Torba: dalle piante per le piante e per noi

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casa di torba – foto da Meteo Web

 

Sulle rocce che avevano ospitato le prime forme di vita fuori dal mare si aggrappavano i muschi, poi gli equiseti, le felci e altre piante primitive, aprendo la strada alle tante altre. Molto più tardi, quando le loro discendenti venivano sommerse dall’acqua in depressioni del terreno, sprofondavano e si accumulavano senza più contatti con l’ossigeno, coperte dal fango. In climi temperati o freddi, che rallentano il metabolismo, si innescava la trasformazione che nel corso di milioni di anni le avrebbe portate a farsi carbone e, alla fine, grafite. Nei primi mille anni diventavano torba, porosa e intrisa d’acqua, che manteneva quella condizione per altri novemila, prima di farsi lignite e su cui si adagiava, strato dopo strato, un materasso di terreno asciutto. Gli alberi e le altre piante che avevano avuto la fortuna di trovare spazio proprio al di sopra, si erano giovati delle condizioni ideali per prosperare su un suolo leggero, ben drenato e fertile grazie alla presenza di tanti minerali.

Oggi la torba è molto usata nel giardinaggio, in parte come fertilizzante ma soprattutto come ammendante del terreno, che consente ai vegetali una migliore respirazione delle radici e un più efficace drenaggio dell’acqua. Purtroppo il suo impiego comporta la distruzione di ambienti fondamentali per la biodiversità e dunque è bene impiegare altri materiali.

 

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estrazione della torba in Irlanda – foto da National Geographic

 

Le coltivazioni di ortaggi e piante alimentari di ogni genere per il consumo umano, hanno sempre incontrato il luogo ideale per svilupparsi al di sopra di questi giacimenti, che in parte erano riservati all’estrazione di torba da essiccare e usare come combustibile, anche se poco calorifico. Questo avveniva soprattutto dove gli alberi scarseggiavano a causa del vento, del clima troppo rigido, delle guerre, di un impiego smodato del legno per la costruzione di navi, case, mobili e un’infinità di altri manufatti, oppure per farne pascoli. Data la tendenza a produrre molto fumo, la torba era servita e serve ancora per affumicare il pesce o il malto destinato alla birra, caratteristico della Scozia. Nei paesi nordici e principalmente in Islanda, le grandi doti isolanti della torba l’avevano fatta utilizzare in zolle sovrapposte le une alle altre, nella costruzione di casette basse (di probabile origine vichinga) con una sola porta e una finestrella in facciata, per il resto completamente rivestite di terra ed erba, proteggendo l’interno in modo eccellente dal vento e dalle rigide temperature. Un simile tipo di abitazione, adesso protetto dall’Unesco, ha ispirato una nuova interpretazione ecologica dell’edilizia, molto suggestiva e confortevole, adatta ai nostri gusti. (vedere l’articolo Case di terra e tetti d’erba).

 

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fusticino di sfagno, uno dei muschi
più frequenti nella torba -
foto da Wikipedia di Denis Barthel

 

Nelle zone umide in cui confluivano torrenti di montagna i Vichinghi cercavano il ferro per forgiare le spade, perché in ambienti di elevata acidità come quelli, una reazione chimica particolare formava noduli di ferro all’interno della torba, che veniva estratta dai giacimenti usando uno speciale coltello. Ogni vent’anni circa si poteva fare una nuova raccolta.

In Austria, Germania, Olanda, Irlanda, Islanda ci sono vaste torbiere, ma anche in Italia nelle zone paludose dei fiumi fino a quelle del Tevere, oppure in montagna, al limite delle zone di neve perenne, si trova la torba che può essere chiara perché più giovane, acida e derivata principalmente dai muschi. Man mano che scurisce rivela una sua più avanzata decomposizione e la presenza di altri vegetali.

 

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