alberi monumentali del Lazio, provincia di Rieti

castagno di santa Lucia

castagno di Santa Lucia

 

Andando verso Rieti, da Piediluco, si arriva a Rivodutri, in Sabina. Dopo 6 chilometri di salita su una strada stretta, si raggiunge, a 1000 metri, uno spettacolare FAGGIO pendulo che la leggenda attribuisce all’epoca di San Francesco. Il faggio abita volentieri ad altezze fra gli 800 dei 1600 metri, su versanti nord. Diventa molto alto, fino a 40 m. Ha una corteccia sottile e grigia. Migliora le caratteristiche chimico-fisiche del terreno. Il suo frutto è gradito agli animali e un tempo era usato dagli uomini come surrogato del caffè. Questo faggio, però, è del tutto diverso dagli altri che lo circondano, dato che i fusti bassi e i rami tortili crescono prostrati ed obliqui. E’ probabilmente una specie modificata dall’uomo.

 A Rieti, sul viale Maraini, a nord del centro storico, ci sono PLATANI anche ultracentenari, dai tronchi bassi e massicci. Lasciandosi le antiche mura alle spalle, prima di svoltare verso la strada per Roma, sulla destra c’è un grande platano che, d’inverno, quando è senza foglie, pare un grande abito animato che alzi, spaventato, le braccia al cielo. I platani sono fra gli alberi più grandi che abbiamo in Italia, usati spesso per le alberature stradali per la loro resistenza all’inquinamento ed ai maltrattamenti. Si riconoscono facilmente dalla corteccia chiara e liscia, quasi bianca, ricoperta in parte da chiazze in vari toni del beige, del verde, del giallo.

A sud-ovest, lungo il fiume Velino, si trovano SALICI BIANCHI di cui il primo, vicino alla chiusa, è davvero ragguardevole per le dimensioni del suo tronco. Ha almeno 80 anni, una circonferenza di 3,50m e altezza 12. Ad Est, salendo verso Villa Potenziani, si trovano dei PINI LARICI (da non confondere con i LARICI) proprio alla biforcazione della strada tra la salita verso l’hotel Villa Potenziani e il Convento francescano di San Mauro. Su uno degli altissimi alberi si vedrà, a mezz’altezza, un grosso, fittissimo ciuffo di un verde più scuro. E’ lo scopazzo, un’alterazione provocata da un parassita. Risalendo verso il convento, arrivati all’acquedotto e guardando sulla parte della collina a destra, si potrà vedere un altissimo TASSO di 150 anni, alto 27 m. Per avvicinarlo, bisognerà accedere alla proprietà del convento.

Oltrepassata Rieti, sulla superstrada verso Roma, per circa 20 km, uscire per Poggio Moiano. Poco più avanti del bivio, si vedono, sulla destra, dei laghetti per la pesca sportiva. A pochi metri, sulla sinistra, una stradina ripida, da fare a piedi, porta in pochi minuti in cima ad un poggio dove, sulla destra si vede il magnifico LECCIO di Valle Gemma. La circonferenza del tronco è 4,50m e l’altezza 16. La chioma è amplissima. Il leccio è una quercia sempreverde, dalle piccole foglie molto scure e più chiare sulla pagina inferiore. Può vivere centinaia di anni.

All’uscita seguente, prendere per Toffia dove, in località Pantano, c’è un CIPRESSO di 400 anni, altezza 20 m e circonferenza del tronco 6 m. Lasciare l’auto al parcheggio del paese e scendere per la stradina a destra, prima del bar fuori porta. Arrivati in fondo alla valle, risalire una stradina di cemento e proseguire in quella dei campi. E’ facilmente riconoscibile per la sua forma affusolata. Può vivere centinaia di anni su terreni aridi e difficili. Le sue profonde radici lo tengono ben saldo sul terreno dove, un tempo, era usato come frangivento perché quando viene messo in filare con altri, il vento ne viene rallentato ed i terreni con le colture ne sono protetti.

 Da Toffia, proseguire per Canneto, dove si trova un OLIVO in ottimo stato, nonostante i suoi 2000 anni. Non è molto alto perché è una specie semi-selvatica, più robusta ma più bassa di quella coltivata, dalle foglie e frutti più piccoli. Il tronco misura 7 metri di circonferenza e 10 di altezza. Gli olivi vivono oltre i 2000 anni, robusti e frugali come sono. L’olio dei suoi frutti, un tempo era usato anche per le sue proprietà medicinali, emolliente per la pelle, combustibile per lanterne, componente dei saponi e con molte altre virtù.

Verso Scandriglia, lungo la statale c’è una QUERCIA ROVERELLA di 300 anni, facilmente individuabile perché davanti ad una cappella. Alla famiglia delle querce appartengono le farnie, i cerri, i roveri, tutti con foglie lobate e ghiande. Querce sempreverdi sono i lecci e le sughere

Più oltre, presso il santuario della Madonna delle Grazie, c’è una bella fila di CIPRESSI, tra cui qualcuno ultracentenario.

 Risalendo verso Monte San Giovanni, prendere la strada che porta verso il monte Tancia. Arrivati nel punto in cui si vede una costruzione cubica, l’Osteria del Tancia, lasciare l’auto e salire a piedi o in fuoristrada fino ad una torretta di osservazione. Da li continuare a piedi sul sentiero per 15/20 minuti verso la faggeta, per vedere un ACERO MONTANO di almeno 200 anni. Gli aceri hanno foglie palmate, che in autunno diventano gialle e rosse. I loro frutti sono alati e sembrano insetti volanti.

Se da Rieti si prende la superstrada per Avezzano, si potranno trovare altri alberi interessanti.

Dirigersi verso Torano, poi Pescorocchiano e, infine, Santa Lucia. Appena prima del cimitero del paese, svoltare a sinistra e lasciare il mezzo. Proseguire verso la carrozzeria e da lì continuare sulla strada per qualche metro. Il primo sentiero a sinistra, porterà dopo pochissimo a due straordinari CASTAGNI di circa 500 anni e dalla circonferenza di m.9,60. Non sono molto alti perché sono stati sempre capitozzati ogni 10 anni circa all’altezza di oltre 2 metri, per utilizzarne il legno, che ricresceva al riparo dai morsi degli erbivori. I tronchi cavi sono molto suggestivi: sembrano castelli.

 

 

Bookmark the permalink.