Officina Profumo-farmaceutica di Santa Maria Novella a Firenze

 

foto da vivaboo.com

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Fino a pochi anni fa, camminando rapidamente in via della Scala a Firenze, dove non ci si aspettava alcuna sorpresa, ad un tratto capitava di fermarsi per capire da dove potesse venire un profumo intenso di pot-pourri che avvolgeva come in una sciarpa di seta.

Poteva essere uscito solo dal portale in pietra serena appena oltrepassato. Con qualche passo si raggiungeva un atrio fresco e odoroso di oli essenziali, col pavimento intarsiato di marmo e una bella porta a vetri. Salendo qualche gradino si entrava in un secondo atrio e poi in un’ampia sala in stile neo-gotico, con armadi in legno dalle ampie vetrine di esposizione per preziose bottiglie piene di liquidi colorati, vasi di ceramica con nomi di erbe, prodotti di profumeria. Al bancone le commesse servivano chi desiderava portare con sé un po’ di quell’atmosfera a metà fra una chiesa e un palazzo signorile.

L’Officina Profumo-farmaceutica di Santa Maria Novella, fondata dai frati domenicani nel 1221 per curare i malati con le erbe medicinali e aperta al pubblico nel 1612, aveva ancora all’incirca l’aspetto che le era stato dato a fine ottocento.

Solo in via eccezionale si poteva passare nella cappella e nelle belle sale adiacenti, decorate e arredate nei secoli durante i quali le erbe e i fiori erano stati trattati per curare l’igiene e il benessere dei fiorentini, ma pian piano anche degli estimatori di tutto il mondo.

 

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Fino al 2000, nelle stanze più all’interno avevano lavorato gli artefici dei prodotti che, per le richieste sempre in aumento, avevano bisogno di uno spazio ben maggiore. Da allora è in via Reginaldo Giuliani che vengono consegnati i fiori dalle colline di Fiesole, gli oli essenziali esotici dagli importatori toscani, il latte dall’azienda produttrice di Firenze, il miele dalle diverse zone della regione in cui si trovano i fiori di ciascun sapore. Ma le puntiformi cocciniglie per colorare il celebre liquore rosso Alkermes arrivano dal Messico, dove infestano i fichi d’India con il beneplacito dei contadini, che al momento buono li colgono come fanno coi frutti.

Il pot pourri, che diffonde il suo intenso profumo in ogni locale, come avviene ancora nel negozio di Firenze, nasce dagli oli essenziali sparsi su un misto di fiori, foglie, steli e bacche ben disseccati e adatti ad assorbirli al meglio, rimanendo poi a fermentare per trenta o anche quaranta giorni in contenitori che un tempo erano grandi orci in terracotta dell’Impruneta. Quando sono pronti, il colore delicato dei fiori si è mutato in una tinta scura, che emana tutta la sua forza odorosa e impregna vestiti e capelli di chi lavora o passa qualche tempo nei locali, portando poi per la strada una scia di perenne primavera.

Nello stabilimento, ormai tutti i macchinari sono in acciaio inossidabile e non più in ottone e rame come in passato. Distillano e fanno percolare parti vegetali e zuccheri, trattano erbe e fiori con vapori e alcol, ottengono oli e tinture con procedimenti rigorosi e controllati.

 

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L’iris dal delicato profumo, fiore simbolo di Firenze, immagazzina il proprio aroma nel bulbo che, però, deve stagionare e seccarsi per 3 anni prima di concederlo. Viene polverizzato e poi utilizzato in vari prodotti, anche per le qualità utili alla pelle, oltre che per il sentore degno della sua bellezza. Nonostante l’aspetto raffinato, cresce spontaneamente in terreni poveri e sassosi come nel Chianti, dove è stato poi coltivato a lungo per rifornire le profumerie ma anche per aromatizzare certi piatti.

I preziosi, profumati liquidi destinati ad essere bevuti o frizionati sulla pelle, riposano e si stagionano in botti di legno di castagno o di rovere, in un locale fresco come una cantina, per un periodo da 6 mesi a 2 anni. Solo allora sono distribuiti in preziose bottiglie, marcate con le etichette dalla scrittura gotica e le fasce in bianco e nero dei domenicani sullo stemma della Casa.

Con gli anni, al lungo elenco di acque di colonia, di delizie profumate per la toilette e di tradizionali liquori, si sono aggiunti biscotti e confetti, cioccolatini, mieli e the, integratori alimentari e tisane.

La balsamite, preziosa pianta dai forti poteri anti-ossidanti, che è la regina delle piante aromatiche e curative dell’Officina, è presente in vari prodotti, così come lo era secoli fa. E’ coltivata nell’Orto Botanico dell’Officina, a poco più di un chilometro di distanza, accanto alla villa medicea della Petraia dove le rose e il rosmarino, la salvia e il timo si nutrono di luce, d’aria e di calore.

 

www.smnovella.it

Una visita all’Orto Botanico di Firenze permetterà di conoscere molte piante aromatiche e medicinali vive, oltre ad alberi monumentali di grande bellezza.

 

 

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