Category Archives: Film

RECENSIONI DI FILM CHE AIUTANO A CAPIRE L’ANIMO UMANO, PUBBLICATI IN ORDINE CRONOLOGICO RISPETTO ALL’ANNO DI USCITA NELLE SALE. Per trovare rapidamente ciscun articolo, nel menu a sinistra portare il mouse sulla categoria film e apparirà la sottocategoria Link agli articoli sui film. Cliccate e apparirà la pagina

Race – il colore della vittoria

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Il film del 2016  di Stephen Hopkins racconta la storia vera di Jesse Owens, l’atleta afroamericano che aveva vinto 4 medaglie d’oro alle olimpiadi di Berlino del 1936 e che si ricorda anche per l’affronto subito da parte di Hitler. Il dittatore già da tempo perseguiva il progetto di eliminare le cosiddette “razze inferiori” in cui gli ebrei avevano il primo posto, seguiti da neri, altri colori, zingari, omosessuali. Aveva fatto annunciare all’America che sarebbero dovuti essere esclusi dalle olimpiadi gli atleti di quelle categorie, ma aveva ricevuto un netto rifiuto, nonostante gli USA discriminassero pesantemente chi non aveva la pelle bianca. Molto a malincuore Hitler aveva dovuto ingoiare la determinazione statunitense a non subire imposizioni del genere ma, alla vittoria del giovane campione in quattro diverse discipline, gli aveva negato le congratulazioni. In realtà pare che, pur non avendogli stretto la mano, il dittatore gli abbia fatto un cenno di saluto.

E’ appassionante seguire le vittorie di Jesse sulle varie difficoltà per affermarsi nello sport e nell’affettività, ma l’aspetto più interessante è la grande capacità di sottrarsi alle provocazioni degli insulti, prima di tutto da parte dei suoi connazionali. Riuscire a mantenere la calma quando si è gravemente offesi, soprattutto se avviene da parte di interi gruppi di persone, dimostra una forza interiore davvero elevata. E’ la prova di una capacità di affrontare e vincere i propri limiti, che sono i veri nemici della riuscita.

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The imitation game

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Film del 2015 di Morten Tyldum. E’ la storia vera di Alan Turing (Benedict Cumberbatch), il geniale matematico che durante l’ultima guerra mondiale era stato ingaggiato con altre grandi menti, tra cui una donna, la crittoanalista Joan Clarke (Kera Knightley) per decodificare i messaggi con cui l’esercito tedesco comandava i diversi attacchi tramite un sistema fino ad allora indecifrabile e chiamato Enigma.

I modi irritanti di Turing lo avevano reso talmente antipatico da trovare ostilità in tutti, ad eccezione della giovane Joan Clarke, la cui vicinanza ne aveva ammorbidito le maniere, così che i colleghi avevano finito col collaborare al suo progetto. Si trattava di una macchina capace di fare un lavoro impossibile agli uomini. Con moltissime difficoltà era riuscito nell’impresa ma a quel punto si era posto un problema notevole: sventare gli attacchi tedeschi avrebbe fatto presto capire loro che il sistema era stato smascherato e li avrebbe indotti a cambiarlo, vanificando tanto sforzo. Era iniziata la presa di coscienza di quanto le azioni dovessero essere calibrate in modo magistrale, per mantenere gli equilibri necessari alla massima riduzione dei danni, senza essere scoperti. Era stato fondamentale mantenere il segreto assoluto anche con l’esercito, lasciando che un certo numero di attacchi venisse compiuto e molti morissero, pur di riuscire gradualmente a sconfiggere il terribile nemico. La sincerità e la trasparenza verso le istituzioni e il pubblico, in quel caso sarebbero state armi letali contro gli Alleati e avrebbe fatto loro perdere la guerra. Era invece fondamentale che fosse mantenuta fra i pochi che stavano operando su questa delicatissima questione. Il comportamento emotivo aveva avuto una grandissima importanza già nel far trovare il giusto procedimento per la macchina inventata da Turing, antenata del computer. Nonostante il grandissimo merito dello scienziato, però, i pregiudizi dell’epoca lo avevano costretto alla castrazione chimica per la sua omosessualità.

Questo è il film in cui meglio si comprende quanto la conoscenza dell’animo umano e l’uso di una strategia del comportamento adeguata ad esso, sia di capitale importanza in ogni ambito.

The walk

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The Walk, film del 2015 di Robert Zemekis sull’impresa del funambolo Philippe Petit che nel 1974 aveva camminato per 45 minuti sospeso fra le due torri gemelle di New York senza alcuna protezione a 417,5 m di altezza con 42,5 metri di distanza fra le due torri. Attori Joseph Gordon-Levitt, Ben Kingsley, Patrick Baby, Marie Turgeon. L’impresa era del tutto illegale, perché nessuna autorità gli avrebbe dato il permesso per qualcosa di tanto pericoloso. Philippe aveva avuto bisogno dell’aiuto di persone fidate, prima di tutte la compagna di allora, un paio di buoni amici e dei simpatizzanti, che sarebbero finiti nei guai come lui se le cose si fossero messe male. Invece, nonostante le grandi difficoltà e gli inevitabili imprevisti, una grande folla lo aveva applaudito e gli agenti di polizia accorsi per arrestarlo avevano finito col cedere all’ammirazione per tanto coraggio. Anche il giudice che aveva deciso la sua sorte da un punto di vista legale, invece di punirlo per gli innumerevoli reati commessi con quell’esibizione, gli aveva “inflitto” solo il dovere di esibirsi per i bambini al Central Park.

La spinta interiore che porta a compiere imprese rischiosissime (fisiche o morali) è irresistibile e questo lo sa bene chi le ha compiute. Inevitabile è anche il ribaltamento della riprovazione in ammirazione per le azioni illegali e trasgressive, quando si ha successo. Una stessa cosa può cambiare totalmente di valore quando cambiano le circostanze. Ecco perché è tanto importante, se si vuole modificare qualcosa, agire per quanto possibile sulle circostanze, sul contorno, sull’ambiente, sulle vie periferiche, anziché attaccando la questione frontalmente.

I nostri ragazzi

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Film del 2014 di Ivano de Matteo. Un chirurgo pediatrico, Luigi Lo Cascio e un avvocato, Alessandro Gassman sono fratelli molto diversi. Il figlio adolescente del chirurgo frequenta spesso la coetanea figlia dell’avvocato, fino al punto da esserne succube. Un giorno, la madre del ragazzo, Giovanna Mezzogiorno, nella trasmissione Chi l’ha Visto lo riconosce in un filmato mentre, insieme alla ragazza, picchia violentemente una senza tetto, uccidendola. Presto avviene il confronto nelle due famiglie con i figli che dapprima negano ma poi ammettono il fatto, senza rendersi conto della sua gravità. I genitori sono costernati e devono decidere cosa fare. Convincere i figli a costituirsi? Nascondere tutto? E’ allora che il chirurgo e la moglie, fino a quel punto sembrati i più umani e coscienziosi, si rivelano ben diversi. Tutti siamo costretti a chiederci quale sia la cosa giusta non solo rispetto alla legge, ma anche rispetto al bene dei figli. Molti aderiscono a idee progressiste e umanitarie, senza guardare nel profondo dell’animo per verificare che siano davvero radicate. Messi di fronte alla più dura realtà, può emergere un lato oscuro del tutto inaspettato e fuori controllo, che travolge la ragione.

Il labirinto del silenzio

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Film di Giulio Ricciarelli del 2014. A Francoforte nel 1958 molti ignoravano ancora lo sterminio e le torture fatte ad Auschwitz perché tutti volevano dimenticare la guerra, a costo di fingere che niente fosse successo. Un giovane pubblico ministero, quando era venuto a sapere da un giornalista che un criminale di quel lager insegnava ancora a scuola, aveva cominciato ad indagare, scoprendo la terribile verità, negata e respinta. Aveva allora affrontato un enorme lavoro di ricerca, venendo a sapere che molti di quegli uomini erano fuggiti in Argentina e comunque conducevano vite rispettabili. Si era reso conto che molte persone del tutto normali e da cui mai ci si sarebbero aspettate atrocità, le avevano commesse quando era stato possibile, col potere conferito loro dal nazismo. Molti erano stati iscritti al partito anche senza aver commesso crimini, ma comunque non si erano ribellati a ciò che probabilmente sospettavano o sapevano.

Così, vent’anni dopo il processo di Norimberga era stato compiuto un altro processo verso molti criminali, di cui solo sei erano stati poi condannati all’ergastolo. Nessuno di loro aveva manifestato pentimento e rimorso. Il trincerarsi dietro l’aver “solo eseguito ordini superiori”, l’eccessiva deferenza verso le gerarchie, il rifiuto di ammettere la propria mostruosità, il tentativo di sottrarsi alla riprovazione sociale negando la propria responsabilità erano stati alcuni dei motivi per cui esseri umani avevano compiuto e compiono tuttora nel mondo atti tanto orribili.

 

Una notte per salvare Parigi

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Film del 2014 di Volker Schlondorff. I fatti che seguiamo sono veramente successi, ma la sceneggiatura è tratta dall’opera teatrale di Cyril Gely intitolata Diplomatie. Nella notte tra il 24 e il 25 Agosto 1944, quando tutto è pronto per far saltare in aria Parigi su ordine di Hitler e sotto la direzione del generale von Choltitz (Niels Arestrup), il console svedese Raoul Nordling (André Dussolier) cerca di dissuaderlo. Una simile mostruosità dovrebbe ritardare l’arrivo degli alleati e al tempo stesso essere una vendetta verso una città ineguagliabile.

Il generale ha ricevuto un ordine e come militare è tenuto a rispettarlo, anche per scoraggiare l’ulteriore indebolimento dell’esercito tedesco, avviato verso la sconfitta. Nordling, che agisce di propria iniziativa, cerca dapprima di mettere in evidenza l’assurdità di una tale distruzione, ma pone così su fronti contrastanti gli interessi di due nazioni. Passa all’analogia con la religione, citando la cieca obbedienza di Abramo e ancora non riesce, ma questo lo porta sul terreno che può unire gli interessi di entrambe le parti: i sentimenti. L’amore per la moglie e i figli fa vacillare la risolutezza del generale e, infine, la prospettiva di poterli sottrarre alla ritorsione di Hitler in caso di disobbedienza, lo convince.

Questo film è una buona ispirazione per seguire l’esempio del console: conoscere l’animo umano e imparare ad usare bene le parole, per ridurre i conflitti fra persone e fra popoli.

Suite francese

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Film di Saul Dibb del 2014 tratto dal romanzo di Irène Némirowsky, racconta il periodo in cui i tedeschi hanno occupato la Francia nel 1940. Lucie (Michelle Williams) vive con la dispotica suocera (Kristin Scott Thomas) nella bella casa di Bussy, mentre il marito è in guerra. Quando un reparto tedesco arriva nella cittadina, sono costrette ad ospitare Bruno (Matthias Schoenaerts), un ufficiale tedesco compositore di musica, che come nemico viene tenuto a distanza. Il bisogno di amore e di rapporti umani elevati che accomuna i due giovani, però, li avvicina, mentre le condizioni di grande disagio evidenziano il vero carattere delle persone, che siano tedesche o francesi. L’amore di patria e quello per l’essere umano si contrastano fortemente e sono resi ancora più difficili dalla necessità di sfuggire al giudizio altrui, spesso spietato. Seguire l’uno e l’altro contemporaneamente è notoriamente pericoloso sotto ogni punto di vista e per riuscire occorre avere una grande abilità, oltre che una notevole fortuna. Fino a che punto ci si può fidare di se stessi? Quanta fiducia si può dare all’altro? Fraternizzare col nemico è davvero tradimento? Come si può evitare di fare del male?

 

Royal affair

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Film del 2013 di Nicolaj Arcel, che narra una storia vera della seconda metà del settecento, quando il giovane re di Danimarca mentalmente disturbato, sposa Carolina Mathilda d’Inghilterra (Alicia Vikander). Hanno un figlio ma il matrimonio è infelice. Il re Cristiano VII (Mikkel Boe Folsgaard) è intelligente ma a tratti violento e intrattabile, anche a causa dell’educazione bigotta e rigida avuta, ma assume come medico personale il tedesco Johann Friedrich Struensee (Mads Mikkelsen), molto dotato nella sua professione, di mentalità aperta ed entusiasta illuminista. Struensee, con i suoi modi anticonformisti e rilassati, riesce a fargli fare grandi miglioramenti nella salute e nel comportamento. Ha da lui fiducia incondizionata e sincero affetto, tanto da consigliarlo su ogni decisione e infine ottenere un notevole potere, promulgando leggi per la salute e il benessere del popolo. Le risposte sorprendenti e impreviste che Struensee trova anche nelle situazioni più difficili, deviano l’aggressività e l’astrusità del giovane re. Ricordano le strategie dei saggi orientali, attualmente utilizzate con successo nella terapia strategica. Anche nella vita della giovane regina il medico porta una felicità fino allora sconosciuta, ne diventa l’amante e insieme hanno una figlia. La matrigna del re e la corte di mentalità arretrata e repressiva, quando scoprono la relazione riescono con l’inganno a far condannare a morte il medico e ad esiliare la regina, tornando ai sistemi precedenti.

 

Miele

miele

 

Film di Valeria Golino del 2013. Miele (Jasmine Trinca) è il nome professionale di una giovane donna che aiuta i malati terminali a togliersi la vita senza violenza, privatamente, in Italia. Quando invece di un malato, per un malinteso le capita di dare il necessario per il suicidio a un anziano ingegnere perfettamente sano, vuole a tutti i costi riprenderselo. Solo la sofferenza fisica viene riconosciuta dalla maggioranza della gente, lei compresa, come motivo valido per andarsene volontariamente da questo mondo. Quella psicologica, che è molto più sottile, molto meno evidente e classificabile, viene trattata con sospetto. Del resto, l’istinto di sopravvivenza è talmente forte in tutti, compresi gli aspiranti suicidi, da trovare mille agganci per incatenarli alla vita, a dispetto della ragione che vorrebbe liberarsi. Tra Miele e l’ingegnere ci sono vari scontri e incontri, che li aiutano a chiarirsi e ad andare fino in fondo alle loro scelte.

La ragazza del dipinto

ragazza del dipinto

Film del 2013 di Amma Asante. Ispirato ad una storia vera che si è svolta in Inghilterra a Hampstead nel settecento. Il capitano di marina sir John Lindsay, in America ha una figlia da una giovane nera che muore quando la piccola Didone ha circa 10 anni. La affida allo zio, presidente della Corte Suprema del King’s Beach, che ha già adottato allo stesso modo la cugina bianca, Elizabeth, abbandonata dal padre risposato. Le due bambine crescono felici insieme ma, arrivate in età da marito, le convenzioni sociali impongono discriminazioni per la bella mulatta, nonostante il padre ormai morto le abbia lasciato una ricca eredità. In quel periodo la schiavitù dei neri era ancora un fiorente commercio e le donne erano una proprietà a disposizione degli uomini. Il doppio pregiudizio sfavorevole, però, viene parzialmente annullato dall’attrattiva rappresentata dal denaro di cui la giovane dispone. Così una famiglia illustre, che pure disprezza il colore di Didone e la considera inferiore, è disposta ad accaparrarsela come nuora. L’acume, la sensibilità, l’intelligenza della giovane, che si innamora di uno studente di legge impegnato a favore dei diritti umani, la sostengono nel rifiutare quel matrimonio e nell’aiutare il giovane in una causa che riguarda la nave negriera Zong.

Il bel film arriva ad un esito felice senza troppi scossoni, ma una frase del giudice, verso la fine, mette in luce i pericoli che incontra chi si allontana dai pregiudizi dominanti e si impegna per un mondo migliore: “dovete imparare a proteggere le vostre emozioni, se non volete che le leggi, o l’amore, vi distruggano il cuore”.

 

 

Cena tra amici

cena tra amici

 

Il film del 2012 di Alexandre de la Patellière e Matthieu Delaporte, è una commedia seria, che a momenti fa ridere irresistibilmente, ma in altri è una battaglia di parole e significati, intelligente, ben argomentata e drammatica. I nomi sono al centro delle discussioni fra amici strettissimi che cenano insieme. E’ l’occasione per mettere in luce quanto l’immagine che gli altri si fanno di noi, anche se ci conoscono da una vita, possa essere lontana dalla realtà e covi sotto la cenere generando rancori. Rivela anche quanto la liberalità che molti sono convinti di possedere, scompaia quando il coinvolgimento personale porta a galla una mentalità primitiva. Mostra anche quanto si rimanga prigionieri degli stessi ruoli, senza mai riuscire a scrollarseli di dosso, qualunque tentativo si faccia. Dire la verità fino in fondo è certo liberatorio, ma anche molto pericoloso. Vale la pena di rischiare?

Nonostante qualche caduta di tono, resta un bel film

 

 

 

 

Un gioco da ragazze

un gioco da ragazze

 

Questo film del 2008 di Matteo Rovere, tratto dal romanzo di Andrea Cotti, ha per protagoniste delle liceali belle, ricche e vuote, a cui il nuovo professore di letteratura cerca di aprire il cuore e la mente. Una delle tre, Elena, che manovra anche le altre, dimostra un cinismo e una crudeltà a cui l’insegnante non riesce a credere, continuando a resistere alle provocazioni. L’unica soddisfazione per Elena viene però sempre dalla manipolazione e dal dominio sulle vite altrui e per questo decide di perdere l’idealista e ingenuo professore. In questo film si vede quanto la malvagità prosperi nell’animo di chi non riesce a trovare in sé alcuna luce e dunque ancora meno la scorge negli altri. Il benessere materiale sovrabbondante è dannoso quanto quello troppo scarso e la noia o la disillusione con cui ciascuno deve fare i conti, possono portare a compiere imprese mirabili o abbiette, a seconda di ciò che si ha dentro. Appare anche con chiarezza quanto le pulsioni istintive siano potenti e sappiano portare alla rovina anche chi sia animato dalle migliori intenzioni, come il professore. Resistervi, a volte, è proprio impossibile. Quindi è meglio tenerlo presente ed evitare di sporgersi troppo sugli abissi.