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Alberi monumentali del Piemonte, provincia di Alessandria

platano di Alessandria

platano di Alessandria

 

Appena fuori Alessandria, ai margini della statale che porta a Piacenza, si trova uno dei platani più belli che vi capiterà di vedere. Si dice sia stato piantato da Napoleone ed ha dunque circa 200 anni. Il suo tronco ha la circonferenza di circa 8 metri e l’altezza di 40. I platani sono fra gli alberi a foglie caduche più grandi in Italia, insieme ai pioppi ed ai faggi. Hanno grandi foglie palmate e coriacee che in autunno diventano gialle ed arancioni. Purtroppo le malattie che affliggono ormai molti platani rendono le foglie cineree.

Dopo Novi Ligure, appena prima di arrivare alla cittadella commerciale di Serravalle Scrivia si vede sulla sinistra lo stabilimento dolciario Dufour. Subito dopo c’è una stradina detta “sentiero dei muli”. Proprio di fronte a quella, sull’altro lato della strada c’è una stradina che sale, dopo un cancello sempre aperto. Da lì si può andare a piedi per 100 metri fino quasi alla sommità, dove si vedrà sulla destra una QUERCIA virgiliana di 300 anni, alta oltre 20 metri e con la circonferenza del fusto di circa 6. E’ meno conosciuta delle altre querce ed ha le ghiande commestibili per l’uomo. Si intravede fra gli alberi vicini la torretta di quella che era stata la villa di Fausto Coppi.

Passata Arquata Scrivia e la frazione di Rigoroso, dopo due tornanti si vede sulla destra una vecchia pizzeria e, sul lato sinistro, sotto il livello della strada, un LECCIO di 200 anni su un piccolo belvedere che guarda verso il torrente Scrivia. Nel 2009 tutto è in stato di abbandono. Il leccio è una quercia sempreverde, tipica del Mediterraneo in zone calde e asciutte. Ha le piccole foglie color verde scuro, con rovescio chiaro.

A Tassarolo, venendo da Novi, prima di arrivare in paese si prende una stradina ripida sulla sinistra, che porta tra le case fino ad una chiesa. Lì si può lasciare l’auto e scendere i pochi metri sull’altro versante. Oltre le vigne si vede bene la quercia CERRO-SUGHERA, sempreverde che perde tutte le foglie a primavera, subito prima di mettere quelle nuove. Ha 400 anni un fusto della circonferenza di circa 4 m ed un’altezza di circa 20. Le sue ghiande, invece di sporgere dal cappuccio tondo e dall’esterno setoloso, vi sono quasi interamente nascoste. La corteccia è sugherosa ma meno spessa della sughera e le foglie somigliano alle sue.

Sulle montagne del comune di Bosio ci sono vari alberi degni di nota. Salendo dopo l’abitato, in località Perghelle si trova un gruppetto di case coloniche, dietro le quali un magnifico OLMO MONTANO, dal tronco di tre metri di circonferenza ed un’altezza intorno ai trenta.

Continuando per alcuni chilometri, sulla destra una stradina forestale porta all’eco-museo Cascina Moglioni, dove si trovano dei CASTAGNI che sembrano sculture, hanno un’età di almeno 200 anni ed una circonferenza di oltre 5 metri.

Si prosegue fino alla chiesa di Capanne di Marcarolo che ospita vicino ai suoi muri due alberi di lentissima crescita un AGRIFOGLIO femmina alto circa 6 metri ed un TASSO femmina col tronco di un bellissimo colore rosso, dalla circonferenza di circa 2 metri.

Continuando per circa tre chilometri e mezzo sul monte Poggio in località Sala Giandone, ci sono due grossi FAGGI di circa 200 anni, di cui uno col tronco di circa quattro metri e mezzo, sui due margini opposti della strada, presso un rudere di antica osteria.

 

 

Alberi monumentali del Piemonte, provincia di Asti

platano di Asti

platano di Asti

 

Nel centro di Asti, il palazzo che era stato la residenza di Vittorio Alfieri, nell’esiguo giardinetto che dà sull’esedra di Piazza Umberto I, c’è un grande PLATANO. E’ stato piantato nel 1849, in occasione del centenario dalla nascita dello scrittore.

A Casorzo, sul piazzale della chiesa un IPPOCASTANO di almeno 200 anni alleggerisce, con le linee curve dei suoi rami, il rigore dell’architettura. Il tronco ha una circonferenza di 4 metri. L’altezza è di 16.

 

 

Alberi monumentali del Piemonte, provincia di Biella

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cedro di Biella

 

Il parco pubblico di Biella, in centro, con un opportuno ufficio di informazione turistiche, ha diversi begli alberi a dimora dal 1876, quando è stato iniziato. Fra loro un IPPOCASTANO di perfetta bellezza, il cui tronco di circa 3 metri di circonferenza è circondato alla base da una panchina. Nelle vicinanze ci sono due CEDRI DEODARA, dalla circonferenza del tronco di 8 metri ed un’altezza di circa 25, nonostante un fulmine abbia reciso la punta diuno di loro.

Nella vicina via Torino, al n. 9 si vede un altro CEDRO DEODARA davanti ad una palazzina privata, sottoposto a potatura per non doverlo abbattere, a causa delle sue misure eccezionali. Per fortuna, il ridimensionamento è stato fatto con intelligenza e perizia da professionisti, in modo da non deturparlo, nonostante gli manchi adesso gran parte della chioma. Speriamo si riformi presto. A suo tempo è stato fatto l’errore di piantare un albero che per sua natura arriva a dimensioni enormi, davanti ad una casa. Nel 2013 è possibile vedere la profusione di rami del meraviglioso esemplare.

 Appena fuori Biella, salendo verso le Prealpi, c’è un parco dove passare almeno mezza giornata fra gli alberi. E’ la Burcina, aperta gratuitamente al pubblico e creato originariamente a metà ‘800 da Giovanni Piacenza.

Secondo il gusto di quel tempo, oltre alla vegetazione italiana è stata favorita quella nordamericana, con le gigantesche SEQUOIE. Queste crescevano anche in Italia in epoche lontanissime, come testimoniano i resti di Dunarobba (vedi Umbria).

Un boschetto con 5 impressionanti esemplari di 150 anni della varietà SEMPREVIRENS si trova quasi all’inizio del percorso. La più alta raggiunge i 50 metri e i 6 nella circonferenza del tronco. Capita raramente di trovarne in uno stato ottimale, come queste, che nascondono completamente i fusti con i rami penduli, ricoperti dalle tipiche foglioline sempreverdi scure, simili a quelle del tasso. Hanno cortecce spesse e spugnose, fatte per proteggerle dal freddo che, sulle alte montagne di cui sono originarie, quelle dell’Oregon e della California, può essere molto intenso.

Continuando a salire lungo il viale, vedrete un grosso FAGGIO dalle radici affioranti e dai lunghi rami che toccano terra. Questo albero è riconoscibile dalla fine corteccia grigia e, nella bella stagione, dalle foglie relativamente piccole e ovali, che diventano arancioni prima di cadere. I frutti già maturi in estate sono le faggiole, che quando si aprono lasciando uscire delle sottili mandorle, sembrano fiori di cuoio.

In quel punto, lasciando il viale ed entrando nel bosco a sinistra, troverete 3 AGRIFOGLI, di cui quello classificato come monumentale ha la circonferenza del tronco di circa due metri. Per questo tipo di albero, che non cresce molto, è una dimensione notevole. E’ un esemplare maschio, riconoscibile dalla mancanza di bacche. Stretta a lui la femmina e immediatamente dopo un altro maschio dal fogliame più imponente ma dal tronco inferiore. Gli alberi possono essere di sesso diverso o ermafroditi, come gran parte di quelli che hanno fiori con corolle e calici. Agrifogli, allori, pioppi, ginepri, tassi hanno fiori maschili o femminili su alberi diversi, che si possono riconoscere al momento in cui le femmine portano i frutti

Tornati sul viale, poco più oltre troverete un altro FAGGIO di età rispettabile, la cui varietà ASPLENIFOLIA, con foglie seghettate, si riconosce solo quando ne è rivestito.

Quasi alla fine del viale che sale sempre più in alto, ci sono due SEQUOIE GIGANTI in condizioni eccellenti. La corteccia è simile alle semprevirens, ma le foglie sono in questo caso più chiare e somiglianti a quelle del cipresso, ma pungenti e meno ramificate.

Ci sono molti altri alberi di grande interesse, anche se non monumentali, tra cui rododendri in quantità di cui potrete ammirare la fioritura a maggio.

Sempre nelle vicinanze di Biella, a 800 m. di altezza, oltrepassato Bioglio si raggiunge quella che era stata nel diciannovesimo secolo una villa con parco privato, che adesso è casa di riposo per anziani non autosufficienti, mentre nella ex dépendance c’è una comunità di recupero per ex-tossicodipendenti. Nel parco ci sono molti alberi stranieri di grande bellezza, oltre ai nostrani faggi e palme di san Pietro. L’albero più impressionante è il cinquecentesco CASTAGNO protettore della comunità giovanile. Una circonferenza di circa 12 metri ed un’altezza di 15 per una ceppaia che si divide in vari fusti. Questo albero, che da noi è diventato comunissimo, dopo essere stato piantato largamente per i suoi frutti, è originario dell’Asia Minore. Il suo nome latino castanea sativa deriva da Kastana, antica città di quell’area. Sativa significa “che si coltiva”. Il frutto del castagno, consumato fresco, cotto alla brace o bollito, oppure essiccato o ancora macinato come farina, ha sfamato generazioni di abitanti dei rilievi montani. Cresce abitualmente fra i 300 e i 700 metri di altezza, con tale frequenza, prima che fosse danneggiato dalle malattie e dall’incuria, da determinare il nome dato a quella fascia di altezza “castanetum”. Longevo, è molto belle per il suo fusto, le foglie, i fiori e i frutti. Come legname, dato che è ricco di tannino, (sostanza scura e amara che lo preserva dai marciumi e a noi serve alla concia delle pelli, oltre che a scopi medicinali) non è attaccabile dai tarli.

Tra gli alberi che ci sono più familiari, poco dopo il cancello d’ingresso al parco, sulla sinistra, un insolitamente alto tiglio con una circonferenza di 8 metri e un’altezza di 35. Sullo stesso prato c’è un CARPINE ed un OLMO SIBERIANO. Il tiglio è molto usato per le alberature di città grazie alla sua ombra e alla fioritura profumata di Giugno. Infusi di fiori di tiglio, di ottimo, delicato sapore, sono utili contro gli spasmi delle malattie da raffreddamento, ma anche da quelli del malumore.

Sulla destra, prendendo il sentiero, si trova quasi subito una bella TSUGA DEL CANADA, divisa in più fusti e alta circa 30 metri, purtroppo danneggiata. Questa conifera che si può definire leggiadra per la sua grazia, ha aghi corti la metà dell’abete bianco, verde scuro nella pagina superiore e argentati sotto, con minuscoli frutti a pigna che sembrano roselline legnose.

Suo vicino è un CIPRESSO DI LAWSON, che del cipresso ha solo le foglie. Il suo portamento è aperto e con le foglie pendule. Anche questo albero è purtroppo danneggiato, ma si mostra per una sua caratteristica, che è quella di emettere grossi rami molto in basso, che creano volute nello spazio e poi si interrano per riprendere l’andamento verticale, come un nuovo albero. Di origine nordamericana, assomiglia moltissimo alla tuja gigante, dalla quale si distingue per sottili linee bianche sulla pagina inferiore delle foglie e per il buon profumo, tra il limone e il prezzemolo, che si sente stropicciando le foglie.

Vicinissimo, cresce un possente ABETE DI DOUGLAS di una 50 di metri di altezza e 10 di circonferenza, altra conifera nordamericana, simile all’abete bianco nostrano ma più disinvolto e con le pigne rivolte verso il basso, provviste di punte. Nell’Oregon, suo paese di origine, può raggiungere i 100 metri di altezza.

Lungo il viale, due METASEQUOIE, di origine cinese, che perdono il fogliame in inverno contrariamente alle parenti nordamericane. Circonferenza di circa 8 m e l’altezza di 45.

 

 

 

Alberi monumentali del Piemonte, provincia di Cuneo

castagno Monteu Roero

castagno Monteu Roero

 

A 20 km da Torino, nel grande parco della reggia di Racconigi si può trascorrere almeno mezza giornata passeggiando piacevolmente. A poca distanza dal palazzo si trovano PLATANI ORIENTALI, dal tronco molto allargato alla base e dalle foglie ben più incise rispetto alla varietà OCCIDENTALE e all’ibrido ormai comunemente diffuso. Purtroppo non sono in condizioni molto buone, ma la loro particolarità, oltre alle dimensioni dovute all’età veneranda, li rendono degni di nota.

Una ZELKOVA (olmo del Caucaso) alta 40 metri, col tronco dalla circonferenza di 6 metri ha 200 anni come gli altri alberi monumentali, tra cui un TASSO che si trova vicino alla piccola costruzione che serve da bar e biblioteca, conosciuto come albero della morte per essere tutto velenoso all’infuori dei suoi frutti rossi, è invece in ottimo stato. Lo si riconosce dalla forma a ghianda che gli hanno dato modellandolo, con i rami che nascondono completamente il tronco grazie alle fitte foglioline scure, disposte come aghi di abete, ma meno rigide. È un albero europeo che cresce lentamente e vive molto a lungo. Il suo legno è durissimo ma elastico, tanto che nell’antichità se ne facevano scudi e anche archi.

Dal paese di Demonte, una stradina asfaltata sale ripida verso Bergemolo, a 900 m. di altitudine, fra i castagni e poi i faggi, fino ad un pianoro col piccolo borgo dove un OLMO MONTANO di circa 400 anni, circonferenza di 6 metri ed altezza di 35 dà prestigio al luogo. L’olmo fiorisce molto presto a primavera e subito ha i frutti che sembrano petali di fiori verdi, che volano via allo stesso modo.

Cinquecento metri fuori da Monteu Roero, (350 m. slm) in direzione Torino, a Villa superiore si svolta a destra e si sale fino a trovare l’indicazione per Cascina Avai. Da lì si scende per 600 m. di strada sterrata per arrivare ad un bel castagneto con grossi alberi e, soprattutto, il più bel CASTAGNO che si possa immaginare, di 350 anni, 10 metri di circonferenza e 20 di altezza, integro. Dato che è difficile trovare parcheggio presso la cascina,, consiglio di lasciare l’auto vicino al cimitero, sotto il punto in cui si svolta a destra per salire. Si troverà subito l’indicazione per la passeggiata verso la “castagna granda”. Una visita che vale davvero la pena non solo per la bellezza dell’albero, ma per il luogo in cui si trova e la sua incantevole atmosfera. Anche nell’abitato del paese il paesaggio è molto suggestivo.

Si può trovare un albero altrettanto grosso, ma non in altrettanto buone condizioni, dietro una casa privata a poca distanza da Cascina Avai. Si prosegue verso Grato e, prima di arrivarci, sulla destra c’è l’indicazione per Cascina Novarini, n, 12. Chiedendo il permesso ai gentili proprietari, si può vedere il CASTAGNO a cui sono stati tagliati parecchi rami con lo scopo di farlo riprendere dal deperimento.

sequoie di Roccavione

sequoie di Roccavione

 

A Roccavione, distante pochi chilometri da Cuneo, a circa 600 m. di altitudine, nel parco di una villa dei primi anni del novecento distrutta nell’ultima guerra, ci sono due SEQUOIE GIGANTI di 110 anni, alte 50 metri e riconoscibili da lontano, con la loro forma simile ad enormi cipressi. La più grande ha una circonferenza del tronco di 12 metri. Accanto a loro un’araucaria sofferente e tre cedri. Dalla parte opposta del vialetto, un ABETE  coetaneo.

Nel parco della certosa di Chiusa Pesio, a circa 900 m. di altitudine, c’è un PINO STROBO di 200 anni, o alto 50 metri, col fusto di 6 metri di circonferenza riconoscibile dai lunghi aghi sottili e tendenti all’azzurro, oltre che dalle pigne lunghe, strette e curve.

A San Bartolomeo, frazione di Chiusa Pesio, lasciare l’auto nel parcheggio prima della albergo Valle Pesio e imboccare la via delle Borgate. In un’ora e mezza si sale facilmente a oltre 1000 m, slm e si arriva al gruppo di rovine di Tetti Baudinet, dietro le quali si trova un bellissimo FAGGIO secolare basso ma dall’ampia chioma, con la circonferenza del tronco multiplo di quasi 8 metri

Nei pressi di San Giacomo di Entracque, a 1250 m. di altitudine, si svolta a sinistra, si attraversa il ponte e si raggiunge la ex Casa Reale di Caccia. Di fronte all’edificio dei padri gesuiti ci sono due FAGGI di 130 anni, alti una trentina di metri, col tronco di 9 metri di circonferenza.

 Da Pietraporzio, a quasi 1300 m. di altitudine, andare fino al Pian della Regina e proseguire a piedi lungo il tracciato militare che porta al rifugio Zanotti. Lungo il percorso si trova un LARICE di 650 anni, alto 25 metri e con un tronco dalla circonferenza di circa 7. È solo e, proprio per questo, è un punto di riferimento per tutti.

A Saluzzo, (395 m. slm.) nel giardino botanico c’è una SOPHORA JAPONICA PENDULA la cui età è di almeno due secoli. La circonferenza del tronco è di 2 m. e l’altezza di circa 10. Questo tipo d’albero ha dimensioni ridotte, ma ciò che lo rende spettacolare sempre è la forma dei rami che si attorcigliano come serpenti, per poi terminare con archetti. E’ forse più attraente in inverno quando, senza la copertura delle foglie, si vede la sua originale forma.

A Melle, (700 m. slm.) oltrepassando l’abitato in direzione della Francia si vede sulla sinistra un cartello che indica (a stento) la borgata Prato. Meglio lasciare l’auto perché la stradina termina presso un gruppo di case dove è difficile parcheggiare. Il percorso dura comunque dieci minuti. Continuare oltre il borgo lungo la strada sterrata da cui bruscamente parte un ramo a sinistra. Salire e, arrivati al terzo tornante si vede un CASTAGNO di 350 anni, il fusto dalla circonferenza di 10 metri e un’altezza di 33.

A Savigliano, davanti all’ospedale c’è un giardino pubblico dove 6 TASSI formano un gruppetto sempreverde. Due di loro hanno tronchi dalla circonferenza di circa tre metri e l’altezza di circa dieci. Hanno probabilmente 200 anni, come i due grossi PLATANI che ci sono in un’aiola dalla parte opposta della strada. Uno di loro ha il basso tronco con una circonferenza di circa 9 metri.

Nel cortile della parte antica del settecentesco ospedale c’è un magnifico GINKGO BILOBA maschio col tronco dalla circonferenza di circa 4 metri ed un’altezza di almeno 15, a dimora da oltre cent’anni.

 

 

Alberi monumentali del Piemonte, provincia di Novara

ippocastani di villa Nigra

ippocastani di villa Nigra

 

Sul lago d’Orta, A Vacciago, lungo la strada principale, prima di una bellissima chiesa dalla facciata gialla, sul lato che dà verso il lago si vede un magnifico CASTAGNO in una proprietà privata. Le sue dimensioni fanno pensare ad un’età di almeno 500 anni. La famiglia proprietaria, i Tozzi Spadoni, su richiesta permettono anche la visita ad un RODODENDRO ARBOREO di almeno 200 anni.

Nel centro di Borgomanero c’è la biblioteca nella villa Marazza, circondata da un parco in cui alcuni alberi sono dell’epoca in cui la villa era stata ristrutturata. Le siepi di BOSSO del vialetto di accesso, un CASTAGNO su un lato, due PERI a spalliera sul retro, una VITE di uva fragola nel cortile posteriore.

A Gozzano, nel giardino del municipio c’è un bel GINKGO BILOBA di 150 anni, con la circonferenza del tronco di 5 m., che vale la pena di vedere soprattutto in autunno, quando le foglie a ventaglio si fanno di un giallo luminoso e spettacolare. Questo è un esemplare maschio. Le femmine fanno frutti simili a piccole prugne rosate che, se lasciate marcire a terra, hanno un pessimo odore. In Oriente sono però cucinate ed i noccioli tostati. Questo albero, tra i pochissimi restati dall’epoca giurassica, ha una straordinaria resistenza ed altrettante proprietà medicinali contro le malattie delle vecchiaia.

A Novara, nel tratto di viale Dante tra via Cotta e via Gnifetti, BAGOLARI ultracentenari difendono valorosamente dal traffico l’aria e il decoro del luogo. Sono molto rustici ma, come tutti gli alberi, hanno bisogno di far respirare le radici. Soffocati dall’asfalto anche sui marciapiedi, lo rompono per poter avere un poco di respiro. Occorrerebbe facilitarli con un tipo di copertura che lasci passare l’aria.

Ad Orta San Giulio, nel cortile del municipio e vicino al lago un bel CIPRESSO si distingueva per la sua forma affusolata e piena. E’ stato sradicato durante un temporale nel 2013.

Nel giardino pubblico di fronte al municipio di Ameno ci sono 4 AGRIFOGLI che, pur essendo arbusti, sono cresciuti come alberi, qualcuno con circonferenza del tronco di 2 m. Ben 15 TASSI, dalla crescita lentissima, pur avendo come gli altri 150 anni, hanno la circonferenza del tronco di 2 e mezzo. Ci sono anche ABETI BIANCHI, ben più alti, ma meno massicci di quanto lo sarebbero se non fossero anche loro lenti nel crescere, ma solidi. Infine ci sono i rododendri.

Nel parco della bellissima e barocca villa Nigra di Miasino, sempre visitabile, ci sono due IPPOCASTANI dai gran tronchi, con circonferenza di 5 metri ed un’altezza di almeno 25. Accanto a loro un FAGGIO ancora più grosso. Più vicino alla villa, due LIRIODENDRI e un CIPRESSO CALVO di dimensioni equivalenti. Tutti hanno un’età fra i 150 e i 200 anni. Molto più vicini all’edificio ci sono AZALEE di 220 anni che, essendo arbusti, hanno tronchi da alberelli.

 

 

Alberi monumentali del Piemonte, provincia di Torino

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platano del parco Valentino

 

CITTA’

Nella città di Torino ci sono molti parchi con alberi notevoli. Cominciando dal PARCO VALENTINO, da Sud, prendendo il viale Boiardo, sulla sinistra se ne vede un gruppo con un vero e proprio vasto tappeto di radici fuori terra. Sono i NOCI DEL CAUCASO, dalle foglie pennate che a Novembre, prima di cadere, diventano di un bel giallo Fra di loro, con effetto molto decorativo pendono i frutti: lunghi ciondoli che trattengono i semi alati.

Poco più avanti, a ridosso dell’ex Palazzo delle esposizioni, c’è una QUERCIA ROVERE di circa 150 anni, in pericolo di caduta a causa del terreno che le è venuto a mancare. Le querce sono grandi, robusti alberi dalle foglie a lobi, che hanno per frutti le ghiande. I canottieri si sono impegnati a salvarla. Scendendo lungo il viale Virgilio, sulla sinistra, dentro lo spazio del roseto, c’è un PLATANO molto armonioso. I platani sono fra gli alberi più grandi che abbiamo in Italia, con la corteccia chiara a chiazze e le grandi foglie palmate che in autunno diventano gialle ed arancioni.

Imboccando il viale Cagni, si trova un BAGOLARO, dalla corteccia grigio chiaro e liscia, dalla bella chioma a globo, foglie pennate di un verde tendente all’azzurro e frutti simili a piccole ciliegie nere, commestibili.

Davanti al bar, un IPPOCASTANO ancora sano, caso fortunato adesso che moltissimi sono malati, ha le foglie disposte a ventaglio e ad Aprile ha fiori bianchi raggruppati a cono, che diventano castagne adatte a curare la tosse dei cavalli.

Sul prato una bellissima ZELKOVA SERRATA, di origine giapponese, dalla bella corteccia che si sfalda in grandi placche e molti grossi rami disposti a calice. In autunno si colora di un suggestivo rosso.

Poco più avanti un FAGGIO, albero che può diventare molto grande e di solito vive in montagna, dai 900 ai 1400 m. Le piccole foglie in autunno diventano di un bell’arancione.

Sullo stesso prato, ma più in alto due SOPHORA JAPONICA, dalle foglie pennate, che fioriscono a Luglio con una miriade di fiorellini color panna molto profumati.

Tornando indietro più in alto, nella parte di giardino intitolata al III reggimento alpini, vicino al parco giochi, 4 bei NOCI DEL CAUCASO sono i più grossi del loro genere in questo giardino.

Lungo il retro del palazzo Valentino c’è l’ORTO BOTANICO. Si può ammirare da vicino il LIRIODENDRO del 1830, alto circa 25 metri, tronco dalla circonferenza di 4,5 m, che si vede già dalla strada al di sotto. Questo albero americano dalle caratteristiche foglie a testa di gatto, in autunno le colora di giallo e arancio non per zone, come fanno altri alberi, ma foglia per foglia, con effetto arlecchino. A Maggio si orna di tulipani giallo-verdi che diventano frutti simili a fiori legnosi, spesso ancora sui rami durante l’inverno.

Nello stesso orto c’è un TIGLIO TOMENTOSO (con peluria chiara sulla pagina inferiore) della stessa età, alto circa 30 metri e con un tronco dalla circonferenza di 4. In estate è bello il contrasto fra il colore della pagina inferiore con quella superiore ben più verde delle foglie. In autunno è di un giallo luminoso.

In città ci sono varie piazze alberate e, vicino al Valentino, la piazza Cavour ha molti begli alberi tra cui un grande PLATANO,  molto comune a Torino, fra le prime città a diffonderlo per le alberature stradali perché, oltre ad essere bello, è alto e dunque non disturba il traffico coi rami e resiste all’inquinamento.

C’è un GINKGO BILOBA maschio, dalle foglie a ventaglio, albero fra i più resistenti in assoluto, testimoniato anche dalla sua capacità di resistere agli sconvolgimenti dell’epoca giurassica, tanto da essere fra i pochissimi, con la tropicale cicadina e l’araucaria, ad essere arrivato nella nostra epoca. Le femmine portano frutti simili a prugne rosate che, se lasciate marcire a terra, puzzano. In oriente, suo luogo di origine, si cucinano ed i semi si tostano per mangiarli come frutta secca.

 Dei NOCI DEL CAUCASO ho già parlato per il parco Valentino. C’è anche un grande OLMO.

 

il Po del Valentino

il Po del Valentino

 

GIARDINO CADUTI DEI LAGER NAZISTI – In questo giardino sulla sponda opposta del Po di fronte al Valentino, sotto il parco giochi dei bambini c’è un NOCE DEL CAUCASO tra i più belli. E’ coricato sul terreno, con un tronco rivolto al fiume e uno al Corso Moncalieri, ciascuno con una circonferenza di 6 m. Forma una grande nicchia romantica.

All’estremità bassa vicino al ponte Umberto I, c’è un CELTIS ORIENTALIS, parente del bagolaro (celtis occidentalis) ma con una chioma disordinata anziché a globo, foglie più larghe e frutti rossi anziché neri.

GIARDINI REALI – dietro le mura ci sono due BAGOLARI e due ZELKOVA CARPINIFOLIA con la circonferenza dei tronchi di 4 e 5 metri. Sono della famiglia degli olmi ma, mentre i bagolari hanno una chioma a globo, coi rami che si allontanano dal tronco, la zelkova li ha tutti vicini, formando un calice e la corteccia grigia, sfaldandosi rivela un bel color cannella.

Nello stesso giardino, più vicino alla via Partigiani c’è un gruppo di NOCE DEL CAUCASO coi tronchi dalla circonferenza di 3 metri ciascuno. Alle loro chiome fitte si mescolano quelle ariose dei NOCI NERI, che in autunno fanno cadere o frutti avvolti in uno spesso mallo vellutato di colore giallo, simili a palle da tennis e dal profumo intenso, che col tempo diventano marrone scuro.

Verso il corso san Maurizio c’è un IPPOCASTANO

Più vicino all’auditorium ci sono due TASSI maschi e due femmine, che si riconoscono in autunno per gli arilli (frutti) rossi portati dalle femmine. Questi alberi sono molto resistenti all’inquinamento e alle potature, crescono anche all’ombra con molta lentezza e per questo hanno un legno solidissimo. Sono interamente velenosi, tranne la polpa degli arilli.

GIARDINO TESORIERA – entrando, sulla sinistra si vede subito un enorme PLATANO, con la circonferenza del tronco di circa 7 metri.

PARCO FLUVIALE DEL PO. I parchi lungo il Po sono molto belli, con lunghe piste ciclabili e passeggiate che permettono di andare da un capo all’altra della città senza mai passare nel traffico. Un PIOPPO NERO forse centenario, dalla circonferenza del tronco di circa 5 metri, così perfetto da sembrare una mongolfiera si trova a Nord nell’area Colletta, dove lo Stura si unisce al Po. La via Settimo, vicino al ponte Amedeo VIII venendo da Nord, sulla sinistra fa angolo con via Leon Battista Alberti. Li c’è una pizzeria ed un parcheggio. Nei primi metri del parco si vede il bell’albero. Il pioppo è il tipico albero da fiume, e quello nero è chiamato così per il tronco scuro (ma grigio più che nero). Ha foglie triangolari seghettate che in autunno diventano di un bel giallo.

In Piazza Statuto, nel cortile del n. 13 c’è una VITE di uva fragola di circa 150 anni, lunga 15 metri.

 

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platani di Campiglione fenile

 

PROVINCIA

Non molto distante da Torino, a Santena, c’è il parco Cavour, con alcuni alberi centenari molto belli, tra cui un PLATANO e dei CARPINI di particolare bellezza.

Andando verso Pinerolo, in autunno si notano dei grandi agrifogli femmine con le loro belle bacche rosse. Per trovarne di veramente notevoli, basta proseguire fino a Porte, a 400 m. di altitudine dove, nel giardino del municipio si trova una coppia di AGRIFOGLI monumentali, alti una decina di metri ciascuno. Questa pianta cresce molto lentamente e, come avviene di solito in abbinamento alla lentezza, la robustezza consegue. Il legno è dunque pregiato e quello che solitamente è un arbusto, che arriva a diventare albero, è davvero molto bello.

A Sud di Pinerolo, arrivando verso Campiglione Fenile, a 365 m. di altitudine, si ha la bella sorpresa di vedere molti grandi alberi fra i frutteti di kiwi, meli, viti. E’ ormai un caso raro. Sono in gran parte proprietà del Marchese di San Germano e del Conte Battaglia che hanno le loro ville in paese. Passeggiando si possono vedere, fra gli alberi più belli, essenze straniere ultracentenarie come il NOCE DEL CAUCASO (6 m, di circonferenza, 20 di altezza), vari LIRIODENDRI, un GINKGO BILOBA, alcune LIQUIDAMBAR, oltre a dei PLATANI che dai tempi degli antichi romani sono diventati italiani e un FAGGIO, che di solito vive in montagna.

 Andando verso Cuneo, lungo la strada esterna a Carignano, subito dopo una rotonda si vedono sulla destra 4 GELSI davanti alla cascina S.Martino. Questo tipo d’albero era molto comune in passato nelle campagne, quando con le sue foglie si nutrivano i bachi da seta. Adesso in Piemonte sono difficili da vedere, mentre in Friuli/Venezia/Giulia e in Emilia/Romagna capita molto più spesso.

Ad Ivrea,nella striscia di parco pubblico lungo la Dora Baltea, quasi  in corrispondenza della torre di S.Stefano, c’è un meraviglioso CARPINE BIANCO secolare con tre tronchi, che sembra una scultura. Nello stesso parco, di fronte al liceo c’è un IPPOCASTANO di tutto rispetto.

Sempre ad Ivrea, nel parco di Villa Casana, aperta al pubblico, dove si trova l’archivio storico Olivetti, c’è un BAGOLARO centenario che vale la pena di essere visto.

 

 

Alberi monumentali del Piemonte, provincia di Verbania

tasso di Cavandona

tasso di Cavandona

 

Lungo il Lago Maggiore, sul versante piemontese sono numerose le ville con giardini visitabili, dagli alberi in gran parte esotici. Molto piacevole è la visita alle isole borromee, tra cui l’Isola Madre dove si trova un albero degno di essere chiamato “apparizione”. E’ un CIPRESSO DEL CACHEMERE, glauco, di 200 o forse 300 anni, la cui circonferenza del fusto è circa 10 metri e l’altezza intorno ai 25. E’ un albero raro, dalle chiome pendule come i salici ma con le foglie del cipresso. Purtroppo, nell’estate 2006 una tromba d’aria che ha distrutto moltissimi alberi ha sradicato anche lui. Sono stati fatti subito interventi per salvarlo, bagnandolo in continuazione e proteggendolo affinché non morisse. Poi è stato rimesso in piedi, ma adesso è irriconoscibile, spogliato di moltissimi rami, anche se si è ripreso. Si trova davanti al palazzo del 600, molto interessante in particolare per i teatrini e le marionette che ospita. Un altro albero notevole è la MAGNOLIA GRANDIFLORA che ha creato un boschetto intorno a sé grazie ai suoi rami che, posandosi sul terreno hanno messo radici da cui sono spuntati nuovi alberi. Vale la pena di vedere il CIPRESSO CALVO, che normalmente cresce con i piedi nell’acqua ed ha perciò radici che creano appendici risalenti in verticale, per respirare, spesso dall’aspetto di nanetti. Dato che questo cresce in un prato, gli pneumatofori (così si chiamano le appendici) sporgono appena ma si estendono lontano nel prato, dando un’idea dello spazio sotterraneo che certi alberi occupano.

Sull’Isola Bella, un magnifico CANFORO, dalla circonferenza del tronco di forse 8 metri e l’altezza di 20, si trova all’ingresso di un giardino dove parte degli alberi è potata in topiaria: alcuni notevoli TASSI per esempio. Molto bella una SUGHERA al naturale, sotto il bar e un LIRIODENDRO proprio prima dell’uscita.

Venendo da Stresa verso Pallanza, la strada si biforca. Prendere il ramo a sinistra, che sale. A metà salita, facendo molta attenzione si vedrà una stradina che sale, dopo aver curvato a U. E’ quella che porta a Cavandona, un paesino in collina, in cima ad una strada molto stretta. Prima di raggiungere la fine della strada, sul sagrato di una piccola chiesa, si vede un bellissimo TASSO maschio dal grosso tronco avvitato su sé stesso ed i rami che formano una cupola armoniosa. Ha un’età di almeno 500 anni. Si riconosce il suo sesso in autunno, quando le femmine portano gli arilli rossi (frutti) mentre i maschi hanno i futuri fiori in boccio.

A Pallanza, all’ingresso del giardino di Villa Taranto, una magnifica QUERCIA ROSSA, enorme nonostante la recente potatura, è un degno benvenuto al giardino. All’interno, una profusione di alberi e piante di tante specie diverse danno quasi il capogiro. Il tronco di un CASTAGNO del seicento, con una circonferenza di circa 6 metri è fra i più massicci, ma notevoli sono tanti altri fra cui un ALBERO DEI FAZZOLETTI, una QUERCIA PALUSTRE, un LIRIODENDRO, una LIQUIDAMBAR, con fusti dalla circonferenza da 4 a 5 metri. Molte conifere esotiche spiccano, tra cui un doppio ABETE ORIENTALE dalla chioma sottilissima e aghi molto corti.

Dopo aver superato Verbania, proseguire verso la Svizzera e dopo tre chilometri si arriverà a Ghiffa. Sulla destra, dopo l’albergo Ghiffa e il Municipio, tre meravigliosi ALBERI DELLA CANFORA uno vicino all’altro formano una nuvola di un verde lucido e scuro, alta almeno 25 metri, sulla riva del lago. I tronchi di ciascun albero misurano circa 5 metri di circonferenza e l’età presumibile è di 200 anni. Stropicciano le foglie del canforo, sempreverde originario dell’Asia, si sente il profumo balsamico dei suoi oli che usiamo per aiutare le nostre vie respiratorie o servire da anti-tarme. Anche i frutti, piccole sferette verdi autunnali, hanno lo stesso profumo quando si incidono.

Proseguendo si arriva ad Oggebbio dove, all’altezza della Residenza del Pascià, nel tratto di giardino privato lungo il lago si vede un altro CANFORO con un tronco di circa 7 metri di circonferenza ed una magnifica chioma.

A Baveno, il giardino pubblico lungo il lago della villa Fedora, ospita alberi di grande bellezza di circa 150 anni. Alcune querce SUGHERE, che si distinguono facilmente per la corteccia sugherosa con profonde fessure e le piccole foglie sempreverdi. Un CEDRO CALIFORNIANO che può sembrare una sequoia ma che si riconosce in autunno dai frutti legnosi che cadono a terra e sembrano fiori di legno. C’è un enorme CASTAGNO che presumibilmente ha varie centinaia d’anni, ALLORI ed AGRIFOGLI femmine (riconoscibili dalle bacche), un CIPRESSO DI LAWSON proprio vicino al lago, di forma conica che nasconde sotto il fogliame una gran quantità di rami che si allargano già da terra e formano una spettacolare serie di colonne. Un’altra dalle foglie glauche è più in alto, vicina alla villa, sede della Camera di Commercio, costruita nel 1857 e passata all’inizio del ‘900 al musicista Umberto Giordano che qui ha composto l’opera Fedora, che ha dato il nome alla villa.

A Stresa, lungo la strada principale, nel giardino del n. 19, dove si trova la fondazione Rosmini, un CEDRO DEODARA di 160 anni, alto più di 40 m. e con una circonferenza di circa 8 è ben visibile ai passanti. Sul lungolago si trovano anche bei CANFORI, un FAGGIO e altre piante notevoli.

 

 

 

Alberi monumentali del Piemonte, provincia di Vercelli

liquidambar a Vercelli

liquidambar a Vercelli

 

Nella zona della stazione ferroviaria di Vercelli si trovano gli alberi più belli della città, con bei viali ombreggiati da liquidambar, liriodendri, aceri, ippocastani, olmi. Sul lato del Corso de Gasperi, dove c’è la facoltà di lettere e filosofia, nel cortile interno si trova un GLICINE della probabile età di 140 anni. Il tronco ha una circonferenza di circa 4 metri. Insieme ad un suo gemello meno imponente riveste la facciata dell’edificio ottocentesco.

Sul lato della piazza Sant’Eusebio c’è una LIQUIDAMBAR di 200 anni, alta circa 30 metri, con accanto una gemella più piccola. Questo albero di origine americana ha le foglie simili a quelle dell’acero ma più appuntite, che sembrano stelle e, a Novembre, prende colori fiabeschi che vanno dal giallo al rosso, al viola