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alberi monumentali della Valdaosta, provincia di Aosta

sequoia di Chatillon

sequoia di Chatillon

 

In questa regione si trovano molti alberi monumentali delle specie più diverse, tutti dotati di un pannello informativo. Nel 2013 ho pubblicato il libro ALBERI MAESTRI DI PIEMONTE E VALLE D’AOSTA, che troverete nella sezione LIBRI di questo sito, che vi farà conoscere più estesamente le qualità degli alberi che presento qui.

Appena entrati nella regione, chi desidera vedere un notevole FRASSINO, può risalire nel territorio dei Walser (vallesi), l’etnia emigrata 800 anni fa dalla Svizzera e che si trova anche in Austria. Verso Gressoney, seguendo il corso del Lys, ad un’altitudine di 1280 m. poco prima del km.22 sul versante sinistro del torrente, davanti a delle case tipiche dei Walser, si trova il bell’albero di 300 anni, circonferenza 5,50 m, altezza 22. Il frassino ha radici profonde e ben ancorate al terreno, essenziali per impedire le frane. E’ anche molto robusto e queste due qualità, combinate alle sue proprietà medicinali lo hanno reso sacro ai popoli nordici, che ritenevano sostenesse il cielo. Ha foglie a forma di penne, che in autunno diventano di un bel giallo.

Dietro di lui, all’inizio del pendio, un ACERO con vari fusti, un ABETE ROSSO e un LARICE, tutti monumentali, come inizio di un intero bosco.

Lungo la strada, alle Caves di Donnas, sulla destra, si trovano due PLATANI. Sono fra gli alberi di maggiori dimensioni che abbiamo in Italia. Si ancorano bene nel terreno, resistono all’inquinamento ed al maltrattamento. Per questo sono usati nelle alberature stradali. Si riconoscono facilmente per le dimensioni notevoli, la corteccia chiara che si sfalda a chiazze di vari toni e per le foglie palmate che in autunno diventano gialle ed arancioni.

Per vedere, però un FAGGIO dalle forme insolite, occorrerà prendersi una mattinata. Arrivati ad Arnad, prendere la direzione di Echallogne. Bisogna lasciare l’auto dove c’è il divieto di accesso e continuare a piedi. Poco prima che finisca la strada asfaltata, sulla sinistra parte un sentiero che in breve porta verso il caratteristico villaggio di Echallogne e poi Les Barmes. Continuando, dopo pochi minuti si trova lungo il sentiero lo straordinario albero. I faggi erano chiamati “la madri del bosco” perché di loro si utilizzava tutto. I frutti, le faggiole, sono foraggio per animali ma se ne può fare olio o farina. Le foglie in passato servivano per imbottire i materassi, impermeabilizzare le pozze d’alpeggio, isolare il ghiaccio da conservare per l’estate. La cenere del legno che brucia dando grande calore è ottima per farne lisciva che lava i panni. Persino il fumo è eccellente per insaporire e conservare le carni. Il legno è ottimo per mobili.

Poco prima di Aosta, da Nus salire verso Mazod dove, nella piazzetta principale, si trova un GELSO NERO di 400 anni, circonferenza 2,70 m, altezza 10. Il gelso bianco serviva soprattutto per nutrire i bachi da seta con le sue foglie. Quello nero ha frutti migliori di quello bianco e si possono mangiare o fare marmellate, ma anche inchiostro, dato il suo intenso colore.

Nella città di Aosta l’albero più celebre e dalla storia più travagliata è il TIGLIO di Sant’Orso, nella piazza dove si trova la collegiata ed un chiostro con colonnine dai bellissimi capitelli scolpiti. Ha cinquecento anni, una circonferenza di 5 metri e un’altezza di 17 . E’ apprezzato per la sua fresca ombra, per i suoi fiori profumati da cui le api ricavano ottimo miele e gli uomini delicate tisane decongestionanti nei disturbi da raffreddamento. Sul prato dell’Arco di Augusto c’è un PLATANO di 200 anni con una circonferenza di 4 metri e mezzo e un’altezza di 24.

Nella strada che da destra arriva verso l’arco si trova una ROBINIA di 250 anni: una rarità per questo tipo di albero, importato in Europa dall’America da Jean Robin, giardiniere del re Enrico IV e Luigi XIII. Oltre al suo bel fogliame, è apprezzato per la fioritura a grappoli bianchi e profumati nel mese di maggio, per il suo legno duro e le sue radici che consolidano i terreni franosi. La robinia di Aosta è sorretta da una robusta stampella, perché molto inclinata, ma il suo tronco corroso dalla fatica di vivere, ha un disegno interessante.

Sarà una sorpresa trovare un MANDORLO, in via Gran San Bernardo, a 400 m dall’ospedale regionale, visibile dalla strada al 10bis. I mandorli erano usati per delimitare i terreni a vigneto e crescono bene in Valle d’Aosta che, pur avendo tante montagne, ha un clima gradito a molte piante che solitamente crescono più a sud.

Nel giardino del palazzo della Regione si trova un GINKO BILOBA, uno fra gli alberi più antichi e benefici del mondo e una SOPHORA JAPONICA PENDULA inconfondibile per la forma serpentina dei suoi rami che, nell’assottigliarsi, prendono la forma di archetti.

Uscendo dalla città e oltrepassato di un chilometro circa Aymavilles, in località Champcognein, sulla destra si vedrà il cartello che indica, appoggiata al muro a secco del vigneto sottostante, una VITE di 300 anni. Dato il tipo di pianta, le dimensioni sono ridotte. E’ un vitigno autoctono, il Premetta.

Appena si entra a Saint-Vincent, dopo l’albergo Billia, in viale Piemonte, sulla sinistra all’interno di un giardino si vede un bel FAGGIO PURPUREO di circa 100 anni, alto 23 metri.

 Appena fuori Châtillon in direzione di Aosta, si trova il parco pubblico del castello Baron Gamba, con vari alberi di pregio, tra cui una SEQUOIA SEMPREVERDE di oltre 120 anni, alta circa 40 metri.