Gigantesche o minuscole, le pigne

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Gli alberi sempreverdi (con alcune eccezioni, come il larice) che hanno per foglie degli aghi o foglioline strettissime (come l’abete bianco), spesso hanno per frutti quelle che comunemente sono chiamate pigne, anche se andrebbero chiamati coni, da cui deriva il nome conifere con cui questo genere d’alberi è conosciuto. C’è però anche un albero a latifoglie (con foglie piatte) e deciduo (perde le foglie in autunno) che ha delle pigne riunite in mazzetti: l’ontano. Dopo che le lunghe infiorescenze maschili a spighette (amenti), hanno lasciato volar via nuvole di polline, quelle femminili di solito molto più piccole, si trasformano in pigne legnose che vanno dai 5 millimetri ai 50 centimetri. Fra le scaglie trattengono piccoli semi alati che volano via nelle giornate soleggiate, quando il sole le scosta, oppure formano dei semi carnosi, come i pinoli del pino domestico o del pino cembro, che vengono diffusi dagli uccelli. In questo caso occorrono tre anni, invece di uno, per arrivare a maturazione.

 

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fiore femminile di larice

 

Le dimensioni delle pigne, però, spesso sono molto inferiori a quello che ci si aspetterebbe, da alberi molto grandi come le metasequoie, le tuie, le criptomerie, le tsughe o addirittura i cipressi di Lawson che le hanno minuscole,  anche se molto numerose. Nella foto ne ho riportate alcune. Non trovate quelle dell’abete bianco, perché non le lascia cadere come fa l’abete rosso (o peccio), concedendole in pasto ai tanti animali del bosco che contribuiscono a diffondere i piccoli semi. L’abete bianco, infatti, oltre a far crescere i propri coni sui rami più alti, a maturità lascia volar via le scaglie, oltre ai semi muniti di un’ala che sembra un petalo di rosa. Sui rami restano i perni a cui erano attaccate, che paiono candeline. Anche i cedri del Libano, i deodara e dell’Atlante lasciano volar via le scaglie, dopo aver fatto cadere intero il “cappello” simile a una camelia legnosa. (foto).

Il pino domestico, che cresce in pianura nei climi miti, dentro le sue pigne fa maturare dei pinoli e allarga le scaglie che li trattengono quando c’è il sole, liberando i semi squisiti protetti da un guscio. Molti uccelli e altri animali provvedono a diffonderli, mentre se li portano via per mangiarli.

 

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“cappello” della pigna di cedro

 

Il pino cembro, invece, grande albero dal legno profumato che cresce intorno ai duemila metri di altitudine, in quel clima difficile ha preferito fare affidamento su un unico genere di uccello. Dunque le sue scaglie le tiene ben chiuse anche se c’è il sole e solo la nocciolaia, col becco incrociato, riesce ad aprirle e a far cadere qualche pinolo fra le rocce, dove trova calore e protezione per germogliare. La nocciolaia impiega parecchio tempo per insegnare ai propri piccoli come si fa e per questo rimangono più a lungo coi genitori rispetto ad altri.

La più grossa pigna della fotografia appartiene al pino di Lambert, uno fra i pini più alti del mondo, originario di California e Oregon, ma presente anche in qualche parco italiano. E’ conosciuto anche come pino zuccherino, perché essuda una resina dolce e squisita, simile a quella dell’orniello.

 

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