Il mulino Bottonera a Chiavenna (SO)

il fiume Mera a Chiavenna

il fiume Mera a Chiavenna

Nell’ottocento a Chiavenna, il fiume Mera aveva abbastanza acqua da distribuire nei tanti canali del quartiere artigianale Bottonera, per far funzionare con la sua forza i birrifici, i cotonifici, una cartiera, un maglio e vari mulini di cui uno moderno che macinava il grano per il pastificio Mori. Era un capolavoro di carpenteria su quattro piani (compreso il seminterrato), tutto fatto in legno di Pinus rigida, robusto e adatto al contatto col cereale e la farina, senza rilasciare sostanze che ne potessero compromettere il sapore e l’integrità.

 

Exif_JPEG_PICTURE

 

Quando negli anni sessanta il proprietario aveva trasferito altrove la propria attività, aveva venduto il mulino al comune perché rimanesse come testimonianza di un’attività degna di essere conosciuta. Era dunque stato restaurato alla perfezione da volontari e, verso la fine del millennio era diventato museo di un mulino moderno e complesso, ma anche più affascinante di quelli antichi, per la raffinatezza del suo funzionamento e la bellezza delle sue apparecchiature in legno e tessuto, oltre che metallo.

 

Exif_JPEG_PICTURE

 

Fino all’ottocento per ottenere la farina si utilizzavano grandi macine di pietra che schiacciavano i chicchi in una sola operazione, adatta per il grano tenero, il Triticum aestivum, adatto a fare il pane o i dolci. Ma la pasta che in Italia consumiamo in gran quantità, per tenere la cottura ha bisogno del grano duro, il Triticum durum, che è più grosso e coriaceo. Era stato inventato dunque un tipo di mulino graduale per raggiungere lo scopo in più fasi, come si può vedere nel mulino di Bottonera. Prima, però, occorreva pulire bene il grano ancora asciutto e poi lavarlo per eliminare ciò che poteva danneggiare tanto la farina quanto i macchinari. Era necessario anche togliere i pezzetti di ferro, frammenti delle macchine agricole che avevano tagliato le spighe. Così, lungo il percorso di pulizia si trovano delle calamite per attrarre i pezzetti che, oltre a non essere macinabili, avrebbero potuto far scoccare scintille e provocare incendi. Bisognava eliminare anche i semi estranei, come quelli della veccia, grazie alla forza centrifuga che la loro forma tonda faceva espellere facilmente. La forza di gravità durante il lavaggio liberava, invece, dai sassolini, più pesanti dei chicchi. Operazione altrettanto importante era prevenire l’arrivo dei grandi nemici di ogni scorta alimentare umana: gli insetti, con un’accurata pulizia e con la disinfestazione periodica attraverso gas innocui per l’uomo.

 

Exif_JPEG_PICTURE

 

Pulitrici, setacci, macine, tramogge, semolatrici ed elevatori, dentro i loro gusci di legno dalle belle forme e dal colore caldo, vibravano e facevano rumore giorno e notte, sorvegliate e guidate da una squadra di operai agli ordini di un capo mugnaio. Così, il grano che veniva dalla pianura padana si trasformava in farina per il pane, semola per la pasta, crusca per gli animali che venivano anche esportate nella vicina Svizzera, attraverso il passo dello Spluga.

il sito del museo è http://www.valchiavenna.com/it/cultura/Mulino-Moro-di-Bottonera.html

In questo sito c’è un articolo sull’‘Orto Botanico di Chiavenna

 

 

Bookmark the permalink.