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RECENSIONI DI LIBRI CHE AIUTANO A CAPIRE L’ANIMO UMANO, PER ALZARE LA QUALITA’ DELLA VITA

INDICE: Il linguaggio universale del corpo – Philippe Turchet- ,L’ultimo imperatore -Edward Behr-, Passeggeri notturni -Gianrico Carofiglio-, Il passato è una terra straniera -Gianrico Carofiglio, Testimone inconsapevole -Gianrico Carofiglio, Cristo si è fermato a Eboli -Carlo Levi-, L’occhio della mente -Oliver Sacks-, L’imperatore di Portugallia -Selma Lagerlof-, Un anno sull’altipiano -Emilio Lussu-, La città della gioia -Dominique Lapierre- ,Risvegli -Oliver Sacks-, Zanna Bianca -Jack London, Il tuo cervello -Sandra Aamodt e Sam Wang-, Supernatura -Lyall Watson-, Siddharta -Hermann Hesse-, Il popolo degli abissi -Jack London-, L’isola di Arturo -E.Morante-, Il profumo -P.Suskind-, Il cacciatore di Aquiloni -Khaled Hosseini-, Lungo cammino verso la libertà -N.Mandela-, La storia infinita -M.Ende-, Il buio oltre la siepe -H.Lee-, Le armi della persuasione -R.B.Cialdini-, Psicosoluzioni -G.Nardone-, Bambini e ragazzi difficili -A.Fiorenza-, La danza della realtà -Alejandro Jodorowsky-, Le parole sono finestre -H.Rosenberg-, Le parole portano lontano -N.Owen-, Animali al rogo -E.P.Evans-, Storia delle origini della coscienza -Erich Neumann-, Le fiabe interpretate -Marie Louise von Franz.

Il linguaggio universale del corpo

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E’ stato provato che il nostro modo di agire è in gran parte determinato da spinte inconsce, anche quando si crede di farlo usando la ragione. Allo stesso modo le parole spesso escono dalla bocca senza passare dal vaglio della riflessione e i gesti che le accompagnano sono in gran parte incontrollabili, perché vengono dalle parti più antiche del nostro cervello, in risposta alle sensazioni, ai sentimenti o alle necessità immediate. Movimenti minimi delle palpebre, delle sopracciglia, degli occhi e della bocca rivelano dunque ciò che realmente proviamo, sia che siamo soli, sia che ci troviamo con altri. Naturalmente anche le mani e tutto il resto del corpo si muovono seguendo spinte profonde, che si possono decifrare con la pratica e l’abilità. Ecco un aiuto a conoscere se stessi e i propri interlocutori, smascherando le bugie e le contraddizioni.

Molti movimenti rivelatori sono comuni a tutti i popoli del mondo e anche a certi primati. Alcuni, invece, si differenziano a causa di un profondo influsso culturale. La cultura, infatti, modifica certi aspetti inconsci.

Potrebbe sembrare assurdo che cambiamenti minimi di espressione e di postura possano comunicare qualcosa e in effetti sono pochi quelli che ne sono consapevoli o che sappiano decifrarli in modo corretto, così come avviene per certi odori. Questo perché noi umani abbiamo sviluppato il linguaggio parlato e scritto, che ha fatto passare in secondo piano quello puramente corporeo. Gli animali, invece, se ne accorgono molto più facilmente.

Questo libro recente di Philippe Turchet si concentra su vari aspetti più sottili rispetto a libri adatti ai principianti. E’ davvero molto istruttivo.

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L’ultimo imperatore

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Pu Yi imperatore del Manchukuo – foto da Wikipedia

 

Questo libro del 1987 di Edward Behr, racconta in modo molto più particolareggiato rispetto al film di Bertolucci, la vita di Pu Yi, l’ultimo ad essere incoronato imperatore della Cina. Se già per un essere umano l’essere divinizzato, separato dal mondo e dalle persone che ci vivono, è motivo di grave squilibrio psicologico, l’esserlo all’età di tre anni come nel suo caso, è stato ben peggiore. Un simile ruolo, sostenuto dall’enorme numero di persone che da questo hanno tratto grandi vantaggi, lo ha reso al tempo stesso despota e schiavo. La sottomissione ad ogni sua necessità e capriccio da parte di tutti, gli ha impedito anche di camminare al di fuori delle sue stanze, di vestirsi, di lavarsi e di procurarsi da solo qualsiasi cosa, per non compiere azioni plebee. Queste sono state le più perfide premesse per renderlo inetto da ogni punto di vista. Ciò che forse in un passato lontanissimo era iniziato in forma molto più ridotta, come segno di rispetto per l’autorità di chi era a capo di un popolo, all’inizio del novecento aveva manifestato la degenerazione fino al ridicolo, all’assurdo. Se anche Pu Yi avesse avuto predisposizioni di carattere migliori, il trattamento a cui è stato sottoposto ne hanno fatto il personaggio ben poco nobile, che la presa di potere dei giapponesi e poi la prigionia nelle carceri comuniste cinesi, hanno fatto emergere. Forse con sincerità, forse per opportunismo, nei dieci anni di “rieducazione” comunque privilegiata sotto Mao Tse Tung, Pu Yi ha dimostrato di aver compreso molti dei propri errori e ha tentato di riparare almeno un poco. Fisicamente, però, è rimasto del tutto maldestro, essendogli mancata la possibilità di usare correttamente le proprie mani per svolgere persino le azioni più semplici.

Seguendo tutto il percorso della sua vita si vedono gli effetti dell’influsso degli altri esseri umani e delle circostanze su una persona che, privilegiata da un lato, è gravemente deprivata da un altro.

Passeggeri notturni

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Questo libro del 2016 di Gianrico Carofiglio di brevissimi racconti, di cui alcuni autobiografici, illustra bene i meccanismi che muovono i sentimenti umani che, qualche loro risoluzione. Le storie di Carofiglio sono sempre raccontate con garbo, intelligenza e senso dell’umorismo, così che i loro contenuti profondi possano essere colti senza difficoltà da chiunque. Particolarmente interessante è quello dal titolo “Calligrafia” in cui presenta il risultato di vari esperimenti su quanto ciascuno di noi venga influenzato, nei suoi giudizi, da un elemento forte che “stinge” sugli altri, falsandoli. Tutti siamo soggetti a questi influssi, ma chi più ne è consapevole cade meno facilmente in trappola.

Il passato è una terra straniera

il passato è una terra straniera

 

Questo romanzo del 2004 di Gianrico Carofiglio, racconta come uno studente di giurisprudenza, Giorgio, si lasci convincere un po’ alla volta da un amico, Francesco, a compiere reati che gli vengono presentati come innocui. Comincia con partite di poker truccate, ma solo nei confronti di altri bari senza scrupoli, tanto da farle apparire quasi come atti di giustizia sociale. La resistenza del ragazzo si affievolisce, anche per la gratificazione che gli dà l’ebbrezza del rischio, la vittoria e il molto denaro. Quando però gli illeciti perdono l’originaria apparenza e si aggravano, Giorgio non riesce a sottrarsi all’influenza dell’amico. Intanto trascura gli studi e lascia deteriorare i rapporti con la famiglia, presso cui continua ad abitare, pur nascondendo la propria ricchezza. Francesco riesce sempre a convincerlo di quanto i misfatti siano in realtà senza rischi e non facciano veramente del male ai destinatari. Quando gli fa una proposta che non può più in alcun caso apparire leggera, ricorre alla droga e all’alcol per farsi seguire. Solo in extremis Giorgio riesce a reagire, ma i carabinieri che da tempo indagavano su quel genere di crimini compiuti fino ad allora da Francesco in segreto, colgono i due sul fatto.

Le circostanze favorevoli rimettono Giorgio sulla buona strada, come quelle sfavorevoli e la compagnia sbagliata lo avevano traviato. La scarsa consapevolezza può portare anche le persone meglio intenzionate verso le azioni peggiori. Quanti, nelle stesse condizioni, hanno una forza interiore e idee abbastanza chiare da resistere e fare meglio di Giorgio?

Testimone inconsapevole

testimone inconsapevole

 

Questo romanzo scritto dall’ex magistrato Gianrico Carofiglio nel 2002 tratta un tema di cui è esperto: un processo. Nel corso della storia dà modo di comprendere qualcosa sugli attacchi di panico e l’alcolismo, di cui soffrono rispettivamente l’avvocato, che è l’io narrante, e la sua vicina di casa. Soprattutto, però, illustra molto bene come i ricordi anche recentissimi possano essere inconsapevolmente influenzati da terzi, dalla situazione, dai propri pregiudizi, dalle aspettative, da domande mal poste, tanto da dar luogo a false testimonianze, sia pure in buona fede. La maggior parte delle persone, e dunque anche le giurie, i testimoni, i poliziotti, gli avvocati e i giudici, ignorano o conoscono in modo troppo approssimativo il funzionamento del complesso animo umano e commettono per questo innumerevoli ingiustizie piccole e grandi. Carofiglio, da conoscitore della psicologia, ci offre una storia appassionante e istruttiva che apre un ampio spiraglio su tutto questo.

 

 

Cristo si è fermato a Eboli

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Questo romanzo scritto da Carlo Levi, medico per formazione ma pittore e scrittore per vocazione, racconta la sua esperienza di confinato per le proprie idee politiche durante il periodo fascista. La sua permanenza in due cittadine lucane lo fa entrare in contatto con un mondo arcaico in cui le pulsioni e gli istinti mostrano la loro potenza che a volte è positiva e salvifica, altre volte è distruttiva, a seconda dei tempi e delle circostanze. I poverissimi contadini quanto i signori del posto, nel loro comportamento mostrano questo stato di cose, colto con grande finezza dall’autore. Il risultato è una narrazione ammaliante, che coinvolge profondamente e trasporta nel mondo misterioso della nostra stessa ombra. La solidarietà e simpatia dell’autore vanno ai poveri, ma sa trattare anche con chi su quei poveri esercita il proprio meschino potere. Sembra che anche loro vengano toccati dalla grande umanità di Carlo Levi, che forse proprio per questo sarà riuscito a scalfirne un poco la grettezza.

Questo romanzo si può scaricare come audiolibro dal sito di Radio 3, programma Ad Alta Voce

 

 

L’occhio della mente

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Questo libro di Oliver Sacks, pubblicato nel 2011 in Italia, fa balenare l’enorme complessità del nostro cervello e le tante mancanze che può avere senza che ce ne accorgiamo, oltre ai notevoli pregi. I casi che tratta qui riguardano la vista, ma per alcuni ad essere danneggiato è il cervello e non gli occhi. Lo stesso autore, il cui lavoro ha dato uno straordinario contributo positivo a tanti malati e alla nostra conoscenza, rivela difetti congeniti che mai avremmo potuto immaginarci in lui, né in persone brillanti che nonostante tutto hanno avuto successo. Attraverso i propri limiti e quelli dei suoi pazienti e amici, il dottor Sacks conferma quanto sia importante allenare continuamente il cervello per mantenere una mente aperta e capace, anche perché certe mancanze che sono irrimediabili quando le si affronta direttamente, si possano aggirare con deviazioni e strategie creative. E’ ciò che capita a chi subisce un ictus e non riesce più a riconoscere oggetti e persone familiari e si aiuta fissando l’attenzione su qualche particolare rimasto accessibile alla sua comprensione. Oppure non arriva più a capire o pronunciare le parole, ma impara ugualmente ad esprimersi amplificando capacità mimiche ed affinando la percezione del linguaggio corporeo. Ciascuno ha un suo modo di vedere con gli occhi o con l’immaginazione e si viene a sapere che molti ciechi sanno raffigurarsi mentalmente persone, cose e luoghi, mentre altri li percepiscono quasi magicamente nelle modificazioni dell’aria o con eco-localizzazioni, come fossero pipistrelli. C’è davvero di che rimanere a bocca aperta nel conoscere le tante situazioni presentate nel libro che, pur trattando soprattutto i problemi neurologici è un ottimo aiuto per quelli psicologici, che si giovano delle vie traverse altrettanto bene.

Il tema delle vie traverse che si possono usare in psicologia è trattato nei libri di Nardone, Fiorenza, Jodorowsky, Cialdini, di questa stessa rubrica.

L’imperatore di Portugallia

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Questo toccante romanzo del 1914 della scrittrice svedese Selma Lagerlof (1858-1940), racconta la storia di un umile contadino di nome Jan che, appena vede la sua bambina neonata, l’ama a tal punto da esserne trasformato. Pur essendo poverissimo, si sente l’uomo più ricco della terra durante i 18 anni in cui la figlia Klara Gulla (che significa Giallo splendente, come il sole) rimane con lui e la moglie. La ragazza, per guadagnare urgentemente del denaro indispensabile a salvare i genitori da una brutta situazione, se ne va in città e, pur mandando la somma necessaria, non torna né dà sue notizie. I paesani sanno tutti, però, che fa la prostituta. Il padre non riesce a comprendere e ad accettare che la figlia resti lontana e non scriva, né che faccia ciò che le malelingue insinuano. Si rifugia, allora, nell’immaginazione, giustificandone l’assenza con i tanti impegni dovuti all’essere diventata imperatrice di Portugallia. Jan, di indole profondamente buona, quando riceve in dono un bastone e un copricapo come segno di stima per il suo retto agire, si immagina che glie li abbia fatti avere Klara Gulla come scettro e corona, nominandolo imperatore. Lui si immedesima in questo ruolo e tutti lo credono pazzo, ma lo temono anche, perché nel suo contatto con le profondità della psiche, è anche un reale veggente.

Tutti noi completiamo con l’immaginazione ciò che non riusciamo a capire e ad accettare, ma ben pochi ne sono consapevoli, nonostante questa evidenza sia stata confermata da innumerevoli studi. Ciò che ci inventiamo dipende da ciò che siamo e da ciò che facciamo. Possiamo esprimerci con la scrittura e le varie forme creative che sanno anche farsi arte, oppure con parole e azioni buone o cattive. Sempre ci mettiamo una verità modificata, che ha a che fare con la realtà nella misura in cui siamo sinceri con noi stessi, prima di tutto.

 

Le recensioni di libri che aiutano a comprendere l’animo umano, si trovano nella rubrica Libri Selezionati.

Le recensioni di film che hanno le stesse qualità si trovano nella rubrica Film selezionati

Gli articoli che trattano di umanità si trovano nella rubrica Umanità

Un anno sull’altipiano

un anno sull'altipiano

 

Quest’opera di Emilio Lussu, pubblicata in Italia solo nel 1945, è la narrazione di un anno della prima guerra mondiale, tra il 1916 e il 1917, trascorso dall’autore sull’altipiano di Asiago in qualità di ufficiale. Con grande umanità e finezza, racconta come si trascorrevano i diversi momenti di battaglia e di riposo, spesso obbligati ad obbedire a generali che dimostravano incompetenza, crudeltà, follia, rendendo inutili i pesanti sacrifici che già sono propri di qualunque guerra. Ci sono anche momenti di umorismo e di sentimento, ma ancora più interessante è la riflessione su ciò che sia giusto o meno fare verso il “nemico” per difendere la patria e la propria vita durante un assalto o quando lo si sorprende indifeso a tu per tu. Entrano in gioco aspetti molto diversi da un punto di vista etico, guidati nel primo caso prevalentemente dall’istinto cieco, nel secondo soprattutto dal sentimento e dalla ragione. In diversi momenti l’autore fa sentire come le proprie azioni siano bloccate o spinte da qualcosa di più forte della volontà e delle intenzioni. Fa comprendere quanto sia importante saper distinguere fra cose che sembrano uguali solo a chi è poco abituato a chiedersi profondamente dei perché e ancora meno a fare lo sforzo di cercare risposte sincere. Nei momenti davvero difficili emerge il proprio sé più vero.

 

 

 

 

La città della gioia

citta della gioia

 

Pubblicato nel 1985 da Dominique Lapierre, da una parte fa inorridire con le turpitudini, le miserie, la sporcizia in cui si dibattono i poverissimi di una bidonville di Calcutta. Al tempo stesso stupisce e avvince per la capacità di sorridere, di divertirsi pazzamente, di trasformarsi per ogni festività religiosa o cerimonia importante della vita sociale, di quelli che sembrerebbero potersi solo disperare. Madre Teresa, così come i protagonisti di questo libro di cruda verità, erano immensamente felici di condividere una simile esistenza, ricompensati dall’amore e dalla gratitudine dimostrata da coloro con cui passavano i giorni e le notti, aiutandoli con sincera e profonda dedizione.

Sapere apprezzare fino in fondo le cose belle, da parte di chi ha perso tutto, sembra la grande spinta che li solleva dall’abiezione fino a rendere capaci di ciò che per i più benestanti è spesso impossibile. Essere felici di immergersi nell’orrore e restarci, per chi si dedica totalmente al prossimo, può essere motivato oltre che da un grande cuore, dal sapersi utili, dal poter amare senza essere respinti, dal sentire che la propria vita serve davvero a qualcosa e a qualcuno. Il senso di inutilità è probabilmente ciò che fa più male e che può portare alle più estreme conseguenze negative, diverse a seconda delle proprie inclinazioni.

Risvegli

risvegli

Il libro è stato pubblicato per la prima volta nel 1973 da Oliver Sacks, neurologo, naturalista, scrittore che ha fatto conoscere in modo affascinante e piacevole al pubblico le sue esperienze di terapeuta e di scienziato. Ci sono state varie nuove edizioni con aggiunte e nel 1990 ne è stato fatto un celebre film (vedi recensione) dal titolo omonimo “Risvegli”.

Se si ha la pazienza di superare dei punti forse un po’ troppo dettagliati del libro, si seguono con gioia più prolungata del film, le vicende del quasi miracoloso trattamento farmacologico a cui erano stati sottoposti negli anni sessanta molti malati del morbo di Parkinson e disturbi post-encefalici, in una clinica di New York. La sostanza L-dopa, somministrata a persone che da 20, 30 o 40 anni sopravvivevano nell’immobilità, nel mutismo, chiuse in una malattia che aveva tolto loro ogni autosufficienza, li aveva riportati alla vita normale in modo improvviso, salvo poi manifestare effetti negativi più o meno gravi. Era commovente la gioia di quelle persone liberate da una terribile prigionia neurologica, che riprendevano la loro vita da dove l’avevano lasciata in gioventù, ritrovandosi in un corpo del cui invecchiamento non erano stati consapevoli.

L’aspetto più toccante, però, è che nonostante fosse il farmaco a riportarli alla normalità o quasi, il superamento di parte dei tic e dei vari disturbi anche gravi che sopravvenivano in diversi gradi, era dovuto allo stato psicologico. Il particolare affetto di un famigliare, la possibilità di svolgere di nuovo il lavoro che li aveva appassionati prima della malattia, lo stare nella natura, l’ascoltare musica di proprio gusto aveva avuto effetti altrettanto significativi e determinanti.

Prende qui più che mai rilievo l’importanza dell’animo umano nell’aiutare il corpo e tutti gli aspetti materiali, dato che sono entrambi la manifestazione di una stessa vita. Sacrificare l’uno o l’altro è un errore fatale.

 

Zanna Bianca

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Il bellissimo libro scritto nel 1906 da Jack London è conosciuto come letteratura per ragazzi ma sa appassionare qualsiasi adulto con la storia di un lupo dalla parentela canina, durante la sua vita difficile e avventurosa. Jack London, che fra le molte professioni esercitate per sopravvivere, ha fatto anche il cercatore d’oro del Klondyke, aveva molta esperienza di cani, di lupi e di vita grama. In questo libro, più ancora che nel “richiamo della foresta” scritto più tardi, dimostra una profonda conoscenza della psicologia animale e umana. Mostra una sensibilità che cent’anni fa era davvero all’avanguardia.

Leggere queste pagine appassionanti permette di vedere in quanti e quali aspetti l’istinto e l’educazione agiscano negli animali, nei quali possiamo riconoscere noi stessi. Le gerarchie istintuali agiscono in noi come fanno in loro, spesso senza che ce ne rendiamo conto, mettendosi in conflitto con le gerarchie della coscienza, più recenti e per questo più deboli. E’ una delle cause dei comportamenti incoerenti di molti di noi.