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Gelosia e invidia: come fare?

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Gelosia e invidia infestano i rapporti umani forse più di qualsiasi altro sentimento negativo. Distruggono famiglie, amicizie, progetti e fanno arrivare fino alle guerre. Sono la conseguenza, prima di tutto, di un senso di inferiorità, di inadeguatezza che rende insoddisfatti nel profondo di sé, anche se si ha avuto tutto ciò che apparentemente può appagare. Quello che conta per la serenità interiore è anzitutto la consapevolezza del proprio valore, su cui il successo esteriore influisce poco, che si tratti di affetti o di carriera. E’ inutile cercare di combattere frontalmente qualsiasi sentimento e qualsiasi istinto, perché vengono dal profondo dell’animo, su cui influisce il linguaggio del corpo o quello creativo, mentre la ragione non lo raggiunge. La ragione aiuta invece ad avvicinarsi ai metodi adatti, per poi lasciar loro la strada. Una persona verso cui abbiamo pulsioni negative, a distanza ci appare insopportabile, soprattutto perché sovrapponiamo al suo vero essere quello creato dalla nostra ostilità, dai nostri pregiudizi o anche dal senso di colpa nei suoi confronti. Pochi ammettono persino con se stessi di avere compiuto un torto e il senso di colpa lavora sotterraneamente per avvelenare la propria vita, oltre che quella altrui. Da qui il bisogno di aggredire e di allontanare chi ci ricorda, con la sua sola esistenza, una nostra mancanza. Occorre avere il coraggio di ammettere con se stessi i reali motivi che hanno portato al dissidio e la scrittura può aiutare.

 

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Scrivere liberamente, solo per sé, tutte le cose che si sono tenute nascoste per orgoglio, per ripicca o per altri motivi, è liberatorio e porta a fare un altro passo importante: avvicinare chi si è tenuto alla larga, per risolvere un cattivo rapporto che pesa comunque su entrambi. Se la persona verso cui proviamo sentimenti negativi è onesta e consapevole, è possibile che il semplice stare insieme, SENZA INTERFERENZE DI TERZI, porti a dissolvere i fantasmi che ci hanno tormentati. Fare qualcosa insieme, che sia una passeggiata o un pranzo, porta a sintonizzarsi in modo naturale, purché ci sia una sincera disposizione da parte di entrambi. Ascoltare ciò che l’altro ha da dire, senza sovrapporre alle sue parole le proprie paure e pregiudizi è fondamentale quanto ascoltare sinceramente ciò che abbiamo nell’animo e chiede di non essere giudicato, ma compreso. Chi è geloso e invidioso è poco attento alle proprie esigenze più profonde e l’insicurezza che ne deriva si trasforma in desiderio di distruggere chi si ritiene abbia occupato un posto desiderato da noi in esclusiva. Ascoltare, chiedere spiegazioni e chiarimenti, leggere e rileggere ciò che scriviamo o ci scrivono, aiuta ad evitare i malintesi e le conseguenti, immotivate sofferenze. Naturalmente sarebbe bene che anche dall’altra parte ci fosse una presa di coscienza del genere, altrimenti tutto diventa più difficile. Comunque intanto cominciamo da noi stessi. Qualunque cosa che noi vogliamo cambiare, deve partire dal nostro cambiamento.

Altri articoli che aiutano a capire l’animo umano si trovano nella sezione UMANITA’ di questo sito e nelle rubriche FILM SELEZIONATI e LIBRI SELEZIONATI. Fra i film che mostrano come agisce la gelosia e il senso di colpa c’è Non desiderare la donna d’altri, mentre sugli effetti dell’incapacità di riconoscere i propri sentimenti negativi o qualcosa di vergognoso, con effetti distruttivi causati dal senso di colpa c’è The Reader, L’uomo senza sonno, Marianna Ucria.

Un libro che mostra molto bene il percorso della gelosia e del senso di colpa è Il cacciatore di aquiloni. Sulla gelosia e i pregiudizi c’è L’isola di Arturo.

 

 

Risolvere il problema o prevalere?

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Uno dei motivi per cui le incomprensioni diventano litigi e poi rotture è che uno dei due contendenti o anche entrambi, invece di cercare di risolvere il problema che li ha portati allo scontro, fanno di tutto per prevalere sull’altro, a qualsiasi costo. Questo modo di fare è causato anzitutto dalla scarsa consapevolezza di quanto tutti possiamo sbagliarci con grande facilità, dato che i confini fra giusto e ingiusto, ragione propria e ragione altrui sono labili e comunque individuabili attraverso molti aspetti e considerazioni, sfumature e dettagli. Invece, spesso le questioni vengono semplificate in modo grossolano e sommario, travisando così la realtà. La consapevolezza necessaria a farsi un quadro sufficientemente realistico delle cose si ottiene attraverso un’ampia conoscenza di come funziona la mente e la vita. Sono però pochi quelli che la possiedono, che la ampliano e la mettono alla prova, da una parte perché questo tipo di conoscenza è quasi del tutto esclusa dalla nostra educazione e istruzione, dall’altra parte perché occorre avere una mentalità aperta, elastica, curiosa e anche coraggiosa per andare controcorrente rispetto alla maggioranza. Il vantaggio per chi ha questa consapevolezza è il saper comprendere molte più cose, l’avere una vita interiormente ampia e una grande forza interiore. Lo svantaggio è quello di avere meno sicurezza del proprio giudizio e di essere più soggetto a perdere in uno scontro.

 

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Chi, invece, ha una visione più rigida delle cose, non viene sfiorato dal dubbio di potersi sbagliare. Ecco perché cercherà di prevalere sull’avversario usando qualsiasi mezzo anche sleale, dato che riterrà la sua vittoria come la conclusione ovvia della questione. Prevalere, però, non significa affatto aver risolto il problema e tanto meno ottenere una vera soddisfazione. Spesso l’astio è tale da far preferire un danno per entrambi piuttosto di riconoscere la ragione dell’avversario, anche se questo potrebbe portare un vantaggio reciproco, almeno da un punto di vista interiore con pace e serenità.

Quindi, ogni volta che ci si scontra su una questione è bene porsi la domanda: vogliamo risolvere il problema vedendo quali mezzi sono a disposizione per raggiungere lo scopo, o prevalere uno sull’altro con ripicche a non finire?

 

Oltre ai numerosi articoli che si trovano nella sezione umanità di questo sito, un aiuto si può avere dai libri e dai film che consiglio.

 

 

L’albero della conoscenza, contro la violenza sulle donne, sull’ambiente, su chi dà fastidio

installazione GIOVANE ALBERO DELLA CONOSCENZA, dal 2007 al 2014 nel giardino dell'associazione Pardes di Mirano (VE)

installazione GIOVANE ALBERO DELLA CONOSCENZA, di Anna Cassarino,  dal 2007 al 2014 nel giardino dell’associazione Pardes di Mirano (VE)

 

Il 21 Novembre è stata la giornata degli alberi e il 25 quella contro la violenza sulle donne. Sono tante le iniziative per denunciare la vergogna della violenza su natura e donne: da leggi più severe a maggiore controllo. Ma le prime riguardano solo la punizione e il secondo è ben poco realizzabile.  Sono pochissimi quelli che propongono l’educazione come contrasto e reale prevenzione. E’, infatti, la cosa che impegna maggiormente, che è più difficile, che comporta l’impiego di più tempo,  pazienza,  conoscenza,  consapevolezza di ciascuno. E’ però più efficace.

Contro le offese che ci vengono dagli altri, dalla maleducazione alla violenza verbale e fisica, si tende a rispondere in modo analogo, protestando, accusando, cercando di rendere pan per focaccia, aggravando così la situazione, a meno che non si sia più forti o più autorevoli di loro.

I rimproveri hanno un effetto positivo solo su persone consapevoli, capaci di affrontare le proprie mancanze. Su tutti gli altri, invece, si ottiene l’opposto, vale a dire una chiusura, il rifiuto di ammettere qualsiasi responsabilità e l’insorgere del desiderio di vendetta.

Molto raramente si riconosce la necessità di dedicare più tempo alla propria interiorità, per capire un po’ anche quella altrui e migliorare i rapporti umani, indispensabili per la realizzazione di qualsiasi progetto, sociale o ambientale. Se questo sforzo avviene da una parte sola, le possibilità di successo sono dimezzate e la fatica raddoppia.

E’ per questo che da anni porto qua e là alle manifestazioni un ramo dell’ALBERO DELLA CONOSCENZA, installazione artistica con una fioritura di libricini.

 

ramo dell'ALBERO DELLA CONOSCENZA, contributo fuori concorso per un manifesto contro la violenza sulle donne a Firenze

ramo dell’ALBERO DELLA CONOSCENZA, di Anna Cassarino, contributo fuori concorso dell’Arci per un manifesto contro la violenza sulle donne a Firenze a Novembre 2014

 

E’ inutile cercare di “far ragionare”. Può darsi che sul momento si ottenga un riconoscimento, ma le persone che non sanno capire da sole di avere sbagliato, anche quando con la ragione ritengono di potersi ravvedere, sarà per loro impossibile farlo davvero. Occorre utilizzare modalità che tocchino l’immaginazione, il sentimento, le sensazioni, tutto ciò che è più istintivo, perché è da lì che partono le azioni. Far sentire anziché spiegare. Ma per far sentire occorre prima prepararsi interiormente, attraverso l’ascolto del proprio sè più profondo, che si raggiunge anche con l’avvicinamento alla natura e comunque nella calma e nel silenzio. Rumore e fretta disturbano qualsiasi ascolto.

Se se è dotati di un gran senso dell’umorismo e si riesce a dare una svolta che sdrammatizzi un conflitto con le persone, si può ottenere qualche risultato. Altrimenti bisogna avere una tale pazienza da seguire l’interlocutore sulla sua strada, fino a che si renda conto da solo dell’errore. Spesso, però, chi è stato offeso si sente troppo ferito e non riesce a utilizzare modalità adeguate alla difficile situazione. Deve prima riuscire a scaricare le proprie tensioni con mezzi efficaci, diversi da persona a persona. Da una parte dovranno essere mirati all’interiorità, per risollevare il morale. E’ necessario però aiutarsi anche fisicamente: ballare, correre, fare sport o qualsiasi altra cosa che abbia l’effetto di scaricare la tensione del corpo, sempre partecipe delle questioni psicologiche. Quando si è raggiunto lo stato d’animo giusto, spontaneamente si presentano le idee e le parole adeguate per affrontare il problema in modo da ottenere un’apertura mentale anche nell’interlocutore.

Occorre però avere gli strumenti giusti per arrivarci e uno di questi è la conoscenza dell’animo umano. Nella sezione “Umanità” di questo sito si trovano molti articoli utili a questo Scopo. Nella sezione “Film selezionati” si trovano film che, oltre ad essere molto belli, offrono spunti di riflessione e fanno intravedere gli spiragli per le possibili soluzioni. Lo stesso avviene nella sezione “Libri selezionati”. Fra i miei libri, quello che riunisce natura e umanità è “Viaggiare come la luna -per conoscere chi e cosa fa il mondo migliore”.

Ci sono poi i laboratori, adatti a uomini e donne, che fanno comprendere quanto tutti possiamo fare per prevenire la violenza in tutte le sue forme, diventando consapevoli del proprio potenziale.

Per quanto riguarda conoscenza della natura, tutte le altre sezioni del sito e gli altri miei libri aiutano ad aprire prospettive su un mondo ben più ricco di possibilità a cui apparteniamo, ma di cui spesso non siamo consapevoli.

 

 

Risvegli

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Il libro è stato pubblicato per la prima volta nel 1973 da Oliver Sacks, neurologo, naturalista, scrittore che ha fatto conoscere in modo affascinante e piacevole al pubblico le sue esperienze di terapeuta e di scienziato. Ci sono state varie nuove edizioni con aggiunte e nel 1990 ne è stato fatto un celebre film (vedi recensione) dal titolo omonimo “Risvegli”.

Se si ha la pazienza di superare dei punti forse un po’ troppo dettagliati del libro, si seguono con gioia più prolungata del film, le vicende del quasi miracoloso trattamento farmacologico a cui erano stati sottoposti negli anni sessanta molti malati del morbo di Parkinson e disturbi post-encefalici, in una clinica di New York. La sostanza L-dopa, somministrata a persone che da 20, 30 o 40 anni sopravvivevano nell’immobilità, nel mutismo, chiuse in una malattia che aveva tolto loro ogni autosufficienza, li aveva riportati alla vita normale in modo improvviso, salvo poi manifestare effetti negativi più o meno gravi. Era commovente la gioia di quelle persone liberate da una terribile prigionia neurologica, che riprendevano la loro vita da dove l’avevano lasciata in gioventù, ritrovandosi in un corpo del cui invecchiamento non erano stati consapevoli.

L’aspetto più toccante, però, è che nonostante fosse il farmaco a riportarli alla normalità o quasi, il superamento di parte dei tic e dei vari disturbi anche gravi che sopravvenivano in diversi gradi, era dovuto allo stato psicologico. Il particolare affetto di un famigliare, la possibilità di svolgere di nuovo il lavoro che li aveva appassionati prima della malattia, lo stare nella natura, l’ascoltare musica di proprio gusto aveva avuto effetti altrettanto significativi e determinanti.

Prende qui più che mai rilievo l’importanza dell’animo umano nell’aiutare il corpo e tutti gli aspetti materiali, dato che sono entrambi la manifestazione di una stessa vita. Sacrificare l’uno o l’altro è un errore fatale.

 

Il tuo cervello – istruzioni per l’uso e la manutenzione

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“Il tuo cervello” è un saggio del 2008 di Sandra Aamodt e Sam Wang che spiega quanto il cervello, che pure è efficacissimo, ci faccia sbagliare con una certa facilità nella valutazione dei fatti, anche quando è perfettamente sano. Infatti ha la tendenza a completare le informazioni mancanti con ciò che esperienze precedenti o emozioni particolari gli suggeriscono. E’ questa una delle cause per cui le testimonianze oculari delle persone, anche durante i processi, sono spesso inaffidabili, sia pure in buona fede. Nei vari capitoli, poi, si apprende come delle lesioni nelle diverse parti del cervello modifichino anche il carattere e il comportamento.

E’ un libro che invita a fare molta attenzione a ciò che crediamo di credere e, pur restando fiduciosi nelle nostre percezioni, sappiamo anche mettere in conto che ci fanno sbagliare giudizio con una certa frequenza.

 

 

Meglio il confronto del conflitto

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I fraintendimenti che provocano tanti inutili litigi fra le persone, potrebbero essere ridotti se ci fosse un maggiore scambio di informazione e conoscenza reciproca. Ciascuno, infatti, vedendo le questioni quasi sempre soprattutto dal proprio punto di vista, ritiene che la ragione sia tutta sua. Salvo casi relativamente rari, però, le cose stanno diversamente. Ciascuno ha delle motivazioni che, quando vengono considerate e riconosciute, permettono di ridimensionare le questioni e di trovare un punto intermedio su cui ci si possa intendere.

Quando ci si sente offesi dal comportamento o dalle parole di qualcuno, anziché aggredirlo è buona cosa chiedergli prima di spiegarsi. Probabilmente si scoprirà che i motivi per litigare sono molto più ridotti.

Il contatto per conoscere la situazione di chi è coinvolto in una faccenda che ci tocca, dovrebbe essere alla base anche di ogni decisione riguardo a persone diverse da noi. Molti obbiettano che la cosa richiede troppo tempo e non è possibile. Ovviamente bisogna sapersi organizzare in modo razionale. Il tempo e le energie risparmiate in questa maniera saranno, allora, consistenti.

Chi è all’interno di un sistema, come per esempio la pubblica amministrazione, tende a comportarsi secondo un metodo di gerarchia piramidale paternalistico, che esclude quasi del tutto la discussione e il confronto, privilegiando il controllo dall’alto. A parte la sgradevolezza del metodo in sé, questo diventa inefficace quando le situazioni e le persone da controllare sono molto numerose. Si crede di raggiungere lo scopo incrementando le procedure, ma non si fa altro che intasare e bloccare ogni progresso, con danno del controllore e del controllato. Il metodo migliore si trova nell’equilibrio, raggiungibile attraverso un contatto di conoscenza reciproca, dunque di informazione e poi educazione reciproca. Richiede inizialmente più tempo, ma ne fa risparmiare parecchio sul lungo termine.

Gli esperimenti fatti su persone e scimmie hanno provato che possediamo la capacità di immedesimarci nei sentimenti altrui, quando li vediamo espressi. Possiamo così comprendere almeno un po’ il loro modo di vedere le cose e comprenderle, per poi agire di conseguenza. Questo, però, funziona con maggiore o minore efficacia, a seconda di come siamo abituati. Ogni facoltà richiede allenamento e ben raramente riesce, se non mantenendola sveglia.

 

Perché tanta aggressività?

 

energia circolare. Ecoline di Anna Cassarino

energia circolare. Ecoline di Anna Cassarino

 

Il razzismo, la violenza verbale o fisica sugli altri, spesso sono espressione di un bisogno di prevalere, di dominare, di soggiogare. Nel momento in cui qualcuno sente messo fortemente in discussione il proprio ruolo che vorrebbe superiore, non sapendo elevarsi tenta di abbassare l’altro con parole o fatti offensivi e violenti. Anche chi è solitamente quieto, educato, per bene, cade in questa trappola. La cronaca nera è piena di persone irreprensibili e benvolute che uccidono stuprano, calunniano, torturano fisicamente o moralmente, quando trovano qualcuno abbastanza debole da poter servire come sfogo o che fa franare i loro baluardi con comportamenti e modi di essere, fuori dagli schemi.

La libertà altrui è particolarmente indigesta a moltissime persone. Se ad essere libero è qualcuno ritenuto “inferiore” perché donna, bambino, anziano, omosessuale o straniero, il risentimento si accresce con facilità, perché si sente il comportamento altrui come ingiusto. Infatti, da millenni si è consolidata una gerarchia che è riconosciuta dall’istinto e, per essere cambiata, ha bisogno di educarsi con mezzi persuasivi, che sono i più efficaci e duraturi. Pochi hanno il coraggio di vivere secondo le proprie convinzioni, anziché seguendo i modelli imposti. Entrare in contatto con chi sfugge alle catene, fa provare a molti una rabbia che può avere pessime conseguenze.

La violenza è il mezzo estremo che abbiamo per difenderci da un’aggressione e un pericolo. Per questo c’è in ciascuno di noi. Se la usiamo impropriamente c’è qualcosa che non funziona bene o ha smesso di funzionare correttamente. Ecco perchè è importante dedicare cura e attenzione alla conoscenza di noi stessi, in modo da poter riconoscere almeno un poco l’origine dei nostri sentimenti e dare loro una giusta espressione, anziché lasciarli agire alla cieca. E’ qualcosa che dovremmo fare tutti, perchè ha conseguenze su tutti. Se solo pochi si attivano in questo senso, sono questi pochi a dover far fronte ad un carico che può essere troppo pesante e avere su di loro un effetto negativo.

Su questo tema è utile leggere l’articolo CONFLITTI E GERARCHIE

 

Le parole cambiano i colori

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ecoline di Anna Cassarino

 

 

Anche noi umani, come le piante e gli animali, comunichiamo attraverso i colori e da loro siamo influenzati.

Che le parole modifichino la percezione dei colori, è la scoperta più sorprendente. Sono stati fatti studi ed esperimenti per provare quanto il linguaggio che usiamo agisca sulla nostra capacità di vederli e distinguerli. Una verifica di grande interesse è stata fatta presso l’etnia degli himba in Namibia, che definiscono il cielo nero, mentre uniscono nella stessa parola l’azzurro e il bianco. Un solo vocabolo vale al tempo stesso per alcuni tipi di verde, il rosso ed il marrone, mentre un altro riunisce diversi toni di verde ed il blu. Un altro ancora definisce insieme il rosso, il blu, il viola ed il verde scuro. Usano più definizioni per ciò che è maggiormente utile, come ad esempio il verde, dato che indica le piante vive, indispensabili per il nutrimento del bestiame. Perciò hanno vari termini a seconda delle sue sfumature.

Un esperimento è consistito nel mostrare tanti tasselli azzurri tra i quali ce n’era uno verde. E’ stato chiesto agli himba di indicare quale fosse il colore diverso nell’insieme e la risposta ha tardato ad arrivare, mentre per gli europei è stata immediata. D’altra parte, quando agli europei è stato chiesto di indicare quali, fra molti tasselli di verde, avesse una differente sfumatura, hanno avuto difficoltà nel rispondere, mentre gli himba l’hanno indicato subito. Molto interessante è il fatto che i problemi di identificazione ci sono, quando vengono messi diversi colori a confronto, anziché quando ce n’è un solo da classificare. Questo spiegherebbe in parte anche come si formino tante interpretazioni diverse di fatti oggettivi ed esistano discriminazioni razziali, di genere e altro. L’importanza dell’usare le parole giuste nel definire i concetti, le sensazioni e le cose, viene confermata ancora una volta, insieme alla necessità di abituarsi al confronto.

Tutto questo è stato mostrato in un programma della BBC intitolato “vedi quello che vedo io?”

 

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Un altro aspetto che riguarda i colori in rapporto alla nostra percezione, è la scelta del verde per i camici di chi lavora in sala operatoria. Quando erano di colore bianco, medici e infermieri che avevano sotto gli occhi in continuazione il rosso del sangue, quando guardavano i colleghi vedevano stamparsi su di loro il verde (colore complementare del rosso) in macchie fastidiose. Vestendosi tutti con quel colore, invece, ciò che il cervello proietta ne è assorbito e non si vede più.

Si ha anche un percezione del tempo diversa quando si è circondati da una luce colorata. Attraverso gli esperimenti si è verificato che il blu dà una sensazione di una maggiore durata, mentre il rosso agisce in senso opposto.

 Il blu, che ha un effetto rilassante, fa anche attribuire a chi ne è vestito una minore propensione alla vittoria, rispetto al rosso, che ha per noi un significato di vitalità, essendo collegato col sangue, il calore, la passione.

 Più prevedibile è ciò che determina la scelta di abbinamenti fra colori, che ciascuno di noi fa basandosi su ciò che ha intorno abitualmente. Vedendo i risultati delle varie combinazioni si può capire da quale parte del mondo viene una persona ed è una prova in più di quanto l’ambiente e il nostro cervello modifichino la realtà.

 

Merito e demerito

maschera azteca

maschera azteca

 

Buona parte dei problemi del mondo dipendono dal fatto che chi ha posti di prestigio o di responsabilità, in molti casi non è affatto la persona più adatta al compito, ma quella che ha saputo meglio accattivarsi la simpatia,  il consenso o sfruttare privilegi. La popolazione se ne lamenta, tutti ne parlano male, ma ben pochi si rendono conto che l’approvazione degli immeritevoli è avvenuta con gli identici criteri di scelta seguiti da chi li deplora. Questo perché istintivamente la gente preferisce fare la cosa più facile e seguire chi ha amicizie che contano, invece di chi sa fare cose che contano. Sceglie qualcosa che non impegna, anziché prendersi delle responsabilità. Crede alle promesse che lusingano, invece dei fatti che incidono. Questo anche perché si tende a fare la minor fatica possibile. E’ un buon criterio in linea di massima, ma fa commettere molti errori. Chi non è allenato a valutare e distinguere di volta in volta cosa sia meglio fare, perché si lascia distrarre da troppe cose e non ha l’abitudine di approfondire, rischia di cadere in questa trappola e di influenzare gli altri nello stesso senso.

E’ un condizionamento sociale fortissimo che si può vincere solo facendo lo sforzo mentale di chiedersi le vere ragioni delle proprie azioni e chiarendosi gli scopi, invece di auto-ingannarsi e ingannare con scuse banali. Eppure è partendo da qui che si può cominciare a premiare il merito e a cambiare una situazione che danneggia tutti.

Ad esempio, molti rimandano a “quando avrò più tempo” la lettura di libri, la visione di film e di qualsiasi altra cosa dai contenuti che richiedono attenzione, senza rendersi conto di eliminarli, di fatto, perché “più tempo” si ha se ci si impegna per averlo, eliminando ciò che è meno importante. Ciascuno ritiene che sia cosa da poco il proprio comportamento negligente, senza rendersi conto che è lo stesso di milioni di persone, portate dalla stessa corrente mentale.

Se ognuno facesse lo sforzo di coltivare la propria consapevolezza, contribuirebbe a creare una società attenta alla qualità, anziché all’apparenza che nasconde il nulla o addirittura il guasto. Come si può pretendere che chi ha potere se ne occupi, se la popolazione non lo spinge dimostrando davvero di avere criteri diversi? E come si può pensare di incidere sulla società, se ognuno aspetta che sia qualcun altro a cominciare?

 

 

La claque

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Quando era ancora nuovo dell’ambiente teatrale, in una delle sue prime esecuzioni di genere religioso, il musicista Hector Berlioz aveva avuto un successo ben più modesto di quanto ritenesse giusto. Un capo claque lo era andato a trovare e gli aveva fatto presente che era stato un errore, da parte sua, non ingaggiare lui e la sua compagnia. Berlioz gli aveva risposto che, non potendo applaudire un pezzo religioso, non vedeva di quale utilità sarebbe stata la presenza di una claque. L’uomo lo aveva guardato con compatimento, facendogli notare che c’erano ben altri modi per fare o disfare il successo di un lavoro, anche senza applausi: opportuni sospiri, donne che si asciugano gli occhi con un fazzoletto e commenti sottovoce sul potere di quella musica nell’elevare lo spirito.

Il musicista si era dunque ben presto adeguato alla necessità di suscitare sentimenti nel pubblico non solo con la composizione e l’esecuzione di un pezzo, ma con suggestioni prezzolate ed occulte.

Nel mestiere di pilota dei successi, fin dall’antichità il capo claque ha sempre fatto gesti in codice per dirigere la compagnia dei suoi artisti camuffati, di cui il pubblico non era conscio. La parte più importante la recitavano loro. Capitava che fosse un’intera famiglia a lavorare in quel settore, ingaggiata a volte dall’artista il cui nome era sul cartellone, altre volte dal direttore del teatro. In quel modo, si poteva anche dirigere verso l’insuccesso il lavoro più meritevole di un rivale, con rumoreggiamenti, commenti sfavorevoli, fischi, uscita dalla sala.

Di fronte ad una consistente disapprovazione, anche il più entusiasta degli spettatori finisce col sentirsi uno stupido e, se non segue esplicitamente i segni sgradevoli, limita o annulla quelli di consenso, che gli sarebbero stati spontanei. Resistere in una condizione di minoranza richiede molta forza d’animo e grande convinzione.

L’essere umano, pur essendo convinto di decidere autonomamente, è spesso pilotato durante tutta la vita, in parte da chi ha interesse a farlo, puntando sulla natura gregaria degli animali sociali. Buona parte del condizionamento viene, però, dalla naturale tendenza ad evitare ciò che è più faticoso. Decidere qualcosa è sempre impegnativo, anche se si tratta di dar retta a un’emozione. Lo è tanto di più, quanto meno ci si è educati a distinguere e scegliere, impiegando tempo ed energie. Così, nel momento in cui qualche sollecitazione raggiunge la parte più antica del cervello, in cui siamo uguali agli animali più primitivi, bastano uno o più segni da parte di una maggioranza o di qualcuno che abbia autorevolezza, per imitarli. Le sensazioni e poi i fatti, prendono così una direzione che sarebbe stata probabilmente diversa, senza esempi a cui adeguarsi.

Forse la claque non esiste più con le stesse modalità, ma prospera tuttora: nella pubblicità, nella politica, nei gruppi di ogni tipo e nelle famiglie. Siamo tutti a pagarla e non certo solo in denaro. Se vogliamo una migliore qualità della vita e premiare il merito, dobbiamo impegnarci tutti a renderci più autonomi rispetto ai condizionamenti sociali e personali. E’ impegnativo ma appassionante, come tutto ciò che apre nuove prospettive.

 

 

Diminuire la violenza sulle donne

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La violenza è l’arma primitiva di un istinto non educato. Gelosia, invidia, desiderio di possesso e di dominio che ricorrono alla violenza sono istintivi, così come lo sono la paura, l’odio e l’amore. Sull’istinto è difficile agire direttamente, a meno di usare il suo stesso linguaggio: la suggestione. Affrontarlo con la ragione è tempo perso. Ci si può arrivare con l’educazione, esercitata con pazienza e perseveranza, oltre che con modalità capaci di impressionare.

La funzione antichissima dell’istinto, radicata negli esseri viventi in cui si è formata con l’esperienza del mondo fin dalle sue lontane origini, permette di rispondere istantaneamente agli stimoli. In molti casi è utile e addirittura indispensabile. L’essere umano, però, ha sviluppato la coscienza per “aggiornare” l’istinto e permettergli di affrontare in modo più adeguato situazioni nuove. L’antico ed il moderno usano linguaggi diversi, dunque comprendono in modo diverso ed in modo diverso reagiscono.

Gli odori, i sapori, i gesti, la vista, il tatto, la mimica, i suoni, le suggestioni parlano prima di tutto agli istinti. Per questo il teatro, la musica, le canzoni, l’arte, i sentimenti in tutte le manifestazioni piacciono e toccano profondamente. Le spiegazioni, le misure, il calcolo, le classificazioni, i dettagli, i giudizi sono, invece, la specialità della ragione.

Possono dialogare, però, imparando l’uno dall’altro. Si educano reciprocamente, per poter rispondere al meglio ad ogni aspetto della vita, che è impegnativa e difficile in ogni epoca ed in ogni luogo.

Imparare, però, è cosa che prende tempo e richiede dedizione.

Quando si fanno ragionamenti sensati ad una persona momentaneamente non dominata dagli istinti, questa si può trovare d’accordo e promettere sinceramente di emendarsi. Se, però, c’è scarso dialogo fra ragione e istinto, i buoni propositi non passano dall’una all’altro e, alla prima occasione, verranno disattesi. Per questo è indispensabile tanto per i violenti quanto per chi li subisce, prendere maggiore consapevolezza di sé per evitare di cadere nelle reciproche trappole.

Conoscere se stessi attraverso la natura è un buon modo per arrivare con dolcezza e gradualità ad attenuare la propria perdita di controllo. Ci si può arrivare per molte strade, purché siano riconoscibili dalla parte più profonda e antica di noi, quella che ci spinge alle azioni. Solo chi è già molto consapevole sa far arrivare le argomentazioni della ragione fino all’istinto, facendogli assimilare nuovi modi di agire.

Anche nella difesa immediata in caso di aggressione occorre saper usare i modi giusti per deviarla. Si può riuscire con comportamenti che sorprendono e dunque disarmano momentaneamente il violento. C’è chi lo sa fare per carattere, ma la maggior parte delle persone lo deve imparare.

I libri di Milton Erikson sono utili. Ancora di più lo sono quelli di Giorgio Nardone e dei suoi colleghi che utilizzano la psicologia strategica. Alejandro Jodorowski con la sua psico-magia è altrettanto interessante, così come lo è Augusto Boal col suo teatro dell’oppresso. Parlo di loro nella sezione arte e cultura.

Imparare a gestire la propria debolezza aiuta ad elevare la qualità della vita.

 Sull’argomento vedi anche L’albero della conoscenza

 

Qualcosa di straordinario

qualcosa di straordinario

Film di Ken Kwapis del 2012 ispirato a una storia vera accaduta nel 1988. Si svolge nell’Artico, dove tre balene sono intrappolate dai ghiacci e rischiano di morire. Oltre ad essere avvincente e a mostrare gli effetti del gelo estremo su uomini, cose e animali, il film è una lezione su come ottenere scelte etiche anche da chi non ne è minimamente attratto.

Tentare di “convertire”, soprattutto in tempi brevi, è irrealizzabile. Occorre saper vedere il punto di vista altrui, per convincerlo seguendo le strade che è in grado di capire. Nel film, la vicinanza di varie persone dalla forte personalità crea circostanze favorevoli a questa ottica, effettivamente difficile.

 

ALTRI FILM CHE MOSTRANO COME UN PUNTO DI VISTA DIVERSO CAMBI TUTTO SONO:

CENA TRA AMICI, mostra quanto l’immagine che gli altri hanno di noi sia ben diversa da nostra, IO E TE mette in luce l’importanza delle circostanze, per far cambiare qualcosa, QUALCOSA DI STRAORDINARIO illustra come il cambiare la luce con cui si presenta un fatto, possa compiere prodigi , IL RAGAZZO CON LA BICICLETTA è un confronto fra vero affetto e affetto viziato, DIVERSO DA CHI invita a cambiare il modo di trattare un avversario, INVICTUS è il più nobile esempio di come si possa ottenere una pace, THE GREAT DEBATERS dimostra quanto le parole giuste siano fondamentali per far passare le idee giuste, PROVA A INCASTRARMI mostra quanto la simpatia e la capacità empatica falsino l’obbiettività dei giudizi. IRINA PALM è un esempio di quanto il confine che separa il giusto dall’ingiusto sia labile, LETTERE DA IWO JIMA esprime quanto l’interpretazione dei fatti possa essere molto diversa, a seconda di chi li vive, LE VITE DEGLI ALTRI è un esempio di quanto il condividere per qualche tempo un’esperienza possa ribaltare la propria opinione, CINDARELLA MAN evidenzia l’importanza delle parole giuste, JOYEUX NOEL mostra quanto durante le guerre i soldati siano pur sempre uomini con aspirazioni simili, MILLION DOLLAR BABY tratta il tema di quanto sia dettato dall’amore l’aiutare a morire, IL MERCANTE DI VENEZIA dimostra che quando si cerca bene, c’è la possibilità di trovare la soluzione, E’ GIA’ IERI è un esempio di quanto tempo occorra per cambiare punto di vista, TRE GIORNI PER LA VERITA’ mostra quanto le circostanze aiutino a cambiare, APOLLO 13 dimostra che le macchine più sofisticate non sanno sostituire l’uomo nell’emergenza. UNA STORIA VERA mostra quanto l’avere una scadenza ravvicinata risvegli la coscienza, SLIDING DOORS testimonia quanto il cambiamento delle circostanze cambi i risultati di ciò che sembra inevitabile. PROPOSTA INDECENTE pone l’accento sui limiti che possono avere i propri principi, SOMMERSBY e KAGEMUSHA dimostrano l’influenza sul carattere, compiuta dal cambiamento di ruolo, DERSU UZALA mostra come la simbiosi con la natura insegni il suo rispetto. E GIUSTIZIA PER TUTTI dimostra che la legge applicata senza senso di umanità porta all’ingiustizia. RISVEGLI, PARLA CON LEI, CONFIDENZE TROPPO INTIME, mettono in risalto l’importanza dell’ascolto e dell’attenzione anche verso chi sembra irrecuperabile, IL NEMICO ALLE PORTE dimostra che occorre sempre aggiustare gli equilibri, che cambiano in continuazione, IL PRANZO DI BABETTE è un esempio di quanto il piacere possa elevare lo spirito, IL BACIO DELLA DONNA RAGNO, mostra quanto la vicinanza fra uomini che estremizzano le loro tendenze, possono mitigarle attraverso il senso di umanità che li accomuna, anche se in maniera opposta. HAROLD E MAUDE ribalta i punti di vista sui rapporti fra età diverse, IL RAGAZZO SELVAGGIO è la storia di chi ha creduto nel potere dell’educazione, QUALCUNO DA ODIARE mette in luce quanto sia importante avere una forte motivazione per qualsiasi riuscita. VIVERE mostra che per dare senso alla vita occorre andare oltre i confini delle competenze e osare.