Donne del passato, cercatrici di piante

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Marianne North – foto da Wikipedia

 

Le donne più intraprendenti e coraggiose, in passato qualche volta sono riuscite a superare le innumerevoli difficoltà nella realizzazione delle proprie aspirazioni al di fuori della famiglia e hanno dato il loro contributo anche alla botanica.

La più grande protagonista della ricerca di piante sconosciute in Europa era stata nell’ottocento Marianne North, (1830-1890) figlia di un ricco deputato del parlamento inglese. Alla morte precoce della madre si era dedicata alla conduzione della casa e a tenere compagnia al padre, viaggiando molto in Europa e Nordafrica con lui. Nel frattempo si era perfezionata come pittrice e aveva visitato i giardini Chiswick e Kew, dove le molte piante esotiche l’avevano affascinata con la loro bellezza e varietà. In quell’epoca gli unici due modi per conoscere le piante rare, a parte il vederle dal vero, era la consultazione degli erbari dove foglie, fiori, radici si conservavano essiccate e appiattite tra le pagine, oppure osservarne i disegni e le pitture. Queste erano relativamente più rare, perché richiedevano abilità artistiche da parte dei naturalisti e anche tempo. Permettevano in compenso di vedere come erano i vegetali nella loro interezza, di sapere come erano i colori e di conoscere i frutti, solitamente troppo voluminosi o deperibili per essere appiattiti. La fotografia richiedeva ancora un’ingombrante attrezzatura e aveva una scarsa resa per i dettagli.

 

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Dipinto di Marianne North – frutti di Blighia sapida – immagine da artmight-com

 

Quando Marianne era ormai quarantenne, morto il padre aveva intrapreso nuovi viaggi da sola, andando sempre più lontano. Negli Stati Uniti aveva trovato una flora magnifica già nei parchi, nei giardini privati, negli orti botanici e con quella aveva iniziato la sua carriera di pittrice di piante. Poi si era fatta sempre più audace, anche perché il suo interesse per la straordinaria varietà di forme e colori dei fiori si era accresciuta, spingendola verso il Brasile, il Canada, il Giappone e la Cina. Nonostante i reumatismi la facessero soffrire, ogni volta che era rientrata in Inghilterra per riprendersi dalle fatiche, era ripartita dopo pochi mesi per destinazioni come il Borneo, Giava, Ceylon, l’India, incontrando sempre le persone più interessanti grazie alle lettere di presentazione da parte delle sue altolocate relazioni sociali. Nel 1880 i dipinti botanici realizzati, di grande interesse per gli studiosi, erano diventati tanto numerosi e ammirati da convincerla ad esporli in permanenza presso i giardini Kew di Londra, in una galleria adeguata. Possiamo immaginarci lo stupore che avevano provato i visitatori, vedendo forme e colori che per noi adesso sono abituali, ma che allora erano novità stupefacenti. Su suggerimento di Darwin, aveva deciso di completare la collezione con la flora dell’Australia e dell’Africa e vi si era recata, intraprendendo il suo secondo viaggio intorno al mondo, che includeva anche il Sudamerica di lingua spagnola. Per quanto potesse disporre di ogni comodità, compatibilmente con il luogo, le peregrinazioni erano state comunque faticose e piene di pericoli anche per il gran caldo, il freddo estremo e le malattie, contro cui ancora c’erano scarse difese. La sua vita messa a dura prova, si era così conclusa a sessant’anni, nel 1890.

 

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Margareth Mee – foto da enyonegirl

 

Nel novecento un’altra pittrice inglese aveva affrontato i disagi dei viaggi, andando in cerca di piante. Era stata Margareth Mee, nata nel 1909 e morta nel 1988. Anche lei aveva iniziato la sua carriera di artista botanica intorno ai quarant’anni, dedicandosi però solo al Brasile, dove inizialmente era andata col marito per insegnare pittura nel 1952. Quattro anni dopo si era inoltrata nella foresta amazzonica appassionandosi alla sua particolare flora, tanto da avere poi l’incarico ufficiale di pittrice dall’Istituto Botanico di Sao Paolo. Infatti, nonostante la fotografia permettesse ottimi risultati, la pittura consentiva ambientazioni e dettagli migliori. Inevitabilmente si era appassionata alla causa contro la deforestazione selvaggia e si era unita agli attivisti per attirare l’attenzione mondiale sul grave problema. Fra i suoi fiori preferiti c’erano le orchidee e le bromeliacee, di cui voleva lasciare una testimonianza prima che scomparissero. Le sue ricerche erano state premiate con la scoperta di fiori che poi avevano avuto il suo nome, di cui il più originale è quello della Heliconia chartacea var meeana. Uno dei suoi ultimi lavori era stato il ritratto di un fiore di cactus che sbocciava solo per una notte alla luce della luna (Selenicereus wittii) e che nessuno straniero prima di lei aveva ancora visto aperto. Anche le sue opere sono esposte ai giardini Kew.

 

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il fiore di Selenicereus wittii – foto da olimpiareisresque-blogspot.com

 

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