Category Archives: Personaggi

INDICE DEGLI ARTICOLI:Georges Brassens: alle donne e alla natura con humor, eleganza e rispetto, Ricardo Semler, il dirigente che tutti vorremmo, Le donne degli alberi, Nelson Mandela ed i tribunali della riconciliazione, Augusto Boal e il Teatro dell’Oppresso, Alejandro Jodorowsly e la psicomagia, Giorgio Nardone e la comunicazione strategica, Gianni Rodari e la fantasia, Muhammad Yunus e la banca etica, Jaime Lerner e la città di Curitiba, Antanas Mokus porta il sorriso a Bogotà

Jacques Brel: l’intensità

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Le parole, il modo di cantare, la musica quasi sempre composta dallo stesso Jacques Brel (1929-1978) hanno fatto di lui il cantautore fra i più intensi mai esistiti. Che si trattasse di amore o di odio, di nostalgia o di desiderio, di persone o di luoghi, quando componeva e cantava era presente con tutta la propria vita, con un calore e una profondità con cui è difficile fare paragoni. Nell’interpretazione solo Edith Piaf lo eguagliava, ma i testi di lui erano più belli. Così come Georges Brassens aveva il tratto del filosofo, Jacques Brel aveva quello dell’amante, che ignora il limite tra sé e l’altro, che si fonde ed è tutt’uno con la persona o il luogo che sta cantando.

Il suo successo è stato enorme negli anni 50-70, all’incirca nello stesso periodo di Georges Brassens,quando  la canzone d’autore francese era ancora quella straniera più conosciuta da noi e la lingua si studiava alle scuole dell’obbligo. Tralascio tutte le notizie biografiche, di cui c’è ampia documentazione altrove, per segnalare solo che Jacques Brel è sepolto nell’isola della Polinesia dove era andato per sottrarsi alle pressioni del sucesso e aveva trascorso gli ultimi anni della propria vita, la stessa del pittore Paul Gauguin: Hiva Oa.

 

Interpretazioni di grande presa sono:

Ne me quitte pas, famosissima canzone d’amore dolorosa verso l’amata che lo vuole lasciare.

La chanson des vieux amants parla dell’amore di tutta una vita di una coppia che, nonostante le tempeste si ama profondamente.

Mathilde fa sentire il folle turbamento che prende l’amante, consapevole della sofferenza ma anche della felicità che la sua donna gli infliggerà ancora, tornando finalmente da lui.

Litanies pour un retour è una canzone con un solo verbo, che dà senso al colare dei sostantivi con cui dipinge l’innamorata. Una canzone raffinatissima, piena di tenerezza e di passione.

Jef è una canzone di amicizia tra due uomini che riescono solo a sognare una vita migliore

Le plat pays tratteggia con poche parole la patria amata e odiata: il Belgio.

La valse à mille temps è un vorticoso valzer di due innamorati a Parigi.

Quand on n’a que l’amour parla della capacità trasformatrice dell’amore in tutte le vicende della vita..

Ces gens-là è la spietata descrizione di una famiglia di gente meschina, dalla quale la donna che ha nel cuore si distingue come un fiore sui rifiuti.

 

 

Georges Brassens: alle donne e alla natura con humor, eleganza e rispetto

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Georges Brassens – foto da whatthefrench.com

 

Georges Brassens, (1921-1981) uno dei più grandi cantautori di tutti i tempi, con Jacques Brel (1929-1978), ha ispirato anche molti italiani, fra cui Fabrizio de André (1940-1999), attraverso la sua capacità di trattare i temi più difficili e scabrosi con eleganza e umorismo. La lingua francese, del resto, si presta bene alle sottigliezze, alle finezze che si sono espresse al meglio nel periodo fra gli anni ’50 e 70.

Tralasciando le notizie biografiche, trattate ampiamente da altri, voglio mettere in luce la bellezza di alcune canzoni che hanno reso omaggio alle donne e al sesso, in un modo che difficilmente altri autori avrebbero saputo rendere con un simile tatto.

“Le blason” celebra l’organo sessuale femminile, che in francese è volgarmente chiamato con la stessa parola usata per insultare gli imbecilli e Brassens si augura che al più presto qualcuno sappia dargli un nome degno di “quell’incomparabile strumento di felicità”.

“La non-demande an mariage” è la dichiarazione alla compagna della sua vita, di un amore che non vuole soffocare nell’abitudine e nelle piccole necessità quotidiane imposte dalla convivenza e dal matrimonio. Brassens era ateo, di idee anarchiche e di carattere difficile, ma di profonda onestà e sincerità.

“Don Juan” è la lode a un Don Giovanni che, nel suo ben discutibile comportamento, fa conoscere anche ad una ragazza tanto brutta da non essere mai corteggiata, la gioia di essere al centro delle attenzioni maschili, sia pure solo per una volta.

 

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“Suggestione narrativa” – matite colorate su carta – Anna Cassarino – 1987

 

“Quatrevingtquinze fois sur cent” parla delle donne che spesso (il novantacinque per cento delle volte, dice nella canzone) fingono di provare piacere nei rapporti sessuali deludenti offerti da molti uomini, per evitare che ci rimangano male.

“Dans l’eau de la claire fontaine” è la storia di una ragazza che, mentre fa il bagno in una fonte. vede una folata di vento portarle via i vestiti lasciati sull’erba. Il soccorso prestato dal giovane di passaggio è poetico e divertente.

“Cupidon s’en fout” esprime il rammarico per l’assenza di Cupido in certi incontri durante i quali “purtroppo capita di perdere la virtù, ma non la testa”.

“Brave Margot” è la storiella di una ragazza che, trovato un gattino orfano gli offre il seno, con conseguenze comiche e tenere.

“Histoire de faussaire” tratta di un appuntamento durante il quale tutto il contorno è fasullo, ma autentica è la breve felicità del protagonista.

Sono molte altre le canzoni in cui l’amore è scanzonato, eppure pieno di quel rispetto che c’è nelle persone davvero profondamente libere. Molte sono anche quelle su amicizia e solidarietà verso i più indifesi e “La femme d’Hector” lo fa al femminile. Anche gli animali e gli alberi sono protagonisti di varie composizioni. Protagonisti davvero e non solo allegorie, come in “Le grand chene”.

Si possono trovare i video di queste e varie altre canzoni su Youtube ( i testi in rete),  per gioire di un linguaggio vivificante come aria di montagna.

 

 

RICARDO SEMLER: IL DIRIGENTE CHE TUTTI VORREMMO

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Ogni essere umano desidera eccellere, anche se non tutti se ne accorgono né lo ammettono. Questo, invece dovrebbe essere tenuto presente, anzitutto per evitare le invidie e le prevaricazioni che degradano chi le fa e mortificano chi le subisce. Ridotto questo ostacolo, ogni persona può dimostrare le capacità che le permettono di elevare anche di molto la qualità della propria vita, contribuendo al tempo stesso a quella della comunità.

C’è un direttore d’azienda, in Brasile, Ricardo Semler che con quest’idea in testa ha cambiato enormemente la situazione di un’azienda che vent’anni fa era in crisi: la Semco. E’ allora che il giovanissimo figlio di un industriale austriaco emigrato in Brasile ha iniziato a dirigere la fabbrica di elettrodomestici del padre. Ha cominciato un po’ alla volta a smantellare il modo gerarchico di trattare i dipendenti, a favore di uno che li facesse sentire motivati al miglioramento della ditta, grazie al miglioramento delle condizioni di lavoro.

Ascoltando le osservazioni di ciascuno, Semler ha gradualmente affidato ai lavoratori la possibilità di innovare, assumendosene la responsabilità, con il sostegno di tutti. L’orario e anche la quantità di lavoro sono state adattate alle esigenze personali, in accordo coi colleghi. La scelta dei dirigenti ed il loro stipendio sono avvenuti di concerto coi sottoposti, le spese sono state ridotte grazie al ridimensionamento della burocrazia e di tutto ciò che appesantisce la giornata. Lo scambio delle mansioni e la formazione hanno elevato la qualità del lavoro e le proposte per nuove attività e prodotti da parte dei dipendenti sono state realizzate. Il profitto è in tanto aumentato, che l’azienda è passata dai 90 ai 3.000 dipendenti, diventando un modello che adesso è studiato ed applicato dalle scuole per dirigenti e le università di ricerca.

Conoscere l’animo umano permette di capirlo e di valorizzarlo. C’è chi è portato a questo per natura, ma tutti noi possiamo migliorare dedicando del tempo a ciò che è fra le cose più importanti e viene invece troppo spesso ignorato: conoscere se stessi.

 

 

LE DONNE DEGLI ALBERI

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Wangari Maathai, biologa keniota, nel 2004 ha vinto il premio Nobel per la pace e l’ambiente, dopo aver dedicato la vita alla difesa del territorio, realizzata secondo modalità femminili. Ha fatto piantare 30 milioni di alberi là dove il disboscamento stava provocando un’erosione che avrebbe danneggiato immensamente il suo Paese. Ha creato il Green Belt Movement, col quale ha dato modo alle famiglie contadine, ed in particolare alle donne, di piantare e sorvegliare la crescita degli alberi. Questo ha offerto loro la possibilità di sentirsi gratificate moralmente ed economicamente, dato che questa attività dava anche un piccolo e gradito reddito supplementare.

E’ riuscita a coinvolgere la popolazione per sventare la distruzione dell’unico parco cittadino di Nairobi, dove sarebbe dovuto sorgere un enorme centro commerciale. Le sue attività le hanno valso la fine del suo matrimonio, l’imprigionamento e attacchi alla sua stessa vita. Entrata in politica, ha fondato il Mazingira Green Party, oltre ad aver avuto varie cariche importanti per la protezione dell’ambiente e della pace.

E’ possibile leggere la sua auto-biografia, uscita in Italia nel 2006.

 

Julia Butterfly Hill

Julia Butterfly Hill è invece una giovane statunitense poco più che trentenne, diventata celebre per aver vissuto durante due anni su una sequoia, evitando che venisse abbattuta e che il bosco fosse distrutto. Nel 1997, un gruppo di attivisti aveva deciso di installarsi sugli alberi rimasti in una zona già parzialmente disboscata e che, per questo, era già franata distruggendo diverse case. Per poter resistere più a lungo, in una notte di luna piena era stata costruita una piattaforma su una grande sequoia, chiamata da allora Luna. Julia non pensava di rimanerci tanto tempo, ma alla fine sono stati necessari due anni per attirare un’attenzione sufficiente sulla questione. Naturalmente, hanno cercato di farla scendere spaventandola e tagliandole i viveri. Lei ha resistito ed ha ottenuto un grande risultato. Ha poi fondato l’associazione Circle of Life. Si occupa da allora di difendere l’ambiente e di diffondere la cultura vegana. “Ognuno può fare la differenza” è il titolo del libro che racconta la sua esperienza.

NELSON MANDELA e i tribunali per la verità e la riconciliazione

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Nelson Mandela nato nel 1918, che ha passato in prigione 25 anni della sua vita a causa della lotta contro l’apartheid del Sudafrica, dopo esserne uscito nel 1990 è diventato nel 1994 il primo presidente nero del suo Paese. Insieme a De Klerk, che lo è stato prima di lui, nel 1993 ha avuto il Nobel per la pace.

Ciò che lo ha fatto brillare per saggezza è stata l’istituzione della commissione per la verità e la riconciliazione nel 1996, sotto la presidenza del vescovo anglicano Desmond Tutu Era necessario rendere giustizia a chi era stato vittima delle più terribili torture, repressioni, violenze ed uccisioni da parte dei bianchi. La cosa più importante emersa dalle discussioni fra Mandela e quelli che avevano subito i torti era il poter cambiare qualcosa nello stato d’animo delle vittime quanto dei carnefici. Questo si poteva fare verso i primi con la consolazione del loro dolore, non con la vendetta. Riconoscere la sofferenza delle persone è un buon modo per lenirlo. Per ottenere questo è necessario che i carnefici ammettano tutte le loro colpe e le descrivano, per rendersi conto appieno di quanto hanno fatto. Dato che, in cambio, i loro giudici sudafricani avevano deciso di non punirli, questo li aveva aiutati senz’altro a confessare.

L’ammissione dei torti commessi ha il potere di attenuare la sofferenza di chi è stato rinnegato attraverso le ingiustizie. Chi subisce un torto, infatti, vede calpestato un suo diritto e spesso la sua stessa esistenza. La presa di coscienza di quanto hanno fatto i colpevoli ha più valore di qualsiasi altra cosa per entrambe le parti. La negazione delle azioni, dei pensieri e dei sentimenti negativi genera nell’animo umano un rancore inestinguibile e prima o poi si traduce in qualcosa di molto pericoloso. I carnefici possono redimersi confessando i loro torti, per mettersi nelle condizioni di pentirsene, avendone preso coscienza. Nascondere in sé la violenza genera non solo tormento, ma anche la rovina dell’anima. L’istituzione della confessione che c’è nella religione cattolica ha questo significato, non il potersi alleggerire la coscienza a buon mercato.

Di fatto, però, è stato in Sud Africa che questo principio ha avuto applicazione significativa ed ufficiale. Per anni ci sono stati i processi che hanno permesso di digerire il grande peso che altrimenti avrebbe impedito una vera pacificazione. Questo ha fatto capire qualcosa in più su cosa succede nell’animo umano.

 

Dal mio libro Viaggiare come la luna -per conoscere chi e cosa fa il mondo migliore

 

AUGUSTO BOAL e il Teatro dell’oppresso

augusto-boalAugusto Boal, nato nel 1931 in Brasile, dove è morto nel 2009, dopo essere diventato direttore del teatro Arena aveva approfondito ciò che l’educatore Paulo Friere aveva elaborato a proposito delle possibilità che ha la parola di aiutare l’uomo a liberarsi dalle oppressioni.

Nel 1971, dopo aver subito un arresto ed essere stato torturato durante la dittatura, a causa delle sue idee politiche che si traducevano nelle opere teatrali, era espatriato in Argentina e poi in Perù. Lì si era occupato di alfabetizzazione, mettendo a punto il Teatro dell’Oppresso, spiegato nel 1974 nel suo primo libro sull’argomento. Nel 76 era arrivato in Portogallo e poi a Parigi dove aveva fondato il Centro Teatrale dell’Oppresso. Nel 1986, terminata la dittatura in Brasile, Boal era stato invitato a tornare e a fondare lì il suo teatro. Nel 1992, era stato spinto a candidarsi in politica per far conoscere il suo lavoro e quindi eletto consigliere comunale. Nel 1995 a Rio c’erano 50 gruppi del TDO ma quello stesso anno la carica non era stata riconfermata ed i finanziamenti erano cessati.

Il Teatro dell’Oppresso, che mette in scena problemi sociali con attori professionisti, prevede l’intervento del pubblico nella soluzione finale. Sperimentando con l’improvvisazione una conclusione positiva di un dramma, lo spettatore diventato momentaneamente attore, avvia dentro di sé ciò che lo potrà portare a realizzare nella sua vita quanto ha fatto sul palco.

Infatti, per liberarsi da comportamenti dannosi per sé e per gli altri, è necessario trovare autonomamente la forza e l’idea. Gli altri possono solo offrire lo stimolo. Questo è la messa in scena del teatro di Boal che si realizza nelle piazze, nelle comunità, nei luoghi dove è diffuso un tipo di problematica. Si chiama teatro forum.

Ad esempio, in un villaggio dove si sa che i genitori non mandano i figli a scuola, si rappresenta in piazza quella situazione fino a che qualcuno degli spettatori, disturbato dal vedere la sottolineatura di ciò che lui stesso fa, interviene interpretando una soluzione diversa. C’è in questa fase anche l’aiuto di un operatore e del resto del pubblico, una partecipazione per la messa a punto di una soluzione soddisfacente. Le persone che non riescono a riconoscere in sé realmente e dunque nemmeno a correggere un comportamento dannoso, arrivano meglio a vederlo se commesso da altri. Poter vivere nella finzione il raddrizzamento dell’errore ne aiuta il riconoscimento e per questo può portare alla sua modifica reale.

Una forma con funzioni analoghe è il teatro invisibile. In questo caso nessuno degli spettatori è al corrente della finzione, ma interverrà ugualmente. La scena va rappresentata mescolandosi alla gente, come può succedere in una metropolitana, su un tema adatto al luogo, come le aggressioni, le molestie sessuali o il razzismo. Gli inconsapevoli spettatori sono così portati a rendersi conto dei loro comportamenti scorretti e ad interpretare un miglioramento.

Il TDO nasce come teatro politico ma, in realtà, si traduce in teatro umano. Capire l’animo umano è indispensabile per migliorarne il comportamento e ridurre la violenza verso di sé e verso gli altri.

 

ALEJANDRO JODOROWSKY e la psicomagia

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Negli anni ottanta Alejandro Jodorowsky ha dato avvio a Parigi al Cabaret Mystique. La gente era invitata ad esporgli un tormento da cui volesse liberarsi, sapendo che lui avrebbe suggerito una messinscena spettacolare per farlo. Scrittore e artista, aveva scoperto con la propria esperienza di vita e la sua frequentazione di abilissimi guaritori, quanto la parte più antica, profonda ed oscura della nostra psiche sia modellata ed influenzata dalle suggestioni. E’ lei, di gran lunga la più potente nel condizionare la vita ed è dunque a lei che bisogna rivolgersi per attenuare la tirannia che spesso esercita.

Fin dalla nascita in Cile, nel 1929 da genitori russi ebrei, aveva sofferto molto per i loro problemi interiori che si traducevano in comportamenti opprimenti per il figlio. Aveva avuto però la fortuna di conoscere persone tra cui vari artisti, che avevano contribuito alla trasformazione in atti creativi, di ciò che sarebbe potuta essere tragedia. Dai guaritori aveva capito quanto i trucchi da maghi fossero fondamentali per ritrovare la salute del corpo quanto dello spirito. Gli erano stati utili per elaborare e digerire le proprie sofferenze, incanalando l’energia distruttiva nella creazione scenica. Infatti, ciò che conta per l’inconscio è la suggestione che le azioni creano, più della loro verità. Come attore, regista e scrittore ha realizzato ottimi lavori, diffondendo al tempo stesso la propria conoscenza di ciò che avviene nell’animo umano. I contatti avuti con moltissime discipline artistiche, psicologiche e religiose dalle varie parti del mondo gli hanno fatto capire quanto forme diverse riconducano ad una stessa essenza.

La Psicomagia è il suo metodo sincero per aiutare chi ne abbia bisogno, attraverso i trucchi che l’inconscio crede reali, nonostante gli avvertimenti della ragione. Se non fosse così non sarebbe possibile neppure cadere nelle infinite trappole delle immagini mentali e dunque essere vittime di truffe e inganni di ogni tipo. Ben raramente gli esseri umani si rendono conto di decidere in base ad impulsi arcaici anziché attraverso la ragione.

Conoscere l’animo umano permette di capirlo, almeno in parte e capendolo si può amarlo, dunque anche migliorarlo.

 

 

GIORGIO NARDONE e la psicologia strategica

giorgio nardoneGiorgio Nardone e Paul Watzlawick, che avevano condotto ricerche nel celebre Centro di Studi Mentali di Palo Alto, in California, hanno aperto insieme ad Arezzo una ventina d’anni fa il centro di terapia strategica.

Avendo sperimentato e compreso le forme mentali che portano a molti tipi di disturbi del sentire e dunque del comportamento, hanno messo a punto le strategie che permettono di modificarle con successo. Attacchi di panico, manie, anoressia, bulimia, dipendenze e comportamenti molesti possono essere neutralizzati attraverso terapie brevissime, basate su strategie efficaci, capaci di sorprendere e dunque sviare comportamenti disfunzionali. Anche gli innumerevoli problemi di comunicazione che portano ad incomprensioni apparentemente irrisolvibili, trovano giovamento con questo metodo. Gli psicologi specializzati riescono in poche sedute a capovolgere molte situazioni.

La comunicazione, intesa in senso profondo, è alla base del problema e della soluzione. Tra sentire e pensare, tra passato e presente, tra persona e persona i ponti che permettono la connessione e dunque l’intesa sono pochi e mal fatti.

La vera difficoltà nell’applicazione personale degli interessanti principi su cui si basa la comunicazione strategica è il cambiamento graduale di mentalità necessario a chi vuol lavorare su di sé. Infatti, ciascuno deve fare i conti con i propri limiti, le proprie ferite interiori, la propria solitudine nell’utilizzare metodi che la stragrande maggioranza delle persone ignora. La comunicazione strategica si basa sul saper entrare nelle logiche della controparte, anziché contrapporvisi. Questo richiede una grande consapevolezza ed autocontrollo, che si raggiungono col tempo, la pazienza ed il coraggio. Tutta la società umana è basata sulla contrapposizione ed andare controcorrente è una grande impresa.

Per chi non ha mezzi economici che gli permettano di pagare le prestazioni dei professionisti della psicologia strategica, esiste una onlus che offre prestazioni gratuite. Su internet si trovano gli indirizzi dei professionisti in molte città, capaci di capire l’animo umano ed aiutarlo ad emanciparsi dalle difficoltà.

 

GIANNI RODARI e la fantasia

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 Gianni Rodari, che era nato ad Omegna sul lago d’Orta nel 1920, da giornalista aveva iniziato a scrivere filastrocche e storie per bambini. Erano creazioni che sapevano mantenere un tono umoristico anche quando trattavano i temi più seri. Lo scrittore dava grande importanza al potere della parola, che nella fantasia aiuta ad alleggerire l’uomo dalle sue schiavitù. Aveva contatti frequenti con i ragazzi, sia dentro che fuori dalle scuole, esortandoli a fare grandi progetti, a credere nelle utopie, per poter contribuire in positivo alla società. Aveva creato una rivista per loro e il suo successo era grandissimo anche con gli adulti. I suoi libri sono stati usati come testi delle scuole elementari dagli insegnanti entusiasti per i risultati che l’intelligenza giocosa faceva realizzare agli allievi. Sapeva capire l’animo umano e per questo lo sapeva stimolare nel modo giusto.

E’ stato il più famoso ed amato pedagogo italiano, molto popolare anche all’estero. Sergio Endrigo ha cantato alcune sue canzoni di grande bellezza e profondità, anche se in forma leggera. CI VUOLE UN FIORE è un esempio che mostra i legami che ci sono fra le attività anche apparentemente più lontane.

E’ morto a 60 anni ma ad Omegna è stato creato il Parco della Fantasia che continua a diffondere il suo metodo attraverso molte attività tutto l’anno.

 

 

MUHAMMAD YUNUS e la banca etica

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Nel 2006 ha avuto il premio Nobel per la pace, il banchiere del Bangladesh Muhammad Yunus. Ciò che ha realizzato, infatti, ha avuto una grande influenza sul miglioramento delle condizioni di vita di molte persone. E’ stato possibile perché quest’uomo, che insegnava economia all’università negli USA, si era reso conto di quanto le teorie economiche non tenessero conto della realtà. Dopo uno dei tanti disastri “naturali” del suo Paese nel 1974, ha deciso di verificare di persona, girando per le strade della sua città, quale fosse la reale causa della sua terribile povertà: il sistema finanziario. Infatti, dato che a chi non ha niente, nessuno dà niente, una gran quantità di persone restava nella miseria, in balia degli usurai.

Ha voluto dunque mettere alla prova un modo nuovo di essere banchiere: fare minuscoli prestiti sulla fiducia alle donne, perché sono loro le più affidabili tanto nell’utilizzo del denaro, quanto nella restituzione dei prestiti. Ha saputo capire l’animo umano e dargli fiducia nel modo giusto.

La sua idea ha avuto un enorme successo: non solo ha guadagnato, ma ha provocato un grande beneficio nella situazione di numerosissime famiglie. A questo punto, le donne erano arrivate a desiderare prestiti anche per costruirsi una casa. Yunus, però, ha concesso il denaro solo a condizione che fossero proprietarie del terreno. Questo perché, in caso contrario, i mariti o i parenti le possono defraudare. Le donne hanno dunque tanto insistito presso le loro famiglie, da ottenere quanto necessario.

E’ ispirandosi a quest’uomo tanto lungimirante che sono nate le banche etiche in tutto il mondo. Lui non ha fatto beneficenza, ha usato la sua intelligenza in modo lungimirante ed umanamente degno.

 

JAIME LERNER e la buona strada di Curitiba

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Jaime Lerner è stato sindaco di Curitiba per ben tre volte, fra il 1971 ed il 1992. Questo ha fatto diventare la città brasiliana, che ha quasi due milioni di abitanti, un esempio di efficienza, vivibilità, rispetto delle persone e dell’ambiente. L’architetto trentatreenne Lerner, dopo un anno dal suo insediamento aveva dato avvio alle sue iniziative sorprendenti, trasformando la città. Voleva fare del centro la prima isola pedonale al mondo, ma aveva trovato grandi resistenze nei commercianti e negli automobilisti. Così, un venerdì sera, alla chiusura degli uffici pubblici, ha fatto entrare in azione uno stuolo di giardinieri ed operai che, lavorando giorno e notte, hanno installato per le strade tutto il necessario, compresa una gran quantità di piante e fiori. Oltre alle proteste, in moltissimi si erano presi i fiori per portarseli a casa propria. Sono stati sostituiti man mano che sparivano, fino a che li hanno lasciati stare. Nel frattempo, i quartieri diventati improvvisamente piacevoli da percorrere a piedi, hanno attirato più compratori di quanto ce ne fossero prima, ed i negozianti sono stati ben felici. I ragazzi che continuavano a strappare le piante all’orto botanico, invece di essere puniti sono stati assunti come giardinieri, con ottimi risultati.

Jaime Lerner , sindaco di Curitiba

Intanto, i mezzi di trasporto pubblici sono stati potenziati e resi efficientissimi, con pensiline confortevoli per la pur breve attesa, oltre che per un agevole accesso agli autobus. Ben presto, il traffico automobilistico si è ridotto notevolmente, perché la gente ha cominciato a preferire il trasporto pubblico. Sono stati soppressi i controllori ed i bigliettai, fiduciosi che i cittadini avrebbero pagato volentieri per un trasporto ben organizzato. E’ avvenuto proprio così e le spese sostenute sono state ripagate. Alberi in gran quantità sono stati messi a dimora ovunque, le biblioteche sono proliferate e sono state rese visibili da lontano, le scuole hanno offerto anche corsi serali.

Sono state costruite case popolari molto belle ed agli indigenti è stata offerta la possibilità di lavorare per la raccolta differenziata della spazzatura, ormai efficientissima, grazie al fatto che vengono ricompensati con buoni pasto, trasporto e studio, in cambio di ciò che portano ai centri di smistamento.

Curitiba è la città più verde al mondo e pare un vero miracolo, pur essendo vera, perché ha puntato sulla valorizzazione dell’uomo e dei luoghi, anziché sulla repressione e lo sfruttamento. Ci hanno guadagnato tutti, in un’operazione intelligente come quella di Jaime Lerner e ciascuno di noi può dare una mano nello stesso senso, anche solo diffondendo informazioni come questa. Capire l’animo umano permette di valorizzarlo e di toccare il tasto giusto per farlo progredire. Questo vale per tutti, che possiamo così contribuire alla qualità della vita: la nostra quanto quella degli altri.

 

ANTANAS MOCKUS porta il sorriso a Bogotà

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Pare un sogno che un sindaco, per di più di una grande e difficile città come Bogotà, capitale della Colombia, si sia fatto ricordare per aver dato un concreto sollievo ai gravi problemi locali, grazie alla sua creatività umoristica. Antanas Mockus Sivikas, di origine lituana, oltre ad aver fatto innovazioni concrete, infatti, ha cambiato il modo di comunicare puntando sull’accrescimento dell’autostima delle persone e sul loro bisogno di alleggerire il peso della vita. Una bella risata o un bel pianto liberatorio hanno la capacità di smuovere i macigni più duri. Così, dopo aver costruito una grande rete di piste ciclabili ed aver potenziato notevolmente i mezzi pubblici, il sindaco ha ridotto notevolmente l’indisciplina degli automobilisti grazie all’intervento di 420 clowns ai semafori. Là dove si concentravano gli incidenti e le aggressioni, invece di severi vigili ha messo dei buffi giovanotti che mimavano sdegno o contentezza, mettendo in ridicolo o gratificando gli autisti, a seconda dei casi. Dove l’intimidazione aveva fallito, trionfava la risata.

In una manifestazione contro la criminalità, ha sfilato portando un giubbetto anti-proiettile con un buco a forma di cuore sul petto. Mettendo l’educazione e l’esempio al centro del suo progetto, in un periodo di siccità si è fatto filmare mentre faceva la doccia al risparmio. Infatti, quando si insaponava e si strofinava, teneva chiusa l’acqua, aprendola solo quando era davvero necessario. Ha dato ai cittadini il modo di esprimersi a favore o contro il comportamento dei loro simili in modo pacifico, con dei cartellini di colori diversi. Questo ha permesso loro di evitare atteggiamenti aggressivi, pur potendo manifestare disapprovazione.

Per premiare i meritevoli anche fatto identificare i tassisti migliori, creando i CAVALIERI DELLA ZEBRA.

Matematico e filosofo, figlio di un artista, ha inteso guidare educando la sua classe di sei milioni e mezzo di abitanti. Tutto questo mentre provvedeva a molte azioni concrete. Dopo ben due mandati come sindaco si è candidato a presidente della repubblica, ma ancora non ce l’ha fatta. Speriamo avvenga la prossima volta.