hysteria

 

Una divertente commedia di Tanya Wexler del 2011 mostra quanto certi argomenti difficili, come la sessualità, spesso vengano rifiutati dalla coscienza e dunque ne siano rimossi, finendo nel fondo più buio dell’animo. Da lì emergono poi in modo distruttivo e come pregiudizi. Questo film mette a fuoco il pesante anatema che gravava sul piacere sessuale, ancora più opprimente per le donne ben oltre la fine dell’ottocento, epoca in cui si svolge la storia ispirata a fatti veri. Ben di rado persino le sposate provavano piacere a letto coi propri mariti maldestri e l’idea di provvedere da sole non poteva neppure affacciarsi alla loro mente, spaventata dall’ignoranza e dai veti religiosi oltre che sociali. La frustrazione di ogni loro aspirazione che non fosse quella di mogli e di madri vi si aggiungeva, provocando comportamenti bizzarri e anche aggressivi, che la medicina, rappresentata solo dagli uomini, classificava come isteria. Nei casi più gravi le donne finivano in manicomio o veniva loro tolto l’utero (hystéra, in greco), ritenuto la causa della loro irrequietezza. Le ricche signore potevano invece provvedere sottoponendosi a manipolazioni mediche, (vere e proprie masturbazioni legali) in questo film effettuate dai due protagonisti uomini, che paiono inconsapevoli quanto le donne della gigantesca ipocrisia perpetrata. Il più giovane dei due, Joseph Mortimer Granville, aveva inventato e brevettato nel 1883 un vibratore col quale aveva ottenuto ben migliori risultati. L’oggetto da allora era stato pubblicizzato sulle riviste perché terapeutico anche per mal di testa, nevralgie, rughe ed era venduto senza problemi.La lezione di questo film, a parte l’umorismo e la finezza con cui è trattato il tema, è mostrare quanto sia possibile affrontare problemi che comunemente la gente respinge, usando degli stratagemmi o attraverso  un avvenimento di forte impatto emotivo.