Cambiare modo per cambiare mondo

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scultura di Roberto Barni
nel cortile della biblioteca di Prato (PO)

 

La mentalità autoritaria purtroppo impera ancora ovunque portando incomprensioni, discriminazioni, maltrattamenti con i suoi giudizi lapidari, la tendenza a dominare e controllare gli altri, la rigidità e l’orgoglio. Per arrivare alla mentalità progressista che si sforza di capire per migliorare, cerca soluzioni alternative, lavora per la pace, occorre cambiare il modo di guardare alle cose, ai fatti, alle persone. Ecco una parabola buddista adatta anche a questo argomento.

“Tanto tempo fa, in India, religiosi, dotti e scienziati litigavano e si offendevano ritenendo ciascuno di conoscere la verità e ciò che era giusto, mentre considerava gli altri in errore. Nessuno ascoltava quanto i colleghi avevano da dire e la situazione si faceva sempre più invivibile. Fra loro, però, ce n’era uno a cui dispiaceva che persone intelligenti e con molte qualità, creassero tanti conflitti e dispiaceri. Aveva deciso allora di raccontare loro una storia, che li aiutasse a ritrovare l’equilibrio perduto. Faceva così: “un re aveva fatto convocare nella piazza più grande della città tutti i ciechi che vi risiedevano, intorno a un elefante. Poi aveva detto loro “Questo è un elefante e desidero che ciascuno di voi lo tocchi e dica a cosa assomiglia”. A ciascuno, però, era stata fatta toccare una parte diversa dell’animale. Uno prendeva in mano la proboscide e la diceva somigliante al ramo di un albero. Per un altro le zanne erano un aratro. Per un terzo il ventre era un granaio. Chi aveva toccato le zampe le aveva trovate simili alle colonne di un tempio, chi aveva toccato la coda aveva detto che era come la fune di una barca, chi aveva messo la mano sull’orecchio l’aveva trovato uguale a un tappeto.

 

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opera di Paola Madormo

 

Poi i ciechi avevano cominciato a discutere tra loro, affermando la verità su quanto avevano effettivamente toccato e sperimentato. Si erano messi così a litigare, perché ciascuno era convinto di essere nel giusto, senza sapere che gli altri avevano fatto un’esperienza diversa, ma parziale quanto la propria. Il re, allora, aveva fatto toccare ad ognuno, una parte differente da quella di prima. Poi aveva invitato tutti a scambiarsi i pareri riguardo all’aspetto dell’elefante. In questo modo, ascoltando le descrizioni altrui e mettendole in relazione le une con le altre, i ciechi si erano fatti un’idea corretta del complesso insieme che era l’animale e avevano cessato di litigare, arrivando alla conclusione che la realtà ha tante forme e occorre conoscerne il più possibile per poterla comprendere almeno un po’.”

 

 

 

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