Museo dell’arte della lana a Stia (AR)

foto da Tuttogratis

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In Toscana, dal medioevo e per alcuni secoli, Firenze era stata la capitale della lavorazione della lana vergine per tessuti di gran qualità, mentre Prato si era già specializzata nel realizzarli con fibre riciclate. A Stia questa attività era svolta da piccoli artigiani, in famiglia e nei monasteri, dove si produceva un tessuto rustico molto resistente e impermeabile, tanto da essere usato anche come mantella da pioggia o copertura per il bestiame.

Nell’ottocento, secolo in cui le macchine hanno cambiato radicalmente il modo di lavorare e di vivere, in un centro come Stia dove il fiume Arno ancora giovane incontra il torrente Staggia, c’era abbastanza acqua per trasformare l’artigianato in industria. Nel 1830 è nata così la fabbrica dove si è prodotto il panno che, a fine secolo, è diventato quello tipico riccioluto casentinese. Inizialmente l’energia per far funzionare le macchine era la forza idraulica che muoveva delle turbine e solo più tardi è stata quella elettrica. Cessata l’attività verso la fine del novecento, la fabbrica è stata trasformata nel Museo dell’Arte della Lana.

 

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Dopo il restauro di buona parte dell’edificio di tre piani, quello superiore è stato dedicato a mostre temporanee mentre negli altri due, attraverso pannelli e oggetti esposti, si segue la storia del tessuto locale, dal momento in cui erano tosate le pecore a quello in cui il panno era pronto per essere venduto. Si viene a sapere, così, che la lana delle pecore locali, di qualità mediocre, era migliorata molto nell’ottocento, quando era stato fatto l’incrocio con le merinos spagnole, dal vello più morbido e fine, di cui alcune di colore bruno, così da poter evitare la tintura.

Si vedono esposti gli arcolai usati dalle donne a casa loro per filare, gli aspi su cui avvolgere i fili, i telai per realizzare abiti e coperte in famiglia, come si faceva un tempo; sono begli oggetti di legno lasciato al naturale. I macchinari in ghisa usati dall’industria, neri o verniciati, hanno rulli e ruote che fanno pensare a giganteschi orologi e i fili di lana tesi per dimostrare come si effettuava la lavorazione, disegnano trame delicate nell’aria, simili a opere d’arte contemporanea. Si arriva infine a vedere i panni finiti e trasformati in abbigliamento di gran sartoria, nelle sale che confinano con quelle dedicate alle attività didattiche, piene di piccoli telai, di filati e tessuti di ogni colore.

il torrente staggia e il museo in fondo

il torrente Staggia e il museo dell’arte della lana in fondo

 

Il Museo dell’Arte della Lana, in cui la natura è sottintesa, fa parte della ricca offerta culturale di Stia, che nella fine settimana offre la visita al Museo della Montagna e a quello dello Sci e al planetario nel suggestivo centro storico, da cui si vedono i vicini boschi. Un tempo erano ben più lontani, per una maggiore presenza, intorno all’abitato, di campi, di orti, ma anche a causa del taglio che gli alberi subivano, dato che si utilizzava il legno per ogni attività quotidiana: riscaldarsi, cucinare, fabbricare case, mobili, utensili, carrozze. In forma di carbone serviva a riscaldare forni per produrre mattoni, vasellame, vetro e metalli.

L’acqua, l’aria, la terra e il fuoco, gli animali e le piante sono presenti, anche quando non più visibili, in ogni momento della vita umana del passato come del presente. Sono l’aura di ogni attività, di ogni macchina, di ogni cosa.

 

 Il sito del Museo dell’Arte della Lana è www.museodellalana.it

 

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