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alberi monumentali del Veneto, provincia di Belluno

tiglio di Stabie

tiglio di Stabie

 

A Feltre, in piazza Vittorino da Feltre, conosciuta come Isola, una bellissima SOPHORA JAPONICA dal tronco con circonferenza di 6 m ed un’altezza di 25 orna la piazza dal 1870. Questo tipo di albero, di origine cinese e non giapponese, diventa molto grande ed ha una chioma vaporosa, con foglie pennate simili a quelle della robinia. In estate fa fiorellini color crema molto profumati ed in autunno perde le foglie molto tardi, come i bagolari ed i platani.

Andando in direzione delle montagne, subito fuori Feltre si sale verso Cart, per un viale di antichi CARPINI BIANCHI. Si riconoscono facilmente per il tronco che sembra un fascio di muscoli e per le foglie seghettate, a forma di piuma, che in autunno diventano di un giallo carico. Nella zona ci sono ville costruite in passato per trascorrervi l’estate, dato il clima piacevole. La strada, relativamente stretta, sarebbe stata allargata con il conseguente abbattimento degli alberi, se non fossero intervenuti i cittadini ad impedirlo.

Nel comune di Lentiai, salire a Stabie e, arrivati al fianco della chiesa, salire a sinistra, superare la fattoria Case Ferighetto e continuare per la stradina sterrata e poi cementata, che sale rudemente. Fare la curva ad U e proseguire nella salita fino a che, ad 874 m.slm, sulla destra, si vede una strada che dopo pochi metri porta davanti ad un magnifico TIGLIO nostrano, dalla circonferenza di circa 9 metri ed un’altezza di forse 20, di circa 300 anni d’età. Il tiglio fiorisce a Giugno, profumando intensamente l’aria.

A Belluno bassa, attraversare il Piave ed andare verso Feltre. Dopo poco, dove la strada raggiunge la sommità di un rilievo, sulla destra si vede una cappella rossa. Dietro c’è la villa dove ha vissuto Buzzati e, più dietro ancora, un LIRIODENDRO di 200 anni, alto 27 m. dalla forma alterata per i tagli dovuti ai danni da fulmine. Bisogna vederlo quando è coperto delle sue foglie a forma di testa di gatto ed i suoi fiori simili a tulipani. Il grande scrittore aveva citato l’albero in un breve racconto.

Riattraversando il Piave nell’altro senso in direzione di Ponte nelle Alpi, quando si vedrà il cartello con la scritta Sagrogna, si vedrà anche la strada che sale per raggiungere “la vena d’oro”, un parco di sorgenti a 476 m di altitudine, poi diventato centro idroterapico e adesso abbandonato. Entrando dal cancello e oltrepassando gli edifici cadenti, si troverà dietro di loro un grande FAGGIO di circa 170 anni, alto 40 metri e con un tronco della circonferenza di 4,5.

Dopo Alleghe si trova la ripida e stretta strada che porta a Lagusello. In fondo all’abitato, dietro le case, ci sono due grandi e begli alberi. Un FAGGIO di circa 200 anni, con una circonferenza di 6, 30 m ed un’altezza di 18. Sul rilievo di fianco al suo, un TIGLIO che, pur essendo ben più in basso di lui, lo supera per altezza. Continuando per la strada, a Pian, nel mezzo della piazza c’è un ACERO DI MONTE.

Nel comune di Chies d’Alpago, salire verso il villaggio Mont e Pian Formosa a 1315 m. slm. A lato dell’agriturismo c’è un CILIEGIO marasco centenario davanti ad un faggio. Salendo poi a piedi per venti minuti lungo la mulattiera, si arriva ad un grande slargo con enormi massi e sul pendio a destra un FAGGIO di circa 300 anni appare in tutta la sua bellezza. E’ alto 35 m ed il tronco ha una circonferenza di circa 5m

 

sequoia di Longarone

sequoia di Longarone

 

Nel comune di Longarone, a Faè, poco prima di entrare nella zona industriale, c’è l’Agriturismo La Mela, del Ceis, dove si trova quella che è stata forse la prima SEQUOIA GIGANTE importata dall’America in Europa. E’ alta solo 33 m. perché nel 1950 un fulmine le ha stroncato 8 metri di punta. Circonferenza del tronco è 6 m. L’età è di circa 170 anni. E’ chiamata la Pianta Santa perché, investita dalla piena del Vajont, pur subendo uno squarcio di 5 metri ha resistito e continua a vegetare bene.

Sul Passo Cibiana, a m. 1519 slm tra il km 62 III e 62 IV, sulla sinistra c’è un LARICE di circa 300 anni col fusto biforcuto, alto 25 m. e circonferenza del tronco di 5. Il suo tronco, come quello dei suoi vicini, poco sopra la base si incurva verso valle, probabilmente a causa del manto di neve e degli altri alberi caduti addosso nel tempo. Con le abbondanti nevicate dell’inverno 2008-9 molti abeti rossi si sono spezzati o sono stati sradicati, cadendo addosso ai larici che, però, hanno resistito bene. Questo è dovuto in parte alle loro radici a fittone che li ancorano al terreno ben meglio di quelle superficiali degli abeti rossi. Il loro restare spogli di aghi in inverno, inoltre, impedisce alla neve di accumularsi sui rami, mentre invece lo fa con i sempreverdi.

Nel comune di Zoldo Alto, nella frazione di Costa, a 1420 m si trova un ACERO DI MONTE di circa 250 anni, alto circa 25 m. Arrivati al parcheggio all’ingresso del paesino, scendere subito per qualche decina di metri dal sentiero sulla destra. Si troverà l’albero. Un motivo in più per andarlo a vedere è la bellezza dei fienili di legno, tipici del Cadore, che sembrano più castelli o chiese che ricovero per il fieno.

Nel comune di Cortina d’Ampezzo, a 1400 m. slm, salendo in direzione del passo Falzarego, quando si vedono gli impianti di risalita di Lacedel, prendere la stradina sterrata avendo cura di stare dalla parte del sacrario militare ai caduti, che si vede su un rilievo. Dopo circa mezz’ora, quando ci si troverà fra lo sperone roccioso ed il bosco, in un punto in cui un grosso masso lambisce la stradina ed ha una X rossa, guardare sulla destra. Al di sotto di un masso, insieme a sorbi e larici si vede un grande ABETE ROSSO di circa 300 anni d’età, alto circa 50 metri e con una circonferenza del tronco di circa 5. L’abete rosso si distingue per la sua sagoma scura, che si distingue nettamente dal verde chiaro dei sottili e morbidi aghi dei larici. Questo perché l’abete rosso è un sempreverde mentre il larice perde gli aghi ogni autunno e dunque il fogliame è più fresco. Il vantaggio del larice rispetto all’abete è quello di non dare appiglio alla neve, che grava invece sui rami fitti di aghi.

Nello stesso comune di Cortina, prendere la strada per Dobbiaco si raggiunge Fiames, dove c’è l’ufficio informazioni del Parco Le Regole e un grandissimo parcheggio. Da lì si può prendere la navetta per Ra Stua. A Giugno o Settembre si può continuare con la propria auto per un tratto fino a che, su una curva si vede a destra l’accesso alla strada forestale altrimenti chiusa. A Malga Ra Stua si vedono subito, dietro il rifugio sul pendio dei monumentali LARICI ROSSI con radici spettacolari fuori terra. Camminando poi per un’ora e mezza circa seguendo la stradina che sale verso Lerosa. Arrivando dove gli alberi si fanno rari e si vedono le montagne nude, vivono solo i cirmoli e, solitario sullo sfondo delle rocce il CIRMOLO di circa 500 anni, un vero eroe arboreo, col tronco dalla circonferenza di 4,5 m e l’altezza di 13. Il pino cembro dal legno profumato è il preferito dagli scultori per opere che oltre alla bellezza, mantengano il loro profumo per anni. In abbondante segatura ci si può immergere come in un bagno per rimediare a tensioni muscolari e dolori reumatici. Si riconosce questo tipo di pino dai suoi aghi riuniti in ciuffetti di cinque e con la pagina inferiore striata di bianco.

 

 

alberi monumentali del Veneto, provincia di Padova

platano della certosa di Padova

platano della certosa di Padova

 

A Galliera Veneta, nel parco di villa imperiale, molto trascurato, ci sono vari alberi venerabili. TASSI, MAGNOLIE, CEDRI, CARPINI, PIOPPI in un ambiente che ha una certa suggestione proprio per il suo stato di abbandono. Per visitarlo è necessario cospargersi di repellente contro le zanzare che, anche di giorno, sono terribili.

A Piazzola sul Brenta, il viale che porta alla bella Villa Contarini è ornato da belle MAGNOLIE sempreverdi, alcune delle quali di età ragguardevoli. E’ una vista davvero insolita. (vedi spiegazioni sulle magnolie più sotto). Il parco della villa è molto interessante perché che vi trovano non solo molti alberi di valore, ma si possono osservare agevolmente uccelli come i cormorani, le garzette e gli aironi che hanno scelto l’isoletta nello stagno del parco come dimora invernale e luogo di cova. A primavera se ne vanno. Un albero davvero insolito è un NOCE di 140 anni, non molto grande ma che, risvegliandosi solo al solstizio d’estate, dunque con circa tre mesi di ritardo rispetto a tutti gli altri, riesce comunque a fare i suoi frutti in tempo.

Andando verso Cittadella da Padova, appena finito l’abitato di San Giorgio in Bosco si vede sulla sinistra un gran prato con molti begli alberi e sulla destra la villa Bolzonella e l’annessa azienda agricola. Si può accostare l’auto sulla sinistra e guardare, sul lato sinistro del grande prato un bellissimo ACERO CAMPESTRE di circa 100 anni. Sulla destra ci sono varie querce rosse che vale la pena di guardare. Appartengono ai proprietari della stessa villa. L’acero ha foglie palmate e frutti che sembrano insetti alati, grandi come libellule. Le querce rosse hanno foglie più grandi delle nostre querce e con i lobi appuntiti. In autunno diventano color rosso scuro

platano dell'orto botanico

platano dell’orto botanico

 

Nell’Orto Botanico di Padova ci sono alberi di età veneranda: un PLATANO ORIENTALE di 330 anni e una circonferenza di circa 6 metri completamente cavo, con un’apertura a mezzaluna sul dorso, che lo rende particolarmente curioso; una famigliola di PALMA NANA di 430 anni che vive dentro una serra, completamente aperta d’estate. Vista l’età, pur essendo una palma nana è alta parecchi metri. Questo tipo di palma è l’unica autoctona dell’Italia, ma fuori dalle serre vive in regioni dal clima più mite. C’è anche un GINKGO BILOBA maschio ma con un ramo  femminile innestato, di 264 anni. C’è anche una MAGNOLIA SEMPREVERDE di 230 anni, una delle più antiche d’Italia.

Nel chiostro della basilica di Sant’Antonio c’è anche una grande MAGNOLIA sempreverde. E’ originaria degli Stati Uniti ed è stata fra i primi alberi a mettere fiori a corolla. Il metodo più antico di impollinazione, attraverso il vento che trasporta il polline dalle infiorescenze maschili a quelle femminili, tuttora usato dalle conifere, è stato migliorato con i fiori a corolla i cui colori, profumo e nettare attira api, bombi, farfalle che, nel visitarli per nutrirsi della generosa offerta, si impolverano di polline che poi, nella visita al successivo fiore, della stessa specie, lo fecondano. Coi frutti, l’albero segue lo stesso lungimirante procedimento di attrazione con colore, profumo, polpa in modo che uccelli e piccoli mammiferi, nutrendosene e trasportando il seme al suo interno, propaghino la specie il più lontano possibile.

A Vigodarzere c’è quella che era la certosa di Padova, adesso proprietà privata. Lasciata l’auto in un grande parcheggio, in 10 minuti si può raggiungere il complesso. Costeggiandolo sul lato nord, si vede in mezzo ad un campo uno splendido PLATANO di 300 anni circa, col tronco dalla circonferenza di 6 metri ed un’altezza di circa 25. Da lì, sull’argine del Brenta si vede un’altrettanto bella quercia FARNIA, col tronco dalla circonferenza di 4 metri ed un’altezza di almeno 20.

Ad Arquà Petrarca, quasi tutti i giardini sono ornati da bellissimi alberi di GIUGGIOLO, perché con i suoi frutti si fa il  “brodo di giuggiole”, marmellate ed altro. Il più antico fra loro si trova nel cortile del ristorante LA PERGOLA.

Prima di arrivare a Baone, lungo la strada si vede una bellissima QUERCIA ROVERE, dalla forma armoniosa come tutti gli alberi che crescono con sufficiente spazio attorno a sé. La quercia è uno degli alberi più robusti e antichi dell’Europa e dell’Italia. Le sue ghiande sono state usate in passato anche per farne farina per il pane o per nutrire i maiali. La corteccia, ricca di tannini, cura molte malattie della pelle. E’ stata un albero sacro in tutto il mondo antico

Ad Este, appena dentro le mura del castello, si vede un bellissimo GLICINE ultracentenario.

Sempre ad Este, in via Borgo Furo 4, dove da molti anni c’è una pizzeria nella barchessa che era appartenuta alla villa Treves lì vicina, c’è una SOPHORA JAPONICA PENDULA di oltre un secolo. Questo tipo d’albero è fra i più spettacolari, con i suoi rami contorti come serpenti ed i rametti minori in forma d’arco. Perde le foglie solo a Dicembre e dalla primavera ne viene ricoperta come da una corazza.

A Tribano, davanti al municipio e circondata da una ringhiera c’è una bella MAGNOLIA di oltre un secolo.

A Frassanelle, una frazione di Rovolon, lungo la strada si vede l’ingresso alla proprietà Frassanelle, adesso azienda agrituristica, che nel parco ottocentesco ha vari grandi alberi, fra cui un LECCIO lungo un sentiero sulla collina.

 

Alberi monumentali del Veneto, provincia di Rovigo

platano di Lendinara

platano di Lendinara

 

Arrivando a Villadose, si incrocia la via Garibaldi a destra e a sinistra. Sulla destra, al n. 52 c’è una villa che, proprio vicino alla strada ma nascosto dalla siepe ha un antico FRASSINO di 400 anni, dal tronco basso completamente cavo. Questo tipo di albero di solito cresce in montagna ed è molto alto, salvo se lo si tratta a ceduo, vale a dire che si tagliano i suoi rami fin da giovane per utilizzarli come combustibile o per farne attrezzi resistenti all’usura, ad un’altezza di circa due metri da terra. In questo modo il tronco si espande molto e le possenti radici aiutano una rapida ricrescita di nuovi rami, al riparo dal morso del bestiame.

Nel comune di Ariano nel Polesine, oltre Piano di Rivà, sulla provinciale romea al km 6, vicino ad un edificio rurale abbandonato c’è un GELSO di un paio di secoli, molto grande ma con parecchi grossi rami spezzati e lasciati sul posto. L’insieme è però molto suggestivo, anche se destinato a scomparire entro breve. Il gelso era molto diffuso fino a cinquant’anni fa nelle campagne, perché le sue foglie erano date in pasto ai bachi da seta. Quest’attività integrava i magri guadagni dei contadini.

Tra Roverdicré e Costa di Rovigo, lungo la via Garibaldi, prima della via Verdi attraversare il ponte e seguire la strada a sinistra. Ben presto si raggiungeranno due PIOPPI CIPRESSINI di circa 100 anni, molto alti, davanti alla fattoria Le Moline. Il pioppo è un tipo albero da zone ricche d’acqua. Questo genere, simile nelle foglie al pioppo nero, è solo maschio e non si riproduce dunque per seme

A Lendinara, lungo un canale si trova la chiesetta di San Rocco con accanto un poderoso PLATANO ORIENTALE di circa 300 anni, alto 36 metri e con un tronco dalla circonferenza di 9. Il platano è fra gli alberi più grandi e più belli che abbiamo in Italia, con la corteccia bianca rivestita di squame dalla bella forma a macchia, in delicati toni di beige, a volte sormontate a loro volta da ordinarie scaglie legnose.

A Fratta Polesine, nel giardino ottocentesco della villa Labia si trovano due TASSODI col tronco dalla circonferenza di circa 5 m. e un’altezza intorno ai 30. Ci sono anche dei FRASSINI notevoli, di cui uno col tronco dalla circonferenza di circa 4 m. e un’altezza di circa 30 m. Anche la MAGNOLIA SEMPREVERDE a più tronchi è notevole.

Nel comune di Adria, prima di arrivare a Cavanella Po, lungo la strada si nota facilmente un grande LECCIO di circa 150 anni, che si sporge verso la strada davanti alla villa Papadopoli del diciassettesimo secolo, dall’aria abbandonata. Il sempreverde leccio è una quercia che in questa provincia si trova solo dalle parti di Rosolina mare. Ha le piccole foglie di un verde tanto scuro da essere quasi nero e solo la pagina inferiore con la sua peluria chiara gli dà un poco di luce.

A Crespino, al numero 4 di via sant’Antonio, nei giardini di una villa abbandonata, trasformata in azienda agricola, ci sono 4 belle FARNIE centenarie, davanti alla casa colonica e una FARNIA altissima, di almeno trecento anni, fra altri alberi nel giardino davanti alla villa vuota

La famosa farnia di San Basilio non esiste più.

 

 

Alberi monumentali del Veneto, provincia di Treviso

sophora japonica pendula di Tezze

sophora japonica pendula di Tezze

 

Appena arrivati a Cornuda da Onigo, sulla destra si vede una stradina ripidissima che sale al santuario della Madonna della Rocca. Poco prima di arrivare in cima, sulla destra una bella QUERCIA del tipo ROVERE si sporge sulla strada, ben ancorata al pendio con grosse e robuste radici, il suo dorso, rivolto a Nord, è rivestito di un bel muschio.

Passato Maser, a sinistra su una leggera curva, un antico BAGOLARO fa da spartitraffico all’inizio di una stradina secondaria. E’ capitozzato e dunque molto basso, dal grosso tronco che ha preso la forma di un corpo a metà fra l’umano e l’animale, con una folta zazzera fatta dalle sue foglie seghettate e appuntite. Questo tipo d’albero, frugale e resistente, dalla chioma a globo, è soprannominato “spaccasassi” proprio per questa sua qualità e “albero dei rosari” perché con i noccioli dei suoi frutti, piccole ciliegie scure gradite dagli uccelli, si facevano i rosari.

A Castelfranco, in piazza Giorgione al n.58a c’è un bel palazzo cinquecentesco che, al piano terra ha un bar. Entrando nella galleria sinistra, oltrepassare tutti i cortili condominiali e raggiungere l’ultimo, dove si trova una magnifica SOPHORA JAPONICA PENDULA, unica superstite del giardino padronale. Ha un’età stimabile intorno ai 200 anni. Si riconosce questo tipo d’albero orientale per i rami serpentiformi che terminano con archetti. Si ammirano meglio in inverno, quando si spoglia della sua fitta chioma a foglioline simili a quelle della robinia.

Lungo la strada principale di Castione di Loria si vedono le mura di cinta della secentesca villa Civran, adesso sede dei missionari Sacra Famiglia. Si vedono già da lontano le chiome di due bei GINKGO BILOBA alti all’incirca 25 metri, coi tronchi dalla circonferenza di 4 metri ed una possibile età di 200 anni. Questo tipo d’albero è fra i più antichi, esistente già in epoca giurassica. Ha le caratteristiche foglie a ventaglio che in autunno si fanno di un luminoso giallo

Ad Asolo, nell’arrivare al centro storico si vedono le ampie chiome di LECCI nel giardino della villa che era stata di Freya Stark. Sono bellissimi alberi di 150 anni circa, due dei quali proprio vicino alla strada e all’antico lavatoio.

Oltrepassata la bella villa, continuare sulla destra e scendere in via Foresto vecchio, una piacevole strada ben poco frequentata dalle auto, che porta fino al piano. Lungo il percorso c’è l’enorme ceppaia con una corona di nuovi rami di un CASTAGNO di circa 300 anni.

A Conegliano, vicino alla scuola enologica, all’angolo con la via XXVII Aprile, c’è un PIOPPO GRIGIO di circa 100 anni, molto bello. Questo tipo di pioppo è un incrocio fra quello bianco e quello tremulo

Sempre a Conegliano, al n. 4 della via Diaz, aperta in epoca napoleonica, c’è un CIPRESSO che ha più secoli.

Nel comune di Vazzola, a Tezze sul Piave, in via Tonini, 42, una magnifica SOPHORA JAPONICA PENDULA si affaccia da circa 200 anni sulla strada, da una collinetta in una proprietà privata. Questo albero di origine cinese, nonostante sia detto Japonica, è soprannominato albero pagoda a causa del fogliame fitto, disposto come tegole sopra archetti che partono da rami tanto ondulati sa sembrare grossi serpenti. Sembra di trovarsi sotto delle cupole architettoniche. Fiorisce ad anni alterni con grappoli di fiori bianchi e profumati. I frutti sono dei baccelli. Il rialzo su cui si trova potrebbe essere stato un’antica ghiacciaia. Forse, quando è stato piantato, si trovava nel giardino di una proprietà signorile, adesso molto ridotta.

A sud nel comune di Salgareda, lungo la strada in località Campodipietra, davanti alla barchessa della villa Carretta e dietro un capitello (altarino) barocco, c’è un PLATANO di circa 150 anni.

Andando Verso Vittorio Veneto, poco dopo essere entrati nel territorio comunale di Miane, sulla sinistra si vedrà la via del bosco di Madean. E’ una piacevolissima strada lungo la quale ci si può rendere conto dell’altitudine verso la quale ci si dirige, vedendo quali alberi si incontrano. Dapprima si trovano i castagni, che sono a loro agio dai 300 ai 700 metri. Fra loro c’è qualche aggraziata betulla, che condivide volentieri il loro spazio. Ci sono anche degli abeti rossi, piantati probabilmente da qualcuno, perché la loro altitudine preferita inizia oltre i 1000 metri. Finito il castagneto, si iniziano a vedere i FAGGI di cui uno, enorme, che si nota sotto il livello della strada, vicino ad una minuscola baita. Quello è un albero della probabile età di 300 anni ed un’altezza di 35 metri.

A Vittorio Veneto, sull’angolo fra viale Vittoria e via Trento e Trieste, c’è un bellissimo IPPOCASTANO di 140 anni, la circonferenza del tronco di 4 metri e l’altezza di 17- Questo tipo di albero si chiama così a causa delle sue castagne, usate come foraggio e medicina per i cavalli. Per questo in passato lo si piantava presso le stazioni di posta, dove sostavano carrozze e cavalieri.

 

 

Alberi monumentali del Veneto, provincia di Venezia

tassodi di villa pisani a Stra

tassodi di villa pisani a Stra

 

A Stra, nel parco della villa Pisani ci sono CIPRESSI CALVI molto belli intorno allo stagno del Kaffee Haus. Questi alberi non sono in realtà dei cipressi, ma dei tassodi, più simili ai tassi nel tipo di fogliame, ma al contrario di questi, perdono le foglioline in inverno, dopo che si sono colorate di un intenso rosso fulvo. Sono stati importati dalle zone paludose degli Stati Uniti ed hanno conservato una particolarità che aggiunge interesse al loro già bell’aspetto. Sulle radici, infatti, che di solito si trovano immerse nell’acqua e non hanno abbastanza ossigeno per respirare, crescono delle protuberanze alte dai 20 centimetri ad un metro, per ossigenarsi all’aria. Questi esemplari hanno oltre 100 anni. I TIGLI, lungo il viale che porta da lì verso la villa, sono più che centenari, alti, con le foglie a forma di cuore e riconoscibili facilmente all’inizio di giugno, quando i loro numerosi fiori color giallo chiaro profumano intensamente l’aria. I tigli sono considerati fin dall’antichità alberi guaritori, per le loro numerose virtù in questo senso. La più nota, ancora utilizzata è quella offerta dai fiori che, essiccati, servono per fare squisite tisane antispasmodiche contro le malattie da raffreddamento. Sulla pianta, attirano le api che ne fanno il ben noto miele. Dall’Alto Adige in su, sono alberi molto rispettati, un tempo piantati al centro delle piazze di paese per farvi le riunioni alla loro ombra. I PLATANI vicino alle scuderie sono alberi altissimi, dalla corteccia chiara, a volte bianca, che si sfalda a placche con effetto mimetico. Si riconoscono facilmente anche dalle grandi foglie coriacee palmate che, in autunno, diventano di un bel giallo e arancio. I CARPINI sul lato sinistro del parco si riconoscono dal tronco che sembra un fascio di muscoli e dalle foglie ovali appuntite che, in autunno diventano di un bel giallo. Sono tipici dell’Europa e dell’Italia.

A Mira, nel parco Villa dei Leoni ci sono grandi PLATANI (vedi descrizione sopra).

Sulla punta dello sperone di Mira Porte una magnifica MAGNOLIA sempreverde della probabile età di 300 anni, forse una delle più antiche del Veneto. E’ originaria degli Stati Uniti ed è stata fra i primi alberi a mettere fiori a corolla. Il metodo più antico di impollinazione, attraverso il vento che trasporta il polline dalle infiorescenze maschili a quelle femminili, tuttora usato dalle conifere, è stato migliorato con i fiori a corolla i cui colori, profumo e nettare attira api, bombi, farfalle che, nel visitarli per nutrirsi della generosa offerta, si impolverano di polline che poi, nella visita al successivo fiore, della stessa specie, lo fecondano. Coi frutti, l’albero segue lo stesso lungimirante procedimento di attrazione con colore, profumo, polpa in modo che uccelli e piccoli mammiferi, nutrendosene e trasportando il seme al suo interno, propaghino la specie il più lontano possibile.

Mirano è ricca di corsi d’acqua e d’alberi. Nel parco comunale, tra i più belli ci sono una MAGNOLIA sempreverde di circa 200 anni ed un CEDRO DEL LIBANO, vicini all’ingresso da via Bastia Fuori. Nella stessa strada, poco più avanti, dopo la biblioteca, spunta oltre il muro, visibile dal cancello di una proprietà in semi-abbandono, un grosso GELSO, di almeno 200 anni.

Nel comune di Mirano, via Ballò, 29, se si passa a Febbraio si può ammirare un meraviglioso CALICANTO centenario nel giardinetto di una casa, dove un tempo c’era probabilmente il giardino di una villa. L’arbusto coi fiori dal profumo di paradiso, ha una base di 4 metri di circonferenza, dalla quale spuntano molti polloni che poi formano la chioma alta all’incirca 5 metri.

farnia di Fossalta di Portogruaro

farnia di Fossalta di Portogruaro

 

A Noale, appena fuori dalla cittadina in direzione Nord, dopo aver imboccato la strada che porta a Montebelluna, lungo la strada sulla sinistra, prima di un corso d’acqua si vede una bella QUERCIA FARNIA, con un tronco dalla circonferenza di oltre tre metri, che doveva essere stata piantata più di cent’anni fa per segnare un confine.  La farnia è una quercia meno adatta delle altre ai terreni secchi. Infatti la si trova volentieri dove c’è abbondanza d’acqua. Tutte le altre querce hanno radici più profonde e maggior autonomia.

A Portogruaro, proprio dietro il duomo, dove passa il fiume Lemene, attraversando il ponticello con i due mulini e seguendo per qualche metro la bella passeggiata si raggiungono i due PLATANI saldati alle radici e inclinati in direzioni opposte ma parallele al corso d’acqua. Hanno all’incirca 100 anni e sono davvero molto belli, oltre che inseriti in modo scenografico nel paesaggio.

A Concordia Sagittaria (da sagittae, le frecce che lì venivano prodotte in epoca romana) vicino alla chiesa, in via I maggio 107, a ridosso del muro c’è uno SPINO DI GIUDA di 130 anni circa. Sul muricciolo c’è la riproduzione di un antico ed inconsueto orologio solare, preso dall’originale che si trova nel museo. E’ stata l’iniziativa di un’insegnante appassionata di scavi, proprietaria del terreno.

A Villanova di Sant’Antonio, nel comune di Fossalta di Portogruaro, davanti alla chiesetta di Sant’Antonio, una QUERCIA (farnia) spettacolare di circa 700 anni, dalla circonferenza di 10 metri e l’altezza di 20. La quercia è uno degli alberi più robusti e antichi dell’Europa e dell’Italia. Le sue ghiande sono state usate in passato anche per farne farina per il pane o per nutrire i maiali. La corteccia, ricca di tannini, cura molte malattie della pelle. E’ stata un albero sacro in tutto il mondo antico

Lungo la provinciale che da San Michele al Tagliamento porta a Bibione, prima di Bevazzana, sulla destra si noteranno facilmente sette bellissimi FRASSINI centenari, prima di un edificio rurale. Dimostrano quanto il paesaggio potrebbe essere facilmente migliorato in senso estetico e di sicurezza (danno solidità agli argini), di salute (purificano le acque e l’aria, danno una piacevole ombra d’estate). Dato che hanno avuto sufficiente spazio per espandersi, si sono mantenuti relativamente bassi, con vantaggio per la tenuta.

Un bel PIOPPO BIANCO si trova prima di arrivare a Brian provenendo da nord, sul lato sinistro, vicino alla ex scuola del Termine. Il posto è molto suggestivo, accanto ai resti della scuola velati dagli alberi che la circondano, vicino all’idrovora della bonifica.

Nella frazione del comune di Jesolo, Piave Nuovo, al km. 7.7 della strada provinciale 47, vicino al fiume c’è un PIOPPO BIANCO di circa 100 anni, molto armonioso, alto circa 35 metri. Tra i pioppi, alberi comuni in zone umide, quelli bianchi da giovani hanno la corteccia immacolata, che col tempo di fessura e si scurisce. Anche le foglie hanno la pagina inferiore bianca e pelosa, quella superiore invece è verde scuro. C’è poi la varietà grigia, incrocio fra il bianco ed il tremulo. Quest’ultimo ha foglie all’estremità di un lungo picciolo e per questo in continuo movimento, al minimo alito d’aria. Il pioppo nero ha la corteccia scura e foglie verdi a forma triangolare. Quello cipressino ha foglie come quello nero ma la forma stretta del cipresso.

Quando arrivando da Pordenone si passa per il comune di Cinto, sul fiume Caomaggiore, sulla destra si vede un grande GELSO dalla forma a candelabro. Da 400 anni vive vicino al mulino dove ancora si macina il granoturco. Questo tipo di albero era molto diffuso nei secoli scorsi perché le sue foglie erano il cibo per i bachi da seta, allevati dai contadini per integrare i magri guadagni. Ha foglie di forme diverse sullo stesso albero: a forma di cuore o a punta d’alabarda. E’ una caratteristica della famiglia delle moracee, come il fico.

 

Alberi monumentali del Veneto, provincia di Verona

gelso di Verona

gelso di Verona

 

Nel comune di Caprino, località Platano, c’è il PLATANO più antico d’Italia, facilmente visibile lungo la strada. Contrariamente alla consueta struttura di questo albero, che solitamente diventa molto alto, questo è relativamente basso, (circa 20 metri) con un tronco dalla circonferenza di forse 12 metri, bitorzoluto e conformato con un’inclinazione che ha consentito la facile scalata a 100 bersaglieri della banda austriaca nel 1937, in occasione di esercitazioni militari. Per questo è chiamato platano dei 100 bersaglieri. Potrebbe avere dai 400 ai 700 anni. Vale la pena di vederlo per la sua forma inconsueta e l’aspetto imponente, nonostante la perdita di alcuni grossi rami.

Nel comune di San’Anna d’Alfaedo, località Ponte di Veja dove c’è un ponte naturale di pietra, in un luogo impressionante, con resti di insediamenti preistorici, ci sono due CASTAGNI di cui uno del tempo di Dante, ma in condizioni pietose per le mutilazioni subite.

Nella bella Malcesine, sul lago di Garda, dove la coltivazione dell’olivo è intensa, ce ne sono di vecchissimi tra cui uno di espressività eccezionale. Salendo a piedi dalla stradina che parte a destra della funivia, la via Saltarino, poco dopo essere diventata un sentiero si vede sulla destra l’albero di almeno 400 anni che ha perso tutta la parte centrale e sembra fatto di due gemelli uno di fronte all’altro, su sinuosi gambi. Si può attraversare tutto il podere e vedere vari altri olivi dalle forme interessanti e poi scendere dalla strada per paier ed ammirarne ancora.

A Cerro (circa 700 m slm) tra il municipio e la chiesa vive uno straordinario ibrido fra una QUERCIA CERRO ed una SUGHERA. E’ infatti sempreverde come la sughera (dalla cui corteccia si ricava il sughero) ma ha le foglie lobate come le altre querce, benché più piccole. Il suo tronco è perfettamente diritto e alto, mentre i suoi rami formano un’armoniosa raggiera come è raro vederne. L’età è di difficile valutazione. Apparentemente dai due ai quattrocento anni (circonferenza del tronco 4 m e diametro della chioma 20). Il paese, originariamente si chiamava Alfena, cambiato in Cerro nel 500, forse a causa della presenza di quel tipo d’albero, che però si chiama quercus crenata, molto raro. Mantiene le foglie verdi sui rami fino a primavera, poi se ne spoglia e verso maggio mette quelle nuove.

Quattro chilometri prima di Erbezzo, a circa 1000 m. slm c’è un gruppetto di case coloniche in località Chiomati. Sul prato dietro di loro un ACERO DI MONTE di oltre cent’anni, bellissimo anche per la sua posizione solitaria. Nel prato sottostante, poco prima di raggiungere le case, un NOCE più o meno coetaneo, di aspetto altrettanto solenne. L’acero ha foglie palmate e frutti che sembrano insetti alati, grandi come libellule. Il noce ha una corteccia facile da riconoscere, quando è adulto, perché è fatta a lunghe placche di un grigio molto chiaro con solchi scuri. Le foglie sono relativamente grandi, di un ovale più largo verso l’apice e di un verde leggermente bronzato che si distingue agevolmente fra gli altri.

 

cipresso a Verona

cipresso del giardino Giusti Verona

 

Da Erbezzo, prendere la strada che sale verso le malghe e, quando si vedrà sulla sinistra una strada secondaria che sale, seguirla fino alla seconda casa che si trova, a malga Dardo, a 1370 m slm. Lì lasciare il mezzo e continuare seguendo il sentiero in costa per circa 500 m fino a trovare, appena un po’ più in basso e rivolti verso Erbezzo due magnifici, enormi FAGGI, col tronco di 6 m di circonferenza e almeno 200 anni d’età. Uno aveva due tronchi e ne è rimasto solo uno. I faggi hanno piccole foglie ovali di un bel verde vivace e una fine corteccia grigia.

Se invece di salire a malga Dardo si scende verso malga Derocon, si trova lungo la stradina un bellissimo FAGGIO di misure ed età simili a quelli già citati. Si può proseguire fino alla malga che è un parco a pagamento, aperto da Aprile a metà giugno e da metà settembre a metà ottobre solo la domenica fino alle 17. Da metà giugno a metà settembre apre tutti i giorni con lo stesso orario.

Dopo Montorio, nel paese di Mizzole c’è un FRASSINO dentro una cappella, coi rami che escono attraverso la grata. Sembra fosse stato piantato nel seicento in onore di santa Eurosia che aveva protetto gli abitanti dalla peste. Quando l’albero sembrava ormai morto e si era deciso di tagliarlo, questo era invece rifiorito. Così è rimasto. Quello attuale, però dovrebbe risalire agli anni ’40 del novecento. Il frassino ha foglie pennate e seghettate, frutti alati in grappolo.

Nel pieno centro di Verona, vicino alla piazza delle erbe, c’è una piazza con due nomi, più il nome popolare. Si chiama piazza Viviani nella parte davanti all’ex palazzo delle poste e piazza indipendenza nella parte alberata. La gente, però, la conosce come piazza delle poste. Nella parte alberata, due bellissimi GINKGO BILOBA di oltre 200 anni, alti una ventina di metri. All’altra estremità della piazza, un altrettanto degno e coetaneo PLATANO. I due ginkgo sono maschi. La maggior parte degli alberi è ermafrodita ma alcune specie hanno sessi separati. E’ il caso degli antichissimi ginkgo, la cui specie è arrivata indenne attraverso gli sconvolgimenti dell’era giurassica. I maschi si riconoscono già a primavera quando le loro infiorescenze cadono a terra dopo aver sparso il polline a mezzo del vento verso le eventuali femmine. Queste ultime fanno frutti simili a piccole prugne color grigio rosato. Se le si lasciano marcire a terra puzzano molto. In oriente le mangiano e lo stesso fanno con i noccioli. I platani sono fra gli alberi decidui (che perdono le foglie in inverno) più grandi che abbiamo in Italia, insieme ai pioppi.

Appena entrati nel giardino Giusti, si vede un bel CIPRESSO di cinquecento anni, col tronco dalla circonferenza di circa 4,5 metri, piantato probabilmente quando l’elegante giardino sempreverde è stato realizzato.

Sulla collina di Verona, appena entrati nel parco delle colombare, si prende il sentiero che scende a destra della casa del custode. Appena il sentiero risale, si trova un amplissimo GELSO che potrebbe avere due o trecento anni, dal gran tronco e dai lunghissimi rami, mai tagliati per dare le foglie in pasto ai bachi da seta. Per questo sono cresciuti fino a doversi di nuovo appoggiare a terra, dopo un bell’arco.

A Volargne (comune di Dolcé) lungo l’Adige davanti a villa Giulia c’è un vecchissimo CIPRESSO che non assomiglia agli altri alberi della sua specie. Anzitutto perché è relativamente basso, dato che gli manca la punta, poi perché ha enormi rami orizzontali, del tutto inconsueti, che lo fanno assomigliare ad una Tuja. Inoltre non ha la chioma compatta e chiusa, ma aperta e a macchia. E’ probabilmente un cipresso del tipo originario dell’Italia, che in Toscana chiamano cipressa proprio per la sua apertura.

A Corte Pietà, podere del comune di Sona, c’è un enorme BAGOLARO in cattive condizioni e certo vecchio di vari secoli. Questo tipo di albero è molto robusto e frugale con foglie lunghe e seghettate, frutti a sferetta come quelli del tiglio.

 

 

Alberi monumentali del Veneto, provincia di Vicenza

carpine di Calvene

carpine di Calvene

 

A Santorso, nel parco della villa Rossi (Lanerossi), aperto solo da Aprile ad Ottobre, ci sono alcuni begli alberi monumentali, tra cui dei CIPRESSI CALVI, la cui bellezza appare appieno solo in Novembre/Dicembre, quando le loro foglie diventano di un magnifico rosso ruggine, prima di cadere. Fortunatamente sono visibili anche dalla strada perché si trovano vicini al cancello. Da lì si può vedere il piccolo stagno che simula il loro ambiente naturale originario (le paludi d’America) e gli pneumatofori, le caratteristiche protuberanze delle loro radici che escono dal terreno e si alzano fino anche ad un metro di altezza, come piccole sculture. Servono per respirare, visto che l’acqua lo impedisce. Questi alberi non sono in realtà dei cipressi, ma dei tassodi, più simili ai tassi nel tipo di fogliame.

A Piovene Rocchette, all’inizio della via Alessandro Rossi, sulla sinistra si vede uno fra i più bei CEDRI DEODARA che si possano immaginare. E’ adesso proprietà di un ristoratore ma, all’inizio del novecento era stato piantato nel giardino della villa Cercenà, uno dei dirigenti del lanificio Rossi. Il cedro deodara, simile a quello del Libano ma con gli aghi più lunghi e morbidi è di origine Himalayana. Deodara significa “degli dei” a causa del suo legno profumato. Questo esemplare ha più fusti, come è tipico della specie. Di questo tipo di cedro esiste una varietà pendula dalle forme bizzarre, che lo fanno somigliare spesso ad un grande animale dalla pelliccia di aghi verdi.

A Trissino, nel parco dell’omonima villa che era appartenuta all’umanista e letterato Trissino, ci sono molti alberi di un’età all’incirca di 400 anni. QUERCE, SPINO DI GIUDA, LECCI, TASSI, BOSSI e, sorprendentemente, un’EDERA che riveste l’interno le rovine della villa inferiore, coronandola poi di fronde. I grossi fusti, del diametro di 15 cm si assottigliano e si diramano sostenendo i muri. L’edera non è una pianta parassita, come qualcuno crede. Anche quando si arrampica sugli alberi provvede da sola al proprio nutrimento. I suoi frutti sono velenosi ma ha varie proprietà curative, come del resto tutti i vegetali.

Dalla via dell’ora 44, nella parte bassa del paese, parte un suggestivo viale di vecchi GELSI verso una villa sulla collina. Questi alberi dal tenero legno color cannella, di origine cinese, erano stati importanti per nutrire i bachi da seta.

Sull’altipiano di Asiago, passate le prime frazioni di Fondi e Cavrari, la strada scende. Dopo una casetta diroccata, senza tetto, si avvista una grande casa rossa, sulla sinistra. Sulla curva che la precede, una strada sterrata porta a Malga Colpi. A 500 m. dall’inizio della strada si trovano dapprima un grande FRASSINO, dalla forma perfetta ma dalla chioma ormai rada. Poi, più avanti, solitario un bel FAGGIO in perfetta salute.

Sempre sull’altopiano, a Cesuna, partendo dalla chiesa si sale verso la via casa macia dove inizialmente si trova un pollaio all’aperto dove sono di casa anche dei bei pavoni. In quello spazio c’è un grande “buso del por” una voragine che un tempo era profondissimo. Salendo ancora un poco si trova un cippo commemorativo della guerra e poi uno più piccolo che segna il confine fra i comuni di Roana e Cogollo del Cengio. Sulla sinistra c’è uno stagno per il bestiame, ottenuto impermeabilizzando il fondo con foglie di faggio e argilla presa da scavi occasionali. La stradina sulla destra ha, in fila un grande maggiociondolo, un SORBO DEGLI UCCELLATORI di età e volume ragguardevoli. Si può facilmente notare che la chioma di entrambi è molto più sviluppata verso sud, cioè verso il sole, fonte di vita Il sorbo degli uccellatori ha foglie pennate piccole, fiori bianchi ad ombrella che diventano bacche rosse in autunno.

A Thiene, nel castello di fronte al municipio, ci sono bellissimi IPPOCASTANI. Questi alberi, importati dalla Turchia, fanno castagne curative della tosse dei cavalli. Per questo, un tempo erano piantati presso le stazioni di posta. Si riconoscono dalle belle foglie disposte a raggiera. Purtroppo, moltissimi sono malati.

 

faggio di Asiago

faggio di Asiago

 

A Calvene, oltrepassata la piazza del municipio e della chiesa, dopo poco si trova a sinistra la via Bardagni. Risalirla per un chilometro circa fino a che, vedendo alcuni pioppi e un piazzale con tettoia sulla destra, si prende a sinistra la via Maso procedendo per un altro chilometro. Trovate alcune case sul dosso della collina, proseguire un centinaio di metri fino a che, sulla sinistra in cima ad un poggio si vede un armonioso CARPINE NERO di circa duecento anni. Il carpine è un albero tipicamente europeo. Si riconosce dalle piccole foglie a punta di lancia e seghettate. Questo esemplare ha la scorza a lunghe scaglie, simile alla vite e radici profonde, adatte ai pendii ed ai luoghi scarsi d’acqua.

A Nove, partendo dal Municipio, un bellissimo viale di SOPHORA JAPONICA della possibile età di 150 anni, è quello che resta del giardino di una villa adesso in restauro, lungo la strada che ha tagliato in due la proprietà. Poco oltre, nel cortile di una fabbrica di ceramica, due bei mulini sono azionati dall’acqua limpida di una roggia che un tempo ne muoveva 24.

Dalla fiabesca Marostica, andare a San Floriano e salire verso il ristorante Rosina. Parcheggiare vicino alla chiesa dei ciclisti e prendere la stradina che sale proprio accanto al ristorante. Dopo pochi minuti si trova un gruppetto di case e risalendo ancora un po’ si entra in bosco dove, subito, si trova una vecchia QUERCIA roverella, di almeno 500 anni. Accanto c’è una casetta in rovina, sostenuta da un’edera che l’avvolge per intero.

Sempre da Marostica, andare verso Crosara e, appena si comincia a salire si trova sulla destra l’indicazione per la chiesa dei Capitelli. Parcheggiare e prendere la stradina mulattiera del sette, che porta addirittura fino ad Innsbruck. Dopo pochi minuti, invece, si arriva in una proprietà privata (Baù Mario) dove c’è un magnifico CASTAGNO marronaro, di circa 500 anni. Le castagne hanno nutrito generazioni di persone. Con la loro farina si possono preparare molti piatti gustosi.

A Bassano il Giardino Parolini, di fronte alla stazione degli autobus, era in passato quello di una villa privata. Adesso è un giardino pubblico dove d’estate si fanno proiezioni cinematografiche all’aperto. Il giardino conserva una bella atmosfera intima, grazie alla fitta vicinanza di tanti alberi delle provenienze più diverse e di età considerevole, nonostante gli interventi umani che hanno tentato in tutti i modi di distruggerla. Un bellissimo NOCE DEL CAUCASO, dalle infruttescenze pendenti come orecchini, su un sentierino appartato, prima di arrivare al campo giochi dei bambini, un GINGKO BILOBA presso un piccolo stagno, che si riconosce subito per il suo profilo angoloso e le belle foglie a ventaglio lungo i rami principali, che in autunno diventano di un giallo molto intenso. Questo tipo d’albero è fra i pochissimi arrivati alla nostra era da quella giurassica. E’ curativo in tutte le sue parti, resistentissimo all’inquinamento. Ha sessi distinti ed i frutti, che sono portati dalla femmina, sono una leccornia, in Oriente. Da noi, che non conosciamo i procedimenti di cottura, vengono lasciati marcire a terra e, allora, puzzano. C’è un PINO DOMESTICO (da pinoli), uno NERO molto belli, un OLIVO dalla chioma straordinariamente ampia. Nello spazio dedicato ai giochi per bambini c’è un antico ALBERO DI GIUDA dalla forma ad arco, molto bello, che a primavera fa fiori di un rosa intenso, anche direttamente dal tronco. Ci sono poi BOSSI, CIPRESSI toscani e dell’Himalaya e molti altri alberi che vale la pena di conoscere.

Prima di entrare a Bassano da Ovest, si trova il cimitero alla fine di un lungo viale di CIPRESSI di età ragguardevole e di aspetto molto sano. Resistono in mezzo a costruzioni recenti e ben poco poetiche. Il cipresso è facilmente riconoscibile dalla sua forma affusolata. Resiste molto bene alla siccità, è molto longevo ed è usato come frangivento. Infatti, le sue radici a fittone e la sua chioma stretta, non offrono appiglio al vento che, invece, deve girargli intorno e, quando si trova in filari, riesce a rallentarlo e a proteggere i campi dal disseccamento. Gli oli essenziali del cipresso lo rendono inattaccabile ai tarli e imputrescibile.