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KON TIKI – Fiducia, coraggio e natura, alleate in un’impresa leggendaria

kon-tiki

 

Kon tiki, film del 2012 di Joachim Roenning e Espen Sandberg, sull’impresa del biologo norvegese Thor Heyerdahl che, durante il suo lungo soggiorno con la moglie nell’isola polinesiana di Fatu Hiva, sente parlare del dio del sole Tiki venuto da Est in tempi lontani con il suo popolo, stabilendosi sulle isole fino allora disabitate. Questo gli fa intuire che i polinesiani siano originari del Perù, arrivati millecinquecento anni prima con una zattera, dato che le navi presso di loro sono ancora sconosciute. La sua teoria è considerata assurda ma lui per dieci anni insiste a cercare finanziamenti e appoggi, fino a che nel 1947, all’età di trentatré anni, li trova e il 28 Aprile parte da Callao, il porto di Lima, con cinque amici, di cui uno solo sa di navigazione. Un pappagallo li accompagna, a bordo di una zattera lunga quattordici metri larga cinque e mezzo, fatta di tronchi di balsa legati con corde di canapa, con traverse di pino su cui sono fissati un capanno di bambù e un palo di legno durissimo di mangrovia, per reggere una vela. Quello è il tipo di imbarcazione usato dai peruviani nell’epoca della loro migrazione, quando non conoscono ancora il ferro, nonostante siano molto progrediti. La balsa è il legno più leggero del mondo e, nonostante assorba l’acqua, è in grado di reggere bene per un certo tempo e a restare diritto sulle onde più impetuose.

Uniche concessioni alla modernità sono la radio per tenersi in contatto col mondo e un canotto per fare foto della zattera da una certa distanza. Portano delle provviste ma mangiano anche i numerosi pesci che pescano facilmente. Il vento e le correnti oceaniche sono il motore che li porta a destinazione, provando la giustezza dell’intuizione di Thor, dal nome comune nei paesi scandinavi, lo stesso dell’antico dio del tuono.

Navigano per quasi ottomila chilometri e, nonostante le burrasche, la zattera chiamata Kon Tiki, nome del capo/dio migrato millecinquecento anni prima lungo la stessa rotta, non subisce rollii né beccheggi, ma sale e discende le onde. Dopo centouno giorni, il 7 agosto arrivano a una delle isole Tuamotu. La difficoltà più grande di tutto il viaggio è oltrepassare la barriera corallina che la circonda e la zattera vi si incaglia, ma tutti si salvano e riescono ad approdare in quello che appare come un vero paradiso.

Thor Heyerdahl è acclamato come eroe, insieme ai compagni che hanno avuto fiducia in lui e nell’abilità degli antichi, autori di imprese notevoli, grazie alla conoscenza della natura e all’abilità.

 

Pubblica vari libri sull’impresa e, col documentario girato, nel 952 vince l’Oscar. L’avventuroso Thor continua le sue ricerche antropologiche sulle varie isole dalla storia interessante e muore ultraottantenne. Dopo i funerali di Stato a Oslo è sepolto in Liguria a Colla Micheri, dove c’è la sua casa.

 

Risvegli

risvegli

Il libro è stato pubblicato per la prima volta nel 1973 da Oliver Sacks, neurologo, naturalista, scrittore che ha fatto conoscere in modo affascinante e piacevole al pubblico le sue esperienze di terapeuta e di scienziato. Ci sono state varie nuove edizioni con aggiunte e nel 1990 ne è stato fatto un celebre film (vedi recensione) dal titolo omonimo “Risvegli”.

Se si ha la pazienza di superare dei punti forse un po’ troppo dettagliati del libro, si seguono con gioia più prolungata del film, le vicende del quasi miracoloso trattamento farmacologico a cui erano stati sottoposti negli anni sessanta molti malati del morbo di Parkinson e disturbi post-encefalici, in una clinica di New York. La sostanza L-dopa, somministrata a persone che da 20, 30 o 40 anni sopravvivevano nell’immobilità, nel mutismo, chiuse in una malattia che aveva tolto loro ogni autosufficienza, li aveva riportati alla vita normale in modo improvviso, salvo poi manifestare effetti negativi più o meno gravi. Era commovente la gioia di quelle persone liberate da una terribile prigionia neurologica, che riprendevano la loro vita da dove l’avevano lasciata in gioventù, ritrovandosi in un corpo del cui invecchiamento non erano stati consapevoli.

L’aspetto più toccante, però, è che nonostante fosse il farmaco a riportarli alla normalità o quasi, il superamento di parte dei tic e dei vari disturbi anche gravi che sopravvenivano in diversi gradi, era dovuto allo stato psicologico. Il particolare affetto di un famigliare, la possibilità di svolgere di nuovo il lavoro che li aveva appassionati prima della malattia, lo stare nella natura, l’ascoltare musica di proprio gusto aveva avuto effetti altrettanto significativi e determinanti.

Prende qui più che mai rilievo l’importanza dell’animo umano nell’aiutare il corpo e tutti gli aspetti materiali, dato che sono entrambi la manifestazione di una stessa vita. Sacrificare l’uno o l’altro è un errore fatale.

 

La ragazza del dipinto

ragazza del dipinto

Film del 2013 di Amma Asante. Ispirato ad una storia vera che si è svolta in Inghilterra a Hampstead nel settecento. Il capitano di marina sir John Lindsay, in America ha una figlia da una giovane nera che muore quando la piccola Didone ha circa 10 anni. La affida allo zio, presidente della Corte Suprema del King’s Beach, che ha già adottato allo stesso modo la cugina bianca, Elizabeth, abbandonata dal padre risposato. Le due bambine crescono felici insieme ma, arrivate in età da marito, le convenzioni sociali impongono discriminazioni per la bella mulatta, nonostante il padre ormai morto le abbia lasciato una ricca eredità. In quel periodo la schiavitù dei neri era ancora un fiorente commercio e le donne erano una proprietà a disposizione degli uomini. Il doppio pregiudizio sfavorevole, però, viene parzialmente annullato dall’attrattiva rappresentata dal denaro di cui la giovane dispone. Così una famiglia illustre, che pure disprezza il colore di Didone e la considera inferiore, è disposta ad accaparrarsela come nuora. L’acume, la sensibilità, l’intelligenza della giovane, che si innamora di uno studente di legge impegnato a favore dei diritti umani, la sostengono nel rifiutare quel matrimonio e nell’aiutare il giovane in una causa che riguarda la nave negriera Zong.

Il bel film arriva ad un esito felice senza troppi scossoni, ma una frase del giudice, verso la fine, mette in luce i pericoli che incontra chi si allontana dai pregiudizi dominanti e si impegna per un mondo migliore: “dovete imparare a proteggere le vostre emozioni, se non volete che le leggi, o l’amore, vi distruggano il cuore”.

 

 

Qualcosa di straordinario

qualcosa di straordinario

Film di Ken Kwapis del 2012 ispirato a una storia vera accaduta nel 1988. Si svolge nell’Artico, dove tre balene sono intrappolate dai ghiacci e rischiano di morire. Oltre ad essere avvincente e a mostrare gli effetti del gelo estremo su uomini, cose e animali, il film è una lezione su come ottenere scelte etiche anche da chi non ne è minimamente attratto.

Tentare di “convertire”, soprattutto in tempi brevi, è irrealizzabile. Occorre saper vedere il punto di vista altrui, per convincerlo seguendo le strade che è in grado di capire. Nel film, la vicinanza di varie persone dalla forte personalità crea circostanze favorevoli a questa ottica, effettivamente difficile.

 

ALTRI FILM CHE MOSTRANO COME UN PUNTO DI VISTA DIVERSO CAMBI TUTTO SONO:

CENA TRA AMICI, mostra quanto l’immagine che gli altri hanno di noi sia ben diversa da nostra, IO E TE mette in luce l’importanza delle circostanze, per far cambiare qualcosa, QUALCOSA DI STRAORDINARIO illustra come il cambiare la luce con cui si presenta un fatto, possa compiere prodigi , IL RAGAZZO CON LA BICICLETTA è un confronto fra vero affetto e affetto viziato, DIVERSO DA CHI invita a cambiare il modo di trattare un avversario, INVICTUS è il più nobile esempio di come si possa ottenere una pace, THE GREAT DEBATERS dimostra quanto le parole giuste siano fondamentali per far passare le idee giuste, PROVA A INCASTRARMI mostra quanto la simpatia e la capacità empatica falsino l’obbiettività dei giudizi. IRINA PALM è un esempio di quanto il confine che separa il giusto dall’ingiusto sia labile, LETTERE DA IWO JIMA esprime quanto l’interpretazione dei fatti possa essere molto diversa, a seconda di chi li vive, LE VITE DEGLI ALTRI è un esempio di quanto il condividere per qualche tempo un’esperienza possa ribaltare la propria opinione, CINDARELLA MAN evidenzia l’importanza delle parole giuste, JOYEUX NOEL mostra quanto durante le guerre i soldati siano pur sempre uomini con aspirazioni simili, MILLION DOLLAR BABY tratta il tema di quanto sia dettato dall’amore l’aiutare a morire, IL MERCANTE DI VENEZIA dimostra che quando si cerca bene, c’è la possibilità di trovare la soluzione, E’ GIA’ IERI è un esempio di quanto tempo occorra per cambiare punto di vista, TRE GIORNI PER LA VERITA’ mostra quanto le circostanze aiutino a cambiare, APOLLO 13 dimostra che le macchine più sofisticate non sanno sostituire l’uomo nell’emergenza. UNA STORIA VERA mostra quanto l’avere una scadenza ravvicinata risvegli la coscienza, SLIDING DOORS testimonia quanto il cambiamento delle circostanze cambi i risultati di ciò che sembra inevitabile. PROPOSTA INDECENTE pone l’accento sui limiti che possono avere i propri principi, SOMMERSBY e KAGEMUSHA dimostrano l’influenza sul carattere, compiuta dal cambiamento di ruolo, DERSU UZALA mostra come la simbiosi con la natura insegni il suo rispetto. E GIUSTIZIA PER TUTTI dimostra che la legge applicata senza senso di umanità porta all’ingiustizia. RISVEGLI, PARLA CON LEI, CONFIDENZE TROPPO INTIME, mettono in risalto l’importanza dell’ascolto e dell’attenzione anche verso chi sembra irrecuperabile, IL NEMICO ALLE PORTE dimostra che occorre sempre aggiustare gli equilibri, che cambiano in continuazione, IL PRANZO DI BABETTE è un esempio di quanto il piacere possa elevare lo spirito, IL BACIO DELLA DONNA RAGNO, mostra quanto la vicinanza fra uomini che estremizzano le loro tendenze, possono mitigarle attraverso il senso di umanità che li accomuna, anche se in maniera opposta. HAROLD E MAUDE ribalta i punti di vista sui rapporti fra età diverse, IL RAGAZZO SELVAGGIO è la storia di chi ha creduto nel potere dell’educazione, QUALCUNO DA ODIARE mette in luce quanto sia importante avere una forte motivazione per qualsiasi riuscita. VIVERE mostra che per dare senso alla vita occorre andare oltre i confini delle competenze e osare.

 

Il discorso del re

il discorso del re

Questo bel film di Tom Hooper del 2010, interpretato da Colin Firth e Geoffrey Rush aiuta a capire vari aspetti dell’animo umano, oltre a raccontare bene una storia interessante e realmente accaduta. E’ quella del futuro re d’Inghilterra, (Giorgio VI, padre dell’attuale regina Elisabetta) che appena si trovava in una situazione di turbamento anche minimo, balbettava e, addirittura, ammutoliva. A niente erano servite le varie terapie tentate da medici paludati, mentre quella di un terapeuta empirico era riuscita ad ottenere buoni risultati, attenuando un problema che per un re era quanto di più penoso potesse esserci.

Il film mette in evidenza quanto il lato affettivo e istintivo di una persona segua percorsi irraggiungibili dalla sola ragione e quanto il corpo sia un importante comunicatore. La balbuzie, infatti, è una reazione fisica ad un disagio affettivo e la razionale buona volontà serve solo a perseverare nella ricerca di qualcosa che possa portare un po’ di sollievo, niente di più. Il miglioramento può venire solamente da un approccio che lavori su più fronti del lato affettivo, vale a dire quello che tocca sentimenti, istinti, creatività, corporeità. La comprensione di questo aspetto, negli anni ’30 in cui inizia la storia, era ancora poco diffusa, ma aveva convinto il futuro re quando era riuscito a declamare senza problemi, mentre era stata attivata la parte creativa del cervello con l’ascolto di un pezzo musicale. Il lavoro fatto con empatia da parte del terapeuta, coinvolgendo il corpo insieme alla psiche, era riuscito a far superare almeno in parte un problema che altrimenti avrebbe annichilito il protagonista. Parlare in pubblico era, infatti, il compito principale del suo ruolo di rappresentanza.

Solo qualcuno proveniente da una cultura in cui le distanze sociali erano e sono poco marcate, l’Australia, poteva avere la capacità di superare le rigide barriere inglesi e questo era stato di aiuto.

Non c’è esortazione razionale o minaccia che possa riuscire a far cambiare le persone, a meno che non siano già convinte per proprio conto e manchi una virgola al compimento del passo. I miglioramenti possono avvenire solo con grande pazienza, empatia e lavorando su più fronti, avendo come base un’opportuna conoscenza della psiche.

 

INVICTUS

invictus

Film del 2009 di Clint Eastwood, che ha dimostrato come regista una grande comprensione dell’animo umano. Fa conoscere un episodio significativo della vita di Nelson Mandela, che nella lotta all’apartheid in Sud Africa ha capito quanto la violenza produca solo altra violenza e quanto sia importante la consapevolezza di sé e degli altri per ridurre i conflitti. E’ stato capace di assimilare tanto a fondo questa realtà che, una volta diventato presidente della sua nazione, ha cercato giustizia nel modo più evoluto che si possa immaginare, con i tribunali per la verità e la riconciliazione.

Nel film la neo-eletta guida del Sud Africa, interpretata da Morgan Freeman, applica la sua lungimirante visione su come favorire una convivenza pacifica fra bianchi e neri, in un settore nel quale la gente trova facilmente la coesione: lo sport (Matt Damon). Correndo il rischio di alienarsi subito il suo stesso elettorato, infatti, si oppone all’umano desiderio di rivalsa, che comincerebbe col cambiare nome e divisa alla squadra dei giocatori di rugby in crisi. Spiega che un simile gesto avrebbe offeso irrimediabilmente la popolazione bianca che si identifica in loro, creando una nuova occasione di scontro. Si impegna a fondo nell’incoraggiare concretamente la fiducia dei giocatori bianchi e del loro capitano, facendoli avvicinare anche al pubblico dei neri. Inoltre, vuole persino fra i collaboratori più stretti nel governo, tanto i suoi alleati di sempre quanto gli antichi avversari.

Il risultato è triplice: la vittoria ai mondiali di rugby della squadra sudafricana, un’attenuazione dei conflitti fra bianchi e neri, un grande lustro per l’immagine del Sud Africa.

L’ONDA

l'onda

Il film di Dennis Gansel del 2008 è l’ambientazione in Germania di un fatto realmente accaduto in California nel 1967. L’insegnante Ron Jones, voleva dimostrare ai suoi studenti che una dittatura come quella nazista non è affatto impossibile da replicare, come molti ingenuamente credono. Ha fatto sperimentare loro, durante una settimana, come si arriva facilmente a far degenerare una situazione apparentemente innocente. Per dimostrare i potenti effetti dei comportamenti di gruppo, ne ha creato uno in classe con i vari elementi che caratterizzano i più spinti: le regole imposte da un capo, l’adozione di un nome, di un simbolo, di un saluto specifico, di un abbigliamento uguale per tutti. La solidarietà che si era creata e che compensava alcuni partecipanti delle mancanze affettive e sociali, aveva generato subito grande attaccamento e azioni audaci, in positivo ed in negativo, fino a che la situazione era sfuggita completamente dal controllo ed era avvenuto il peggio.

L’illusione di sapersi fermare quando si adottano comportamenti pericolosi ha dimostrato molto spesso la sua debolezza. I confini fra bene e male sono, come sempre, variabili e labili. Per questo occorre molta forza interiore e grande consapevolezza per evitare di trascendere.

 

THE GREAT DEBATERS

the great debaters

Film di Denzel Washington del 2007, fa conoscere la storia vera di Melvin Beaunorus Tolson, poeta nero di fama mondiale che nel 1935 era professore in un college del Texas. Aveva selezionato fra i migliori studenti i 4 che eccellevano, (tra cui una ragazza), per sostenere i dibattiti di alto livello che in quei tempi si tenevano fra i college. Tolson si batteva attivamente anche per l’eguaglianza di diritti dei neri, che allora erano ancora minimi.

Durante il film, quasi interamente fedele alla realtà dei fatti, oltre alle immaginabili difficoltà umane e sociali, si assiste a dibattiti davvero eccezionali per le argomentazioni, la prontezza di spirito, l’eloquenza dei partecipanti. Quando si arriva alla competizione fra il Wiley College (di neri) e l’università del sud della Carolina (di bianchi) è un ragazzo nero che allora aveva 14 anni a vincere il dibattito sulla disobbedienza civile.

Ascoltare argomentazioni esposte con parole semplici ma di grande efficacia, con calma e al tempo stesso grande passione, nel rispetto dell’avversario, è un’esperienza rara e bellissima, che approfondisce la fiducia nel grande potere della parola.

 

 

AMAZING GRACE

amazing grace

Film di Michaesl Apted del 2006 di una storia vera. Lord William Wilberforce, (1759 – 1833) parlamentare inglese, nel 1807, dopo vent’anni di incessante lotta, era riuscito ad ottenere l’abolizione della tratta degli schiavi e, ventisei anni dopo, nel 1833, anche la soppressione della schiavitù. La sua opera per ottenere questo risultato era stata utile nei confronti dell’opinione pubblica e di alcuni parlamentari, ma si era sempre scontrata con il muro invalicabile dell’ipocrisia dei più. Questi, infatti, si dichiaravano moralmente a favore dell’abolizione del commercio schiavista, ma affermavano che, se fosse cessato, l’economia inglese sarebbe crollata in mancanza del lucro che ne derivava. Il guadagno era basato sul commercio di uomini ma anche sullo sfruttamento del loro lavoro nelle piantagioni di zucchero oltremare.

In quei tempi, le navi francesi che trasportavano gli schiavi battevano bandiera americana, così da essere considerate neutrali nei confronti delle altre nazioni europee e non essere assalite dalle loro navi corsare, vale a dire la pirateria autorizzata dalla propria nazione contro una avversaria. Gli abolizionisti, che inutilmente avevano lottato per far cessare il vergognoso commercio, hanno allora usato lo stratagemma di far approvare una legge che dichiarasse sottoposte a sequestro le navi francesi che usavano la bandiera americana. Dato che la stessa bandiera era, però, usata anche dagli inglesi, dopo una simile legge non lo hanno più potuto fare perché si sarebbero trovati nel continuo pericolo degli assalti corsari francesi. Questo aveva fatto cessare di colpo la convenienza della tratta e dunque tutto il parlamento poteva fare la bella figura di abolire il commercio schiavista. Il temuto crollo economico non è avvenuto.

Ecco un esempio di come l’astuzia sia necessaria per vincere l’ipocrisia, aggirando un ostacolo che il confronto diretto non riesce a vincere. Essere onesti non deve significare essere ingenui.

LETTERE DA IWO JIMA

lettere da iwo jima

Il film di Clint Eastwood del 2006 racconta la valorosa ed intelligente difesa dell’isola Iwo Jima, strategicamente importante, da parte dei giapponesi contro gli americani, nel 1944. Contrariamente a quanto succede in molti film, si riesce a seguire abbastanza bene la logica dei combattimenti, perché Eastwood vuol far capire quanto l’interpretazione degli stessi fatti da parte di persone diverse, dia risultati completamente diversi. In cosa consista un comportamento onorevole, per esempio. Fino a dove sia il caso di punire o di comprendere. Quando occorra obbedire agli ordini e quando no. Quanto possa valere la pena di perdere una battaglia per vincerne un’altra più importante. Quanto sia fondamentale conoscere il sentire dell’umanità. La rigidità ed i valori assoluti mostrano anche in questa circostanza tutte le loro mancanze.

 

 

Cindarella man

cindarella man

 

Questo film del 2005 di Ron Howardcon Russel Crowe e Renée Zellweger) è la storia vera del pugile James Braddock che negli anni ’30 a New York vive molto poveramente con la moglie e i tre figli durante la Grande Depressione. La frattura di una mano lo fa escludere dalla professione e lo costringe allo scarso, malpagato e pesante lavoro come scaricatore di porto. La fortuna gira quando la malattia di un campione alla vigilia di un importante incontro lo fa ricercare come sostituto. Vince contro tutti i pronostici e ricomincia una straordinaria carriera, sostenuta dall’amore incondizionato della moglie e dei figli, ma anche dalla fiducia del suo allenatore. James Braddock diventa un simbolo di riscatto per tutti i poveri e il titolo del film, “uomo cenerentola” è il soprannome che gli hanno dato e che illustra bene il sentimento popolare. Il film, oltre ad essere molto bello è incoraggiante, ma evidenzia anche un aspetto di rilievo nelle parole che usa l’allenatore per sostenerlo. Infatti, mentre gli incitamenti generici sono deboli e, a volte, irritanti, hanno grande effetto quelli che evocano qualcosa di preciso, di inconfutabile, come ad esempio: “chi ha battuto il tale in quell’incontro che tutti davano per perso? Chi ha vinto quel match contro il talaltro in quell’occasione memorabile?” Dato che la risposta è sempre James Braddock, lui ne può trarre subito energia, attingendo dalla memoria la gioia e la spinta che vi è immagazzinata. Ricordiamocene tutti, quando dobbiamo affrontare le difficoltà.

 Dello stesso autore è Apollo 13

JOYEUX NOEL

joyeux noel

 

Il film di Cristian Carion del 2005 con Diane Kruger, Guillaume Canet, Benno Furmann, racconta un fatto reale, avvenuto durante l’inverno del 1914, all’inizio della prima guerra mondiale, sul fronte franco/tedesco. Durante la notte di Natale c’è una tregua, per rispetto della festività comune. Una coppia di cantanti lirici, dopo aver cantato per il figlio dell’imperatore, decide di farlo anche per le truppe, nelle trincee che si trovano a poca distanza da lì. La bellezza dei toccanti testi natalizi raggiunge anche il cuore degli scozzesi e dei francesi nelle loro postazioni, portando all’applicazione pratica e immediata del messaggio di pace. Ufficiali e soldati che si erano sparati addosso fino a poche ore prima, si incontrano, brindano insieme, si parlano. Il giorno di Natale continuano la tregua per seppellire i morti. C’è chi disapprova come un tradimento la fraternizzazione col nemico, pur essendo ministro di Dio.

Basta poco, a volte, per rivelare la grandezza quanto la miseria umana e l’ipocrisia trova infiniti pretesti per operare dietro il paravento della religione, della politica e dell’autorità di ogni genere. Ci vuole un lungo cammino per arrivare alla profondità di se stessi, per scoprire chi si è davvero e risolvere le questioni in modo soddisfacente, evitando di scaricare il proprio risentimento su chi è a portata di mano, donna, ebreo, omosessuale, straniero che sia.