anna dei miracoli

Il film di Arthur Penn del 1962 è la storia vera di una bambina dell’ottocento, che una malattia ha resa cieca e sorda nel secondo anno di vita. I genitori, non sapendo come comunicare con lei, rinunciano ad educarla, lasciando che si comporti come un animale selvatico. Quando la ragazzina compie sette anni, vengono a sapere da un libro di Dickens che è possibile mandare a scuola anche bambini ciechi e sordi. Si decidono ad affidarla ad un’insegnante privata di nome Anna, (Ann Bankroft) che ha fatto i suoi studi in un istituto per ciechi dove lei stessa ha riguadagnato la vista. Probabilmente è stata anche la sofferenza per le proprie difficoltà di contatto col mondo, che hanno reso Anna particolarmente sensibile ed attenta al dramma che intuisce nell’intelligente ragazzina. Con grande pazienza, ma altrettanta fermezza, persevera nel cercare di comunicare con lei e finalmente ci riesce, nonostante le enormi difficoltà che vengono anche dai genitori troppo condiscendenti e troppo poco fiduciosi.

Il film termina proprio quando finalmente inizia il contatto della ragazza con il mondo, che nella realtà continua in modo straordinariamente fecondo, dato che prenderà una laurea e lavorerà come avvocato e attivista per molte nobili cause.

Tra le altre questioni importanti, il film mette in evidenza quanto l’amore possa essere il peggior veleno, quando non è sostenuto dal desiderio di favorire l’autonoma la persona amata. Molto spesso, purtroppo, l’amore tende a legare troppo a sé, con i più diversi e mascherati lacci. Anna compie quello che sembra un miracolo perché ha la profonda consapevolezza di quanto siano terribili l’isolamento e la prigionia, di qualsiasi tipo.