Race – il colore della vittoria

race

 

Il film del 2016  di Stephen Hopkins racconta la storia vera di Jesse Owens, l’atleta afroamericano che aveva vinto 4 medaglie d’oro alle olimpiadi di Berlino del 1936 e che si ricorda anche per l’affronto subito da parte di Hitler. Il dittatore già da tempo perseguiva il progetto di eliminare le cosiddette “razze inferiori” in cui gli ebrei avevano il primo posto, seguiti da neri, altri colori, zingari, omosessuali. Aveva fatto annunciare all’America che sarebbero dovuti essere esclusi dalle olimpiadi gli atleti di quelle categorie, ma aveva ricevuto un netto rifiuto, nonostante gli USA discriminassero pesantemente chi non aveva la pelle bianca. Molto a malincuore Hitler aveva dovuto ingoiare la determinazione statunitense a non subire imposizioni del genere ma, alla vittoria del giovane campione in quattro diverse discipline, gli aveva negato le congratulazioni. In realtà pare che, pur non avendogli stretto la mano, il dittatore gli abbia fatto un cenno di saluto.

E’ appassionante seguire le vittorie di Jesse sulle varie difficoltà per affermarsi nello sport e nell’affettività, ma l’aspetto più interessante è la grande capacità di sottrarsi alle provocazioni degli insulti, prima di tutto da parte dei suoi connazionali. Riuscire a mantenere la calma quando si è gravemente offesi, soprattutto se avviene da parte di interi gruppi di persone, dimostra una forza interiore davvero elevata. E’ la prova di una capacità di affrontare e vincere i propri limiti, che sono i veri nemici della riuscita.

Per trovare molte altre recensioni di film che aiutano a comprendere l’animo umano, cliccare qui.

Super animali

rana-volante-da-national-geografic

rana volante – foto da National Geografic

 

Avere delle ali, per spaziare liberi ovunque come gli uccelli è certamente un desiderio umano e l’attributo che noi immaginiamo per chi ha super poteri. Ci sono animali terrestri e acquatici che hanno qualcosa di simile alle ali, anche se ai loro congeneri mancano, come avviene per la rana volante, che ha la particolarità di vivere sugli alberi e che, per potersi muovere meglio tra l’uno e l’altro non si è accontentata della sua grande abilità nel salto. Fra le lunghe dita ha teso delle membrane in modo da poter usare le estremità come piccole ali con cui planare, se non proprio volare.

Plana anche lo scoiattolo volante, che pur essendo già rapidissimo nelle sue corse e nelle arrampicate, si è dotato di una membrana fra le zampe anteriori e quelle posteriori che spalanca quando si lancia, offrendo resistenza all’aria con quello che sembra un mantello, così da compiere lunghi tratti e atterrare morbidamente.

 

scoiattolo-volante-giapponese-da-idee-green

scoiattolo volante – foto da Idee Green

 

Per sfuggire ai predatori, i pesci volanti hanno vere ali in modo che, balzando fuori dall’acqua, riescono a compiere tratti piuttosto lunghi in aria prima di tornare di nuovo dentro il mare, sempre che nel frattempo gli uccelli non li abbiano afferrati per mangiarseli. Anche le mante (manta, in spagnolo significa coperta) volano servendosi degli ampi lembi che danno loro la forma romboidale.

Ci sono però alcuni pesci che, invece, hanno preferito avere zampe per camminare e arrampicarsi, come fa il pesce arboricolo delle mangrovie, che respira con le branchie quando è in acqua e coi polmoni quando si installa su di un albero per aspettare che la marea riporti l’acqua.

Un altro pesce con le mani si trova nel mare della Tasmania e gli servono per camminare sul fondale dove troverebbe di che nutrirsi.

 

 

La città di pan di zenzero

citta-di-pan-di-zenzero

 

Libro di Jennifer Steil, 2012 E’ la storia vera di una giornalista newyorkese trentasettenne che viene assunta per riorganizzare un giornale a San’a in Yemen, durante un anno. Affascinata dall’atmosfera della città dalle bellissime case di terra cruda decorate a calce, che la fanno somigliare a pan di zenzero, accetta la sfida. Affrontare la mentalità autoritaria e teocratica di quel Paese, si rivela subito un’impresa molto difficile. Pur avendo l’incarico di capo-redattore, deve accettare che ufficialmente questo non appaia, dato che a una donna non è permesso avere un ruolo di comando. E l’uomo che ha l’incarico ufficiale, pur essendo spesso di piacevole compagnia, la ostacola in molti modi e le fa pesare continuamente la sua condizione di “intrusa” in quanto di sesso femminile. Questo, naturalmente, ricade negativamente sulla qualità del settimanale e sul lavoro degli altri giornalisti. Per tutta la durata del suo incarico, Jennifer si deve accollare anche la formazione del personale e deve superare lo sdegno per le continue vessazioni del potere maschile, a cui può ribellarsi solo in parte.

Da una parte si tengono le donne a distanza, ma al tempo stesso ci si permette di molestarle e mancar loro di rispetto, quando cercano di rendersi autonome e di fare carriera. Solo nel ruolo di madri e di casalinghe, possono esercitare a loro volta un potere su altre donne e, in una certa misura, sugli uomini.

Il potere su chi è più vulnerabile è l’ambizione suprema, la ricchezza desiderata anche dai più inetti. E’ un’arma che si riesce a spuntare solo con la pazienza e la diplomazia, oltre che con il coraggio e la conoscenza dell’animo umano, come fa la protagonista.

Questo libro fa seguire ai lettori giorno per giorno il percorso affascinante di una donna capace in un luogo incantevole, con gente molto cordiale e disponibile, ma al tempo stesso chiusa nei pregiudizi più opprimenti.

 

Questa recensione è la più recente della rubrica Libri Selezionati (menu a sinistra) che aiutano a comprendere l’animo umano.

Con lo stesso scopo sono state fatte le recensioni a film, che trovate nella sezione Film Selezionati

Articoli che aiutano a conoscersi sono nella rubrica Umanità

 

Frutti di legno, belli come fiori (seconda puntata)

Exif_JPEG_PICTURE

parte superiore del frutto di cedro deodara che ha già rilasciato i semi

 

In certi autunni, sotto le chiome dei cedri del Libano, dei deodara o dell’Atlante, si trovano quelle che sembrano camelie o rose di legno. Sono le parti superiori dei loro frutti (coni), che si sono spezzate e sono cadute, mentre il resto è rimasto sui rami sfaldandosi. Lasciano cadere solo le scaglie e volar via i piccoli semi alati, che erano stati custoditi in ciascuno strato. Le conifere, che pure sono alberi generalmente molto grandi, hanno semi minuscoli.

 

Exif_JPEG_PICTURE

frutti della Tsuga canadiensis

 

La tsuga di origine canadese, con una chioma leggera e sempreverde fino all’autunno, quando i rami più esposti alla luce prendono un colore rugginoso, la troviamo in certi parchi storici ornata di minuscole pigne lunghe due o tre centimetri. Come le altre conifere, quando ha i semi maturi allarga le scaglie col bel tempo, per lasciar volar via i semi. Con l’umidità le richiude per proteggerli.

 

 

Exif_JPEG_PICTURE

frutti del Cipresso di Lawson

 

I cipressi di Lawson sono spesso molto belli, con una sagoma conica sempreverde e i grandi rami che dalla base del tronco si allargano per poi alzarsi formando un cono. Ornano i parchi storici e hanno frutti minuscoli, piccole sfere di meno di un centimetro di diametro, che aprendosi sembrano roselline.

 

Exif_JPEG_PICTURE

frutti di nocciolo turco

 

Il Corylus colurna, nocciolo di origine turca, è relativamente difficile da trovare nei parchi ma i suoi frutti sono davvero di grande effetto, coi tentacoli lunghi, rigidi e graffianti.

 

Exif_JPEG_PICTURE

frutti dell’ontano

 

L’ontano, che cresce vicino ai fiumi o comunque dove abbonda l’acqua, è l’unico albero deciduo (che perde le foglie in autunno) ad avere per frutti delle pigne, che comunque sono minuscole, lunghe al massimo due centimetri, su ramoscelli fragilissimi.

 

Exif_JPEG_PICTURE

frutti di eucalipto

 

Anche il sempreverde eucalipto cresce dove c’è molta acqua nelle nostre regioni più calde e i suoi frutti sembrano sonaglini.

 

Exif_JPEG_PICTURE

frutti di quercia rossa

 

L’americana quercia rossa che in autunno dà spettacolo col suo fogliame colorato, ha per frutti delle grandi ghiande molto belle.

 

Exif_JPEG_PICTURE

frutti alati di tiglio

 

I tigli, dopo l’abbondante e profumata fioritura di maggio, portano ben presto minuscole sferette appese in gruppo ad un’ala che le fa volar via a volte già a giugno, ma altre volte solo a fine inverno.

 

Un precendente articolo sui bei frutti legnosi degli alberi lo trovate qui.

Uno sui frutti che sembrano di carta lo trovate qui.

 I link a tutti gli articoli pubblicati finora li trovate qui

 

 

Sensibilità vegetale: le piante soffrono se vengono mangiate?

Exif_JPEG_PICTURE

 

E’ noto da tempo che le piante sono molto sensibili, capaci di percepire ciò che avviene intorno a loro e di rispondervi efficacemente. Il dottor Stefano Mancuso del Centro di Neurobiologia Vegetale di Sesto Fiorentino lo ha ampiamente documentato con libri e video, nei quali spiega che le piante hanno funzioni estese in tutto il corpo, anziché concentrate in organi specifici come avviene negli animali e negli umani. Non potendo spostarsi per sottrarsi ai pericoli o alimentarsi, si sono sviluppate fin dall’inizio con possibilità adeguate, come il rigenerarsi di rami, foglie e radici tagliate che hanno capacità fondamentali e multiple. In particolare, le hanno i sottilissimi e innumerevoli apici delle radici, con funzioni simili a quelle dei nostri neuroni.

Le piante, contrariamente agli animali e agli umani, invece di nutrirsi di altri esseri viventi, trasformano l’aria in cibo, elaborandola nelle foglie con l’aggiunta dell’acqua e dei minerali portati dalle radici. Loro, però, vengono continuamente mangiate direttamente e indirettamente, perché gli animali di cui molti si alimentano, si sono cibati di piante o di chi se ne è nutrito.

Chi vuole evitare di far soffrire gli altri esseri viventi, oltre ad evitare di mangiare animali, come si deve regolare con i vegetali?

 

Exif_JPEG_PICTURE

 

Le piante si sono co-evolute con molti animali e quindi hanno messo in conto che una parte del loro fogliame venga mangiato. Se questo avviene con moderazione, dunque, è possibile che non ci sia dolore e presto nuove foglie sostituiscono quelle mancanti. Solo se la perdita diventa importante e mette in pericolo la vita della pianta, questa si difende producendo sostanze che la rendono indigesta e che, col loro odore, avvertono anche le vicine di fare altrettanto.

Ciò che certamente viene prodotto dalla pianta per essere mangiato, però, è il frutto, che contiene i semi da disperdere nell’ambiente, per poter dar origine a una nuova pianta. Questo lo fanno gli animali, che con le feci lasciano i semi inghiottiti con la polpa, su terreni dove hanno possibilità di germogliare. Noi umani di solito non facciamo così, ma recuperiamo una parte dei semi per piantarli nei nostri giardini o nei frutteti.

Dunque mangiare la frutta dolce come le mele, quella dell’orto come i pomodori, i semi dei cereali o quelli chiamati “frutta secca” come le noci, lo può fare con tranquillità anche la persona più sensibile.

 

I link a tutti gli articoli pubblicati finora li trovate qui 

 

A cosa serve conoscere gli alberi

Exif_JPEG_PICTURE

 

Nel conoscere gli alberi si vengono a sapere caratteristiche stupefacenti che li presentano in continua interazione con altre piante, animali e fenomeni naturali. Ci si rende conto dell’importanza di distinguerli, come avviene con le persone, per poter dare a ciascuno la possibilità di esprimersi al meglio e svolgere le sue funzioni con buoni risultati. Gli alberi e la maggior parte delle piante anche semplici sono indispensabili per la salute del pianeta e di tutti i suoi abitanti e ignorando le loro qualità succede come nel mondo umano, dove si forzano spesso le persone a svolgere lavori per cui sono negate, con pessimi risultati.

Man mano che conoscerete gli alberi, anche se non avete un terreno sentirete man mano diventare un po’ vostri i giardini altrui e quelli pubblici. Il mondo si farà più ampio, più bello, più vario, perché vedrete molte cose che prima vi erano sfuggite anche se le avevate sotto il naso. Il verde che prima era indistinto si definirà come avviene con le immagini sfocate con un obbiettivo usato correttamente.

Nel vostro giardino o sul terrazzo imparerete a piantare gli alberi che fanno ombra d’estate e a lasciano passare tanta luce in inverno verso la casa. Saranno delle dimensioni proporzionate alla loro futura crescita rispetto allo spazio disponibile, con un effetto estetico più piacevole. Questo eviterà che i poveri alberi siano accusati di fare danni, quando la responsabilità è interamente di chi ha sbagliato specie e non ha pensato agli sviluppi futuri. Con gli alberi giusti non si fanno potature inopportune ed eccessive.

 

Exif_JPEG_PICTURE

 

Con una conoscenza generale di base sulle piante e sulle loro interazioni con gli elementi naturali, si otterranno i risultati citati qui sopra anche per gli spazi pubblici o per lo meno si riuscirà a dare l’incarico al professionista più competente nella materia. Molte volte i geometri, gli ingegneri e gli architetti che li progettano o che fanno dei lavori, mancano della conoscenza sufficiente in fatto di natura e commettono errori che provocano danni anche gravi. Giardini pubblici, viali, parcheggi privati e di supermercati, zone industriali, se dotati degli alberi giusti a cui si dà un buon trattamento, riducono l’inquinamento dell’aria e dell’acqua, mitigano la temperatura e i rumori, riducono gli allagamenti in caso di grandi piogge, rendono più bello e sano l’ambiente cittadino. Le città hanno bisogno di tanti alberi per diventare più vivibili in ogni senso e per distribuire su un numero maggiore di piante la fatica di dover sopportare condizioni sempre più difficili.

 

37

 

Sarà possibile capire se ciò che fanno altri riguardo alla natura ha senso oppure no. Si eviteranno potature che sarebbe meglio chiamare mutilazioni, perché fatte come se gli alberi fossero legname inerte. Se proprio si dovranno ridurre le chiome, lo si farà nei punti in cui sarà meno dannoso per loro. Potature scriteriate, taglio o soffocamento delle radici fanno ammalare gli alberi e li indebolisce rendendoli pericolosi, mentre invece si crede di renderli più sicuri. La potatura va fatta solo in caso di necessità e da veri esperti, non da chi fa solo il lavoro al prezzo più basso.

Man mano che si conosceranno gli alberi, si incroceranno argomenti altrettanto interessanti sugli animali, sui fenomeni naturali, sull’umanità e, di conseguenza, sul cibo, oltre che sui metodi più ecologici per ridurre i consumi di energia e di acqua.

Si troverà così anche un modo migliore per rapportarsi al mondo e a tutti i suoi abitanti e si creerà un ambiente sociale adatto a portare ai ruoli di comando, persone più sensibili al bene comune e più competenti. I difetti e i pregi dei governanti di un popolo dipendono dai difetti e dai pregi della maggioranza di quel popolo. La vera democrazia è quella di chi comincia da se stesso a realizzare ciò che vorrebbe vedere negli altri.

Nelle diverse rubriche del menu di sinistra nella pagina, sono disponibili tanti articoli utili.

I link a tutti gli articoli pubblicati finora li trovate qui

 

 

 

 

 

Gli alberi belli in inverno

thuja-occidentalis-rheingold-da-donnadipiante

Thuja varietà Rheingold – foto da donnadipiante.com

 

Nei mesi più bui dell’anno, i rami spogli degli alberi e il tono spento di vari sempreverdi mettono proprio tristezza. Ci sono alberi, però, che quando perdono le foglie sono addirittura più belli. E’ il caso del salice da vimini, che coi suoi ramoscelli fitti e sottili, color arancio o rosso riscalda l’umore di chi lo vede. Anche l’arbusto di corniolo della varietà Winter Flame fa lo stesso e così il corniolo bianco, il siberiano Cornus alba. Rami rosa molto belli sono quelli dell’Acer palmatum corallinum e per bordure di un rosso vivace come pochi c’è la Nandina firepower

Exif_JPEG_PICTURE

corniolo winter flame

 

A rompere la monotonia di certi sempreverdi, provvede la Cryptomeria japonica della varietà elegans, che in estate ha una chioma verde leggera e morbida ma col freddo prende una tinta rossa, sfumata in molti punti così da movimentare l’effetto. Cambiano colore anche le tuje: la varietà aurea nana diventa color bronzo, la danica si fa bruna e la Rheingold ha uno splendido tono dorato che in inverno diventa color bronzo. La thuja è detta anche Albero della Vita perché i suoi rametti contengono molta vitamina C e pare che il suo infuso venisse somministrato dai nativi americani ai marinai francesi che avevano lo scorbuto, dopo i lunghi viaggi compiuti senza mangiare cibi freschi. L’albero ha anche molte altre proprietà curative. Anche il cipresso di Sawara è molto bello, tutto dorato (Chamaeciparis lawsoniana, varietà filifera aurea)

In Messico cresce l’albero che da noi viene venduto come pianta d’appartamento, soprattutto a Natale è ed la Poinsettia o Euphorbia pulcherrima, che solo quando le giornate si accorciano tinge di rosso vivo le foglie intorno ai piccoli, insignificanti fiori, per segnalarli agli insetti impollinatori. Anche i colori della bouganville sono quelli di foglie intorno a fiorellini. Il motivo per cui di solito le piante prendono colori caldi dal giallo al rosso, è la lunghezza d’onda della luce in quei toni, che nel rosso è minima e può essere assorbita con maggiore facilità quando la luminosità è scarsa.

 

vi-tezze-sophora-p-leg

Sophora japonica pendula

 

Ci sono anche alberi che, una volta spogli, mostrano una struttura molto bella, che vale quanto il colore. Uno è un grande albero molto comune, il bagolaro. Se non viene potato e gli si lascia mantenere la sua forma naturale, espande una chioma tonda e leggera come un soffione che, in un giardino, può prendere il posto più importante. Un albero dalle forme stupefacenti ma frutto di un’anomalia, favorita dall’uomo, è la Sophora japonica pendula che in estate si ricopre di foglie fitte come scaglie di un armadillo, mentre d’inverno rivela rami contorti come serpenti, che nell’assottigliarsi prendono la forma di piccoli archi perfetti. Questo albero non diventa mai molto grande e quindi adatto ai giardini con poco spazio.

 

bagolaro-leg

bagolaro

 

Sono belle le betulle, col loro elegante fusto bianco e i ramoscelli rossi come gli amenti. Se il terreno è umido e nelle vicinanze c’è un corso d’acqua, è bellissimo anche il pioppo bianco, che però diventa presto molto grande, come la betulla e il bagolaro. Attenzione a calcolare le proporzioni.

 

betulla-tronchi-leg

betulle

 

 

 

 

 

I link a tutti gli articoli pubblicati finora sul tema PIANTE li trovate qui 

 

Il museo dei mezzi di Castelletto Ticino (NO)

Exif_JPEG_PICTURE

camion dei pompieri

 

Lungo la strada principale che da Castelletto Ticino va verso Arona, battelli, aerei, moto, auto, macchine agricole d’epoca accompagnano la vista per un piccolo tratto, affacciati da un ampio giardino. Sono quelli del museo Gottard Park, voluto da Aldo Gottardo, appassionato di meccanica nato nel 1923, che li ha acquistati in varie parti del mondo e li espone al pubblico da circa vent’anni. Ci sono molte moto per far felici gli appassionati, ma tanti altri mezzi agricoli e di trasporto del passato lo fanno sembrare un museo di giocattoli, perché una volta le funzioni più semplici di quelle attuali, lasciavano a vista il loro percorso fantasioso e colorato di tubi e serbatoi, ruote e pedali, manovelle e accessori. Così le grandi mietitrebbia americane sembrano carrozzoni di teatranti, il frantoio per olive tedesco assomiglia a una piccola locomotiva ottocentesca, un’auto cecoslovacca ha il muso simile al becco di un pellicano.

 

Exif_JPEG_PICTURE

frantoio per olive

 

Questo è anche il regno della fantasia per ogni età, perché quasi ad ogni passo si trova una sorpresa nell’uso dei materiali, nella decorazione o nella forma. Nei padiglioni coperti c’è persino qualche vecchia stufa e se invece si fa una passeggiata nel boschetto, si sbocca nel punto in cui un camion dei pompieri, con la sua lunghissima scala telescopica che sale oltre i rami degli alberi, fa arrivare fra le nuvole i pensieri di chiunque abbia immaginazione. Del resto, fra i primi pezzi acquistati per il museo del signor Gottardo, ci sono stati gli schiacciasassi come quelli che lui aveva visto da bambino e che lo avevano tanto impressionato mentre lasciavano dietro di sé dei nastri d’asfalto lisci come tappeti, srotolati nella campagna o fra le case per poterci fare sopra delle corse favolose.

Ecco perché questo museo è scelto spesso per feste di battesimi, comunioni e matrimoni.

 

Exif_JPEG_PICTURE

trattore

 

Per gli amanti delle biciclette d’epoca, utilizzate per ogni tipo di mestiere, è bellissimo quello di Fabriano AN

Per biciclette d’epoca e da corsa, andate a Cesiomaggiore BL

Alcune biciclette d’epoca sono anche al Museo del legno di Cantù CO e al Museo del falegname di Almenno san Bartolomeo BG.

Altre belle biciclette antiche si trovano a Stia al Museo dell’Arte della Lana AR

Per i mezzi aerei c’è il Museo dell’aria PD

 

 

Profumi animali – seconda puntata

capodoglio

capodoglio – foto da aulascienze.scuola.zanichielli.it

 

Sulle coste dell’oceano Atlantico capita di vedere masse grigiastre grosse come palloni da calcio, che galleggiano e poi si arenano. Sono fatte di una sostanza cerosa e profumano di terra o di legno. Eppure, appena espulse dai capodogli che continuamente lo producono, puzzano come ovvio, essendo passate nel loro intestino per proteggerlo dalle ferite, che i becchi dei calamari giganti di cui si nutrono, potrebbero infliggere. Il sale e l’aria, però, ossidando quei resti ne cambiano a tal punto l’odore, da renderlo attraente per noi ed indispensabile nel fissare e migliorare i profumi che indossiamo. Si chiama ambra grigia ed un tempo si credeva che fosse afrodisiaca, ricostituente, utile ad allontanare da sé il contagio delle pestilenze. Ancor oggi è usata per dare un particolare sapore a liquori e cioccolato ma, rara e costosa com’è, in profumeria è spesso sostituita da un prodotto sintetico che la imita. Il nome la accomuna odorosamente all’ambra gialla, la resina fossile con cui si fanno i gioielli e che si è sempre usata anche come incenso.

 

aromia_moschata_2a

Aromia moschata, foto da Wikipedia

 

 

Dal capodoglio viene un’altra sostanza cerosa e profumata, che col calore diventa oleosa: lo spermaceti. Nonostante si trovi nella testa, in passato lo si era creduto sperma e questo nome è rimasto. È invece una materia che pare serva a facilitare l’immersione in profondità e le eco-localizzazioni. Ha profumo gradevole ed è piacevole da toccare. Per questo era usato nei cosmetici e nei tanti impieghi possibili per una sostanza molto lubrificante, che brucia bene. Il nome del più grande mammifero marino coi denti è dovuto proprio all’olio che occupa buona parte della sua voluminosa testa. Preferisce vivere in zone calde e temperate, ma i grossi maschi passano diverso tempo anche vicino ai poli, dove l’acqua più fredda e ricca di ossigeno, offre maggior cibo.

C’è infine un coleottero dall’esoscheletro verde blu iridescente, l’Aromia moschata, che ha un odore di muschio e, quando era di moda fiutare il tabacco nei secoli scorsi, lo si alloggiava nelle tabacchiere perché le profumasse.

La prima puntata di questo articolo si trova qui

 

 

 

Il linguaggio universale del corpo

linguaggio-universale-corpo-turchet

 

E’ stato provato che il nostro modo di agire è in gran parte determinato da spinte inconsce, anche quando si crede di farlo usando la ragione. Allo stesso modo le parole spesso escono dalla bocca senza passare dal vaglio della riflessione e i gesti che le accompagnano sono in gran parte incontrollabili, perché vengono dalle parti più antiche del nostro cervello, in risposta alle sensazioni, ai sentimenti o alle necessità immediate. Movimenti minimi delle palpebre, delle sopracciglia, degli occhi e della bocca rivelano dunque ciò che realmente proviamo, sia che siamo soli, sia che ci troviamo con altri. Naturalmente anche le mani e tutto il resto del corpo si muovono seguendo spinte profonde, che si possono decifrare con la pratica e l’abilità. Ecco un aiuto a conoscere se stessi e i propri interlocutori, smascherando le bugie e le contraddizioni.

Molti movimenti rivelatori sono comuni a tutti i popoli del mondo e anche a certi primati. Alcuni, invece, si differenziano a causa di un profondo influsso culturale. La cultura, infatti, modifica certi aspetti inconsci.

Potrebbe sembrare assurdo che cambiamenti minimi di espressione e di postura possano comunicare qualcosa e in effetti sono pochi quelli che ne sono consapevoli o che sappiano decifrarli in modo corretto, così come avviene per certi odori. Questo perché noi umani abbiamo sviluppato il linguaggio parlato e scritto, che ha fatto passare in secondo piano quello puramente corporeo. Gli animali, invece, se ne accorgono molto più facilmente.

Questo libro recente di Philippe Turchet si concentra su vari aspetti più sottili rispetto a libri adatti ai principianti. E’ davvero molto istruttivo.

Altre recensioni di libri che aiutano a comprendere l’animo umano si trovano alla pagina Libri selezionati

Recensioni di film che aiutano a comprendere l’animo umano si trovano alla pagina Film selezionati

Articoli sul delicato argomento sono alla pagina Umanità

Profumi animali (prima parte)

civettictis_civetta-zibetto-da-wikipediarostov-on-don-zoo

zibetto africano Civettis civetta – foto da Wikipedia – Rostov on Don Zoo

 

Lo zibetto Civettis civetta è un mammifero africano che emette un particolare odore dalle ghiandole perianali per attirare le femmine. Da secoli questa sostanza viene utilizzata dagli umani nei profumi.

Lo zibetto asiatico delle palme Paradoxus ermaphroditus compie qualcos’altro che ha a che fare con l’aroma. Mangia bacche di caffè, di cui digerisce la polpa ma espelle i semi con le feci. Questo procedimento dà ai semi un gusto molto ricercato, che dicono simile al cacao, tanto che dopo il lavaggio e il trattamento adatto a farne una bevanda per gli umani, viene venduto a prezzi elevatissimi. Purtroppo la commercializzazione su larga scala di questa pregiata bevanda indonesiana chiamata Kopi Luwak, comporta la cattura dei poveri animali che vengono tenuti in cattività e nutriti in modo esagerato con le bacche.

 

caffe-frutti-da-inerboristeria-com

frutti di caffè di cui alcuni mostrano i semi – foto da inerboristeria.com

 

A parte il deprecabile maltrattamento degli animali, non stupisca l’uso dei semi passati nel loro intestino. Anche quelli di Argan (Argania spinosa), da cui in Marocco si ottiene il pregiatissimo olio, compiono lo stesso percorso attraverso le capre che salgono addirittura sui rami degli alberi di argan, simili ai nostri olivi. Pare però che adesso questa pratica sia in disuso.

Il castoreo è una sostanza oleosa che secernono i castori per impermeabilizzare la pelliccia e marcare il territorio. In profumeria ha largo impiego.

 

moschus-moschiferus-da-zoo-chat

Moschus moschiferus – foto da Zoo chat

 

Ad un daino asiatico, il Moschus moschiferus che vive in alta montagna, hanno dato il nome che ricorda il suo cibo preferito: il muschio. Lo stacca dalle rocce, dalla terra e dagli alberi utilizzando due buffe zanne. Ciò che lo ha reso celebre nel mondo, ma al tempo stesso lo ha sempre messo in pericolo, sono due ghiandole pelose che ha sulla pancia e che producono palline molto profumate. Lui le dissemina nel suo territorio per marcarlo, allontanare i rivali e attrarre le femmine. Anche gli esseri umani, però, lo trovano irresistibile e fin dai tempi antichi, una volta l’anno vanno nei boschi per raccogliere i grani da terra e usarli anche come medicinali. Già ai tempi del viaggio di Marco Polo in Kashmir, l’animale era protetto dalla caccia, troppo spesso fatta per prendergli le ghiandole. L’odore è talmente forte da passare attraverso i recipienti che servono a conservarlo. In grande quantità sembra sgradevole, ma un grano è percepito come delizioso e basta per fare una boccetta di profumo

La quantità determina la qualità e questo vale per ogni aspetto della vita.

 

 I link a tutti gli articoli pubblicati finora li trovate qui

Radici spettacolari: il tassodio

Exif_JPEG_PICTURE

tassodio nel parco della Burcina (BI) pneumatofori delle radici

 

Gli alberi spesso prendono forme espressive, più belle delle migliori sculture umane: a volte è il fusto che nei suoi contorcimenti, oppure come reazione a ferite, malattie e difficoltà di ogni genere, diventa ben più attraente per noi, di quanto lo sia uno che nelle propria vita non ha avuto difficoltà. Altre volte, invece, è nelle radici che stupiscono, come fa il tassodio.

 

Exif_JPEG_PICTURE

tassodi con pneumatofori delle terme di Boario (BS)

 

E’ detto anche cipresso calvo o cipresso delle paludi perché ha per frutti dei galbuli come quelli del cipresso, ma è vicino alla famiglia dei tassi, come dice il suo nome scientifico Taxodium disticum. Ha un fogliame leggero, morbido come un piumaggio, di un verde chiarissimo che a Novembre, prima di cadere diventa di un vivido color rosso fulvo. La regione italiana dove se se trovano maggiormente è la Lombardia, ricchissima d’acqua. Lui, però, è originario delle paludi della Florida, dove le sue radici restano spesso sommerse. Sarebbe fatale ad un altro tipo d’albero che, non potendo più respirare attraverso di loro, morirebbe. Per questo ha protuberanze che emergono  oltre lo specchio liquido e possono diventare alte un metro, portando l’ossigeno fin sotto terra. Anche quando cresce relativamente all’asciutto, però, spesso il tassodio mantiene questa particolarità e lascia emergere le protuberanze chiamate pneumatofori, che ci appaiono simili a famigliole, a gruppetti di persone in pellegrinaggio o in ascolto di una storia. Sono come presepi viventi, come viandanti che hanno raggiunto la loro meta.

 

vi-villa-rossi-a-santorso-leg

tassodio con pneumatofori a villa Rossi di Santorso (VI)

 

I tassodi dagli pneumatofori più spettacolari si trovano nel parco della Burcina, vicino a Biella e nel giardino delle terme di Boario, oltre che nel giardino Rossi a Santorso. Anche le meravigliose chiome leggere, a Novembre lasciano a bocca aperta per il loro colorerosso  fulvo, intenso, che spesso viene confuso con quello della metasequoia, che di sorprendente ha le pigne. Tassodi magnifici per questo si trovano vicino a Firenze, nel parco del Neto, dove raggiungono l’altezza di 40 metri. Nella sezione che ho dedicato agli alberi monumentali, potete controllare se vicino a casa vostra ne potete ammirare qualcuno.

 

I link a tutti gli articoli pubblicati finora li trovate qui