L’uomo selvatico nel Museo Diffuso della Valgerola (SO)

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affresco dell’uomo selvatico a Sacco (SO)

 

Il calore dell’estate spinge verso l’alto e da Morbegno, lungo strade in moderata pendenza, porta verso la Valgerola, nel piacevole paesaggio dove sono numerosi gli edifici che testimoniano la vita e il lavoro abituali fino a cinquant’anni fa. A Sacco, a 700 metri di altitudine, nella casa di un notaio del quattrocento sono in perfetto stato le decorazioni ad affresco sulle pareti di una stanza con motivi vegetali, motti e proverbi scritti in caratteri gotici e lingua latina, che girano come le ore fino a una raffigurazione sacra della religione cattolica e a una che appartiene alle antiche credenze celtiche: l’uomo selvatico. L’om salvadegh, presente nelle culture alpine europee, ma che trova dei simili in varie parti del mondo, era un personaggio che si immaginava vivesse nei boschi e nelle zone fuori dal controllo umano. Era peloso o rivestito di pelli, armato di bastone e dispettoso, ma si diceva anche che avesse insegnato agli alpigiani come fare il formaggio. Statue e affreschi che lo rappresentano si trovano nel bergamasco, in Alto Adige, in Francia e sul duomo di Milano. In certe zone viene (o veniva) impersonato durante il carnevale, dissimulato sotto velli animali o vegetazione. Della casa-museo di Sacco si possono visitare alcune stanze, con pannelli di spiegazioni. Per la visita basta telefonare allo 0342 617028.

 

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Gerola Alta

 

Arrivati ai mille metri di Gerola Alta, in piccoli edifici sparsi che occorre farsi aprire, si hanno varie possibilità di vedere come si viveva fino a cinquant’anni fa.

Nei locali de: “La nostra storia” sono ambientate un’aula scolastica, un negozio, una cantina, la stanza dove si lavorava la lana, quella dove si trattavano i prodotti del maiale, quella dove si faceva il formaggio. Nella baita dedicata al telaio se ne vede uno grande in legno, oltre ai tessuti e agli indumenti che con quelli si realizzavano. Ci sono poi la segheria, il mulino, il centro visite “Casa del tempo” con reperti geologici, fossili e utensili, il “Centro del Bitto” . Il bitto è il formaggio tipico del posto, con una parte di latte caprino, che qui si può anche acquistare. Dietro l’edificio, visibile senza formalità c’è la ricostruzione di una casera. C’è anche il “canevel”, piccolo locale in pietra dove in estate si faceva scorrere l’acqua del torrente per mantenere bassa la temperatura e lavorare il latte per il formaggio, che altrimenti sarebbe presto andato a male. E’ libera la visita al lavatoio coperto, dove si trovano spiegazioni sui saponi e sul modo di lavare di un tempo.

Con una guida si può salire al borgo di Castello per visitare nella chiesa un’interessante statua in legno della madonna che si potrebbe definire ” in sottoveste”, dato che l’abito della statua è più corto e più semplice rispetto alla tradizione. Infatti in passato gli veniva sovrapposto un ricco vestito di stoffa, di cui c’è un esempio nella teca di fronte alla statua.

Davvero molto rustico è il paese dove si visita una casa contadina del settecento, con la cucina senza finestre, tutta nera di fuliggine e le stanze con finestrelle minuscole, arredate secondo la funzione a cui erano adibite. Si visita anche il vecchio forno cinquecentesco, che si usa durante le feste.

Per il sito ufficiale cliccare qui

 

 

 

 

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