Estratto dal libro Alberi della Civiltà

 

 

La tamerice

Lungo i nostri litorali più a sud, su terreni sabbiosi e anche leggermente salini, crescono alberelli dalle radici profonde e ramificate, che li tengono ben saldi ed impediscono all’acqua di portarsi via il suolo su cui si trovano. Sono le tamerici. Hanno foglie di un verde azzurrino, come aghi squamosi, alla maniera dei cipressi, per trattenere al massimo l’umidità, ma lunghi come aghi di pino domestico e sottili, che in certe varietà sono sempreverdi ed in altre no. Portano piccoli fiori rosa o bianchi, raggruppati in spighette, con aspetto delicato, a dispetto della robustezza dei rami esili. L’insieme ha un aspetto vaporoso e disordinato, ideale per proteggere le coste dal vento e dalle onde. Alcune specie hanno proprietà medicamentose, mentre altre secernono un liquido detto manna, che poi si solidifica, se vengono punte da una particolare cocciniglia. Quelle che si trovano in riva al mare essudano un liquido salato, probabilmente per eliminare il sale assorbito con l’acqua. A volte sono conosciute come scope, così come avviene per l’erica, dato che i ramoscelli sottili e flessibili di entrambe erano usate per spazzare. La tamerice, che resiste bene alla siccità, è adatta a formare barriere alberate per fermare l’avanzata del deserto, come si sta facendo nell’Africa subsahariana.