Category Archives: Umanità

ARTICOLI CHE AIUTANO A COMPRENDERE L’ANIMO UMANO. Li troverete nell’ordine in cui li ho pubblicati, facendo scorrere la pagina verso il basso. Per accedere direttamente agli articoli meno recenti, passare il mouse sul menu a sinistra alla voce umanità e apparirà la pagina con tutti i collegamenti diretti

Spirito creativo

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La creatività è un modo di pensare e di agire che lascia emergere varie soluzioni ai quesiti della vita. Dunque riguarda tutti i settori, anziché solo l’arte, come spesso si crede. E’ però qualcosa che può trovare molti ostacoli, fra cui la tristezza e la paura provocate dai condizionamenti esterni, da una mentalità rigida, dalla sofferenza fisica e morale, dall’isolamento. Occorre dunque avere qualcosa che le permetta di attivarsi, altrimenti può succedere che si veda solo una soluzione o addirittura nessuna.

Scambiare idee con persone che abbiano almeno la capacità e l’interesse ad ascoltare, aiuta a definire meglio ciò che si sta elaborando, a creare agganci con altre idee, a evocare ciò che è già stato fatto da altri e che può essere un valido contributo.

Viaggiare è un’ottima possibilità di conoscere mentalità e idee nuove, che si comprendono meglio evitando il rumore, la folla, la confusione. In caso contrario si avrà passato magari del tempo in modo piacevole ma resterà poco o niente di concreto su cui costruire. Il silenzio, la tranquillità e tempi sufficientemente lunghi sono necessari anche per i bambini, che è bene imparino ad utilizzare meglio le proprie risorse interiori e la propria autonomia, a cui attingere quando dovranno resistere a certe pericolose spinte, che per essere riconosciute richiedono proprio questo. Dopo aver lasciato sfogare il loro sovrappiù di energia e di richiesta di attenzione, è bene abituarli anche a spazi di silenzio e di concentrazione per sé e per gli altri.

 

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Fonte di creatività inesauribile è la natura. Oltre alle forme e ai colori spesso molto belli, sono le strategie che adottano le diverse forme di vita ad essere stupefacenti e ad ispirare il desiderio di sperimentare e rinnovare. Conoscere il funzionamento della natura è una delle cose più stimolanti per lo spirito creativo in qualsiasi ambito e vale davvero la pena di dedicare del tempo a questo argomento. Un esempio di ingegno arboreo che ha fatto fronte a condizioni davvero fuori dalla norma è quello messo in atto dalle mangrovie. Infatti nelle zone costiere paludose dei tropici, riescono a vivere in un terreno sempre bagnato, salato e molliccio, che per qualsiasi altro albero sarebbe letale, oltre a trattenere i semi su di sé fino a che germinano ed emettono una lunga radice a fittone con cui si conficcano nel suolo quando sono già sufficientemente sviluppate da non farsi portar via dalle maree e resistere alle difficili condizioni del luogo dove vivono.

 

 

Uomini e profeti

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Uomini e Profeti è un programma di Radio Tre RAI curato da Gabriella Caramore, che da molti anni va in onda il sabato e la domenica mattina dalle 9.30 alle 10.15, riascoltabile in podcast con tutto comodo. Fa intervenire studiosi e religiosi di ottimo livello, illuminando molti punti della vita interiore e dunque la psicologia, la filosofia, la religione e naturalmente la storia, che evidenzia quanto i tempi, i luoghi e le circostanze influiscano sulle credenze e cambino i valori.

Laici e religiosi che si sono interrogati per tutta la vita sui temi fondamentali dell’umanità, espongono con parole semplici ciò che è molto importante sapere sul complesso mondo della spiritualità, erroneamente creduto da molti solo come religioso. Invece ciò che riguarda il bisogno di dare un senso alla vita, l’amore per l’esistente in tutte le sue forme, l’onestà, il rispetto, la sincerità, la fiducia, la giustizia che non si aspettano ricompense da alcun dio e neppure punizioni, possono essere anche più profonde negli atei, che il bene lo fanno perché lo amano, anziché per dovere, per convenienza o per paura.

Le religioni sono comunque nate per codificare tutto questo e sorreggere anche chi è meno forte interiormente e ha bisogno di norme esplicite. I rituali e la socialità che vi sono connesse aiutano e sostengono i credenti e ogni religione ha qualcosa da offrire. Molte, se non tutte sono rappresentate nel programma Uomini e Profeti da loro ministri, praticanti e studiosi. Anche la mitologia ha una parte importante che viene fatta conoscere, perché i suoi significati sono sedimentati nel profondo del nostro animo.

Laici agnostici danno un notevole contributo, accendendo molte curiosità e voglia di conoscere.

Questo programma favorisce una visione ampia del mondo che aiuta certamente ad intraprendere qualche necessario cambiamento nella propria vita e, di conseguenza, in famiglia e nella società.

Stessa cosa ma modi diversi per diverso risultato

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immagine tratta dal libro La spinta gentile, di Richard H. Thaler e Cass R. Sunstein

 

Chiunque guardi i due tavolini rappresentati nella figura, tratta dal libro “La spinta gentile” di Richard H. Thaler e Cass R. Sunstein, può essere convinto che abbiano dimensioni diverse. Se però ne misura i lati deve constatare con stupore che sono uguali (salvo la piccola distorsione dovuta alla pagina leggermente convessa). Queste figure ci dimostrano non solo quanto siamo soggetti a illusioni che attraverso la vista e gli altri sensi sono create dal cervello, ma che una stessa cosa a cui si cambia la posizione, può apparire completamente diversa.

La forma e il contesto sono in grado di influire sul contenuto, nei fatti, nei disegni, nei pensieri quanto nelle parole. Ecco perché è importante cercare e usare le parole più appropriate per esprimere qualsiasi cosa, se si vuole avere la possibilità di comprendere e, se necessario, cambiare la realtà. In una simile ricerca occorre mettere un’intenzione sincera, se si vuole sfuggire all’ipocrisia, ma senz’altro inizialmente ci può essere anche solo curiosità. Entra in gioco, però, l’abitudine mentale e ci si accorge ben presto che l’impresa di modificarla è tutt’altro che facile. Un conto è la decisione della ragione e ben altra cosa è ciò che è inciso nella profondità del nostro animo, fino al punto da agire in modo automatico. Reprimere un impulso istintivo è controproducente, perché ciò che si cerca di soffocare, prima o poi rispunta fuori in modo imprevedibile e anche pericoloso, manifestandosi in malattie e in comportamenti distorti. Visto che abbiamo due modi distinti di percepire le cose, possiamo provare ad usare due linguaggi differenti per dialogare con noi stessi: una volta deciso ragionevolmente di fare qualcosa, occorre dare alla formula della decisione un linguaggio suggestivo e simbolico, che è quello compreso dal nostro lato istintivo. In caso contrario ogni sforzo si rivela inutile. Si può tradurre il concetto in rima, in canzone, in poesia, in racconto, in immagini disegnate, in colori, in auto-ipnosi, in rituale, in cerimonia. Per capire meglio questo suggerimento è utile leggere alcuni libri che ho recensito e che si trovano nella sezione “Libri che aiutano a capire l’animo umano”. In particolare i libri di Giorgio Nardone, Andrea Fiorenza, Alejandro Jodorowski.

Prima di tutto, però, occorre prendere una buona abitudine, che fa risparmiare tante perdite di tempo, tanti conflitti, tanti errori: leggere e rileggere ciò che gli altri ci scrivono e ciò che scriviamo loro.

 

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Altri articoli sulle illusioni sensoriali qui e qui

 

Piccole informazioni di grande importanza

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Succede continuamente che piccole cose producano grandi effetti e, a questo proposito, cito qui una filastrocca inglese:

 

Per la mancanza di un chiodo si perse lo zoccolo

Per la mancanza di uno zoccolo si perse il cavallo

Per la mancanza di un cavallo si perse il cavaliere

Per la mancanza di un cavaliere si perse la battaglia

Per la mancanza di una battaglia si perse il regno

E tutto per la mancanza di un chiodo per ferrare un cavallo

 

Riportando alla nostra epoca il senso di questa storiella, una piccola informazione di grande importanza, la cui mancanza ha causato grandi danni, ha riguardato la pulizia dei denti. Molti anziani fino al dopoguerra erano sdentati e più tardi, quando le condizioni economiche generali erano migliorate, una buona parte aveva potuto rimediare parzialmente, mettendosi una dentiera. Eppure tutti avrebbero potuto conservare una ragionevole integrità della bocca, se un’informazione minima fosse stata diffusa ad ogni livello sociale: lavarsi i denti dopo ogni pasto o almeno sciacquarsi bene dopo aver mangiato qualunque cosa. Invece, non solo questa semplicissima educazione igienica non veniva fatta dai dentisti verso i clienti, ma neppure dagli insegnanti a scuola verso gli alunni. La maggior parte delle persone utilizzava lo spazzolino solo alla mattina e pure in modo sommario, lasciando ai batteri nocivi tutto il tempo per fare i danni che col tempo avrebbero lasciato le gengive sguarnite. Spesso sanguinavano durante lo spazzolamento, eppure lo si considerava inevitabile, mentre non lo era affatto e ben pochi avevano immaginato che un’informazione corretta su questo argomento fosse necessaria, anzi, indispensabile.

 

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Imponenti danni e conseguenti spese per le famiglie e per l’intera società avevano avuto questa causa, oggi ridotta ma ancora presente, perché c’è chi è predisposto per via ereditaria alla parodontite, causata dai batteri nocivi, e chi no. Con una spesa infima in spazzolini e dentifrici ma un robusto sforzo di volontà si può ottenere un grande effetto positivo.

L’abitudine ci impedisce di accorgerci ci ciò che è dannoso, perché finiamo col considerarlo normale e il cattivo esempio finisce con l’essere il riferimento creduto corretto.

La cultura costa, ma la mancanza di cultura costa molto di più, era lo slogan di un certo partito politico tanti anni fa. Questa frase geniale concentrava una grande verità per tutti i settori e scegliere fra le enormi quantità di conoscenze, a quali sia bene dare i primi posti nella propria vita, pur sicuramente difficile, è questione di allenamento mentale.

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Una piccola informazione di enorme importanza per la salute del nostro territorio e, di conseguenza, la nostra, riguarda la potatura degli alberi. Continuano le mutilazioni che storpiano gli esseri viventi dall’effetto complessivo d’inseme maggiormente benefico per la terra, rendendoli invalidi, perché chi commissiona questi lavori, quanto chi li esegue, nella maggioranza dei casi non conosce neppure le più elementari nozioni che persino un bambino può imparare velocemente, riguardo alla potatura. Si spendono grandi cifre per danneggiare un patrimonio, quando basterebbe la lettura attenta di un articolo su questo tema per farsi almeno una vaga idea su perché, quando e come potare.

 

 Tutti i link agli articoli della categoria PIANTE li trovate qui

 

Disinnescare il conflitto (seconda parte)

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Dopo le premesse della prima parte di questo articolo, ci si può attivare.

Molto importante è liberare la propria mente e il corpo, trasformando l’energia negativa con attività fisiche per sciogliere i movimenti, fra cui il ballo è forse il più completo dato che, con la musica è un elemento in più per migliorare l’umore e di conseguenza anche l’atteggiamento mentale. Se si balla in coppia o in gruppo, poi, riuscire a muoversi in armonia anche con le persone, porta i benefici al massimo. Meglio evitare di farlo per esibirsi o per gareggiare. Uno spunto per trovare ritmi diversi e molto significativi si trova negli articoli Il ritmo del diverso sentire e Cantanti del ritmo: Africa e America latina La biodanza è una pratica simile consigliabile. Attività del genere mettono allegria e ispirano buone soluzioni, oltre ad alimentare il senso dell’umorismo che serve sempre a sbloccare le situazioni più difficili.

Mentre si dà al corpo un buon influsso sulla mente, è opportuno aprire ai pensieri ampie prospettive, come quelle che derivano dalla conoscenza di come funziona la natura, (compresa quella umana) almeno nei suoi aspetti basilari e comprensibili da tutti, o quasi. Avverranno schiarite con molte piacevoli sorprese, facendo percepire come possibili anche per sé la grande varietà di soluzioni trovate dalla natura per superare le difficoltà. (vedi articolo Perché la conoscere la natura rende migliori). Si vedrà finalmente il mondo nelle forme che prima erano nascoste e separate da limiti angusti.

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POSSIBILI SOLUZIONI

Per favorire l’intesa con persone con cui si entra facilmente in contrasto, occorre anzitutto ascoltarle e cercare di comprenderli, evitando di esprimere giudizi e dare consigli improvvisati. (articolo Di cosa ha bisogno chi è in difficoltà). Varie volte i due contendenti hanno entrambi buone ragioni e dunque occorre trovare un modo per essere giusti. E’ utile cercare delle alternative a una proposta che non piace, anziché rifiutarla e chiudere ogni possibilità di continuare la ricerca di una soluzione. Cercando, qualcosa si trova.

Prima di discutere qualsiasi tema difficile è bene fare un’attività piacevole insieme, per trovare una sintonia dapprima su qualcosa di facile.

E’ importante provare a mettersi nei panni altrui e considerare i fatti nella loro intera sequenza, chiarendo bene IL PERCHE’ sono avvenuti. Se li si considerano isolati dal contesto, li si fraintendono completamente. Lo stesso fatto cambia enormemente di valore se avviene accidentalmente, intenzionalmente, per ignoranza o fomentato da altri.

Anche se si prova amarezza, nel caso in cui vogliamo fare pace è bene evitare di esprimerla in un modo che può ferire l’interlocutore (vedere l’articolo Risolvere il problema o prevalere?). Occorre tenere presente che c’è sofferenza anche da parte dell’altro e acuirgliela è controproducente. Meglio portare l’argomento sullo scopo comune di lenire il dolore, collaborando. E’ il più consapevole a dover condurre il difficile dialogo.

 

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Molte persone pensano di conoscere l’animo umano, quando invece ne sanno solo una frazione, spesso negativa. La conoscenza ha bisogno di tempi lunghi e di esercizio. Altrimenti succede come nei disegni dei bambini, che loro ritengono somigliantissimi pur non essendolo affatto, anche se hanno la vista acuta quanto quella degli adulti. A parte il valore affettivo e simbolico dei disegni, risulta impossibile identificare chi è stato rappresentato. Per fare ritratti davvero fedeli alla realtà, i bambini hanno bisogno di affinare lo sguardo, trovare buoni insegnanti ed esercitarsi molto. Lo stesso è necessario per tracciare un quadro corretto del proprio animo, delle persone o delle situazioni.

Provare sentimenti negativi è comune a tutti. L’importante è riconoscerli, altrimenti portano verso le ingiustizie più crudeli (vedere l’articolo Quale libertà?), impedendo di scusarsi e di rimediare per quanto possibile, placando il conflitto e aprendo delle possibilità di intesa. Nelson Mandela, diventato presidente del Sudafrica, al momento dei processi per i crimini dell’apartheid era riuscito ad evitare una guerra civile grazie al valore dato a molti aspetti menzionati in questo articolo (vedere l’articolo Come si fa la pace). Il bellissimo film Invictus di Clint Eastwood, con Morgan Freeman e Matt Damon dà un assaggio di quanto ha fatto lui e di quanto potremmo fare tutti noi.

 

 

Disinnescare il conflitto (prima parte)

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Se si vogliono ridurre i conflitti che in famiglia, sul lavoro o in politica rendono tanto difficile la pace, occorre anzitutto tener conto del modo con cui si considerano i fatti. Il senso di responsabilità suggerisce che sbagliare può succedere a tutti e si fa del proprio meglio per rimediare o prevenire quando ancora è possibile. Il senso di colpa nega l’errore per paura (della punizione, della vergogna, del senso di nullità) e cerca di addossare il fardello ad altri. Questo secondo modo di sentire deriva dalla mentalità autoritaria dominante, che si basa sulla competizione e dunque sul prevalere dell’uno sull’altro. Va d’accordo col sistema militare in cui c’è chi comanda, anche se a volte ne è indegno, e chi è costretto ad obbedire, anche se a volte meriterebbe di stare dalla parte opposta. E’ basata su premi e punizioni, sui tagli netti fra bene e male, fra superiore e inferiore. E’ utile in caso di pericolo immediato grave, ma è anche la base dell’incomprensione, del litigio, della vendetta, della faida e della guerra. (vedi l’articolo Perché la prepotenza è sempre in auge)

 

COME PREDISPORSI

Il primo passo da fare per disinnescare i motivi di scontro è il prendere coscienza di quanto l’errore sia sempre in agguato, osservando alcuni aspetti della vita quotidiana. Cominciando dalle illusioni sensoriali, (vedere l’articolo Illusioni sensoriali), ci si accorge di quanto sia facile essere ingannati dai propri sensi. Si giurerebbe che una cosa sia in un modo, ma invece è in un altro. Nell’articolo Gli arti fantasma e Le parole cambiano i colori, ci si rende conto di quanto il cervello a volte falsifichi le cose, nel tentativo di trovare coerenza.

Anche le macchine più precise sbagliano e un esempio si trova nell’articolo Il dubbio e l’informazione alleati del buon giudizio.

Le emozioni sono poi un fattore di altissimo rischio per gli errori. Quante volte nei momenti in cui siamo scossi da qualche tema sensibile, prendiamo per il verso sbagliato anche la cosa più innocente? Per averne la prova si può verificare cosa avviene negli scritti (articolo: Sappiamo leggere e scrivere davvero?). Si legge una lettera che tratta un tema delicato e ci si sente offesi. Subito si risponde con parole dure e così si innesca un litigio o peggio. Se invece si rilegge più volte, meglio se a distanza di ore o di giorni, spesso ci si accorge (se si è onesti) che ad una prima lettura si era capito male o si aveva dato un valore sproporzionato alle cose. Allo stesso modo, quando si scrive qualcosa, soprattutto se su un tema sensibile, occorre guardarsi dal mandare subito il messaggio. E’ difficile, perché l’impulso spinge a scaricare la tensione con l’invio, ma se si rilegge più e più volte a distanza di ore o di giorni quanto è stato scritto, ci si può accorgere di avere usato parole improprie che arrivano ad essere offensive e a scatenare lo scontro.

 

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L’emozione falsa enormemente la percezione delle cose, a tal punto che i testimoni oculari degli incidenti stradali, delle rapine, delle aggressioni, spesso dichiarano di aver visto cose molto diverse dalla realtà, sia pure in buona fede.

Rendersi conto di quanto sia facile sbagliare, da una parte serve a sdrammatizzare gli errori, dall’altra ad ammorbidire le posizioni intransigenti e granitiche che molti hanno rispetto ai propri giudizi.

 Continua

 

Cantanti del ritmo – Africa e America latina

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Bonga – foto da discogs

 

Ballare è una pratica dalle notevoli virtù, perché coinvolge fortemente ogni parte del corpo, insieme alla mente. Intendo il ballare da soli, quanto in coppia o in gruppo. Il ballo può dare un tipo di appagamento simile a quello del fare bene l’amore, con abbandono, fiducia, passione e tenerezza. Ha il vantaggio di poterlo fare da soli in qualunque momento. Parlo di un ballo fatto non certo per esibirsi, ma per mettersi in sintonia con il ritmo di una musica, con il mondo, con le altre persone, dunque con se stessi, in un modo libero e gioioso. E’ energetico, rasserenante, apre la mente e il cuore.

Ci sono musiche più o meno adatte a questo scopo e io ne suggerisco alcune molto coinvolgenti che spero agiscano piacevolmente su di voi. Sono di grandi interpreti di origine extraeuropea, africani e latino-americani, molti dei quali impegnati per la libertà e i diritti umani.

Le canzoni consigliate sono tutte reperibili su youtube. Basta convertire il video in musica formato mp3. E’ facile e veloce.

Miriam Makeba: celeberrima cantante sudafricana, esiliata durante il regime dell’apartheid, ha vissuto in Inghilterra, Belgio, Stati Uniti e Guinea, fino a che Mandela dopo la sua liberazione l’ha convinta a rientrare. Canta della sua gente e delle questioni politiche in relazione con i diritti umani, spesso nella lingua franca parlata un po’ in tutta l’Africa, lo swahili o in xhosa, lingua del padre e di Mandela. E’ morta nel 2008 a Castel Volturno dopo un concerto. Canzoni consigliate: oxgam, amampondo,

Lila Downs: cantante messicana di padre californiano, interpreta spesso canzoni delle culture tradizionali centroamericane. Un grande successo è stata la sua partecipazione con diverse canzoni nel film Frida, del 2002 sulla storia di Frida Khalo. Canzoni consigliate: alcoba azul, tirinen tsitsiki.

 

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Lila Downs – foto da Block and Arts San Antonio

 

Virginia Rodriguez è brasiliana, scoperta da Caetano Velhoso quando cantava principalmente testi religiosi. La canzone Negrumen da noite è la più bella fra quelle che trattano della condizione di schiavitù dei neri. Canzoni consigliate: Negrumen da Noite e Deus do fogo e da justiça

Mercedes Sosa è stata una cantante argentina impegnata per la pace e i diritti civili contro la dittatura. Esiliata, era simbolo di lotta per la libertà. Canzoni consigliate: Vientos del alma e Como pajaros en el aire

Bonga, nato in Angola, da campione di atletica ha preferito dedicarsi alla musica, attivandosi in questo modo per la liberazione del suo paese. La canzone Mona Ki Ngi Xica, in idioma kimbundu, una delle tante presenti in Angola, dove il portoghese è la lingua ufficiale, tratta del suo esilio in Olanda per motivi politici. Canzoni consigliate: Ze Kitumba e Mona Ki Ngi Xica

Baaba Maal è un noto cantante e chitarrista senegalese e canta spesso in lingua pulaar, della minoranza etnica a cui appartiene. Ha studiato arte a Parigi. Canzoni consigliate: Kalaajo e Boujel

Salif Keita cantante maliano discendente del fondatore dell’impero del Mali e, in quanto nobile, non avrebbe dovuto dedicarsi all’arte, ritenuta adatta solo a caste inferiori. Però, essendo albino, che per molte culture africane porta alla soppressione, in quanto portatrice di sfortuna, ha trovato la sua strada in questo modo. Spesso canta nella lingua del Mali, il Bambara. Canzoni consigliate: Madan e A demain

 

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Mercedes Sosa – foto da Last.fm

 

Sidiki Diabaté è un giovane cantante e musicista figlio d’arte del Mali, che suona strumenti tradizionali come la kora, il piano, la chitarra ecc. Ha iniziato la carriera col rap e l’hip hop. Canzoni consigliate: Dakan e Ignanafi Debena

Gipsy King – notissimo gruppo rom francese di origine spagnola, le cui famiglie erano emigrate durante la guerra civile. Fondono la rumba flamenca col flamenco tradizionale e la musica pop, ottenendo successi in tutto il mondo. Canzoni consigliate: Viento dal Arena e Trista Pena

Juan Carlos Caceres è stato pittore e musicista argentino residente a Parigi, morto nel 2015. Ha fuso il tango con i ritmi africani. Canzoni consigliate: Barrio e Cumtango

Bezerra da Silva, è stato cantante e musicista brasiliano di umili origini, che ha cantato spesso la vita delle favelas e della malavita. Il samba è il ritmo con cui ha ottenuto i grandi successi. Canzoni consigliate: Dedo duro e Pobre aposentado

Barbatuques: gruppo di cantanti e musicisti brasiliani fondato nel 1995 da Fernando Barba, che ottengono i loro suoni percuotendo parti del loro corpo, oltre a battere mani e piedi. Canzoni consigliate: Baianà e Tum Pa sambalelé

 

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Barbatuques – foto da Rio Wiki Fandom

 

Guem: nero discendente di schiavi deportati in Algeria, è emigrato in Francia per fare il calciatore, ma ha poi intrapreso la carriera di percussionista di grandissima versatilità. Canzoni consigliate: Viagem e L’abeille

Astor Piazzolla: Musicista e compositore argentino di nonni italiani, ha innovato il tango ed è diventato uno dei più celebri musicisti del mondo. Canzoni consigliate: Milonga e Tanguera

Fatoumata Diawara: cantante maliana che vive in Francia, ha debuttato come attrice, per poi diventare cantante: Canzoni consigliate: Bissa e Sowa.

Ismael Rivera: è stato un cantante portoricano di umili origini, fondatore del celebre gruppo El gran combo de Puertorico, conosciuto ovunque per le canzoni del son, il ritmo da cui è derivata la salsa. Canzoni consigliate: Quitate de la via perico e Traigo de todo.

 

 Per altre canzoni dal ritmo molto coinvolgente, cliccate qui

 

 

Il dubbio e l’informazione, alleati del buon giudizio

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Il 26 settembre 1983 nel bunker vicino a Mosca, il sistema satellitare che sorvegliava i siti missilistici statunitensi, aveva dato l’allarme denunciando l’arrivo sull’URSS di un ordigno nucleare dagli USA. Era il periodo in cui ancora c’era la guerra fredda e il tenente colonnello Stanislav Evgrafovich Petrov avrebbe dovuto avvertire i suoi superiori entro pochi minuti, per un contrattacco. Il militare, però, non era convinto. Possibile che lanciassero un solo missile? Giusto il tempo di dubitare e l’allarme si era ripetuto per un secondo, un terzo, un quarto, un quinto avvistamento. La mezzanotte era passata da un quarto d’ora e la tensione nel bunker era altissima. Eppure Petrov esitava ancora, perché conosceva la potenza nucleare statunitense e gli sembrava improbabile che avessero sferrato un attacco insufficiente alla distruzione totale, l’unica possibile per evitare l’immediata rappresaglia.

Petrov, invece di dichiarare l’allerta per la guerra nucleare, aveva informato i suoi superiori di un malfunzionamento del computer. Al posto di un contrattacco, dunque, si erano cercati i motivi dell’errore, scoprendo che a provocarlo era stato un raro allineamento tra terra, sole e sistema satellitare.

Il colonnello Petrov aveva salvato la terra dalla distruzione.

Consapevole che tanto gli uomini migliori quanto le macchine più sofisticate possano sbagliare, invece dell’obbedienza cieca aveva innescato il ragionamento e la riflessione, applicandoli alle informazioni sull’argomento. Né la paura di un attacco americano, né quella delle critiche dei superiori avevano avuto il sopravvento nella sua mente. Eppure l’esercito non sembra essergli stato riconoscente e tempo dopo era stato mandato in pensione anticipata.

Il fatto, tenuto segreto per 10 anni, dopo la sua divulgazione era valso alcuni premi internazionali, ma solo mille euro al tenente colonnello, morto nel maggio 2017.

 

 

 

 

Il comportamento collettivo

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Comportamenti comuni come seguire una moda e ammirare le persone di successo, sono simili a quelli della maggioranza delle persone. Modi conformi a quelli altrui si hanno anche in privato, perché fanno parte di un automatismo sedimentato nella nostra memoria di specie, per evitare la fatica di prendere ogni volta una decisione. Anche quando sembra di dar seguito a un pensiero autonomo, può non essere così e, soprattutto se pare non poter avere gravi conseguenze, lo si lascia agire tranquillamente, pur essendo magari poco appropriato. Se fa parte di un comportamento comunemente seguito dalla maggioranza, però, il risultato rischia di essere davvero pesante.

Un caso abituale di comportamento collettivo è la reazione verso ciò che è fuori dagli schemi consueti. Il diverso, che sia persona o pensiero, è faticoso e dunque sgradito, perché nel discostarsi da ciò che è abituale, mette in crisi tante piccole e grandi situazioni, obbligando a pensare e decidere, prendendosene la responsabilità. Il diverso, in peggio o in meglio, costringe a dei cambiamenti, dunque richiede tempo e impegno per essere trattato in modo adeguato. Per questo, spesso gli si riserva il comportamento usuale verso ciò che è faticoso: si cerca di allontanarlo, di dimenticarlo, di eliminarlo. Il risultato è l’emarginazione o addirittura la soppressione di chi ha il torto di essere in netta minoranza e dunque è vulnerabile.

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Intanto che questo accade, siamo scontenti di molte cose che avvengono nella società e soffriamo del comportamento altrui poco responsabile e superficiale. Per non parlare degli abusi e delle negligenze di chi ha potere, che finiscono col gravare su di noi. Ci diciamo che basterebbe poco per far funzionare meglio la vita e biasimiamo chi non fa lo sforzo di volontà per evitare che le conseguenze cadano inevitabilmente su chi il potere non ce l’ha.

Occorrerebbe riflettere sul motivo per cui chi critichiamo si astiene dal prendersi l’impegno giusto. Constateremmo allora che fa esattamente come la maggioranza delle persone, vale a dire che rifugge dall’accollarsi un peso in più, anche se piccolo, rispetto a ciò che già incombe su ogni giornata. Ci può essere anche una sua particolare disonestà, ma sicuramente una parte della sua mancanza è da attribuire a questa naturale tendenza.

Cosa si può fare? Per togliere forza alla corrente generale occorre dedicare tempo ed energia a riflettere di volta in volta su cosa sia meglio fare e poi agire secondo coscienza.

Semplice, ma quanto realizzabile? Tutto si tiene come in un cerchio e occorre rompere la forza d’inerzia che lo mantiene chiuso, cominciando per esempio col trovare il TEMPO per farlo. Gran parte delle persone afferma di non averne, ma in realtà questa carenza è dovuta di nuovo a un comportamento collettivo, che spinge verso le attività più ovvie o quelle a cui si dedica la maggior parte delle persone, influenzando le altre. Trovare il tempo per noi ci aiuta a vivere meglio e a far vivere meglio gli altri. A questo tema ho già dedicato un articolo che è utile rileggere e nella rubrica Umanità si trovano molti articoli utili che aiutano a capire almeno un po’ l’animo umano. Utile anche la rubrica Film selezionati e Libri selezionati.

 

 

 

 

Quale libertà?

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E’ libertà seguire ciò che ci si sente di fare, ma non sempre ciò che ci si sente di fare è giusto. Si può essere spinti interiormente a compiere azioni che nuocciono a noi stessi o ad altri, per i più diversi motivi. Gli impulsi che ci muovono sono generati da una forza nascosta e profonda, che è importante conoscere.

Provare impulsi e sentimenti negativi è normale ed è bene accettarlo come parte oscura di cui è fatta la vita stessa, in cui le forze opposte sono utili al suo equilibrio e servono all’autodifesa. Occorre però saperle guardare per conoscerle, in modo da usarle solo quando è necessario e non a sproposito. La paura o la vergogna del proprio lato oscuro, però, spesso spinge le persone a negarlo, a nasconderlo persino a se stesse, col risultato di renderlo pericoloso, come una mina occultata nel terreno e che esplode quando si ha la sfortuna di toccarla.

Accettare il proprio lato pericoloso è però ben diverso dal giustificarlo. Significa invece riconoscerne la funzione e dargli le giuste possibilità. Vuol dire utilizzare la propria frustrazione come energia che spinge ad agire per realizzare qualcosa che abbia valore, lavorando su se stessi.

Spesso al proprio disagio non si sa dare un nome, eppure è fondamentale che abbia quello giusto, per trattarlo nel modo giusto.

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Se viene riconosciuto può spingerci a migliorarci, a compiere imprese audaci e positive che altrimenti lasceremmo perdere. Se viene negato o non si riconosce la sua vera natura, agisce in modo subdolo e sproporzionato.

Una specie di barzelletta amara racconta di un ubriaco che di notte scruta per terra, sotto la luce di un lampione. Un passante gli chiede se stia cercando qualcosa e quello risponde che vorrebbe trovare le sue chiavi. Il passante insiste: “le ha perse qui?” e l’ubriaco risponde: “No, ma qui c’è luce”.

Sono tante le persone che cercano la libertà nel posto più facile, anziché in quello dove l’hanno persa.

Tutta la vita è un conflitto tra ciò che si vorrebbe e ciò che gli altri e le circostanze ci permettono di fare. Ci sono bambini e adulti che si ribellano alle imposizioni e trovano la libertà a caro prezzo. Altri inghiottono la frustrazione e il risentimento, adeguandosi alla volontà altrui. Non riconoscono neppure i propri legittimi sentimenti negativi, che irrancidiscono e indeboliscono la capacità di liberarsi. Invece di ribellarsi verso chi davvero li condiziona e opprime, scaricano il proprio disagio su chi è più vulnerabile. E la chiamano libertà.

 

 

Come si fa la pace: la commissione per la verità e la riconciliazione

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Quando Nelson Mandela era diventato presidente del Sudafrica nel 1994, aveva affrontato il difficilissimo compito di riappacificare la popolazione bianca con quella nera, dopo che si erano combattute e odiate per moltissimo tempo. C’era il forte rischio di guerra civile, perché i neri volevano rifarsi del lungo periodo di segregazione, degli abusi di ogni genere, delle violenze subite fino ad allora. I bianchi avevano paura delle vendette.

Mandela, però, era un grande conoscitore dell’animo umano e nei ventisette anni durante i quali era stato prigioniero politico, aveva riflettuto sulle soluzioni possibili per la pace, una volta che fosse stato di nuovo libero. Voleva una vita giusta per tutti e non solo per i neri. La sua sensibilità e lungimiranza gli erano state di aiuto per fare i passi fondamentali, indispensabili a questo scopo: imparare la lingua dei bianchi boeri, ovvero l’afrikaans, studiare la loro cultura, la loro storia, leggere i loro libri e giornali, cercare di capirli. Così, appena diventato capo di Stato, aveva fatto ciò che nessuno si aspettava, trattando gli ex nemici con lo stesso rispetto degli amici, cercando la loro collaborazione alla costruzione della nuova nazione “arcobaleno”. I suoi stessi famigliari, molti amici e compagni di partito, ovviamente si erano trovati in disaccordo con una simile scelta, del tutto diversa da ciò che avrebbe fatto chiunque di loro e aveva dovuto sostenere con grande coraggio il suo piano per il bene comune. Sapeva che privilegiare “i suoi” avrebbe finito col fare del male a tutti, perpetuando l’inimicizia fino alla rovina.

 

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Nelson Mandela da idainternational.org

 

Quando era stato il momento di affrontare i processi per giudicare i crimini commessi nel periodo di durata dell’apartheid dal 1960 al 1994, invece di un tribunale come quello di Norimberga dopo la seconda guerra mondiale, in collaborazione col vescovo anglicano Desmond Tutu e con chi credeva nell’uguaglianza dei diritti, Mandela aveva voluto la “Commissione per la Verità e la Riconciliazione”.

Verità e riconciliazione sono due parole ben poco presenti nell’idea di giustizia che hanno i più. Ma chiunque abbia subito torti sa che ciò che porta pace nell’animo dell’offeso quanto dell’offensore non è tanto la punizione, bensì il vedere riconosciuta la verità dei fatti, il pentimento del responsabile e il suo chiedere perdono. Ecco perché la commissione incaricata di rendere giustizia aveva deciso che chi si era macchiato di delitti per scopi politici durante l’apartheid, purché non fosse il mandante e a condizione di riconoscere la verità e pentirsi, ottenesse l’amnistia.

Di solito i colpevoli negano la verità persino a se stessi, ma in Sudafrica dal 1995 al 1998 tanto i bianchi quanto i neri hanno fatto il difficile percorso di essere sinceri, guardando nel profondo del proprio animo, affrontando il dolore e la vergogna, comprendendo e facendo comprendere cosa era davvero successo.

Lo straordinario tribunale aveva contribuito in modo consistente a riconciliare almeno in parte quelli che, altrimenti, non avrebbero mai finito di scontrarsi, con conseguenze che sarebbero potute essere davvero terribili.

Purtroppo, dopo che Mandela si era ritirato dal potere, ormai molto anziano e malato, era mancato chi avesse il cuore e la mente altrettanto grandi e profondi. La mentalità autoritaria domina sempre, irresistibile ancora per troppi.

 

Per capire almeno i tratti essenziali del pensiero di Mandela, l’appassionante film INVICTUS, di Clint Eastwood è un ottimo inizio. Trovate la mia recensione qui

 

 

Le parole giuste

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foto di Germano Ferrando

 

Dare il nome giusto a sentimenti, cose, situazioni, permette di distinguere e magari di capire. Senza nome o col nome sbagliato, la realtà resta oscura.

Spesso, durante i diverbi, diciamo parole improprie, eccessive, frutto dell’ira e non certo della coscienza, che impediscono di capirsi e aggravano le difficoltà. Per capire prima di tutto se stessi e allora poter capire gli altri, occorre dare un nome a ciò che ci fa agire e questo è compito della coscienza, che ha bisogno di tempo e attenzione. (Alla questione tempo ho già dedicato un articolo che suggerisco di rileggere). Ha anche bisogno di qualcosa che l’aiuti, come fa la scrittura. La memoria spesso tende a cancellare o a modificare i fatti, falsificandoli. Anche il rimuginare tra sé e sé è infruttuoso e fa perdere tempo ed energia. A questo proposito potete leggere l’articolo Illusioni sensoriali e Cosa distorce la realtà.

 

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foto di Germano Ferrando

 

Scrivere ciò che si prova o che si vorrebbe dire, invece, permette di fare progressi. L’elaborazione delle parole scritte avviene in una parte diversa del cervello, rispetto a quelle che si formano per impulso. Dopo aver scritto, riletto e corretto, occorre lasciar riposare. Trascorse diverse ore o un giorno, rileggendo si troveranno esagerazioni, idee distorte, mal espresse o poco chiare. Se così non fosse, occorre essere più sinceri con se stessi. E’ impossibile che ad un esame onesto, ciò che si è scritto in momenti critici si avvicini all’obbiettività. Occorrono giorni, settimane, mesi, a seconda del punto da cui si parte, per fare corrette valutazioni. Dopo diverse riletture e revisioni, c’è la possibilità di aver definito la questione e di sentirsi meglio, perché c’è stata un’elaborazione interiore, come un cibo che viene digerito, assimilato e che dà energia. Senza riflessione e senza l’aiuto di un mezzo giusto, molto transita nella vita restando indigesto e produce incubi per sè e per gli altri.

“Pace in terra agli uomini di buona volontà”.