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The Walk, film del 2015 di Robert Zemekis sull’impresa del funambolo Philippe Petit che nel 1974 aveva camminato per 45 minuti sospeso fra le due torri gemelle di New York senza alcuna protezione a 417,5 m di altezza con 42,5 metri di distanza fra le due torri. Attori Joseph Gordon-Levitt, Ben Kingsley, Patrick Baby, Marie Turgeon. L’impresa era del tutto illegale, perché nessuna autorità gli avrebbe dato il permesso per qualcosa di tanto pericoloso. Philippe aveva avuto bisogno dell’aiuto di persone fidate, prima di tutte la compagna di allora, un paio di buoni amici e dei simpatizzanti, che sarebbero finiti nei guai come lui se le cose si fossero messe male. Invece, nonostante le grandi difficoltà e gli inevitabili imprevisti, una grande folla lo aveva applaudito e gli agenti di polizia accorsi per arrestarlo avevano finito col cedere all’ammirazione per tanto coraggio. Anche il giudice che aveva deciso la sua sorte da un punto di vista legale, invece di punirlo per gli innumerevoli reati commessi con quell’esibizione, gli aveva “inflitto” solo il dovere di esibirsi per i bambini al Central Park.

La spinta interiore che porta a compiere imprese rischiosissime (fisiche o morali) è irresistibile e questo lo sa bene chi le ha compiute. Inevitabile è anche il ribaltamento della riprovazione in ammirazione per le azioni illegali e trasgressive, quando si ha successo. Una stessa cosa può cambiare totalmente di valore quando cambiano le circostanze. Ecco perché è tanto importante, se si vuole modificare qualcosa, agire per quanto possibile sulle circostanze, sul contorno, sull’ambiente, sulle vie periferiche, anziché attaccando frontalmente.