Articoli per la rivista AMICI DEI MUSEI

SCRITTI FRA IL 1996 ED IL 1999

 

 

I PARCHI DI BARCELLONA        Settembre 1996

 

Nelle città c’è bisogno già da molto tempo di ridare respiro a ciò che è di vitale importanza per l’uomo: lo spazio per il suo spirito e la sua anima, di cui arte e natura sono i principali amici. Finora, però, nella maggior parte dei casi in cui in epoca moderna si è data qualche op-portunità a questi due importantissimi elementi, insieme in luoghi pubblici, è stato fatto in assenza di una vera comprensione del loro significato, col risultato che gli spazi verdi sono semplicemente alberi, piante o fiori piantati un po’ casualmente, e le opere d’arte collocate come ciliegine su una torta: semplice decorazione. L’integrazione, che è il solo modo per accordare armonicamente le diversità, comporta invece Il pensarle come complementarietà, non come la subordinazione di una rispetto all’altra. In questo caso, una natura che incontri il carattere di un quartiere e ne sia a sua volta valorizzata, con opere d’arte pensate per esaltare le caratteristiche positive in quel particolare luogo.

E’ ciò che è stato tentato a Barcellona, dove le ultime olimpiadi sono state una reale occasione di progresso per la città. Sono stati realizzati, fra altre opere importanti, diversi giardini pubblici perfettamente inseriti nei quartieri, con l’intervento di artisti attraverso opere create per far emergere le qualità di un preciso contesto. L’arte è tornata così alla sua reale funzione, che è quella di aiutare l’uomo a vivere meglio la sua totalità, fatta di esigenze materiali e spirituali insieme.

 

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Nel visitare una città, il passaggio e la sosta in giardini di questo tipo non solo riposa, ma spinge fuori dall’ormai accettato e proprio per questo più negativo approccio all’arte al di fuori del suo contesto. Un museo, per quanto comodo, è pur sempre un’estrapolazione dell’arte, che ha una sua giustificazione per le opere del passato, che non potrebbero essere ricollocate nei loro luoghi di provenienza, ma non ha senso per quelle contemporanee, che dovrebbero essere create per valorizzare spazi diversi nei luoghi pubblici di passaggio quotidiano, per essere parte della vita. Perché è in questa mentalità di decontestualizzazione che va ricercata una parte della responsabilità nell’abbassamento del livello qualitativo dell’arte stessa, oltreché della sensibilità e della cultura.

A parte lo splendido parco Guell di Gaudì, che spero tutti conoscano, il primo giardino da visitare è il Costa i Llobera, dove l’integrazione è realizzata fra il paesaggio circostante (sotto, il mare, sopra, le calanche) e il parco, interamente realizzato con piante grasse, palme e piante tropicali. L’arte, in questo caso, è tutta nell’idea. Progetto di M. Casamar.

Bellissimo lo spazio presso l’ex stazione Nord, con l’incontro fra un prato e l’opera di Beverly Pepper, che ha usato bellissime mattonelle irregolari di colore bianco per costruire l’accesso, mentre un meraviglioso azzurro è stato scelto per rivestire una piramide/collina che pare un’elegante creatura vivente, dalla lunga coda.

 

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Un esempio di armonia fra spazi vuoti e pieni, sempreverdi e caducifoglie, fioriture invernali ed estive, spazi per adulti e bambini, è il parco della Guineueta dove, fra l’altro, oltre ai gabinetti per le persone ci sono anche quelli per i cani. Spiritoso il lupo di metallo, di Riu Serra, bloccato in posizione guardinga in mezzo ad un prato.

Mi è sembrata meravigliosa, anche se non del tutto riuscita, l’idea della scultura, di cui non ho potuto sapere il nome dell’autore, nel parco Trinitat Vella, in una zona che sarebbe potuta andare sprecata, fra svincoli di strade sopraelevate. Una vasca segue la curvatura degli spazi come un nastro di strada acquatica in polemica con quelle d’asfalto intorno e divide una collinetta tutta per la natura e l’arte, da spazi dedicati allo sport, l’accesso alla metropolitana e una grandissima terrazza. Un’enorme scultura, tutta in lun-ghezza e in vera sintonia con la natura del parco, malgrado una realizzazione un po’ pesante: una fila di cavalli al galoppo, come la fila di pioppi sull’altro lato dello spazio curvo.

 Una bellissima ambientazione anche per il parco Creueta del Coll, nello spazio lasciato da cave di pietra abbandonate. Tanta acqua anche qui, come in quasi tutti i parchi (sempre bassa, però) e una scultura di Edoardo Chillida. molto aggressiva, che allude al passato del luogo. Un bell’esempio di uso del verde è quello di placa Cirici Pellicer, dove anziché duri muri di cemento sono state usate alte siepi di cipresso, tagliate in modo originale e piacevole.

 

Anna Cassarino da Como

 

 

 

COME SI COSTRUISCE BERLINO    giugno 1997

 

Imparando direttamente dalla natura, i più illuminati fra gli uomini del passato e del presente sanno che il miglior risultato estetico è anche espressione della più riuscita soluzione pratica. Con quest’idea a Berlino, negli anni ’80 in occasione dell’IBA (esposizione internazionale di architettura) sono state iniziate sperimentazioni in quantità piuttosto consistenti per costruire con tali criteri. Questa volta, anziché disdegnare, si è accolto come regalo prezioso il sovrappiù di acqua piovana, vento, sole e vegetazione mentre, con la residua galanteria possibile nei confronti della seducente e geniale terra, le si è favorito il passaggio affinché potesse far spuntare i suoi verdi capelli sui muri e sui tetti di case e condomini. E stato tutto un nascere di palazzi ecologici con vetrate, pannelli solari, riciclaggio di ogni risorsa e tanto spazio verde. Ma l’esempio più interessante si trova nel cosmopolita quartiere di Kreuzberg e, in particolare, fra la Dessauer e la Bernburgerstrasse.

 

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Qui, un ampio spazio di terreno fra condomini è stato riservato, con risultati estetici molto gradevoli, ad un sistema elegante e discreto di depurazione delle acque di scarico tramite il lavoro gratuito e disinteressato delle piante.Il terreno di 10.000 m.quadri mosso da rilievi, rallegrato da piccoli specchi d’acqua, alberi, arbusti e piante, è un piccolo parco in cui la conservazione e depurazione delle acque piovane ha permesso di realizzare laghetti in cui vivono pesci e nuotano bambini. Le stesse acque vengono utilizzate anche per certi usi domestici, soprattutto in caso di eventuali carenze idriche. Ma addirittura artistica è stata la soluzione per realizzare un impianto di depurazione, in mancanza di terreno sufficiente, sulla parete cieca di un piccolo condominio, fra la Manteufel e la Oranienstrasse. I contenitori di piante lavoratrici rallegrano, come enormi vasi di fiori, una parete altrimenti senza espressione.

 

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Un po’ dappertutto ha preso vigore la consapevolezza che l’ecologia non solo non può più essere ragionevolmente separata dalla cultura estetica, ma può costituire il punto di partenza per nuovi sbocchi lavorativi, oltre che per architetti ed ingegneri, per artisti capaci di umanizzare la tecnica. “Vivere con arte” comincia anche da qui.

 

Anna Cassarino da Como

 

 

 

IL GIARDINO DEI TAROCCHI        Giugno 1998

 

Concentrato di vitalità ed inventiva, entusiasmo coloristico e potenza formale, il Giardino dei Tarocchi a Garavicchio, vicino a Capalbio, è una presenza che l’Italia può ben essere felice di ospitare. Non solo è una vittoria della più positiva espressività contemporanea, ma è per di più opera di una donna. Niki de Saint Phalle ha concretizzato, nel giro di diciotto anni, la sintesi dell’immaginazione femminile in una famiglia di gigantesche creature rivestite di scaglie in ceramica e vetro, colorate e scintillanti.

 

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Ispirata dal grande Gaudi, anche l’artista francese si è lasciata guidare dalla natura nell’elaborare forme che parrebbero generate e cresciute dalla terra nello stesso modo di alberi, montagne o minerali preziosi. Una realizzazione che le è costata molte difficoltà anche burocratiche, oltreché fatica e impegno finanziario; ma alla fine sono spuntati ,imponenti fra gli alberi, i simboli delle ventidue carte interpretati con grande libertà.

I Tarocchi, da antichi simboli esoterici che condensavano nelle loro figure il potere dei numeri, si sono trasformati in gioco popolare, ma continuano ad essere usati come strumenti di divinazione perché le loro immagini sono pur sempre quelle dell’essere e del divenire umani. Ed è in questo loro aspetto che sono stati di ispirazione all’artista. Quello di Niki de Saint Phalle è l’unico esempio contemporaneo in Italia di arte ambientale e, al tempo stesso,giardino tematico concepito da un’unica artista. Un modo moderno e gioioso di riportare all’attenzione laforza del simbolo, con una immediatezza che non ha bisogno di traduzioni.

 

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Camminare fra le sculture grandi come case e articolate come esseri, guardare dentro di esse ed entrarci, saltare con lo sguardo sulla distesa di particolari, imprime nel visitatore un ricordo profondo come quello dei rari incontri eccezionali. Che importa se non si dovesse riuscire a decifrare il significato di quelle figure? Esse si imporranno comunque, risvegliando in noi l’immaginazione, aprendoci alle innumerevoli possibilità del fare creativo, dell’osare e del credere.

 

Anna Cassarino da Como

 

 

STRASBURGO CONTEMPORANEA           Dicembre 1998

 

L’evoluzione e la bellezza raggiunte nel passato dalle città europee sono ancora vitali per i loro abitanti quando generano forme nuove, indipendenti e al tempo stesso capaci di inserirsi armoniosamente nell’ambiente plurisecolare. Una visita per scopi culturali ad una delle nostre città ha dunque un senso maggiore quando comprende gli interventi urbanistici, architettonici ed artistici contemporanei che mostrino quanto sia effettivamente possibile uno sviluppo adeguato a nuove necessità, anche per una città antica. Per il visitatore, la possibilità di scoprire i contenuti attuali della modernità.

 

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A Strasburgo, dove hanno sede il Parlamento Europeo, il Consiglio d’Europa e la Corte Europea dei Diritti dell’Uomo (che si possono visitare previo appuntamento) sarà quasi impossibile non notare che anche i mezzi di trasporto valorizzano esteticamente, oltre che funzionalmente, la città. Mi riferisco al tram, o metropolitana di superficie, veloce, silenziosa e non inquinante, dal disegno all’avanguardia in vetro, curvato e non, usato come materiale privilegiato per vagoni e pensiline, con la su caratteristica discrezione contrasta piacevolmente le tipiche case alsaziane.

Vale la pena poi conoscere le opere di arte ambientale, particolarmente importante per la sensibilità che implica nei rapporti fra intervento creativo e ambiente. Nel parco dell’Orangerie, l’unica opera di arte contemporanea è di una toccante delicatezza: il “puits voleur” (pozzo ladro) di Patrick Bailly Maitre Grand. Al centro di una piccola costruzione aperta, dalla volta blu scuro trapassata di schegge in plexiglass che il sole rende lucenti come stelle in pieno giorno. il piccolo pozzo circolare è chiuso da una lastra di vetro trasparente su cui si riflettono le “stelle” della volta come su uno specchio d’acqua in fondo al quale appare, nitida e splendida, una luna quasi piena.

 

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Nel parco del castello di Pourtalès, sono sorprendenti gli interventi di 3 artisti: le creature di Ernest-Pignon-Ernest, anzitutto, che l’autore ha chiamato “arborigènes” (gioco dl parole fra “arbre/ albero e “aborigène/aborigeno”), arrampicati sugli alberi alti e fitti. Sono figure umane dal corpo in schiuma di poliuretano – artificiale e moderno – ma dalla pelle naturale, fatta di micro-alghe dal colore verde-dorato, che vivono e si rinnovano grazie alla protezione di ombra e umidità degli alberi.

Impressionanti, in un punto del parco dove il concerto degli uccelli è particolarmente intenso, gigantesche orecchie umane fatte di sonoro bronzo da Claudio Parmiggiani, si drizzano presso i tronchi d’albero. Il materiale in cui sono modellate rinuncia qui alla possibilità di farsi udire a favore delle proprie qualità cromatiche, simili a quelle dei tronchi di cui sembrano così le appendici. “Il bosco guarda e ascolta” è il titolo dato dall’autore.

 

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Più lontano, quelli che sembrano grossi germogli nel terreno, si rivelano per una schiera di sculturine che Jean-Marie Krauth ha fatto di forma vagamente umana: una possibilità aperta alle piante antropomorfe o ad un’umanità più vicina alla vita vegetale?

D’estate, si può passare tutto il pomeriggio a lasciarsi suggestionare dal parco, nei cui spazi aperti si trovano anche opere di Barry Flanagan, Stephen Batkenhol e SarIcia. Si può cenare al notevole ristorante del castello e infine assistere ad uno spettacolo teatrale o musicale nei prati: la rendita del ricordo durerà per parecchio tempo.

Anna Cassarino da Como

 

 

 

IL GIARDINO DI DANIEL SPOERRI          giugno 1999

 

Seggiano, paese del Monte Amiata a 700 m. di altitudine, ha di fronte a sé il giardino di Daniel Spoerri, inaugurato recentemente come parco di sculture dello stesso Spoerri ed altri artisti. Non semplicemente un bello spazio all’aria aperta dedicato all’arte, bensì esso stesso opera d’arte, poiché è nell’interrelazione ra il luogo e gli interventi artistici che avviene più profondamente il contatto con chi lo percorre. Durante le due ore e mezza che occorrono per spostarsi e sostare da un punto all’altro del parco, dove si trovano le creature, gli oggetti e le costruzioni degli artisti, spesso seminascoste in mezzo allavegetazione, si crea l’atmosfera della scoperta e della sorpresa di una caccia al tesoro.

 

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Con il biglietto di ingresso si può acquistare una mappa che aiuta a reperire le numerose sculture, ma anche a fare attenzione alla vegetazione caratteristica della zona, sulla quale vengono date informazioni interessanti anche per chi non è attratto dalla botanica. La natura viene drammaticizzata dalla presenza dell’opera d’arte e viceversa: si rende in questo modo più evidente l’importanza del saper comprendere quale sia il piano su cui si possano incontrare la creatività della natura e quella umana. Un contributo speciale è la scultura sonora di Jesus Rafael Soto: un telaio metallico a forma dì cubo dai lati di circa 3,50 m, in cui sono appesi 400 tubi di diversi diametri, vicinissimi fra loro, tra i quali il visitatore può insinuarsi e, a seconda della sua velocità e direzione, produrre sonorità di campane.

Belli e spiritosi sono i divani d’erba di Spoerri, così come è imponente il suo tavolo di marmo su supporti realizzati con scarti di fonderia di notevole effetto. Le sculture, in gran parte di bronzo o ferro, sono spesso creature fantastiche la cui testa ha importanza ed espressività molto maggiore rispetto al resto del corpo, che in certi casi è solo un semplice supporto. Due di loro (il diavolo e la bestia, di Spoerri) sono contrapposte con intensità ed umorismo a figure femminili delicate e seducenti. Molte sculture sono riunite in gruppi e certo uno dei più forti è il cerchio degli unicorni, sulla collina, quasi alla fine del percorso dove si ha il punto di vista più spettacolare sulla vallata e, se si arriva al tramonto, si può entrare nella suggestione del titolo che lo distingue: l’ombelico del mondo.

 

Anna Cassarino da Como

 

 

 

ARTE APPLICABILE

 

Poche cose sono rivitalizzanti quanto le nuove buone idee e poche cose sono difficili quanto il venirne a contatto. A Prato, però, la ben fornita biblioteca d’arte contemporanea annessa al Museo Pecci, può essere considerata una buona occasione per conoscere le novità creative del mondo anche per chi nòn può o non vuole servirsi del solo computer. Libri e cataloghi sulle produzioni degli ultimi 60 anni nel mondo, riviste d’arte, architettura e design (per le quali la distinzione nella terminologia vale più per la loro funzione che per la forza comunicativa), danno modo di spaziare fra forme espressive anche molto diverse da quelle proposte dallo stesso museo e dalla città.

La possibilità di attingere all’inventiva documentata fra le pagine di carta senza sbarramenti burocratici, seduti accanto a finestre a cui il sole arriva senza sbattere in altri muri, costituisce una ventata impertinente sulle muffe delle rigide formule. Potrebbe essere una buona possibilità di informazione non solo per chi è studente o studioso, ma anche per artisti di ogni livello o per semplici estimatori, se fossero migliorati tutti gli aspetti che per ora richiedono al visitatore di avere già definito in partenza la propria direzione di ricerca.

 

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Questo limite di tutti i settori specialistici può essere superato dando una panoramica generale da cui poi orientarsi verso ciò che interessa maggiormente. La vetrina dei cataloghi e delle monografie che già esiste all’ingresso delle sale espositive del museo, potrebbe essere estesa alla biblioteca, con suddivisioni tematiche. L’attuale esposizione di materiale utile alla migliore comprensione della mostra in corso nel museo, potrebbe essere sviluppata anche per altre tendenze.

L’arte dovrebbe riuscire qui ad imporsi nella segnaletica, nell’illuminazione, nella pubblicizzazione dell’esistenza e del carattere della biblioteca, per poter superare tutti quegli sbarramenti fatti di troppi stimoli poco curati, che alla fine diminuiscono notevolmente il vantaggio della loro quantità. Il Museo, con il CID e le attività collaterali che sono i laboratori, convegni e concorsi, sperimenterebbe con maggior consistenza il proprio contributo ad una più ariosa creatività nelle scelte estetiche.

 

Anna Cassarino da Como

 

 

IL SORRISO DELLA TERRA     Dicembre 1999

 

Friedrich Stowasser, pittore austriaco, già nel ’49, agli inizi della sua carriera, ha trasformato ciò che nel suo nome era potenziale, in effettiva espressione del proprio essere. Un gioco di parole lo ha reso Friedensreich Hundertwasser (Regno della pace Centoacque). 23 anni fa ha iniziato a realizzare i suoi progetti architettonici con la “casa Hundertwasser” a Vienna, famosa per la straordinaria fantasia nelle linee dell’edificio, nei colori e nei materiali usati, ma anche per la presenza di prati ed alberi sui tetti e le terrazze. Da allora, avvalendosi della collaborazione di architetti, interviene con la propria inventiva per dare gioia ad edifici dalla vita fino a quel momento banale, dando loro colore ed espressività con il gusto per il fiabesco e l’amore per la natura, da cui trae insegnamento per ogni sua attività. In Austria e Germania sono ben 17 i complessi architettonici, spesso composti da molti edifici, costruiti ex novo o ridisegnati da quella sorgente generosa che è Hundertwasser.

 

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E un vero capolavoro la sua più recente realizzazione: il centro termale di Bad Blumau in Stiria, Austria. In una zona di lontana origine vulcanica, dove circa 20 anni fa sono state scoperte sorgenti di acqua calda da 1000 e 3000 metri di profondità, l’artista ha realizzato un’integrazione perfetta fra natura ed architettura, per una serie di edifici adibiti a centri curativi ed albergo.E’ fatto di colline sulle quali si può camminare e dentro cui si può abitare, giganteschi occhi e sorrisi aperti nella terra, rivolti versa la vallata tranquilla.

Gli architetti che lavorano a Nord delle Alpi, già da diversi anni costruiscono secondo un metodo tradizionale molto antico, vale a dire con la terra, che nei paesi piovosi si riveste d’erba. Può essere la soluzione usata solo per il tetto o coinvolgere più facciate e addirittura tutta la costruzione, che rimane allora invisibile nel verde. Benché richieda una spesa iniziale superiore per garantire l’impermeabilità futura, i costi di manutenzione, riscaldamento e condizionamento d’aria si riducono drasticamente e la piacevolezza di una superficie verde praticabile è un vantaggio impagabile.La gioiosità, la varietà di forme e colori, ma al tempo stesso la soluzione funzionalmente migliore è caratteristica del mondo naturale e di quello di Hundertwasser, che qui ha concretizzato le tre tipologie di edifici menzionati più sopra, dando la possibilità di veder realizzato e perfettamente funzionante quello che a molti potrebbe sembrare utopico.

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Nelle sue opere, pittoriche od architettoniche, le linee rette scarseggiano sia dentro che fuori (finestre e porte non ne possono fare a meno), e le sinuosità caratterizzano le pareti come i pavimenti, piani solo nel centro, mentre ai lati salgono verso i muri. La varietà è regina: tutte le finestre hanno forme e colori diversi, le mattonelle dei pavimenti e dei bagni sono di forma irregolare, così come lo sono sale, stanze e corridoi.

Dalla struttura d’insieme ai dettagli, regno di Hundertwasser è quello della fiaba. Già da lontano, arrivando ai piedi del pendio su cui si vede brillare il cappello dorato dell’edificio principale e sorridere le facce colorate delle 3 case/fessura, la gioia scoppietta negli estimatori delle fantasie felici. Il centro termale dove si è venuti per curarsi tramite acqua, suoni, massaggi e impacchi può essere un luogo di rinascita per l’intero essere, se ci si lascerà coinvolgere dalla bellezza dell’immaginazione: la risorsa più importante dell’uomo.

 

Anna Cassarino da Como