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Alberi: elaboratori di luce

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Il 12 e 13 e il 19 e 20 Settembre, durante il Festival della Biodiversità al Parco Nord di Milano, ci sarà la mia mostra didattica sull’importanza degli alberi. Gli esseri viventi dall’effetto complessivo più benefico per il pianeta e tutti i suoi abitanti sono trattati troppo spesso come ostacoli o, quando va bene, come semplici ornamenti. Questo avviene anzitutto a causa della mancanza di conoscenza su di loro come su ciò che con loro interagisce: animali, fenomeni naturali, umanità. Ecco perché 13 anni fa ho dato avvio al progetto di formazione alla natura A SCUOLA DAGLI ALBERI, mettendomi in viaggio per il Madagascar, poi il Mali, il Senegal, Cuba e tornando dopo nove mesi in Italia dove ho visitato tutte le provincie. Per conoscere e far conoscere occorre muoversi e verificare, vedere coi propri occhi, sperimentare ciò che si impara dai libri. Il mio bagaglio di conoscenza l’ho messo nei libri. Libri giganteschi, alti e larghi come una persona di taglia media ma molto più leggeri, perché fatti di cartone.

 

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Sono al tempo stesso valigie, perché si possono chiudere con delle fibbie e hanno manici per trasportarli. Hanno viaggiato con me, sul mio camper che è la mia casa-studio mobile con cui vado su e giù per l’Italia e dove ogni tanto li ho messi in mostra, aggiornandoli più volte da quando per la prima volta li ho esposti all’Orto Botanico di Firenze nel 2004. Disegni, foto, testi che ho rifatto, riscritto, migliorato man mano che migliorava la mia conoscenza di quel meraviglioso argomento che è la natura. Oggi quei 7 libri-valigie sono pronti per una nuova mostra nella più recente versione: ci sarà un libro sul rapporto fra alberi e luce, uno sulle qualità degli alberi che si riconoscono anche quando diventano solo legno, uno sugli alberi alimentari, che potrebbero dare una parziale alternativa valida a cereali e cibi animali, uno sugli alberi sacri nel passato da noi e ancora oggi in molti Paesi, due sugli alberi monumentali più belli di tutte le regioni d’Italia e uno sul progetto complessivo A SCUOLA DAGLI ALBERI. Tutti hanno anche importanti funzioni per proteggere dalle frane e ridurre le alluvioni, rallentare il vento, ostacolare il deserto, ridurre l’inquinamento, proteggere la salute fisica e psichica. Bisogna sapere distinguere quale è più adatto a cosa. Dai miei libri si viene a sapere quel tanto che basta a porsi delle domande e a fare qualche passo ben fatto.

 

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Sono libri che, una volta aperti, si reggono da soli e non hanno bisogno d’altro che un posto riparato e luminoso. Io sarò presente nei giorni e nelle ore di apertura della mostra, per spiegare e aiutare, se ce ne fosse bisogno: il sabato dalle 15 alle 18 e la domenica dalle 10 alle 12.30 e dalle 14 alle 19.

Anche i libri di taglia consueta che ho pubblicato finora sono 7. Il 7 è un bel numero.

 

 

Un esercito di coccinelle per salvare gli alberi

foto da www.settemuse.it

foto da www.settemuse.it

 

I piccoli, graziosi coleotteri che sono le coccinelle rosse coi puntini neri sulla corazza, quando l’aprono e volano con le ali trasparenti verso un albero, è perché hanno visto animaletti ben più piccoli che intendono mangiare. Possono essere le cocciniglie, pestiferi parassiti dei vegetali che ne succhiano la dolce linfa. Oppure sono gli afidi, a cui il lungo percorso per arrivare sulle foglie è reso veloce dalle formiche, che li trasportano fin lì per un loro tornaconto. Li favoriscono in tutti i modi perché sanno che, dopo aver succhiato la linfa, dai loro corpicini non più grandi di un punto esce una specie di miele. Basta toccarli per averlo e le formiche ne fanno provvista. Così li trasportano sulle foglie, prendendosi una bella scorta di melata. Persino le api la vogliono e si risparmiano così di elaborare il miele.

Le uniche a soffrire sono le piante, private del cibo che si sono preparate col lavoro delle foglie. Spesso sono i tigli a farne le spese maggiori, data la dolcezza della loro linfa. che cade in minuscole goccioline sulle auto parcheggiate, imbrattandole. Così la gente che non conosce il motivo, prende in odio gli innocenti alberi che vengono brutalmente mutilati o addirittura eliminati. A loro non resta che sperare nell’arrivo delle coccinelle o delle crisope per esserne liberati. Noi possiamo aiutarli acquistandone una buona quantità nei negozi specializzati, per liberarle vicino agli alberi che ne sono vittime. Costa poco, è ecologico e gratificante.

Piccole come sono, le coccinelle vivono abbastanza da aver bisogno di passare l’inverno al riparo sotto le cortecce, nelle foglie accartocciate o magari dentro le case, dove sono benvenute anche per l’aspetto simpatico ma che, per i loro predatori come gli uccelli, significa pericolo. Il rosso e il giallo, soprattutto se combinati al nero, sono un avvertimento di veleno o di sapore sgradevole, come è quello che loro usano per difendersi. Così, con questo allarme si salvano dall’essere mangiate a loro volta, tranne dai distratti che si ritrovano con un pessimo boccone, perché le coccinelle nelle articolazioni hanno un liquido tossico per uccelli e lucertole.

Lasciare integri gli alberi e combattere i parassiti con i loro nemici naturali, contribuisce alla sostenibilità ambientale e alla qualità della vita..

 

GIANNI RODARI e la fantasia

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 Gianni Rodari, che era nato ad Omegna sul lago d’Orta nel 1920, da giornalista aveva iniziato a scrivere filastrocche e storie per bambini. Erano creazioni che sapevano mantenere un tono umoristico anche quando trattavano i temi più seri. Lo scrittore dava grande importanza al potere della parola, che nella fantasia aiuta ad alleggerire l’uomo dalle sue schiavitù. Aveva contatti frequenti con i ragazzi, sia dentro che fuori dalle scuole, esortandoli a fare grandi progetti, a credere nelle utopie, per poter contribuire in positivo alla società. Aveva creato una rivista per loro e il suo successo era grandissimo anche con gli adulti. I suoi libri sono stati usati come testi delle scuole elementari dagli insegnanti entusiasti per i risultati che l’intelligenza giocosa faceva realizzare agli allievi. Sapeva capire l’animo umano e per questo lo sapeva stimolare nel modo giusto.

E’ stato il più famoso ed amato pedagogo italiano, molto popolare anche all’estero. Sergio Endrigo ha cantato alcune sue canzoni di grande bellezza e profondità, anche se in forma leggera. CI VUOLE UN FIORE è un esempio che mostra i legami che ci sono fra le attività anche apparentemente più lontane.

E’ morto a 60 anni ma ad Omegna è stato creato il Parco della Fantasia che continua a diffondere il suo metodo attraverso molte attività tutto l’anno.

 

 

La salute del territorio e dei suoi abitanti, realizzata dagli alberi

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La discrezione con cui lavorano gli alberi, sommata alla scarsa cultura in ciò che li riguarda, rende invisibile il lavoro importante che fanno di loro gli esseri viventi dall‘effetto complessivo maggiormente benefico per la terra e tutti i suoi abitanti. Eppure, cominciando dalla salute, nei luoghi dove ci sono alberi a sufficienza da risanare almeno in parte l’aria dai gas tossici e dalle polveri sottili, le malattie respiratorie sono senz’altro ridotte. La serenità di spirito, poi,  aumenta quando ci si trova in un ambiente piacevole per gli occhi, oltre che per i polmoni. La produzione di ossigeno e l’assorbimento di anidride carbonica responsabile del riscadamento globale sono funzioni importanti che avvengono già solo per la presenza di alberi.

Dove ci sono alberi, in estate la temperatura scende di alcuni gradi. Basta sentire la differenza quando dalla città si va verso la campagna. Averne a ragionevole vicinanza dalle case e dai negozi, nei parcheggi e davanti ai capannoni industriali, riduce il bisogno di ricorrere al condizionamento d’aria, oltre ad essere un altro vantaggio sanitario ed estetico. Il consumo di energia e l’inquinamento, grazie a questo diminuisce. Naturalmente occorre piantare gli alberi giusti, più che mai dove ci sono pendii ed argini di corsi d’acqua.

Alberi ed arbusti dalle profonde radici a fittone e fascicolate trattengono il terreno meglio e con minor spesa di qualsiasi opera ingegneristica, senza contare il ben migliore effetto estetico. Anche le spese dovute ai danni per gli allagamenti e gli smottamenti possono essere ridotte dagli alberi, che con le foglie evitano che la pioggia colpisca violentemente la terra, facendola scivolare via ed erodendo i pendii. Se ci sono alberi, i terreni in pendenza rimangono saldi e quindi si riducono le frane, che tanto spesso causano tragedie. Inoltre, lungo le gallerie scavate dalle radici, le piogge penetrano in profondità ed alimentano le falde freaticheSalici, ontani e pioppi, piante tipiche delle zone umide, oltre a depurare le acque inquinate, asciugano e rassodano il suolo. Lungo i fiumi e i torrenti, gli alberi mantengono compatti gli argini e rallentano la corsa dell’acqua, che quando scorre in grande quantità ha una forza tale da travolgere e distruggere ogni cosa. I danni delle alluvioni si possono ridurre in modo significativo grazie a loro.

 

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Il clima diventato più estremo, con piogge violente e lunghe siccità, ha un grande bisogno degli alberi per mantenere l’umidità del terreno per fargli meglio assorbire le piogge torrenziali ed evitare che l’acqua scorra via, intasando le fogne e facendo debordare i fiumi. Contrastano al tempo stesso la siccità, evitando la desertificazione che sta avvenendo anche in certe zone d’Italia. Infatti, oltre a pompare continuamente acqua dalla profondità e favorire le piogge, gli alberi che fanno ombra al terreno, lo mantengono in buone condizioni perché si auto-regoli mentre ospita insetti e lombrichi, funghi e animali che ne favoriscono la fertilità, rendendolo meno bisognoso di interventi di irrigazione e altre lavorazioni.

Gli alberi riducono la forza del vento e la sua capacità di asciugare il terreno. Anche quando sono spogli in inverno, la gran quantità di rami e di tronchi di molti alberi riduce i venti freddi, mentre nelle altre stagioni ne rallenta la corsa. Occorre però sempre piantare in modo corretto ed evitare i tagli scriteriati che invece imperversano continuamente, indebolendo le loro capacità.

 

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Il valore commestibile e medicinale di frutti, fiori e foglie è quasi del tutto dimenticato tranne per le specie più note, mentre si potrebbe ridurre la fame nel mondo, favorendo la presenza degli alberi di questo genere, oltre a quelli che frenano l’avanzata del deserto, causa prima di mancanza d’acqua e di cibo. Purtroppo, chi si occupa di urbanistica, di architettura e anche di ecologia, così come chi prende decisioni importanti per i territori, raramente conosce le qualità degli alberi, col risultato di sprecare enormi possibilità. Invece di favorire la loro presenza, lascia che vengano danneggiati in continuazione, partendo dalle scriteriate potature fatte come se gli alberi fossero oggetti o comunque presenze pericolose e fastidiose da relegare nei parchi. Si guarda solo alla minor spesa immediata, ignorando l’enorme spesa che ne sarà la conseguenza.

E’ proprio nei luoghi dove si genera l’inquinamento ed il consumo energetico che vanno piantati. L’ossigeno e la bellezza dei boschi non riesce a risolvere i problemi delle città. Sempre che i boschi ci siano. Imparare a conoscere gli alberi dà un’importante carta in mano a ciascuno di noi, perché direttamente o indirettamente, tutti possiamo fare qualcosa per loro, dunque per noi. Anche chi non ha neppure un balcone o un giardino, può agire diffondendo la cultura della natura, per creare un ambiente favorevole a decisioni più assennate da parte di chi interviene sul territorio. E se anche non fossimo interessati a tutti i motivi citati più sopra, il notevole risparmio energetico e una maggiore bellezza del nostro Paese dovrebbe interessarci.

ALCUNI DATI IMPORTANTI

Un faggio centenario ha 7.000 m. quadri di superficie fogliare.

In un’ora assorbe 2,5 kg di anidride carbonica e rilascia 1,5 kg di ossigeno, indispensabile alla nostra respirazione.

In un giorno, immette nell’atmosfera 400 l. di acqua e con l’evaporazione, l’ombreggiamento e la riflessione fogliare riduce la temperatura di alcuni gradi sotto la sua chioma. Come minimo 2.

Un ettaro di bosco, in un anno fissa 50 t. di polveri, contro le 5t. di un prato

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acqua: mantenerla e farla tornare per mezzo degli alberi  

potare gli alberi

case di terra e tetti d’erba       parcheggi verdi

 

POTARE GLI ALBERI

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Gli alberi hanno un loro modo di equilibrarsi e spesso non c’è bisogno di potature. I nuovi rami sono più deboli di quelli originari e costringono a sempre nuovi interventi. I tagli vanno fatti quando sono davvero necessari e valutati di caso in caso a seconda del tipo di albero, della situazione, della stagione, del tempo. Sono esseri viventi sensibili, non oggetti. Il fatto che il loro legno sia usato come materiale, ha purtroppo distorto la mentalità, finendo col far considerare loro stessi alla stregua di cose inanimate. Invece percepiscono sensazioni, soffrono, si ammalano. Sono creature formate 345 milioni di anni fa e per questo sono molto diversi da noi che, volendo largheggiare, abbiamo solo 4 milioni di anni.

La potatura si deve fare quando l’albero è a riposo, verso fine inverno, quando il rischio di gelate è più leggero. Un grande freddo su un albero ferito fa ancora più danni. La deve fare chi si è specializzato con corsi appositi. I criteri per riconoscere la competenza dell’operatore sono anzitutto che disinfetti sempre gli strumenti, per non trasmettere malattie, che faccia i tagli nel modo illustrato e sempre obliqui, per far defluire bene l’acqua piovana, in modo che non penetri nelle ferite, facendole marcire.

RAMI I tagli che si vedono eseguiti come nella prima figura, creano molte grandi ferite da cui passano parassiti e malattie, deformano la struttura dell’albero, fanno crescere rami in concorrenza e polloni dappertutto, in particolare se sono tigli.

Fatti come nella seconda figura, asportando con un taglio raso solo i rami che possono ostacolare. riduce le ferite, lascia all’albero l’equilibrio di cui ha bisogno e sufficienti foglie per respirare, nutrirsi ed irrobustirsi. Obbligarlo al grande sforzo di rifare i rami e le foglie lo indebolisce e lo fa ammalare.

 

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foto da quilivorno.it

 

Si vedono spesso alberi mutilati come nella foto qui sopra. In questo modo, in cima ai rami usciranno in cerchio molti rametti deboli, oltre che esteticamente bruttissimi. Il taglio va fatto vicino al punto in cui parte un ramo secondario che si intende lasciare. Una potatura ben fatta deve lasciare intatta la struttura della chioma e non lasciare solo qualche moncone. L’albero reagisce in modo diverso a seconda dei punti in cui si agisce.

Mai lasciare monconi o rami tagliati lontani dall’ascella, mai lasciare strappi, che non cicatrizzano o lo fanno male, perché oltre ad infettarsi possono nascere molti rami in concorrenza fra loro e deboli. Per contenere la crescita, dopo aver capito quali sono i rami principali, tagliare all’ascella quelli secondari, che poi non dovranno essere cimati.

Dopo aver disinfettato la sega, tagliare con nettezza, senza slabbrature, vicino al colletto dove ci sono barriere naturali di difesa, in modo da dare all’albero le migliori possibilità di ripresa.

RADICI Così come non dobbiamo ferirli nella parte fuori terra, è necessaria grande attenzione anche per le radici. A parte quelle legnose, che servono da sostegno e da conduzione, possiedono chilometri di sottili filamenti che sono il loro sistema nervoso e cervello diffuso, oltre che mezzo di assorbimento dell’acqua e dei minerali.

Coprire con troppo materiale le radici, calpestare troppo il terreno, scavare senza riguardo, sono tutte cose che le danneggiano e fanno ammalare gli alberi, indeboliscono e fanno cariare i rami, così che poi si spezzano.

I grandi alberi possono essere potati dai treeclimbers, specialisti che si arrampicano sugli alberi e, assicurandosi con le funi, compiono il lavoro senza danni.

 

 

Intelligenza vegetale

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abete pendulo

 

 

ECCO COME HANNO PRESO IMPULSO LE PRIME RICERCHE

 

Il giornalista americano Peter Tompkins, uomo colto che faceva ricerche a proposito di storia e natura, da bambino era vissuto in Italia e vi era tornato durante l’ultima guerra mondiale, su incarico della CIA, per preparare la liberazione. Conosceva dunque il funzionamento della macchina della verità, usata per riconoscere attraverso le variazioni di pressione, del battito cardiaco, della respirazione di persone sospette, il loro stato emotivo nel rispondere a certe domande. Applicando gli elettrodi alle mani, le variazioni fisiologiche si trasmettono ad un diagramma che segnala con buona approssimazione se una persona mente o no.

Lo scienziato Cleve Baxter aveva provato a faro lo stesso alle foglie di piante d’appartamento, per vedere se sarebbe successo qualcosa. Gli era stato possibile, allora, notare che mostravano chiare reazioni a ciò che succedeva e a quello che lui faceva. E’ così che sono iniziati gli esperimenti che poi Tompkins con l’amico Christopher Bird, che si occupava di fenomeni scientifici anti-convenzionali hanno riportato in un libro. Era la scoperta che le piante percepiscono perfettamente ciò che succede intorno a loro e vi rispondono con efficacia, grazie ai colori e agli odori. Infatti, sono creature capaci di assorbire i gas attraverso le foglie, di scomporli e trasformarli in cibo con l’energia della luce, nella fotosintesi clorofilliana. Sanno egualmente produrre sostanze chimiche ed emetterle in forma gassosa per la stessa via. Il linguaggio degli odori è quello che viene usato con grande profitto anche dagli animali, che hanno un olfatto molto più efficiente del nostro, ma meno sensibile di quello delle piante, in grado di vedere e sentire con organi molto più raffinati. Dato che ogni emozione produce delle sostanze chimiche odorose, le piante si accorgono e sanno distinguere addirittura le nostre intenzioni. Sono loro stesse più efficaci delle macchine della verità.

Pubblicato anche in Italia nel 1973 col titolo LA VITA SEGRETA DELLE PIANTE, sono stati accusati di millanteria, nonostante già agli inizi del ‘900 uno scienziato indiano avesse cominciato a studiare il loro sistema nervoso ed altri studiosi lo abbiano fatto in seguito.

L’esistenza della loro sensibilità, comunque, è stata provata con i più vari e moderni metodi scientifici tanto che a Firenze e poi a Bonn sono stati fondati i primi centri di neuro-biologia vegetale. Il loro sistema nervoso ed il cervello sono diversi dai nostri. Infatti si trovano nelle parti terminali delle radici, mentre ramoscelli e foglie hanno moltissime funzioni e sensibilità.

Ancora oggi molti naturalisti, per non parlare della gente comune, ignorano queste importantissime qualità dei vegetali e continuano a considerarli degli oggetti di cui si può fare qualsiasi cosa. Ignorano il carattere e l’utilità assoluta dei vegetali, tutto quello che hanno sempre fatto e continuano a fare per il nostro benessere. Eppure conoscere la natura fa impallidire qualsiasi altro argomento e ci fa capire anche moltissime cose di noi stessi. E conoscere è il primo passo per amare.

 

 

COMUNICAZIONE TRA PIANTE E ANIMALI

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Gli alberi più antichi, come le conifere (abeti, pini, larici, cipressi, tuje, sequoie e tutti quelli che hanno per frutti delle pigne legnose, dentro cui ci sono i semi) per riprodursi rilasciano grandi quantità di polline che il vento porta dai fiori maschili a quelli femminili di un altro albero. La comunicazione degli alberi fra loro e con gli animali avveniva principalmente attraverso le sostanze chimiche che si disperdevano nell’aria. Radici e foglie degli alberi ne decifravano il significato, nasi e antenne degli animali facevano altrettanto.

Poi, fra i centotrentacinque e i sessantacinque milioni di anni fa, dalla frequentazione di insetti, uccelli e piccoli mammiferi con gli alberi è nato un tipo di comunicazione nuova, che avrebbe rivoluzionato il mondo: i colori. Fiori a corolla e frutti con polpa colorata e profumata hanno cominciato ad essere prodotti dagli alberi per ottenere la collaborazione degli animali in una più efficace riproduzione. Api, bombi e farfalle, sensibilissimi ai colori, oltre che agli odori, sono stati da allora richiamati con fiori che nel fondo del calice hanno il nettare, dolce e nutriente bevanda prodotta dall’albero come benvenuto. Anche il polline, sistemato in cima alle antere (le ciglia dentro il fiore) è abbondante in modo da poter essere mangiato dagli insetti. Questi, nel prelevarlo ne rimangono immancabilmente impolverati, così che nell’entrare in un fiore della stessa specie ma su un altro albero, ne lasciano accidentalmente cadere uno che viene accolto nell’ovaio. Le api non consumano sul posto che una piccola quantità di cibo e portano il resto all’alveare. Col nettare fanno il miele e col polline altro cibo. Gli insetti impollinatori visitano tutti i fiori di una stessa specie, prima di passare ad un’altra. C’è un accordo anche in questo perché il polline di un ciliegio non potrebbe fecondare un biancospino.

A questo punto, il fiore si può trasformare in frutto, fatto per essere consumato da specifici animali. Molti sono uccelli, ma anche pipistrelli ed altri mammiferi sono coinvolti. I frutti, colorati e profumati secondo i gusti dei destinatari, vengono mangiati con i semi, che il giorno seguente sono rilasciati con le feci in un terreno magari favorevole alla loro germinazione, così che nasca un nuovo albero.

Gli alberi profumano i fiori ed i frutti soprattutto nelle ore in cui i fruitori li cercano e, per l’impollinazione, alcuni hanno rapporti con un solo insetto, tanto da aver modellato i propri organi sessuali in modo da permetterne l’accesso in esclusiva, come fanno il fico, la vaniglia e la yucca. Ci sono alberi che davvero hanno una comunicazione molto spinta con gli impollinatori, come per esempio l’ippocastano, che avverte cambiando il colore del fondo dei propri fiori dal giallo al rosa acceso, quando sono già stati fecondati e non hanno più nettare né polline.

In questo modo, gli alberi ottengono un vantaggio in cambio di un altro, lasciando ancora un buon margine per altre creature che non danno contributo immediato ma con cui si crea una relazione favorevole ad un ambiente ricco e vario, con possibilità aperte verso altri scambi.

 

 

ALBERI CHE IMPEDISCONO LE FRANE

radici ecco un esempio di radici diverse di alberi, tratto dal sito riportato qui sotto, dove si trovano esaurienti spiegazioni
www.regione.lazio.it/binary/web/ingnat_argomenti/Capitolo_02.1225814284.pdf

 

Gli argini di molti fiumi e canali uniformi, monotoni, spogli, mostrano spesso cedimenti, a cui in certi casi si cerca di mettere una fallace pezza con del cemento o compattando la terra. Tutto questo per spendere meno nello sfalcio delle rive con le macchine e per dare l’illusione di far scorrere meglio l’acqua. In caso di piena, però, fa franare la terra intasando i canali e fa cedere le strade che si trovano a ridosso, invadendo poi le campagne e gli abitati. Eppure, gli alberi che crescono proprio lungo i corsi d’acqua sono i più adatti a trattenere il terreno, naturalmente a condizione che siano del tipo giusto, nella quantità giusta e tenuti sotto controllo. Infatti, se è bene non lasciare che invadano l’alveo, è male che li si tolgano del tutto. Se sono troppi tolgono spazio all’acqua, se sono troppo pochi non riescono a rallentarla abbastanza da ridurne un po’ la violenza devastatrice, che porta via tutto ciò che trova sul suo percorso. Voler far scorrere l’acqua troppo in fretta può renderla micidiale. Un camion che investe una casa a 30 km all’ora le farà qualche danno, ma se arriva a 150 km/h la demolisce. Così fa l’acqua, che oltretutto scava come una trivella.

Occorre lasciar fare il loro lavoro ad arbusti di salice ripaiolo e purpureo, che si propagano poi anche da soli con le radici avventizie, vale a dire quelle che si espandono sotto terra facendo spuntare molte nuove piante, senza bisogno di seminarle. E’ meglio, invece, evitare gli altri tipi di salice, meno adatti. Gli ontani fanno un lavoro egregio. I pioppi vanno mantenuti nelle zone dove servono ad asciugare il terreno, più che trattenere le rive.

Lungo certi canali dove non si possono lasciare alberi basterebbe piantare almeno delle erbe che abbiano radici profonde, capaci di trattenere meglio il terreno, per ottenere un risultato già più accettabile rispetto alla povera erbetta che si vede troppo spesso. L’erba medica, con le sue radici profonde e resistenti, è di bell’aspetto e, quando viene tagliata, può essere impiegata come foraggio. Un ottimo servigio lo rende anche la gramigna, che in inverno ingiallisce ma è comunque medicamentosa, oltre che robustissima.

Un’erba esotica molto efficace per impedire le frane è il vetiver (Vetiveria zizanoides). Dalle sue radici si estrae la celebre essenza usata nei dopobarba e nei profumi. Cresce nei Paesi dell’Oceano Indiano anche se un tempo esisteva intorno al Mediterraneo. E’ adattabile sia nei deserti, dove è utilizzata per rendere stabili le dune mobili e frenare l’avanzata della sabbia, sia nelle paludi. Le sue radici affondano fino a 5 metri e sono talmente robuste da svolgere un’azione importante nell’impedire le frane, anche in caso di terremoto. Non è infestante perché non si riproduce con i semi e neppure estendendo le sue radici, che vanno solo in profondità, mentre gli steli arrivano a due metri di altezza. E’ commestibile per gli animali e può essere foraggio gradito soprattutto agli ovini. E’ anche un ottimo disinquinante dell’aria e dell’acqua, utilizzabile anche per la fito-depurazione. Si adatta ad ogni tipo di terreno, addirittura quello salino.

Volendo curare l’aspetto estetico delle zone franose, anche lontane dai fiumi, si può utilizzare una bella varietà di piante, il sempreverde alloro, la sanguinella che in inverno dà un bel tocco di colore coi suoi rametti rossi, la lentaggine ed il cappello da prete sono cespugli adatti anche a rallentare l’acqua in caso di piena.

Avendo la possibilità di piantare alberi, i frassini ed i tigli hanno le radici più salde e profonde, insieme ai già citati tipi di salice e all’alloro, che da cespugli possono diventare alberi.

In luoghi molto caldi ed aridi il fico d’India è molto efficace per mantenere compatto ma permeabile il terreno, in modo che l’acqua delle piogge possa penetrarvi e non scorrere via causando disastri, ma dato che si riproduce con molta facilità, è bene tenerlo sotto controllo per impedirgli di diventare infestante.

Questo è solo un articolo che dà uno spunto ed è utile solo per dare un’idea di massima. Poi va tutto verificato e adattato ai diversi casi, che possono richiedere interventi mirati e specifici. Risparmiare sulla conoscenza fa poi sprecare enormi quantità di soldi, energie, vite.

 

ACQUA: MANTENERLA E FARLA TORNARE PER MEZZO DEGLI ALBERI

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baobab malgascio a forma di bottiglia

 

Perché l’acqua torni ad occupare falde più alte nel terreno, così che si attenuino i problemi di approvvigionamento che in futuro si faranno sentire sempre di più, ciascuno può fare qualcosa per suo conto. Questo permetterà intanto di far fronte alle difficoltà immediate dei periodi di siccità, poi di contribuire al miglioramento della situazione comune.

Oltre a sprecare meno acqua negli sciacquoni, lavatrici e rubinetti anche grazie agli appositi riduttori di flusso, se si abita fuori città è possibile recuperare anche le acque di scarico con la fito-depurazione alla quale ho già dedicato un articolo. Il costo iniziale si ammortizza con una certa rapidità e permette di avere riserve d’acqua per attività nelle quali non serve quella potabile: ad esempio per la lavatrice, l’irrigazione del giardino e dell’orto. Poi si può realizzare una cisterna per il recupero dell’acqua piovana. Queste sono tutte pratiche già largamente in uso da anni oltralpe. Un intervento significativo viene, però, dagli alberi, che portano in superficie l’acqua sotterranea e la fanno ritornare nelle falde per la stessa via, lungo le radici, durante le piogge. Un prato senza alberi la lascia scorrere via o evaporare, oltre a disseccarsi con rapidità a causa della mancanza d’ombra e ad impoverirsi ed imbruttirsi per l’assenza di tanti piccoli animali, come gli insetti e gli uccelli, che sono fondamentali per l’equilibrio della natura con mille piccoli interventi concatenati. Basti pensare al fatto che, senza api, le piante da frutto non produrrebbero più niente e così moltissime altre.

 

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Anzitutto è bene privilegiare alberi che di acqua ne richiedano poca, così che possano resistere ai periodi critici. (vedi articolo piante che resistono alla siccità) Poi vanno piantati nel posto giusto, in modo che facciano ombra senza togliere la luce quando serve. Devono essere di un genere che cresca nelle proporzioni adatte a non diventare pericolosi per l’incolumità, in caso di forti temporali. Inoltre bisogna sapere che tipo di radici hanno, affinché non danneggino le fondamenta delle case e l’asfalto delle strade. Infine è opportuno conoscere che tipo di fiori e frutti fanno, perché alcuni possono essere fastidiosi. In questo modo non occorrerà fare potature, spesso realizzate in modo barbaro ed incompetente, che indebolisce ed imbruttisce gli alberi.

Il loro buon funzionamento, così come di qualsiasi altra cosa, dipende dall’equilibrio fra controllo e libertà. Gli eccessi in un senso o nell’altro sono fortemente controproducenti. Il lavoro che danno, nello spazzare le foglie, i fiori ed i frutti che cadono, è largamente ricompensato dai vantaggi nella soddisfazione di vedere i buoni risultati non solo in termini pratici, ma anche estetici e psicologici.

Gli alberi adatti dovrebbero essere piantati nei parcheggi, intorno ai capannoni industriali, intorno al perimetro dei campi. Questo dipende in gran parte dall’impegno dei privati. E’ un’azione lungimirante, che dà risultati nel tempo e che può essere realizzata dando lavoro ai propri famigliari disoccupati oppure a persone in attesa di impiego. Naturalmente occorre una formazione in merito, per la quale basta un tempo relativamente breve per le basi, che si potranno allargare man mano che il lavoro procede.

Nel settore pubblico poi andrebbero messi a dimora alberi nei parcheggi cittadini, lungo gli argini dei corsi d’acqua e in tutti i luoghi possibili. Purtroppo sono pochi i responsabili di questo settore che abbiano una cultura naturalistica appropriata. Così vengono prese decisioni pessime, come se la natura non avesse alcun ruolo nel benessere delle città. Per questo gli allagamenti, le frane, i crolli sono frequenti. Per questo i consumi per il condizionamento dell’aria sono sempre più forti e le spese sanitarie causate dall’inquinamento aumentano. Non si vedono subito, ma sono forti.

 

 

alberi Monumentali dell’Emilia/Romagna, provincia di Rimini

tamerice di Mondaino

tamerice di Mondaino

 

Nel centro di Rimini, in piazza Malatesta, un PLATANO orientale col tronco dalla circonferenza di circa 4 metri, troneggia su un parcheggio di motorini, in compagnia di altri congeneri, tutti sofferenti come lui.

 Da Rimini si sale dalla via Covignano fino a San Fortunato, dove c’è un seminario. Nel giardino interno c’è un TIGLIO di 400 anni e una circonferenza di oltre 4 metri. Una terribile grandinata dell’estate 2013 lo ha gravemente provato. Nel giardino aperto c’è un BAGOLARO dal tronco cavo, di circa 4 metri di circonferenza, anche lui sofferente. Non molto distante uno SPINO DI GIUDA dal tronco doppio con circonferenza di quasi 3 metri è in salute e si difende con una selva di spine lunghe come una mano.

A Villa di Verrucchio, non lontano da Rimini, nel chiostro del convento francescano c’è il CIPRESSO forse più vecchio d’Italia. Ha circa 800 anni, una circonferenza alla base di 5m e mezzo, un’altezza di 25 metri e si dice sia stato piantato dallo stesso San Francesco. Una metà è morta ed il cipresso pende dalla parte verde, dall’ancora fitto fogliame, a causa di un forte temporale di 20 anni fa. Per evitarne il crollo è stato puntellato.

A Mondaino (350 m. slm), prima di uscire dall’abitato in direzione di Montegridolfo, sulla destra, all’interno di uno spiazzo erboso e al confine con un campo, si trova una TAMERICE di centoquarant’anni con un tronco coricato di due metri e mezzo circa di circonferenza. L’altezza è intorno agli 8. Questa pianta è tipica delle zone costiere, dove serve da frangivento e consolida le spiagge.