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Ancora nell’ottocento, epoca in cui il laboratorio farmaceutico Foletto era stato aperto, ogni farmacista, che allora si chiamava speziale, conosceva molto bene il potere curativo delle piante e dei minerali ed era lui stesso che preparava i rimedi per i malati. Allora, nelle stanze del museo, doveva esserci stato un profumo intenso di erbe, fiori, foglie e radici disseccate, che adesso si può solo immaginare, vedendo gli erbari con piante raccolte tanto tempo fa da Angelo Foletto, di cui alcune adesso non si trovano più. Lui stesso si è rappresentato su un’etichetta a colori mentre osserva dei fiori curativi, con l’attrezzatura necessaria al loro prelievo dal terreno. In quell’epoca i camici indossati dai farmacisti erano neri, per evitare di apparire subito sporchi, per il gran maneggiare polveri, coloranti e carboni, per l’armeggiare con i primi macchinari che servivano a fabbricare pastiglie e unguenti.

 

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Nelle diverse sale si vedono i mobili con le vetrine in cui sono ancora alloggiati i recipienti in vetro di ogni dimensione, che contenevano polveri e liquidi preparati con alambicchi e mortai, e dosati con bilance di grande precisione. Quelle che servivano a pesare i veleni avevano i piattini in osso, dato che il metallo li avrebbe potuti alterare ed erano utilizzate dentro delle teche, per evitare che le correnti d’aria o qualsiasi altro disturbo compromettesse la loro esattezza.

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Il mercoledì vengono organizzati dei laboratori durante i quali i visitatori del museo, dopo aver colto erbe e frutti nell’orto della farmacia, ne fanno degli sciroppi o altri preparati che ancora si vendono nel negozio. E il liquore nocino si deve ai frutti del bellissimo noce che espande la sua chioma sopra il prato di casa oltre lo steccato, piantato da Angelo Foletto quando gli è nato Achille nel 1915. In Trentino Alto Adige è tradizione che quando viene al mondo un figlio o una figlia, si pianti un noce, perché diventi parte della sua dote col legno pregiato e coi frutti.

Il sito del museo è www.museofoletto.it