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Alberi monumentali delle Marche, provincia di Ancona

quercia di Fabriano

quercia di Fabriano

 

A Filottrano si scende verso valle per risalire la ripida via Circumaglio, arrivando fino ad un’azienda agricola che un tempo ospitava una grande farnia, morta 15 anni fa. Adesso ce n’è una molto bella ma non ancora altrettanto importante. Vale la pena, però, di vedere tre GELSI BIANCHI che sembrano sculture e che, pur non essendo di grandi dimensioni hanno almeno 100 anni. Fino all’ultima guerra mondiale i gelsi erano coltivati per poter dare il loro fogliame in pasto ai bachi da seta, ma questi sembrano essere stati utilizzati per fare ombra ed abbellire l’aia.

Nella parte Nord di Fabriano, al bivio per Nebbiano, via Martiri del 22 Giugno 44, si vede una QUERCIA ROVERELLA di circa 300 anni, alta oltre 20 metri ed un tronco dalla circonferenza di circa 5 metri. Ha una forma così classica da suggerire l’idea di un modello d’albero. La roverella ha radici profonde e dunque molta stabilità sui terreni. Purché si tenga conto che queste hanno bisogno di respirare e dunque non si comprima troppo il terreno, oltre naturalmente ad evitare di tagliarle, consentono all’albero di rimanere sano e solido. Occupano uno spazio molto esteso oltre la chioma.

 

 

Alberi monumentali delle Marche, provincia di Ascoli Piceno

platano di ascoli

platano di Ascoli

 

Ad Est di Camerino c’è una piccolissima località chiamata San Luca. Dalla strada principale si scende nella sua direzione, si oltrepassa la chiesetta e si sale per la strada sterrata principale. Dopo circa un chilometro c’è un bivio. Subito dopo ce n’è un altro dove si svolta a sinistra e, prima di raggiungere alcune case diroccate sul lato destro, si sale per pochi metri lungo un sentiero a sinistra che porta ad una notevole QUERCIA ROVERELLA di 400 anni, circonferenza del tronco circa 5,50 metri ed altezza 20. E’ la seconda per importanza nella regione. Nelle Marche, in Umbria ed in Abruzzo ci sono moltissime querce di oltre cent’anni. Un tempo erano diffuse ovunque. Il loro legno è fra i più robusti ed è stato usato per costruire navi, case, traversine ferroviarie e mobili. I loro frutti, le ghiande, sono cibo per uccelli, scoiattoli, cinghiali, ma un tempo anche per gli uomini. Sono tra gli alberi che mantengono le foglie più a lungo sui rami, anche dopo che si sono seccate, a fine Novembre.

Andando da Ascoli Piceno verso Roma, sulla via Salaria che ormai è una superstrada, dopo pochissimi chilometri si trova il più spettacolare PLATANO che si possa immaginare ed anche il più famoso della regione. E’ quello detto del Piccioni, un bandito che pare si nascondesse nel tronco cavo del gigantesco albero, della presunta età di 1000 anni, ma probabilmente di 500. La circonferenza del tronco è di circa 9 metri, l’altezza di 23. Occorre essere pronti ad accostare nello spazio lungo la strada riservato alla sosta per vederlo. I platani si riconoscono facilmente per la loro corteccia chiara che si sfalda in scaglie di varie tonalità beige, verde e giallo. Hanno grandi foglie palmate che, nella varietà orientale, come questa, sono più incise rispetto a quelle più diffuse e moderne di tipo ibrido.

 

 

Alberi monumentali delle Marche, provincia di Fermo

roverella di Ponzano

roverella di Ponzano

 

Dall’abitato di Ponzano si scende verso la chiesetta di San Marco. Dopo pochi metri, sulla destra, davanti ad una casa passa la stradina che porta, dopo un centinaio di metri, ad un edificio rurale vicino ad un’ampia, bellissima QUERCIA ROVERELLA di 250 anni circa, tronco dalla circonferenza di circa 6 metri ed altezza di 20. La roverella è una quercia che in inverno spesso perde le sue foglie lobate come altre (rovere, farnia, cerro) Altre volte rimangono secche sui rami fino a primavera. Come le varietà sempreverdi (sughera e leccio) ha per frutti le ghiande. Le sue profonde radici le fanno trovare più facilmente l’acqua e la ancorano bene al suolo.

Nella piazza che si trova nel punto più alto di Fermo c’è un TASSO che potrebbe avere oltre 200 anni, coi suoi 3 metri di circonferenza del tronco. E’ molto armonioso, con le sue chiome sempreverdi, anche se velenose come ogni sua parte. Cresce con grande lentezza anche all’ombra di altri, condividendo questa caratteristica con gli agrifogli, che possono diventare grandi come alberi, pur essendo arbusti come tendenza. Entrambi hanno un legno duro ma elastico, belle e pregiato. Quello dei tassi serviva un tempo per fabbricare gli archi, mentre la corteccia era ottima per farne tessuti.

A Porto Sant’Elpidio nella parte alta del parco comunale della villa Baruchello c’è un PINO D’ALEPPO certo fra i più grandi e belli d’Italia. Il suo tronco inclinato ha una circonferenza di 4,50 m e l’altezza è intorno ai 35. Le circostanze hanno movimentato la linea del suo tronco e dei rami, dandogli un aspetto più movimentato di quanto non avvenga di solito. Questa conifera, in parte simile al pino domestico, cresce di solito nelle regioni del centro-sud, più aride e calde. Gli alberi dai frutti legnosi, detti pigne o coni (da cui viene il nome conifera) sono fra i più antichi e frugali. Si adattano a condizioni di grande povertà del terreno, che col tempo rendono più fertile ed adatto ad accogliere alberi più esigenti, come sono le latifoglie (che perdono le foglie in inverno)

 

 

Alberi monumentali delle Marche, provincia di Macerata

pioppo grigio

pioppo grigio di Cingoli

 

Nel comune di San Severino, nei pressi di Cingoli, raggiunte le poche case di Agello si scende per la bella strada sterrata rosa, il colore tipico della pietra locale chiamata brecciato, di cui ci sono delle cave. In un bellissimo paesaggio ondulato, dopo circa un chilometro, vicino ad una casa colonica c’è un grande PIOPPO GRIGIO (ibrido tra quello bianco ed il tremulo) di circa 70 anni ma di grandi dimensioni, come è tipico dei pioppi. Ha infatti la circonferenza del tronco di circa 5 metri ed un’altezza di 20.

Nel comune di Urbisaglia, nel giardino dell’abbazia di Fiastra si trova una quercia SUGHERA di 220 anni, alta 17 metri, circonferenza del tronco di 4,20 m. La sua bella corteccia spessa e riccioluta la rende particolarmente attraente. E’ sempreverde come i numerosi e grandi LECCI che ci sono nello stesso giardino, suoi parenti con cui può condividere anche le zone dove si insedia abitualmente.

 

Alberi monumentali delle Marche, provincia di Pesaro-Urbino

ippocastano di Orciano

ippocastano di Orciano

 

Da Fano, prendendo la via flaminia, si arriva a Cuccurano dove, davanti alla porta del n. 302 si vede un AILANTO dalla forma che ricorda un animale seduto. Ha 150 anni circa, una circonferenza di quasi 4 metri ed un’altezza modesta: 8. L’ailanto è un albero di origine cinese importato nell’ottocento in Italia dove si è diffuso molto per la sua notevole prolificità. Non è però molto robusto e quando perde le foglie, anche i rametti più giovani cadono, tanto che restano solo i rami principali.

Ad Urbino, in pieno centro, in via Valerio, nel cortile di un asilo infantile si trova un magnifico PLATANO di 250 anni, alto 33 metri. Il platano è fra gli alberi a foglia caduca più grandi che abbiamo in Italia, insieme al pioppo e al faggio. Si riconosce facilmente dalle foglie palmate e dal tronco chiaro, a volte bianco, con la corteccia che si sfalda a chiazze, con effetto mimetico.

Ad Orciano, (264m slm.)nel parco pubblico, c’è un IPPOCASTANO molto armonioso, di circa 200 anni, con la circonferenza del tronco intorno ai 4 metri. Qui lo chiamano castagno perché un altro suo nome è castagno d’India. Le sue castagne venivano usate un tempo come foraggio e cura per la tosse dei cavalli.

Nel comune di Serra Sant’Abbondio, salendo un poco verso il monte Cucco, c’è il Monastero di Fonte Avellana a 700 m, slm. dove, nell’Orto Botanico si trova un TASSO femmina millenario, col tronco dalla circonferenza di circa 6 metri ed un’altezza di 15. E’ uno dei più grossi d’Italia. Tutto l’albero è velenoso, tranne la polpa degli arilli rossi (frutti) che porta in autunno. Sono pochissimi, perché nei dintorni non ci sono maschi.