e più avanti un glicine notevole. Sono tutti alberi ormai familiari, ma originari dell’Asia e dell’America, messi a dimora nel parchi signorili in gran parte nell’ottocento per la loro bellezza. Ciascuno di loro, però, possiede molte virtù benefiche per noi umani, per gli animali e per le altre piante, che vi sorprenderanno. Pranzo in tipico ristorante con cucina di lago e nel pomeriggio passeggiata da Grandola per ammirare il Rogolone, monumentale quercia di varie centinaia d’anni, che signoreggia in una radura, ricordando col suo portamento e la sua mole, che in Europa le querce sono state sacre.

 

 

 

IL PARCO DEL SEMPIONE

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7 Ottobre

Parigi è collegata idealmente a Milano attraverso il Parco del Sempione, che prende il nome dal passo alpino verso cui è rivolto e alla strada che dal Duomo, attraverso l’Arco della Pace, si dirige verso la Svizzera e raggiunge la capitale francese. Altro collegamento fra le due città è Leonardo da Vinci, che ha lavorato a Milano per gli Sforza e successivamente per il re di Francia Francesco I. Leonardo era appassionato di musica e nel Castello Sforzesco aveva suonato per Ludovico il Moro una lira in argento. Nel castello c’è il museo degli strumenti musicali antichi provenienti da varie parti del mondo, così come lo sono gli alberi del parco, di cui molti hanno superato il secolo di età. Nel fare la loro conoscenza, condivideremo l’entusiasmo degli architetti che già dai primi anni dell’ottocento hanno progettato  giardini romantici come questo, cercando di ricreare l’atmosfera delle foreste esotiche di cui erano originari.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Ponti di barche e traghetti fluviali

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ponte di barche a Commessaggio sul Navarolo (MN)

Fin dal più lontano passato, quando era necessario disporre rapidamente di un ponte su un fiume di modesta portata, lo si improvvisava con una fila di barche disposte in parallelo e ben assicurate da funi robuste alle rive, adagiando e fissando poi sopra di loro una passerella di grosse assi. I militari sono stati forse quelli che più spesso se ne sono serviti, ma sono stati adottati anche per uso civile e tutt’oggi si possono realizzare per impieghi provvisori, smontandoli dopo l’uso.

Quando il fiume è in piena, il ponte si alza e, se il passaggio in quelle condizioni non è consigliabile, per lo meno resiste. Va da sé che solo i veicoli relativamente leggeri, come le auto, possono passare, altrimenti il peso lo farebbe sprofondare.

 

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ponte di barche a Torre sull’Oglio (MN)

 

Un tempo le barche erano in legno ma nel novecento si sono sostituite con quelle in cemento, più robuste. Sul fiume Ticino a Bereguardo, sull’Oglio a Torre d’Oglio e a Commessaggio sul Navarolo, sono ancora attivi e danno un tocco di antichità ai luoghi.

In passato, dove non c’erano i soldi per costruire un ponte in legno, mattoni o pietra, c’erano le barche o le chiatte dei traghettatori. Sul fiume Adda, a Imbersago, c’è ancora un traghetto che porta le persone da una sponda all’altra con il sistema ideato da Leonardo, sfruttando le leggi di natura. E’ fissato ad un cavo teso tra le rive opposte e per attraversare occorre solo ruotare il timone nella direzione di una bisettrice dell’angolo retto alla corrente dell’acqua.

 

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Traghetto leonardesco a Imbersago (LC)

 

 

 

Il sentiero sospeso verso l’eremo di san Romedio (TN)

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Sotto il picco dove è cresciuto nei secoli il santuario di San Romedio, scorre il torrente a cui hanno dato lo stesso nome e che passa ai piedi del paese di Sanzeno. Nel 1863 quando la famiglia de Widmann era insediata nell’abitato e possedeva molte terre, le aveva volute rendere produttive portandovi l’acqua del torrente. Aveva allora inciso nella roccia calcarea della forra dalle pareti verticali, un canale stretto come un sentiero per farla arrivare senza fatica, in leggera pendenza. Man mano che il suo percorso procedeva verso la destinazione, cresceva la distanza dal fondovalle fino a trovarsi sospeso a cento metri di altezza. Adesso che l’acquedotto ha una diversa sistemazione, il sentiero dell’acqua è diventato quello dei visitatori dell’eremo, che vogliono arrivarci nel modo più simile a quello del santo di origine austriaca, che mille anni fa aveva scelto questo luogo come solitaria residenza. Se ci si va di buon mattino, in un giorno feriale d’estate, il silenzio e il camminare sospesi per quaranta minuti sullo strapiombo, si accorda con la bellezza selvaggia del luogo e con l’atmosfera spirituale del santuario alto su un picco, che sale ancora con i suoi muri e le sue scale, per stare come su una nuvola sopra gli alberi. E’ fatto di piccole chiese interne decorate ad affresco, di centotrenta gradini ripidi, fra muri bianchi con nicchie in cui sono allestite scene della Passione di Cristo, di sale con gli ex voto, di una balconata da cui si guarda il torrente, novanta metri più sotto.

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Nel bosco, in un recinto ben protetto, è ospite da anni un orso bruno che non poteva tornare alla vita selvatica, dopo essere stato sempre prigioniero di uomini. Del resto, una leggenda racconta di un orso che aveva ucciso il cavallo di san Romedio e che si era lasciato cavalcare al suo posto, per portarlo a Trento.

Fra gli alberi più in alto c’è il minuscolo cimitero dei religiosi che sono voluti restare qui per sempre.

Tornando a Sanzeno lungo la strada asfaltata che segue il percorso del torrente ed è aperta solo alle navette del santuario, sarà piacevole riconoscere le enormi foglie del farfaraccio, i fiori di impatiens che profumano di pesca, gli abeti rossi, i noccioli, qualche tiglio selvatico, i carpini. In alto compare ogni tanto il sentiero percorso all’andata e i tanti frassini che con le loro salde radici non hanno avuto timore di installarsi sulle pareti verticali, piene di buchi.

 

 

Lugo (RA): la rocca dei fiori di cappero

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capperi – foto da giardinaggio.net

 

I capperi sono piante sensibili, spiriti liberi che si installano dove si sentono meglio, spesso incuranti di dove li vorremmo noi. Arrivano dove il clima è mite e abbonda il sole, portate da lucertole e gechi che ne mangiano i frutti e ne disperdono i semi. A maggio cominciano a fiorire, con quattro petali bianchi che mettono in risalto il bel ciuffo al centro, fitto di lunghi stami violacei, sottili, setosi. A sera sono già appassiti ma, se qualche insetto impollinatore li ha visitati, presto compaiono piccoli frutti oblunghi. Ogni mattina si aprono nuovi fiori fino a luglio, quando le piante cominciano a riposarsi.

Sulla parte più bassa delle mura esposte al sole della rocca di Lugo, in Romagna, le piante di cappero prosperano già da centinaia di anni. Nonostante siano estremamente frugali, sono esigenti in fatto di confortevolezza e gli antichi castelli sono fra le loro dimore preferite, purché non si sia cercato di ringiovanirli più del necessario. Fra mattone e mattone devono esserci gli spazi sufficienti agli arbusti per installarsi e far gattonare le radichette verso l’interno, dove trovano spazio e umidità ideali e mai eccessive. Il comune di Lugo, che da sempre lascia loro la libertà di dimora, chiede in cambio un tributo in boccioli, per farne il condimento vivace di molti piatti, dagli effetti benefici sulla salute. Ci sono tracce di questo compromesso nei libri contabili dell’ottocento, quando gli abitanti del posto hanno ricevuto l’incarico per la loro raccolta e lavorazione. Così è stato per cent’anni fino a quando, nel secolo scorso, la modernità che ha portato i frigoriferi, le lavatrici e la plastica, ha fatto abbandonare ciò che si è visto come campagnolo e antiquato.

 

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la rocca di Lugo con la parte bassa rivestita di capperi e in alto il giardino pensile

 

L’Amministrazione Comunale, ufficialmente non se ne è più interessata, ma Sante, personaggio caratteristico del posto e Idana, bidella tuttofare, sono stati di parere diverso e hanno cominciato ad occuparsene per proprio conto. I boccioli messi rapidamente sotto aceto e stagionati per qualche mese, sono stati regalati spesso in vasetti di vetro agli amici e pare che Idana gratificasse di questi doni soprattutto quelli capaci di vivacizzare le sue giornate con i migliori pettegolezzi.

Negli anni ottanta, quando si è cominciato a distinguere fra la muffa di ciò che è vecchio e la patina di ciò che è antico, ovunque si è dato l’avvio al restauro di cose e usanze di valore, da tempo abbandonate. Allora l’idea del regalo è stata adottata dal Comune per offrire agli ospiti di riguardo un ricordo originale, escluso dalla vendita. Gli incaricati dall’amministrazione hanno colto i boccioli due volte a settimana, consegnandoli a funzionari che, nel tempo libero, si sono adoperati per metterli in salamoia e confezionarli. Uno di loro, ormai in pensione da vari anni, in virtù della sua esperienza ha avuto nel 2017 l’incarico di “Assessore al Cappero”, che comprende anche altri impegni in relazione col volontariato. Ha inaugurato intanto due novità, affidando la raccolta ai rifugiati stranieri ospiti in città e cambiando l’ingrediente di conservazione, dall’aceto al sale di Cervia, particolarmente gradevole perché senza tracce di cloruri amari. E dato che l’assessore, da buon romagnolo ha un salutare senso dell’umorismo, ha istituito il premio “Cappero d’Oro” per chi si distingue nella valorizzazione di Lugo.

 

I link a tutti gli articoli pubblicati finora li trovate qui

 

Sant’Agata Feltria, paese del Natale e delle fiabe

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il castello di Sant’Agata (RN)

 

Nel collinoso, morbido paesaggio del Montefeltro, quando a seicento metri di altitudine si sta per raggiungere Sant’Agata Feltria (RN), si vede svettare un castello al di sopra degli alberi, come fosse sospeso nell’aria. Fatti i primi passi nel paese, si incappa in una fontana di bronzo e mosaico a forma di chiocciola gigantesca che risale una scalinata, nata dalla fantasia di Tonino Guerra (vedi articolo). E’ stato lui il più noto seminatore di immaginazione della Romagna intorno a Pennabilli dove abitava, a mezz’ora di distanza da Sant’Agata.

Bastano pochi passi, invece, per arrivare in una piazza dove nel bel palazzo seicentesco rosso, ancora con la facciata originaria di quello che era stato il municipio, da trecento anni c’è un teatro. Con le novantanove poltroncine tra platea e balconate, rivestite di un intenso blu pavone, aspetta il suo pubblico e gradisce le visite, dopo il restauro del 2002.

Ci sono altre due belle fontane con mosaici prima di arrivare alla rocca, costruita su un masso gigantesco, da cui il paesaggio tutt’intorno al paese, si vede nella sua piena bellezza. Era quasi inevitabile che ne facessero il posto delle fiabe, dove nelle sale sono state ambientate alcune delle più famose. C’è quella dedicata alle ragazze perseguitate, quella dei viaggiatori, quella del solitario castellano e quella dei fanciulli nella foresta. La Rocca Fregoso, restaurata l’ultima volta nel 2005, era stata costruita già nell’anno mille e aveva preso l’aspetto attuale nel seicento quando ne era proprietaria la famiglia che le aveva lasciato il nome.

 

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il presepe, in alto, dietro gli archetti della chiesa

 

Il gusto fiabesco di Sant’Agata si ritrova nella chiesa del convento di San Girolamo, in alto nella facciata interna,  dove è allestito un presepe permanente con l’ambientazione delle strade e delle persone di Sant’Agata com’erano nell’ottocento, con i personaggi che si muovono. Presepi di grande qualità sono anche nel Museo delle Arti Rurali, realizzato nelle molte stanze dell’ex convento dove, oltre agli oggetti abituali nei musei etnografici, sono allestite un’osteria e un’aula scolastica con arredi d’epoca e sono esposti strumenti musicali popolari, più una collezione di fumetti di molti decenni fa. Qui è possibile, soprattutto per ragazzi con handicap, conoscere e imparare gli antichi mestieri dagli artigiani del luogo: ebanisteria, recupero di mobili e di tessuti, decorazione, lavorazione di cesti, vasellame e ferro battuto. Si può imparare anche a fare la carta con prodotti naturali.

Questo è il paese delle fiabe e del Natale, dell’arte, della cultura, del paesaggio. Che sia estate o inverno, è il posto giusto.

 

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panorama della campagna di Sant’Agata, visto dal castello

 

 

 

Le fontane di Tonino Guerra

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La Fontana del Sale – Cervia

 

Le fontane di Tonino Guerra sono tanto belle e poetiche da meritare un itinerario che le abbia per protagoniste. Sono state accolte in piccoli centri dell’Appennino nella provincia di Rimini, di cui l’artista era originario e al mare di Cervia e Riccione.

Per Sant’Agata Feltria ha disegnato la fontana della Chiocciola, del 1994, che l’artista ravennate Marco Bravura ha rivestito di mosaico. Altre due fontane sono state nobilitate dal mosaicista con la stessa tecnica, in questo paese pieno di sorprese culturali, a seicento metri di altitudine.

La chiocciola, oltre a suscitare simpatia per il suo aspetto ed essere legata all’acqua, è anche simbolo della lentezza indispensabile alla riflessione, di cui un poeta come Tonino Guerra era amico e che gli aveva ispirato varie opere.

 

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La Fontana della Chiocciola – Sant’Agata Feltria

 

Da Sant’Agata, attraverso una strada ripida e dissestata si raggiunge Pennabilli, dove il poeta abitava e dove, nelle stradine del paese, sono disseminati molti interventi pittorici e scultorei ispirati da lui, a cui è dedicato anche un piccolo museo. Suo era il Giardino dei Frutti Dimenticati con la Fontana della Foglia e altre opere, fra alberi da frutto di varietà antiche.

A Santarcangelo di Romagna, dove Tonino era nato, ci sono tre sue fontane tra cui quella della Farfalla, seconda versione di quella realizzata per Sogliano al Rubicone. Si trova vicino ad un altro museo che ospita sculture, filmati e libri del poeta, sceneggiatore, artista.

 

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Fontana della Farfalla – versione per Santarcangelo dell’originale per Sogliano al Rubicone

 

A pochi chilometri da Santarcangelo ci si può inerpicare verso Torriana, fra rupi suggestive da cui si vede bene anche quella di San Leo. La fontana di questo paese è l’Albero dell’Acqua. Nella vicina Poggio Berni c’è invece la Fontana della Memoria

A Cervia, un tappeto di mosaico sospeso sull’acqua porta due mucchi di sale, dato che l’attività per cui la cittadina era conosciuta in passato era quella della sua produzione. Marco Bravura ha interpretato da par suo il disegno di Tonino Guerra nel 1997.

 

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Fontana Albero dell’Acqua a Torriana

 

Casoni veneti: edilizia rurale di qualità

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Casone di via Ramei – Museo della Cultura opolare -Piove di Sacco (PD)

Le case rurali che si costruivano i contadini e i pescatori veneti vicino al fiume Brenta e al mare Adriatico, erano fatte col materiale disponibile in abbondanza sul posto: argilla, cannucce di palude, erba palustre, tronchi d’albero. Si chiamano casoni e di loro si trovano testimonianze fin dal quindicesimo secolo. Con la terra dei campi impastata insieme alla paglia si facevano i mattoni che asciugavano al sole e venivano assemblati con fango fresco, per alzare le pareti. Venivano poi rifinite con la calce mentre il pavimento, ben pressato e lisciato, restava di terra cruda. Solo i pilastri portanti di legno, poggiavano su grosse pietre per non marcire e reggevano anche le travi del tetto, dagli spioventi molto ripidi. Era ricoperto con mannelli di cannucce di palude legati all’intelaiatura di legno ed era sormontato da un colmo in erbe palustri o coppi in terracotta. La manutenzione doveva essere frequente e ogni due anni occorreva integrare le parti danneggiate dal vento, dagli insetti, dalle muffe o dal fuoco. C’erano i casoni di caccia, di forma conica, i casoni veneti, di forma rettangolare e i casoni di valle, meno caratteristici e fatti di laterizio, che servivano da rifugio ai ricchi cacciatori quando facevano le loro battute.

 

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Caso di via Ramei – ripostiglio/cantina e platano secolare

 

Nel territorio Piove di Sacco e di Codevigo, in provincia di Padova, rimangono alcuni casoni restaurati e visitabili, lungo i canali esterni all’abitato. In via Fiumicello 44 c’è il casone rosso, mentre in via Ramei si trova quello che è conosciuto come Museo della Cultura Popolare perché è completo di arredi e attrezzi, è circondato da un boschetto e dai campi, oltre ad una roggia di cui un tempo utilizzava l’acqua. Un platano e un giuggiolo ultracentenari gli fanno compagnia, messi a dimora ai tempi della costruzione originale, rifatta con muri e pavimento in cotto, dopo che i proprietari l’hanno ceduta al Comune alla fine degli anni settanta. All’interno si visita la cucina, rivolta a sud, per usufruire al massimo della luce e del calore del sole, completa di ciò che probabilmente vi si trovava un tempo, quando la famiglia conviveva con gli animali. Mucche, asino, galline erano ospitati in una seconda stanza rivolta a nord, più fresco e per questo più adatto a limitare cattivi odori e parassiti. Il calore dei loro grandi corpi riscaldava i locali in inverno, quando la legna si bruciava solo per cucinare nel camino della cucina. Anche qui come nella camera da letto si trovano gli arredi e nel sottotetto, un tempo adibito a fienile, sono ordinati gli attrezzi per il lavoro dei campi, tra cui la coltivazione delle barbabietole, destinate agli zuccherifici della vicina cittadina di Pontelongo. Le finestre sono piccole per ridurre il freddo d’inverno e il caldo d’estate, ma c’è un grande abbaino quadrato e inclinato sul tetto, per la ventilazione dei prodotti agricoli e l’illuminazione del sottotetto. Un casone più piccolo, accanto a quello principale, era destinato al ruolo di ripostiglio e cantina.

 

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Casoni a Conche di Codevigo (PD)

 

A Vallonga di Arzergrande si trova il casone azzurro e nel territorio di Conche di Codevigo, dove il paesaggio lagunare è più libero e suggestivo, spicca un casone di valle e tre casoni dal tetto altissimo. A Caorle (VE) e a Marano (UD) si trovano casoni stagionali di pescatori, più semplici e senza camino, dato che il fuoco si accendeva al centro dell’unica stanza e il fumo caldo sfuggiva attraverso la copertura del tetto, asciugandolo.

L’interno dei casoni di Piove di Sacco sono visitabili nella bella stagione solo di domenica ed è bene informarsi presso il comune per avere indicazioni precise ed eventualmente prenotare le visite.

I tetti ricoperti di cannucce di palude erano e sono comuni anche per le dimore signorili nelle campagne olandesi, inglesi e dei luoghi dove questa pianta si trova in abbondanza.

I muri in terra cruda sono stati molto diffusi in varie zone d’Italia per le case contadine fino all’epoca fascista, quando si è cercato di sostituirle con altre più consone all’idea egualitaria dell’epoca. Lo stesso è successo coi casoni. La cattiva fama di simili costruzioni era dovuta al fatto che si viveva in promiscuità e in condizioni igieniche precarie, a causa della povertà e dell’ignoranza degli abitanti.

Questi materiali sono stati usati fin dai tempi più lontani in tutto il mondo con ottimi risultati anche per le abitazioni cittadine e lo sono tuttora. Anzi, adesso sono privilegiati per le case più all’avanguardia dal punto di vista della salubrità e sostenibilità ambientale, oltre che dell’originalità delle forme. Al riguardo potrete leggere questo articolo. Sull’impiego delle canne palustri anche per i tetti, cliccate qui.

 

 

Fioriture a distesa

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fioritura della colza vicino a Urbana PD

 

Da Febbraio ad Ottobre, viaggiando lungo alcune strade è possibile vedere i campi colorati da fioriture spettacolari, a volte spontanee, altre volte dovute a coltivazioni.

Ad aprile fiorisce la colza, dai cui semi si ricava foraggio, olio alimentare o per biodiesel e i campi prendono un colore giallo limone molto carico e compatto. Lo si può vedere un po’ ovunque nelle campagne, soprattutto nel nord Italia.

E’ sempre ad aprile che nel parco del castello di Pralormo (TO) fioriscono migliaia di tulipani che fanno credere di essere in Olanda, dove sono arrivati alla fine del cinquecento dalla Turchia originaria, facendo letteralmente impazzire la gente. I tanti appassionati, attraverso le ibridazioni avevano creato innumerevoli varietà di colori e di forme. I bulbi erano venduti a prezzi sempre più alti, fino a raggiungere il valore di interi palazzi. L’inevitabile fine era stato un disastro finanziario nel 1634, ma i fiori, rimasti nel cuore degli olandesi, hanno continuato una felice permanenza.

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fioritura del lino – foto dal sito del comune di Pietralunga

 

A giugno sui campi di Pietralunga (PG) si vedrà galleggiare la fioritura azzurra del lino, ma solo per qualche ora al giorno, perché i fiori appassiscono rapidamente e vengono sostituiti da altri l’indomani. Questa pianta è coltivata per la fibra pregiata che se ne ottiene, fresca e assorbente, perfetta per indumenti estivi. I semi sono però altrettanto utili sia come nutrimento proteico e rinfrescante, sia per uso medicinale che industriale, artigianale e artistico dell’olio che se ne ottiene, ideale per le vernici, i colori, il legno. Le più grandi coltivazioni si trovano in Francia, Olanda, Belgio, Russia, Romania.

A giugno fioriscono anche gli americani girasoli e nella Val d’Orcia se ne vedono grandi campi. Queste gigantesche infiorescenze, composte da numerosissimi piccoli fiori disposti a spirale nel disco centrale, che nella parte più esterna terminano ciascuno con un grande petalo, producono semi dalle notevoli proprietà nutritive e medicinali, ottimi da mangiare tostati, da cui si produce anche l’olio alimentare o per biodiesel.

 

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lenticchie in fiore a Castelluccio PG – foto da Bellaumbria.net

 

Famosissima è la fioritura delle lenticchie nelle campagne di Castelluccio di Norcia (PG), che va da maggio a luglio. Grandi rettangoli o strisce in azzurro, rosso, giallo si possono ammirare dall’alto delle colline con tale piacere da costituire un’attrazione turistica. Le piante di legumi hanno fiori di particolare bellezza tanto nella forma che nei colori. I piselli odorosi ne sono forse il più illustre esempio, passato dall’orto al giardino. In più, oltre ad avere un alto contenuto in proteine, le leguminose nutrono i terreni su cui crescono, grazie alla trasformazione dell’azoto dell’aria in una versione adatta al nutrimento del suolo, che giova alle piante ben più della concimazione diretta a loro.

 

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lavanda in Provenza – foto da provenzafrancia.it

 

Tra fine giugno e luglio, anche in Italia si trovano campi di lavanda dal bel colore viola, che sono caratteristici della Provenza. A Venzone in Friuli, dove si celebra anche una festa in suo onore, in Liguria a Carpasio, Colle di Nava e Taggia. La lavanda, oltre ad essere ornamentale e venire utilizzata come profumo e anti-tarme, possiede ottime qualità medicinali particolarmente benefiche per la pelle e contro il mal di testa.

Ad ottobre sbocciano in gran quantità i crochi da zafferano nei campi intorno alla città dell’Aquila, ma anche nelle Marche, in Abruzzo, Sardegna, Toscana, Umbria, Basilicata. Sui crochi trovate un articolo qui. A Febbraio fioriscono quelli ornamentali, che si possono vedere su un grande prato all’interno della proprietà del FAI: la villa Bozzolo di Casalzuigno (VA)

A Marzo e inizio di Aprile, molti prati si imbiancano come per una nevicata, per effetto delle pratoline in fiore che resistono, insieme al tarassaco, a tutte le falciature e i calpestii. A Brescia 2 segnalo il prato del parco pubblico accessibile da via Lamarmora.

 

I link a tutti gli articoli pubblicati finora li trovate qui

 

 

Chiavenna: il lavoro dell’acqua

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Chiavenna e il fiume Mera

 

 

Giganteschi massi precipitati dalle montagne migliaia di anni fa dopo che i ghiacciai si erano sciolti, riposano sul fondovalle sotto i passi dello Spluga e del Maloja. La terra, i muschi, le piante, li hanno rivestiti di verde, ma aria e acqua hanno continuato a correre negli spazi fra i macigni, in cui l’alito pulito delle montagne soffia ed esce da ogni fessura verso i borghi e la cittadina, che forse anche per questo è più fresca di altre in estate e più confortevole in inverno. In tanti hanno costruito i crotti, le baite di pietra a ridosso dei varchi tra masso e masso, verso cui si lasciava aperta una stanza dove conservare cibi e bevande a temperatura sempre uguale. A Chiavenna, d’estate, quando i platani e gli ippocastani monumentali in piazza del Prato Giano dispensano buona ombra, lungo le stradelle su cui si affacciano i crotti, freme un brivido da alta quota. Nei vicoli stretti e lastricati di porfido, arriva la deliziosa freschezza dell’aria e quella dell’acqua che sgorga libera dalle tante fontanelle, mentre si cammina verso il bosco delle marmitte dei giganti. Sono tanti i sentieri per salire fra le rocce levigate durante le remote estati in cui la spessa coperta dei ghiacciai che le nascondeva al sole, lasciava filtrare dai crepacci l’acqua appena sciolta, che trascinava i sassi incontrati per via. Precipitavano per decine di metri, mulinando e incidendo il fondo fino a farne grandi catini che adesso restano sempre pieni d’acqua a cui è impossibile evaporare del tutto.

 

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marmitta dei giganti a Chiavenna

 

Forse era nata anche da qui l’idea di scavare nella pietra ollare le pentole con cui si cucina ancora da queste parti. Restano le tracce dei prelievi sulle rocce, spesso nascoste dagli alberi, di tanto in tanto separate da prati e belvedere. Ogni giorno si può seguire un sentiero diverso, in mezzo a un paesaggio sempre nuovo, dove vivono carpini che spargono semi come molliche di Pollicino, qualche ciliegio selvatico, immancabili noccioli, querce e rari castagni. Poco più avanti hanno messo radici i larici dalle chiome leggere, i pini silvestri dai rami arancione, le eleganti betulle dal tronco bianco.

Il Comune ha voluto che gli artisti realizzassero opere effimere da lasciare nei punti più adatti a nutrire le suggestioni del posto: un’enorme impronta di piede umano premuta nella terra, due bambini e un cane che guardano il cielo, una sorta di spina dorsale arborea. Quando il bosco si apre in un prato, ci si trova di fronte ai versanti delle montagne che salgono ripidi e finiscono aguzzi come denti di predatori. Audaci paesini hanno approfittato di qualche pianoro per sistemarsi e crescere quando i boschi e i campi erano il posto di lavoro dei più. Sotto, a precipizio, stanno le case di Prosto e di Chiavenna, che ha l’orto botanico sollevato sopra massi titanici collegati da un ponticello. Si chiama Paradiso e ne ha diritto, tanto è bello e alto sopra la cittadina. Il fiume Mera, poco profondo e tutto scintillante fra i massi sbiancati dal sole, lo si può costeggiare a piedi a ritroso verso Prosto, in piano, raggiungendo altri crotti, dove si intravvedono porticine semi-nascoste da una vegetazione bella come quella di un giardino, dissetandosi a una fontana che pare sgorgare da un antico castagno.

Sono spariti tutti gli opifici e i mulini che l’acqua del fiume muoveva in passato, tranne uno, in città, diventato museo. E a Prosto c’è lo spettacolo continuo delle grandi cascate dell’Acqua Fraggia e la villa che cinquecento anni fa era stata tutta affrescata per la famiglia Vertemate Franchi.

Bellissima e più tranquilla è la cascata del Boggia, nel vicino comune di Gordona.

 

cascate dell'Acquafraggia a Prosto

cascate dell’Acquafraggia a Prosto

 

In direzione opposta, a Prata Comportaccio, stanno i crotti uno in fila all’altro, che hanno davanti un cortile coi tavoli e le panche di pietra, i muri resi accoglienti da nicchie, volte, scalette, porticine, ombreggiati quasi sempre da ippocastani che hanno più di cent’anni. Erano forse stati scelti per poter dare le castagne “matte” come foraggio ai cavalli, che qui sostavano certamente prima e dopo aver affrontato la salita verso la Svizzera. Ci sono da quando la valle è stata abitata e molti portano incisa nella pietra una data di cinquecento anni fa. Sono sparsi in tutta la valle, fino oltre i mille metri di altitudine, coi tetti di pietra su cui crescono abbondanti le pianticelle succulente e le scale sono ornate di felci e muschio.

Chiavenna ha nel suo passato un episodio per noi strano, che non lo era fino a poco più di cent’anni fa: un processo, con il proclama affisso in cinque boschi, ai bruchi che avevano fatto strage delle foglie degli alberi. E’ un frammento di storia che sa di leggenda, in una cittadina antica e favolosa.

Su Chiavenna trovate anche  l’articolo sull‘Orto Botanico e sul Mulino Bottonera. Per i dintorni trovate il Museo dello Spluga, mentre per gli alberi monumentali poteve visitare la pagina dedicata.