Il loto dalle tante virtù

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fiori e foglie di loto – foto di Hans-Dieter Warda da Wikipedia

 

I fiori di loto, Nelumbo nucifera, emergono immacolati e asciutti dal fondo melmoso degli stagni, come rivestiti di cera. Ciò che vi cade sopra, scivola via senza attaccarsi mai e la pioggia, invece di spandersi e bagnarli, si raccoglie su di loro in grosse gocce scintillanti come cristalli. Ecco perché rappresentano la vita del Buddha e di ogni persona illuminata dalla conoscenza e dalla saggezza profonde. Durante l’inverno le piante scompaiono sott’acqua, lasciandone libero lo specchio, ma col calore dell’estate risorgono nuove. Lo ricoprono di grandi foglie che si curvano per seguire il risplendere del sole, e fiori opulenti offerti agli insetti fecondatori. Sotto la loro ombra l’acqua che altrimenti si riscalderebbe imputridendo, rimane fresca.

La bontà della loro generosa natura comincia dai dolci rizomi, che vengono mangiati come gli steli, le foglie, i fiori, i semi con cui si fanno dolci, insalate, zuppe, ma anche medicinali calmanti. Leggere, resistenti, morbide e fresche sono le fibre dei lunghissimi steli cavi, che quando si spezzano emettono un suono simile ad un sospiro. Nel Myanmar il popolo Intha che vive sul lago Inle, lavora ancora con strumenti tradizionali il filato che ne ottengono e con cui tessono teli leggeri come seta, morbidi e scivolosi al tatto. Lo stilista Loro Piana ha favorito il mantenimento della tradizione, proponendo questo tessuto nelle proprie collezioni.

 

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frutti di loto

 

Quando i loti perdono i venti petali bianchi e rosa, rimane l’insolito frutto legnoso, che dai tanti fori lascia cadere i semi in acqua, per assicurarsi una discendenza. Sono semi longevi, pazienti nell’aspettare la loro occasione. Nel 1951 se ne è trovato uno che da duemila anni riposava nella terra e che, messo a dimora nel fango, è germogliato dando vita al fiore più antico del mondo.

Nel lago di Mantova si trova forse il migliore esempio di acclimatazione del loto da noi. A Lugo (RA) c’è il giardino dei loti e nel parco di villa Demidoff (FI), davanti alla suggestiva scultura dell’Appennino, c’è uno stagno che a Luglio se ne ricopre.

 

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