Conosci a fondo e sviluppa ciò di cui disponi già e di cui spesso sei inconsapevole,ma in cui risiede la possibilità di migliorare la tua vita senza danneggiare quella altrui!
Nei luoghi con sorgenti termali calde, per la vicinanza di vulcani come in Toscana a Larderello, si sfrutta l’acqua calda riscaldata dalla lava profonda per riscaldare gli edifici, oltre che per altri scopi, in quella che è chiamata geotermia. Ma c’è un altro modo per trarre beneficio da quanto è già presente sul territorio, per riscaldare in inverno e raffreddare d’estate le case: è la temperatura costante in ogni stagione dell’anno che caratterizza il terreno già partendo dalla profondità di un metro e mezzo, stabile intorno ai dieci gradi centigradi. Questo sistema è tradizionale in Provenza principalmente per sfuggire al calore estivo e in Canada per sottrarsi al freddo invernale.
Se si incanala l’aria in un punto alla distanza dai quindici ai trenta metri dalla casa, lasciandola poi scorrere in tubi di pvc sotterrati a due o tre metri di profondità, nel percorso la sua temperatura arriverà ad essere quella del terreno e quando arriverà nelle stanze, in inverno sarà più calda e in estate più fredda di quella esterna. L’unica parte visibile dell’impianto saranno le prese d’aria con ventilatore e filtro. In casa l’aria scorrerà nei tubi nascosti nei pavimenti e nei muri.
pozzo canadese o provenzale – illustrazione da Lacentrale Eco
Chi realizzerà l’impianto dovrà tenere conto della velocità che dovrà avere l’aria nel transitare nei tubi, per darle modo di adeguarsi alla temperatura sotterranea. Per lo stesso scopo dovranno avere anche la massima superficie possibile a contatto con terreno. Quindi sarà opportuno che l’aria passi in due o più tubi anziché in uno solo. Dovranno avere un’inclinazione del due per cento, in modo che la condensa possa cadere in un pozzetto di raccolta alla fine del percorso. Occorreranno anche i filtri per impedire l’ingresso di polveri e altri materiali.
Questo sistema potrà essere affiancato da un impianto a pompa di calore. Entrambi hanno un consumo di energia minimo, oltre che un basso impatto sull’ambiente esterno.
Altri articoli su come ottenere il calore e la freschezza senza impianti che consumano energia si trovano nella rubrica Soluzioni naturali
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Il caldo sempre più molesto dell’estate obbliga ad aguzzare l’ingegno per sottrarsi alla sua oppressione ricorrendo all’aiuto dell’acqua che, quando sgorga da sorgenti naturali sotterranee, ha una temperatura ben fresca o addirittura molto fredda. Così a Lurate Caccivio, in provincia di Como, si è creato un piacevole e salubre percorso Kneipp, ispirandosi a quelli che, dall’Alto Adige in su, sono presenti da molti anni nelle località di montagna per offrire una tregua ristoratrice agli escursionisti. Il nome Kneipp è quello dell’abate tedesco che nell’ottocento ha riportato in uso l’antica pratica dell’idroterapia, vale a dire l’impiego dei bagni parziali e totali nell’acqua fredda a scopo terapeutico. Dopo averne sperimentati i benefici su di sé ne ha perfezionato e diffuso la pratica che, abbinata ad uno stile di vita e ad un’alimentazione sane, mantiene la buona salute o la ripristina, a seconda delle necessità (vedi articolo). In Italia le brevi camminate nell’acqua fredda e su ghiaia e ciottoli per massaggiare la pianta dei piedi, negli anni sono state messe a disposizione nei centri benessere, ma finalmente ecco che dalla primavera del 2026 sono arrivati anche in una città di pianura, gratuitamente e a disposizione di tutti. Un viale ben ombreggiato da giovani cedri deodara accompagna i visitatori fino al vialetto ghiaioso da percorrere a piedi nudi, che immette in quello dove l’acqua di falda scorre, poi si raccoglie in vasche e massaggia piedi e gambe, tonificando la circolazione sanguigna e il buonumore.
Friburgo . i canaletti medievali attualizzati – foto da Alto Adige Innovazione
In Germania, a Friburgo, fino dal dodicesimo secolo esistono canaletti larghi trentacinque centimetri e profondi circa diciotto, ma in alcuni tratti di dimensioni maggiori, che servivano per i vari scopi necessari in un centro abitato, percorrendone le vie per molti chilometri. L’acqua del fiume Dreisam vi è sempre potuta scorrere senza usare energia di alcun tipo, ma semplicemente sfruttando la pendenza del terreno e adesso offrono la possibilità di immergervi i piedi e rinfrescarsi durante le visite alla città, creando in questo modo anche occasioni per socializzare. Vengono disattivati nel mese di settembre solo per la pulizia e la normale manutenzione.
In Svizzera, a Basilea e a Berna, in estate chi sa nuotare può andare al lavoro tuffandosi rispettivamente nel fiume Reno o nell’Aare e lasciandosi portare dalla corrente, dopo aver messo all’asciutto gli abiti in apposite borse di plastica portate con sé fino al punto di approdo.
A Monaco di Baviera si può salire in tram in costume da bagno per raggiungere la fermata presso il fiume Isaar, dove tuffarsi e seguire la corrente per poi riprendere il mezzo meccanico e ricominciare.
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Film del 2005 di Duncan Tucker. Un transessuale si sta preparando all’ultima operazione chirurgica per diventare donna, quando viene avvertito dal carcere minorile dell’esistenza di un figlio suo. Viene sollecitato ad incontrarlo e prenderlo in carico, cosa che fa fingendosi volontaria di una chiesa. Inizia così l’immancabile viaggio che avvicina due persone inizialmente estranee e in questo succedono fatti che mettono in luce con particolare efficacia i pregiudizi, i timori, gli errori nel comportamento. Ma fanno capire anche il fascino che possono esercitare le persone davvero fuori dagli schemi.
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Film del 2002 di Kathryn Bigelow ispirato a una storia vera accaduta nel 1961 e tenuta nascosta per dieci anni. Quando in Unione Sovietica si venne a sapere che gli americani avevano varato il primo sottomarino armato di missili nucleari, il governo sovietico decise di costruirne subito uno a sua volta, che però la fretta, l’incompetenza e la corruzione resero pericoloso già durante la fabbricazione, causando la morte di dieci lavoratori e fu per questo soprannominato “fabbrica di vedove”. Anche durante la navigazione di collaudo i suoi difetti e l’inesperienza del giovane equipaggio provocò guai e il comandante venne sostituito e retrocesso ad assistente di quello nuovo. Nello svolgimento della missione i tanti difetti di fabbricazione misero a durissima prova le debolezze umane quanto le loro virtù nel far fronte al pericolo non solo per tutto l’equipaggio ma anche per la sorte del genere umano. L’ottusità e la crudeltà che si manifestano nelle situazioni delicate continuò dopo la conclusione dell’esperimento e solo la caduta del muro di Berlino nel 1989 permise di conoscere l’accaduto, tenuto segreto fino ad allora.
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corteccia di pinastro, detto anche pino marittimo – foto da Wikipedia
E’ noto che i batteri, microscopici esseri viventi invisibili ai nostri occhi ma presenti ovunque, a seconda dei casi sono indispensabili alla vita quanto alla morte di qualsiasi altra forma di esistenza e fanno parte degli innumerevoli anelli che ci apparentano tutti in affascinanti catene senza fine. Per chi conosce un poco gli alberi, una notissima simbiosi con i batteri da parte delle leguminose è quella che consente la trasformazione dell’azoto presente nell’aria e arrivato alle radici, rendendolo adatto a fertilizzare il terreno intorno a loro. Ma persino un suolo pesantemente inquinato da benzina o petrolio può essere bonificato ad opera dei batteri che vivono sugli alberi e in questo caso, sui pinastri, detti anche pini marittimi.
aghi e pigna del pinastro – foto da Wikipedia
Per capirne il motivo dobbiamo risalire alla composizione del petrolio, che si è formato milioni di anni fa, quando fra animali e piante morte, seppellite, compresse e trasformate c’erano i pinastri e altre piante su cui prosperavano dei batteri ghiotti della loro resina. Nel trascorrere dei millenni i componenti della resina in questione sono rimasti in quello che è diventato petrolio e i batteri che se ne nutrono sono sempre gli stessi, anche sui pini marittimi di oggi. La loro corteccia è stata inizialmente un rifiuto da smaltire da parte delle cartiere e dei mobilifici che utilizzano il legno, fino a quando non ci si è resi conto di questo importante dettaglio. Infatti, se la si tritura e la si sparge sul terreno, ma anche sull’acqua pesantemente inquinata dal petrolio, non solo questo viene assorbito dalla segatura, ma i batteri che vivono in essa se ne nutrono, facendolo sparire. Per questo la Svezia la vende con profitto, invece di smaltirla a caro prezzo.
granelli di sabbia – foto da Wikipedia – Wilson 44691
Di sabbie ce ne sono tanti tipi diversi. Quella silicea, grigia, che tende a scintillare, derivata dalle rocce erose dal vento e dall’acqua, poi depositata lungo i fiumi, i laghi, i mari e usata in edilizia. Quella calcarea, bianca perché prodotta dallo sbriciolamento delle conchiglie o dal calcare di rocce formate dall’acqua, più facile da trovare sulle spiagge tropicali degli oceani. Viene usata in edilizia ma anche come correzione di terreni acidi. Quella ferrosa, che si riconosce in certi deserti come in Namibia, fatta di quarzi che contengono ferro ossidato dall’ossigeno dell’aria e dunque rossiccia come la ruggine. Trova molti impieghi, tra cui la purificazione dell’acqua, la correzione dei terreni, la pavimentazione delle strade. Quella vulcanica e dunque nera, reperibile lungo le spiagge vicine ai vulcani, fatta di magnetite della lava. In Italia si trova presso Stromboli, Vulcano, l’Isola d’Elba. Dato che il nero assorbe molto il calore, d’estate può essere davvero rovente. Viene usata a scopi termali o per estrarne i minerali. La granulosità della sabbia la rende abrasiva o liscia, fino alla condizione di argilla.
sabbia a granuli stellari giapponese – foto da Wikipedia
Oggi conosciamo un nuovo uso che si può fare della sabbia, sfruttandone l’inerzia, la capacità di trattenere il calore meglio dell’acqua e di raggiungere temperature molto più elevate senza cambiare volume e consistenza. E’ la conservazione dell’energia prodotta da pannelli solari, pale eoliche e turbine di ogni genere, purché venga trasformata in calore. In un silos ben isolato termicamente, la sabbia viene riscaldata utilizzando delle resistenze alimentate dalla corrente elettrica che altrimenti andrebbe perduta. In questa condizione può essere mantenuta per mesi, usando quella riscaldata in estate per utilizzarla in inverno riscaldando l’aria o l’acqua destinata al teleriscaldamento e ad ogni altra funzione.
Un simile impianto è molto più economico di qualsiasi altro, oltre che ben più ecologico, anche perché la stessa sabbia può essere riutilizzata all’infinito. Non è ancora conveniente trasformare il calore in energia elettrica, ma in Finlandia questa notevole innovazione nell’utilizzo della sabbia è già in funzione.
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Gli estimatori dei murales contemporanei potranno apprezzare la segnalazione di quelli sparsi qua e là nei comuni italiani, così da rendere più interessanti molti viaggi.
A VARALLO (VC) un gigantesco falco di Refreshink (Giovanni Magnoli) , occupa le pareti d’angolo alte e strette di un edificio lungo la strada che dalla superstrada diretta ad Alagna porta in città. Sotto il Sacro Monte sulle due facciate cieche di condomini, i murales di Seacreative con due personaggi: il Marcantonio e la Cecca, regina del carnevale di Varallo
, mentre sulla parte superiore di facciate nel centro storico ci sono riproduzioni di quadri celebri dipinti da Andrea Mattoni (Ravo).
A ORFENGO (VC), frazione di Casalino, poco prima di raggiungere Vercelli da nord, in una piazzetta lungo la strada ci sono due silos dipinti in finto mosaico da Refreshink con i ritratti del patrono San Donato e quello di Carlo Alberto, che aveva sostato lì dopo la battaglia di Novara.
A venti chilometri da Vercelli, a RIVE ci sono vari murales di cui forse il più bello, di Rosmunda, è quello che rappresenta un albero su cui danzano del gatti sotto lo sguardo benevolo della luna. Bello è anche quello con la garzetta artificiale cavalcata da un ragazzo, dipinto da Alessandra Carloni. Degli aironi in risaia di Giuseppe Gusinu si trovano lungo un muro perimetrale di una proprietà. La vita nelle risaie della zona è infatti il tema trattato ogni anno a settembre durante il festival del muralismo.
A SETTIMO TORINESE (TO) nelle vicinanze del Museo della Chimica, un pettirosso è rappresentato in pixel, così da apparire integro solo da lontano
A SOMMA LOMBARDO (VA) Refreshink ha dipinto su una facciata di corso Sempione 22 una scena con animali selvatici in natura, mentre in corso Mazzini 52, ha realizzato Le tre grazie. Su una parete d’angolo di corso Sempione 33, Ravo (Andrea Mattoni) ha dipinto un angelo. In via Mazzini 13 c’è invece La Carità.
In Veneto a VALLA DI RIESE PIO X (TV) si trovano vari murales, che ogni estate durante il festival The Walla diventano sempre più numerosi. Anche qui ci sono riferimenti alla passata vita rurale, come la mandria rappresentata da Pixel Pancho e di nuovo delle garzette cavalcate da ragazzi di Alessandra Carloni.
Primi piani magnifici di animali selvatici di Simone Fantini si ammirano lungo due muri bassi che delimitano un parcheggio vicino al giardino pubblico di CODROIPO (UD)
A FAGAGNA (UD) ci sono le cicogne e un ibis sulle pareti lunghe e strette di una cabina dell’Enel, proprio vicino al parco che ospita tutto l’anno i grandi uccelli.
A SARMEDE (UD) l’artista ceco Stepan Zavrel ha vissuto qui dipingendo ad acquerello, poi con murales. Ha fondato una scuola di pittura e promosso la Mostra Internazionale dell’illustrazione per l’Infanzia, che ha prodotto negli anni molte opere visibili per le strade del paese
A VASCON (TV) una cabina Enel promossa dal gruppo 86 celebra il teatro
Il valore dell’acqua è celebrato su una facciata di MONTORIO (VR)
A GORIZIA nell’area della stazione sono dipinti uccelli/uomini
Anche DOZZA (BO) ha molti murales di vari stili.
A FERRARA in via Darsena (ex Camilli) l’artista Alessio Bolognesi ha rappresentato un uomo con una testa ad orologio, in memoria della strage di Bologna del 2 Agosto 1980
Molto suggestivi e diversi da tutti gli altri sono quelli di SAN GIOVANNI IN PERSICETO (BO)
A BARBERINO DI MUGELLO (FI), dietro il teatro Corsini c’è una fantasia di draghi e cavalieri
A CAMPI BISENZIO in località Il Rosi una cabina Enel è dipinta in bianco e nero da Alleg, con un personaggio fatto di elementi diversi.
A BAGNO A RIPOLI (FI) in località Mondeggi, presso la fattoria, Alleg ha dipinto i muri di un deposito con vegetali e della terra su cui crescono
A SCANDICCI il Gucci Art Lab è variamente decorato
A SCANDICCI in piazza del mercato un piccolo edificio è stato dipinto da Millo
A FIRENZE, oltre alle opere citate nell’articolo dedicato, nel quartiere Isolotto, nei pressi della biblioteca si trovano vari murales. Uno sul muro più stretto di un condominio rappresenta il rapporto tra un albero e una donna. Poco più avanti, sotto il livello stradale si trova una casetta bassa e lunga con gli occhi e visi maschili e femminili
AD ASCOLI nel quartiere Solestà c’è un murale di Millo che rappresenta un ritorno a casa
AD ARCEVIA (AN) l’artista Federeico Zenobi ha rappresentato un angelo in caduta
A PORTO DI POTENZA PICENA (MC), lungo la spiaggia sono rappresentati a colori vivacissimi gli animali veri e inventati di Sdolz.
Ritroviamo Alessandra Carloni in un murale alla Montagnola di ROMA, con una tartaruga volante cavalcata da una ragazza. Sempre a Roma, nel quartiere san Basilio, sulle facciate di condomini ci sono rispettivamente un’anatra, un gatto, un orso, un pavone, che occupano l’intero spazio.
Un gatto fra piante e fiori si trova a CALCATA (VT) sulle pareti esterne del teatro, opera di Lucamaleonte, mentre Alessandra Carloni ha dipinto qui una ragazza in viaggio. Nel bosco ci sono invece le opere realizzate con materiali naturali in Opera Bosco.
A SANT’ANGELO (VT) sono celebrate molte fiabe sui muri delle case da parte di vari pittori
A MARCELLINA (Monti Lucretili) (RM) Luis Gomez ha dipinto in bianco e nero sul muro esterno di una torre, un ritratto di vecchia che ha lavorato nella cava per tutta la vita, molto suggestivo, mentre sui muri dei silos sono ritratti vari personaggi che hanno vissuto e lavorato in zona.
Il teatro è protagonista a LIVORNO, davanti al museo Fattori. In una via a poca distanza, il muro di cinta del parco è dipinto sulle pareti esterne con una quantità di uccelli.
A VERNANTE (CN) centosettanta murales degli artisti Carlet e Meo hanno riprodotto sui muri delle case illustrazioni di Attilio Mussino delle avventure di Pinocchio.
A COLLODI (LU) ci sono alcuni murales su Pinocchio, ma nel parco che gli è dedicato le sculture in bronzo di Consagra sono più suggestive
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sculture erotiche indiane sulle pareti esterne del tempio nel Madhya Pradesh – foto da Wilipedia di Leon Petrosian
Per tutta la vita e quindi anche dopo la menopausa il desiderio erotico può rimanere intatto, ma le possibilità di soddisfarlo diminuiscono notevolmente, per la scarsità di occasioni, per i pregiudizi sociali e famigliari e tante altre ragioni. La vagina perde la sua elasticità e diventa vulnerabile, tanto che una visita ginecologica può essere molto dolorosa. Se si hanno dopo anni dei rapporti sessuali occorre usare molta cautela e prevedere perdite di sangue dalle mucose vaginali da tempo non più frizionate. Nel frattempo, però, le naturali esigenze basilari in fatto di eros si possono soddisfare in parte autonomamente, creando situazioni eccitanti con l’immaginazione e dando loro sfogo manualmente. Se si è consapevoli e con un forte senso di responsabilità, indipendenti e portate a prendere iniziative, almeno in quei momenti ci si abbandona volentieri a fantasie in cui si ha un ruolo passivo, in cui uno o più uomini esperti e intraprendenti danno piacere spingendo la donna in situazioni molto audaci. Possono essere uno o due, ma spesso di più, per compensare la loro totale assenza nella realtà della vita quotidiana. Ci si immagina volentieri nella situazione in cui si era trovata la protagonista del romanzo erotico “Storia di O”, cominciando da quando il suo amante nel taxi con lei le sfila reggiseno, mutandine e sottoveste da sotto gli abiti, prima di lasciarla in una specie di albergo dove lei deve imparare ad essere a totale disposizione del piacere maschile. Dalle proprie fantasie molte donne escluderanno forse le frustate inflitte dagli uomini del romanzo a tutte le allieve, ma lasceranno probabilmente altre pratiche oltraggiose, anche se si sono sempre ribellate a ogni sopraffazione, abuso e umiliazione, nell’erotismo come in ogni altro momento della vita. Compiacersi nel fantasticare su pratiche respinte dalla ragione, che controbilanciano il proprio comportamento sinceramente virtuoso, è un modo istintivo per alleggerirlo e renderlo più tollerante e comprensivo.
Acquasantiera ad Atri
Questo non significa affatto che si desideri o si debba realizzare simili fantasie nella realtà. L’autrice del romanzo del 1954 di Pauline Réage, diventato di grande successo negli anni sessanta e settanta, è molto eccitante e mai volgare. Il film che vi si è ispirato è invece banale e incapace di rendere la tensione erotica di quella storia. Far cogliere in un libro come nella vita le sottili e raffinate dinamiche che provocano un intenso desiderio e poi la sua soddisfazione, senza mai scadere nel grossolano né nella violenza è oltremodo difficile. Ciò che piace a noi donne è sentire la forza virile, il legame creato dall’eros e l’affidarsi, il cedere, l’accogliere. Ma non trovando se non di rado chi sia in grado di farci godere appieno di questo, possiamo sentirci attratte da ciò che vi assomiglia, anche se solo vagamente. Dunque la sopraffazione, la costrizione, la sottomissione, l’umiliazione nelle fantasie, che non dovrebbero essere realizzate, ma solo usate come surrogato, per canalizzare correttamente le energie.
Il sesso potrebbe essere per l’umanità una straordinaria risorsa che aiuta ad affrontare meglio le difficoltà dell’esistenza, ma la sua incompresa complessità ha fatto convergere su di esso tutti i possibili fraintendimenti rendendolo troppo spesso veicolo del più bieco degrado e violenza. Gli uomini, che tendono a separare il sesso dal sentimento, risultano più “meccanici” rifuggendo l’impegno che comporta il coinvolgimento emotivo, ma in questo modo non solo si perdono buona parte del piacere dovuto al gioco della seduzione, ma scontentano le donne, innescando meccanismi che rovinano il rapporto.
Sperimentare nella realtà le proprie fantasie di potere attraverso il sado-masochismo può essere un necessario passaggio temporaneo ma pericoloso, nel quale è bene non lasciarsi trascinare, per l’assuefazione a cui può portare, con conseguenze molto spiacevoli e difficilmente reversibili. Attraverso l’unione tra gli opposti e complementari rappresentati da maschile e femminile, come artisticamente rappresentato nelle sculture dei famosi templi indù e jainisti, si può invece sperimentare la sintonia con le energie della vita, basate sul continuo dinamismo a cui si deve la trasformazione che ne è l’essenza.
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