Stessa cosa ma modi diversi per diverso risultato

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immagine tratta dal libro La spinta gentile, di Richard H. Thaler e Cass R. Sunstein

 

Chiunque guardi i due tavolini rappresentati nella figura, tratta dal libro “La spinta gentile” di Richard H. Thaler e Cass R. Sunstein, può essere convinto che abbiano dimensioni diverse. Se però ne misura i lati deve constatare con stupore che sono uguali (salvo la piccola distorsione dovuta alla pagina leggermente convessa). Queste figure ci dimostrano non solo quanto siamo soggetti a illusioni che attraverso la vista e gli altri sensi sono create dal cervello, ma che una stessa cosa a cui si cambia la posizione, può apparire completamente diversa.

La forma e il contesto sono in grado di influire sul contenuto, nei fatti, nei disegni, nei pensieri quanto nelle parole. Ecco perché è importante cercare e usare le parole più appropriate per esprimere qualsiasi cosa, se si vuole avere la possibilità di comprendere e, se necessario, cambiare la realtà. In una simile ricerca occorre mettere un’intenzione sincera, se si vuole sfuggire all’ipocrisia, ma senz’altro inizialmente ci può essere anche solo curiosità. Entra in gioco, però, l’abitudine mentale e ci si accorge ben presto che l’impresa di modificarla è tutt’altro che facile. Un conto è la decisione della ragione e ben altra cosa è ciò che è inciso nella profondità del nostro animo, fino al punto da agire in modo automatico. Reprimere un impulso istintivo è controproducente, perché ciò che si cerca di soffocare, prima o poi rispunta fuori in modo imprevedibile e anche pericoloso, manifestandosi in malattie e in comportamenti distorti. Visto che abbiamo due modi distinti di percepire le cose, possiamo provare ad usare due linguaggi differenti per dialogare con noi stessi: una volta deciso ragionevolmente di fare qualcosa, occorre dare alla formula della decisione un linguaggio suggestivo e simbolico, che è quello compreso dal nostro lato istintivo. In caso contrario ogni sforzo si rivela inutile. Si può tradurre il concetto in rima, in canzone, in poesia, in racconto, in immagini disegnate, in colori, in auto-ipnosi, in rituale, in cerimonia. Per capire meglio questo suggerimento è utile leggere alcuni libri che ho recensito e che si trovano nella sezione “Libri che aiutano a capire l’animo umano”. In particolare i libri di Giorgio Nardone, Andrea Fiorenza, Alejandro Jodorowski.

Prima di tutto, però, occorre prendere una buona abitudine, che fa risparmiare tante perdite di tempo, tanti conflitti, tanti errori: leggere e rileggere ciò che gli altri ci scrivono e ciò che scriviamo loro.

 

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