Alberi che frenano il deserto

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pino nero monumentale a Gorizia

 

Per fermare la desertificazione dei terreni occorre creare una barriera con funzioni multiple: togliere forza al vento, formare umidità, richiamare animali che con le loro attività smuovano e fertilizzino il suolo. Tutto questo lo possono fare gli alberi e, per questo, nei Paesi a maggior rischio lo si sta facendo.

In quelli tropicali come il Senegal l’acacia, la balanite, il giuggiolo della Mauritania e il tamarindo vengono piantati a ragionevole distanza gli uni dagli altri per consentire loro di aiutarsi a vicenda e non competere per la ricerca dell’acqua. Per aiutarli nei primi anni di vita si può usare una pacciamatura che rallenti l’evaporazione dell’acqua dal suolo e condensi l’umidità dell’aria, facendola poi penetrare verso le radici.

Un altro albero utile per fermare il deserto è la casuarina.

Sulle montagne del Carso, i pini neri sono stati piantati dopo la prima guerra mondiale per rinverdire quello che, a forza di disboscamenti e bombe era diventato un deserto pietroso. Si è scelto di piantare il più frugale fra i pini, quello nero, che viene dall’Austria. Si accontenta di pochissima terra e acqua, che gli si è dovuta fornire nei primi anni di vita, per farlo attecchire. Poi, però, l’azione combinata delle sue radici, la caduta di pigne, aghi, ramoscelli e frammenti di corteccia, aggiunta a resti di uccelli e altri animali che lo frequentavano e vegetali che riuscivano a trovarvi riparo, un po’ alla volta ha formato il terreno e il luogo si è rinverdito.

I pini si sarebbero poi dovuti tagliare per lasciar posto ad alberi più esigenti, ma non lo si è fatto. Così il ricambio avviene con maggior lentezza, man mano che le vecchie piante muoiono. Ecco un buon esempio di come gli alberi creino un intero sistema, coinvolgendo la collaborazione di tanti altri esseri viventi per riportando equilibrio anche nei luoghi peggiori.

In Italia abbiamo varie piante che resistono bene alla siccità ed hanno radici profonde, adatte a cercare l’acqua. Corbezzolo mirto, arancio amaro, bagolaro, leccio, tasso, agrifoglio, carrubo, lentisco, mimosa, oleandro, cipresso, pino, larice, abete, ginepro, melograno, corniolo, tamerice, olivo, giuggiolo possono essere piantati, se il clima e il terreno sono adatti, con buone probabilità di resistere senza temere le estati siccitose. Nel sud battono ogni record i fichi d’India, le agavi e tutte le piante succulente che immagazzinano l’acqua nei fusti. Da noi se la cavano benissimo i cespugli della salvia, il rosmarino, il camedrio e varie piante dalle foglie grigio-azzurre.

In questa rubrica c’è anche un articolo dedicato agli ALBERI CHE IMPEDISCONO LE FRANE e uno con GLI ALBERI  FRANGIVENTO.

Avvalersi degli alberi per impedire l’avanzata del deserto è un importante contributo per la sostenibilità ambientale e la qualità della vita..

 

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