Piccole informazioni di grande importanza

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Succede continuamente che piccole cose producano grandi effetti e, a questo proposito, cito qui una filastrocca inglese:

 

Per la mancanza di un chiodo si perse lo zoccolo

Per la mancanza di uno zoccolo si perse il cavallo

Per la mancanza di un cavallo si perse il cavaliere

Per la mancanza di un cavaliere si perse la battaglia

Per la mancanza di una battaglia si perse il regno

E tutto per la mancanza di un chiodo per ferrare un cavallo

 

Riportando alla nostra epoca il senso di questa storiella, una piccola informazione di grande importanza, la cui mancanza ha causato grandi danni, ha riguardato la pulizia dei denti. Molti anziani fino al dopoguerra erano sdentati e più tardi, quando le condizioni economiche generali erano migliorate, una buona parte aveva potuto rimediare parzialmente, mettendosi una dentiera. Eppure tutti avrebbero potuto conservare una ragionevole integrità della bocca, se un’informazione minima fosse stata diffusa ad ogni livello sociale: lavarsi i denti dopo ogni pasto o almeno sciacquarsi bene dopo aver mangiato qualunque cosa. Invece, non solo questa semplicissima educazione igienica non veniva fatta dai dentisti verso i clienti, ma neppure dagli insegnanti a scuola verso gli alunni. La maggior parte delle persone utilizzava lo spazzolino solo alla mattina e pure in modo sommario, lasciando ai batteri nocivi tutto il tempo per fare i danni che col tempo avrebbero lasciato le gengive sguarnite. Spesso sanguinavano durante lo spazzolamento, eppure lo si considerava inevitabile, mentre non lo era affatto e ben pochi avevano immaginato che un’informazione corretta su questo argomento fosse necessaria, anzi, indispensabile.

 

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Imponenti danni e conseguenti spese per le famiglie e per l’intera società avevano avuto questa causa, oggi ridotta ma ancora presente, perché c’è chi è predisposto per via ereditaria alla parodontite, causata dai batteri nocivi, e chi no. Con una spesa infima in spazzolini e dentifrici ma un robusto sforzo di volontà si può ottenere un grande effetto positivo.

L’abitudine ci impedisce di accorgerci ci ciò che è dannoso, perché finiamo col considerarlo normale e il cattivo esempio finisce con l’essere il riferimento creduto corretto.

La cultura costa, ma la mancanza di cultura costa molto di più, era lo slogan di un certo partito politico tanti anni fa. Questa frase geniale concentrava una grande verità per tutti i settori e scegliere fra le enormi quantità di conoscenze, a quali sia bene dare i primi posti nella propria vita, pur sicuramente difficile, è questione di allenamento mentale.

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Una piccola informazione di enorme importanza per la salute del nostro territorio e, di conseguenza, la nostra, riguarda la potatura degli alberi. Continuano le mutilazioni che storpiano gli esseri viventi dall’effetto complessivo d’inseme maggiormente benefico per la terra, rendendoli invalidi, perché chi commissiona questi lavori, quanto chi li esegue, nella maggioranza dei casi non conosce neppure le più elementari nozioni che persino un bambino può imparare velocemente, riguardo alla potatura. Si spendono grandi cifre per danneggiare un patrimonio, quando basterebbe la lettura attenta di un articolo su questo tema per farsi almeno una vaga idea su perché, quando e come potare.

 

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Il Museo della civiltà contadina a San Benedetto Po (MN)

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la bellissima scalinata che sale al museo – foto dal sito del museo

 

Mille anni fa, fra il fiume Po e il Lirone adesso scomparso, si era installata una comunità di monaci benedettini. Celebri per il motto “Ora, lege et labora”, conoscevano le leggi di natura e le applicavano per far fruttare al meglio le terre, favorite dai due fiumi. Sapevano esercitare tutte le arti e i mestieri per rendersi autosufficienti e il monastero, con la basilica, nel cinquecento era diventato tanto importante da poter essere ampliato e arricchito con l’ingegno di Giulio Romano, il celebre architetto e pittore che aveva lavorato per i Gonzaga a Mantova. La grande collezione di oggetti che riguardano le attività dei campi e del fiume, la vita quotidiana dei contadini, le loro credenze e usanze, ha trovato un posto adeguato nel piano superiore del Chiostro di San Simeone, dove un tempo c’erano l’ appartamento dell’abate e dei principi, le celle dei monaci, la biblioteca settecentesca e lo scrittorio. Ci si arriva attraverso una scalinata grandiosa e lo si percorre entrando nelle celle che hanno le porte aperte su ampi, luminosi corridoi, affacciati sui chiostri con grandi vetrate.

 

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Nelle prime stanze sono esposte le umili attrezzature per il lavoro dei campi e nelle stalle, le spiegazioni su maiali e mucche, adesso accudite dagli indiani del Punjab, che per la loro religione sono sacre. Una barca, le nasse, ciò che serviva alla pesca e alla caccia sul fiume, fa scivolare nel regno acquatico dove si diceva vivessero le gose, bestie demoniache in fondo ai pozzi e nei canali, così che i bambini se ne tenessero lontani. In altre stanze si trovano draghi-serpenti scolpiti nel legno, nascosti in passato nelle code dei carri per spaventare la malasorte, e poi diavoli, rappresentati sulle cornici dei carri che trasportavano i corredi delle spose, per ammonirle a non cadere nelle tentazioni. Galleggiando fra le leggende si incontrano le marionette e i burattini che divertivano i bambini e le loro famiglie, nei laboratori che adesso tutto l’anno riportano questo modo di raccontare vicende illustri e dispute triviali. La fantasia ha poi buon gioco fra i quadri dei pittori della bassa, fra i poeti, fra i giocattoli di una volta fatti di legno e di fil di ferro e fra gli oggetti devozionali.

 

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sala con gli oggetti dedicati agli intrattenimenti

 

Nelle nicchie fuori dalla basilica e in quelle numerose all’interno, statue in terracotta rifinita in polvere di marmo, riconducono alla natura con vegetazione e animali che accompagnano molti dei personaggi rappresentati.

Intorno al grande complesso di religione e cultura c’è il paese e poi i campi dove si coltivano le barbabietole, le zucche, i meloni e gli asparagi, che i monaci producevano già nei secoli scorsi. E c’è il Po.

Il sito del museo è www.museocivicopolironiano.it

Riguardo al fiume Po c’è l’articolo sul Museo dei grandi fiumi a Rovigo

 

Uova di tutti i colori

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uova di storno – foto da Incredibilia

 

Fino a non molti anni fa, (a volte ancora adesso), per Pasqua si evocava la resurrezione nascondendo in giardino o in casa, per farle trovare dai bambini, uova di gallina che venivano colorate facendole bollire con parti vegetali tintorie. Le uova degli uccelli, però, hanno dimensioni, forme e colori anche più fantasiosi, che le fanno sembrare dipinte da artisti. Uno dei motivi è la necessità di mimetizzarle, in modo da renderle meno individuabili dai predatori nei rari momenti in cui le madri fanno una pausa nella cova o sono obbligate ad allontanarsi. Infatti ci sono altri uccelli, topi, bisce e animali diversi che non aspettano altro per rubarle e mangiarsele. Ma ci sono anche altri motivi. Per esempio l’azzurro serve ad evitare che l’uovo assorba troppa luce e che si surriscaldi.

Azzurre sono le uova di uno degli uccelli più comuni e numerosi, che vediamo spesso frugare tra le foglie sul terreno in cerca di insetti da mangiare: il merlo, dalle penne nere quando è maschio e marrone scuro se femmina. Il suo canto che si sente già a fine inverno è fra i migliori annunci della primavera in arrivo. Anche lo storno, che conosciamo per le spettacolari evoluzioni in gruppo sopra le città, per poi posarsi sui rami degli alberi con cinguettii in grandi corali, fa uova azzurre. Dello stesso colore le uova della passera scopaiola e, fra le galline, quella araucana.

 

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uovo di cuculo, leggermente più grande e macchiato, fra uova di un altro uccello. Foto da cam.ac.ukpg

 

Altri uccelli hanno invece uova dal guscio verde, come il pettazzurro. Ma chi fa uova dal colore che imita l’altrui è la femmina del cuculo dalla pessima fama, dato che depone un solo uovo in vari nidi di uccelli di taglia molto inferiore a lei, lasciando che lo covino e poi accudiscano il figlio fino all’età adulta. Quando l’uovo si schiude, il piccolo ancora implume scaraventa fuori dal nido i fratellastri o le uova rimaste. Lo fa perché la taglia, che diventa ben presto superiore a quella dei genitori forzatamente adottivi, renderebbe loro troppo difficile nutrirlo a sufficienza. L’uovo in cui si era sviluppato, però, generalmente era di poco più voluminoso rispetto agli altri e, soprattutto, aveva lo stesso colore. La femmina cuculo, infatti, sviluppa la capacità di imitare le uova degli uccelli di cui diventa parassita e le sue discendenti mantengono la preferenza, dunque anche la tinta.

 

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uovo di uria . foto da Focus.it

 

 

L’usignolo di fiume, invece, dal canto liquido nelle notti di primavera inoltrata, è color rosso/marrone lucido. E’ una tinta che condivide con il falco pellegrino, chiamato così perché le penne della testa sono scure e simili al cappuccio che un tempo erano indossati dai pellegrini. E’ noto per essere l’uccello più veloce al mondo.

Il guscio bianco con macchie dai lunghi filamenti, come se del colore fosse stato lasciato sgocciolare sopra, lo fa l’uria, uccello bianco e nero che vive in mare aperto tranne quando cova senza nido, direttamente sulle rocce delle scogliere

Molte grandi macchie scure su un fondo bianco o beige sono quelle delle uova del piviere, migratore che in Italia dicono faccia il suo nido solo a Livigno e sui monti della Maiella,

 

 

Il calendario celtico degli alberi

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platano di Pergo (AR)

 

I celti, la cui cultura ha avuto la sua massima espansione tra il IV e il III secolo a.C, vivevano nella zona della Boemia, della Baviera, della Bretagna, del Nord dell’Italia, nella Spagna e nell’Anatolia. Avevano per gli alberi una venerazione tale da identificarsi con loro e da collocarli nel calendario come simboli del rinnovarsi del tempo ogni anno con le stagioni. I momenti culminanti degli equinozi di primavera e d’autunno, quando il giorno e la notte hanno uguale durata, o dei solstizi d’inverno e d’estate, quando il giorno è il più corto o il più lungo dell’anno, avevano un albero tutto per sé a rappresentarli. Negli altri periodi erano raggruppati più giorni sotto il patrocinio di uno stesso albero, che li rappresentava in stagioni opposte, come per esempio il tiglio, collocato dall’11 al 20 Marzo e di nuovo dal 13 al 22 Settembre. Questa che può sembrare una contraddizione, stava probabilmente a significare quanto i periodi, gli esseri viventi o i fenomeni naturali di quel tratto siano uno il polo opposto dell’altro, indispensabile all’esistenza di entrambi. Così come la notte è benefica quando succede al giorno ma cesserebbe di esserlo se dominasse le 24 ore. Inoltre, gli alberi sono signori dell’aria quanto del sottosuolo, dove le loro radici interagiscono con i batteri, i funghi, i piccoli animali, i fenomeni naturali, col risultato di produrre grandi effetti sull’intero ambiente. A ragione erano considerati sacri e per i Celti, la quercia era la più rispettata, mentre per i germani lo era il tiglio, per gli scandinavi la betulla, per i mediterranei l’olivo.

 

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roverella delle Marmore

 

Pare che questo calendario sia solo un’invenzione poetica recente. Possiamo utilizzarla per avvicinarci meglio alle qualità degli alberi, che è la cosa di cui c’è vera necessità, per favorirli nel loro importante lavoro a favore di tutti, invece di danneggiarli come troppo spesso avviene.

22 alberi comuni in Europa erano e sono ancora frassino, abete, acero, betulla, carpino, castagno, bagolaro, cipresso, corniolo, faggio, melo, nocciolo, fico, noce, olmo, pino, pioppo, quercia, salice, tiglio, tasso, olivo. I quattro considerati come cardini nel presunto calendario erano la quercia, la betulla, l’olivo e il faggio. Le persone nate nei giorni sotto gli auspici di ciascun albero, pare che ne ereditino un poco le qualità. Ecco a quali giorni dell’anno corrispondevano:

2 gennaio – 11 gennaio ABETE        12 gennaio – 24 gennaio OLMO      25 gennaio – 3 febbraio CIPRESSO

4 febbraio – 8 febbraio PIOPPO      9 febbraio – 18 febbraio BAGOLARO       19 febbraio 28/29 febbraio PINO

1° marzo – 10 marzo SALICE       11 marzo – 20 marzo TIGLIO      21 marzo QUERCIA       22 marzo – 31 marzo NOCCIOLO

1° aprile – 10 aprile CORNIOLO       11 aprile – 20 aprile ACERO        21 aprile – 30 aprile NOCE

1° maggio – 14 maggio PIOPPO        15 maggio – 24 maggio CASTAGNO       25 maggio – 3 giugno FRASSINO

4 giugno – 13 giugno CARPINO        14 giugno – 23 giugno FICO         24 giugno BETULLA        25 giugno – 4 luglio MELO

5 luglio – 14 luglio ABETE          15 luglio – 25 luglio OLMO       26 luglio – 4 agosto CIPRESSO

5 agosto – 13 agosto PIOPPO        14 agosto – 23 agosto BAGOLARO     24 agosto – 2 settembre PINO

3 settembre – 12 settembre SALICE       13 settembre – 22 settembre TIGLIO       23 settembre ULIVO

24 settembre – 3 ottobre NOCCIOLO        4 ottobre – 13 ottobre CORNIOLO        14 ottobre – 23 ottobre ACERO

24 ottobre – 2 novembre NOCE        3 novembre – 11 novembre TASSO      12 novembre – 21 novembre CASTAGNO      22 novembre – 1° dicembre FRASSINO     

2 dicembre – 11 dicembre CARPINO     12 dicembre – 21 dicembre FICO     22 dicembre FAGGIO      23 dicembre – 1° gennaio MELO

 

Vi potrebbe interessare l’articolo sui tassi della tradizione celtica e quello sugli alberi sacri

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Proposte di escursioni per un giorno in Lombardia

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Chiavenna – i crotti di piazza Pratogiano

 

Nei viaggi di un giorno che presentiamo verrete trasportati nel mondo fantastico che si trova dietro le apparenze imperturbabili delle piante. Scoprirete i diversi linguaggi che usano per comunicare fra di loro e con gli animali, le strategie che impiegano per ingrandire le proprie famiglie, le innumerevoli collaborazioni che intrecciano con altre forme di vita. L’inventiva umana si confronta qui con quella della natura e se ne nutre.

 

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dettaglio dellambiente naturale dei crotti lungo il fiume Mera a Chiavenna

 

CHIAVENNA – LA NATURA CHE SORPRENDE

23 giugno – prenotazioni entro il 16 giugno all’indirizzo info@karisevents.com – costo per la giornata intera, pranzo compreso, € 65,00

Chiavenna è piena di sorprese. Faremo la conoscenza prima di tutto coi crotti, tipiche baite costruite a ridosso dei massi ciclopici caduti dalle montagne in epoca glaciale, dentro cui filtra tutto l’anno l’aria delle grotte a dieci gradi centigradi, che risulta freschissima in estate e tiepida in inverno. Nei crotti si sono sempre conservati i cibi, che si mangiavano poi con la famiglia o gli amici, soprattutto in estate. Vedremo da fuori quelli di Prata di Camportaccio, quelli del centro di Chiavenna e quelli lungo il fiume Mera, nella frazione di Prosto. Sarà come entrare in villaggi di elfi, pieni di alberi, di felci, di muschi. Alcuni sono stati adattati a ristoranti e in uno di loro pranzeremo, dopo aver visitato centro storico, attraversato dal fiume Mera.

Visiteremo quindi l’orto botanico più scenografico d’Italia, che svetta al di sopra della città, su massi ciclopici. Qui avvicineremo piante originarie di tanti Paesi stranieri e le celebri “marmitte dei giganti”, bacini scavati dall’acqua quando ancora la zona era coperta dai ghiacciai. Infine visiteremo le vicine cascate dell’Acquafraggia, dove l’acqua che precipita a valle scorre verso il fiume Mera dopo essersi raccolta in vasche in cui fare un bagno rinfrescante.

Per approfondimenti su Chiavenna cliccare qui ,  sull’Orto Botanico cliccare qui , sul Mulino Bottonera cliccare qui

 

 

 

SULLE TRACCE DEI CERCATORI DI PIANTE NELLA CITTA’ GIARDINO

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giardino di villa Toepliz

 

16 giugno – prenotazioni entro il 9 giugno a info@karisevents.com – costo per la giornata intera 40 euro

Varese ospita ben 10 giardini storici aperti al pubblico, con alberi che arrivano ai duecento anni di età e di cui la maggior parte viene dall’America e dall’Asia. Alcuni di loro sono tuttora sacri nei Paesi di provenienza, altri lo erano in Europa e sarà possibile sapere quali straordinarie virtù li hanno resi tali.

Si visiterà quello di villa Mylius, con molti alberi ultrasecolari originari dell’oltremare, poi quello di villa Baragiola che ospita una sequoia gigante e dove un secolo e mezzo fa è stata costruita dai proprietari di allora una dacia ungherese in legno, ancora ben conservata. Pausa pranzo libero e infine si passeggerà nel più spettacolare, il Giardino Estense, con le settecentesche gallerie di carpini e, nella continuazione della villa Mirabello, un incomparabile cedro del Libano fra molti altri giganti vegetali.

 

LA FIORITURA DEL LOTO SUL LAGO DI MANTOVA

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21 Luglio – prenotazioni entro il 15 Luglio scrivendo a info@karisevents.com – costo per il pomeriggio e sera, con escursione in battello in mezzo ai fiori  € 60,00

Un’escursione poetica per navigare in mezzo ai grandi fiori e foglie che ogni anno si aprono, emergendo dalle acque poco profonde che il fiume Mincio ha formato intorno a Mantova. Prima della navigazione in battello si visiterà il santuario della Beata Vergine Maria delle Grazie, che ha un coccodrillo tassidermizzato sospeso sotto il soffitto. Alla fine dell’escursione fluviale si potrà visitare la Mantova serale e cenare prima del rientro. Spiegazioni e narrazioni sull’affascinante vita dei fiori di loto, delle piante e degli animali acquatici, compresi i coccodrilli che venivano appesi nelle antiche farmacie o, come qui, nel santuario della Madonna.

 

GIARDINI HELLER DI GARDONE RIVIERA E BORGO DI CASTELLARO LAGUSELLO

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 5 Agosto – prenotazioni entro il 28 luglio a info@karisevents.com – costo per la giornata € 55,00

Quando alla bellezza delle piante si allea quella delle opere umane, la sensazione che si prova nel vederle e starci in mezzo è di vera beatitudine. Con questo scopo André Heller, artista austriaco che, come molti suoi conterranei ha un debole per l’Italia e in particolare per il Lago di Garda, si è preso cura dal 1989 di un giardino del genere davanti alla sua villa a Gardone Riviera, dove fra piante da tante parti del mondo hanno un posto ideale le opere di artisti altrettanto vari. Gardone Riviera è la piacevolissima città con un centro storico ben conservato e dove i giardini pubblici e privati ispirano il desiderio di pace. Anche Castellaro Lagusello fa parte dell’associazione “I Borghi più belli d’Italia”.

 

NATURA E GENIO DAL PARCO DI MONZA AL TRAGHETTO DI IMBERSAGO

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l’ottocentesco ponte in ferro di Paderno (BG)

 

Il parco pubblico più esteso e ricco della regione è quello della villa reale di Monza, voluta da Napoleone Bonaparte per il figlio adottivo, Eugenio di Beauharnais. Vedremo il grande roseto multicolore davanti al palazzo per poi andare nel parco con laghetti e ruscelli, a conoscere l’albero delle lanterne e quello dei ventagli, quello della vita e quello della morte, fra i tanti altri che hanno trascorso qui già quasi due secoli e di cui molti vengono da Paesi lontani.

Andremo poi per una ventina di chilometri verso il fiume Adda, che porta l’acqua del lago di Como verso Milano e il Po, dove il bellissimo ponte in ferro ottocentesco sul fiume si innalza come un arcobaleno a 80 metri di altezza, sopra i navigli progettati da Leonardo da Vinci nel cinquecento. Con un altro piccolo spostamento vedremo infine il traghetto di Imbersago, costruito secondo il sistema ideato dallo stesso artista ingegnere che molto ha lavorato nella regione.

 

 

ALBERI MONUMENTALI LUNGO LA VIA REGINA

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il rogolone – foto da streghe cattive del nord

 

Partendo da Como e viaggiando in pullman lungo la via Regina, la strada panoramica che costeggia la sponda occidentale del Lago di Como, conosceremo splendidi alberi monumentali: il cedro del Libano e l’ippocastano di villa Olmo, la magnolia sempreverde a Mezzegra, il canforo, i calocedri e cedri deodara all’interno del Parco pubblico Olivelli-Meier di Tremezzo, due imponenti platani antistanti la Villa Carlotta, e più avanti un glicine notevole. Sono tutti alberi ormai familiari, ma originari dell’Asia e dell’America, messi a dimora nel parchi signorili in gran parte nell’ottocento per la loro bellezza. Ciascuno di loro, però, possiede molte virtù benefiche per noi umani, per gli animali e per le altre piante, che vi sorprenderanno. Pranzo in tipico ristorante con cucina di lago e nel pomeriggio passeggiata da Grandola per ammirare il Rogolone, monumentale quercia di varie centinaia d’anni, che signoreggia in una radura, ricordando col suo portamento e la sua mole, che in Europa le querce sono state sacre.

 

 

 

IL PARCO DEL SEMPIONE

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7 Ottobre

Parigi è collegata idealmente a Milano attraverso il Parco del Sempione, che prende il nome dal passo alpino verso cui è rivolto e alla strada che dal Duomo, attraverso l’Arco della Pace, si dirige verso la Svizzera e raggiunge la capitale francese. Altro collegamento fra le due città è Leonardo da Vinci, che ha lavorato a Milano per gli Sforza e successivamente per il re di Francia Francesco I. Leonardo era appassionato di musica e nel Castello Sforzesco aveva suonato per Ludovico il Moro una lira in argento. Nel castello c’è il museo degli strumenti musicali antichi provenienti da varie parti del mondo, così come lo sono gli alberi del parco, di cui molti hanno superato il secolo di età. Nel fare la loro conoscenza, condivideremo l’entusiasmo degli architetti che già dai primi anni dell’ottocento hanno progettato  giardini romantici come questo, cercando di ricreare l’atmosfera delle foreste esotiche di cui erano originari.

 

Informazioni e prenotazioni da KARIS EVENTS – via San Gottardo, 49 – 6828 Balerna (CH)

Mob. +41 (0)76 448 6830   info@karisevents.com​ – ​www.karisevents.com

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Ponti di barche e traghetti fluviali

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ponte di barche a Commessaggio sul Navarolo (MN)

Fin dal più lontano passato, quando era necessario disporre rapidamente di un ponte su un fiume di modesta portata, lo si improvvisava con una fila di barche disposte in parallelo e ben assicurate da funi robuste alle rive, adagiando e fissando poi sopra di loro una passerella di grosse assi. I militari sono stati forse quelli che più spesso se ne sono serviti, ma sono stati adottati anche per uso civile e tutt’oggi si possono realizzare per impieghi provvisori, smontandoli dopo l’uso.

Quando il fiume è in piena, il ponte si alza e, se il passaggio in quelle condizioni non è consigliabile, per lo meno resiste. Va da sé che solo i veicoli relativamente leggeri, come le auto, possono passare, altrimenti il peso lo farebbe sprofondare.

 

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ponte di barche a Torre sull’Oglio (MN)

 

Un tempo le barche erano in legno ma nel novecento si sono sostituite con quelle in cemento, più robuste. Sul fiume Ticino a Bereguardo, sull’Oglio a Torre d’Oglio e a Commessaggio sul Navarolo, sono ancora attivi e danno un tocco di antichità ai luoghi.

In passato, dove non c’erano i soldi per costruire un ponte in legno, mattoni o pietra, c’erano le barche o le chiatte dei traghettatori. Sul fiume Adda, a Imbersago, c’è ancora un traghetto che porta le persone da una sponda all’altra con il sistema ideato da Leonardo, sfruttando le leggi di natura. E’ fissato ad un cavo teso tra le rive opposte e per attraversare occorre solo ruotare il timone nella direzione di una bisettrice dell’angolo retto alla corrente dell’acqua.

 

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Traghetto leonardesco a Imbersago (LC)

 

 

 

I giardini storici di Varese

 

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dacia ungherese di villa Baragiola

 

Varese è chiamata a ragione Città Giardino. Di giardini ce ne sono dappertutto, dal centro storico alla periferia, moderni o appartenuti in passato a facoltose famiglie e approdati nella gestione del Comune della Provincia o delle Associazioni, insieme alle ville attorno a cui erano stati creati. I più belli e celebri sono ben dieci, partendo da quelli maggiormente scenografici e sontuosi in pieno centro, annessi al Municipio: I Giardini Estensi e di Villa Mirabello. A ragionevole distanza c’è il giardino di Villa Recalcati, sede della Provincia e quello di villa Augusta, sede dell’ASPEM (igiene ambientale), quello di villa Panza, museo di arte contemporanea gestita dal FAI, quello delle ville Ponti, sede congressuale. Spostandosi verso Ovest in direzione di Gavirate c’è il più grande, quello di villa Mylius, poi il parco Mantegazza sotto il castello di Masnago e quello di villa Baragiola, sede del Museo tattile e di uffici comunali. Più a nord c’è invece il giardino di villa Toeplitz, sede del museo Castiglioni.

Il più elegante e scenografico è quello dei sette-ottocenteschi Giardini Estensi e Villa Mirabello, con lunghe, serpeggianti e rampicanti gallerie di carpini piantati nel settecento e guidati affinché i rami e i tanti ramoscelli secondari si intrecciassero fino a formare un riparo dal sole estivo e dagli sguardi altrui. E poi parterre, scalinate, stagni, sentieri fra alberi bellissimi di cui molti monumentali.

Il parco di villa Mylius è il più grande e vario, con molti alberi monumentali, tra cui una quinta di platani che in inverno, coi tronchi chiarissimi, è di effetto.

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faggio di villa Mylius

 

Quello di villa Baragiola ha fra i suoi alberi una sequoia gigante armoniosa e di dimensioni notevoli, oltre ad una Tsuga canadiensis, difficile da trovare altrove. Sorprendente è una dacia ungherese ottocentesca nel punto più alto del parco, tutta costruita in legno. L’ingresso al parco ha i limiti di orario imposti dal Museo Tattile con sede nell’edificio principale a livello della strada.

Il parco di villa Augusta ospita una sughera elegante e notevolmente inclinata. Dato che è un albero da climi più caldi e asciutti, in Lombardia è relativamente rara e meno attraente di questa. Qui ci sono anche due cedri enormi e ammirevoli: uno del Libano e uno dell’Himalaya. Giovani ma rare altrove sono due Parrotia persica.

 

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sughera di villa Augusta

 

Nel parco del Castello di Masnago è di particolare originalità un albero dei fazzoletti da vedere fiorito ad Aprile, che ha per frutti delle belle noci durissime scanalate, visibili dopo aver tolto il mallo.

Il parco di villa Toeplitz è molto scenografico nella sua parte centrale e ha vari begli alberi. In un piccolo padiglione ospita il museo etnografico Castiglioni.

Villa Panza, sede del museo di arte contemporanea, nel suo parco ha una galleria di carpini sicuramente bella ma diritta e ben più corta rispetto a quelle dei giardini estensi. Ha un corbezzolo e una magnolia sempreverde monumentali. Ingresso a pagamento.

Le dirimpettaie ville Ponti, sedi di congressi, hanno in comune un grande, suggestivo parco aperto al pubblico tutti i giorni, salvo congressi esclusivi.

Villa Recalcati, sede della provincia, ha un giardino settecentesco con galleria di carpini e forme in topiaria. Meglio telefonare prima per accertarsi che sia aperto.

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PER SEGUIRE IL PERCORSO DEI CERCATORI D’ALBERI CHE NEI SECOLI SCORSI HANNO INCONTRATO PER LA PRIMA VOLTA QUESTE PIANTE IN AMERICA E IN ASIA, INTRODUCENDOLE POI IN EUROPA, PRENOTATEVI PER UNA VISITA A QUESTI GIARDINI CON ME, CHIAMANDO IL 329 3787557. TROVERETE ALTRI SUGGERIMENTI DI VISITE QUI

 

 

 

Disinnescare il conflitto (seconda parte)

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Dopo le premesse della prima parte di questo articolo, ci si può attivare.

Molto importante è liberare la propria mente e il corpo, trasformando l’energia negativa con attività fisiche per sciogliere i movimenti, fra cui il ballo è forse il più completo dato che, con la musica è un elemento in più per migliorare l’umore e di conseguenza anche l’atteggiamento mentale. Se si balla in coppia o in gruppo, poi, riuscire a muoversi in armonia anche con le persone, porta i benefici al massimo. Meglio evitare di farlo per esibirsi o per gareggiare. Uno spunto per trovare ritmi diversi e molto significativi si trova negli articoli Il ritmo del diverso sentire e Cantanti del ritmo: Africa e America latina La biodanza è una pratica simile consigliabile. Attività del genere mettono allegria e ispirano buone soluzioni, oltre ad alimentare il senso dell’umorismo che serve sempre a sbloccare le situazioni più difficili.

Mentre si dà al corpo un buon influsso sulla mente, è opportuno aprire ai pensieri ampie prospettive, come quelle che derivano dalla conoscenza di come funziona la natura, (compresa quella umana) almeno nei suoi aspetti basilari e comprensibili da tutti, o quasi. Avverranno schiarite con molte piacevoli sorprese, facendo percepire come possibili anche per sé la grande varietà di soluzioni trovate dalla natura per superare le difficoltà. (vedi articolo Perché la conoscere la natura rende migliori). Si vedrà finalmente il mondo nelle forme che prima erano nascoste e separate da limiti angusti.

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POSSIBILI SOLUZIONI

Per favorire l’intesa con persone con cui si entra facilmente in contrasto, occorre anzitutto ascoltarle e cercare di comprenderli, evitando di esprimere giudizi e dare consigli improvvisati. (articolo Di cosa ha bisogno chi è in difficoltà). Varie volte i due contendenti hanno entrambi buone ragioni e dunque occorre trovare un modo per essere giusti. E’ utile cercare delle alternative a una proposta che non piace, anziché rifiutarla e chiudere ogni possibilità di continuare la ricerca di una soluzione. Cercando, qualcosa si trova.

Prima di discutere qualsiasi tema difficile è bene fare un’attività piacevole insieme, per trovare una sintonia dapprima su qualcosa di facile.

E’ importante provare a mettersi nei panni altrui e considerare i fatti nella loro intera sequenza, chiarendo bene IL PERCHE’ sono avvenuti. Se li si considerano isolati dal contesto, li si fraintendono completamente. Lo stesso fatto cambia enormemente di valore se avviene accidentalmente, intenzionalmente, per ignoranza o fomentato da altri.

Anche se si prova amarezza, nel caso in cui vogliamo fare pace è bene evitare di esprimerla in un modo che può ferire l’interlocutore (vedere l’articolo Risolvere il problema o prevalere?). Occorre tenere presente che c’è sofferenza anche da parte dell’altro e acuirgliela è controproducente. Meglio portare l’argomento sullo scopo comune di lenire il dolore, collaborando. E’ il più consapevole a dover condurre il difficile dialogo.

 

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Molte persone pensano di conoscere l’animo umano, quando invece ne sanno solo una frazione, spesso negativa. La conoscenza ha bisogno di tempi lunghi e di esercizio. Altrimenti succede come nei disegni dei bambini, che loro ritengono somigliantissimi pur non essendolo affatto, anche se hanno la vista acuta quanto quella degli adulti. A parte il valore affettivo e simbolico dei disegni, risulta impossibile identificare chi è stato rappresentato. Per fare ritratti davvero fedeli alla realtà, i bambini hanno bisogno di affinare lo sguardo, trovare buoni insegnanti ed esercitarsi molto. Lo stesso è necessario per tracciare un quadro corretto del proprio animo, delle persone o delle situazioni.

Provare sentimenti negativi è comune a tutti. L’importante è riconoscerli, altrimenti portano verso le ingiustizie più crudeli (vedere l’articolo Quale libertà?), impedendo di scusarsi e di rimediare per quanto possibile, placando il conflitto e aprendo delle possibilità di intesa. Nelson Mandela, diventato presidente del Sudafrica, al momento dei processi per i crimini dell’apartheid era riuscito ad evitare una guerra civile grazie al valore dato a molti aspetti menzionati in questo articolo (vedere l’articolo Come si fa la pace). Il bellissimo film Invictus di Clint Eastwood, con Morgan Freeman e Matt Damon dà un assaggio di quanto ha fatto lui e di quanto potremmo fare tutti noi.

 

 

Disinnescare il conflitto (prima parte)

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Se si vogliono ridurre i conflitti che in famiglia, sul lavoro o in politica rendono tanto difficile la pace, occorre anzitutto tener conto del modo con cui si considerano i fatti. Il senso di responsabilità suggerisce che sbagliare può succedere a tutti e si fa del proprio meglio per rimediare o prevenire quando ancora è possibile. Il senso di colpa nega l’errore per paura (della punizione, della vergogna, del senso di nullità) e cerca di addossare il fardello ad altri. Questo secondo modo di sentire deriva dalla mentalità autoritaria dominante, che si basa sulla competizione e dunque sul prevalere dell’uno sull’altro. Va d’accordo col sistema militare in cui c’è chi comanda, anche se a volte ne è indegno, e chi è costretto ad obbedire, anche se a volte meriterebbe di stare dalla parte opposta. E’ basata su premi e punizioni, sui tagli netti fra bene e male, fra superiore e inferiore. E’ utile in caso di pericolo immediato grave, ma è anche la base dell’incomprensione, del litigio, della vendetta, della faida e della guerra. (vedi l’articolo Perché la prepotenza è sempre in auge)

 

COME PREDISPORSI

Il primo passo da fare per disinnescare i motivi di scontro è il prendere coscienza di quanto l’errore sia sempre in agguato, osservando alcuni aspetti della vita quotidiana. Cominciando dalle illusioni sensoriali, (vedere l’articolo Illusioni sensoriali), ci si accorge di quanto sia facile essere ingannati dai propri sensi. Si giurerebbe che una cosa sia in un modo, ma invece è in un altro. Nell’articolo Gli arti fantasma e Le parole cambiano i colori, ci si rende conto di quanto il cervello a volte falsifichi le cose, nel tentativo di trovare coerenza.

Anche le macchine più precise sbagliano e un esempio si trova nell’articolo Il dubbio e l’informazione alleati del buon giudizio.

Le emozioni sono poi un fattore di altissimo rischio per gli errori. Quante volte nei momenti in cui siamo scossi da qualche tema sensibile, prendiamo per il verso sbagliato anche la cosa più innocente? Per averne la prova si può verificare cosa avviene negli scritti (articolo: Sappiamo leggere e scrivere davvero?). Si legge una lettera che tratta un tema delicato e ci si sente offesi. Subito si risponde con parole dure e così si innesca un litigio o peggio. Se invece si rilegge più volte, meglio se a distanza di ore o di giorni, spesso ci si accorge (se si è onesti) che ad una prima lettura si era capito male o si aveva dato un valore sproporzionato alle cose. Allo stesso modo, quando si scrive qualcosa, soprattutto se su un tema sensibile, occorre guardarsi dal mandare subito il messaggio. E’ difficile, perché l’impulso spinge a scaricare la tensione con l’invio, ma se si rilegge più e più volte a distanza di ore o di giorni quanto è stato scritto, ci si può accorgere di avere usato parole improprie che arrivano ad essere offensive e a scatenare lo scontro.

 

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L’emozione falsa enormemente la percezione delle cose, a tal punto che i testimoni oculari degli incidenti stradali, delle rapine, delle aggressioni, spesso dichiarano di aver visto cose molto diverse dalla realtà, sia pure in buona fede.

Rendersi conto di quanto sia facile sbagliare, da una parte serve a sdrammatizzare gli errori, dall’altra ad ammorbidire le posizioni intransigenti e granitiche che molti hanno rispetto ai propri giudizi.

 Continua

 

I signori alberi del Museo Giovio a Como

 

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Ippocastano del Museo Giovio

 

Nella bella Como vivono alberi ultracentenari che, soprattutto da Aprile a Novembre, esprimono al meglio la loro grazia. Semi-nascosti oltre il cortile del museo Giovio, in cima a via Vittorio Emanuele II, un ippocastano e un platano, ai lati opposti di una fascinosa scalinata barocca, sono i meglio custoditi. Il momento migliore per apprezzare l’ippocastano è Aprile, quando distribuisce equamente sulla chioma i suoi fiori disposti a pannocchia, coi calici bianchi che all’interno hanno una macchia color giallo brillante. Serve alle api per trovare più facilmente il nettare nel fondo e a farsi impolverare di polline. Dopo la fecondazione la macchia diventa rosa acceso, come segnale che lì tutto è già stato compiuto e sta avvenendo la trasformazione in castagne per noi immangiabili, ma buon foraggio per i cavalli, oltre che medicinali. Fino a cinquecento anni fa la specie si trovava principalmente nei Balcani, poi è stata portata da noi, come tanti altri alberi naturalizzati italiani. Il platano lo avevano importato gli antichi romani dalla Grecia, che si onora di averne uno di duemila anni. E’ fra le specie d’alberi più alta e robusta delle nostre regioni, dove Napoleone e la famiglia Savoia hanno contribuito a diffonderlo. Resiste bene all’inquinamento ma le scriteriate mutilazioni che vengono spacciate per potature, lo indeboliscono e lo fanno ammalare.

 

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platano del Museo Giovio

 

I due alberi, oltre a rendere molto più bello il cortile, fanno da filtro all’inquinamento e al rumore del traffico che, al di là del muro di cinta, aggredisce la città. In estate, contribuiscono con gli altri alberi a mitigare anche il calore del sole e degli automezzi, riducendo la necessità di condizionatori d’aria, che raffrescano gli interni ma aumentano il calore esterno.

Quanti sanno che le piante sono esseri viventi sensibili e capaci di interagire con altre piante, con gli animali e con i fenomeni naturali?

Conoscere gli alberi permette di piantare quelli giusti nel posto giusto e trattarli adeguatamente, in modo che svolgano il loro importante lavoro al meglio. In città ce n’è tanto bisogno.

 

 

Per conoscere quali begli alberi monumentali ci sono a Como e provincia, cliccare qui

Per quelli di tutte le altre provincie italiane, cercare nel menu di sinistra la voce Alberi monumentali

Per conoscere le caratteristiche affascinanti e utili degli alberi, imparando anche a distinguerli, acquistate il mio libro ALBERI DELLA CIVITA’

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Race – il colore della vittoria

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Il film del 2016  di Stephen Hopkins racconta la storia vera di Jesse Owens, l’atleta afroamericano che aveva vinto 4 medaglie d’oro alle olimpiadi di Berlino del 1936 e che si ricorda anche per l’affronto subito da parte di Hitler. Il dittatore già da tempo perseguiva il progetto di eliminare le cosiddette “razze inferiori” in cui gli ebrei avevano il primo posto, seguiti da neri, altri colori, zingari, omosessuali. Aveva fatto annunciare all’America che sarebbero dovuti essere esclusi dalle olimpiadi gli atleti di quelle categorie, ma aveva ricevuto un netto rifiuto, nonostante gli USA discriminassero pesantemente chi non aveva la pelle bianca. Molto a malincuore Hitler aveva dovuto ingoiare la determinazione statunitense a non subire imposizioni del genere ma, alla vittoria del giovane campione in quattro diverse discipline, gli aveva negato le congratulazioni. In realtà pare che, pur non avendogli stretto la mano, il dittatore gli abbia fatto un cenno di saluto.

E’ appassionante seguire le vittorie di Jesse sulle varie difficoltà per affermarsi nello sport e nell’affettività, ma l’aspetto più interessante è la grande capacità di sottrarsi alle provocazioni degli insulti, prima di tutto da parte dei suoi connazionali. Riuscire a mantenere la calma quando si è gravemente offesi, soprattutto se avviene da parte di interi gruppi di persone, dimostra una forza interiore davvero elevata. E’ la prova di una capacità di affrontare e vincere i propri limiti, che sono i veri nemici della riuscita.

Per trovare molte altre recensioni di film che aiutano a comprendere l’animo umano, cliccare qui.

Super animali

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rana volante – foto da National Geografic

 

Avere delle ali, per spaziare liberi ovunque come gli uccelli è certamente un desiderio umano e l’attributo che noi immaginiamo per chi ha super poteri. Ci sono animali terrestri e acquatici che hanno qualcosa di simile alle ali, anche se ai loro congeneri mancano, come avviene per la rana volante, che ha la particolarità di vivere sugli alberi e che, per potersi muovere meglio tra l’uno e l’altro non si è accontentata della sua grande abilità nel salto. Fra le lunghe dita ha teso delle membrane in modo da poter usare le estremità come piccole ali con cui planare, se non proprio volare.

Plana anche lo scoiattolo volante, che pur essendo già rapidissimo nelle sue corse e nelle arrampicate, si è dotato di una membrana fra le zampe anteriori e quelle posteriori che spalanca quando si lancia, offrendo resistenza all’aria con quello che sembra un mantello, così da compiere lunghi tratti e atterrare morbidamente.

 

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scoiattolo volante – foto da Idee Green

 

Per sfuggire ai predatori, i pesci volanti hanno vere ali in modo che, balzando fuori dall’acqua, riescono a compiere tratti piuttosto lunghi in aria prima di tornare di nuovo dentro il mare, sempre che nel frattempo gli uccelli non li abbiano afferrati per mangiarseli. Anche le mante (manta, in spagnolo significa coperta) volano servendosi degli ampi lembi che danno loro la forma romboidale.

Ci sono però alcuni pesci che, invece, hanno preferito avere zampe per camminare e arrampicarsi, come fa il pesce arboricolo delle mangrovie, che respira con le branchie quando è in acqua e coi polmoni quando si installa su di un albero per aspettare che la marea riporti l’acqua.

Un altro pesce con le mani si trova nel mare della Tasmania e gli servono per camminare sul fondale dove troverebbe di che nutrirsi.