Alberi monumentali della Campania, provincia di Napoli

edera di Capodimonte

edera di Capodimonte

 

Nel grande parco di Capodimonte si trovano vari alberi con duecento anni di età, dato che il grande spazio verde intorno al palazzo reale è del primo ottocento. Sono quasi tutti sempreverdi ed i boschetti sono prevalentemente di LECCIO, la quercia tipica del Mediterraneo dalle piccole foglie scure, con la pagina inferiore più chiara. Se ne potranno trovare molti dai grossi tronchi. Nella zona intorno al museo si trovano altri alberi interessanti. Ci sono PALME di cui una, ormai morta, è davvero sorprendente. Infatti, a prima vista sembra un cipresso, per la forma affusolata della chioma verde che si vede da lontano. Avvicinandosi, però. si scopre un’enorme EDERA, dal tronco con la circonferenza di ben 2 metri, addossata al tronco della palma, che ha allargato i suoi rami come un albero, modellato poi certamente anche dai giardinieri. Quando la rampicante trova un solido appoggio, si comporta spesso così ed è anche curioso notare come il suo tronco diventi molto somigliante a quello di chi la ospita.

Dietro il palazzo del Principe c’è un grande CANFORO dal tronco di 7 metri di circonferenza, che presto si divide in lunghi, sinuosi rami sul cui dorso muschio e felci sono cresciute, dandogli l’aspetto che hanno spesso gli alberi tropicali. Di origine cinese, la sua specie è stata portata in Europa forse da Marco Polo tanto per la sua bellezza quanto per la canfora che contiene, molto utile per curare le malattie respiratorie e per allontanare le tarme dai tessuti.

Tornando verso il prato con le palme, il tronco di un TASSO maschio ha un aspetto fiabesco. Le radici in parte fuori terra, che movimentano il fusto, suggeriscono l’idea di una porticina nell’albero, contornata da colonne. Questo albero dalle foglioline scuro è interamente velenoso ma curativo del cancro al seno e alle ovaie. Cresce molto lentamente ed il suo legno è resistente eppure elastico. Serviva per fare gli archi. Le femmine, in autunno portano i bei frutti rossi, unica parte commestibile per gli uccelli.

Altri alberi interessanti sono nella parte opposta al museo, relativamente vicina alla seconda entrata su via Miano. Vicino alla fagianeria c’è infatti una MAGNOLIA sempreverde dal grosso tronco di 5 metri di circonferenza, basso e sinuoso, con un lungo ramo orizzontale sporgente. Anche sul prato poco prima c’è un gruppo di magnolie molto belle.

Da quel punto, guardando verso il muro di cinta si vede un grande PLATANO che sembra piccolo perché solitario. Avvicinandosi, però, si notano le imponenti dimensioni abituali in lui (tronco dalla circonferenza di circa 5 metri). Perde le grandi foglie palmate in autunno, dopo che si sono colorate di giallo ed arancio. Ne mantiene qualcuna sui rami, insieme ai frutti sferici.

Camminando a quell’altezza, di ritorno verso il museo, dopo qualche decina di metri si trova una QUERCIA ROVERELLA di tutto rispetto. Perde le foglie lobate nel tardo autunno.

 

 

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