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alberi monumentali della Sicilia, provincia di Agrigento

olivo di Agrigento

olivo di Agrigento

 

Nella valle dei templi, lungo la strada che costeggia i grandi monumenti ci sono OLIVI della possibile età di 700 anni, con una circonferenza del tronco che arriva agli 8 metri. Fra loro ci sono i MANDORLI, che fioriscono da Dicembre a Marzo e profumano in modo caratteristico, speziato. In questa zona ce ne sono grandi piantagioni.

Nella parte più bassa della zona monumentale c’è il giardino della Kolymbetra, dove si trovano MIRTI di circa 150 anni. Dato che questi sempreverdi di solito sono arbusti, vederli in forma d’albero è inconsueto. Le piccole bacche scure possono essere usate in cucina o per farne liquori. I fiori sono bianchi e delicati. Si trovano poi agrumi, alloro e altri sempreverdi mediterranei. Il luogo è molto suggestivo, in una conca dove la roccia calcarea ha colori vivaci e dove si possono vedere le vasche di raccolta dell’acqua ed i canaletti di irrigazione alla maniera tradizionale, imparata dagli arabi ai tempi della loro dominazione.

 

Alberi monumentali della Sicilia, provincia di Caltanissetta

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sughera di Niscemi

 

 

A Milena, in via Silvio Pellico, in contrada carrubo si trova appunto un antico CARRUBO coi tre tronchi coricati. Questo è un albero che cresce spontaneamente dove ci sono gli olivi. I frutti delle femmine, dei baccelli marroni, sono nutrienti per umani ed animali. Vengono usati nell’industria alimentare. Nella zona di Modica e Noto ci sono i carrubi più grossi ed antichi. Un MANDORLO dal tronco diviso in due gli fa compagnia. Ha 300 anni. Il mandorlo è molto diffuso in Sicilia dove fiorisce precocemente, da Gennaio a Marzo, emanando un profumo speziato dai petali bianchi o rosati che, impollinati dalle api, si trasformano nei frutti nutrienti e squisiti da cui si può anche ricavare un olio adatto ad ammorbidire pelli delicate.

Nella sughereta di Niscemi, svoltando due volte a sinistra si trova sulla destra un sentiero con dei cartelli. Seguendolo, dopo cinque minuti di cammino si trova una SUGHERA di circa 300 anni, con la circonferenza del fusto di oltre 6 metri. La bella corteccia caratteristica di questo sempreverde mediterraneo c’è solo sui pochi rami alti. La bella corteccia caratteristica di questo sempreverde mediterraneo c’è solo sui pochi rami alti. Infatti, quando si toglie alla pianta la sua corteccia originaria chiara e riccioluta, detta “sughero maschio” poco utilizzabile commercialmente, dopo circa 10 anni completa una nuova corteccia più liscia e scura, chiamata “sughero femmina”, utile per gli scopi umani ma non più bella. Questo albero è comunque impressionante per dimensioni ed aspetto. Poco più avanti c’è una seconda pianta di poco inferiore. La corteccia spessa le serve per difendersi dagli incendi frequenti nei luoghi caldi di cui è originaria.

 

Alberi monumentali della Sicilia, provincia di Catania

leccio di milo

leccio di Milo

 

A Sant’Alfio si trovano le indicazioni per recarsi, sopra il paese, al celebre CASTAGNO dei 100 cavalli, che dicono vecchio di 3000 anni. A causa delle numerose vicissitudini, tra cui 3 incendi nel ventesimo secolo, l’albero che aveva una circonferenza di 50 metri circa, è ridotto a tre grandi ceppaie di vari metri di circonferenza ciascuna. Il tutto è circondato da una palizzata, così che quelli che sono ormai tre diversi gruppi di annosi alberi si vedono da qualche metro di distanza. Ben più suggestivo è il millenario CASTAGNO di Sant’Agata, lungo la strada che dalla piazza asfaltata dove si sosta per andare all’albero precedente, continua in leggera salita. Dopo meno di un chilometro, sulla destra oltre un muro si vede un gigantesco CASTAGNO dalla circonferenza di 20 metri ed i tronchi disposti in modo tale da dargli la forma di una caravella. Per questo lo chiamano Nave. Si trova nel territorio del comune di Mascali, confinante con Sant’Alfio.

Prima di arrivare a Milo, a Fornazzo, nel mezzo della piazza c’è un bel BAGOLARO centenario col tronco dalla circonferenza di circa 3 m. Questo è un albero soprannominato “spaccasassi” per le sue radici che sanno trovarsi un varco verso l’acqua anche attraverso le pietre. Frugale e resistente, ha foglie seghettate a forma di piuma e frutti simili a magre ciliegie gialle e poi nere, commestibili anche per gli umani e dai cui noccioli si può ricavare olio.

A Milo si trovano i cartelli bianchi che indicano come raggiungere il LECCIO della possibile età di 500 anni, chiamato “ilice di Carlino”. Arrivati al frantoio delle pietre laviche, che si riconosce dalle vistose strutture, si sale ancora un poco lungo la strada fino a che si vede, sulla sinistra, una strada lastricata con pietre dell’Etna. Lasciando il proprio automezzo, si sale quella strada e, dopo 50 metri, si prende la deviazione verso sinistra. Si percorre per circa 15 minuti la strada ben presto sterrata fino a raggiungere una costruzione diroccata. Sulla destra si vede una recinzione del demanio forestale che si scavalca con la caratteristica scaletta. Si sale per la strada per cinque minuti fino ad un piano dove devia. Prendere a sinistra fino a raggiungere un passaggio nella recinzione, dove un cartello indica l’albero. Da lì si percorre il sentiero appena percettibile fra gli alberi, scendendo 5 minuti fino a raggiungere alcune costruzioni in rovina ed il bellissimo albero, in un’atmosfera fiabesca. Il leccio è una quercia sempreverde il cui nome scientifico è “quercus ilex” in cui si riconosce la parola siciliana ilice. Le sue ghiande sono ottimo cibo per molti animali.

 

 

Alberi monumentali della Sicilia, provincia di Messina

acerone

acero di Cesarò

 

Sui monti Nebrodi, ricchi di querce sughere, agrifogli, cerri ed aceri, si trova anche una zona con molti tassi. E’ la “Tassita” che si raggiunge partendo da Caronia verso l’entroterra per circa 23 chilometri, poi prendendo una strada sterrata per altri 3. Infine si arriva ad un cancello che si può oltrepassare salendo una scaletta di legno. E’ un luogo di grande suggestione, con grossi sassi rivestiti di muschio, così come lo sono in gran parte gli alberi di TASSO ed ACERO DI MONTE. Hanno forme complesse che, nell’insieme, creano l’effetto di trovarsi in un luogo antico ed incontaminato. Si può seguire il sentiero ma, per vedere le piante più belle bisogna risalire quasi subito verso l’alto. Su alcune c’è il bel lichene a foglia di quercia. Il tasso è un sempreverde che cresce anche all’ombra di altri, come l’agrifoglio, molto lentamente ed il suo legno è, di conseguenza, solido e al tempo stesso elastico. E’ interamente velenoso, tranne la polpa dei frutticini rossi (arilli) che le femmine portano in autunno. Resiste all’inquinamento e alle potature. L’acero ha foglie palmate che in autunno si colorano di giallo e di rosso, mentre i piccoli frutti sono simili ad insetti alati.

Salendo in direzione di Cesarò si trovano le indicazioni per il monte Soro. Prendere quella strada e poi salire dal bivio seguente per circa 3 chilometri, lungo una stradina con tracce di antica asfaltatura. Ad un’ altitudine di 1800 m slm, sulla sinistra si trova un cartello con la scritta sbiadita che indica l’acerone, vale a dire un ACERO DI MONTE pluri-centenario, con la circonferenza del tronco di oltre 6 metri ed un’altezza di circa 20. Questo tipo d’albero ha la corteccia chiara a scaglie che, quando si staccano, scoprono una superficie con motivi in rilievo. Il legno è chiaro come avorio.

 

Alberi monumentali della Sicilia, provincia di Palermo

frassino di Petralia

frassino di Petralia

 

Nel Parco delle Madonie, da Castelbuono si sale verso San Guglielmo e si seguono le indicazioni per l’albergo Milocca. Lo si supera e, dopo circa 4 chilometri si arriva alla fine della strada, al Piano Sempria, dove c’è il rifugio del Club Alpino Siciliano, costruito proprio accanto ad una QUERCIA ROVERELLA di circa 500 anni, tronco dalla circonferenza di 8 metri ed altezza di 15. Da lì si può continuare attraverso i sentieri in direzione di Piano Pomo. Subito si trova un’altra antica roverella, molto grossa, nodosa, con una cavità diventata altare per una Madonna. Seguendo la segnalazione per i monumenti naturali, si raggiunge Piano Pomo, che prende il nome dalle bacche degli AGRIFOGLI GIGANTI. Lì, infatti, c’è un boschetto con circa 300 alberi con oltre 300 anni di età. Gli agrifogli che crescono lentamente e di solito sono solo arbusti, hanno preso dimensioni eccezionali, con tronchi multipli e saldati fra loro. Hanno come compagno un antico ACERO CAMPESTRE e, al margine del boschetto, anche un grande FAGGIO, coetaneo degli agrifogli. Durante il percorso verso gli agrifogli giganti si trovano quelli nani, dalle foglie piccolissime, a causa del continuo brucare degli animali che hanno costretto le piante a ridursi in dimensioni bonsai.

A Polizzi Generosa, si prende la strada per Piano Battaglia e dopo 8 km si trova un cancello verde. Li si entra per percorrere a piedi, con un’ora e mezza di cammino circa, la strada che porta a vedere gli ABETI DEI NEBRODI, una varietà di abete bianco endemico di questi monti, che un tempo si chiamavano Nebrodi come la catena vicina.

Arrivando da Castellana Sicula verso Petralia Sottana, sulla sinistra si vede l’indicazione per un santuario. Si scende per la stradina e si va avanti risalendo per meno di un chilometro, fino a che si trova un magnifico FRASSINO, della possibile età di 400 anni. La circonferenza del tronco è di circa 8 metri e l’altezza è di 25. Il paesaggio è bellissimo anche in inverno, con i fiori già pronti sui rami dei frassini, color verde chiaro, i rami color arancio vivo dei salici, le bacche rosse delle rose canine, i mandorli fioriti, dato il clima mite anche ad 850 m di altitudine. Tornando sulla strada principale e continuando verso Petralia Soprana, su una curva ci sono altri frassini più giovani ma comunque molto belli. Uno è almeno centenario, con un tronco dalla circonferenza di 3 m. I frassini si riconoscono anche per avere spesso tronco e rami rivestiti di un lichene color verde dorato che sta volentieri su di loro. Le foglie sono pennate. Hanno radici saldissime e profonde, tanto che nell’antichità si riteneva che il frassino sorreggesse il cielo. E’ consigliabile piantarlo ovunque ci sia bisogno di consolidare i terreni, per impedire che franino.

All’Orto Botanico di Palermo, fra moltissimi alberi esotici se ne trovano tre di particolare bellezza e dimensioni. Un FICUS MAGNOLIDES alto 30 metri, piantato nel 1845 e gigantesco anche in ampiezza grazie alle radici aeree che, discendendo dai rami si sono conficcate nel terreno ed ingrossate fino a formare molti tronchi. Le radici del fusto principale, che serpeggiano fuori terra sono altrettanto impressionanti. Una DRACENA DRACO su una collinetta che permette di ammirare la sua bellezza nonostante le dimensioni ridotte per sua natura. E’ endemica delle isole Canarie, Capoverde e Madera. E’ chiamata drago perché la sua resina, all’aria diventa rossa come sangue. E’ molto utile per rimarginare ferite, guarire piaghe e rinforzare le mucose. Una serie di CEIBA SPECIOSA di oltre un secolo, occupa un intero viale. Sono alberi dal tronco a forma di bottiglia e ricoperto di spine, dai bei fiori e dai frutti lanosi come il nostro pioppo o l’albero del kapok, i cui fiocchi leggeri trasportano i semi lontani dall’albero che li ha generati.

Anche nel centro città, in piazza Marina c’è un FICUS discendente di quello dell’orto botanico, molto grande e spettacolare, nel bel giardino Garibaldi, dove ci sono altri esemplari dello stesso albero, meno imponenti ma che, comunque, insieme a lui creano una grande suggestione.

 

 

Alberi monumentali della Sicilia, provincia di Ragusa

carrubo

carrubo di Cammaratina

 

Da Modica, prendere la direzione per Frigintini e poi Noto, in direzione della contrada Favarotta, dove si vedranno OLIVI dalle forme avvitate e soprattutto monumentali CARRUBI in quantità. Al km 9 e 300, sulla destra c’è un OLIVO coricato dalla forma molto suggestiva. Al km 9 e 600 prendere la strada sulla destra, in contrada Cammaratini. Nella proprietà del numero civico 3, lungo il muricciolo c’è un grosso carrubo con due tronchi, mentre nella parcella più interna se ne trova uno della possibile età di 600 anni, col tronco dalla circonferenza di 6 metri circa. Il carrubo è un sempreverde che cresce spontaneamente in compagnia dell’olivo, per affinità. Il suo legno è ben più debole, ma i dolci frutti delle piante femmine sono nutrienti. Si tratta di baccelli commestibili per uomini ed animali, utilizzati nell’industria alimentare anche come surrogato del cioccolato. I semi duri e piatti sono di peso e dimensione tanto regolare che in passato erano utilizzati come misura per i preziosi: i carati. A settembre può succedere di trovare ai piedi dei carrubi un enorme e squisito fungo arancione “a funcia ri carrua”.

Continuando lungo la strada, arrivati dove sulla sinistra si vede un cartello che dichiara un centro sperimentale del carrubo, nel prato a destra ce n’è uno dalla forma bizzarra, che lo fa sembrare un animale.

 

Alberi monumentali della Sicilia, provincia di Trapani

dracena di Trapani

dracena di Trapani

 

Arrivando da Agrigento verso Castelvetrano, prendere la direzione per Partanna. Al semaforo dove s’è un edificio ocra prendere a destra ed al seguente incrocio, di nuovo a destra in direzione della contrada Cerarsa. Proseguire in piano fino a che, prima di una collina, si vede sulla sinistra un vigneto con una stradina sterrata. In quella direzione si va verso il Castello di Pietra, una roccaforte naturale che era riserva di caccia e nella quale ci sono vari alberi tra cui una QUERCIA ROVERELLA monumentale. Tutta la zona è molto suggestiva.

Nella città di Trapani, in via villa Rosina, 29, c’è l’albero forse più grande che si possa trovare in un giardino condominiale: un FICUS MAGNOLIDES gigantesco, (vedi Palermo, Orto Botanico) con la circonferenza del tronco intorno ai 7 metri. Purtroppo gli hanno tagliato le radici aeree, impedendogli di dare futuri sostegni ai suoi rami. Vicino a lui c’è una DRACENA DRACO (vedi Palermo, Orto Botanico)notevole, considerata la sua natura che la mantiene di dimensioni ridotte. Nella sua fitta chioma passa un’altissima PALMA da dattero, la palma più diffusa nelle zone del Sud Italia. Ogni anno le palme fanno crescere un giro di foglie che poi seccano, mentre il tronco si alza in proporzione. Le più alte denunciano dunque un’età notevole. Il ficus e la dracena sembrano un omaggio all’Orto Botanico di Palermo, dove sono antiche di circa 160 anni.