I tropici nelle serre avveniristiche dell’Orto Botanico padovano

Exif_JPEG_PICTURE

loto blu dell’Egitto

 

L’orto botanico più antico d’Italia e del mondo, fondato nel 1545, dal 2015 ha affiancato al suo impianto tradizionale e sempre molto bello, uno modernissimo nell’aspetto, nel funzionamento e nella capacità di coinvolgere il pubblico. Una serra lunga cento metri e alta 18 è suddivisa in 5 parti che ospitano piante dalle varie parti del mondo, di cui si sono ricreati i climi: nel settore più grande la temperatura all’interno è alta quanto l’umidità, per quelle tropicali. E’ caldo anche il secondo, dove agli alberi esotici si sono aggiunte grandi vasche con piante acquatiche. Nel terzo settore la temperatura è mite come nel quarto dove si trova la flora mediterranea, mentre l’ultima sezione è arida per mettere a loro agio le piante più frugali. L’utilizzo ottimale della luce solare, il recupero e l’utilizzo dell’acqua piovana, la purificazione dell’aria esterna e interna per mezzo di nano-tecnologie applicate alle pareti, l’autonomia energetica con pannelli fotovoltaici, fanno del loro meglio per riprodurre il modo di vita delle piante che in libertà hanno il contributo degli animali. Parte di quello che di solito fanno i vermi, le formiche, le api, le farfalle, i colibrì, i pipistrelli e una miriade di altri, qui è opera dei giardinieri. Non ci sono zanzare né serpenti né altri pericoli, ma neppure gli impollinatori indispensabili a trasformare i fiori in frutti. E’ dunque di nuovo la mano umana che provvede a inserire il polline negli ovuli femminili dell’albero del cacao e della vaniglia, mentre l’albero del pane, la palma di betel, il banano e il caffé si rassegnano ad autoimpollinarsi. A ragione l’avveniristica serra si chiama “Giardino della Biodiversità” e l’Unesco l’ha aggiunta al già ricco patrimonio della nostra specie.

 

Exif_JPEG_PICTURE

Heliconia rostrata

 

I visitatori possono immergersi per un tempo scelto, nell’atmosfera entusiasmante della scoperta che devono aver provato gli appassionati botanici di qualche secolo fa in Paesi lontani, senza subirne i disagi. Ad inebriarli con qualche goccia dell’affascinante sapere della vita vegetale, qui provvedono i pannelli esplicativi e a riconoscere piante di cui hanno sentito parlare si fanno carico, anche se non sempre, i cartellini infilati nel terreno. Che meraviglia vedere l’Albero del Viaggiatore del Madagascar o il Banano selvatico nelle dimensioni originarie! Riconoscere la bellezza da uccello dell’Heliconia, i fiori profumati del Frangipane, le grandissime foglie dell’Albero del pane e quelle simili a capelli della Casuarina.

 

Exif_JPEG_PICTURE

giovane albero del pane

 

Un’alta siepe e il canale Alicorno separano le forme moderne di porgere la conoscenza da quelle tradizionali, nel giardino circolare cinquecentesco che racchiude al suo interno il quadrato, a sua volta suddiviso in quattro sezioni con aiole geometriche dove hanno dimora piante ornamentali e alimentari, curative e tintorie, che si giovano della presenza dei grandi alberi tutt’intorno per ripararsi dagli eccessi del clima. Fontane e vasche, grandi vasi e statue mantengono l’atmosfera che doveva avere in origine quello che era chiamato “Orto dei semplici” e riforniva di erbe curative gli speziali e quindi i medici. La statua che rappresenta il sapiente e saggio re Salomone, voleva essere la garanzia di un loro giusto impiego.

 

 

Bookmark the permalink.