I miei articoli

Carciofi in giardino

by 28 ottobre 2021

 

Il carciofo Cynara scolymus, ortaggio fra i più raffinati che si risveglia con l’umidità dell’autunno, è anche una delle piante più ornamentali e al tempo stesso inconsuete che possano essere messe a dimora in un giardino anticonformista. Alto fino a un metro e mezzo, con lunghe foglie di un verde argenteo e molto incise, lo stelo alto e diritto, è come un cavaliere vegetale che difende il territorio con armi e pennacchi. Le spine sottili lungo lo stelo e le foglie, sono invece grosse e dure per proteggere quello che la natura ha destinato a diventare con la bella stagione il grande fiore fatto di tantissimi minuti tubicini color azzurro oltremare Dopo essere stato visitato dagli insetti fecondatori, quella spessa seta si trasforma in una pelliccia di pappi morbidi e leggerissimi che prendono il volo per portare lontano i semi minuscoli.

 

 

A meno che nei mesi freddi decidiamo di lasciare solo le foglie per rallegrare la vista e ci mangiamo il grosso bocciolo di brattee carnose che partono da un cuore croccante e culminano con una spina. Il sapore leggermente amarognolo dato dalla cinarina di cui è intriso, lascia il dolce in bocca e un odore piacevole sulle dita, quando lo si maneggia per cucinarlo o mangiarlo crudo, così da approfittare meglio di questa sostanza tanto benefica per il nostro fegato, che alla pianta serve da difesa contro insetti, funghi e batteri. I polifenoli del carciofo che lo fanno scurire per l’ossidazione quando lo si lascia all’aria dopo avergli tolto le protezioni, sono tutti utili per la nostra salute.

Simile nell’aspetto è il cardo Cinara cardunculus altilis, di cui mangiamo in inverno le costole delle foglie

Il carciofo era conosciuto dagli antichi romani e greci, selezionato per la coltivazione a partire dalla Sicilia per rispondere meglio ai nostri gusti, lasciando ai prati la sua versione selvatica, il cardo Cynara cardunculus, che dopo essersi difeso con tante spine, finisce anche lui col dare frutti morbidi come velluto.

frutti piumosi del cardo

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Miglioriamo la comunicazione

by 20 ottobre 2021

 

La circolazione dei saperi è molto importante per alzare la qualità della vita di tutti e a questo contribuisce una migliore comunicazione, uno scambio più attento e preciso. Purtroppo si diffondono molto di più le opinioni rispetto alla conoscenza, sprecando del tempo che potrebbe avere una destinazione più interessante.

Per esempio, quando si vede un bello spettacolo, si legge un libro particolarmente significativo, si va in vacanza in un luogo che merita di essere visto, limitarsi a citarlo affermando che è stato bello o brutto, che è piaciuto o meno, è come far sentire l’odore di un cibo, senza far assaggiare la sostanza. Descrivere, invece, le caratteristiche di ciò a cui ci riferiamo serve a noi per assimilarne meglio il ricordo e agli altri per valutare se possa essere di loro gusto per farne esperienza.

Se un’altra persona ci fa conoscere cose piacevoli e formative, almeno nel caso in cui queste abbiano suscitato un particolare interesse in noi, facciamoglielo sapere spiegando anche il motivo. Questo, oltre ad aumentare la qualità di un rapporto umano, permette di conoscere meglio i gusti reciproci e scegliere argomenti sempre più mirati. Nel caso in cui il tema invece abbia suscitato perplessità o scontento, si dà la possibilità di chiarire l’eventuale malinteso o di evitare soggetti poco apprezzati.

 

 

Aggiungere esempi è importante per farsi capire meglio, purché siano veramente adeguati e proporzionati, altrimenti confondono e deviano, invece di chiarire. Quando non si conosce bene l’argomento e si parla riportando quanto detto da altri, usando parole che possono sembrare equivalenti ma hanno un significato totalmente diverso, si rischia un danno anche ingente. Tanti sottovalutano questo aspetto, come se fosse secondario. Per esempio il confondere una coccinella con una cocciniglia può sembrare irrilevante, mentre la prima è generalmente benefica per le piante perché mangia le seconde, che sono parassiti e le danneggiano. Dunque parlare dell’una per l’altra è grave ed è più frequente di quanto si pensi.

E’ poi importante spiegare e chiedere il perché si sostiene una tesi. La motivazione che è alla base di un’azione, spesso ne cambia completamente il significato. Per esempio, uno spintone dato per impedire che una persona venga colpita da qualcosa che sta per piombarle in testa è molto diverso da uno dato con l’intento di farla cadere. Purtroppo, invece, spesso si giudica qualcosa di per sé, isolato dalle motivazioni e dalle conseguenze, oppure attribuendo intenzioni del tutto azzardate, senza riscontro con la realtà, che spesso è difficile da verificare.

E’ vero che con tante persone è estremamente difficile dialogare, ma se cominciamo intanto a migliorare la nostra comunicazione, mettiamo in circolo delle modalità che col tempo possono influenzare positivamente gli altri.

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Phytolacca

by 11 ottobre 2021

phytolacca con frutti maturi – tossici

 

Ogni estate i fusti leggerissimi della fitolacca che rinascono dalle radici, si preparano a farsi riconoscere con un audace e lucido rosso magenta che imbeve anche i raspi dei grappoli di frutti, dopo che i fiorellini bianchi sono stati fecondati. Ma anche quando nessun insetto li ha visitati e i pedicelli rimangono vuoti, sembrano a loro volta minuscoli fiori di un rosso saturo, pieno di vita. Restano verdi solo le foglie semplici a forma di piuma, che spiccano sul sontuoso arbusto, degno del più bel giardino, con i grappolini lunghi e sottili che si lasciano attrarre dalla gravità con grazia e senso della misura. Nessun giardino, però, lascia il minimo spazio alla fitolacca, detta anche uva turca, pur essendo americana, che lo può ottenere solo rubandolo, perché tossica. Ma ogni incolto, ogni spazio trascurato, ogni angolo anonimo può brillare per un paio di mesi con questa pianta fantastica, acquisendo una nobiltà che mai potrebbe ottenere altrimenti. Nessun’altra può reggere il paragone mentre i fiori fecondati si stanno trasformando in frutti, diventando dapprima come dei bottoncini verdi e duri con dieci spicchi, che se vengono colti in questa fase mantengono la loro forma per sempre.

Frutti immaturi di phytolacca

 

Se invece possono continuare la maturazione virano al viola e infine si gonfiano e si fanno acini tondi, più morbidi, neri e lucidi, pieni di succo color amaranto. A fine ottobre le foglie si colorano di giallo e di rosso, prima di seccarsi a novembre e morire con tutta la pianta, spesso decapitata selvaggiamente da chi la odia perché la ritiene troppo invadente e pericolosa. Quando il fusto si secca, si spezza e cade, aprendosi mostra il delicato, leggerissimo cilindro fatto di tanti dischetti di velina, circondati ciascuno da altra spuma solida.

Varie altre piante sono velenose, come l’oleandro e il tasso, ma non per questo ha senso distruggerle. E’ bene invece diffondere l’educazione ambientale, che permette di utilizzare vantaggiosamente anche ciò che è velenoso. E’ questione di senso della misura.

Molto strana e interessante è la Phytolacca dioica

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Museo del fiore di Sanremo (IM)

by 6 ottobre 2021

giardino del Museo del Fiore di Sanremo

 

La scoperta del danese dottor Niels Finsen a fine ottocento, che l’esposizione al sole è fondamentale per la salute, soprattutto per la cura della tubercolosi cutanea, aveva enormemente acuito l’interesse degli inglesi e degli altri stranieri per l’Italia, dove comunque fin dal settecento viaggiavano e soggiornavano per ammirarne l’arte e le antichità. La Liguria, dal clima mite quanto quello del nostro Sud era ancora più attraente perché più vicina, in un’epoca in cui i viaggi erano scomodi e lenti. La riviera di ponente e in particolare Sanremo, usufruivano delle condizioni ottimali per diventare presto la preferita dai possidenti stranieri malati, che volevano sottoporsi ad una cura fra le più piacevoli. Erano stati costruiti i primi alberghi con camere dotate di terrazzini fatti apposta per l’elioterapia. La salute del corpo, unita a quella dello spirito che gioiva della luce e della grande bellezza dei luoghi aveva attirato tanti nuovi stranieri di tutta Europa, che negli anni avevano finito col superare gli abitanti del posto. In quei tempi gli alberi più diffusi sulle colline erano gli olivi e gli agrumi, ma nei giardini degli alberghi e delle ville, la moda dei giardini romantici all’inglese, con tanti alberi esotici aveva dilagato, aumentando notevolmente i cambiamenti di paesaggio.

 

garofano comune – foto da Wikipedia

 

Nel 1919 il pediatra tedesco di origine polacca dr Kurt Huldschinsky aveva scoperto che la vitamina D necessaria ad evitare in particolare il rachitismo, era dovuta all’esposizione al sole e questo aveva aumentato gli arrivi degli europei di tante altre nazioni. Già nella seconda metà dell’ottocento lo svizzero Michel Louis Ormond, che faceva grandi affari con il tabacco, aveva acquistato una villa a Sanremo dotandola di un grande giardino esotico, facilitato nell’approvvigionamento delle piante dalle sue navi per il trasporto del tabacco. Intanto i contadini della zona avevano cominciato a coltivare i fiori anche per l’esportazione via treno verso l’Austria, la Svizzera, la Germania. Alla coltivazione e alla confezione lavoravano in gran parte le donne e i bambini, anche perché le mani piccole e agili sono più adatte a maneggiare ciò che è tanto delicato. In particolare si trattava di garofani, che inizialmente erano ben più piccoli, con pochi petali e di dimensioni irregolari rispetto a quelli che conosciamo oggi. Ci sono voluti cent’anni di selezioni e ibridazioni per arrivare ai risultati che ne hanno fatto la fortuna. Nel 1932 l’attività basata sui fiori era tale da realizzare la prima Mostra di Floricoltura a villa Ormond a cui sono seguite le altre, importanti per la qualità della produzione sanremese. Oggi nella Palazzina Winter, che si trova all’ingresso del parco Ormond, ha sede il piccolo Museo del Fiore dove grandi foto e oggetti d’epoca permettono di farsi di un’idea della storia della floricoltura di Sanremo e della Liguria. Vi si svolgono anche attività culturali connesse con i fiori. Nel parco, che si estende anche al di là della strada, si potranno conoscere dal vero tante piante esotiche, come in un Orto Botanico.

Per saperne di più sul garofano cliccate qui.

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Il verdetto

by 27 settembre 2021

Film Il Verdetto del 2017 di Richard Eyre. Nel Regno Unito una giudice (Emma Thomson) molto scrupolosa e impegnata, negli anni aveva man mano lasciato che il proprio matrimonio con un uomo ancora molto innamorato (Staney Tucci) si insabbiasse. Il marito le aveva confessato di sentirsi attratto fisicamente da un’altra donna, pur senza avere ancora una relazione con lei, ma invece di affrontare e cercare di risolvere la questione, la moglie lo aveva minacciato. Era molto turbata ma si comportava come se nella coppia contasse più il rispetto del contratto che confrontarsi coi sentimenti.

In quella situazione doveva decidere se a un ragazzo non ancora maggiorenne ricoverato in ospedale perché malato di leucemia, andasse imposta la trasfusione di sangue che come testimone di Geova rifiutava, rischiando di morire. Contro la prassi aveva deciso di andare a parlargli per capire se davvero quella fosse la sua volontà o se non subisse il volere dei genitori. L’incontro col giovane (Fionn Whitehead) aveva impressionato profondamente entrambi e la giudice era stata trascinata nel tumulto dei sentimenti di tutte le persone coinvolte. Vivendo una situazione tanto imprevista e incontrollabile, i suoi rigidi schemi avevano mostrato la loro inadeguatezza.

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La macchina degli abbracci

by 21 settembre 2021

Libro di Temple Grandin pubblicato in Italia nel 2012. Osservando il comportamento degli animali l’autrice ha notato tratti comuni con quello delle persone affette dalla sua stessa malattia, l’autismo, facendole comprendere le loro percezioni e le conseguenti motivazioni. Ha rilevato quanto l’aspetto dell’ambiente visto da parte degli animali sia in certi casi molto diverso da quello che risulta alla nostra percezione e provochi delle reazioni altrettanto difformi. Gli animali si accorgono di cose che a noi sfuggono perché tendiamo ad avere una visione d’insieme, a cui mancano elementi ritenuti irrilevanti dal nostro cervello, che vuole evitare il sovraccarico. Gli animali (come gli autistici) invece colgono in gran parte dei dettagli difficili da relativizzare, che prendono a volte un significato abnorme. L’autrice ha fatto tesoro delle proprie caratteristiche percettive sviluppando studi che l’hanno portata ad una professione importante per il benessere animale, soprattutto quelli dei grandi allevamenti.

Nel libro descrive le particolarità del cervello umano e di quello animale, che evidenziano quanto sia importante imparare a “mettersi nei panni altrui” per evitare errori che provocano inutile sofferenza ad entrambe le parti. Ci fa conoscere molti episodi illuminanti sulla vita degli animali e su quanto occorra tenerne conto, anche per la nostra sicurezza. Da molto spazio a quanto la tendenza alla dominanza fra gli animali (quanto fra gli umani) sia importante nel comportamento e vada sempre considerata perché innesca un’aggressività che può essere molto pericolosa. Nel libro abbiamo la conferma di quante paure e convinzioni si radichino nelle persone e negli animali perché apprese da altri anziché per esperienza diretta e di quanta consapevolezza occorra per liberarsene, nel caso in cui siano fuorvianti.

Il titolo dell’opera si riferisce ad un dispositivo di contenimento dei bovini per poterli curare, che li rassicura e quindi li calma, come se venissero abbracciati. L’autrice, che aveva notato questo effetto quando ancora era bambina, si era costruita qualcosa di analogo anni dopo.

Un altro libro notevole sugli animali, importante anche per comprendere meglio gli umani è L’anello di re Salomone

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